23.10.16

Recensione: "Ogni cosa è illuminata"

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Questo film fa parte della difficilissima Promessa di quest'anno ( 9 su 15)

Un film delizioso.
Nella prima parte c'è la vitalità di Kusturica unita a dei testi quasi tarantiniani.
Una specie di Wes Anderson privo della sua ossessione formale.
Ma è anche un film che sa passare dalla commedia alla tragedia senza perdere mai una delicatezza davvero unica

Difficile non amare Ogni cosa è illuminata.
Quello che lo contraddistingue è un'impressionante delicatezza.
La delicatezza la si può declinare e usare in mille modi diversi e questo film ne è la prova.
Perchè se è vero che nel primo tempo è al servizio di un film divertentissimo e, a tratti, delizioso, nel secondo, invece, quella stessa delicatezza si tramuta in un tatto talmente dolce e tenero da potergli permettere di cambiare completamente scenario, e registro, senza perdere quasi per nulla una leggerezza di fondo davvero rara.

Quasi due film in uno.
Il primo è una vorticosa e brillantissima commedia che sembra unire il miglior vitalismo kusturicano a dei testi talmente spassosi ed esplosivi che sarebbero piaciuti a Tarantino.
Il secondo è una specie di film drammatico con un lento ma, al tempo stesso, dolce e graduale svelamento di un'anima nerissima, come un occhio che piano piano si avvicina a qualcosa di terribile che è sempre stato là, in fondo all'orizzonte.

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Ma che bello questo film, ma che belli i suoi personaggi, le sue dinamiche, i suoi messaggi.
E che strano che Schreiber dopo aver girato questa perla come opera prima non abbia più fatto nulla per il cinema.
Tratto dal bestseller di Safran Foer (e il testo dietro al film è assolutamente decisivo, non solo per le vicende ma anche a livello lessicale) "Ogni cosa è illuminata" può andare tranquillamente in quella schiera, nemmeno tanto nutrita come qualcuno crede, di quei film capaci di entrare nel cuore un pò di tutti, a prescindere da generi e preferenze
Mi ha ricordato in questo Little Miss Sunshine ad esempio. E il titolo che cito non è casuale vista la presenza di due personaggi straordinari e quasi speculari tra loro, ovvero i due nonni. Molto simili nei caratteri, altrettanto importanti, altrettanto tragici.
Ecco, se devo dare un altro riferimento direi che Ogni cosa è illuminata ricorda un Wes Anderson (direi un compendio di tutti i suoi film tra ambientazioni e personaggi) senza però l'ossessione formale (che a mio avviso è ciò che rende grande Wes e al tempo stesso ciò che lo limita) del regista americano.
Una delle sequenze più belle, quella della casa in mezzo al grano, per colori, centralità e scelta sembra tratta proprio da Wes.
In ogni caso questo è un film che ha dei contenuti. E nemmeno pochi.
Un film sulle radici, sulla riscoperta di sè, sulla forza dei ricordi, sul bisogno di tramandare e sull'identità, sia quella personale che quella di una nazione che quella di un'epoca.
Un film, come ad esempio il sottovalutatissimo "Una lunga domenica di passioni", che sembra possedere quell'istinto e bisogno tipico degli storici di arrivare alla Verità, sempre che ne esista una.

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Impossibile prima non citare la potenza comica di quest'opera.
La famiglia ucraina è spettacolare, Alexander, suo nonno e il cane ti rimangono attaccati.
Il primo col suo inglese maccheronico (o italiano nel doppiaggio), la sua tamarraggine ma anche la sua bontà.
Il secondo è un anziano insopportabile, litigioso, furbo e sboccato. La sua metamorfosi nel film è davvero notevole.
La cagnetta ricorda quasi in ogni aspetto il nonno. Anch'essa inizialmente rabbiosa ed insopportabile poi, piano piano, come il nonno, si legherà sempre più a Jonathan.
E Jonathan, appunto, chi è?
E' ovviamente lo stesso scrittore, andato davvero in Ucraina per cercare tracce del nonno.
Il Jonathan del film (altra ottima interpretazione -dopo, ad esempio, Maniac- per il fu Frodo Elijah Wood) è un ragazzo quasi del tutto privo di vita sociale (opposto ad Alexander), uno che ha fatto del collezionismo una ragione di vita. Ma non un collezionismo tanto per, ma uno assolutamente mirato. Colleziona piccoli oggetti appartenuti o riguardanti i membri della sua "famiglia", dal nonno patriarca in poi.
Va, appunto, in Ucraina per vedere la terra d'origine del nonno e per sperare, magari, di trovare la donna che lo salvò dai nazisti.
Come detto la prima parte è davvero comica. La banda che accoglie Jonathan con l'inno americano (che poi quella band sono i Gogol Bordello, il gruppo di Hutz, l'attore che interpreta Alexander), i dialoghi in macchina (il misunderstanding sul cane ebreo è leggenda), la sequenza sul vegetarianismo alla locanda -quella che culmina con la patata- , sono tanti i momenti di puro e sfrenato divertimento.
Poi, in questo particola road movie, più ci avviciniamo alla città "fantasma" di Trachimbrod, più il film smette gli abiti comici per vestire tinte più scure e lise.
E il personaggio della sorella di Augustina diventa simbolo, se ce n'è uno, di una memoria storica generale che ormai stiamo rischiando di perdere per sempre. Anche lei è una collezionista, anche lei attraverso gli oggetti vuole tenere in vita il ricordo degli altri.
Ma i suoi oggetti più che una famiglia sono le memorie di un'intera epoca, di un'intera città e, nel particolare, di un'intera tragedia, un massacro.

