13.3.15

Al Cinema: recensione "Foxcatcher"


(ci sono tanti che dicono di amare il cinema e poi vedono tutti i film in streaming, anche quelli presenti in sala in quel momento. Almeno questo qua, preso veramente da moltissimi cinema, andate a vederlo in sala. Non è un capriccio, ma un piccolo modo di aiutare veramente il Cinema a non morire)

Magistrale.
Poco tempo fa avevo espresso la mia scarsa propensione per i biopic (uscirono quasi contemporaneamente American Sniper, La teoria del Tutto, Big Eyes, Turner e The Imitation Game, visto nessuno). In realtà non ho mai capito da cosa derivi questa mia ritrosia con il genere. Poi ho pensato che anche in letteratura preferisco la narrativa ai saggi, se mai il paragone possa avere una minima attinenza. Non lo so se è perchè ho bisogno sempre e comunque di finzione, di creazione o per qualche altro motivo (in realtà non sono nemmeno un appassionato di Storia, insomma, di base non sono portato).
Però, se vedere film biografici che raccontano la vita di chicchessia non mi dice nulla, mi hanno sempre invece affascinato film che raccontano vicende realmente accadute, magari piccole, magari circoscritte, magari nascoste. Saputo che Foxcatcher raccontava dell'incredibile storia che legava uno degli uomini più ricchi d'America a due lottatori professionisti medaglie d'oro alle Olimpiadi beh, questo era proprio il soggetto per me.
E il film è letteralmente meraviglioso.

