1.9.16

Al Cinema (27): recensione "Ma Loute"


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Il mio primo Dumont.
Inizio da un Dumont che quasi non è Dumont, abbiate pazienza.
E mi trovo davanti una commedia grottesca in una location da brivido.
Assunto formidabile, attori formidabili, personaggi formidabili.
Ma anche un film che fatica tremendamente ad andare avanti e a farsi, man mano, diverso da sè

In questa decina d'anni in cui bazzico la rete per interesse cinematografico (mi riferisco anche al pre blog) uno dei nomi che i cinefili - sia quelli veri che quelli d'accatto (ne parlammo qui)- più mi hanno sbattuto contro è quello di Bruno Dumont.
Ah, Brunò Dumont, ah, l'Humanitè! ah, ma se non hai visto Hors Satan non parlare di cinemà, ah, la poetica di Flandres, e via dicendo.
Credo che insieme al buon Tarr -probabilmente il regista cult per antonomasia di quelli che ci capiscono davvero, o che fanno finta di farlo, di cinema- il nome di Dumont era quello che mi rimbalzava più addosso.

E, ovviamente, visto a me più consigliano e più non vedo, da bravo ignorante avevo nella mia casella uno 0 su Tarr e uno 0 su Dumont.

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Ecco, poi però la distribuzione italiana s'è decisa a portare da noi un film del regista francese. E niente, quando c'è la sala tutte le mie strane manie, tutte le mie strane abitudini, tutti i miei strani (non) metodi di scegliere film vanno a farsi benedire.
Quando c'è un film da vedere nel buio in sala io vado.
Ecco, vedere come primo Dumont questo Dumont è pericolosissimo.
Perchè questo è un altro Dumont, lo capisco io stesso che non ho mai visto un Dumont.
Non a caso, ho intrasentito, che molti cultori del Nostro abbiamo abiurato questo suo ultimo film.
Come posso approcciarmi allora allo stesso? come può il nostro ignorantone Caden parlare di Dumont senza mai aver visto un Dumont?
Ma semplice, parlando del film!
Ma Loute è una roba parecchio strana...
Un film che ci son momenti che te ne innamori e poi altri che stai lì a pensare "Oddio, ma perchè mi sto innamorando di questo? ma se ha tutti sti difetti!"
Il problema principale è che, se è vero che Ma Loute eccelle un pò dapertutto - nella regia, nelle location, negli attori, nei visi, nelle caratterizzazioni, nei dialoghi - ha però il tremendo difetto che dopo che ne hai visto mezz'ora l'hai praticamente visto tutto.
Dumont mette su una commedia umana a tratti formidabile che ha il suo colpo di genio nella sua sistemazione "logistica".
Siamo nel Nord della Francia, vicino Calais. C'è una baia, un pò mare un pò laguna.
Vi sorge una specie di castello abitato dalla nobile famiglia dei Vam Peteghem.
Più in là invece c'è un povero villaggetto (una casacoloniale, poco più) di pescatori di cozze, i Brufort.
Insomma, scimmiottando una canzone di Silvestri c'è una baia, la casa, il castello e la spiaggia.
Nient'altro.

