1.11.14

D(i)ario Argento, la mia storia d'amore con il re del Giallo (N°1): L'Uccello dalla piume di cristallo

(prima puntata sulla filmografia argentiana della nostra bravissima  Miriam. Andatela a trovare NEL SUO BLOG, merita)

Quando ho fatto il mio primo disegno con l’acquerello il foglio è poi diventato una barchetta chè il bosco con le lumachine che avevo disegnato si era trasformato nel giro di pochi secondi in una landa desolata dal colore improbabile. Quando ho tentato di cucinare la mia prima torta multistrato per il compleanno del mio ragazzo sono riuscita a far prendere fuoco alla carta forno nel forno (lo so, lo so). Quando ho fatto il mio primo parcheggio ho occupato tutta la carreggiata.
E invece Dario Argento è riuscito con il suo primo film a fare subito una bomba assoluta.
Tutta questa lunga e tediosa intro solo per avvalorare la mia tesi, quella che a costo di sfiancarvi cercherò di sostenere fino alla fine dei miei giorni: Dario Argento è il Maestro. 
Il Maestro del Giallo ma pure del rosso sangue e di tutti gli altri colori (penso ad esempio a Suspiria, ne parleremo in futuro). E questo titolo, quello di Maestro, se lo conquista da subito, con quel capolavoro assoluto che è L’uccello dalle piume di cristallo (1970), un film che fa gridare di paura per un’oretta e con un whodunnit che è una bomba. 
E una bomba è già la sequenza che apre il film e ci getta nella storia: il protagonista, Sam Dalmas (Tony Musante), uno scrittore che sta soggiornando a Roma nel tentativo di risolvere il suo blocco (indovinate di cosa) dello scrittore, assiste al tentato omicidio di una donna in una galleria d’arte. Allora: questa sequenza è agghiacciante. Ogni sospiro della donna che si trascina e si protende verso il vetro per chiedere aiuto è anche nostro. Ogni secondo che passa (e ogni secondo può essere fatale visto che lei si sta dissanguando a velocità sostenuta – così ci piaci, Dario) in cui Sam tenta di far fronte alla situazione ma si ritrova a fare i conti con l’impossibilità di aiutare la donna è una tortura (eddai, vetro, rompiti!) e, come se non bastasse anche il povero Tony Musante con il suo neo fanno una tenerezza pazzesca, per cui tu empatizzi sia con la vittima che con lui che non sembra poterci fare molto (e volendo pure con Dario Argento che dev’essersi fatto un culo tanto per realizzare una sequenza così cardiopalmeggiante e, allo stesso tempo, di una piacevolezza estetica ai limiti del gingillisimo ossessivo). Finita la sequenza ti accorgi che ti sei dimenticato di respirare. 
Ecco, io ho quasi 30 anni (quasi, manca un anno eh!) e non solo non ho mai fatto spaventare nessuno a quel modo – va beh, forse questo non è un male - ma non ho neanche mai realizzato niente che vada anche solo un po’ vicino a quello che ha fatto Dario con questa creatura dal piumaggio cristallino. In pochissimi minuti poi. Chissà cos’altro ci aspetta. Una serie di dettagli niente male che, se siamo degli spettatori dei primi anni Settanta (con i pantaloni a zampa, i capelli a onde e un po’ ottenebrati da chissacosa) e non sappiamo chi sia questo Dario Argento, ci lasciano con la bocca spalancata. Ma anche se siamo spettatori del 2014, perché Dario Argento non ha tanto la capacità di far paura, quanto quello di inquietare, attanagliare, creare tensione, farti scervellare tutto il tempo a chiederti chiaccipicchiaèstatoeperché (ero stanca di scrivere whodunnit) e lo sa fare così bene che sopravvive al succedersi dei decenni, agli slasher che ci hanno resi più insensibili, a tutte le serie crime che ci hanno fatti diventare più acuti e sgamati, agli horror che ci hanno educato al gore. 
