25.9.16

Il Bar dei Nottambuli, viaggio nella storia del noir americano (5): La Donna Fantasma (1944)

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Siamo ormai al quinto appuntamento con Fulvio e la sua retrospettiva sui più grandi noir del cinema classico americano (trovate tutti i film nell'etichetta a destra).
Buona lettura!

Scott Henderson, noto e affermato ingegnere civile di New York, litiga la sera del proprio anniversario di matrimonio con la moglie. Amareggiato, decide per distrarsi di non mandare a monte la serata e invita in un bar una sconosciuta con un bizzarro cappello.
Anche la donna sembra essere reduce di una brutta esperienza ma decide di accompagnare Scott a questo spettacolo chiedendo però che la propria identità rimanga segreta.
Ritornando a casa, il giovane ingegnere vi trova tre ispettori della squadra omicidi e il cadavere strangolato della moglie. L'unica persona in grado di fornire a Scott un alibi di ferro diventa oggetto di una disperata ricerca, complicata ancora di più dal fatto che tutti coloro che li hanno visti assieme, dal barista al tassista, non si ricordano assolutamente né della donna né del cappello.
Comincia così l'incubo di Henderson. Giudicato colpevole, non resta al nostro ingegnere che attendere inerme la condanna alla sedia elettrica.

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L'intera vicenda non convince però Carol “Kansas” Richman, la segretaria di Scott segretamente innamorata del proprio principale, e l'ispettore Burgess, troppo avvezzo a trattare con pazzi e assassini per non riconoscere la sua innocenza. L'inchiesta però è ufficialmente chiusa e non resta altro che affidarsi all'amore della donna per continuare ufficiosamente le indagini.
Carol veste così i panni di una lucida e determinata dark lady, capace di pedinare, camuffarsi e sedurre per arrivare alla verità. Kansas scopre così che un misterioso individuo ha corrotto tutti i possibili testimoni, spingendoli a mentire sull'esistenza della fantomatica donna.
Lo spettatore fa così la conoscenza del migliore amico di Scott, lo scultore Jack Marlow nonché amante e assassino della moglie, allarmato dalle indagini private di Kansas. Marlow, magistralmente interpretato da Franchot Tone, colpisce per la sua diabolica astuzia. In apparenza calmo e affabile, i suoi modi gentili e premurosi nascondono in realtà un'indole narcisista e una natura psicotica. Brillante scultore convinto della propria superiorità nei confronti degli altri esseri umani, Marlow non esita a uccidere senza rimorso chiunque gli si pari davanti.
Tra le scene più evocatrici della sua follia vi è quella in cui si appresta a sopprimere il batterista Cliff, vittima della seduzione di Kansas:
Cliff: “A che cosa sta pensando?”
Marlow (rimirando con voluttà le proprie mani): “A quello che possono fare due mani: trarre melodie dai tasti di un pianoforte, imprimere la bellezza in un pezzo di creta, ridare la vita a un bimbo che muore... sì, il bene che possono fare è infinito. Però possono fare anche cose terribili: distruggere, ferire, torturare, uccidere...
Vorrei non dover usare le mie contro un altro essere umano...”

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Epico nella sua tragicità, Marlow è l'esteta maledetto, l'artista folle e paranoico convinto dell'odio degli “altri”, dei “diversi” nei suoi confronti. L'attore Franchot Tone riesce a dare uno spessore unico a questo personaggio attraverso i sorrisi sardonici e le smorfie di dolore quando l'emicrania assale Marlow distorcendone i lineamenti. Vero e proprio “angelo custode nero”, esso accompagna Kansas nella ricerca della donna misteriosa, spingendola più volte subdolamente a desistere dalla ricerca della verità.
La sua arroganza nei confronti degli altri esseri umani si evince anche dalle parole che scambia con uno stanco ispettore Burgess:

Marlow: “Chi ha ucciso è un uomo normale. Soltanto, è furbo...”
Burgess: “Lo sono tutti... diabolicamente furbi...”
M: “Chi?”
B: “I paranoici.”
M: “Questa è l'opinione sua. La scienza forse dissente.”
B: “No, tutti quelli che ho incontrati hanno una forte personalità, astuzia anormale e disprezzo per la vita.”
M: “Ma allora sono imbattibili!”
B: “No... quanto a questo no...”