Intendiamoci, questo è un film che se uno odia lo sport magari farà un pò di fatica a seguirlo e ad amarlo.
Che poi la lotta libera è uno sport talmente anacronistico (e il più delle volte noiosissimo, poco meglio della greco-romana) che non a caso è stato escluso degli Sport Olimpici. Uno sport che affonda le proprie radici nell'antica Grecia, uno sport che non ha più senso di esistere in un mondo veloce, violento, agile, che preferisce tecniche di combattimento molto più rapide e spettacolari.
Mark Schultz è stato Medaglia d'oro Olimpica 3 anni prima a Los Angeles (attenzione però, è l'Olimpiade del boicottaggio, gli americani fecero man bassa). Ma adesso, come succede in tutto il mondo a tantissimi medagliati di sport minori, vive quasi di stenti, con quella medaglia che è forse l'unica luce in una vita grigia di allenamenti e di nulla.
Suo fratello maggiore, David, è stato anch'esso alloro olimpico nella stessa edizione. Ha una famiglia, una vita serena, un suo equilibrio.
David è punto di riferimento imprescindibile di Mark, sia nella vita che nello sport. Il suo mentore. Già, mentore, perchè questo film di mentori parla, veri o presunti che siano.
John Du Pont è uno degli uomini più ricchi d'America. Vive da solo in una villa immensa in una tenuta immensa, la Foxcatcher. Vive all'ombra della madre, appassionata di cavalli. Lui invece ama gli uccelli (è ornitologo), ama le armi, ama l'America, ama sè stesso, ama il potere (e, unendo un pò tutte le cose, si fa infatti chiamare Aquila).
E, incredibilmente, ama la lotta libera sopra ogni cosa.
E' così follemente malato di questo sport che lo vedi sempre vestito in tuta da allenatore, lui miliardario rampollo di una delle famiglie più ricche degli Stati Uniti.
Ad un anno dalle Olimpiadi di Seul contatta Mark. Lo vuole portare con sè a Foxcatcher, Vuole che si alleni là ed insegni ad altri lottatori.
Mark non può rifiutare, ci sono soldi ed una palestra che sembra un palazzetto olimpico, altro che quella sgarruppata e grigia dove si allena con suo fratello.
Ma quello che di più vuole il magnate è che quella medaglia d'oro da vincere non sia la medaglia d'oro di Mark Schultz ma la sua medaglia d'oro, di John Du Pont.
Ci sono 3 tracce nel film.
C'è quella sportiva.
C'è quella del racconto.
C'è quella psicologica.
La prima ha del miracoloso. Raramente mi era capitato di vedere ricostruzioni così perfette e verosimili. Si sa, il mondo dello sport nel cinema quasi sempre porta a risultati molto scadenti, specie nelle competizioni (negli allenamenti è più facile dare verosimiglianza). Qua, invece, le Olimpiadi, i Mondiali, i vari combattimenti sono così perfetti che quando si alternano con immagini di repertorio (magari viste in tv) nemmeno noti la differenza. Ma perfette sono tutte le ricostruzioni in generale, anche quelle di ogni singola stanza della villa Du Pont, di ogni quadro, di ogni trofeo in bacheca, di ogni foto attaccata al muro.
Anche il racconto è gestito in maniera impeccabile. Il film è un lento sprofondare in qualcosa di indefinito, un accumulo di tensione, ansia, rapporti indecifrabili, un insieme che per forza in qualche modo doveva deflagrare, come effettivamente accadrà (o "è accaduto" ricordando che è tutto vero).
Il regista, Bennet Miller, sa costruire il climax, sa girare scene, sa usare perfettamente luoghi ed attori, è certosino nel raccontare il lento avvicinamento alle Olimpiadi (vediamo sempre nella palestra il "day until" ad esempio). Non ci sono cali, non ci sono nemmeno accelerazioni in verità, è tutto un lento e costante avvicinarsi a qualcosa.
Ma è la componente psicologica la vera magia del film.
I 3 personaggi sono caratterizzati in modo pazzesco.
Il dolce e sereno David, che ama il suo sport ma non ne fa una ragione di vita, che sa giocare con i bambini anche nei momenti in cui non dovrebbe farlo, che ama sua moglie e suo fratello, che ha equilibrio e sa pure donarlo agli altri.
Di contrasto Mark, chiuso, completamente concentrato sulla lotta, infelice, represso, un ragazzo che al tempo stesso ama alla follia il fratello ma forse lo odia pure, lui che ha la sua famiglia, lui conosciuto da tutti, lui vero artefice di tutti i suoi successi.
E poi c'è Du Pont, un personaggio così pazzesco che non sembra vero. E' un 50enne paranoico e afflitto da manie di grandezza, forse latentemente omosessuale, un uomo che non ha avuto mai nessuno vicino a sè ("l'unico amico che avevo da bambino l'aveva pagato mia madre per esserlo"), un uomo che vuole dimostrare a sua madre di essere grande, di essere un punto di riferimento dell'America, di essere uno che miete successi. Ma per farlo sceglie la via più assurda, quella della lotta libera.
A tal proposito Miller gira due scene meravigliose. La prima (per me miglior sequenza del film) è quella in cui la madre arriva in palestra in carrozzina. John se ne accorge e per fari bello fa interrompere l'allenamento a tutti i lottatori fingendo di essere l'Allenatore Capo, quello che forma atleti ed uomini. Dice banalità, si mette addirittura ad insegnare mosse a dei professionisti, cercando sempre lo sguardo della madre. Ma lei se ne va, triste e delusa. Scena impressionante.
La seconda, conseguenza di questa, è quella del premio vinto (rubando, gli facevano vincere ogni incontro) da John come lottatore over 50. Vedere consegnare quel premio alla madre, ad una donna abituata a riconoscimenti a livello mondiale nell'ippica, è stato come vedere un bambino di 9 anni portare alla madre la prima medaglietta sportiva. Una scena psicologicamente strepitosa.
Ma, se riusciamo a godere di queste psicologie, è grazie alla prova impressionante dei 3 attori.
Ruffalo col viso così dolce, con quella bontà che gli leggi negli occhi.
Il sorprendente Tatum, con quel viso portato in maniera tale da sembrare quasi un minorato mentale, con quella sua postura dimessa, nascosta, schiva. E quella camminata da atleta di uno sport che ti massacra fisicamente. Tutti in realtà camminano in quel modo, anche Du Pont, quasi un film di giovani storpi distrutti da uno sport che quasi a nessuno interessa. Ho trovato quelle camminate meravigliose, quasi commoventi.
E poi c'è lui, Carell, che io avevo visto solo nel suo formidabile esordio (o almeno nel film che l'ha fatto conoscere), quello del giornalista in Una settimana da Dio. Non frequentando commedie me lo ritrovo ora, anni e anni dopo, in una interpretazione da pelle d'oca, inquietante, assolutamente perfetta. Il trucco gli permette di recitare praticamente solo con gli occhi e con piccoli movimenti del corpo e della testa. Fa letteralmente paura.
(io non parlo mai di Oscar ma, ragazzi, doveva vincere lui. E personalmente doveva vincere pure il film)
E il film va avanti mettendo dentro altre scene magnifiche come quella allucinata dentro l'elicottero (con quell'esaltazione di sè frammista al suono del mezzo e all'eccitazione da cocaina), come quella dell'abbuffata di Mark, come quella della liberazione dei cavalli, metafora perfetta della liberazione dalla madre appena morta.
Poi c'è un'Olimpiade andata male, poi c'è un gioco di rapporti tra i tre magnifico in cui ognuno (tranne David) si ritrova quasi ad esser geloso dell'altro, poi c'è un uomo ormai fuori di sè che si veste da Napoleone e guarda i filmati di quando provò a salire sul tetto del mondo dello sport.
Poi c'è uno sparo.
E un corpo sulla neve.

