30.10.14

Recensione: "Amer"


Forse non serve farmi tanti scrupoli o perdermi in troppi preamboli, forse meglio dirlo subito e direttamente: Amer è il thriller psicologico (a cavallo tra l'horror e il giallo) visivamente e psicologicamente più interessante di questi ultimi 10 anni.
Affascinante, onirico, sensuale, insidioso, visivamente impressionante.
Insomma, un capolavoro?
Forse sì, se si accetta (o si sopporta) l'assoluta, e probabilmente eccessiva, autorialità del tutto, l'estremo sperimentalismo, l'essere sbalzati per un'ora e mezza nell'incubo visionario dei due registi che se ne fregano di aiutarci nella comprensione, che se ne fregano di darci qualche appiglio.
Quello che riusciamo senz'altro a capire di Amer è che il film è ambientato in tre diverse temporalità, l'infanzia, l'adolescenza e l'età adulta di una stessa persona.
E in tutti e 3 i casi vediamo una sola giornata della stessa se non addirittura, come nell'inserto centrale, quello dell'adolescenza, soltanto pochi minuti.
Tre giorni che catturano tre momenti diversi di vita.
La bambina oppressa e impaurita da strane presenze nella vecchia villa in cui abita.
L'adolescente che prima passeggia con la madre e poi, inseguendo un pallone, si ritrova sola vicino a una banda di motociclisti.

La donna che decide di tornare nella vecchia villa in cui viveva da bambina per accorgersi poi di non esser sola.
In questo scheletro narrativo tutto il resto è quasi inafferrabile.
Ma ci sono senz'altro tematiche comuni, fil rouge astratti che legano le tre vicende.
Uno, il più evidente, è quello della sensualità che aleggia in maniera dirompente per tutta la pellicola.

Risultati immagini per amer movie

Il corpo, le sensazioni che esso regala, l'immaginazione erotica, i brividi dei sensi, sono elementi comuni presenti praticamente in ogni sequenza.
Del resto se è vero che questo è sicuramente un film sul sesso, sulla paura e sulla morte (Eros e Thanatos come poche volte ho visto prima) è però soprattutto, secondo me,un film sull'esaltazione e sull'"ultrapercezione" dei propri sensi.
La protagonista, prima bambina poi sempre più grande, è una donna ipersensibile, che sente una formica scorrerle sulla pelle come fosse un serpente, che fissa il suo sguardo sempre nei dettagli, gli occhi, la pelle, addirittura i pori delle persone, che sente, e noi con lei, i rumori amplificati, i respiri, tutto.
E la regia, sia visivamente che acusticamente, va di pari passo con questa ipersensibilità, talmente amplificata che la realtà perde del tutto i suoi connotati. La luce diventa sovraesposta, il vento quasi tempesta, gli stessi vestiti, il tessuto, sembrano avere vita propria, tutto è amplificato.
E per rendere queste incredibili sensazioni il film gioca con sequenze psichedeliche, pellicole colorate, irrealtà, surrealtà, liquidi amniotici o di desiderio che diventano acqua in una vasca, sogni e immaginazione.
Tutto con un taglio anni 70, nelle inquadrature, nei movimenti di macchina (zoom avanti e indietro), nelle sfocature, nella colonna sonora, nell'uso dei dettagli stretti, nella costruzione delle scene, specie nell'ultimo quarto d'ora, omaggio talmente smaccato che credo esplicito ad Argento (e i guanti neri, e le armi da taglio, e le lame vicino agli occhi).
Se vogliamo dare delle definizioni potremmo considerare horror la parte dell'infanzia, con un uso fantastico, veramente fantastico, dei rumori e degli ambienti, talmente ben fatto che quando ci sono dialoghi in francese, e ci saranno per tutto il film, nemmeno ce ne frega nulla, tutto è accessorio all'atmosfera, alle immagini e ai rumori.
La seconda parte, brevissima, presenta una scena che ha del miracoloso, una camminata di lei, bellissima ragazza tra l'altro, che si avvicina ai motociclisti. C'è la sensazione del sesso che trasuda, letteralmente, vediamo i pori muoversi, il sudore colare, gli sguardi incrociarsi, le bocche, la ghiaia sotto i piedi, una mano che sposta una ciocca di capelli, il vestito alzarsi e mostrare le gambe.

