13.12.14

Al cinema: recensione "Si alza il vento"

Tutte le cose prima o poi finiscono, anche quelle belle, forse soprattutto quelle belle.
E se finiscono così, lievemente, senza tragedie, con una scelta decisa e ponderata, allora è una buona fine, anche se nessuna fine è mai buona quando è fine di qualcosa che si voleva non finisse mai.
Il Maestro -che a volte le maiuscole una ragion d'essere ce l'hanno- ha detto basta, gli anni e gli inverni sulle spalle son 73, mica bruscolini, e la sua è un'arte che sfianca, che affatica, che ci stai ore e ore sopra per arrivare a quei 100 minuti finali.
Già, perchè questo è ancora il disegno tradizionale, queste son persone che hanno ancora la presunzione e la poesia di andare in giro con i due bicchierini del telefono senza fili al posto dell'I-Phone.
E' una fine strana quella di Miyazaki, con un film suo e non suo allo stesso tempo, la storia vera di un giovane ragazzo e del suo sogno.
Magari Hayao in quel ragazzo si è rivisto, giovane, geniale, talentuoso, e ostinato nel volere in tutti i modi far diventare realtà i propri sogni.

E proprio di sogni dobbiamo parlare perchè in quelli, nei sogni, Hayao fa perdere più e più volte Jiro e sono loro il collante col vecchio Miyazaki, quello capace di creare personaggi e storie così incredibili che ogni volta ti dicevi no, ma questo dev'essere un sogno.
Appunto.
Invece la fine di Miyazaki è un Miyazaki che sì è uguale a sè stesso nelle tematiche, nei tratti, nell'assoluta sfiducia nell'Uomo e fiducia nell'uomo, nella gentilezza e tenerezza dei suoi personaggi, nelle ambientazioni, nel messaggio, ma tutto in una cornice fortmente realistica (e storicamente provata) nella quale anche i sogni di cui sopra hanno una base fortemente verosimle perchè alla fine raccontano soltanto di incontri più improbabili che impossibili, di affinità elettive, di un'amicizia-insegnamento tra Jiro e il progettista italiano Caproni che ricorda da vicino quella tra Remy e Gusteau in Ratatouille.
Non è un capolavoro Si alza il vento, non è il miglior Miyazaki, forse proprio perchè per noi l'artista giapponese aveva voluto sempre dire incantato scardinamento della realtà, l'essere Creatore, e non solo raccontatore di storie. Ha il passo troppo lungo questo film o forse è troppo lungo il tragitto che compie con passi troppo brevi che lo allungano un pò troppo. E questo avviene per due motivi: uno è l'amore della verità storica e l'altro un rispetto impressionante per la materia, l'aviazione, per cui almeno 40 minuti del film sono persi nella spiegazione dettagliata di tutti i progetti di Jiro, con una cura nel particolare impressionante, dal bullone alle staffe. Un vero omaggio, quasi maniacale, ad una disciplina di incredibile bellezza e suggestione, la parte umana, possibile, di quello che Icaro tentò.
Siamo negli anni che vanno dalla fine della prima Guerra all'inizio della Seconda e Jiro Horikoshi è soltanto un giovane che ha la passione de volo. Non potendo pilotare aerei a causa della sua miopia trasferirà il suo sogno nel progettarli. Alla fine i suoi aerei parteciperanno al secondo, terribile, conflitto, e praticamente non ne tornerà indietro nemmeno uno. In realtà Jiro con la guerra non c'entra nulla, è solo stato l'uomo giusto nel periodo sbagliato.
E bellissima, essenziale, dolce ma profondamente drammatica, è la storia d'amore con Nahoko, vicenda intima e personale che si incrocia più volte con la quella principale di Jiro e del suo sogno fino ad arrivare a un punto d'incontro magnifico quando le lacrime di Jiro per la sorte di Nahoko cadono e bagnano il progetto, ormai definitivo, del suo aereo. Scena bellissima, la lacrima personale che cade in un progetto che sarà storia di una nazione.
Ancora la guerra già, praticamente presente, metaforicamente o no, in tutte le opere di Hayao. Ancora l'Uomo che distrugge sè stesso, ancora la storia di piccole vite che in mezzo a questa distruzione sanno portare avanti valori e storie di umana eccellenza. Paradossalmente Si alza il vento è come se fosse spin-off realistico di Porco Rosso a pensarci.
Ma è il vento il protagonista di tutto il film.
Vento che significa aria che soffia, bisogno di vivere ed andare avanti.
Vento presente in tutti i modi possibili, quello classico che non ha bisogno dell'esser provocato da qualcosa e che fa volare un ombrello in un prato, ombrello che un giorno fu cappello, quello che senti fuori dal treno che quel cappello fece volar via, quello dovuto all'onda d'urto di un terribile terremoto (e quella specie di verso animale dovuto alla distruzione, magnifico), quello, infine, che ti sbatte in faccia quando sei sopra un aereo perchè Jiro, nei suoi sogni, sempre quello farà.
Vento che soffia fortissimo, così forte che riesce a portarsi via per sempre un pezzo di Storia che aveva avuto la sfrontatezza di avere due occhi a mandorla e un paio di occhiali, soffia così forte che ce lo porta via e porta via con lui un tenerissimo, strano e buffo animale che aspettava un autobus a forma di gatto, una bambina che cercando i suoi genitori capitò in un mondo magico e indimenticabile, un castello che camminava con i propri piedi, un pesciolino che aveva il viso di bimba più dolce che chiunque di noi abbia mai visto, volano tutti nel vento, loro e chi a loro ha dato vita, vanno via nel vento e lassù incontrano un aviatore italiano diventato per qualche strana ragione un maiale. Magari sarà lui ad insegnare a tutti loro a volare nel vento.
E noi siamo quaggiù, con i capelli ancora scompigliati e una mano alzata verso il cielo che è a metà strada tra l'essere un saluto e il desiderio di fermare ed afferrare chi sta volando lassù.

4 commenti:

  1. Il modo in cui concludi le recensioni è sempre sublime. Magari questo film ti è anche piaciuto più di altri, ma non vuoi ammetterlo XD
    Comunque concordo pure io su quel punto di vista: non il migliore del Maestro. Ma in qualche modo, quello più umano.

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    1. Più di altri di Miyazaki o in generale, non capisco...

      Perfettamente d'accordo con il resto.
      E grazie...

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  2. Un film splendido ed un commiato quasi perfetto.
    Per me, uno dei migliori dell'anno.

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    1. Ci sta James.
      Un grande saluto finale, concordo

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due cose

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3 ciao