9.12.15

Catarsi


A 20 anni scrissi molti racconti.
Tutta robaccia.
Questo forse è uno dei due/tre che possono salvarsi in corner.
In ogni caso uno di quelli a cui sono più legato.


La pioggia battente.
Proseguo a velocità bassissima, il collo in avanti per cercare inutilmente di veder meglio.
La strada è dissestata ma è la strada di campagna che mi porta a casa, impossibile evitarla.
Con la pioggia poi questa strada è veramente un disastro, che ti sembra quasi che il fango arrivi fino a te, che se trovassi il coraggio di aprire il finestrino potresti allungare la mano e toccarlo.
Ad un certo punto mi sembra di scorgere qualcosa sulla destra, un colore anomalo nella monocromia di una notte in campagna di pioggia battente.
Ho due macchine davanti a me, proseguiamo a passo d'uomo, letteralmente a passo d'uomo.
La prima passa vicino alla macchia gialla.
La seconda pure.
Non rallentano nemmeno, sempre che rallentare a quella velocità possa avere un senso.
Ma se non rallentano probabilmente quella macchia gialla non sarà niente di che, niente di così interessante  da cercar di vedere meglio.
Sono ormai a pochi metri, cinque forse.
Quella macchia gialla è un impermeabile.
Giallo, di uno di quei gialli che ti sembrano più vicini ad una luce che ad un colore.
Ad un certo punto da sotto l'impermeabile sbuca una mano, appena un metro prima che lo affiancassi.
Braccio teso, pugno chiuso e pollice alzato, inequivocabile, qualsiasi persona si celi sotto quell'impermeabile mi sta chiedendo un passaggio.
E' notte, piove in un modo che in vita mia non avevo mai visto e non so minimamente chi possa avermi chiesto un passaggio, nemmeno se sia una donna o un uomo.
Eppure mi fermo.
Entra dallo sportello di dietro.
Guardo dallo specchietto, sono tesissimo ma al tempo stesso mi sembra di star vivendo un sogno in cui io non ho alcun potere decisionale.
Il mio passeggero si toglie il cappuccio e mi guarda attraverso lo specchietto.
E' maschio, e giovanissimo, non può arrivare a 18 anni.
"Ciao" gli faccio io.
Nessuna risposta.
"Che facevi da queste parti sotto la pioggia, ti sei perso?"
Nessuna risposta.
"Ascolta, dimmi qualcosa per favore, almeno dove devi andare, che devo fare, se hai una casa, dimmi qualcosa"
Nessuna risposta.
Il ragazzino intanto si toglie l'impermeabile, lo ripiega con cura e ad ogni mia domanda si limita a guardarmi, senza cambiare mai espressione.
Resto 5 minuti fermo, con le due mani sul volante.
Una macchina mi supera lentamente nel fango suonando clacson e maledizioni.
Continuo a guardare lo specchietto, a volte mi giro direttamente verso di lui ma ho la fermissima convinzione che quel bambino non mi parlerà mai.
In ogni caso non sento alcun senso di minaccia, non posso far altro che andare a casa e portarlo con me.
Faccio i 10 minuti che mi separano da casa con la sensazione fortissima che quella notte sarà infinita.
Arrivo, arriviamo.
Scendo lentamente dall'automobile e faccio per andare ad aprire al ragazzo ma lui è già fuori e si sta avviando verso casa.
Rimango pietrificato, aspetto di vedere se veramente sta entrando così, senza dir nulla, davanti a me.
Quando è inequivocabile che sia così lo raggiungo, apro la porta ed entriamo.
Si siede sul divano, l'impermeabile gocciolante sulle ginocchia.
Vado in cucina, appoggio i gomiti sul tavolo e cerco di calmarmi, decidere cosa fare, cosa dire.
Trovo il coraggio, prendo una sedia e mi metto seduto davanti a lui.
"Sei muto vero?"
"---"
"Hai fame? Sete?"
"---"
"Hai almeno qualche numero che posso chiamare, hai genitori?"
"---"
Mi alzo, vado in cucina a bere qualcosa, verso un thè freddo anche per lui, torno di là e glielo metto davanti.
Niente, il ragazzo continua a non mutare mai espressione. E continua a fissarmi. Non fissa me, no, fissa i miei occhi, soltanto quelli.
Poi comincia.
Piange.
Piange sempre più forte, fino ad arrivare a vere e proprie urla di disperazione.
Riesce negli spasmi a non smettere mai comunque di guardarmi.
E io non riesco a smettere di guardare lui.
Quello che successe poi non riuscirò mai a descriverlo a parole.
Sta di fatto che ho sentito qualcosa dentro di me che si muoveva, che cercava disperatamente di uscire.
Il bambino piangeva sempre più forte e qualcosa dentro di me se ne andava via.
Catarsi, questa è l'unica parola che mi viene in mente adesso per raccontare.
Catarsi.
Smise di piangere, si avvicinò a me, mi sorrise e mi abbracciò.
E la sensazione che provai in quell'abbraccio è qualcosa di talmente grande che non è trasferibile a parole.
Quel bambino stava abbracciando un uomo nuovo, quello che sono tutt'ora, quello che sono da quella notte.
Senza dire nulla se ne andò.
Mi avvicinai alla finestra, lo vidi allontanarsi rimettendo l'impermeabile e piantarsi sotto la pioggia al bordo della strada.
Passarono almeno una decina di automobili senza che successe niente.
Poi vidi una mano uscire dall'impermeabile.
Aveva scelto.
Quella notte un altro uomo sarebbe stato salvato.
Uscii in strada e vidi la macchina allontanarsi.
Tornai dentro casa con il viso fradicio.
Lo sarebbe stato anche senza pioggia.