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Davvero magistrale, senza un particolare volgare, senza un movimento di macchina di troppo, pure sensazioni, per riallacciarmi a quello che avevo detto prima, ossia alla capacità, visiva e non solo, che ha Amer nel raccontare e "mostrare" tutti i nostri sensi.
La terza parte, come accennato, è un giallo argentiano a tutti gli effetti, quasi impossibile da comprendere nelle dinamiche ma di grande atmosfera con una scena poi nel finale di fortissimo impatto visivo, quasi fisico.
Girata, questa terza parte, in un blu fantastico tra l'altro.
Io non so cosa sia Amer, probabilmente è il racconto di una donna e del suo rapporto, tutto reso in metafora, con la sessualità in tutto l'arco della sua vita. Una pulsione e allo stesso tempo repulsione nata probabilmente vedendo i suoi far sesso (proprio da quella scena ad esempio parte tutta la sequenza incubo-visionaria della prima parte).
 E quella mano guantata di nero forse significa qualcosa, forse è l'inibizione, la castrazione, la morte dei suoi desideri.
Non so cosa sia Amer fino in fondo e forse è inutile chiederselo.
Quello che so è che sarà difficile dimenticarselo.
Perchè, per quanto tu possa odiarlo, questo è un film unico.

19 commenti:

  1. per quanto ti sembri strano, non conoscevo questo film, sembra interessante, lo cerco...

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    1. In effetti mi sembra strano :)

      Interessante lo è di certo, poi che possa piacere o no mai come in questo caso è un mistero

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  2. ecco, se mi volevi incuriosire ora ci sei riuscito!!!

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    1. Nè Bradipo nè Ismaele credo sia la prima volta.
      Vedilo, ti potrebbe anche far incazzare, a me ha affascinato dal primo all'ultimo minuto

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  3. capolavoro per me no, però sicuramente un'esperienza visiva favolosa.

    e la seconda parte poi forse un po' capolavoro lo è... :)

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    1. Siamo sullo stesso livello di un'altra ragazza vista ad inizio anno Marco no?

      E anche lì poi la vedevamo più grande nella seconda parte del film

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  4. Ciao!! Buon Halloween:-) Stavo leggendo la recensione di Amer.Non l'avevo sentito nominare.Stasera se guardi nei cieli,potresti vedermi a cavalllo di una scopa!!!

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    1. Fammi sapere a che ora passi che metto la sveglia per vedere :)

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    2. Non ti ho detto a che ora sarei passata! A saperlo prima. Beh comunque e' stata una festa divertente,ma ho fatto parecchia fatica a parcheggiar la scopa:)))

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    3. Ma la scopa la parcheggi dapertutto su, mica è un SUV!

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    4. Questo vero! Hai ragione.Comunque c'erano delle streghe che erano venute in corriera erano tutte in fila in una scopa:-)))

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  5. "Amer è il thriller psicologico visivamente e psicologicamente più interessante di questi ultimi 10 anni."
    Come non essere d'accordo?

    "la regia, sia visivamente che acusticamente, va di pari passo con questa ipersensibilità, talmente amplificata che la realtà perde del tutto i suoi connotati."
    C'è un lavoro sui dettagli che ho riscontrato veramente poche altre volte, in film dello stesso genere (almeno quelli contemporanei), un'accortezza impressionante, e ancor più amplificata nel film successivo: "l'étrange couleur des larmes de ton corps".

    "nella costruzione delle scene, specie nell'ultimo quarto d'ora, omaggio talmente smaccato che credo esplicito ad Argento"
    Sicuramente Argento c'è, ma in quel segmento ho trovato più riferimenti a Sergio Martino e al suo "I corpi presentano tracce di violenza carnale".

    "potremmo considerare horror la parte dell'infanzia, con un uso fantastico, veramente fantastico, dei rumori e degli ambienti"
    Quì, è Argento "vivo", secondo me: "Suspiria" in bomba!

    "vediamo i pori muoversi, il sudore colare, gli sguardi incrociarsi, le bocche, la ghiaia sotto i piedi, una mano che sposta una ciocca di capelli, il vestito alzarsi e mostrare le gambe."
    Forse anche troppo videoclippato, in certi frangenti. E stessa cosa nella scena in cui lei è in taxi e si sporge dal finestrino, sembra quasi la pubblicità per un paio d'occhiali :D

    "Perchè, per quanto tu possa odiarlo, questo è un film unico.
    Nella contemporaneità del genere, senz'ombra di dubbio!

