17.10.14

Sui giovani d'oggi, sulla mancanza delle stelle e su gente ubriaca con la cedrata

Io ho un amico colto.
Probabilmente più di uno ma questo non è importante.
Ovviamente è inutile ripetere il solito discorso su cultura e intelligenza no?
Un amico colto non vuol dire un amico intelligente, e la cultura non è intelligenza, che diamine, ormai sta cosa bisognerebbe averla capita, dovrebbe capirla anche uno che non è intelligente ma semplicemente colto.
Ci può essere più intelligenza in un aborigeno che vive ancora l'età della pietra che in un professore di Yale.
Che poi il fatto che Rocco, questo il suo nome, oltre ad essere molto colto sia anche molto intelligente almeno in questa prima parte de sto delirio non ci interessa, dopo sì.
Insomma ho un amico colto, uno di quelli che cita letteratura, filosofia e antropologia per capirsi.
Uno di quelli che ti aspetteresti con la barbetta e con gli occhiali.
E infatti Rocco c'ha la barbetta e gli occhiali ma 10 giorni fa ha corso pure la maratona.
E non c'è niente di più soddisfacente di un amico colto còlto in fallo.
Specie per me che al massimo cito Fantozzi e il suo "chi ha fatto palo?"
Abbiamo appena visto Class Enemy, bellissimo film sloveno che ha per protagonisti sedicenni/diciottenni colpiti da un grande lutto in classe. Noi sedicenni/diciottenni lo siamo stati sedicenni/diciottenni fa (brutta questa), è normale fare due discorsi su sta cosa.

(Te Federico dopo il film hai preferito andà a giocà a calcetto che discorre di massimi sistemi con noi ubriachi di cedrata. A proposito, sarà partita proprio dalla cedrata, simbolo degli anni 80, sta voglia de affrontà sti discorsi generazionali? Po esse.
Insomma, Federico vaffanculo, spero che hai perso e te sei fatto male.)

A un certo punto parlando dei sedicenni/diciottenni/ventenni del film e passando, gioco forza, a quelli che ci stanno intorno (e che prima, tra l'altro, erano dietro di noi al cinema, ridendo e sguaiando per tutto il film) a me viene in mente una cosa.

