15.10.14

Io, loro, e quello che mi hanno insegnato


Ho imparato da Stephen King il piacere di leggere, quella strana cosa che a 9,10 anni ti fa sentire
diverso, ore e ore in camera, te, la tua adolescenza e le tue storie di mostri e vampiri, paure e terrori, corse infinite che non puoi abbandonare e struggenti storie di figli che tornano in vita, di hotel persi nella neve e bambini col triciclo, di macchine infernali e uomini soli in isole deserte ("dita di dama, sono dolci come dita di dama"), ma anche storie bellissime di giganteschi carcerati neri che guariscono il male o di un gruppetto di ragazzini che diventano uomini cercando un corpo vicino a una ferrovia.
Ho imparato da King il gusto di leggere un libro dopo l'altro e perdermi in mondi altri.
Poi, ormai da 15 anni, io e King non ci siamo più incontrati ma quello che ho imparato da lui è qualcosa di bellissimo.
Ho imparato da Pennac lo scoprire che nella stessa pagina, nello stessa frase, a volte nella stessa riga ci si può contemporaneamente divertire, meravigliare ed emozionare.
Ed ho conosciuto con lui una famiglia indimenticabile, un capro espiatorio di professione con il suo fratellino teppista e incendiario, le sorelline cartomante e fotografa e il Piccolo con gli occhiali rosa.
E tutto il resto degli impressionanti personaggi che giravano loro intorno con lui, Pastor, il poliziotto con il maglione malato terminale, non il maglione, ma lui, che non so perchè ma ha un posto grande nel mio cuore.
Ho imparato da Dostoevsky la vera grandezza della letteratura, quella letteratura che può affrontare tutto lo scibile umano e farlo senza pedanteria, senza insegnamenti, ma soltanto attraverso storie e personaggi così affascinanti da non riuscire a staccartene, così piccole e al contempo grandi che rischiavi di trovar Dio dentro una stufa a legna di uno stanzino.
Ho imparato da Dostoevsky che esistono persone che nascono per scrivere.
Ho imparato da Gogol l'allegoria, lo straniamento, il godere della lettura avvertendo allo stesso tempo leggerezza e cultura, ho imparato che non c'è niente più bello e affascinante dell'assurdo.
E ho imparato anche che a volte esistono libri immensi che non si sono riusciti a finire e che la Morte,come scrissi un tempo, tiene nascosti nella sua caverna dell'Arte del condizionale.
E in quella caverna, tra le altre, c'è anche un'altra cosa immensa di uno scrittore immenso, di quello che forse più di tutti ha saputo meglio raccontare l'angoscia, lo smarrimento e l'inconoscibilità della vita, quello scrittore così grande che dici una lettera, la K, ed è già lui.
E quel romanzo non finito di quel castello è fotografia di tutta la sua opera, un'opera nella quale una risposta non c'è e se vai cercandola ti ritroverai per strade che non sai dove portano e uffici che non sai cosa nascondano.
Ed ho imparato, anche da lui, soprattutto da lui, la parte meravigliosa della malinconia.
Ho imparato da Poe lo scrivere in prima persona, quel trovarsi catapultato dentro le vicende, vicende che raccontano di morte e disfacimento, di paure e sconforto.
Ed ho imparato che anche solo leggendo si può immaginare di stare al buio e aver paura di cadere.
Ho imparato da Gadda la meraviglia della lingua più bella del mondo, la nostra, le infinite possibilità che ci offre, la magia di un neologismo, la difficoltà di un arcaicismo.
Ho imparato da Gadda a rileggere un libro due volte consecutive, la prima non capendoci nulla, la seconda trovandolo uno dei più belli che abbia mai letto.
Ho imparato da Saramago che, ahimè, anche nella letteratura si può raggiungere un limite di perfezione, che anche nella letteratura a un certo punto ti sembra di aver trovato il punto di non ritorno.
Ho imparato da Saramago gran parte di quello che sono adesso, triste, perso nell'assurdo, capace di credere che esista un mio sosia da qualche parte del mondo o che la morte smetta di uccidere.
Ma anche capace di credere nell'uomo, soprattutto nella donna anzi, e di ritrovare l'umanità e la bellezza in un bacio o in un cane che ti asciuga una lacrima.
Ho imparato tanto da tutti loro e da decine di tanti altri.
Da 5 anni ho smesso di imparare dai libri.
Eppure, prima o poi, tornerò nella mia cameretta, io e la mia adolescenza prolungata.
Io e loro.