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Ma Loute, una specie di ragazzo che somiglia ad un Braccio di Ferro col cappello di Pierino, oltre che estirpare cozze, insieme a suo padre, fa il traghettatore.
Ossia fa passare da una riva all'altra le aristocratiche signore che finiscono in questo sputo di mondo.
Ma non lo fa in barca, le prende proprio in braccio.
In quella zona cominciano a scomparire persone, sempre altolocate.
Il fatto è che quella famiglia di pescatori ogni tanto le persone che traghetta le accoppa pure. E poi le mangia, in granguignoleschi banchetti pieni di arti, frattaglie e tanto sangue che Dio lo manda.
Ma Loute se innamora di Billie, un ragazzo-ragazza-ragazzo-ragazza (non se capisce, è bellissimo/a, ma il dubbio rimane fino alla fine, e anche sull'attore/rice che lo interpreta), rampollo della famiglia nobiliare di cui sopra.
Insomma, un soggetto pazzo.
Cosa funziona?
Tanto.
Per prima cosa questo è un film di visi come raramente ne vedrete. Ma Loute, suo padre lupo di mare, Andrè Van Peteghem (uno straordinario ed irriconoscibile Luchini), lo stanliooliesco (dalla parte dell'adipe) Ispettore Machin, il suo assistente, le bruttarelle figlie dei Van Peteghem e la bellissima figlia dell'altra Van Peteghem (Billie, appunto), il cugino pazzo e pure qualche personaggio secondario.
Straordinari visi da cinema, una goduria.
Ma si vede che Dumont ama un certo bestiario umano, non solo nei visi ma pure nei corpi. Il gobbo Andrè, l'obeso Machin, lo svalvolato cugino, sono tanti i "mostri" che popolano il circo Barnum del film.
E se non bastava la caratterizzazione fisica Dumont esagera da morire anche in quella tout court, quella di sceneggiatura.
I suoi personaggi sono quasi tutti sopra le righe, specie gli aristocratici. Andrè, sua moglie, sua sorella, il cugino, un gruppo di pazzi esaltati che non conoscono un solo secondo di sobrietà.
E non parliamo del fantozziano ispettore e del suo assistente.

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Ma avviene una cosa strana. Se all'inizio non c'è un solo personaggio che non funzioni, più andiamo avanti e più iniziamo a stancarci di quasi tutti. Il problema è che sembra di essere in una di quelle commediacce teatrali dove ogni personaggio porta avanti il suo clichè per tutto lo spettacolo. Stessi gesti, stesse espressioni, stessi modi di fare. Addirittura stesse dinamiche, come la caduta dell'obeso ispettore. E se all'inizio si ride, e tanto (con l'ispettore e la sua vocina poi .visto in originale- non ne parliamo), poi inizia a venir fuori da un lato una preoccupante mancanza di idee, dall'altra un'esasperazione delle cose che finisce per depotenziarle del tutto.
Il delirio finale della Binoche (dopo che è stata liberata) lo definirei addirittura imbarazzante in tal senso, il climax finale di una pazza che fa la pazza per tutto il film.
Ma del resto questo continuo ripetersi è un problema riscontrabile anche nell'intreccio. Il film non va avanti, e se lo fa pare quasi un pretesto per continuare ad ammorbarci di cadute (una ventina), nobili che sospirano, poveri con gli sguardi torvi e donzelle che si sporcano di fango.
Eppure, cavolo, di materiale per avere un film bellissimo ce n'è.
Questo didascalico scontro di classe, gli aristocratici e i pescatori, è sì basico, ma strepitoso nel confronto. E vedere Ma Loute e Billie amoreggiare, lei bella e nobile, lui brutto e pezzente, porta ad un paio di scene vicine al lirismo.
E funziona anche questo evidentissimo raccontare di una classe nobiliare in decadenza, ormai limitata a qualche "Divine" e "Fantastique" sospirati guardando un gabbiano o qualsiasi altra mezza banalità che gli gravita accanto. E dall'altra parte ci sono gli sporchi e poveri pescatori, silenti ma terribili, pronti a mangiarsela tutta sta grassa ed innocua nobiltà.

