1.2.16

Al Cinema (4), recensione "Desde Allà" (Ti guardo)



L'ultimo vincitore del Leone d'oro è un film quasi basico nella successione degli eventi ma dalla straordinaria componente psicologica.
Un film "maledetto" di attrazione e repulsione, dipendenze e scambio di ruoli.
Con il solito grande Alfredo Castro.

presenti nel finale spoiler giganteschi e letture molto personali


Intanto Alfredo Castro.
Beh, l'ho visto solo nel notevole Post Mortem, in una piccola parte di E' stato il figlio e qua.
Attore straordinario, una sorta di Servillo cileno che, almeno nei film in cui l'ho visto, sembra lavorare più di sottrazione del nostro fenomeno campano.
E di sottrazione è costretto a lavorare in questo film che fa della sottrazione, dell'asciugatura, la sua caratteristica principale.

Siamo in Venezuela.
Un uomo che sembra avere soldi che non finiscono mai si avvicina ai ragazzini più poveri.
Li porta a casa sua in cambio di pecunia. Li fa girare di schiena e abbassare i pantaloni.
Poi li guarda. E basta. O meglio, qualcosa fa, ma senza mai toccarli.
Un giorno però porta a casa un ragazzo molto violento.
Questi lo picchia, lo deruba, più in là gli farà pure de peggio.
Ma nonostante tutto, anzi, forse a causa di tutto questo, Armando, l'uomo, sembra non volersi staccare da lui.


Film apparentemente facilissimo e quasi banale nella successione degli eventi, molto difficile, complesso e interessante nelle dinamiche psicologiche che quei piccoli eventi scatenano.
Una storia di attrazione e repulsione, andare e venire.
E, soprattutto, una storia di necessità.
Quella iniziale di Elder, il ragazzo, sono i soldi. Ma poi, piano piano. in una sorta di Sindrome di Stoccolma priva di carceri e legacci (anche se potremmo vedere i soldi come una prigione che tiene Elder legato ad Armando) sarà proprio il ragazzo a "innamorarsi" dell'uomo (termine improprio nella sua accezione positiva, molto pertinente in quella di dipendenza affettiva).
E se inizialmente la necessità di Armando è quella di soddisfare una sua perversione (ma, attenzione, nella lettura che darò io al film è una cosa un pò diversa), poi, nel tempo, proprio quando questa perversione sembra non poter aver sbocchi, nell'uomo sembra sopraggiungere una certa tendenza all'umiliazione, un certo volere farsi far male dal ragazzo.
La cosa interessantissima però sta nel fatto che anche nel ruolo di "vittima" a noi pare che sia sempre Armando a manovrare i fili di tutto. Una specie di gioco sadomaso che invece di svolgersi in una camera e con dei vestiti in latex ha come palcoscenico una vita e una città intera.


La messa in scena è rigorosissima, i dialoghi ridotto all'osso, le informazioni sui personaggi anche.
E' un film di silenzi, strade in cui camminare, degrado urbano, fisico e morale e sguardi, tanti sguardi.
Purtroppo c'è una certe ripetitività di gesti e parole, certo funzionali al tutto eh, ma non nego di avere avuto almeno un paio di cali d'attenzione.
La storia non prende, i due personaggi sono respingenti, ognuno per i suoi motivi. Non c'è quasi mai passione, non c'è quasi mai slancio vitale, nemmeno nei gesti di violenza. Tutto sembra stanco, prevedibile, "scritto". Come una specie di gioco di ruolo in cui ogni personaggio debba compiere azioni confacenti, appunto, al proprio ruolo.
Eppure i ruoli cambieranno, e di continuo.
Molte volte con dinamiche quasi incomprensibili.
Perchè Armando non tocca i ragazzi? E' gay o non è gay? Perchè Elder poi sembra diventarlo? Perchè poi anche Armando infine cede?
Ecco, io credo che la bellezza di Desde Allà stia qua, nelle risposte che possiamo darci a questi quesiti.
Psicologicamente questo film è un capolavoro, c'è poco da fare.
Non mi ha convinto del tutto, non mi ha coinvolto come avrei voluto ma psicologicamente l'ho trovato perfetto.
E la chiave di tutto sta nella figura di quel padre. Mai come in questo caso il film usa la sottrazione sopracitata. Capiamo che sia una figura importantissima per Armando, devastante.
Ma non sappiamo niente, veramente niente.

