3.2.16

Scritti da Voi (55) ANTONIO NIOLA - Recensione "Kramer contro Kramer"



Seconda recensione, dopo Fuori Orario, del lettore Antonio Niola.
Un altro gran bel classico da recuperare.


La pseudo recensione è preceduta da una prefazione che spiega il mio intento, se volete solo leggere del film saltate alla linea tratteggiata.

Sempre più spesso mi trovo ad essere duro con molti dei prodotti cinematografici moderni, con la conseguente ed ovvia accusa di essere eccessivamente critico.
Il punto non è essere eccessivamente critici o meno, piuttosto è che inconsciamente o meno valutiamo tutto su base comparativa. Naturale quindi ritenere che il cinema (come la musica) di oggi possa essere passabile o buono, se comparato con altri prodotti penosi della stessa epoca.
Questa in realtà non è una vera recensione ma un suggerimento per chi non conosce alcuni lavori del passato, ma a mio avviso dovrebbe.
Oggi avevo proprio voglia di parlare di un film bello, nella audace speranza di creare un "ponte" tra un certo cinema ed i più giovani (o meno avvezzi alla riscoperta).
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Parliamo del film.



La storia è piuttosto semplice e quantomai attuale: una moglie frustrata sente il bisogno di dedicarsi a se stessa, così prende le distanze da  ciò che era e ciò che aveva fino a quel momento, incominciando dalla sua vita matrimoniale e lasciando il marito solo con il figlio.
Lui è lo stereotipo dell'uomo giacca e cravatta di città, che vive in modo frenetico dedicandosi quasi interamente al lavoro di pubblicitario.
È una classica coppia che viveva secondo lo standard dell'uomo che passa la vita in ufficio e si porta anche il lavoro a casa, contrapposto ad una donna che cura il nido familiare e si occupa del figlio (oggetto di dibattito sempre attuale).

Il marito, si trova quindi catapultato in un mondo nuovo, deve coniugare il suo lavoro ed il suo essere padre single, sfida che accetta senza esitare ma con risultati inizialmente tutt'altro che esaltanti.
Lo vediamo alle prese con la casa e la cura del figlio.
Molto belle le sequenze di lui che prepara la colazione, con una regia che segue ogni operazione senza nessun espediente e fa percepire la difficoltà del signor Kramer nelle varie faccende domestiche, rendendole verissime e vivide.
Il film scorre in un susseguirsi di scene quotidiane e naturalissime che vedono il genitore diventare  progressivamente padre "vero", vengono infatti riproposte le stesse azioni quotidiane dell'inizio, che svolge ora con capacità e anche divertendosi col figlio, che collabora in un binomio che affronta le cose con fare gioioso.
Si prova forte empatia con questo personaggio seguendone il progresso ed è meraviglioso il modo in cui la regia ci fa vedere sbocciare lentamente ma costantemente il rapporto con il figlio. 
Ormai i due sono perfettamente a proprio agio in questa insolita situazione ed il loro legame diventa fortissimo.
Purtroppo però ogni cosa ha un prezzo ed il povero Sig. Kramer lo paga sul suo amato lavoro, e sarà altissimo.
Dedicandosi ormai senza sosta al figlioletto le sue prestazioni lavorative non sono più quelle dello stacanovista che era stato, così finisce per essere licenziato.
Non manca un un pizzico di critica nei confronti di una società capitalista che corre inseguendo solo il risultato, non aspetta nessuno ed è glaciale nei confronti del fattore umano.(altro bel tema).
In questo periodo il nostro Kramer fa conoscenza con una vicina, squisita ragazza madre, con la quale inizia una morbida relazione che integra la vita con suo figlio senza invaderla o destabilizzarla.
(Famiglie allargate? Direi altro bel temone)
Nel frattempo, sono passati circa 15 mesi, come nulla fosse rispunta la sig.ra Kramer che, ricordatasi di avere un figlio, ritiene che il suo periodo di riflessione sia finito e che le spetti occuparsi del bambino.