35 commenti:

  1. Io ho cominciato tardi la mia attività di lettore, ma poi ho cercato di procedere spedito. Secondo me le scuole dovrebbero dedicare una parte del loro tempo a promuovere la lettura narrativa, in questo modo leggere non sarebbe visto più solo come un obbligo ma anche come divertimento. Non so se questa sia una motivazione, ma sta di fatto che come numero di lettori siamo messi male in Italia, invece bisognerebbe promuovere questo mondo che stimola fantasia ed immaginazione :) parere personale

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    1. E' buffo Nico, nel senso che ho scritto sta cosa di getto proprio per colpa tua, dopo che sono venuto a commentare da te :)

      Perchè ti ho scritto "quanto cazzo leggi" e dopo un secondo mi sono detto che una volta anche per me era lo stesso.
      E allora giù, ho scritto le prime cose che mi sono venute in mente, chissà quante ne ho dimenticate.

      Sì, il piacere della narrativa non viene insegnato, vengono insegnate l'analisi della narrativa, la storia della narrativa, le regole della narrativa.
      Io, fortunatamente, ho sempre fatto "da solo", anche se devo ametterlo, all'università ho trovato molti stimoli e molti corsi in cui la bellezze della narrativa veniva fuori.

      No, ormai i lettori saranno sempre meno e sempre di minor qualità.
      Da certe chine non si risale mai più.
      Io stesso, e non ne conosco i motivi, da 5 anni ho abbandonato, salve sporadicissime eccezioni, la lettura, io che vivevo praticamente con i libri.
      Ma fai bene a sperare :)

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    2. Infatti non per presunzione, ma ho pensato ci fosse un collegamento :D si anch'io ammetto che grazie all'università (ho fatto un corso umanistico) ho riscoperto questo mondo. Parlo proprio delle basi, ovvero delle scuole primarie in cui i libri li vedevo come dei nemici, i peggiori :D

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    3. Sì sì, ti avevo capito perfettamente ;)

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  2. Io ho dovuto ridurre molto la lettura per questioni di tempo (sempre il maledetto tempo...) ma leggo comunque. Anche solo un'ora al giorno perché stare senza un libro, un manga, una graphic novel, persino Deadpool, in mano per me è come non respirare.
    E mi sono commossa leggendo l'intro del tuo post, interamente dedicato a King: quella "corsa infinita che non si può abbandonare" mi ha aperto il mondo della letteratura "adulta", dei libri non necessariamente per ragazzi e in qualche modo mi ha svezzata facendomi inorridire, piangere ed emozionare.
    Secondo me, se capitasse anche ai lettori "moderni" il libro giusto al momento giusto, ci sarebbe molta meno gente ignorante a questo mondo.

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    1. Io voglio tornare a fare come te, non poter stare un giorno senza qualcosa da leggere.
      Prima o poi capiterà.

      E a me commuove leggere la tua commozione :)

      no, a parte gli scherzi, questa è una coincidenza davvero strana.
      Quel piccolo libro è uno degli sconosciuti di King, dei minori.
      Ma anche per me è stato il libro della svolta, incredibile.
      Pensa che a chiunque mi chiedeva cosa leggere di King consigliavo quello, breve, bellissimo e con dentro tanto del mondo dello scrittore americano.
      Della mia adolescenza, dei mie primi 4,5 anni di King, è senz'altro quello a cui sono più legato.
      E non è un caso che in mezzo a 50/60 romanzi abbia nominato quello.

      (c'è poi il riferimento a un brevissimo racconto, L'arte di sopravvivere che dopo 28 anni ancora non mi esce dalla testa)

      E' vero, il libro giusto.
      Il film giusto.
      L'uomo giusto.

      a volte basta solo una cosa giusta per cambiar tutto

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  3. giuro, stai descrivendo la mia libreria (a parte saramago. di suo ho solo cecità ma non l'ho finito. sì, sì, è una bestemmia, lo so. conto di ricominciare, un giorno) anche se io iniziai a leggere sul serio verso i 10 anni con agatha christie (sebbene un libro di rodari resterò il mio ricordo di infanzia preferito). king venne un po' dopo.
    vorrei però spezzare una lancia a favore della scuola primaria. l'obbligo alla lettura imposta non c'è più da mo, almeno nelle scuole in cui ho lavorato io. la cosa del: leggi quello che ti dico io e fai la scheda libro è stata bandita. vale il "leggi ma scegli". scegli ciò che preferisci, sia romanzo, fumetto o libretto delle istruzioni, ma leggi : )
    non funziona sempre ma spesso sì.

