14.12.15

Recensione: "L'Inquilino del terzo piano"



Un grande thriller psicologico che ne richiama tanti altri sia prima che dopo di lui.
Cinema della minaccia e della follia.
Con un finale che, forse, ribalta tutto.

presenti spoiler giganteschi e letture molto personali, vedere dopo

"Che diritto ha la mia testa di essere me?" dice ad un certo punto monsieur Trelkowski mentre una
dea che risponde al nome di Isabelle Adjani lo sta spogliando.
A parte che trovarsi in fondo al letto un essere sovrumano di quel tipo uno se ne dovrebbe solo sta zitto, ringrazià tutto l'Olimpo e certo non lanciarsi in considerazioni filosofiche, a parte tutto dicevo, credo che quella frase pronunciata dal personaggio interpretato da Polanski sia la vera chiave di questo film, un thriller psicologico quasi superbo.
Polanski, per capirsi subito, è anche dietro la macchina da presa. E sappiamo quanto lui ami il perturbante, il minaccioso, lo psicologico. Senza ombra di dubbio con Hitchcock, Lynch e pochi altri è uno dei più grandi di sempre nel campo.
E Hitchcock richiama molto questo L'Inquilino del terzo piano, specialmente all'Hitchcock di Rebecca, film che vidi in una quasi deserta aula magna universitaria.


Ma torniamo alla nostra frase.
Una testa che è me.
Ovvero una testa che è centro di tutto, una testa che può creare qualsiasi cosa, una testa che comanda tutto il resto.
E se io sono soltanto la mia testa il mio corpo non esiste più, o non riesco nemmeno più a riconoscere quale possa essere.
Ecco, io credo sia veramente incredibile che io abbia visto questo film, per purissimo caso, appena dopo Enter the Void. Perchè se è vero che in quest'ultimo è abbastanza esplicito ciò che succede, una delle possibili letture del film di Polanski, o almeno quella che è venuta in mente a me, è molto simile all'incredibile viaggio del film di Noè.
Una fantasia creata soltanto dalla propria testa (o coscienza, o anima), forse, addirittura, e qui le analogie sarebbero davvero perfette, post mortem.
Dirò di più, anche in questo film potremmo parlare di reincarnazione.
Dico la verità, tutto questo mi è venuto in mente soltanto grazie al finale del film, proprio gli ultimi 20 secondi, altrimenti è una lettura che probabilmente non sarebbe mai saltata fuori.
Tutto quello che abbiamo visto potrebbe essere solo un ultimo sogno (o, come detto, un'esperienza extracorporea post mortem) della morente Simone. Trasferire la propria mente in un altro corpo, proiettarla in un altro corpo, quello dell'ultima persona che è venuta a visitarla all'ospedale.
Tra l'altro lei vede lui vicino alla sua amata Stella, e magari proprio il desiderio di poter vivere ancora una vita vera e di conseguenza quel rapporto con lei portano a quello che ho scritto, torna tutto.

Risultati immagini per l'inquilino del terzo piano

Il grande pregio di questo film è nel darci quindi almeno 3 possibili chiavi. Quella reale, quella fittizia, creata o comunque modificata dalla paranoia di Trelkowski e anche l'altra fittizia creata praticamente ex novo dalla mente di Simone.
Ed ecco qua che abbiamo un film che richiama in maniera impressionante il mio Synecdoche, con questo confondere in una sola persona il maschile e il femminile, questo non riuscire a capire chi sia proiezione di chi.
E c'è anche quel piccolo gioiellino di Calvaire. Nel film di Du Weltz, infatti, una figura maschile veniva scambiata dalla comunità per quella femminile scomparsa. L'unica differenza è che mentre nel film belga questa paranoia, questa trasfigurazione della realtà, era della collettività verso di lui, in quello di Polanski, semmai, è in lui (o, secondo la mia lettura, nella donna morente) verso di loro, l'opposto.
A prescindere da tutto -che alla fine ho scritto tanto senza dir nulla- questo è un film che anche senza tante letture funziona a meraviglia. Una lenta discesa in una paranoia sempre più assoluta e castrante. Cinema della minaccia che ad un certo punto richiama lo stesso Polanski di Rosemary's Baby e il Kubrick di Shining (specie nella scena degli applausi collettivi, un luogo e i suoi "abitanti" che gettano nella follia il protagonista).
E non lo faccio per continuare a mettere riferimenti e link a cazzo, ma a me questo film, (vi giuro che è l'ultimo dell'elenco-rece che ho fatto) ha ricordato moltissimo anche un altro in cui lo stesso Polanski era attore, lo splendido Una pura formalità di Tornatore.
Le atmosfere si somigliano, il ritmo anche. E c'è questa ricerca della verità, molto "trascendentale", unita a quella di capire chi si è realmente.