Risultati immagini per desde alla

L'interpretazione che mi è subito venuta in mente è stata anche la chiave di lettura che non solo mi ha fatto rispondere a tutti quei quesiti che ho posto sopra ma che mi ha fatto giustificare, nel senso di ritenere "giusto", ogni cosa che accade nel film.
Armando è sta abusato da piccolo.
Per questo odia il padre ed è sconvolto dal fatto che sia tornato in città.
Quello che ha subito da piccolo l'ha portato ad essere quello che è, un uomo che non sa vivere la propria sessualità. Non è gay, semplicemente quello che fa è una devianza derivante da quello che ha passato. E' come se la sua storia personale da un lato lo avvicini a quello che ha subito e dall'altro lo allontani (non vuole toccare o abusare). Anche qua, come tutto il resto del film, un sentimento di attrazione-repulsione.
Il ragazzo, che all'occhio dello spettatore ha un iter ancora più strano (dall'odiare i gay a diventarlo), in realtà è di lettura molto più semplice. Si attacca così tanto a quell'uomo, ne resta così affascinato e dipendente, che subisce una confusione mentale assoluta.
Ma torniamo ad Armando.
Quando Elder uccide suo padre in qualche modo si sente completamente "libero". Vi giuro che appena ho visto dell'omicidio ho subito previsto la scena successiva, quella che fa di Desde Allà un film quasi maledetto.
In quella scena di sesso ci sono tantissime cose. Una liberazione, un ringraziamento, ma anche una possibile mimesi con la figura del padre che tanto ormai non c'è più. Armando non ha più il blocco psicologico di sentirsi come lui. Lui è morto, se dentro Armando c'è un mostro ormai può manifestarsi, non ci sono più barriere.
E se questo mostro ormai è sveglio non ha più bisogno di un ragazzo che, pieno di nuova vita, uscì solo per comprare il pane.

(voto 7)

47 commenti:

  1. avevi ricominciato a mettere i voti, ti sei fermato? :D credo sia una visione interessante, lo vedrò entro la fine dell'anno!

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  2. non è un film che attira, al cinema, mi hanno detto dove l'ho visto, non è andato quasi nessuno, eppure, per tanti motivi, che scrivi, merita.

    http://markx7.blogspot.it/2016/01/desde-alla-ti-guardo-lorenzo-vigas.html

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    1. Noi eravamo una quarantina, affatto pochi credo ;)

      vengo a vedere

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  3. Purtroppo da me non è passato (ovvio!), quindi per vederlo ci vorrà un po'. Lo punto da Venezia. Sul tema, vagamente, ti consiglio l'ultimo film dell'immenso Robin Williams, "Boulevard".

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    1. Mai sentito, incredibile...

      grande segnalazione

      Perugia è avanti, ma lo sapevamo

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  4. (spoiler, e pure volgare)
    in estrema sintesi Armando, al povero Elder glielo mette nel culo due volte.

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    1. Per ora rispondo solo a te che ho da fare 2 orette.

      E' la stessa identica cosa che ho detto "in diretta" io al mio compagno di visione Rocco.
      QUando leggerà confermerà.
      Ah, Rocco è quasi sempre il mio compagno di visione ma finisce lì eh...
      Che in un film come questo potrebbe generare malintesi.
      Non che in futuro io non debba saltare il fosso, ma per ora me ne sto sulla mia sponda convintissimo ;)

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    2. Confermo. Confermo anche il fatto che siamo entrambi ancora di qua dal Tevere. Io conto di morirci...