    Guardati il successivo, lì ho faticato a starci dietro pure io, anche troppo schizzato per il mio andamento "slow" ;)

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    1. 1 già, come non esserlo? :)

      2 è così, ogni sequenza ha dietro un lavoro di montaggio e di costruzione incredibile. Se la sono cercata quest'accuratezza. E l'ha premiati

      3 la tua cultura cnematografica fa sì che ti dia ragione a prescindere senza che nemmeno abbia visto quel film.
      Me lo segno

      4 è vero vero vero vero

      5 a me son piaciute da morire entrambe le scene ma se per solo un attimo le avessi percepite come dici te, ovvero come videoclippate, probabilmente l'avrei odiate :)

      meno male che ne ho fruito senza pensare a questa giusta e possibile critica

      6 sì sì, intendo sempre nella contemporaneità, nei 10 anni di cui parlavo all'inizio. Ma anche andando indietro sebbene visivamente ricordi decine di film non so quanti si siano spinti così in là quanto a visionarietà e "astrattismo"

      Oh maria, se è ancora più contorto di questo e se pure te hai faticato questo dovrebbe essere uno sprone alla visione? :)

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  6. Pensavo di essere il solo a conoscere questo film XD
    Comunque sì, esperienza visiva straordinaria, ma a fine visione mi ha lasciato con uno strano senso di vuoto. E una tematica simile con l'omaggio al giallo italiano di qualche decade fa proprio non l'ho capito...

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    1. Ah, ma questo da Giacomino non me l'aspettavo.
      Capisco assolutamente il senso di vuoto di cui parli ma personalmente l'ho pienato con delle sensazioni visive e sensoriali davvero inusuali

      recensito?

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  7. L'inibizione sessuale sbarra la via alla vita sessuale pienamente vissuta, ma non arriviamo al dramma storico de "il nastro bianco". La forma del racconto cui siamo davanti è quella di ricordi preindividuali, corporei, quasi fosse la carne che raccontasse se stessa. La morte di un uccello e quella del nonno si sovrappongono, come si sdoppiano una strana figura femminile vestita a lutto, e il corpo sessuale della madre. Tutto è duplice come eros e thanatos. La scoperta della sessualità avviene sotto l'ala lugubre del mistero della fine. Cresci e il guanto nero sbarra ogni sapere sul proprio corpo. Ottieni piccole vendette sulla ricrescita bianca dei capelli della propria madre, il corpo brama e reclama la carne, ma non riesci a comprenderlo. Il guanto nero torna come un blocco di cui non si sono comprese le cause. Ritorna perché insepolto, e rilascia con sé un carico di malinconia, paura sgomento e mistero, ma anche voluttà e piacere. Cerchi di affrontarlo e dominarlo senza conoscere le cause vere della sua manifestazione, uccidi. Ma la sfida col mostro finale impone un alto sacrificio, l'ultimo estremo dolore e voluttà, quello di agire contro se stessi nel modo più definitivo. L'ultimo passo è compiuto, il mostro ha vinto. Però ora, su un tavolo settorio, un corpo finalmente libero dai blocchi può ricordare la storia delle sue passioni.

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    1. E meno male che lo hai visto alle due di notte...

      Commento bellissimo e al quale, come sempre, è difficile replicare, anche perchè di un film così ricordi le sensazioni, poco altro.
      In ogni caso mi ritrovo in ogni riga, o almeno in tutte quelle che ho capito ;)

      E' proprio quel contrasto tra la voluttà, il piacere e l'inibizione, la morte e il mistero il segreto del film.
      Non so che dire, solo che è un film che esteticamente e sensorialmente ho trovato impressionante

      complimenti

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  8. Complimenti a te. Se non fosse stato per te non lo avrei mai scovata questa rarità. Mi ha privato di un sacco di energie come per le migliori gare podistiche, come per esse mi ha lasciato la fatica di essermi appropriato per un po' di qualcosa di sfuggente e inappropriabile...

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    1. Beh, paradossalmente grazie a Federico che ce l'ha ricordato anche senza che gli sia piaciuto...

      Hai fatto anche meglio del settimo posto

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