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E, attenzione, Dumont sottotraccia di cose serie ne mette, eccome.
Capiamo che la Binoche, così svampita ed insopportabile, è in realtà una donna che è stata violentata sia dal padre che dal fratello. E ne è nata una creatura meravigliosa ma che fatica a trovare un genere e un'identità. Saputa questa storia vediamo il rapporto della Binoche e di Billie con altri occhi, percepiamo amore vero, condito da dolore e pazzia.
Ma, ecco, tutto rimane un pò così.
Come sembra irrisolta la storia dei nobili uccisi e mangiati (non solo rimane irrisolta ma vedere Ma Loute libero e tranquillo dopo che a casa sua sono stati trovati quei 3 pare davvero incomprensibile), come restano quasi incomprensibili (ma, francamente, a tratti bellissime) le scene di volo, prima della Bruni Tedeschi e poi dell'ispettore.
Una storia un pò alla Pennac, di gente stramba, omicidi e narrazione decentrata, un film che a tratti ricorda il Piccione andersonniano ma con più vitalità (anche se parliamo di un vitalismo d'etichetta).
Cavolo se si ride, cavolo se certi personaggi non rimangono impressi, cavolo se la metafora sociale non viene fuori.
Sì, ma la sensazione è che son tutte cartucce sparate subito e poi risparate e risparate.
C'era la possibilità di far di più, c'era la possibilità di usare meglio le carte che si erano messe in gioco.
C'era pure la possibilità di intravedere anche un cuore grande in un film così.
Ma in una location da favola, in mezzo ad un gruppo di attori formidabile, in mezzo a tutti sti personaggi così strampalati, poi sto cuore mica si vede tanto. Il senso di tutto lo si percepisce ma, a tratti, sembra volar via insieme a quell'ispettore inseguito dall'intera comunità.
Una comunità di inetti e stupidi riversa su una spiaggia.
E allora torno a quello sguardo finale tra Billie e Ma Loute, due primi piani impressionanti.
Perchè, e manco so da dove è arrivata, un'emozione, proprio alla fine, m'ha colpito a tradimento



6 commenti:

  1. Risposte
    1. Ahah, è vero, qualche elemento torna ma alla fine sono due film profondamente diversi.
      Il gioiellino di Jeunet, ad esempio, era un pazzo e surreale distopico, questo, al contrario, ha una cornice non solo fortemente realistica ma è ambientato nel 1910...

      E se il primo era visionario e raccontava un mondo assurdo, nascosto, barocco e futuristico questo in realtà racconta del nostro mondo, anche parecchio asciugato. Sono i personaggi a renderlo pazzo.

      Ecco, Delicatessen allora lo paragonerei più a La città perduta dello stesso Jeunet o all'appena recensito The Zero Theorem di Gilliam ;)

      cous cous!

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  2. Ma Loute

    Mmm... Come te credo di avere visto solo un Dumont (o forse due, ma così tanti anni fa che manco ricordo il titolo e nel caso non mi piacque, perché i titoli che mi restano dentro li ricordo anche se magari un po' sbiaditi).

    Il mio è recente pure lui (il suo serial TV "P'tit Quinquin, visto un paio d'anni fa al Torino Film Festival) e che però, leggendo la tua recensione mi pare abbia molti punti di contatto con Ma Loute.

    Ora io spero nessuno dei puristi o estimatori dell'opera omnia di Dumont si offenda, ma non è proprio il caso prendersela per le mie parole da ignorante, ma visto che come dici tu sotto "posso dire ciò che voglio", allora lo dico.

    P'tit Quinquin pure lui è stato salutato dal pubblico come "un Dumont diverso", anche (molto) divertente, un notevole cambio di rotta rispetto ai vecchi film con cui creò la sua fama.

    Anche lì abbiamo molti strampalati e buffi personaggi, omicidi assurdi e grotteschi, in un villaggio (sempre sulle coste del mare se non sbaglio...) dove si troverà a indagare un buffissimo ispettore col suo assistente per venire a capo dell'intricata vicenda.

    Un film (o meglio serial TV) piaciuto moltissimo a tutti i tanti amici che con me lo videro al TFF, e che piacque pure a me, ma non come a loro.

    Mi lasciò decisamente più perplesso più andava avanti e verso il finale.
    Le sensazioni erano più o meno quelle che ho letto qui nella tua recensione su Ma Loute.
    Forse diventava un (bel) po' ripetitivo (o almeno io l'ho percepito come tale, ma ripeto ero in totale minoranza) e mi chiedevo appunto se non avesse già detto nei due o tre primi episodi quel che di buono (e di buono ce n'è molto, merita senza dubbio la visione) aveva da dire.
    Dopo anche a me pareva fosse un po' avvitato su sè stesso.