28 commenti:

  1. Risposte
    1. Faceva schifo su.
      Semmai un altro che se salva è quello della foto sul comodino.
      Siccome non rispondi te volevo dì che domani e dopodomani fo 14.22 e con christian e rocco se diceva semmai che me venite a prende all'uscita della perugina alle 22.05 e andamo a magnà o al cinema.
      DOmani famme sapè

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    2. Per magnà ci sono pure io.
      Per il racconto ti dico che mi è venuta la pelle d'oca sul finale.

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    3. T'ho cercato ma non c'eri, sarà per la prossima volta.
      Il Giovane Giuseppe ti ringrazia commosso, gliel'ho fatto leggere il commento

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  2. Che tenerezza 20 anni! Incredibile come si riconosca il tuo tratto o stile o come si chiama non lo so :) quasi che potevi averlo scritto oggi per me se non specificavi!

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    1. Questo commento è particolarmente emozionante per cui non aggiungo altro

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  3. E bravo Giuseppe!
    Dal preambolo che hai fatto sembrava che a quel tempo tu fossi un grafomane ed invece il tuo "corto" (cinematograficamente parlando) in poche righe riesce a creare e dissolvere la tensione egregiamente. Mi è piaciuto veramente il messaggio racchiuso al suo interno ed il "finale aperto". Un messaggio di speranza. E te lo dice uno cinico che adora quelli chiusi.

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    1. Hai colto in pieno.
      Sai cos'era per me questo racconto Giovanni?
      La mia visione del Cristo.
      In senso lato eh, ossia di una figura salvifica.
      E il finale è sì aperto nel senso che "continua" ma comunque chiuso, ormai s'è capito come funziona.

      No, corto per forza, non sapevo nè so scrivere lungo.
      E sì, il cinema conta tanto visivamente.
      Tra l'altro fu preso proprio per girare un corto.
      Che ovviamente non fu girato ;)

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    2. Allora come dicono in Tv "a me il tuo messaggio è arrivato"!

      E, giusto per la cronaca, non è mai troppo tardi per renderlo cinema :-)

      Ora poi che la tecnologia a disposizione di ognuno a casa lo permette.....
      Dipende solo dalla tua voglia di renderlo reale.

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    3. Ahah, hai ragione...

      oppure ricontatto quel mio amico che voleva tanto girarlo.

      Amico che nel frattempo ha fatto strada, se lo merita

      grazie ;)

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  4. Un bel racconto con un significato profondo. E molto equilibrato anche. Parte che potrebbe benissimo essere un horror, per poi diventare drammatico e infine concludersi un maniera molto dolce e riflessiva. Leggendo la prima parte ho avuto un'illuminazione - un vecchio horror delle Hammer, una macchina che scivola nella pioggia battente, un autostoppista con un impermeabile giallo...Lo hai visto? ti ha in qualche modo influenzato? l'inizio di quel film era terrificante...

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    1. http://www.filmscoop.it/film_al_cinema/thetwofacesofevil.asp

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    2. Oddio, ho letto le tue prime 3 righe di rece e mi è preso un colpo, ahhahahah

      grandissima citazione

      ovviamente non l'ho visto ma insomma, l'autostoppista è un mega clichè, lo sapevo

      ma giallo e sotto la pioggia....

      grazie mille per i complimenti

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    3. ci mancherebbe, il racconto è molto carino. Tra l'altro il racconto è una forma di scrittura che mi piace moltissimo, pubblicane altri.
      Comunque ho avuto davvero un dejavù (si scrive così? Boh). Non tanto perché mi è venuto in mente quell'episodio della Hammer, ma per il fatto che mi è venuto in mente PROPRIO quell'episodio...che mi ha profondamente turbato quando ero bambino. Solo poche scene mi hanno turbato in quel modo - l'occhio nell'armadio in Profondo Rosso, la scena del parco in 4 Mosche di Velluto Grigio, la prima mitica apparizione di Freddy Krueger...quella scena in cui gli si allungano le braccia...terrificante!

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    4. Come fai a fare questa carrellatta di momenti di terrore della tua vita non lo so, complimenti...

