29.6.16

Recensione: "Corn Island"




29 giugno 2009
Senza alcun motivo entro su blogger ed apro un blog.
Faccio un post piccolissimo, stupidissimo, sul mio senso del cinema.
Il giorno dopo metto la mia prima rece. Poteva finire là, anzi, era molto facile finisse di lì a poco.
E invece siamo ancora qua, 7 anni dopo.
Posso far finta di no, ma alla fine sto spazio è stato ed è una cosa importante.
Gli voglio bene, anzi, forse è l'unico modo in cui riesco a voler bene a me stesso.


oh, ma avete votato vero? mancano poco più di due giorni eh!


Un film georgiano a cui non servono le parole.
Un vecchio e sua nipote in un'isola che si è formata dal nulla in un fiume.
Una piantagione di grano da far nascere.
A metà strada tra Castaway in the moon e Primavera, Autunno, Estate... di Kim Ki Duk, un piccolo film fatto di silenzi e gesti semplici ed essenziali.
Con quell'isola che più passa il tempo più ci appare importante, simbolica e fragile.
Come la vita.

C'è il rumore delle onde che si frangono incessantemente.

C'è quello della terra che viene pestata, smossa, aperta e richiusa.
C'è quello del legno che viene calpestato, tagliato, piantato.
E ci sono i rumori di passi che calpestano acqua, terra e fango.

Quei passi, quello smuovere, quel calpestare, quel piantare e quel tagliare sono tutte azioni che compie un vecchio uomo, uno che sembra Dersu Uzala quasi, perchè siamo in Georgia, una di quelle terre che sono Europa ma dall'Europa sembrano essere tanto lontane. Terre in cui gli uomini hanno occhi che cominciano ad allungarsi verso le mandorle che troveremo più ad est.
Uomini dalla carnagione scura però, uomini di mezzo.




E ancora più di mezzo è quest'isola dove approda il vecchio uomo. Isola che prima non esisteva perchè si forma solo in particolari periodi dell'anno. 
Sul fiume Inguri, ideale linea di confine tra la Georgia e l'Abcasia. Insomma, uomini di mezzo in una terra di mezzo. Una terra temporanea poi, che bella cosa.
Eh, però una terra che si forma dall'acqua è fertile come poche. E allora il vecchio sa che deve approfittarne, che là può costruire una casa usa e getta, che può piantare semi, che avrà grano e che quel grano lo terrà in vita l'inverno.
Non c'è altro nella prima mezz'ora di Corn Island, solo questo vecchio che colonizza la sua piccola isola. Non ha fretta, con la sua barchetta va e viene (non sappiamo da dove, probabilmente dalla sua casa "vera) portando un pezzo per volta. Un giorno, per aiutarlo, porta in questa isoletta "a tempo" anche sua nipote, una ragazza adolescente dalla bellezza malcelata ed acerba.
Sono solo lui, lei e un'isola che per un pò sarà casa loro.
Impossibile non richiamare alla memoria il lui di Castaway on the moon. L'isola deserta, la solitudine, la tigna e la pazienza di far fruttare quella terra. Sempre grano poi, e se là quegli spaghetti sapevano di metafora qua invece no, qua c'è la vita vera, qua ci sono gesti millenari che sanno di sopravvivenza.
Kim si ritrovò in un'isola e nell'isola ritrovò sè stesso.
Qui c'è un vecchio che quest'isola l'ha voluta. E che se ne può venire e andare quando vuole.
Sembra tutto diverso eppure quanto si somigliano...