"Rocco, ci sono, manca il desiderio"
"Spiegati"
"Beh, intanto già la parola desiderio è magnifica di suo no? De-sidera, mancanza delle stelle, bellissimo"
"Mai saputo..." (e qui il riferimento al colto còlto in fallo dell'inizio) "sei sicuro?"
"Sì"
Meno male che lui sul cel ha internet, andiamo di wikipedia e ho ragione io.
(La cedrata ma l'aveva già offerta, avevo già quindi ricevuto in anticipo il premio di una scommessa futura che avrei dovuto vincere entro serata, dovevo solo inventarmene una)
"Manca il desiderio, la mancanza delle stelle, l'emozione di raggiungere qualcosa, coprire quel vuoto, trovare quelle stelle"
A questo punto Rocco mi parte in un'interessante opinione per cui secondo lui il desiderio non sia propriamente la mancanza di qualcosa ma più l'atto in sè, il desiderare. Insomma, il desiderio è il mezzo, non presuppone necessariamente un fine, l'appagamento di quella mancanza.
Conveniamo comunque.
Dopo un pò mi accorgo invece che ai giovani d'oggi non manca il desiderio, anzi, di desiderio ce n'è pure troppo.
Manca l'Attesa.
Ecco, il mix perfetto, la Magia, è il Desiderio insieme all'Attesa. (o.k, la smetto con le maiuscole).
Se poi il desiderio e l'attesa a cui porta riescono anche a raggiungere l'obbiettivo ecco la felicità in vita no?
Insomma, non è vero che manca il desiderio nei giovani, manca l'attesa.
E la mancanza di quest'attesa a cosa ha portato?
Al consumo.
O forse è il contrario.
(sì, da un pò ho abbandonato virgolette e dialogo ma l'ho fatto perchè i discorsi venivano un pò costruiti insieme in fieri tra me e lui, due ultratrentenni che cercavano di dire cose intelligenti senza probabilmente riuscirci. Ho usato il dialogo solo quando dovevo dimostrare di aver ragione io).
Dicevamo, il consumo.
E il consumo è moltiplicazione.
E immediatezza.
Il consumo è moltiplicazione e immediatezza.
Devo scop... 30 ragazze, e nel più breve tempo possibile.
Devo cambiare 15 telefonini e comprare immediatamente quello che esce nuovo.
Devo vedere tutti i film che sono arrivati in sala al cinema e farlo ora, adesso, 3 minuti dopo che è uscito, vai col download.
Devo avere questi vestiti e prenderli adesso, che tra un mese ne andranno degli altri.
Devo scrivere brevissimi post con i quali nel più breve tempo possibile devo raggiungere il maggior numero possibile di mi piace.
Quindi gli oggetti del desiderio non sono diminuiti, anzi, sono aumentati in numero esponenziale.
Ma se è vero che abbiamo un desiderio pari a 100 rimasto inalterato negli anni se una volta sto 100 lo distribuivamo in 4,5 "oggetti", quella ragazza, quel film, quel vestito, quell'obbiettivo da raggiungere, ossia un 20 20 20 20 20, adesso gli oggetti del desiderio sono decine e decine, tante ragazze, tanti telefonini, tanti film da far fuori subito, tanto carpe diem scellerato.
E il desiderio passa a 5 5 5 5 5 5 5 5 5 5 5 5 5 5 5 5 5 5 5 5
Ed è qui che ritorna fuori il discorso dell'Attesa.
Se devo avere quelle 20 cose come faccio ad aspettare?
Cazzo, le desidero adesso!!!
Now!!!
Ma questa, così, non è più mancanza delle stelle, ma l'averne già prese dal cielo un vagone e volerle semplicemente possedere ancora di più.
Colpa loro?
Per me più no che sì.
Nel senso che se devo scegliere tra queste due frasi:
"La società crea la propria generazione"
o
"La generazione crea la propria società"
io, ahimè, credo che la prima sia molto più pertinente.
Che vi credete che i giovani d'oggi sono animali del sesso, illitterati, senza valori, malati di esibizionismo perchè sono più deficienti di come eravamo noi?
E perchè?
Che l'intelligenza c'ha le sue annate?
Che è vino?
No, sono solo vittime del sistema. E ci sguazzano talmente bene che non riusciranno mai a combatterlo, cambiarlo.
Insomma, vittime felici.
La prima generazione che è vittima di qualcosa che li fa star bene.
Senza, apparentemente, che riescano a vedere i rovesci delle medaglie.
Ecco, forse è questa la colpa che gli faccio, non rendersi conto che c'è qualcosa di profondamente sbagliato in tutto quello che ci circonda.
Sono come eravamo noi, solo che il contesto è cambiato.
Però cazzo, esserne fieri, starci bene, non leggere mai autocritiche, disagi, questo mi dà da pensare.
Chi, nella sua parte più viziosa e animale, non vorrebbe essere 18enne e avere 100 ragazzine mezze nude intorno?
Chi non vorrebbe la miglior tecnologia?
Chi non vorrebbe esser bello e fare in modo che tutti lo dicano, che la nostra vita si riempisse di mipiace?
Tutti.
O quasi tutti.
Che di ipocriti ne esiston tanti.
Ma questa è solo la superficie della vita.
Quello che mi sembra non si formi, non si stia formando, è una coscienza altra, una coscienza che combatta questo esibizionismo, questo animalesco soddisfare, questa voglia di apparire.
Mi piacerebbe trovare tanti Dottor Jekyll nascosti dentro ai Mister Hyde.
Nella stessa persona, nello stesso ragazzo, sia Jekyll che Hyde.
Perchè non essere Mister Hyde a sto mondo è quasi impossibile.
Ma non provare a difendere quello che di Jekyll ci è rimasto potrebbe essere la fine di tutto.
Perchè, prima o poi, anche le stelle finiranno.
E poi allora non ci resterà più niente da desiderare.




(ah, scop... è scoppolare, togliere le caccole dal naso)

19 commenti:

  1. Giuse, se non sbaglio ci siamo detti anche che la cultura prima di tutto è anche condizionamento. Abbiamo detto che essa spesso ingessa e cristallizza l'immaginazione produttiva, se vuoi i desideri migliori. Abbiamo invidiato (tu soprattutto) gli adolescenti senza pensieri che sono pura azione, "chi è non si sà". E soprattutto abbiamo ricordato i personaggi di un ospite illustre di questo blog, e della sua concezione del prete-confessore come un personaggio che usa la cultura in modo strumentale, come un arma. Questo per marcare che sono maggiormente soddisfatto delle defaillances culturali, dei fraintendimenti e degli equivoci perché sono i presupposti per scalare le più alte vette dell'immaginazione e della finzione.

