18.1.15

D(I)Ario Argento, la mia storia d'amore con il Re del Giallo (N°4): Profondo Rosso

Che cos’è quella cosa che ti entra in testa e non ne esce mai più? Beh, ci sono più risposte a questa domanda e non mutamente escludentisi (meno male che devo scrivere e non parlare, altrimenti sarei già inciampata su me stessa). Ovviamente, se siete Dario Argento, le risposte sono: le musichine infantili e i traumi. Come correlano (oh, lo so che non correlano statisticamente, ma questo è un luogo di pace, horror e gioia e la statistica è vietata pena la morte per noia) queste due cose? Più rivedo i suoi film, più mi accorgo – oddio, non che non l’avessi già notato, ma da qualche parte devo pur iniziare – che il trauma ha un ruolo fondamentale nelle opere di DA. E questa tendenza cresce di film in film e, da qui in poi, a rappresentare l’oscuro oggetto che, nel passato del killer, ha avuto un ruolo tale da trasformarlo in un maniaco, ci saranno, talvolta, delle agghiaccianti musichine che rendono il buon Dario, a pieno titolo, un juke-box del trauma.
Profondo Rosso (1975). 
E lo so che vi è già partito il tema principale dei Goblin, quello che fa così
ma questo capolavoro che sta per compiere ben 40 anni, è responsabile degli incubi di buona parte dei bambini di allora e di adesso e dei decenni in mezzo – ossia: la paura è transgenerazionale quando c’è Dario dietro la macchina da presa – anche grazie a questo incubo sonoro qui 
Vi si è accapponata la pelle? Bene. Adesso possiamo iniziare.