28 commenti:

  1. carell è un attore con i controcazzi. non solo qui, eh. sempre. a volte fa film da mani nei capelli, ma ogni personaggio se lo porta a casa come solo i meglio sanno fare. so che non lo farai mai, anche perché dura 9 stagioni (ora è finito) ma io ti consiglierei tanto di guardare the office, serie tv che sa prenderti davvero il cuoricino (parlo della versione us, l'originale inglese non l'ho vista)

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    1. Guarda Ciku, con me sfondi una porta aperta. Nel senso che avendolo visto solo in Una settimana da Dio (dai, la scena del tg è uno dei picchi comici de sti filmetti negli ultimi anni) e qua (impressionante) per me è un grandissimo attore. Anzi, l'ho visto anche in A cena con un cretino e mi pare, dovrei rileggere la rece, che ne parlai benissimo (di lui).
      Eh, fatico con le serie da 1 stagione con più di 8 puntate, 9 stagioni è praticamente off limits. Almeno in questa vita. Poi se ci sarà una vita di serie tv, e prima o poi ci finiscono tutti, prendo in considerazione

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    2. Oh, incredibile, sono andato a rileggermi quella rece (4 anni fa spaccati quasi) e scrissi questo di Carell "E' vero, il tutto è creato ad arte, ma non so perchè, nella splendida interpretazione di Carell, nei suoi occhi, ho visto tutto quello che furbescamente la sceneggiatura voleva suscitare. Non mi stupirei se, dopo aver praticamente esordito con lui in Una settimana da Dio (con una sequenza strepitosa), Carell diventasse un nuovo Carrey, un attore capace di commuovere e divertire con la stessa disarmante semplicità. "

      cazzo, c'è una continuità pazzesca tra me e me, mi ha dato i brividi
      poi parlo degli occhi e qua è quasi tutto in quelli

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  2. Devo ancora vederlo, ma sto rimandando, mi sembra doppiato da far schifo (sono una snob di merda, sì) e quindi spero di riuscire a vederlo in v.o. da qualche parte, prima o poi. Non ho visto molti film con Carrell, ma l'ho trovato molto bravo - parte da superstronzo - in The way way back, anche se in quel caso era messo in ombra da uno strepitoso Sam Rockwell.

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    1. Ahah, "sto rimandando"... ma se è uscito ieri :)

      comunque fai bene. Qua ad esempio due giorni su 7 i film sono sempre in lingua originale. Mi piacerebbe aver sentito Carell, ma al limite mi guardo qualche scena o il trailer.
      Beh, ennesima conferma per Carell, e in un'altro film ancora.
      Rockwell, per quanto mi riguarda, mette in ombra quasi chiunque... (è tra i miei 5 preferiti)

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    2. Adesso che l'ho visto sono venuta a leggere quello che avevi scritto. E se verrai a leggermi potresti pensare che ti ho copiato, perchè pure io faccio riferimento alle scene che citi...
      (http://viaggiandomeno.blogspot.it/2015/03/foxcatcher.html)

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    3. Sì, mi hai copiato ladra.
      O, semplicemente, hai due occhi come tutti.
      :)

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  3. L'ammetto, l'ho visto in streaming... ma solo perchè morivo dalla voglia di vederlo! Attesa ripagata, niente da dire. Un grande film americano, cupo, dolente, gelido, che sbeffeggia proprio l'America intesa come patria delle opportunità: qui ci sono due atleti che, apparentemente, vedono la luce in fondo al tunnel senza sapere cosa li aspetta realmente. Spietata parodia del nostro tempo. Gran film, che dopo l'altrettanto notevole 'Moneyball-L'arte di vincere' conferma Miller come uno dei miglori cineasti americani contemporanei.

    p.s. stasera per farmi perdonare vado al cinema a vedere 'Blackhat' : ultimo spoettacolo, quello delle 22,40, perchè i film di Mann vanno visti di notte, è risaputo :)

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    1. Tu quoque Sauro...
      Esatto, Fozcatcher può essere interpretato anche con un respiro molto più ampio di come ho fatto io, c'è tanta America dentro. Io, come al solito. ho preferito raccontare solo la storia degli uomini ma c'è di brutto quello che dici.
      Devo vedere Mneyball.