Corn Island è un pò a metà tra Castaway on the moon (ma senza averne la stessa brillantezza e "pazzia", qua siamo al neorealismo puro) e Primavera, Autunno, Estate (etc) di Kim Ki-Duk.
Del primo riprende le cose dette sopra, del secondo l'ambientazione, il rapporto maestro-discepolo (qua è la nipote ad essere una sorta discepolo), il senso del tempo e delle stagioni, un certo esistenzialismo o filosofeggiare.
Corn Island, tra i tanti, ha il merito dell'essenzialità dei dialoghi. Non è un esercizio di stile sul silenzio, non è un film presuntuoso, semplicemente è un film dove il superfluo è bandito. I protagonisti si parlano giusto 2,3 volte non per vezzo autorale ma perchè non c'è bisogno che lo facciano di più. Tra l'altro, il rapporto tra il nonno e la nipote è sì molto bello, ma al tempo stesso freddo, distaccato, "difficile". Il vecchio è uomo di poche parole e di affetti sopiti, uno che ci tiene molto alla nipote ma sembra più usare verso di lei il ruolo rispetto alla parentela.
E lei è una ragazza a tratti bellissima che accetta quella vita quasi senza problemi. Del resto o mangi la minestra o salti dalla finestra, c'è poco da fare. Ma la sua adolescenza bussa alle porte, lei non può essere solo come un vecchio che taglia, pianta e costruisce. E quando passano i militari con quei piccoli scafi (sono i secessionisti abcasi in cerca dei georgiani) un pò li teme e un pò ne rimane attratta. Del resto sono le uniche forme di vita esistenti che vede, a parte i pesci che pulisce nel fiume prima di mangiare.
Poi, un giorno, sull'isola finisce proprio un militare ferito. E' dell'altra parte, è georgiano, uno di quelli che i militari di vedetta cercano di continuo. Il vecchio, senza parlargli mai, lo cura e lo nasconde.
Gran film questo Corn Island, uno di quelli respingenti per chi non ama il genere, uno di quelli affascinatissimi per chi invece si lascia conquistare da queste storie che parlano di tutto e del nulla, storie prive di attrattive, prive di ammiccamenti e specchietti per le allodole. Storie, semplicemente.




La natura la fa da padrone con questo magnifico fiume, queste isolette neonate e quella sponda rigogliosa dall'altra parte. E' un film di dualismi, quello uomo-natura, quello militare tra georgiani e abcasi, quello tra il vecchio e sua nipote. 
Ma forse il crocevia più grande ed importante è quello tra la vita e la morte e lo straordinario finale, roba da capogiro, ce lo dirà chiaramente.
Bravissimo il regista nel tratteggiare il personaggio di lei, nel suggerire questa sensualità acerba e timida. C'ho visto sprazzi di quel capolavoro di Amer, di Shell, di Sole Alto. L'adolescenza repressa che però manda effluvi di dirompente sensualità.
Come non citare la magnifica scena del bagno di notte...
E che bello vedere che quell'isola di nuda terra piano piano, in un modo armonioso ed impercettibile, prima diventa casa, poi casa e terra smossa, poi casa e primi germogli, poi casa e piantagione. E la piantagione diventa espediente narrativo formidabile, luogo in cui nascondersi e, specie dopo aver visto il finale, ragione di vita per cui, forse, poter morire.
Non tutto va benissimo a dir la verità. A parte errori quasi divertenti (nella scena dei militari che bevono vino sono 4 quando scendono dalla barca e ci risalgono poi, tre invece nell'isola. Probabilmente le due scene sono state girate in giorni diversi e un attore aveva dato forfait...). Dicevo, a parte 2,3 errorini non convince quasi per niente tutta la sezione del soldato ferito. Appare come un vero e proprio deus ex machina capace di sparigliare le carte e dare ritmo al film e invece sì, è vero che sia a livello psicologico (con la ragazza) che di plot qualcosa accade, ma poi il soldato scompare del tutto dandoci la sensazione di una parte di sceneggiatura un pò tirata via. Certo, è anche importante per la storia del conflitto militare ma il suo personaggio ha presupposti troppo importanti per andarsene via così.
Ed è innegabile che il film, anche per chi mastica pane e tempi morti, a volte sia lì lì sul limite di qualche minuti di noia.