Anche Profondo Rosso, come il suo fratellino precedente, inizia con una band che fa le prove in un locale vuoto. Anche qui jazz. E il pianista, che ha tutta l’aria di essere il capo (ergo, gli succederà qualcosa che lo farà diventare il protagonista della storia, ormai conosciamo il nostro Dario), dice: bene. Forse troppo bene, mentre la camera si avvicina fluidamente al suo personaggio. Dev’essere più buttato lì. Dario Argento ci sta già dicendo che vuole essere sguaiato, coraggioso, scardinare le vecchie sicurezze, andare un po’ al di là delle righe. Ce lo sta meta-dicendo e ci metterà tutto il suo impegno per dimostrarcelo nelle due ore a seguire.
Che al nostro Dario piacesse il sovrannaturale, lo possiamo già intuire dalla sequenza che segue immediatamente, dove una medium si accorge immediatamente che, tra il pubblico del convengo di parapsicologia di cui è l’attrazione principale, si nasconde un’anima tormentata e crudele. Un mostro le cui sembianze non può vedere, ma di cui può vedere l’orrore interiore. Qui l’uso che il nostro regista di horror preferito fa della soggettiva aumenta la suspense e ci mette nella terribile condizione di essere gli occhi dell’assassino. Questa è una condizione che ci spinge in una zona per nulla confortevole in cui non vorremmo mai stare – mai estrema quanto la soggettiva di Buffalo Bill ne Il silenzio degli innocenti di Demme, dove siamo proprio lui, l’assassino, il seriale. Di nuovo ci ritroviamo a fare i conti con il secondo principio della giallodinamica: la povera medium, che non ha imparato niente da tutte le puntate del Tenente Colombo, dove si capisce che se dici: “so chi è l’assassino”, “ho scoperto una cosa orribile che devo assolutamente dirti di persona”, ecc. ecc. è matematico che muori, ha la brillante intuizione di dire che sa che tra il pubblico c’è un assassino e, più tardi, rivelerà (mentre questo è ancora in teatro e la osserva) di sapere di chi si tratta. Brava, complimenti. Hai fatto tutto quello che non dovevi fare. E adesso non ti stupire se il tuo cadavere giace in piazza Cln perché l’omicida ha fatto irruzione nel tuo appartamento arredato con un po’ troppo entusiasmo per il velluto rosso e il rococò estremo e ti ha eliminata. Ce lo aspettavamo. Però qui finiscono le cose che potevamo aspettarci, perché, da qui in poi, è tutto un rotolare giù per la scoscesa scarpata della fantasia del signor Argento, una scarpata dove a rotolare ti ci fai un male cane.
ATTENZIONE: SEGUONO SPOILER DI PROPORZIONI GODZILLIANE
Ed è il povero Marc Daly (David Hemmings) a scendere questa scarpata nel momento in cui sente le grida della donna e si precipita su per le scale del palazzo nel tentativo di salvarla, fallendo, ma portandosi via, oltre allo shock, la consapevolezza di aver visto qualcosa di estemamente importante, di risolutivo, ma non sa cosa. Allora, io il film l’ho visto qualche volta (qualche = non si dice altrimenti mi internano, adesso) e, una volta che lo sai, te ne accorgi di questo dettaglio, alla seconda visione. E questo è un punto di forza del film: lo noti perché sai che è lì e trovarlo ti fa capire quanta cura Dario Argento abbia messo nel costruire quella sequenza, quella scena, quel frame particolare che tiene in piedi buona parte del castello. Si tratta di un dettaglio geniale: la vecchia nel quadro c’è. Lei è appoggiata contro questo quadro orrendo appeso al muro e, con il riflesso nello specchio di fronte, sembra parte di esso. È un’omicida in 2D, appiattita. E il sassofonista, nella foga di salvare la medium, non può fare altro che non accorgersene. Da qui parte tutta l’inchiesta, che è la parte che rende Profondo Rosso un giallo piacevole da seguire, in cui Daly è aiutato da una simpaticissima Daria Nicolodi (che interpreta il ruolo della giornalista e per il primo principio giallodinamico è, quindi, una formidabile detective) e in cui torna in modo ricorrente la figura di Carlo, pianista alcolizzato e tormentato amico di Daly, testimone egli stesso della fuga dell’omicida. Tutta questa parte stile whodunnit è arricchita da tocchi che fanno accapponare la pelle, come:
  • la nenia che il killer usa per prendere il coraggio a quattro mani e fare un macello con ogni singola vittima – come se avesse bisogno di un ulteriore boost oltre a essere completamente fuori di testa
  • la bambola penzolante a casa di Amanda Righetti, autrice del racconto della “villa del bambino urlante” in Fantasmi di oggi e leggende nere dell'età moderna (ma anche tu, Amanda, te le vai a cercare, dai, su) che farà una fine raccapricciante, picchiata a sangue e bollita viva nel bagno di casa sua proprio perché conosce l’identità del killer. Tutta la sequenza, che inizia con il tema dei Goblin e l’inquadratura sulla zip dorata dei guanti di pelle nera dell’assassino, la treccia di lana attorno al collo di una bambola e quella ruotata sull’occhio truccato di nero sono spaventose, I corvi di fronte alla casa della scrittrice, il rumore del cancelletto: tutti i suoni sembrano più acuti, più stridenti e amplificati fino a diventare un tappeto sonoro assordante e inquietante, finché solo il bianco quasi accecante dell’occhio del killer, nascosto nell’ombra, emerge, il corvo gracchia e, poi, la morte. L’abbia attesa per tutto il tempo e, al crescere dell’attesa, cresce anche la nostra tensione. La sequenza della morte di Amanda Righetti è un accidenti di capolavoro del Giallo. Della Paura. Del Terrore. (grande Dario!).