      Ahah, io li vedrei tutti a quell'ora...

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  4. 1) le sale chiuderanno fra pochi anni, età media, tranne che por pochi film, sopra i 40 anni, a volte sopra i 50
    2) vera o non vera è una storia terribile, mi è venuto in mente "Il petroliere"
    3) Miller è davvero bravo

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    1. 1 qui a Perugia invece che chiudere ne aprono di nuove, e tutte d'essai. E c'è sempre più gente. Credo che si stai formando uno zoccolo duro abbastanza consistente. Ma sì, io sono sempre il più giovane, hai ragione

      2 vera o non vera? cavolo, qui c'è un morto, uno andato in carcere, filmati su filmati. Puoi ritrovare tutto il film tra telegiornali e video privati fatti da Du Pont

      3 direi di sì :)

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    2. 2 bis) non intendevo dire che la storia non è vera, solo che l'essere vera o no non toglie o aggiunge niente al film, per me, tutto qui.

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    3. Ah, o.k. No, per una volta non sono d'accordo Ismaele. Se questa storia non fosse stata una vera storia di olimpiadi, medaglie, rampolli e omicidi avrebbe perso tantissimo. Per me ha tanta della sua forse nella vicenda reale. Sono 2 giorni che vedo filmati su filmati

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    4. Come ho fatto poi a scrivere "forse" invece di "forza" non lo so.

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  5. Film davvero ottimo, ma avevo già concordato con Kelvin quando ne scrisse lui.
    Ne parlerò anche io lunedì.

    Gran pezzo.

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    1. Te pareva che non l'avevi visto...
      Aspetto.
      E grazie :)

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  6. Recensione impeccabile come al solito. Faccio solo un appunto: quando dici che se uno odia lo sport farà fatica a seguirlo e ad amarlo. Mi avevi messo in guardia e sono andato al cinema con qualche remora. Invece lo sport secondo me non c'entra nulla e non credo che un appassionato di lotta sia lo spettatore ideale di questo film. magari non capirà nemmeno che non si tratta di un film "sportivo". Io non amo i film di sport dove si racconta delle vicissitudini e della discesa all'inferno del campione e dell'immancabile riscatto e vittoria finale, dello sport puro che vince sulla corruzione (ma quando mai?) ecc. Qui le scene sportive non hanno epos, o sono allenamenti o gare in cui non si tifa per nessuno, a volte sono solo frammenti, quasi sempre senza colonna sonora , senza tensione insomma perchè le tematiche del film sono ben altre. Il regista poteva anche ridurle mentre invece gli allenamenti , la presenza del protagonista a osservare quei corpi in lotta, che si toccano, a volte uno sull'altro hanno ben altro significato (per non parlare di quell'allenamento improvviso e notturno cui il regista accenna soltanto ma che forse sarà il momento rivelatore per il grosso ma ingenuo Mark).Nel cambiamento di Mark dopo l'arrivo del fratello io ci metto anche una sorta di pudore e di imbarazzo di un ragazzone psicologicamente irrisolto di fronte a Dave da cui si sente giudicato.

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    1. Perfetto carmine.
      Ma io mi sono mal spiegato...
      Non volevo dire che questo fosse un film sportivo, lo fosse stato nemmeno andavo a vederlo. Ma un film dove lo sport era presente in maniera massiccia, ma non raccontato con le solite parabole e le solite maniere. Questo è un film di uomini, una storia nera. Ma so di tante ragazze che per colpa della lotta libera lo hanno proprio odiato o trovato noioso. Ecco, quello intendevo. Se si capisce che lo sport è solo il contorno e il "metodo" psicologico all'interno del film è un'altra cosa. Sì, quando parlo di latenza omosessuale intendevo alle scene che descrivi benissimo te. E anche molto più banalmente circondarsi di omaccioni in mutandoni credo non sia casuale.
      Sì, Mark ha ansia da prestazione e senso di inferiorità verso tutto e tutti. Ha bisogno di fiducia, di essere considerato. E quello schiaffo con arrivo poi del fratello è stata una doppia botta troppo forte.
      Disamina perfetta, grazie

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  7. Sai come la penso sullo streaming... e i primi a far morire il cinema per me sono i distributori stessi.
    Comunque il film mi ispirava poco, ma tutti tutti tutti ne state decantando meraviglie. Con la scusa che la signora Jean Jacques è una fan di Tatum, potrei vederlo.