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    1. Ottimo intervento Ciku.
      Ma più che l'imposizione di titoli io contestavo il modo nel quale le letture vengono analizzate.
      Si parla delle sensazioni avute durante la lettura? dei passaggi che emotivamente, tecnicamente o strutturalmente ci hanno più coinvolto.
      Quanto spazio si dà a "io e il libro" anzich
      è solo al libro?

      Ecco, un'insegnamento virtuoso dovrebbe portare a parlare del momento della lettura, non della sua fine.

      Mi fa un immenso piacere condividere tutti gli autori, :)

      No no, Saramago ti capisco, è qualcosa di così personale che se non scatta la scintilla c'è poco da fare

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    2. sì ma capirai che in una scuola primaria questo non sia ancora molto fattibile. oggi come oggi se le creature capiscono quello che leggono è già un successo. ma il fatto che scelgano di leggere è cosa positiva. crescendo riusciranno anche a esprimere sensazioni in merito.

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    3. Pardon carissima, hai perfettamente ragione, non avevo posto l'attenzione sul primaria.
      Assolutamente, là è già tanto riuscire a farli leggere.

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  4. Anche a me ha quasi commosso la prima parte su King, con lui e Chricton ho iniziato a leggere i libri 'per adulti', quindi ha un posto speciale nel mio cuore. Della lettura poi ricordo la mia passione adolescenziale per le saghe fantasy, dei pomeriggi spesi a viaggiare in mondo davvero sconosciuti e tutti da scoprire.
    Leggere... ogni tanto ci penso, e penso anche a quanto tempo ho speso leggendo. E non mi pento di un singolo minuto. Davvero. Una passione che cerco di non perdere mai, nonostante alle volte sia dura.

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    1. Se uno si pente di un singolo minuto di quello che ha letto vuol dire che non ha mai amato leggere.
      Ci sono poche cose più virtuose.
      E io dico sempre che va bene leggere (quasi) qualsiasi cosa, è sempre qualcosa di attivo che tu fai.
      Mi dispiace un sacco non aver vissuto anche io il periodo fantasy, credo che da adolescente sia bellissima come cosa.
      Anche dopo, ma da adolescente soprattutto

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    2. Col tempo è una passione che perdi (un po' perché ti appassioni ad altro un po' perché il genere è decisamente inflazionato) però sì, da adolescente ha una sua magia. Sei in piena crescita e, in qualche maniera, cresci con quel libro, con quei personaggi, di volume in volume. L'esempio più lampante è Harry Potter, non saprò mai spiegare a parole come mi sono sentito una volta che ho smesso di leggere l'ultimo libro...

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    3. S', proprio quello dicevo, il fantasy e l'adolescenza sono un binomio unico.
      Harry Potter poi ha creato un fenomeno di odio/amore ma ben venga quello che ha fatto, ossia portare alla lettura milioni di persone.
      I primi 3 li ho letti anche io e mi divertirono molto :)

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  5. "Ho imparato da Gadda a rileggere un libro due volte consecutive, la prima non capendoci nulla, la seconda trovandolo uno dei più belli che abbia mai letto.": è esattamente, ma proprio uguale, quello che è capitato a me col Pasticciaccio. Tanto che mi sa mi sa che gli dedicherò la tesi di laurea.
    Assurdo.

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    1. Assurdo...
      Ovviamente anche io mi riferivo al Pasticciaccio.
      Avevo un esame, lo lessi, non ci capii nulla, ma proprio nulla, a volte anche 4,5 pagine di fila senza capirci niente.
      Appena finito l'ho ricominciato immediatamente.
      E mi è sembrato meraviglioso da subito, ho goduto di ogni pagina.
      E, addirittura, mi divertiva, una scrittura spumeggiante come nessuna,una sorpresa in ogni riga.