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    1. Un utente a caso, lettore fesso dell'Armellini nazionale, clicka sul tuo nome e scopre che Rocco segue
      -Goofynomics
      -IL BUIO IN SALA
      -No a piazza Craxi
      -sollevazione

      e già tante cose si spiegano.
      Ma tornando a noi, anzi a voi: direi che il problema delle nuove generazioni sia l'attesa mancante si, ma sia anche l'educazione il problema, quella Società che non è capace di creare generazione, di educare e "far crescere". C'è una giovinezza di intenti, di comportamenti, di pensieri diffusissima, che è partita da una giovinezza estetica che deve perdurare (tutti pronti a buttare i miliardi per non far invecchiare la pelle, ma nessuno che spende neanche il proprio tempo per non far invecchiare il cervello!) e che porta ad una mancanza di coscienza verso il futuro che deve essere costantemente qualcosa di lontano, ma soprattutto distante.
      Il problema non sono, solo, i videogiochi e il consumismo (che esistono da tanto) ma il fatto che nessuno ha più responsabilità di niente, e i giovani ne sono l'esempio calzante e crescente.

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    2. Rocco: Assolutamente, anche tutto quello.
      Ma sai che adesso il tuo riferimento ai "personaggi di un tuo illustre ospite del blog" non lo colgo?

      Dammi un pò di ore :)

      Pietro: Avrò parlato con Rocco decine e decine di volte, specie ai tempi universitari ovviamente.
      Ti giuro, e lui può confermarlo, non ho mai parlato di politica.
      Lui sa che io ne sono completamente fuori e si adegua :)

      Per il resto concordo con tutto quello che dici.

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    3. Cazzo, Trier, Rocco, che figura di merda...

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  2. Per fare un poco l'antipatico:
    mai capito com'erano negli altri tempi, i miei nonni e quegli altri che compartecipano quelle età, e quei di tempi anteriori ancora, non è che fossero proprio famosi per cultura, interessi "elevati" etcetc..
    È normale vedere qualcosa di bello e stupirsi che non tutti lo riconoscano, lo cerchino, ma è piuttosto normale, e non bisogna confondere mai i meriti di un prodotto da chi ne usufruisce, a volte si compie questo scambio.
    Il culto del bello richiede abnegazione; a volte quest'ultima compie più danni dei meriti che fa raggiungere.

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    1. Edo, ti rispondo per punti:

      1 non c'è bisogno che vai ai tuoi nonni, basta andare ai miei 18 anni. Il mondo e la società sono più cambiati in questi ultimi 15 anni che negli 85 precedenti.

      2 Mai detto che le generazioni precedenti avessero più cultura, anzi, ho scritto che noi eravamo esattamente come i ragazzi di oggi. E' il mondo che ci sta intorno a condizionarci. E che il mondo di oggi porti a un'allontanamento dei valori, a una perdita sempre più costante del buon uso della lingua (l'illitterati era questo, le k e i sn stanno invadendo il mondo e con loro il pensiero breve e non costruito) e ad una consumazione del sesso sfrenata sono dati di fatto.
      E questo, come scritto, non è colpa dei ragazzi perchè probabilmente se io fossi nato 15 anni dopo ero anche io in mezzo a tutto questo.

      Quello che contestavo è che non riesco mai a vedere una forte presa di coscienza e un aun'autoaccusa e autocritica dei giovani sul mondo che stanno vivendo. Mi sembra che a forza di selfie tutti ne godano e basta.
      Vorrei veder venire più fuori le virtù oltre i vizi, perchè, come in ogni epoca, le virtù ci sono, ma son nascoste.

      Poi che la tecnologia sia di base un mezzo straordinario è fuor di dubbio. Senza quella nemmeno mi avresti potuto scrivere e io rispondere. E la tecnologia, paradossalmente, è proprio frutto delle migliori menti dei nostri giovani

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    2. Allora dico che i giovani non sono così, è internet ad essere così... Fa saltare agli occhi solo quello che vuole. Lui.
      Ho una mail libero.it, per entrare mi tocca spesso vedere la paginata principale, e via titoli per colpire (abuso di parola -shock-) e contenuto delle notizie aberrante.
      La gente resta qualcos'altro.

