28.1.15

In Search of Visions, Sublimazioni di Realtà (N°4): Somnambuul

Quarto appuntamento con la rubrica di Romina ed i suoi film metafisici. Stavolta siamo addirittura al cinema estone, 2003
Il film è disponibile nel tubo

Questo è un film sulla guerra e mostra campi di battaglia interiori dai quali non si farà ritorno, ma non è evitabile, è una guerra necessaria e la vittoria è ritrovarsi.
Mi sono lasciata intrigare dal titolo, Somnambuul, una parola estone che non ha neanche bisogno di traduzione e che suona così musicale, sprigiona una sorta di magia sia nel pronunciarla che nello scriverla. Se penso in italiano, ''sonnambulo'', o ''sonnambulismo'' li sento termini maledettamente limitati a un freddo campo medico, a un disturbo del sonno, non mi basta, voglio pensare a Somnambul come a un qualcosa di astratto e profondo da poter estendere ad un piano più vasto.
Quando ero ragazzina e vedevo un mio cuginetto che mentre dormiva si alzava in piedi sul letto e ''chiacchierava'' da solo biascicando parole senza senso mi chiedevo che cosa stava succedendo e quale arcano potere avesse avuto, è da lì che nacque il mio interesse verso i sogni e il mondo dell'onirico, ma soprattutto mi incominciai a fare domande sul sonno e la veglia, su quanto la realtà che viviamo condiziona il sogno e viceversa.

Questo è un film che non potevo non amare fin dal primo fotogramma, con tutti quei richiami tarkovskiani, con quella fotografia a tinte pastello alternata a colori cupi,  con quei piani lenti sui paesaggi, tramonti, mare, nebbie . Mi sono trovata di fronte a un dramma metafisico e surreale di cui proverò a scrivere.
Siamo in Estonia, nell'autunno del 1944, considerato l'anno non c'è bisogno di spiegare in che situazione storica ci troviamo, migliaia di persone decidono di lasciare il paese per paura del fronte,  i villaggi sul mare rimangono quasi completamente vuoti .Ed è proprio in riva al mare che incontriamo Eetla, una ragazza un po' matta dalla carnagione pallida e gli occhi chiari, la vediamo proprio mentre lascia andare l'ultima barca, autoimpedendosi così ogni possibilità di fuga. Eetla vuole restare lì nella pioggia fredda di settembre, in quel piccolo angolo di mondo che sembra spazio infinito. C'è anche suo padre, guardiano del faro, con Eetla, e ci sono anche un paio di personaggi (un medico, un soldato) che per un po' invadono quello spazio, per poi sparire.
Fuori da quello spazio infinito c'è la guerra vera,  quella combattuta con le armi da fuoco, ma è lontanissima.
« Assuesce unus esse », scrisse s. Ambrogio: abituati ad essere uno solo. Ma per unificare il sè c'è bisogno di conoscere gli strati profondi della coscienza, c'è bisogno di scavare molto. Ecco perchè Eetla torna al faro, per incontrarsi e ritrovarsi. Fuori dal villaggio non c'è nessuno ad aspettarla, tanto vale lasciar naufragare la barca, l'ultimo appiglio per scappare verso la Svezia, fuori dal villaggio c'è la guerra ma a lei non interessa perchè ne sta combattendo una ben più importante, in quel posto dimenticato c'è lei stessa ad aspettarsi e questo basta. Eetla non ha paura della realtà e sembra non contemplare il futuro, vuole solo rifugiarsi nei suoi sogni, nei suoi ricordi tragici, nelle sue urla disperate contro il mare. Sembra recitare una parte mentre racconta i suoi sogni al padre, al giovane medico o a Kasper, un rifugiato, sembra con i suoi racconti voler mantenere una sorta di equilibrio tra il sogno e la veglia, confonderli, passato e presente, mescolarli. E noi restiamo spiazzati da tutto questo ma ci lasciamo travolgere, a un certo punto durante la visione mi sono arresa alla potenza surreale delle immagini e dei dialoghi, sicura che una sola visione non può bastare. I monologhi della protagonista sono più avvicinabili a una dimensione teatrale che al cinema, anzi direi più a una dimensione reale della vita quotidiana, quante volte ci succede di raccontare i nostri sogni a qualcuno, e notare che l'altro a un certo punto non ci segue più, è una discesa obbligata, la nostra e quella di Eetla, verso il monologo interiore. Assistiamo dunque alla realtà che apre varchi in un cinema del sogno.
E' il primo lungometraggio che vedo di Sulev Keedus, ''Somnambuul'' è un film indefinibile che piacerà sicuramente a chi ama un certo cinema dell'est, ci sono le atmosfere sbiadite di sokurov, simbologie Tarkvoskiane e tanta spiritualità. Lo spirituale lo si trova risplendere negli scenari naturali, è nel paesaggio che possiamo riconoscere una chiave di lettura: la natura è l'equilibrio e in essa si confondono i personaggi, la natura è sveglia ed è affamata, visto che poi alla fine li inghiotte tutti.