Dario Argento ce la fa sempre: c’è la suspense, per cui ti aggrappi a braccia altrui (o alla coperta, o al cuscino, o al cucchiaino per il budino); c’è la trama ipercomplessa (a volte talmente ripiegiata su se stessa che pure lui si perde un pochino, ma non importa e, soprattutto, non è questo il caso); c’è il sangue che decora il tutto.
Dario Argento inaugura con questo film la sua poetica, per cui ci sono già alcuni degli elementi che ritroveremo in molti dei suoi film successivi, per cui, ogni volta che li incontriamo, è un po' come tornare a casa, ovvero: il dettaglio risolutivo ma inafferrabile che il protagonista pensa di aver visto sulla scena del crimine (qui e in Profondo Rosso, ad esempio); la professione del personaggio principale, di solito scrittore (qui e in Tenebre e, nel Gatto a Nove Code, un ex-giornalista divenuta enigmista) o artista (Profondo Rosso, Quattro mosche di velluto grigio, Suspiria ecc.); la trama così intricata che immaginare chi sia il colpevole è alquanto ostico se non impossibile e il twist finale, in cui quello che sembrava essere il colpevole o lo era solo parzialmente, o era del tutto innocente, o addirittura vittima lui stesso (Profondo rosso, Tenebre soprattutto, oltre a questo film), quel tipo di colpo di scena che ti fa sentire preso per il didietro alla grandissima, ma che ti fa voler bene al Dario proprio per questo. Ti ha preso in giro fino alla fine e non te ne sei accorto e, quando succede, è un grande cineregalo (tipo Inside Man).
Piume di cristallo in breve (insomma, più breve che posso): Sam decide di indagare, perché probabilmente chi ha tentato di uccidere la donna che lui ha salvato è lo stesso autore di altri tre omicidi, come suggerisce il commissario in carico dell’indagine. E da dove si inizia un’indagine? Dal principio. Perciò Sam, che per il primo principio della giallodinamica essendo uno scrittore è anche un detective nato, si reca sul posto di lavoro della prima vittima: un negozio di antiquariato dove scopre che il giorno dell’omicidio qualcuno aveva acquistato un quadro la cui descrizione non può che essere resa se non dal termine «doppiamente raccapricciante». Doppiamente perché oltre a rappresentare un’aggressione ai danni di una ragazza (raccapriccio n.1), fa anche proprio ribrezzo a vedersi, dato che è in stile naif ma mica alla Rosseau il doganiere – che comunque che sia roba proprio bella è opinabile – quanto piuttosto alla «non sto affatto bene di testa e dipingo della robaccia inguardabile tenendo il pennello come mio cugino disprassico tiene coltello e forchetta invertiti quando cerca di tagliare la bistecca» (raccapriccio n.2). Chiaro? Ecco, allora Sam si fa dare una foto del quadro e se l’appende in casa, così lui e la fidanzata Giulia possono deliziarsi 24/7 con quell’orrore. Quando Sam risale all’autore del quadro, tale Berto Consalvi (messo meglio, ma di poco, del fu Legnani da La casa dalle finestre che ridono – altro capolavoro che ti fa guardare sotto il letto pure quando è pieno giorno), un’idea del perché l’opera sia così brutta ce la facciamo, dato che il pittore è una sorta di gattaro mistico che vive asserragliato in casa e che racconta come quel quadro fosse stato ispirato da una vera storia di aggressione che aveva sentito in passato. Bene. Nel frattempo l’assassino fa due telefonate: una alla polizia, per dire che ucciderà ancora e una a Sam, per convincerlo a desistere e, sorpresa, le due voci sono diverse e in sottofondo c’è uno strano rumore.

SPOILERISSIMOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO

Giusto in tempo per il colpo di scena, proprio quello che ci farà saltare sulla sedia/poltrona/divano/letto/pavimento – nel caso foste così entusiasti da alzarvi e battere le mani -, ovvero che il rumore bizzarro che fa da sottofondo alle telefonate è il canto di un rarissimo uccello dalle piume del colore del cristallo (il nostro Dario è un romanticone) di cui in Italia esiste un solo esemplare che sta allo zoo di Roma. E chi ha un appartamento che dà proprio sulla gabbia di questa piumata creatura? Il marito della donna sopravvissuta all’aggressione, il gallerista che abbiamo incontrato all’inizio del film che, nel tentativo di sfuggire a Sam e alla polizia, uccide un agente, precipita dalla finestra e, ovviamente, muore (cosicché il body count aumenta) confessando tutti gli omicidi. La moglie dell’uomo scompare e Sam, deciso a fugare ogni suo dubbio e convinto di aver scordato un dettaglio essenziale, la cerca. Parte una sequenza mozzafiato in cui il buio occulta la verità che emerge con prepotenza nella memoria di Sam: la donna che ha salvato teneva in mano un coltello durante la colluttazione con l’assassino. È proprio con un'altra tematica cara al futuro cinema di Argento che si chiude questo film: il trauma, che ritroveremo in Tenebre, in Profondo Rosso e soprattutto nel Gatto a Nove Code, dove è nuovamente il trauma femminile a delineare la narrazione. Era lei l’aggressore iniziale che il marito tentava di fermare. Era lei la donna aggredita del quadro, lei, il cui trauma fu risvegliato dal dipinto e, anziche fare come la maggior parte delle persone con disturbo da stress post traumatico ovvero avere ricordi intrusivi e incubi e andare dallo psicologo, si identifica con l’assalitore, finendo a fare la stessa cosa per reprimere il dolore per l’aggressione subita, mentre il marito diviene suo complice nel tentare di fermarla e proteggerla allo stesso modo – insomma, se non è incasinato non ci piace. Geniale. Talmente improbabile che non potremmo immaginare altro finale. E, come Argento fa dire al suo protagonista in Tenebre, riprendendo le parole di Conan Doyle, “una volta eliminato l'impossibile, quello che resta, per improbabile che sia, deve essere la verità”.


29 commenti:

  1. Miriam, complimenti per questa prima puntata di una rubrica che non mancherò di seguire.
    E' da molti anni che non rivedo questo capolavoro ed e' stato piacevole leggere il tuo riassunto.
    Unico appunto: e' abbastanza facile dimostrare che Dario Argento e' (stato) un Maestro del thriller basandosi sui suoi primi film; sono curioso di leggere le tue recensioni dei suoi ultimi lavori (e.g. il Cartaio) :-)

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    1. Non ti preoccupare Jacopo.
      La fermerò prima.
      Al limite gli sparo

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    2. Grazie mille per il commento! Non so bene cosa mi sia successo, ma a un certo punto della mia vita mi sono accorta che Dario Argento è un regista verso cui ho un'ammirazione affettuosa. Questo affetto è stato tradito, purtroppo, con Il cartaio (santo cielo), Il fantasma dell'opera (che ha qualcosa di orrorifico solo nel fatto che non si può guardare da quanto è pessimo) e seguenti. Eppure io ancora ci voglio credere, che Dario possa fare un bel twist come i finali dei suoi film e darci un happy ending con un nuovo capolavoro!

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  2. Vorrei aver già visto "L'uccello dalle piume di cristallo" per poter essermi goduto a pieno, diciamo sapendo di cosa parlassi, questa lettura. Davvero complimenti.
    Ma ci hai scritto una tesi su Argento?

    Ps: però Inside Man lo conosco, e dici bene: è un gran cineregalo :)

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    1. Sì Gianluca, na mezza tesi l'ha fatta anche nel suo blog ma non andare a leggerla ancora che poi un pò ti rovini la rubrica.
      Magari vatti a leggere altro, ha passione, entusiasmo e competenza.