      Spero.


      Che poi la vita sia cambiata, d'accordo, analizzare come e cosa porti a una condotta negativa è sempre utile; è forse il farlo tramite paragoni a non avere molto senso.
      Per dire, non trovo l'allontanamento dai valori differente da altri tempi se non nella sua presentazione esteriore;
      perdita del buon uso della lingua? Mah, di nuovo non saprei: sento più questa affermazione che vederla davvero con i miei occhi. C'è molta più gente che scrive, quello certamente.
      Quanto al sesso, meglio peccato capitale o sdoganato da ogni mistero?

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    3. Io invece trovo che fare paragoni tra varie epoche sia bello, istruttivo e interessante.
      Non lo è farlo tra le varie persone che vivono le varie epoche perchè, come ho scritto, Giuseppe poteva nascere nel 1800, nel 1920, nel 1968, nel 77 come è nato o nel 95 e sarebbe stato sempre un Giuseppe diverso, in molte cose uguale magari, ma condizionato dal mondo che ha intorno.
      I confronti tra generazioni sono semplicistici e pericolosi, ma i confronti tra il mondo in cui vivevano le varie generazioni può far solo bene.
      Se qualcuno, vedi sotto, si è sentito toccato o preso di mira o semplicemente in netto disaccordo con questo post semplicemente non ha capito il post (colpa mia evidentemente).
      Il mondo di oggi, secondo me, è molto simile a quello che ho descritto.
      Che la lingua italiana sia stata vituperata è semplicemente un fatto, se non ti basta l'esempio dei nostri giovani allora ti cito proprio dei miei amici coetanei che in questi nuovi tempi hanno iniziato a scrivere in codice fiscale.
      Quando ho conosciuto una ragazza che scriveva sms completamente in italiano (e non parlo di italiano perfetto, qui non ne stiamo facendo una cosa di cultura, ma che me frega) ci sono rimasto...

      Il consumismo è massacrante. La tecnologia non ha colpe, solo meriti, ripeto, solo meriti, ma la corsa ad avere sempre e subito l'ultima è cosa nostra.
      Il sesso è cambiato in modo radicale, anche questo è dato di fatto incontestabile.
      Ed è normalissimo che sia così, con internet una ragazzina conosce il sesso, anche involontariamente, già a 12 anni, una volta se non c'era un amico 18enne che l'aveva fatto e te lo raccontava te non sapevi pratcamente nulla.
      E non trovavi tutta questa offerta che, parliamoci chiaro, mica sono le ragazzine, ma persone di tutte le età.
      Internet, il cellulare, tutto ha portato a una fruizione immediata del sesso, per immagini, per inviti, per tutto.
      Sui film altro dato incontenstabile, se vogliamo negare anche questo Edo.

      Quindi chi è nato negli anni 90 è cresciuto in tutto questo, ed è normalissimo che lo viva.
      Poi che la rete ti racconti, anzi, ti mostri (perchè il raccontare presuppone una scelta, e lì torniamo al tuo esempio delle parole shock, io voglio restare in quello che naturalmente ognuno mostra di sè) principalmente il peggio sono d'accordo.
      Ma la rete siamo noi Edo, mica son solo banner e giornalismo sciacallo.
      Poi, al massimo, vorrà dire che non siamo semplicemente d'accordo, ogni tanto fa solo bene :)

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    4. Eh sì, trovo i dati -incontestabili-, come dire, non definibili in questa maniera.
      Però: "la corsa ad avere sempre e subito" qui sì, siam più che d'accordo.

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    5. Ah ah, forse sono andato di iperbole in effetti ma siamo lì dai :)

      Un saluto

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  3. mamma mia, ma quanti adolescenti conosci per parlare così? se è solo un discorso generico siamo nel filone" la mia generazione era la meglio" che fa molto
    sora lella dal parrucchiere , basta solo che nel prossimo post mi parli che non ci son più le mezze stagioni e siamo a posto.

    Sarei anche d'accordo su molti punti, non fosse che il futuro dei giovani italiani, al netto dell'hi-tech,tromba amiche e internet, sarà molto più nero di qualsiasi altra generazione dal dopo guerra. Parlo del lavoro ma anche di altri aspetti .