    Non vorrei quindi (ma è solo un dubbio eh...) che il "nuovo corso divertente" (anche se quello è solo il lato in superficie, scavando mi han detto che in Ma Loute c'è ben di più) di Dumont non sia già diventato molto riconoscibile già dopo soli due film.

    Appena lo vedrò potrò dire meglio, ma la sensazione che ho (magari errata eh...) è proprio questa. Sarebbe anzi interessante se anche tu vedessi P'tit Quinquin (non è molto lungo) e facessi poi magari una recensione proprio confrontandolo con questo.

    Ciao!

    Roberto

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    Risposte
    1. ma se hai visto solo Ptit quinquin anche te, in teoria, il "vero" Dumont non l'hai visto mai, credo che una chance (io forse anche più di una) dovresti dargliela...

      mentre mi descrivi la miniserie penso che allora u punti in comune con Ma Loute siano più del previsto...

      beh, ma allora proprio stesse identiche sensazioni. Ma oh, stess Dumont diverso, trama simile, sensazioni quasi uguali, ma non è che hai visto Ma Loute e te stai a confonde? ;)

      assolutamente, Ptit Quentin è una delle 3,4 serie che più voglio vedere (anche per la lunghezza) ma per ora l'ho trovato solo con un bruttissimo file

      magari sento gli scaricatori che possono fare

      molto interessante però questo confronto...

      ciao!

      il cel va una meraviglia

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  3. Il mio primo Dumont.
    Non sarà quello vero, non sarà il migliore, ma mi ha lasciato senza parole, e non esagero.
    La recensione l'ho letta dopo e condivido la tua opinione su attori, regia, personaggi, dialoghi.
    Sulla seconda parte, invece, su quella... non riesco a dire se sono d'accordo.
    Eh già, perché Ma Loute mi ha ipnotizzato, forse inebetito, mi ha avvolto nelle spire del suo svolgimento, senza che quasi me ne accorgessi.
    Quando sono apparsi i titoli di coda, ho guardato subito l'orologio, avevo letteralmente perso la cognizione del tempo.
    Sono stato risucchiato nel grottesco mondo tratteggiato da Dumont e probabilmente è vero, a un certo punto il film ripiega su sé stesso, ma quando ciò è accaduto, ero già imprigionato in quella sorta di bizzarro limbo rappresentato dalla baia, in compagnia dei suoi non meno improbabili abitanti.
    Non si andava avanti, eppure non mi importava, non riuscivo a staccare gli occhi dallo schermo, bramando avidamente l'inquadratura successiva.
    La storia di Ma Loute e della ragazza-ragazzo-ragazza è una surreale poesia di struggente dolcezza (i primi piani Billie mi hanno confuso, turbato, e quasi fatto innamorare).
    Il volo finale del commissario mi ha suscitato un sorriso che ancora non è sparito.

    Non sono un esperto di cinema e questo non sarà il vero Dumont, ma Ma Loute è stato per me una visione forse non estatica, ma poco ci manca.

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    1. Ma che bello...
      Hai descritto le sensazioni che avrei voluto provare anche io e che, in piccola o grande parte, ho comunque provato.
      Ecco, mi è mancata solo quell'empatia (coinvolegimento emotivo od estetico) che a te ha portato in un altro mondo e, magari, fatto passare in secondo piano eventuali difetti.
      Ma ti capisco, capita spesso anche a me.
      Come avrai visto anche io sono stato rapito ed emozionato da quei primi piani, c'ho fatto anche la chiusura di recensione. La loro storia, i loro sguardi, avevano una potenza grezza impressionante e dolcissima

      a questo punto dobbiamo entrambi andare avanti con Dumont ;)

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due cose

1 puoi dire quello che vuoi, anche offendere

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3 ciao