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    3. ne parlerò domani, in modo un po' meno sintetico. :)

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    4. Rocco, però rischiamo un paradosso così.
      Nel senso che se restiamo dalla stessa parte del Tevere insieme poi magari diventiamo quelli dall'altra parte. Sarebbe meglio star lontani!

      Poison, vengo a vedere

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    5. Oddio mi pare il paradosso del contadino che deve portare sull'altra sponda del fiume una capra un cavolo e un lupo. Ci manca il terzo (è scontato che io faccio la capra).

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    6. Parlare di capre in questi discorsi è solo più pericoloso.
      Mi fermerei qua.
      E ringrazia che al posto del cavolo non ci sono zucchine

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    7. Ah ah ah. Oddio so morto dalle risate. Basta mettiamoci una pietra sopra.

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  5. Ho pensato che fosse un film molto profondo, e come dici tu, psicologicamente perfetto, sino al finale, che mi è parso un tassello inconciliabile al resto. L'ho trovato d'effetto, con una sottile vena sadica nel voler lasciare lo spettatore di stucco, confuso e pieno di domande frustranti. Frustranti perché non mi portano a dubbi intensi, ma ad un'aridità che non so spiegarti. Una di quelle conclusioni semi-aperte che non amo, che ho vissuto male e c'è poco da fare. Detto ciò...vado a magnà! Ciao G. !

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    1. No Chiara.
      Ossia sì, credo che sia io che te che Rocco, leggendo sotto, abbiamo avuto gli stessi problemi col film.
      Però nella mia lettura e per come l'ho vissuto, ti giuro, ho trovato il finale non solo perfetto ma del tutto coerente col resto.
      E' il finale migliore che poteva esserci per come io avevo inteso il film.
      Ma ti capisco

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  6. Altro film difficilissimo nel giro di una settimana. In tante occasioni mi ha ricordato la bellezza della prosa di Burroughs, quella che maggiormente si imbatte e descrive il marciume e la decadenza umana e le frustrazioni del desiderio sessuale. Proprio queste tensioni e rimandi amorosi tra i due personaggi sono la parte più interessante e meglio riuscita del film, secondo me, e hai ragione, tutto sembra interpretabile alla luce delle categorie di Edipo, ma forse questo, pensandoci, ne è anche il limite maggior. Tutto alla fine sembra ridursi ad un gioco di rappresentazione teatrale in cui c'è il padre che deve essere ucciso per la liberazione del desiderio. Troppo piatto e schematico, si perde lo spessore delle vite per dare forza ad una teoria cannibale che annichilisce tutto.

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    1. Soprattutto le ultime tre righe del tuo commento per sono proprio perfette. Cioè mi ci ritrovo tantissimo.

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    2. Giuro che non ti avevo ancora letto prima di commentare, ma in effetti potevo copiare e incollare il tuo.

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    3. "Troppo piatto e schematico, si perde lo spessore delle vite per dare forza ad una teoria cannibale che annichilisce tutto."

      mamma mia... complimenti

      sì, ma direi che ci siamo tutti e 3 no? anche io ho parlato di mancanza di slanci vitali e di un gioco di ruolo che rischia di apparire troppo piatto e "scritto". Però, lo ripeto, alla luce di questo io il finale lo trovo perfetto

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  7. Bella opinione e film molto interessante, sicuramente lo recupererò appena possibile perché queste opere intense che trattano temi non convenzionali le apprezzo molto.

    Però vorrei capire meglio i suoi difetti, perché mi par di capire che il film ti abbia convinto appieno solo nelle psicologie degli attori, ma non ti abbia coinvolto a dovere.

    Ma quanto è bravo Alfredo Castro? Attore sublime, io l'ho visto in Post Mortem, Tony Manero, È Stato Il Figlio e in No - I Giorni Dell'Arcobaleno, è di una profondità incredibile, lo adoro, è infatti una delle ragioni per cui volevo vedere questo film.