  • Olga, la figlia del custode della villa del bambino urlante, che si diverte a torturare le lucertole e che se fosse alta solo quei 30 centimetri in più ci metteremmo mezzo secondo a dire “è stata lei!”
Tutta la parte investigativa è arricchita dall’approfondimento dei personaggi, da quello di Marc, nevrotico, intelligente, a quello dell’amico pianista Carlo, il primo cui aveva parlato delle sue sensazioni sul quadro visto a casa di Helga. Se Marc ha sì il temperamento bizzarro ed eccentrico dell’artista, oscillante tra la spensieratezza e la nevrosi – la scena in cui è al telefono in caffetteria ed è disturbato dai vapori della macchina del caffè e accusa il barista di avergli fatto fare la sauna è totalmente inutile ai fini della storia ma contributiva alla definizione del suo carattere, anche se un po’ stilizzata - tirata al limite della woodyallenità (va beh, si capisce, no?), Carlo è, invece, più sul versante introverso e saturnino e i tormenti del personaggio, dall’alcolismo alla disperazione crescente, sono trattati con estrema attenzione da Argento. Il personaggio di Carlo, più procede la storia, più sembra il candidato ideale per essere l’assassino: è abbastanza folle, disturbato e ha dei continui blackout e sbalzi d’umore sulla base dei quali siamo portati a dubitare che la sua amicizia nei confronti di Marc sia totale e sincera quando Carlo gli dice di lasciare perdere con le indagini, che rischia di perdere la vita. E proprio questo consiglio ci porta alla sequenza in cui Marc si accorge di essere effettivamente minacciato: mentre si esercita al piano si accorge che c’è qualcuno in casa (noi vediamo il pavimento scorrere sotto i piedi dell’assassino in un’agghiacciante soggettiva), in sottofondo parte la nenia accapponante, si sente il cigolio dei passi del maniaco e Marc continua a suonare con una sola mano mentre con l’altra regge una statuetta per difendersi. Il sudore gli gocciola sulle tempie in un extreme close-up che aumenta il termostato della tensione e, poi, il telefono squilla. Gianna. La tensione è spezzata, le nostre aspettative sono frustrate da quella che è una furbata tipica del cinema horror. Ma Dario, invece, non sta al gioco e, mentre Marc è al telefono con Gianna e ci sentiamo tutti di nuovo al sicuro, pensando che lo squillo abbia messo in fuga l’assassino, sentiamo una voce dietro la porta che minaccia il protagonista. L’inquietudine ha raggiunto un livello altissimo e, da qui in poi, una serie di scene in soggettiva ci mostrano quando l’omicida sta osservando Marc, aspettando il momento migliore per eliminarlo.
Quindi qui la nenia codifica il trauma infantile, lo rappresenta meglio di qualunque altro significante avrebbe potuto fare. L’espediente geniale è che, quando parte la musichina, sappiamo che qualcuno farà una brutta fine. E scopriamo che questa nenia infernale altro non è che un tappeto sotto cui è nascosta tanta tanta sporcizia. L’infanzia del nostro assassino? Più o meno. La sequenza finale, gli ultimi cinque minuti, quelli in cui Marc, convinto come tutti della colpevolezza di Carlo, si convince invece della sua innocenza, sono un piccolo capolavoro a parte: Marc va a casa di Helga e, camminando per il corridoio che sembra una galleria di arte grottesca, capisce che il quadro che non trovava più era soltanto uno specchio. “Non c’è mai stato un quadro, quello che vedevo era solo un riflesso”. La madre di Carlo sbuca alle sue spalle e, dopo una confessione e una breve lotta, muore. Solo che il modo in cui muore è indimenticabile: la collana si incastra nell’ascensore e qui, di nuovo, passano alcuni secondi, mentre questo è in movimento, prima che la catena inizia a tirare con forza sul collo della donna e, poi, in un attimo, viene decapitata. Con una rapidità impressionante. E rapido è lo spargimento di sangue che lascia una pozza di un rosso profondo in cui Marc si specchia e in cui annegano i titoli di coda. E anche nello shift rispetto a quello che siamo portati ad aspettarci, che il serial killer agisca sulla base di pulsioni dovuti a traumi infantili – che, per carità, capita eh, ma capita in quasi tutti i film – sta l’intelligenza di Dario Argento. Chi se lo sarebbe immaginato che l’assassino era la mamma pazza di Carlo? Chi poteva pensare che lei aveva ucciso il marito, tanti anni prima, in preda alla follia? Chi poteva pensare che il trauma c’era sì, che era sì infantile, ma che non era dell’assassino, ma causato dal killer stesso? Dario Argento, monsieurs y mesdames, chi altri?