Inizia una penosa battaglia legale nella quale possiamo percepire l'ansia e le contorsioni viscerali dei due personaggi, ognuno con le proprie colpe, ognuno con i propri difetti e, seppur in modo diverso, con il proprio amore per il figlio.
Il finale non voglio svelarlo ma, seppur a mio avviso inverosimile, rappresenta una grossa riflessione sull'umano, un'importante parabola sul significato vero dell'amore verso qualcuno, spostando la lente di ingrandimento sul reale oggetto della disputa, troppo spesso dimenticato.

Insomma, si parla di famiglia, separazioni, famiglie allargate, diritti, mercato del lavoro...
Non sono argomenti nuovi ma parlarne oltre trent'anni fa era una scelta audace e rischiosa.
Il film è girato in modo perfetto per il senso che si voleva dare, è lento il giusto per farci riflettere e "vedere" davvero, le riprese sono reali e naturalissime, la regia sempre presente eppur discreta.
Aggiungo che se poi hai due "mostri" così ad interpretare i coniugi Kramer (Dustin Hoffman, Meryl Streep), allora è probabile fare un grande film e questo lo è, eccome se lo è.

9 commenti:

  1. Ciao Antonio
    Indipendentemente dalle tue valutazioni sul film devo dirti che sono completamente d'accordo con te in quanto alla tua prefazione.
    Ogni epoca ha le sue vette creative, che vanno lodate, ma il rimanere (di alcuni) vincolati solamente alla propria epoca è un demerito a mio parere gravissimo. E non lo dico sull'onda di una anacronistica glorificazione del passato, in quanto anche in passato si producevano obbrobri. Lo dico perché alcune opere, che siano del cinema, della musica o di qualsiasi altra arte, o non sentono il peso degli anni oppure sono specchio di una cultura che non c'è più ma grazie alla quale siamo arrivati dove siamo ora. Ed è un valore aggiunto conoscerla. Forse una volta, ma neanche tanto tempo fa, non essendoci la possibilità di auto prodursi (grazie al PC ed a Internet) ciò che arrivava nelle sale o ai negozi aveva una qualità mediamente più alta, ma queste sono mie personali valutazioni.
    Anche questo film potrebbe essere accomunato ad altri di fine '70 inizio '80 per sviluppo, fotografia, tempi, temi (il mio cavallo di battaglia relativo al citazionismo tenta di uscir fuori, fermatelo)....è il "come" queste cose vengono maneggiate che lo rende un grande film.
    Poi come dici tu, con due "Mostri" del genere dura sbagliare.

    P.S. faccio un parallelo calcistico tanto caro agli italiani: Chi è giovane ora, considera che non vi sia nessuno superiore a Messi.... chi di noi ha qualche anno in più probabilmente si ricorda alcuni talenti del passato che non avrebbero niente da invidiare al sopra citato. In qualche caso lo farebbero risultare veramente una "pulce". é la attuale mancanza di degni confronti che rischia di renderlo agli occhi un alieno

    Insomma secondo me ignorare per impossibilità di conoscere non è un male, mentre ignorare di proposito il passato in maniera ostentata e pregiudiziale non è "chic", è semplicemente manifestazione di ignoranza nella sua accezione "cattiva" di cui alcuni riescono anche ad essere orgogliosi....

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    1. Giovanni, che dire...
      Sono impressionato dalla tua esposizione linguistica e naturalmente condivido i tuoi concetti.
      È vero che le "porcherie" sono esistite sempre però è anche vero che il cinema e la musica sono cambiati proprio come produzione.
      Qualche decennio fa si attendeva l'uscita di un album o film come l'evento dell'anno e non ci si aspettava di vedere un grande film ogni settimana, tantomeno si comprava un LP così spesso.
      Per fortuna ora la fruibilità è cambiata in modo impressionante ed è disponibile tutto e sempre.
      D'altra parte un'enorme richiesta di prodotto comporta l'inevitabile aumento della produzione, in questo senso potremmo paragonare l'industria cinematografica a qualsiasi altra e chiederci, per esempio, se è possibile chiedere 100 scarpe al giorno ad un artigiano che ne produceva una, rispettando tempi, modalità e controlli a garantirne la qualità.
      Mio personale parere è che l' inondazione di musica o film dozzinali sia molto peggio di quanto sembri: l' abitudine alla mediocrità è culturalmente pericolosa e diseduca al riconoscimento del "bello" o comunque del valore di un'idea.
      Non intendo apparire snob o criticare completamente un'intera epoca, sarebbe stupido oltre che intellettualmente scorretto: ho visto bellissimi film di ogni epoca.