      Comunque i primi argento son veramente grandi film


      (ah, lei anche se non è terrona come voi ha grandissimi problemi con internet e pippe varie. Dategli sempre il tempo per rispondere)

      ciao!

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    2. Lo sospettavo...i collegamenti tra i film sono molto interessanti. Seguirò la rubrica puntata per puntata allora.

      Ps: solidarietá dalla terronia per la linea :)

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    3. Grazie! No, ma vorrei tanto averla scritta, penso che mi sarei divertita un mondo :) guardalo e guarda tutti i suoi primi, sono dei capolavori assoluti del genere!
      E grazie a Giuseppe :) che mi sta lodando più di quanto non meriti. Alla fine sono solo una cinefila!

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  3. adoro questo film. Genialità pura. A me il dipinto impressiona proprio, è vero che sembra approssimativo...ma non credo lo sia fino in fondo, anzi, forse l'ambiente innevato circostante è stato reso appositamente un po' "cartonesco" proprio per creare un contrasto destabilizzante con la scena di violenza raffigurata nel centro. Ovviamente seguirò tutti gli appuntamenti di questa rubrica :-)

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    1. Questo film qui è un'opera prima da non crederci, spettacolare.
      Il mio commento sul dipinto deriva dal fatto che mi piace tantissimo l'arte e, insomma, sto quadro è brutto! Ma sicuramente è stato studiato apposta per fare questo effetto, sono molto d'accordo con il tuo commento!
      Grazie per il commento, è un piacere vedere che Dario è così apprezzato :)

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    2. non mi perderò una puntata di questa rubrica. Tralasciando Profondo Rosso che secondo me è inarrivabile, a me piace - forse sopra tutti gli altri - 4 Mosche di Velluto Grigio. Ha un che di assolutamente paranoico, ne riparleremo poi nella specifica puntata. Spero però che non ti fermerai e li commenterai tutti, anche gli ultimi lavori, seppur inferiori ai primi

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    3. Ancora????

      Non glieli farò commentare!!!

      Ahhaha, a parte gli scherzi, Nonhosonno l'ho già recensito io, Do you like Hitchcock lo stesso, Giallo lo stesso,di boiate restano Il Cartaio, La Terza Madre e Dracula.
      Insomma, 3 su 6 li ho fatti fuori e almeno 2 li farei volentieri...

      Ora vediamo con miriam, magari glie ne faccio fare solo 1 degli abomini per vedere vacillare la sua venerazione...

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    4. No che poi Nonhosonno non è affatto un abominio, anzi,a tratti è un grande thriller, mentre forse ce n'è uno (o un paio) prima di lui che lo sono.
      Giusto per essere precisi ma c'eravamo capiti spero

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    5. Fammi fare Jenifer te prego! O decidi tu, si, sorpresa!

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    6. Io sono il Capo Supremo e io deciderò...

      Ma ti prometto almeno una discesa agli Inferi del Cinema Argentiano

      (cavolo, prima me so bruciato na battuta, potevo scrivere che Giallo giallo avevo recensito io, peccato)

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  4. Per onesta sincerità devo subito dire che non ho provato attrazione per i film di Dario Argento, - forse proprio perché assai diturbanti, più del terrore che dell'orrore?
    Però hio letto con interesse, e ho capito perché Argento è geniale.

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    1. sì beh, c'è molto orrore della mente nei suoi film, per questo inquietano tantissimo. Ma dietro c'è una profonda conoscenza dell'animo umano secondo me e non può che venire da una grande sensibilità! (gli voglio troppo bene ad Argento).
      Grazie per esserti inoltrato in un mondo a te non congeniale allora!