Ma che bello però cercare di leggere il personaggio di lei, quello che pensa, quello che vuole, quello che prova. Quella piccola ferita che si procura alla fine la porta al pianto perchè, in realtà, è una stilla di sangue che sa quasi di rivelazione. 
"E' questa la vita che voglio?"
Ma, tanto, ci sarà la Natura a decidere per tutti.
E come la natura aveva creato quell'isola ora ha deciso che è il momento di distruggerla (e anche qui c'è quasi identità con Castaway on the moon).
L'immagine del nubifragio e di quell'isola che diventa sempre più piccola sono cinema di livelli che raramente se ne vede.
E io che pensavo che questo film fosse solo una storia di uomini mi accorgo in quel momento che invece è qualcosa di molto di più, qualcosa che si avvicina all'esistenziale.
In fondo ogni nostra vita, ogni nostra esistenza è un pezzo di terra che noi cerchiamo di coltivare e mantenere come meglio possiamo.
Ma, a volte, gli eventi sono troppo più forti di noi.
E quel nostro pezzo di terra si può così sgretolare sotto i nostri piedi.
Se sei giovane puoi ancora avere la forza di andar via e ricominciare altrove, se sei vecchio e sai che quel pezzo di terra assomiglia ormai tanto all'ultimo calpestato nella tua vita allora non rimane che provarci a star sopra fino alla fine.
E affondare, infine.


( voto 8 )

26 commenti:

  1. Niente, non merito nemmeno una citazione. Ingrato u.u

    Comunque Giusè, non riesco più a guardare film, che devo fare? È grave? C'è una cura?
    1

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    1. "Gli voglio bene, anzi, forse è l'unico modo in cui riesco a voler bene a me stesso".
      Se fossi qui ti darei una pacca sulle spalle ( è il mio modo di abbracciare).

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    2. Ti do una cura: accendi la TV su pomeriggio 5 :D

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    3. Non c' è più Barbara D'Urso!!! Non funziona questa cura.

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    4. C'è una cosa preoccupante: come fai a saperlo? ahahah io lo sento adesso da te per la prima volta.

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    5. Ahahahah, d'estate tutti sti talk show o come si chiamano loro vanno in vacanza (per fortuna). Eh, purtroppo mia nonna è fissa su "il segreto" e pomeriggio 5, quindi certe cose le conosco bene :,(

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    6. eh, in effetti devo ringraziare te per avermi ricordato del "compleanno" (non c'era la minima possibilità che lo facessi da solo) e il lettore Yalmar per il film...

      Beh, grave zero, anzi, è normale dopo tutti quelli che hai visto -troppi- in questi mesi.
      Io lo dico sempre poi che si va in overload...
      L'unica cura è il tempo ;)

      incredibile che non ci sia più la D'Urso, non riesco ad immaginare quell'obbrobrio senza di lei...

      e non voglio manco sapere chi c'è ;)

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    7. ah, avevo capito male anche stavolta, non c'è più proprio Pomeriggio 5, non che non c'è più lei...

      vivaddio

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  2. Non so nulla di questo film, commento per farti gli auguri di blog-compleanno :) Sperando non ci sia la crisi del settimo anno :D

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    1. grazie!

      sai che mi sento ci sarà proprio la crisi del settimo anno?

      ma di solito si passa

      purtroppo ;)

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    2. no, però stamo a dì na strunzata

      se ne sono passati 7 questo entrato oggi è l'ottavo

      non ho più scuse per la crisi!!!!