10 commenti:

  1. È un delitto lasciare vuoto lo spazio in appendice a questa "sublime" recensione, Romina! Lo vidi molto tempo fa, ancora prima che rilasciassero i sottotitoli italiani. Rimasi colpito soprattutto da quella vena di follia che invadeva la figlia. Mi sono ripromesso di rivederlo, perchè come giustamente scrivi, una sola visione non può assolutamente bastare. Un salutone :)

    P.S. la scena della mucca che si accascia al suolo dopo che le hanno sparato, e rimane lì, con la testa piegata: c'è un'illuminazione talmente affascinante in quel fotogramma da farti rimanere senza fiato.

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    1. L'assenza di commenti è lo scotto da pagare se vedi e recensisci film così.

      Riesci a scrivere da VisioneSospesa anche se parli del niente

      "lo spazio vuoto in appendice"

      ciao!

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    2. So benissimo e lo sa meglio di me il buon Frank che avventurarmi in territori da ''visioniSospese'' sottindende una tendenza a un destino solitario. Io nel cinema sono onnivora, vedo di tutto anche le trashate, e ho sempre trovato fin'ora persone con cui parlare su ogni genere di film, magari in questo siamo un po' in minoranza, ma è perchè il mondo non è più abituato alla lentezza. Sarebbe bello farla riscoprire :)
      P.s.: Dicono che quando la testa viene tagliata per una manciata di secondi il cervello continua a funzionare, c'è un titolo di una canzone che dice tutto senza spiegazioni ulteriori ''Memorie della mia testa tagliata'' :)

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  2. Sembra un bellissimo film, devo recuperarlo! Continua con il contemplativo! Hai mai visto La quinta stagione? Immagino di si, comunque ho letto la tua rece e ho pensato che quello e` un film che ho amato alla follia e che starebbe bene tra le tue visioni. Se questo ricorda anche solo vagamente la Quinta stagione (come mi e` venuto da pensare) devo correre a vederlo. :)

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    1. Grazie Miri <3 lo sai che la Quinta stagione ci si potrebbe accostare benissimo? Me l'ha fatto notare anche Giuseppe ieri, è vero me lo ricorda molto! Penso che ne scriverò anche di quello, si mi hai dato un bell'input <3

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    2. Stavo proprio per rispondere a Miriam anche io.
      Sì, proprio ieri avevo detto a Romina che vedendo 2,3 immagini di questo film, specie quelle con gli animali, mi era venuta in mente la Quinta Stagione.
      Ma è normale, io di visioni sospese ne ho fatte talmente poche che poi tutte fanno da punto di riferimento.
      Ah Romina, se scrivi di quello qui non te lo metto, che c'è già la mia

      aahha

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    3. ah vedi Miriam allora qui basta quella del grande capo supremo :P

      (è bello che stiam usando ''visioni sospese'' come aggettivo per descrivere una tipologia di film!)

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  3. Sembraun film suggestivo. A me la lentezza non dispiace, anzi. Di Tarkovskij ricordo le scene di Stalker - l'acqua, oppure il lunghissimo viasggio sul csrrello ferroviario, interamente muto - e scene di Solaris - una per tutte, la lunga sequenza dell'auto in autostrada, quando vado a Genova,a volte, mi sembra di esserenin quella scena!
    Potrebbe essere, quindi, un film da vedere e gustare

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    1. che bel parallelismo che hai fatto Giovanni! Adoro Tarkovskij e sono felice che mi hai fatto ripensare a queste scene! Si te lo consiglio assolutamente.

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due cose

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