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    2. la sua sensibilità la si capisce quando lo si vede! :) anche la figlia mi pare che sia una donna moòlto perspicace, e d'animo sensibile. Questa è una cosa che mi piace :)

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    3. Penso che quando le persone tentano di fare arte, a modo loro, sia indice del fatto che sono sensibili e hanno qualcosa da dire. e aver qualcosa da dire, tentando di dare un senso alle cose, non e` mai un male, anzi! :)

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  5. Complimenti per la bella rece Miriam, mi ha colpito molto!

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    1. Grazie mille! :)
      Mi scuso per il ritardo nelle risposte ma ho un po' di problemi con internet e il pc, per cui sono seriamente isolata!

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  6. Saltando abilmente la sezione "spoiler" mi sa che devo vederlo; di suo ho visto le mosche, il rosso, suspiria, phenomena e il cartaio (che ho trovato pessimo, ma comunque migliore del 95% del cinema italiano di quel periodo). Mi han parlato bene dei primi 20 minuti di Dracula...

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    1. No spetta, calma, qui nemmeno aspetto l'intervento de Miriam, deBBo intervenire.

      Dovevi fermarti a "pessimo", da lì in poi hai scritto cose che sarebbe meglio cancellare :)

      Il Cartaio è un obbrobrio senza se e senza ma, ed è PEGGIORE del 95% di qualsiasi film di qualsiasi periodo di qualsiasi regista di qualsiasi nazione.

      E buoni i primi 20 minuti de Dracula??

      FOrse i primi 5, quelli sì.

      Vedili che poi capisci perchè

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    2. Grazie!
      Purtroppo il cartaio, la terza madre e jenifer mi hanno allontanata dagli ultimi lavori di DA, quindi non posso commentare su Dracula! Ma làincipit di Opera lo trovo superbo.
      Recupera questo suo esordio!
      Appena ho accesso a internet in modo meno discontinuo vengo a visitare tutti i vostri blog!

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  7. Rileggendo questi vecchi post e le passionali recensioni di Miriam ho deciso di fare una bella immersione nel vecchio cinema di Dario Argento.
    Inutile dire che la sceneggiatura articolata eppur solida insieme ad una regia interessante e mai banale (di evidente ispirazione Hitchcockiana) ne sono i punti di forza.
    Certo fa tenerezza pensare a come eravamo in quegli anni (anche se io non c'ero ancora), la regia "caricava" in modo assurdo le emozioni, rendendole un po' fasulle. Per es.: le espressioni di sgomento o paura iper stereotipate ed associate ai suoni campionati...i pensieri "fumettistici" a voce alta per essere sicuri che abbiamo capito...
    A guardarli ora fanno un po' tenerezza sotto questo aspetto, eppure probabilmente erano espedienti opportuni per aiutare un pubblico piu "ingenuo" di quello di oggi.
    Solo una cosa non mi piace molto del cinema di Argento: le musiche.
    I temi musicali sono sempre a volume decisamente più alto del resto, invadenti, ingombranti. Spesso sono associate a siparietti scostanti con la pellicola: piccole scene pressoché inutili "caricate" da temi da carillon o del peggior Akai 950.
    Per il resto che dire?
    Film notevoli, dove l'ispirazione è di casa e dove il progetto è al centro di tutto.
    L'ispirazione si vede in tutto, anche nei titoli: mai banali, quasi sempre coerenti col film ed in diversi casi addirittura parte della soluzione del film, eccezionale.
    In questo senso mi sembra stoni, paradossalmente, proprio Profondo Rosso, pur non intaccando minimamente il valore di un film davvero molto bello.