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    1. Vai Giacometto, vai.
      Hai la mia benedizione

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  8. Ciao Caden!
    Sono tornato da poco dal cinema...un altro titolo che ci accomuna;)
    Piccolo e divertente accaduto: pensa che durante la Scena (la madre sulla carrozzina in palestra) ho pensato che si trattasse della miglior sequenza del film...tornato a casa mi dico: fammi vedere cosa ha scritto Caden(avevo già adocchiato la tua rece senza leggerla ovviamente)...leggo la recensione ed ecco lì che mi citi la suddetta scena come la migliore:))
    Vabbè apparte questi piccoli dettagli personali...
    Ho letteralmente adorato questo film, la sua pacatezza, il suo essere profondamente psicologico analizzando ottimamente tre diverse personalità.
    Per non parlare della regia dello stimatissimo (da me) Bennett Miller, uno che usa uno stile di regia lontano dai canoni Hollywoodiani (come aveva già dimostrato nei precedenti e bellissimi Truman Capote e Moneyball) privilegiando inquadrature statiche e campi lunghi(ssimi).
    Invece Steve Carrell?! Mamma mia che interpretazione! Ho letto di sopra la tua "profezia" fatta 4 anni fa...c' hai preso! ahaha
    Steve Carrell non fa che confermare la bravura di Miller nel dirigere gli attori (vedere il compianto Philip SH in TC e il sorprendente Brad Pitt in Moneyball).
    Comunque sia...uno dei migliori film di questo 2015 (e non solo).
    Ciao Caden! A presto

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    1. Ciao Pietro!
      Ti rispondo subito che passavo di qua :)

      Intanto son felicissimo che sei tornato, pensavo lo facessi nel post del Piccione sul ramo (ti avevo anche avvertito della sua uscita sul post della promessa, non so se poi l'hai visto)

      La cosa della scena non è affatto "piccola" o "personale", anzi, io con le persone con cui più vado d'accordo cinematograficamente amo non condividere giudizi comuni su film ma proprio sulle scene.
      Scusa la battuta, ma quella è proprio la scena madre :)

      La psicologia di questo film è strepitosa e, come dici, raccontata in modo non plateale, nascosto.
      Sto cazzo de Miller ha preso 3 grandi-piccole storie americane, ossia la base per fare 3 film hollywoodiani e invece ne ha tirato fuori 3 film fortmente autorali. Ahaha, è vero, ci son rimasto male leggendomi su Carell.

      Ottima la tua analisi sulla direzione attoriale di Miller.
      Se pensi che solo in questo film TUTTI e 3 gli attori hanno fatto l'intepretazione della carriera non c'è altro da aggiungere.

      ( a parte forse Ruffalo, già grande in almeno altri 3,4 film)

      a presto!

      (oh, adesso comincia una rubrica anche Frank eh)

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  9. No, non sono intervenuto sul Piccione perchè, non avendolo visto (ho fatto una c*****a, mi toccherà vederlo su piccolo schermo), non ho neanche letto la tua rece..

    La battuta ci sta tutta ahahaha

    Eh si, sto Miller ci sa proprio fare

    Si su Ruffalo hai ragione, prima di questo ci sono da segnalare diversi altri ruoli (anche da "non protagonista")

    a presto!!

    (Wow questa si che è una buona notizia! ;)

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    1. Non è detto che hai fatto una cazzata, era uscito da te?
      Credo che a sto punto rimanga solo lo streaming.

      Sì sì, Ruffalo è uno dei migliori 5 non protagonisti al mondo, ha una carrira di parti di secondo o terzo piano di qualità pazzesca.

      A presto, anche con Frank :)

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  10. Eh si, in qualche cinema a qualche km da casa l'hanno dato, solo che per un tempo veramente ristretto. Si, mi rimane soltanto lo streaming, anche se non sono riuscito ancora a trovarlo.

    A presto!

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    1. E tutta esperienza :)
      Quando vedi in programmazione questi film sai che oltre la settimana giovedì-mercoledì non andranno (Perugia a parte...)

      In ogni caso monitoro anche io, se magari finisce su MyMoviesLive te lo mando

      ciao!

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  11. No problem, tutto risolto ;)
    Ho trovato un cinema che ancora lo fa (può darsi l' abbia reinserito); è un po' lontano ma credo ne valga la pena (d'altronde Andersson non mi ha mai deluso).
    Ci vado domani dopo scuola;)
    Ciao!

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    1. Così si fa Pietro...
      E' per questo che aspetto sempre almeno un anno prima dello streaming, se uno è un vero amante della sala e del cinema alla fine l'occasione la trova sempre. Bisogna solo aspettare e CERCARE. Sempre a chi interessa. Vai, che Andersson sia con te

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