      Io ci dovrei pensare giorni e giorni.

      Posso dire che da adulto, questi ultimi 5,6 anni i 3 momenti topici sono su Lake Mungo, Noroi e Rec ;)

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  5. Quando io iniziavo la prima elementare tu scrivevi un racconto che trattava di un tema cosi profondo. E quando li ho compiuti anch'io i 20 anni probabilmente il termine " catarsi" neppure lo conoscevo. Questo significa solo una cosa: eri di una sensibilità superiore alla media per decidere di scrivere un racconto su un tale argomento. E da quel poco che ho letto nel tuo blog, questa sensibilità continua a trasparire nelle tue recensioni. Clap clap clap
    ps: da qualche parte ho letto la tua età ( mi pare) non vorrei aver fatto male i conti dandoti qualche anno in più XD

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    1. Classe 77, the best ;)

      ora se hai fatto bene i tuoi conti non lo so, lo sai solo te non sapendo io il tuo anno.

      Come usare il verbo sapere in modo esagerato

      per il resto su questo raccontino mi state scrivendo cose troppo belle e se magari quando accadono alle recensioni rispondo tranquillo in questo caso vi assicuro che l'effetto è molto strano, superiore

      quindi grazie infinite e basta

      davvero ;)

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    2. Ah no, una cosa volevo aggiungerla.
      Probabilmente avrò saputo il significato di catarsi la mattina stessa per sbaglio e per non dimenticallo c'ho scritto du cazzate.
      Non pensar troppo bene di me.

      Ahaha, grazie ancora

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    3. Il guaio tuo è che sei troppo modesto. Ogni volta che leggo i tuoi racconti c'è un rimando naturale a Kafka e a Benjamin. so quasi sicuro che il secondo non lo conosci, e il primo probabilmente non l'avevi ancora letto a vent'anni. Cmq il senso di attesa, la rottura del tempo messianico (quello dell'attesa), e l'angelo che redime sono tutti temi che potrebbero far pensare che sto racconto l'abbia scritto Kafka, non mi stupirei se un giorno l'associassero alle sue raccolte. in parole povere volevo solo dire complimenti.

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    4. ovvio che a sto commento non posso rispondere, credo hai bevuto

      ma il complimento è talmente grosso che se non hai bevuto te offro da beve io mercoledì (se ci vediamo) per ringraziarti

      (fammi arrivare a martedì che riposo per tutto il resto, della mail dico)

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  6. Ho bevuto una cedrata alcolica. La prenoto anche per mercoledì. Per tutto il resto mi dirai.

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    1. Domani ho l'ultimo giorno col turno impossibile (non ti lascia ore di vita).
      Da martedì torno operativo.
      Vada per la cedrata, intanto vedi se c'è qualche film interessante..

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  7. Che bella l'immagine del Cristo! (Non lo avrei mai pensato!)

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    1. Ahaha, no, ma ognuno pensa ciò che vuole.
      All'epoca ricordo che fu questa la mia idea di partenza.
      Ma adesso che ne so, dovrei pensarci ;)

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  8. CIAO
    Ti dico quello che ho provato leggendo il tuo racconto ,confesso che ho cominciato a leggere i commenti (fino a quello in cui parlavi di Cristo..la mi son fermato!) per capire se quello che ho provato si discordava o meno da quello che la gente ti ha scritto.
    All'inizio quando descrivevi la macchia gialla nel mezzo della pioggia chissa perchè ho pensato fosse qualcuno disteso in mezzo alla strada ,poi quando ha alzato il pugno mi son detto , forse no!
    Adesso gli fa vedere il medio..ma pochi secondi dopo ecco che di delinea l'autostoppista!
    E bravo alla fine ho pensato che a 20 anni magari hai pensato al suicidio ma la tua versione giovane ti ha salvato!
    Sei rinato come l'araba fenice ,un nuovo Giuseppe.
    Forse sarà banale ma è questo quello che ho pensato.
    Ciao
    Max

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    1. Onorato che l'hai letto Max ed onorato che un mio racconto ti abbia portato a pensare, trovare una lettura.
      Detto questo la tua lettura è splendida, probabilmente anche più bella di quella che allora mi portò a scrivere.
      Magari però sarebbe stato interessante l'avessi scritto adesso, a 38 anni. Pensare che avevo 20 anni e incontravo una versione giovane di me è strano ;)

      complimenti

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  9. In effetti a 20 anni già provare delle sensazioni che ti fanno diventare un UOMO NUOVO...suona un pò strano!!!
    Mha..forse gli artisti maturano precocemente..bho?
    A venti anni eri già avanti
    Complimenti a te
    Massimiliano

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    1. Ahah, no, ma più che altro dicevo che è strano per un ventenne trovarsi davanti la sua versione giovane, è già giovanissimo di suo!

      e forse il contrasto 20 anni-15 sarebbe stato troppo poco ampio

      ahah, artista de sto ca...

      ma grazie mille

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