      P.s.: ho usato volontariamente termini come "industria", "richiesta di prodotto", "produzione" che ricordano i meccanismi tipici della fabbricazione dei beni materiali industriali, ispirato dal grande Rino Gaetano (cit.: " allestite anche le unioni, dalle "ditte" di canzoni")

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    2. Ciao
      Lo so che due persone che si danno ragione vicendevolmente possono sembrare auto celebrative, ma sottoscriverei ogni cosa che dici.
      Soprattutto quanto segue: l' abitudine alla mediocrità è culturalmente pericolosa e diseduca al riconoscimento del "bello" o comunque del valore di un'idea.
      Qualcuno potrà obiettare che il "bello" è soggettivo e non è bello ciò che è "bello" ma è bello ciò che piace, io però rimango della mia e proprio mi rifiuto solo anche di concepire che la Macarena sia un brano più bello di Minor Swing di Django Reinhardt solo perchè ha venduto di più.
      E se ascoltare musica di "qualità" o vedere film del passato è sinonimo di essere Snob allora bene o male non mi disturberà essere additato come Snob.

      Buona giornata

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    3. Bella rece Antonio e bellissime le vostre riflessioni.
      In realtà a me pare che, almeno nelle cerchie che frequento, avvenga il fenomeno opposto, ovvero quello di nostalgici del passato che non vogliono assolutamente avere a che fare con il cinema del presente, trovandolo enormemente inferiore.
      Insomma, stesso meccanismo a parti inverse.
      Eppure quando leggo di queste cose un pò sorrido. In realtà la risposta è molto semplice. Noi siamo uomini, ed eravamo uomini 500 anni fa, 400, 300 e via dicendo.
      Non è che siamo una specie differente. Quindi è abbastanza naturale e direi addirittura matematico che in ogni epoca ci sono stati uomini di intelligenza, ingegno, capacità, talento, arte e tutto il resto.
      A meno che uno non pensi che col passare degli anni cambi anche il livello del nostro cervello.
      Un pò sì, certo, ci sono evoluzioni o decadimenti, epoche virtuose e altre meno, scuole che hanno portato a cose meravigliose e periodi meno fibrillanti.
      Ma in realtà ogni epoca ha i suoi uomini, le sue idee e i suoi metodi per mostrarle agli altri.
      Ogni epoca ha i suoi Messi (qui non concordo con Giovanni, conosco quasi da storico tutta la storia del calcio ma considero comunque Messi il più grande di sempre, ma lasciamo perdere).
      Il cinema ha avuto periodi d'oro e altri meno, periodi innovativi ed altri meno (e qui più si va avanti più è difficile esserlo, e Giovanni questo lo sa bene), periodi più densi di capolavori e altri meno.
      Ma solo uno stupido può pensare che ci siano epoche con belle cose e altre no.
      Può cambiare la quantità in base a tutto quello detto finora ma, a cercarli, uno i capolavori li troverà sempre.
      O almeno finchè l'uomo esisterà

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    4. D'accordo che innovare è più facile farlo nell'anno 1 che nell'anno 2000 però io non critico la mancanza di cambiamento o di idee, critico la generalizzata mancanza della cultura del fare le cose "per bene".
      Faccio un esempio: naturale che alcuni utilizzino appropriatamente le tecniche moderne, gli strumenti, gli artifizi per fare qualcosa meglio o più credibile per il pubblico, eppure, chissà perché, la maggior parte delle volte mi sembri si utilizzino gli ausili non per "fare meglio" ma per "fare meno" oppure "fare prima".
      L'impressione che ho è che si facciano tanti prodotti mediocri con il pensiero tipo "male male, con la ragazzina di turno o il palestrato del momento, due lire le facciamo... tanto ne facciamo dieci all'anno e le due lire diventano venti", poco rischio, guadagno minimo assicurato.
      Ma questa è una tendenza generale della generazione "fast": tutto, subito e poi via un altro.