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  8. Ciao! Sono contenta che questi post ti abbiano fatto venire voglia di riguardare i film del nostro Dario, io tutt'ora sono emozionata per il suo ultimo progetto (anche se sembra un disastro sia produttivo che cinematografico), perche` ogni volta che riguardo Suspiria sono ipnotizzata.
    A me piace l'uso della colonna sonora. Nel senso, Dario Argento per tutti gli anni Settanta e Ottanta era uno che sceglieva con cura tutti gli elementi dei suoi film, si piazzava dietro la macchina da presa, era un artista a tutto tondo e apprezzo tantissimo la presenza massiccia dei Goblin nei suoi film, perche` sono veramente tanto catchy.
    Quello che mi manca tanto del suo cinema e` l'intuito grandissimo con cui faceva del Giallo qualcosa di raffinato (adesso, le tette negli horror ci stanno, e` una regola, ma il fatto che Dario non abbia mai dovuto uscire un paio di tette per puri motivi di produzione ci dice quanta autonomia si e` guadagnato - autonomia che nel corso degli anni purtroppo e` stata causa di atrocita` come Il Cartaio, La terza madre e tutti gli abomini che purtoppo ci sono noti). Il valore di Dario Argento diventa ancora piu` palese se ti fai una carrellata dei gialli all'italiana che non siano di Mario Bava o di Fulci - a parte Torso (Sergio Martino) il livello stilistico cade drammaticamente.
    Io ancora ci spero, in un suo ritorno, ma, per ora, purtroppo, i film di Dario sono lontani e ci restano quelli di (per citare Giuseppe) Riandate Rogo, ahime`.
    Ciao! e grazie per essere passato di qui :)

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    1. Ma tu guarda! Non mi aspettavo di scomodare addirittura l'autrice della recensione! Bene!
      Come hai letto, io non dubbi sul valore oggettivo delle sue prime produzioni, dovrebbero essere usate come pellicole "tutorial" per i giovani aspiranti registi.
      Per il discorso "tette": sfondi una porta aperta, anzi, ormai su di me hanno l'effetto opposto.
      Mi accorgo di essere talmente stufo di produzioni farlocche che puntano sulla signorina nuda di turno, che ormai ho sviluppato una sorta di cattiva predisposizione. (Al film, non alle tette :-))
      Mi accorgo di essere meglio predisposto nella valutazione di film dove gli attori sono "normali", la bellezza chiaramente non toglie nulla al film, anzi, solo che deve esserne un orpello e non l'unico motivo di interesse.
      Grazie a te della risposta!

      P.S.: io da ste parti sto girando spesso ed ogni tanto provo a scrivere qualcosa.

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  9. Io non vedo quando qualcuno risponde, non so perche` ma comunque Giuseppe quando si accorge che qualcuno mi risponde mi avvisa. Comunque, se ti piacciono i film con la gente normale ti consiglio Absentia http://www.imdb.com/title/tt1610996/, un horror sovrannaturale molto piccolo, indie, low budget, a tratti pure ingenuo, pero` io ero molto coinvolta dalla visione! Fa tanto la normalita` delle persone - tipo il primo Funny Games fa malissimo (piu` del remake).
    Ciao!

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    1. DI Absetnia me ne state parlando in tanti...

      Comunque Miriam, devi semplicemente mettere la spunta qua sotto, su "inviami notifiche"

      funziona al 100%

      certo, se non vedi le mail con le notifiche vuol dire che o al momento dell'iscrizione hai dato un'altra mail oppure stanno finendo nello spam

      ci sentiamo per quella cosa, è un periodo con molto fermento ed interventi esterni, compreso antonio

      ne ho 5,6 in lista

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  10. Perfetto...lo segno!
    Vedi che hai capito perfettamente cosa intendo con "gente normale".
    Comunque ho visto praticamente tutti gli horror più recenti consigliati dallo stesso Giuseppe (martyrs, al interieur, cold creek, Eden lake, ecc...) mi sono piaciuti praticamente tutti.
    Sono progetti validi realizzati bene (spesso molto bene) e mi hanno "consolato" tantissimo dopo troppi anni di tristezza del genere.

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due cose

1 puoi dire quello che vuoi, anche offendere

2 metti la spunta qui sotto su "inviami notifiche", almeno non stai a controllare ogni volta se ci sono state risposte

3 ciao