24 commenti:

  1. Ah Dario Argento, ne abbiamo parlato ad ottobre (son dovuta andare a rivedere la data :( ) con Miriam. "Entrambe con la cotta per Dario" ah, noi donne!... Fantastica la chiusura. Non dico altro c'è già tutto. Mi è solo venuta voglia di scrivere qualcosa anch'io sull'Argento nazionale... ovviamente sarà "trasversale". Io non so parlar... di cinema, voi si! E poi la definizione: "il juke-box del trauma" e da tatuaggio!

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    1. Ma guarda che covo di donne argentiniane che ho creato...
      Miriam, te, Nella...

      Merito di Miriam, è bravissima

      mi faccio quel tatoo anche io

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    2. :) dai, tatuiamocelo tutti! Secondo me Dario ne sarebbe felice!
      Infatti ricordo di aver "conosciuto" la Santa proprio sul mio post sul nostro adorato Dario, e` un'argentiana di ferro!
      Grazie Santa e grazie Giuseppe :)

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  2. Le prime opere de nostro Dario mia cara, non riuscivo a vederle per intero, mi paralizzava il terrore..poi piano piano con luce accese o in pieno giorno , son riuscita a finire le sue pellicole...
    Travolgenti, magiche..non saprei cosa altro aggiungere e questa sua genialità iniziale , mi manca molto ora...
    Un bacio serale!

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    1. Grazie :)
      Dario e` un artista, punto! E con la paura ci sa/sapeva fare alla grandissima. Io sono una di quelli che ancora sperano in un suo ritorno alle origini (so che e` illusione pura, ma sognare un po' non e` un crimine). Nel frattempo, riguardarmi tutte queste sue prime opere fa bene all'anima!

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  3. Prima di tutto: hai scritto un post incredibile su questo film, uno tra i migliori che mi sia capitato di leggere, quindi complimenti.

    Secondo: Profondo Rosso è un film che amo ma che mi sembra "invecchiato male". Proprio l'andare fuori le righe, a distanza di anni, sembra stonare con quell'humor che per un certo periodo ha accompagnato Argento. Nonostante ciò, continuo a considerarlo uno dei Gialli più riusciti del cinema italiano è la massima espressione dell'Argento che fu. Assieme a poche altre pietre miliari come Suspiria e Phenomena.

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    1. Ciao! Grazie per i commento e per essere passato di qui :) Sicuramente i primi due sono piu` sofisticati, ma qui l'uscita dalle righe mi sembra sicuramente piu` misurata che in 4 mosche, anche se effettivamente una persona mi ha fatto notare come la conversazione tra Hemmings e la Nicolodi al cimietero, che pare una cosa un po' alla Woody Allen (e non centra niente di niente!), raschi i limiti dell'imbarazzante!
      Io, pero`, mi tengo ancora le fette a forma di cuore negli occhi per i Darii fino a Opera.
      Suspiria e` senza dubbio il top del top dle top e non vedo l'ora di postare a riguardo!

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  4. ciao Miriam, finalmente sono riuscito a leggere il post che attendevo più di ogni altro! Profondo Rosso è per me esattamente quello che è per te. Anche io evito di dire quante volte l'ho visto nella mia vita, perchè mi internerebbero. Lo conosco a memoria. Complimenti per il post, hai peraltro sottolineato proprio le due scene che secondo me sono le più spaventose: tutta la scena della medium nel teatro è impressionante; anche se non si vede sangue, a me fa rabbrividire..anche solo il pensiero che una persona normale possa entrare in contatto con una mente malata, quel sottile collegamento che si crea tra due menti, grazie al quale si riesce ad intravvedere tutto il baratro torbido che si nasconde nell'anima del cattivo...Terrificante. Mi fa paura ogni volta che la vedo. Straordinaria poi la soggettiva (a partire da quando il killer spalanca le tende rosse del teatro), secondo me superiore e più agghiacciante di qualsiasi altra soggettiva mai girata nella storia del cinema (molto più di quella del Silenzio degli Innocenti...). La seconda scena è l'occhio - truccato di nero - che si apre nell'armadio buio. Ricordo che quella scena mi tolse ore di sonno da bambino.

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    1. ah dimenticavo, complimenti per l'esauriente recensione, con la quale mi trovo d'accordo in pieno su tutto. Mo' ti racconto una roba, la prima volta che lo vidi ero bambino, ma i miei mi spedirono a letto dicendo che ero troppo piccolo per poterlo vedere. Io finsi di andare a letto ma in realtà mi nascosi dietro la porta del corridoio, così potevo "sentire" come andava avanti. Non l'avessi mai fatto...Proprio in quel momento, l'assassino, attraverso la porta, diceva a Mark con la sua vocina (non proprio dolcissima) la frase: "tanto non mi sfuggirai...ti ucciderò, una volta o l'altra!"