    Mi sembra un discorso un po' troppo semplicistico.

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    1. Puoi considerare frasi fatte tutte quello che ho scritto, ci mancherebbe, ma son soltanto cose che penso e con schiettezza e umiltà ho riportato.

      DI giovani ne conosco alcuni di persona ma navigando tutti riusciamo a conoscer tutti.
      E l'immagine (che ho scritto di superficie) che danno i nostri giovani è abbastanza deprimente.
      Ma, e lo ripeto, sono solo figli del tempo in cui vivono.
      Noi non eravamo migliori, mai detto, anzi, ho scritto tutto il contrario.
      Ma migliore era il mondo che avevamo intorno.

      Poi nessun problema, io so di aver scritto, come sempre, genuinamente, quello che uno ci può leggere dentro sono sacrosante opinioni

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  4. Ti dirò. Non mi trovi molto d'accordo. Io di anni ne ho 26. Lavoro in una Neuropsichiatria Infantile, e ciò significa che ho a che fare con bimbi dai 2.5 ai 13/14 anni in media. Lavorando da 4 anni, ho visto sgretolarsi e sbugiardarsi tanti preconcetti che avevo nei confronti di una generazione che - per un saltello, intendiamoci - è successiva alla mia. Credo che come dici i mezzi siano diversi, che la tecnologia faccia tanto (anche nel mio campo: ai disturbi dell'apprendimento io faccio training sull'utilizzo di videoscrittura, sintesi vocali e software per la creazione di mappe concettuali), ma che i bisogni siano gli stessi. Necessità di conferme e di qualcuno che creda in loro. La richiesta per soddisfare questi bisogni viene fatta in maniera diversa, su questo siamo non d'accordo, di più. Forse da parte nostra c'è scarsa tendenza alla curiosità (mi ci infilo anche io). La realtà è che di ragazzini in gamba ce n'è a tonnellate. O magari son fortunata e ne ho incrociati tanti io in ambito riabilitativo :p

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    1. Guarda, son qua :)

      Molto interessante.
      E fai benissimo a portare questa testimonianza.
      La gioventù virtuosa sempre è stata e sempre ci sarà.
      Però due cose.
      Intanto il range di cui parli non è proprio quello di cui parlavo io.
      Quello che accade dai 14 ai 18 è un cambiamento gigantesco, forse il più grande insieme a quello, quando sarà, del diventar padre.
      Fino ai 14 anni non sei ancora completamente assorbito dal mondo in cui vivi, c'è ancora tanto del bambino che, come in maniera molto bella dici te, ha bisogno di conferme e di aiuto.
      Poi gioco forza ci si stacca, si diventa più autonomi e l'autonomia di adesso è pericolosissima.

      Quando io scrivo:

      "Quello che mi sembra non si formi, non si stia formando, è una coscienza altra, una coscienza che combatta questo esibizionismo, questo animalesco soddisfare, questa voglia di apparire.
      Mi piacerebbe trovare tanti Dottor Jekyll nascosti dentro ai Mister Hyde."

      intendo proprio la necessità che in questo mondo anche i Jekyll siano davanti la telecamera, e non dietro, la necessità che la coscienza altra di cui parlo venga fuori, in maniera evidente, non nascosta.
      Quello che vedi nella rete, su fb, in giro è al 90% il peggio dei nostri giovani.
      Tutta la loro parte ribelle (al sistema), problematica, autocritica e "riflessiva" non la vedi quasi mai.
      Sembra che tutti godano di questo consumismo, di questo soddisfare, di questa corsa al tutto e al subito.
      Per poi magari a casa soffrire come cani.
      Vorrei che il bello venisse fuori.

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    2. Hai ragione, il cambiamento 14/18 è notevole, ma da una parte mi viene da dire che anche i principi sui quali io baso il mio essere e il mio agire si sono formati prima della maggiore età. Dall'altra vero che si rimanga più colpiti dal negativo che una generazione ha da offrire, piuttosto che dal bello (anche perchè diciamolo: ci danno ben pochi mezzi per conoscere il bello, oggigiorno). Ed è vero che il mio è un punto di vista forse eccezionale: ho a che fare con ragazzini che affrontano difficoltà e devono in qualche modo diventare "grandi" prima. La risposta che ho dato, di petto, di cuore (per essere precisi) è dettata dal fatto che ho bisogno di credere in loro. No: che ho scoperto che credere in loro apre opportunità inteessanti e svela prospettive che uno mai si sarebbe immaginato. Le insegnanti, quelle di scuola, la pensano come te, sai? Ci rimango sempre di me..