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    1. No, il film coinvolge poco perchè non riesci a soffrire per nessuno dei due due protagonisti. In qualche modo sono due protagonisti entrambi "negativi". E la glacialità della messa in scena e delle azioni certo non aiuta.
      Per questo è un film difficile (oltre all'aspetto psicologico), altrimenti sarebbe anche abbastanza lineare.

      L'hai visto in tutti i film di Larrain quindi. Del resto è il suo attore fisso

      formidabile

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    2. Ah adesso capisco cosa volevi dire, è il film stesso che è e vuole essere così, che non ti fa coinvolgere perchè arido e come dice Lisa sotto "respingente", credevo avesse dei difetti particolari che non te lo aveva fatto piacere o non ti avesse coinvolto come volessi.

      Larrain + Castro = garanzia, anche se No - I Giorni Dell'Arcobaleno non mi aveva convinto così tanto, tutt'altro, Post Mortem e Tony Manero invece per me è cinema sublime ;)

      Il film in oggetto lo recupererò al 100%!

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    3. In realtà Lisa riprendeva il mio "respingente" nella rece ma poco cambia, in una riga ha espresso benissimo quello che volevo dirti io in molte di più.

      Difetti oggettivi non ce ne sono francamente. E' solo come lo vivi e come lo leggi che può fartelo piacere moltissimo (come alla giuria lagunare) o un pò meno (ma resta sempre un gran bel film)

      Post Mortem è bellissimo, ci sono passato anche qua nel blog.Gli altri due li conosco molto bene ma non l'ho visti. "No" poi avendo una forte base politica e sociale non è prorpio nelle mie corde. Ma c'è Garcia Bernal...

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  8. Film sporco, c'è poco da fare, e film respingente, come dici, perchè ai due protagonisti non si riesce ad affezionarsi.
    Devo ancora capire perchè sia stato preferito ad altri che anche solo per il lato tecnico erano migliori, ma come sempre a Venezia a decidere è la giuria.

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    1. Esatto, rispondi anche a Revu qua sopra così...

      Sì sì, a livello tecnico è un film quasi basico. E questo l'apprezzo eh, secondo me questa era una storia da raccontare così, senza enfasi, nemmeno registica

      anche kelvin dice quello che dici te

      beati voi che c'eravate ;)

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  9. Stavo pensando, se per te è cosi difficile mettere i voti, perchè non scrivi alla fine della recensione un mini commento dove dici se il film ti è piaciuto e quanto ti è piaciuto? Cosi eviti i voti e aiuti i tuoi poveri lettori a capire se il film merita o meno.

    Non ho letto la rece per evitare le tue interpretazioni ed essere influenzata quando lo vedrò (?) .

    La trama è assai interessante.
    Mi sto riscoprendo appassionata di cinema spagnolo e latino americano.


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    1. No, ma te sei matta...

      Già scrivo le recensioni (e lunghe), ho aggiunto poi il mini riassunto iniziale, ora dovrei fare anche un commento finale???

      no no, preferisco riabituarmi ai voti

      bravissima, dò interpretazioni molto nette e che sì, influenzano. Non va letta prima secondo me

      eh, quello è un gran cinema...

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  10. E' incredibile come... di questo film ti sia tutto così chiaro! Non è una battuta, dico sul serio: noi che, come Lisa, lo abbiamo visto a Venezia avevamo molte meno certezze (specie su quel finale che, per me, è ancora sorprendente e un tantino ambiguo). E in effetti, come dici, il bello del film sono proprio i risvolti psicologici... a me comunque è piaciuto, anche se nessuno lo dava davvero per vincitore.

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    1. AHah. E' che appena viene citato il padre io mi son fatto quell'idea.
      E ogni scene successiva mi sembrava perfetta in questa lettura. Quindi ho certezze granitiche. Ma personalissime ;)

      il finale ha diviso e dividerà, io come dicevo sopra l'ho trovato molto coerente e chiaro, ma solo per le idee che mi ero fatto

      no no, non c'ero ma immagino che nessuno lo dava vincitore...