      Ebbi incubi tutta la notte.
      Sognavo uno che mi telefonava e che mi diceva in continuazione "ti ucciderò...ti ucciderò...ti ucciderò"
      :-)

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    2. Ciao! Caspita, che sogno agghiacciante, dev'essere stato traumatico. A volte il sonoro e` peggio della combo audio-video perche` la nostra mente deve sostituire il vuoto con delle immagini e, a volte, l'immaginazione ci riesce a spaventare di piu`! Comunque quella va direttamente tra le vocine registrate/telefoniche piu` spaventose, assieme a quella del Legnani della Casa dalle finestre che ridono e "Ameliaaaa" di 4 mosche!
      L'occhio e la seguente sequenza della morte della Righetti mi terrorizzano. Stop! Sicuramente qui Dario ha dato il meglio di se` nel costruire un impianto della tensione davvero potente grazie a tutta quella serie di accorgimenti per nulla scontati di cui parlavo.
      Grazie per il commento :)

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    3. Volevo dire che anche io sono un grande fan di profondo rosso, e avrei voluto scrivere qualcosa.
      Ma davanti a re e commenti così completi, appassionati e competenti è meglio che me ne sto zitto per non rovinare tutto :)

      complimenti, fa proprio piacere leggervi

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    4. Ma no! Sei tu che hai reso questa cosa (gente che si accalca per dire quanto e` bello Dario! E anche l'importante possibilta` di mettersi qui a parlare di cinema e dei propri pareri e ricordi in materia) possibile! :)

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    5. ah vedo che ti sei ricordata che commentandoti 4 Mosche avevo parlato di quanto mi terrorizzava quel sussurro..."Ameliaaa.." E' davvero agghiacciante. Devo dire che tra i due sussurri (quello di Profondo Rosso e l'Amelia di 4 Mosche) non saprei dire quale è più terribile. Forse l'Amelia, perchè quell'Amelia assume tutt'altro significato, ben peggiore, che significa "bom, questa qui muore di sicuro" mentre nell'altro caso Mark si era appena salvato...però insomma sono competitivi. Beh anche la risata perversa e insieme infantile della Casa delle Finestre Che Ridono è una bella botta.

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    6. inoltre hai c'entrato l'argomento quando parli di quanto pesa l'aspetto del trauma nel cinema iniziale di Dario Argento; in questo aspetto credo sia stato proprio un precursore a tutti i livelli, perchè ha mostrato quanto un trauma subito da giovani possa rimanere latente per anni o decenni, ma nel frattempo distrugge una persona - e anche anche la trasforma in qualcosa di peggio. In questo senso non solo la madre, ma anche - e soprattutto - il figlio Carlo - risentono per sempre del trauma iniziale, che modifica irreparabilmente le loro capacità emotive e comportamentali. Si dice spesso che le batoste pesanti che non ti uccidono ti rendono più forte, purtroppo la realtà è che spesso rendono semplicemente peggiori...ma va beh questo è un altro discorso

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    7. Sono d'accordo! E, soprattutto, il personaggio di Carlo e` interessantissimo e approfondito. In questo senso Dario fa un lavoro filologico sul trauma che non e` per nulla banale e riguardando il film ho molto apprezzato la sua attenzione per una serie di dettagli che spesso vengono ormai abbozzati male in tanti film di questo tipo. Sicuramente lui e` uno che sa guardare oltre, o almeno lo sapeva fare. Poi vai a vedere cosa gli sia capitato, ma, finche` e` stato in se, ci ha regalato dei grandi spaventi e anche del grande cinema.
      Grazie Dario!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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    8. vero. Carlo è un uomo spezzato, con una grave ferita dentro ancora aperta e una pusillanimità (perlopiù causata dal trauma) che gli impedisce di rielaborare questo trauma e condannare - anche solo dentro di sè - la madre - che è una figura troppo grande, verso la quale lui da una parte è succube, dall'altra protettivo...Il loro rapporto madre / figlio è stato analizzato in modo strepitoso in PF e la cosa più incredibile è che viene rappresentato in modo così perfetto malgrado non vi sia una scena, ma nemmeno una sola, in cui madre e figlio compaiono simultaneamente (a parte l'inizio)! Mi sembra che sia così, correggimi se sbaglio, non ricordo che appaiano mai insieme

