22.2.16

Boarding House (2): recensione "Le Nove vite della passera bagnata" (Abel Ferrara - 1976)


Torna quel pazzo di Giorgio con la sua rubrica di cult maledetti.
Dopo "Il bandito del Clistere" un altro film dal titolo che lascia pochi dubbi...
Ma, attenzione, questo è davvero una perla che solo lui poteva tirarci fuori, il primo film di Abel Ferrara.
Un porno.
Proiettato per la prima volta in Italia da pochissimi anni in una sordida ed imperdibile rassegna di cinema hard ed estremo (con tra gli altri, addirittura, un film di Gabriele D'annunzio)
Al solito, magnifico pezzo


NOTA: è l'unica recensione italiana del film.
Il primo film di Abel Ferrara è un film porno semplice semplice ma con alcune caratteristiche che contraddistinguono la futura filmografia del regista.Proiettato per la prima volta a Roma nel 2007 in un caffè trasformato in saletta cinematografica, durante una rassegna del cinema porno o estremo e in mezzo a film muti come Saffo e Priapo (di Gabriele D’annunzio) e titoli come Guardami (di Davide Ferrario), mi attirò per la sua rarità e per l’assenza di informazioni in italiano.Inoltre, avevo sospettato che Abel Ferrara avesse a che fare con quel “cinema senza cinema”, visto che il suo primo film ufficiale, The Driller Killer, sembrava essere un soft-core di violenza che percorreva la strada ripugnante dei film di Shaun Costello.Avevo sospettato, in poche parole, che Ferrara fosse un birichino...La storia è questa: Pauline (Pauline LaMonde) è una ragazza che ha vari incontri sessuali perché insoddisfatta del sesso con il suo ragazzo stabile (amplesso che si svolge in una stalla). Intanto si mantiene in contatto con sua sorella (Dominique Santos), la quale, in passato, l’accompagnò in un’esperienza sessuale incestuosa con il padre.Ma tre virus contaminano un’opera alquanto commerciale e il sangue del regista.

1.
La sequenza del sesso a tre tra padre e figlie caratterizzerà appieno lo stile di Abel Ferrara nei film seguenti: la possibilità di far coesistere il Cattolicesimo (all’inizio della scena il padre legge dei versi dalla Bibbia come un penitente) con i più beceri e grezzi personaggi che costituiranno il mondo del suo cinema, in una dimensione di redenzione o di coscienza dell’ineluttabile fine a cui si è destinati. In questo caso la provocazione è ironica e forte, legata al peccato, al male e al sesso incestuoso, stuzzicante per gli habitué del porno. Non a caso è lo stesso Abel Ferrara ad interpretare il padre con lo pseudonimo di Jimmy Laine, sebbene è probabile che sia stato contro-figurato nelle scene di sesso.


2.
Altra sequenza interessante è la classica situazione lesbica che, però, la protagonista affronta con una principessa nigeriana, Nacala. Una sequenza interrazziale abbastanza rara nei porno degli anni ’70, in cui Ferrara dimostra di fare il suo lavoro al meglio, incidendo molto sul sesso orale tra le due, come si conviene alla visione maschile e “masturbatoria” del porno. Ciò che colpisce però è che questa sequenza, come si legge in vari siti americani, doveva essere collegata all’arrivo a New York della principessa e al suo stupro da parte di un tenente della polizia. Tale scena pare che sia stata tagliata nel DVD del film, a dimostrazione di come Ferrara non limitasse, per un lavoro prettamente “alimentare” (per campare in poche parole), il un gusto per la violenza e la cruda realtà, che saranno elementi fondamentali in film come L’Angelo della Vendetta (1981) e Il Cattivo Tenente (1992): in questi due film lo stupro è il fulcro delle vicende dei due personaggi protagonisti e Ferrara stesso sembra considerarlo il germe per eccellenza della violenza oppure della redenzione. L’atto sessuale che dovrebbe unire due persone, le divide, ridefinendosi per quello che è nel naturale ciclo di vite che muoiono e nascono, cioè un atto che rivela la bestia e, di conseguenza, l’impossibilità dell’homo sapiens di non “farsi mangiare l’anima” (a prescindere dalla religione di appartenenza). Ma, per il livello del film in questione, era inutile e non costituiva interesse, cosicché Ferrara rimpiazza la scena con un’estenuante e lunga sequenza di sesso orale.