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  11. È un film che, per quanto mi riguarda, esce alla distanza. All'uscita sala quell'asciuttezza ricercata e trovata scena dopo scena ha provocato quasi un'aridità sinaptica che mi impediva di formulare un pensiero su quanto visto. Poi qualche giorno dopo sono riaffiorate le sensazioni e quella prevalente è quella di un dolore profondissimo e altrettanto profondamente schermato dalla vita intrapresa dai protagonisti, loro malgrado. E questo mi è parso il connotato più lancinante del film.

    Oh, poi sarà una mia fissazione ma io ho trovato inappropriata la voce di elder. Ho faticato all'inizio a legarla al personaggio. Vorrei rivederlo in versione originale.

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    1. Bravissima Elena...
      Il dolore è motore di tutto. Anche nella mia visione il dolore di Armando è fondamentale. Ed è un dolore per un'infanzia persa, per un padre che non lo è stato (a proposito, c'è quella scena che colpevolmente non ho citato dell'ascensore. Bellissima. Ma sembra che lui sia dentro con il padre che manco lo riconosce. Ecco, altro indizio.), per una vita ormai stnacamente distrutta

      ahaha, sei la picconatrice dei doppiaggi ;)

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    2. già mi preparo a tarantino/pannofino ... sob! ;)

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    3. AHah, ma sei proprio una hater del doppiaggio allora!

      io vado inizio prossima settimana credo

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  12. Qualche tempo fa volevo chiederti se lo avessi avuto in programma. Sabato scorso sono andato a vederlo. A quel punto volevo proprio consigliartelo. Poi è arrivata la tua rece ;)
    Diciamo che l'unica cosa che ci differenzia è il voto (per me un 8, arrotondato per difetto), per il resto apprezzo la tua rece e le belle parole che hai speso per questo film.
    I primi aggettivi che sono venuti in mente durante e dopo la visone sono stati psicologico e profondo. Forse banali, ma questo ho notato e apprezzato al primo impatto di Desde allà.
    L'ho trovato un film veramente grandioso, con la monotonia, la quotidianità, riprese come più amo, come in quei film messicani (prevalentemente) che mi hanno dato e continuano a darmi tanto, molto.
    Forse è questo che me lo ha fatto piacere di più, che non mi ha portato cali di attenzioni o momenti di noia o pesantezza, anzi; sono particolarmente avvezzo a questo cinema qui, freddo, monotono, distaccato e in certo qual modo violento nei confronti dello spettatore.
    Con le tue interpretazioni debbo dire di essere d'accordo più o meno, forse più su Armando che su Elder, dato che io sono fortemente convinto dell'omosessualità del ragazzo, quindi della riflessione di desde allà riguardo la repressione dei sentimenti a causa di ciò che si ha intorno.
    Invece sul padre e sulla assoluta importanza della sua figura credo che la tua sia l'interpretazione più comune, gli abusi su Armando in giovane età.
    Ma volevo soffermarmi maggiormente sul finale...per quel che mi riguarda la tua rece mi ha fatto riflettere ulteriormente sul finale e la tua interpretazione mi piace, la mimesi col padre, il blocco psicologico, l'importanza di Elder completamente sminuita, relegando il tutto ad Armando e i suoi problemi interiori... Confesso che mi hai dato una grossa mano a farmi un' idea più precisa, perché personalmente non mi sono soffermato più di tanto sul finale 'aperto' che fa discutere, essendo già preparato da un simile ending sulla base di precedenti visioni affini a Desde allà ma anche perché Lorenzo Vigas, quel finale, ce lo fa presagire attraverso lo splendido e funzionale montaggio dell'opera, un montaggio 'tagliente', secco, che preferisce non mostrare piuttosto che mostrare. E poi, altro fattore che ai titoli di coda mi ha "rassicurato", è quel "basato su un racconto di Arriaga e Vigas".
    Grandissimo film.