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    9. Infatti! A parte nel flashback sull'infanzia, ma anche li` sono sostanzialmente segregati a livello di spazio filmico. La tua e` un'osservazione molto interessante! ed e` esattamente questo il genere di finezze cui mi riferisco quando dico che qui lui e` andato oltre e che aveva davvero la capacita` di costruire un microcosmo ben congegnato - poi si sara` anche lasciato andare, ma qui siamo alla 4 puntata e sono 4 bei film su 4 (per non dire capolavori) e Suspiria (pur andando in tutt'altra direzione se vuoi) non e` di certo da meno. Il Maestro!

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    10. Davvero, Dario non ha rivali e secondo me è stato il miglior regista thriller horror italiano e fra i migliori del mondo. I primi 4 film commentati fino ad ora sono 4 capolavori ma anche Suspira dev'essere magnifico. Io purtroppo non me lo ricordo, sarà magari l'occasione che lo riguardi. E' ritenuto uno dei migliori horror di sempre anche a livello internazionale, secondo questa classifica che è stata elaborata dai maggiori esperti mondiali di cinema horror e che secondo me è la miglior classifica in circolazione: http://www.timeout.com/london/film/the-100-best-horror-films-10-1?pageNumber=2. Lo piazzano al numero nove. C'è anche Profondo Rosso tra i primi cento, ma non tra i primi dieci, probabilmente è meno conosciuto all'estero e poi è un film molto radicato in un contesto e in una cultura italiana di quel tempo

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    11. Quella classifica e` una bomba - la conosco ma non l'ho mai spulciata per bene e, dato che sto finendo la lista di horror belli da vedere, sto tentando di raccattarne un po' da tutte le classifiche che trovo!
      Comunque credo che Argento, assieme a Bava [e Fulci (che ancora non conosco bene ma mi ci sto per tuffare)] abbiano contribuito a costruire il Giallo all'italiana, quello che purtroppo non c'e` piu` ma che ha avuto un periodo di gloria magnifico e immagini come quella dell'assassino con i guanti di pelle nera che sono ormai indelebili globalmente :)

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  5. Qualche settimana fa avevo scritto un commento per questa bella recensione, che e' andato perso per un errore di connessione.
    Ovviamente era il mio migliore post di sempre, ma sono troppo pigro per tentare di riscriverlo :-)
    Pero' un film cosi' grande come Profondo Rosso merita almeno un ulteriore piccolo sforzo per esprimere tutta la mia stima per il regista che fu artefice di questa meraviglia.

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    1. Grazie :)
      Sono felice che in tanti conservino questa ammirazione quasi religiosa per PR, che, a tutti gli effetti, e` ancora uno dei migliori horror in circolazione e che nonostante i suoi 40 anni non e` affatto invecchiato! Ha dettato legge e lo fa ancora (o comunque dovrebbe!) e io me lo riguardo sempre volentieri! Purtroppo da Trauma in poi il buon Dario sembra avere perso il tocco
      :)

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  6. Penso a Profondo rosso e penso a bambola.La bambola di questo film mi ha terrorizzato.Questo viso tipico delle bambole di una volta,non un sorriso dolce,ma al contrario un sorriso diabolico.Negli anni passati la bambola è stata usata spesso nei film horror,Ricordo" Dolls bambole"

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  7. Io sono terrorizzata dalle bambole e in questo film non e` solo bambola a spaventarmi ma anche l'assassina, che ha gli occhi talmente cerchiati e segnati dal trucco da sembrare innaturale, quasi inanimata, a sua volta.
    Grande Kitano!

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  8. Sì le bambole sono inquietanti a me per un pezzo hanno letteralmente terrorizzato.avevo il terrore dei pupazzi,delle bambole che prendessero vita durante la notte!!

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