Ma potrei andar avanti, citare Psycho e tanti altri.
Meglio parlare di questo film, un film di interni, di personaggi ambigui, di piccoli accadimenti sempre più sinistri.
E di scene davvero inquietanti come quella in cui lui vede sè stesso, o quella appena successiva e da posizioni ribaltate (attenzione, nella lettura che dò è perfetto questo campo e controcampo) in cui lui vede lei togliersi le bende o quella specie di rito satanico con tanto di maschera.
Quello che non mi ha convinto del tutto è il vedere la trasformazione di Trelkowski in Simone, e non tanto perchè l'ho trovata affrettata come cosa  il film dura molto e si prende i suoi tempi) ma forse perchè sono io che non mi sono trovato così "dentro" per giustificare l'accaduto.
Anche se, alla luce della lettura che solo il finale ti può regalare, anche questi passaggi sono assolutamente plausibili.
Insomma, una rece pastrocchio piena di altri film citati, chiavi di lettura e poco altro.
Vedetevelo che è meglio.
Anzi, spero che leggiate questo "vedetevelo" dopo che l'avete già fatto.

19 commenti:

  1. E meno male che era solo un elenco :D io comunque sono più a favore della seconda ipotesi, in fondo sembrava un tema molto caro a Polanski che lo tratta anche in Repulsion, quasi volesse con tutte le sue forze rappresentare la follia nella perdita di punti di riferimento. E cosa porta di più a questo se non la perdita di se stessi, della propria identità?

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    1. Assolutamente Frank.
      Ma vedi, la bellleza di questo film è che rappresenta un circolo, un loop che può partite da due punti opposti e finisce comunque perfettamente.
      Lui che parte dall'ospedale e poi si ritrova esso stesso là.
      Lei che parte col suo viaggio mentale per poi finire il cerchio sempre lì.
      Sai? io credo che quell'urlo sia molto importante, l'analisi dovrebbe partire da là

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  2. imperdibile :)

    http://markx7.blogspot.it/2014/01/linquilino-del-terzo-piano-tenant-roman.html

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  3. E' il film con cui da giovane ho conosciuto Polanski, poi ho recuperato tutti i precedenti e da allora (con alti e bassi) è diventato uno dei miei registi preferiti. Nell'Olimpo metto Rosemary's Baby e Il Pianista; fra le delusioni, La nona porta.

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    1. Nell'Olimpo hai messo due capolavori praticamente oggettivi Lucien.
      Non ho visto La nona porta come non ho visto praticamente tutti i suoi ultimi...

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  4. Alla fine l'hai visto eh...anche se non ho ben capito se per la prima o la seconda volta. Comunque sì, film enorme, insieme a Rosemary's Baby il mio Polanski preferito.
    La mia visione risale ormai a un anno fa quindi qualche cosa che hai citato l' ho scordata però nell'insieme è un film che non dimenticherò mai.
    Sinceramente non ricordo la mia interpretazione immediata, forse non mi sforzai nemmeno di avercene una ("questo è un film che anche senza tante letture funziona a meraviglia.")...dici bene ;)
    Però lo sai che la tua lettura mi garba molto...e anche l'accostamento ad un film (apparentemente) così diverso come il lavorone di Noé. Una lettura veramente originale ;)
    Quasi quasi me lo risparo sto Polanski...

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    1. Sì sì, visto per la prima volta ieri.