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    3. Ma al cinema ho voglia di andare!!! È in tv o streaming che mi annoio!!! Mah
      Stasera porto il mio cuginetto 14enne a vedere the conjuring:D

      "No, però stamo a dì na strunzata"

      Gli effetti di Gomorra su Giuseppe che non vede Gomorra, fantastico!
      Io da un mese parlo solo in napoletano :D
      Giusè, la stessa storia con gli anni, però al contrario!!!
      39 non sono, perchè manca un mese, però qui siamo ad 8 e sono appena compiuti, ahahah. Deciditi come vuoi calcolarli sti anni;)

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    4. Ovviamente se non ricordi la conversazione avuta qualche tempo fa, sta cosa che ho scritto ti sembrerà senza senso :D

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    5. Beh, ma io non ho detto che il blog ha 8 anni, ho detto che è entrato nel suo ottavo anno, sono due cose diverse...
      Il blog ha 7 anni appena compiuti.

      8 anni li farà il 29 giugno 2017

      conjuring volevo vederlo anche io, non mi aspetto nulla ma era giusto per rivedere un horror in sala. Anche perchè gli ultimi due mesi sarò andato in sala solo tre volte

      ma il mi fratello non me ce viene, e gli horror da soli sono molto tristi

      beh, sei proprio talmente cambiata che andresti solo al cinema...

      di gomorra so na sega ;)

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    6. succede con sto conjuring.
      Finalmente ho finito la strada, volevo vedere il film, ma niente, dopo la scena iniziale ho stoppato. Uffa:(

      'Sta senza pensier :D

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    7. Si è inviato metà messaggio :/

      Dicevo
      Io ho visto un solo horror, il mai nato, al cinema. E mi sono spaventata a morte :D
      Vediamo che succese con sto conjuring...

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    8. Il Mai Nato dovrebbe esse uno dei primi film che ho recensito.
      Ricordo solo una locandina con un gran bel deretano.
      E, se non sbaglio, una scena assurda con dei fogli.

      Per The Road non so che dire, non so i motivi per cui hai stoppato, ma certo si tratta di un film molto tosto. Ma del resto se hai letto il libro lo sai benissimo da sola ;)

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    9. Ahahha, si, ricordo anch'io la locandina.
      Mi ha fatto una paura assurda,ed io non sono una da jump scary, eh? Forse al cinema, ultimo spettacolo, faceva un effetto diverso.
      Ho stoppato perchè, come per ogni altro film, nell'ultima settimana, mi annoio. Non c'è un motivo valido. Devo capire se mi annoiano i film o stare seduta a guardare i film. C'è differenza tra le due cose e, nel primo caso di sicuro è più preoccupante.
      Ja, proviamo con un doc.
      A presto Giusè:)

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    10. Io e il mio inglese da 10 e lode.
      *jump scare

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    11. all'incirca è quello che mi capita a me coi libri da 4 anni

      lascia perdere il film e goditi l'estate

      altro che doc

      a presto

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  3. mi sembra che non ti sia dispiaciuto :)

    http://markx7.blogspot.it/2015/11/corn-island-george-ovashvili.html


    l'altro giorno ho visto "El abrazo de la serpiente", mi gira ancora in testa, potentissimo

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    1. sta zitto va, el abrazo è uno dei 4,5 film che più voglio vedere, uno dei possibili capolavori, lo so

      molto carina la tua citazione musicale, perfetta!

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    2. un film come pochi, vedrai

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    3. me lo sento a pelle anch'io

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  4. Pellicola che mi ero appuntato e che ho recuperato a scatola chiusa in DVD, l'ennesima. E devo dire che l'ho trovata splendida, echi di Kim Ki-Duk evidenti, un azzeramento dei dialoghi che è pura poesia e dialogo dei corpi e dell'anima. Ma ci sono tante cose notevoli, dal rapporto uomo/natura, al rapporto uomo/donna, dalla nascita e morte della vita sia vegetale che umana. Veramente una bella gemma, con tempi dilatati ma funzionali al modo e allo stile di un'opera sconosciuta ma che brilla e illumina chi la guarda.

    Voto: 8/8,5

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    1. hai detto tutto!

      aggiungerei anche la tematica del costruire e vedersi distruggere tutto, una delle più tragiche del film

      titolo magnifico tra l'altro

      stesso voto

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