      La mia analisi ovviamente non riguarda totalmente ogni prodotto moderno, come hai detto tu: sarebbe stupido pensare che un'epoca non abbia nulla di buono.

      P.S.: il solo fatto che ne parliamo è molto bello!

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    5. Ciao Giuseppe

      Da che mondo è mondo in Italia siamo liberi di dissentire sulle opinioni altrui per quanto riguarda il calcio, pertanto non aprirò un dibattito sul piccolo argentino :) La penso diversamente tutto qui.
      Concordo con Antonio sul fatto che ciò che è il fast food in culinaria ora lo ritroviamo nell'arte (anche la ready made art ne è un esempio). Non è un bene. Inondare il mondo di prodotti scadenti (scadenti a partire dai mezzi di produzione fino alla realizzazione) nella speranza che per la legge dei grandi numeri venga qualcosa di buono è la negazione di tutto quello che è stata l'evoluzione del concetto artistico fino a prima della seconda guerra mondiale. Ora chi dice di aver composto un pezzo prende campioni di musica già fatta e sposta "palline" su un pentagramma virtuale con esecuzione in tempo reale....Altro che Amadeus di Milos Forman. I DJ sostengono di "suonare" e di scrivere canzoni....rabbrividisco. Raramente conoscono le basi della musica, altro che composizione.
      Così per il cinema....adesso basta correre con una FullHd per un bosco e mettere poi un filtro con After effect per simulare una video8 per fare cinema.
      E non basta solo l'idea. Tutti ne siamo pieni; l'esecuzione è non meno importante.
      Chi ama l'arte del passato non è in grado di ignorare quella attuale; dovrebbe rinchiudersi in un bunker antiatomico per esserne isolato. Pertanto secondo me non si possono accomunare i due estremi. Io sono costretto ad ascoltare Justin Bieber (un nome a caso) volente o nolente, così come suoi validi contemporanei (che esistono e non sono pochi) in quanto bombardato dalla proposta. Ciò non mi impedisce di ascoltare i grandi del passato. Chi invece basa la sua conoscenza musicale solo su ciò che c'è ora rischi di perdersi un bel pò di emozioni. Ho usato la musica come similitudine solo per facilità di espressione. Ma il discorso a mio parere vale per tutto.

      Mandi Mandi

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    6. Ma io vi dò ragione eh...
      Che questa sia l'epoca del fast, dei prodotti in serie, del "chiunque può" (citando Ratatouille) è innegabile.
      Ed è quindi innegabile quello che dite, mai come adesso la media è scadente.
      Sul fatto dell'esempio di Giovanni della telecamerian e del bosco un pò dissento, nel senso che secondo me puoi fare grandi cose anche con poco, non necessariamente serve il grande cinema per fare grande cinema.
      Però certo, trovi grandi cose in mezzo ad una marea di cazzate.
      Quando parlavo di epoche virtuose o no q eusto mi riferivo, la nostra nel "grosso" è scadente.
      Ma per me sfornza capolavori come tutte le altre epoche.
      Credo sia anche una questione di generi. Nel drammatico mai come in questi anni trovi piccoli film di altissimo valore.
      Poi sulla proposta alzo le mani, c'è poco da dire.
      Ma sono le persone stupide a farsi travolgere dalla proposta.
      Io, te, Antonio e tanti altri della proposta se ne fregano.
      Il Bieber mai sentito, non so nemmeno che voce abbia.
      Lo tsunami colpisce la massa.
      Ma, secondo me, se tu vuoi puoi al massimo prenderne solo qualche goccia

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    7. Certo Giuseppe, hai ragione, si può fare grandi cose anche con poco e ci sono esempi fulgidi ( forse mi ero fatto capir male). E' solo che per uno che con mezzi limitati crea un capolavoro quanti sono quelli che per emulazione pensano di poter fare la stessa cosa e producono liquame?
      Pochi sono come Mr. Peabody che con un po di grasso di Yakk riesce a costruire il "tornindietro" (la macchina del tempo) ;-)

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    8. Ahah, assolutamente

      però il film cinematografico di Mr Peabody, per me, a proposito di liquame, è il peggio cartone visto in sala negli ultimi 3 anni

      non c'entra niente ma per unire i due concetti

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