Burgess non si sbaglierà. L'amore e la tenacia di Kansas riusciranno a prevalere. Trovata finalmente la donna misteriosa, una donna distrutta dal dolore per la perdita prematura del proprio uomo, a Marlow non resterà altro che cercare di sopprimere nel proprio appartamento Kansas, dopo averle rivelato tutta la verità. Il tempestivo arrivo di Burgess salverà la vita alla coraggiosa segretaria e causerà la morte di Marlow che, cercando la fuga, precipiterà dal cornicione del suo terrazzo.
Il lieto fine un po' da melodramma, con l'ingegnere Scott che ricambia l'amore di Kansas, non stempera le atmosfere torbide e claustrofobiche di questo noir di Robert Siodmak. Impregnato del nero fluido della follia, questo pregevole noir nato come b-movie lascia il suo segno nella storia del genere grazie anche al personaggio di Kansas. Felice reinterpretazione dello stereotipo della femme fatale, l'attrice Ella Raines dona al suo personaggio un fascino felino. Camaleontica, tenera, decisa, spietata nel suo odio contro l'assassino, Kansas è uno strano connubio tra dark lady e brava ragazza, del tutto all'altezza nel proprio ruolo di protagonista.

2 commenti:

  1. Rispetto ai film da te precedentemente recensiti questo è sicuramente su un piano inferiore per me. Contiene tanti elementi che poi saranno alla base del film noir classico e del thriller in generale ma non sono bene amalgamati. Va bene la tecnica, il taglio, le inquadrature, le luci (tutto retaggio del cinema impressionista), l'atmosfera onirica, il personaggio presente-assente ( la moglie morte che incombe dal ritratto)ma il film rivela qualche smagliatura proprio nel racconto. Mi pare che il regista, preoccupato di sottolineare il mistero della donna scomparsa, di cui tutti negano l'esistenza, perda di vista la compattezza del giallo. Cosa aggiungerebbe la presenza della donna all'alibi dell'uomo? I testimoni dicono di averlo visto e tanto basterebbe, con la donna o senza la donna. L'ha uccisa prima di uscire? E cosa cambia che allo spettacolo ci è andato con la donna o da solo? Ripeto, per me il film può essere anticipatore del classico noir ma non ha la compattezza e il rigore di Vertigine o de La fiamma del peccato.

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  2. Sulle debolezze della trama si potrebbe disquisire a lungo, Carmine. Come già detto per Il mistero del falco, le pecche logiche del romanzo giallo da cui questo film è tratto vengono in toto ereditate dal film. Senza entrare nel merito della produzione hard boiled di Cornell Woolrich (autore del romanzo La donna fantasma) è doveroso comunque chiarire alcuni punti per rendere giustizia a un film che, anche se immeritevole di comparire tra i capolavori del genere, ha comunque il diritto di essere ricordato:
    1. Siamo agli inizi di un genere cinematografico che ancora ignora di essere tale. In questo caso, ciò che a noi interessa è il valore storico del film e il suo contributo stilistico che hai già ricordato.
    2. Sulla verosimiglianza della trama gialla, persino un grande come Raymond Chandler lascia molto a desiderare. Il suo cosiddetto capolavoro, Il grande sonno, presenta un tale numero di falle logiche da renderne sconclusionata l'intera trama, idem per l'omonimo film di Howard Hawks.
    3. Persino un mostro sacro del thriller come Hitchcock si è attirato critiche sulla verosimiglianza della trama di molti suoi film. Mi ricorderò sempre la sua emblematica risposta:-Per me il cinema non è un pezzo di vita ma un pezzo di torta-
    4. Sono uno strenuo difensore del sense of wonder o, per essere più precisi, della sospensione dell'incredulità.
    Ovvio che questo film presenta ingenuità, che a tratti sia naif e che sfiori il melodramma. La domanda che però mi sono fatto è la seguente:
    "Questa pellicola ha contribuito in qualche modo, anche se piccolo, a codificare un genere?"
    La risposta che mi sono dato è affermativa.
    Dobbiamo anche consideare che guardiamo questi film con gli occhi smaliziati delle persone del nostro tempo, il XXI secolo. Siamo reduci di un tale bagaglio culturale, di film, di libri, di critica letteraria e cinematografica, talmente grande che è quasi impossibile che il nostro giudizio non ne risenta in qualche modo. Abbiamo assistito alla morte e alla rinascita del genere giallo, così come a tante soluzioni e strategie narrative che ci fanno apparire ingenui i presupposti di molte opere del passato.

    Grazie per il tuo commento e per la passione con cui mi segui sempre...

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