      E non è un caso se tempo fa quando su facebook in una di quelle odiose catene mi fu stato chiesto un passaggio letterario io misi questo

      Tutti ormai lo chiamavano don Ciccio. Era il dottor Francesco Ingravallo comandato alla mobile: uno dei più giovani e, non si sa perché, invidiati funzionari della sezione investigativa: ubiquo ai casi, onnipresente su gli affari tenebrosi. Di statura media, piuttosto rotondo della persona, o forse un po’ tozzo, di capelli neri e folti e cresputi che gli venivan fuori dalla metà della fronte quasi a riparargli i due bernoccoli metafisici dal bel sole d’Italia, aveva un’aria un po’ assonnata, un’andatura greve e dinoccolata, un fare un po’ tonto come di persona che combatte con una laboriosa digestione: vestito come il magro onorario statale gli permetteva di vestirsi, e con una o due macchioline d’olio sul bavero, quasi impercettibili però, quasi un ricordo della collina molisana.

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    2. E buona tesi!!

      Io la feci sul "Tempo di uccidere" di Flaiano e, tornando al post, l'unica cosa di cui sono fiero è che feci un collegamento arditissimo tra una pagina del libro e il cuore rivelatore di Poe.
      E fu un successo.

      Poi, ormai ne parlo già che ci sono, ricordo che nel libro (ah, ci fece anche un film Montaldo con un giovanissimo Nicholas Cage) a un certo punto il protagonista, un ufficiale italiano in Etiopia,vede un'etiope bellissima completamente nuda in un laghetto naturale. Ha solo un turbante in testa (è anche immagine della locandina del film).

      Beh, non seppi resistere,lei nuda, bellissima, con solo quel copricapo in testa, scrissi nella tesi che era Con-turbante.

      Il mio relatore lo lesse, si girò verso di me, tolse gli occhiali e disse "ma lei Armellini sta scherzando vero?"

      e io "no"

      e lui "bene, lo tolga"

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    3. V per Vendetta15 ottobre 2014 22:36

      Consiglio di dedicare la tesi all'Inferno di Dante. Da quel momento in poi la tua vita potrebbe essere così.

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    4. Beh, anche fare la tesi sull' Inferno di Dante è di per sè già un inferno, ora capisco finchè lo si fa su 3,4 canti o 4,5 personaggi, ma tutto l'Inferno diventa opera capitale.

      sai che non ho mai visto V per Vendetta?

      incredibile ma è così

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    5. in po' di tempo fa ho scritto una dichiarazione d'amore per i libri, credo che in questo post stia bene, eccola:


      All’infuori del cane il libro è il miglior amico dell’uomo, dentro è troppo buio per leggere (Groucho Marx)
      Ah, i libri! Sono come delle bottiglie lanciate in mare, come nei film di pirati, i migliori sono mappe del tesoro, solo bisogna saper leggere quello che qualcuno, che non ci conosceva, ci ha donato. Credo davvero che quanto più s'allarga la nostra conoscenza dei buoni libri, tanto più si restringe la cerchia degli uomini la cui compagnia ci è gradita. Noi siamo come nani sulle spalle di giganti e la lettura di tutti i buoni libri è come una conversazione con gli uomini migliori dei secoli andati. Una cosa è necessaria: Non leggete come fanno i bambini per divertirvi,o,come gli ambiziosi per istruirvi. No, leggete per vivere.Risponde qualcuno alla domanda sugli scrittori del momento: Non so niente della letteratura di oggi, da tempo gli scrittori miei contemporanei sono i greci. I libri non si scrivono sotto i riflettori e in allegre brigate, ciascun libro è un’immagine di solitudine, un oggetto concreto che si può prendere, riporre, aprire e chiudere e le sue parole rappresentano molti mesi, se non anni, della solitudine di un uomo, sicché a ogni parola che leggiamo in un libro potremmo dire che siamo di fronte a una particella di quella solitudine.Un libro è uno specchio. Se ci si guarda una scimmia, quella che compare non è evidentemente l'immagine di un apostolo.
      PS: mi hanno aiutato con le loro parole (in ordine sparso): Paul Auster, Georg Lichtenberg, Bernardo di Chartres, Gustave Flaubert, Ludwig Feuerbach, Francesco Masala, JL Borges, René Descartes.
      Grazie a tutti
      (http://stanlec.blogspot.it/2013/10/amore-per-i-libri.html)

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    6. Bellissimo.
      Che ciascun libro, di qualsiasi cosa parli, è un'immagine di solitudine è stupendo, non so da quale dei nomi sotto provenga

      (vedo che ti sei aiutato anche da solo :) )

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    7. Ci provo: "Una cosa è necessaria: Non leggete come fanno i bambini per divertirvi,o,come gli ambiziosi per istruirvi. No, leggete per vivere"

      è nello stile Ismaele, tipo fine recensione "andate a vederlo, non ve ne pentirete"

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    8. grazie della stima, ma è immeritata, hai scelto il grande Flaubert :)

      riprova, sarai più fortunato...