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    1. Grande analisi ragazzo, ormai il tuo futuro di critico è sicuro...

      Nè io nè te ci siamo soffermati su un aspetto importantissimo, il titolo...
      Desde allà sta a significare "da lontano" "da qui a lì". Ed è decisivo per leggere il film. Oltre al fatto "spaziale" (lui che non si avvicina e non tocca) vuole anche significare il distacco emotivo, sentimentale, umano che ha il protagonista.
      Lui è sempre "da lontano"
      e quel da lontano deriva al 100% dalla sua infanzia

      Molto interessante la tua idea sull'omossesualità di Elder, sinceramente non mi era manco passato per la testa. Io c'ho visto altri processi dietro a quello che poi diveterà e farà.

      Io, sarò superbo, che ne so, ma trovo il finale veramente giusto, coerente e nemmeno tanto aperto, anzi.
      Ma è tutto frutto delle idee che mi ero fatto.

      Sto cinema piace tantissimo anche a me, sto tipo di film per me è da top dell'anno. Mi è mancato un pizzico di coinvolgimento. E ho trovato quei difetti che menti illuminate come quelle di Rocco e Chiara hanno saputo raccontare così bene

      ciao!

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  13. No no ma quale critico! Io odio la critica! :)

    Evvero, il titolo è emblematico. E la traduzione italiana ha toppato un'altra volta...

    Sì, sono convinto ;)

    Ah guarda, il finale è giustissimo anche per me. L'ho trovato assolutamente coerente. Solo che per la maggior parte quello è un finale aperto. (un signore in sala ad esempio, non l'ha accettato minimamente. Appena finito il film, si è alzato dalla poltrona dicendo ad altissima voce :"Che stronzata!!" ahah E poi anche all'uscita tutti a parlare del finale...)

    Io rimango dell'idea che sia uno dei migliori che vedremo quest'anno.

    P.s. Se ti piace sto cinema qui devi vederti altra roba sudamericana...roba seria eh ;)

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    1. Ma intendo critico in senso lato, come cinefilo ;)

      uno che parla di cinema, come faccio io

      stando ben lontani dalla critica...

      ah, ma sul commento del signore c'è poco da dire, si sente sempre...
      ti dico la verità, io la scena l'ho trovata molto coerente ma non mi aspettavo fosse il finale. Ecco, non mi è sembrato aperto ma tronco sì, improvviso. Ma solo al momento, poi riflettendoci era perfetto

      il cinema sudamericano è grande, lo so

      credo che in questo blog tra brasilaini, argentini e tutto il resto una trentina almeno di film ci siano
      sempre pochi sì

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  14. Però la roba veramente grande la troverai solo quando ti deciderai a scaricare ;)

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    1. Ma adesso per gli introvabili c'è Chiara Scura che me li trova e scarica... ;)

      ma non posso stressarla troppo

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    2. guarda ho consegnato la tesi quindi sto in fase relax, insomma a parte il dettaglio che mi laureo giovedì, ma quella è una formalità e non ci penso proprio per ora ;)

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    3. Troppo forte la Chiara, speriamo di averla presto a pieno regime. In bocca al lupo!!

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    4. Grande!

      sarà il momento giusto per sentirsi "avvoce" allora, considerando il raddoppiamento consonantico dell'umbro-toscano

      tranquilla, a Rocco non glielo dò il numero che dopo mi sentirei in colpa se per colpa mia parlaste 5 ore di Kant e Schopenauer

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    5. "Sci", come se dice qua.
      Ahah, di filosofia non ricordo più una ceppa

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    6. ...Ah ah ah, Kant completamente dimenticato, m'è rimasta qualche nozione di Spinoza al massimo. Sono filosoficamente inoffensivo!!

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due cose

1 puoi dire quello che vuoi, anche offendere

2 metti la spunta qui sotto su "inviami notifiche", almeno non stai a controllare ogni volta se ci sono state risposte

3 ciao