      Guarda, credo che la mia intuizione su Enter the void non sia forzata.
      Nella mia visione questo è un viaggio post mortem.
      Magari mentre in Noè poi la reincarnazione era finale e portava a vita vera qui la reincarnazione è fittizia, nella fnatasia.
      Sai, credo che i finali di film, specie di grandi autori come questo, non possano essere casuali o non importantissimi.
      E vedere lei/lui che vede la scena della prima visita è troppo particolare, mi fa propendere per quello che ho detto, mi sembra più sensato.

      Non ne ho visti molti:

      Rosemary's Baby
      L'inquilino del terzo piano
      (forse) Chinatown
      La morte e la fanciulla, piaciuto da morire e recensito qui
      Il Pianista

      stop

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    2. La morte e la fanciulla lo devo vedere da tanto tempo ma ho sempre rimandato. Credo che lo vedrò durante le vacanze;)
      Il forse di Chinatown è un po' ambiguo ahaha comunque Chinatown è l'unico polanski che mi ha deluso tra quelli che ho visto.
      Il pianista l'ho visto da piccolo e non lo ricordo.

      Te invece guardati Repulsion che è un capolavoro. Poi magari da uno sguardo anche ai recenti Carnage e Venere in pelliccia...meritano.
      Ah, e ho visto anche Il coltello nell'acqua che se non sbaglio è il suo esordio alla regia di un lungometraggio;)

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    3. Forse perchè se l'ho visto l'ho fatto da giovincello ma non ricordo nulla. Senz'altro qualche scena...
      Direi la stessa cosa de te con Il Pianista ma con ancora pià anni del mezzo :)

      La morte e la fanciulla è un mio cult

      sì sì, repulsion e carnage mi interessano molto, venere in pelliccia molto meno....

      sì sì, è il primo :)

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  5. Ah, già che ci sto ti volevo chiedere che altri film di Polanski hai visto

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  6. Film necessario.

    Ne abbiamo parlato anche noi sul Labirinto del Diavolo se ti va di passare: http://illabirintodeldiavolo.blogspot.it/2015/03/linquilino-del-terzo-piano.html

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    1. Guarda chi si rivede, una delle due satanelle!

      Pensare che 6 anni fa praticamente c'ervamo solo io, voi e James a raccontarcela tra noi ;)

      arrivo

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  7. Gran film, anche se non uno tra i miei favoriti di Polanski.
    Ottimo recupero, ed ottimo post "visionario".

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    1. Parlo di James e mi spunta appena sotto ;)

      grazie!

      ho ancora salvata la tua pagina di Enter the void, credo che devo aggiungere anchwe questo alle letture allora ;)

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  8. Visto almeno sette/otto volte credo. Sicuramente il mio Polanski preferito assieme a Repulsion, tra i due non saprei scegliere chi mettere sul podio sovrano. In definitiva anch'io tendo più sulla seconda ipotesi, la totale perdita della propria identità. Quel suo lato più sovrannaturale però mi ha sempre affascinato e il pensiero della "reincarnazione/trasferimento" è interessante... Quasi quasi seguo l'idea di Pietro e me lo risparo pure io :D

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    1. Non ci credo...

      Pensa che non c'è alcun film in vita mia che ho visto 7,8 volte, credo che il massimo sia Shining con 5,6 intere più alcuni spezzoni.

      Repulsion mi manca.

      Ti ringrazio che la mia idea in qualche modo possa averti interessato o comunque non la ritieni peregrina.
      Ma ripensa al finale, quell'urlo, quel veder lui, secondo me è un loop della mente di lei.
      Anche perchè così pure il personaggio di Stella acquista più senso

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  9. Io onestamente non mi posi tante domande sulle possibili interpretazioni della storia. So solo che, da paranoico purosangue quale sono, per me vedere Le locataire fu come guardare una sorta di biografia di me stesso. Veramente allucinante, soprattutto perché la soluzione ultima pare essere solo quella di lanciarsi dalla finestra. Per fortuna casa mia non è abbastanza alta :) Ciao!

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    1. Ahah, anche io al massimo mi romperei una gamba ;)

      fai bene ad averlo visto libero da tante interopretazioni

      ma a me è il finale che me l'ha proprio gettate in testa

      ciao!

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