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    9. "Ah, i libri! Sono come delle bottiglie lanciate in mare, come nei film di pirati, i migliori sono mappe del tesoro, solo bisogna saper leggere quello che qualcuno, che non ci conosceva, ci ha donato."

      c'è comunque qualcosa del tuo stile, tipo "guardate questo film, vi farà bene"

      altrimenti abbandono e lascio tutto nelle mani di Gianluca che è esperto di citazioni (ne avrà lasciate 50 qui sul blog)

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    10. Ma se le analizzi son simili.
      Non sono massime che sussistono di per sè, sono consigli, manuali di istruzioni entrambe.
      Come il finale delle tue mini recensioni.

      Sono arguto dai

      non so che significhi ma sono arguto dai

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  6. I libri. A me dicevano “oh, la Miriam va dai suoi amici libri!” quando avevo voglia di starmene da sola. Questo alle elementari, medie, liceo, università. Il viaggio in bus verso il lavoro: un libro. Questa settimana è Pynchon. Perché mi manca David Foster Wallace. A me DFW ha insegnato che non ero sola, quando pensavo di esserlo. E Dostoevsky mi ha portato vicina vicina ai suoi personaggi da subito, buttandomi nella vicenda con loro, a soffrire con loro e sperare e stare dalla loro parte. A me, i libri, hanno fatto vivere anche quando la vita mi sembrava una schifezza.
    Grazie per il tuo bel post!

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    1. Eh eh, vedo che te metti DFW praticamente dapertutto, un pò come faccio io con saramago.
      Ed è giusto così.
      La tua penultima frase è esattamente quello che mi sta accadendo con i film negli ultimi anni.
      Dell'ultima invece rispondo grazie a te :)

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  7. Oh, King. Quando ho smesso di leggere Geronimo Stilton e simili, ho iniziato con lui...e mi si è aperto un mondo.
    L'arte di sopravvivere è stato il primo racconto che mi abbia ''segnata''.

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    1. Ecco che mi restituisci il cuore strappato.

      Questa cosa è incredibile.
      Io ho citato Shining, ho citato Stan By me, ho citato Christine e ho citato Il Miglio verde.
      Ho citato tutte cose grandi e famose (anche per il cinema).

      Ho citato poi due cose piccolissime.
      Una piccolissima come La Lunga Marcia e scopro che anche per Babol è stato il romanzo chiave.
      Tra 60 romanzi se non il più piccolo poco ci manca.
      Poi ho citato una cosa minuscola, un racconto perso in mezzo a 100 racconti e 60 romanzi.
      Un racconto poi di poche pagine.
      E scopor che per te è il primo che ti ha segnata.
      Due cose minuscole e sconosciute in una mare di roba e due persone che mi dicono che sono tra i testi per loro più importanti.
      Evidentemente avevano davvero qualcosa dentro.

      Ora vado a leggere Geronimo Stiton, ciao

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  8. Sto post è veramente bello, non tanto per come è scritto ma per quello che dici, per il fatto che mi ci sono ritrovato, tra tutte le similitudini e le diversità. Ed è bello leggere questo tipo di post, che potrei aver scritto io per come mi rappresenta, nonostante le differenze.

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    1. Ti ringrazio moltissimo Frank.
      E allora scrivi il tuo, almeno vediamo similitudini e differenze!

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  9. l'ho visto dirante il mio soggiorno ai www.quality-hotels.it ossia dei alberhi Alto Adige... un ragazzo me lo aveva consigliato, ma a dire il vero a me nn é piaciuto molto. troppo noioso.. niente di nuovo

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    1. Sfortunata anche qua, questo non è un film.
      Se ti riferisci al post invece hai ragione, è troppo noioso

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due cose

1 puoi dire quello che vuoi, anche offendere

2 metti la spunta qui sotto su "inviami notifiche", almeno non stai a controllare ogni volta se ci sono state risposte

3 ciao