      me..sta per melanzana fritta.
      :)

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    3. Le insegnanti la pensano per forza in quel modo Martì, perchè lottano tutti i giorni con una generazione studentesca difficilissima, sempre più difficile.
      Lo stress, la rabbia e tante altre cose li portano quasi ad odiare i propri studenti.
      Se invece un prof riesce a creare un rapporto virtuoso, che riesca sia a dare un minimo di disciplina ma anche il saper far sfogare in maniera non distruttiva quello che i ragazzi oggi sono, allora c'è ancora speranza.
      In realtà mi accorgo che questo post l'ho impostato male.
      Io non volevo parlare tanto dei giovani ma del mondo di adesso.
      Mi sono focalizzato più su loro perchè mentre la "nostra" vita, e quella dei 40ennei, dei 50enni, dei 60enni etc... è stata anche altro e ora dobbiamo adeguarci al nuovo mondo, loro su questo nuovo mondo vivono tutta la loro vita.
      Sono loro la nostra speranza, il nostro futuro.
      Se un mio coetaneo rincoglionisce e inizia a scrivermi "ciao gsp, cm stai? c sei x martedì? credo ke strmo bn" e magari comincia a farsi i selfie davanti allo specchio, andare ripetutamente a ragazzine etc.. sti cazzi, si è adeguato così al mondo nuovo. Ma non permettiamo che i nostri giovani crescano in questo, evidenziamo i virtuosi, facciamo vedere che c'è tanto di buono.
      I tuoi ragazzini vivono difficoltà, non hanno tempo per tante cazzate. Chi vive difficoltà matura. O sprofonda o matura. I tuoi ragazzini saranno diversi da tanti altri.
      Viva i giovani, cerchiamo di non rovinarli

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  5. Quelli che evidenzi come i desideri della generazione di adolescenti oggi secondo me non sono propriamente i loro desideri.
    Quella è la pubblicità!
    é quello che il mondo gli fa luccicare davanti e dunque spesso è quello che arraffano.
    Ma, per esperienza, quello che desiderano davvero, e lo scopo di chi li educa è fargli capire come gestire quel desiderio, è ciò che da sempre l'uomo desidera prima di tutto: essere felici, essere amati e amare, essere protetti.
    é un discorso piuttosto intricato e complesso, si finisce sempre per banalizzare.
    Se c'è una cosa che so è che chi vuole cambiare le cose deve puntare sul confronto generazionale, quello che oggi sembra impossibile, secondo me sarà indispensabile. E poi puntare sulla cura e l'interesse, ma un interesse lungimirante. Io vedo adulti che adorano i loro ragazzi, ma li adorano nel presente, non pensano al loro futuro, a formare una persona capace di essere responsabile. E ugualmente vedo ragazzi che pensano: avrò tempo per amare i miei genitori... (mi ci metto in mezzo)

    Vorrei poter spiegare la mia idea a riguardo, ma non ho abbastanza tempo per esprimermi con proprietà ;-)

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    1. Tu stai parlando con uno che ha fatto del confronto generazionale il suo motivo di vita.
      Io parlo coi vecchietti di 80 anni e con i ragazzini di 16.
      Questo scambio oltre che interessantissimo può solo giovare, arricchire, a volte pure "salvare".

      Spettacolari queste tue riflessioni

      "Io vedo adulti che adorano i loro ragazzi, ma li adorano nel presente, non pensano al loro futuro, a formare una persona capace di essere responsabile. E ugualmente vedo ragazzi che pensano: avrò tempo per amare i miei genitori... (mi ci metto in mezzo)"

      dimostrano un'intelligenza e capacità di analisi grandissime, complimenti perchè sono due cose di cui si parla pochissimo, affatto scontate

      ti sei già spiegata benissimo, quando vuoi ampliare lo farai

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    2. Ci sarà sicuramente occasione di ampliare ;-)
      a presto!

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due cose

1 puoi dire quello che vuoi, anche offendere

2 metti la spunta qui sotto su "inviami notifiche", almeno non stai a controllare ogni volta se ci sono state risposte

3 ciao