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Jonathan cercava lei e quel posto ma, in qualche modo, anche lei e quel posto aspettavano Jonathan.
Ma sarà soprattutto il personaggio del nonno quello che resterà più provato da questo incontro.
I ricordi riaffiorano come spade.
O come rasoi.
E non si capisce se sia la morte serena di qualcuno che ha finalmente compiuto il suo cerchio tornando all'origine di tutto, o la morte tremenda di uno che non regge il fatto di esser sopravvissuto a tutto quello.
In ogni caso la ricerca è finita, per tutti.
Si ritorna ad Odessa, con quellascalinata dove un giorno rotolò giù una carrozzina.
Jonathan è un uomo diverso, uno che da parzialmente scremato è forse diventato intero, lui e tutti quei ricordi e quei legami che finalmente hanno volti e voci.
Ed anche Alexander è diverso, adesso è un ragazzo che sa da dove viene il suo popolo, e suo nonno con esso.
In un film che parla di radici avviene forse il finale più bello.
Getta la terra sulla bara del nonno Jonathan.
Getta la terra sulla bara del nonno Alexander.
La terra di Trachimbrod.
Non è solo la terra che torna a chi l'ha davvero calpestata un giorno.
Ma è la stessa terra dalla quale arrivano loro stessi

12 commenti:

  1. anche a me erano piaciuti molto, libro e film.
    hai scritto di un sacco di motivi per guardarlo.
    per decidere di guardare il film uno solo degli elementi che citi è sufficiente, poi se a uno non gli piace gli restituiamo i soldi del biglietto.

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    1. Il problema è che i soldi del biglietto non esistono

      ma gli restituiamo due ore di vita in qualche modo, adesso penso come ;)

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  2. sottoscrivo al 100℅. Aggiungo che per certe dinamiche narrative e certe atmosfere in cui sentimento struggente e humor nero si alternano senza soluzione di continuità, mi ha ricordato un certo tipo di filmografia balcanica come Odgrobadogroba (di tomba in tomba) o Circus Columbia.

    E si, c'è da chiedersi davvero perché Schreiber non abbia più diretto nulla.

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    1. Sempre titoli incredibile tiri fuori, sei un Controfestival continuo ;)

      sì sì, quando ho citato il vitalismo kusturicano volevo riferirmi a tutta una scuola balcanica frizzante, fuori di testa ma quasi sempre anche molto profonda e seria in quello di cui parla

      rimane uno dei più grandi registi della storia con un solo film credo ;)

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  3. Film che vidi ai tempi dell'uscita e che ho un buon ricordo, mi ricordo di un road movie delizioso, allegro e visivamente bellissimo, pieno di colori, brio e buoni propositi, con un protagonista in parte, un'opera che nel leggerti me l'hai fatta in parte ricordare e che sarebbe da riscoprire :)

    Voto: 7,5

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    1. Sarebbe anche da avere in collezione...

      Secondo me anche un 8 non sfigura affatto

      anche perchè i 7, 7.5 a volte li dò oggettivamente anche ai Wes Anderson (pur con tutti i difetti che ogni volta gli trovo), quindi, reputando questo migliore dei suoi lo devo anche quantificare ;)


      (anche se mi sento che di Moonrise Kingdom potrei innamorarmi)

      manca solo Anomalisa credo

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  4. Infatti in collezione non mi manca ;)

    Assolutamente si, ci stà benissimo l'8, ai tempi lo catalogai con un 7,5 ma stiamo parlando del 2007 :)

    Moonrise Kingdom è una chicca, ti piacerà a questi livelli credo :)

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  5. Uno dei (pochi) film che non fa rimpiangere lo stupendo libro di Froer.
    non ho capito dalla recensione se lo hai letto, se no te lo consiglio, ma Froer è da leggere tutto (tanto ne ha scritti proprio pochi!), io ne rimasi folgorata proprio con questo libro

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    1. no purtroppo!

      ma chiunque ha commentato il film ha parlato del libro (specie su fb), deve essere davvero potente

      e credo molto nelle mie corde


      se solo ricominciassi a leggere...

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  6. Ho finito oggi il libro. Stupendo, potente, "illuminante".
    Ora ho quasi timore rispetto al film, che però guarderò di sicuro.
    Davvero, se riesci leggiti il libro.
    Ah, tra l'altro ho deciso di iniziare a leggere Saramago, accipicchia a te. Credo però che dovrò ringraziarti presto.

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    1. Credo che ti piacerà anche il film.
      Perchè è veramente fato col cuore e ha un'atmosfera deliziosa, impossibile volergli male.
      In più, e questa è la prova del nove, è veramente piaciuto sempre a tutti, compreso chi il libro l'aveva letto

      azz, con Saramago può succedere di tutto.
      Ci vuole un pò per entrare nel suo mondo, specialmente nel suo modo di scrivere.
      Se trovi la chiave giusta lo amerai

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    2. Speriamo.
      Mi aspetto davvero tanto da lui.
      Ti darò il mio responso.

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