3.
Il terzo “virus d’autore” arriva nella parte finale. Il fatto che tutte le prestazioni sessuali, nonché il rapporto tra le due donne protagoniste, siano legate a spicciola cartomanzia e semplicistico esoterismo per mezzo di tre carte fondamentali (l’Imperatrice, simbolo della donna e della fertilità; l’Imperatore, simbolo della mascolinità e la carta del Diavolo, che rappresenta la materia, il peccato e l’incesto), sicuramente appare una notazione a margine che per gli spettatori dell’epoca non avrebbe avuto nessun interesse, se non per ficcarsi dentro il calderone di film porno sperimentali che giustificavano il sesso esplicito. Eppure, dal punto retrospettivo di ciò che ha creato Ferrara dopo, l’esigenza autoriale si sente e si inserisce anche all’interno del suo unico film porno, creando frammenti di una poesia sessuale/amorosa che rendesse elegiaco il rapporto tra anima e corpo (lo si può notare nella parte finale, in cui l’amplesso è intervallato da Dominique Santos che passeggia, mezza nuda, tra gli alberi, anima pia o quasi). In alcuni momenti sembra ricordare il primo film di Wes Craven, anche lui iniziato al porno mistico/sessual-incestuoso con Angela - The Fireworks Woman (1975).

Ferrara fa il suo lavoro al meglio, firmando la regia col nome Jimmy Boy L., cura anche il montaggio e inizia una stretta collaborazione con John Delia, suo compositore musicale ufficiale, di cui si possono apprezzare già le qualità artistiche. Lo sceneggiatore, Nicholas George, interpreta lo chauffeur in una scena del film.
Il titolo originale, Nine Lives Of A Wet Pussy, gioca con il termine “pussy” e la leggenda delle nove vite che avrebbero i gatti (Tarantino nel secondo volume di Kill Bill userà un simile gioco di parole visto che l’auto della Sposa si chiama “pussycat”).

Che sia questa la chiave del film?
Cioè che la “gattina” è dura a morire.

7 commenti:

  1. Risposte
    1. Birichino lo è adesso, figuriamoci negli anni '70...

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  2. Bell'articolo!
    Dicono che la curiosità sia femmina pertanto hai suscitato l'interesse della mia "parte femminile".
    A questo punto direi che il 1976 sia stato un grande anno per il "porno d'autore".
    E' dello stesso anno anche quello che secondo me è il miglior film (che possa definirsi film) di questa sfera: The Opening of Misty Beethoven.
    Una sciccheria!
    Trasuda di humor britannico e di cinema dell'assurdo.
    Lo consiglio anche alle signore :-)
    Mandi

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    1. Radley Metzger è, infatti, un autore a tutto tondo, raffinato e ironico. Nel film di cui parli recita Jamie Gillis, che interpreta il 'bandito del clistere' in questo film: http://ilbuioinsala.blogspot.it/2016/01/boarding-house-1-recensione-il-bandito.html

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    2. Piccolo il mondo...
      Non avevo notato questo significativo particolare leggendo la recensione su "Water Power".
      Molto interessante come tutti e tre i film siano del 1976.
      Non per niente quegli anni sono stati denominati dagli "esperti" la Golden Age of Porn

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  3. ...maddai, cerco sempre di guardare tutti i film di Ferrara perché sono rimasto scioccato da Il Cattivo Tenente quando ero un adolescente, ma questo proprio mi mancava!

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    1. Adesso hai un altro film da vedere con curiosità!

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due cose

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3 ciao