7.10.10

Recensione: "Redacted"


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C'era un mercante di Baghdad che mandò il suo servo al mercato per comprare delle provviste. Dopo un pò il servo tornò indietro pallido e tremante dicendo "- Padrone, una donna mi ha urtato al mercato; quando mi sono girato ho visto che era la Morte, mi ha guardato e mi ha fatto un cenno minaccioso. Ti prego, aiutami, dammi un cavallo e fammi scappare dal mio destino, vado a Samarra e la Morte non potrà trovarmi.". Il mercante gli prestò il cavallo e il servo fuggì. Poi il Mercante andò al mercato, vide la Morte e le chiese "- Perchè hai fatto quel gesto minaccioso al mio servo?". Rispose la Morte "- Non era un cenno minaccioso, ma un gesto di sorpresa. Ero sconceratata di trovarmelo qua a Baghdad quando invece devo avere stasera un appuntamento con lui a Samarra".

C'è tutto Redacted in questa magnifica quanto terribile barzelletta. L'ineluttabilità del proprio destino, della propria morte. Il Servo è il Soldato in guerra, il Mercante una sorta di effimera speranza. Tutti gli uomini prima o poi andranno a quell'appuntamento, il soldato ha soltanto un cavallo più veloce che lo farà arrivar prima.
Strepitosa pellicola di DePalma, accusata con troppa faciloneria di antiamericanismo, quando invece, come nella maggior parte dei film di guerra, le vicende raccontate devono considerarsi universali e la denuncia non vista come a rivolta a un tale esercito o una tale guerra ma alla Guerra tout court e a tutte le aberrazioni che questa, quasi giocoforza, comporta.

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Il film prende spunto da un vero episodio: lo stupro e l'assassinio di una quindicenne irachena da parte di 4 soldati americani. In realtà soltanto 2 compiranno l'eccidio (oltre la ragazza vengono uccise la sorellina, la madre e il nonno) mentre un terzo riprende con una telecamera e un quarto se ne sta disperato fuori, incapace di fermarli.
De Palma analizza il prima, il durante e il dopo eccidio in un arco temporale di circa 2 mesi.
Prima conosciamo i soldati, impegnati in un posto di blocco a Baghdad. In una bellissima sequenza vediamo l'interminabile attesa dei militari (scandita dai rumori di una bottiglia d'acqua vuota premuta continuamente da un soldato e dal ripetuto far scattare un accendino zip di un altro) che hanno il "solo" compito di controllare le macchine che passano nella barriera. I militari intimano ad un'automobile di fermarsi, questa prosegue dritta, si fa fuoco, una donna incinta muore. De Palma approfitta per comunicarci che oltre 2000 civili iracheni sono stati uccisi nei checkpoint, il 99% non terroristi. Tra l' altro, se vogliamo, si torna alla barzelletta iniziale. Lì il servo aveva mal interpretato i gesti della Morte, qui capita molto spesso che i civili scambino il gesto dei soldati di fermarsi come un saluto. Come il servo, l'incomprensione li porta alla morte.
I soldati si annoiano, non è come il Vietnam, dove le donne non mancavano. La somma di questa voglia sessuale unita al desiderio di vendetta per un loro compagno esploso in una mina li porterà alla terribile decisione, PIANIFICATA, dello stupro alla quindicenne.
Questo avverrà sotto le luci della telecamera del soldato Salazar, il nostro occhio per buona parte del film. Soltanto il soldato McCoy si opporrà e sarà infatti lui in seguito a denunciare il terribile accaduto. Salazar, in realtà soldato "buono" con la sola mania che tutto venga ripreso (allegoria forse della tv d'oggi), sarà invece rapito e decapitato. Ho già scritto moltissimo dicendo in realtà poco. Redacted avrebbe bisogno di uno spazio infinito per poter esser commentato data la moltitudine di così tanti e forti temi trattati che siano politici, etici, morali, umani. 

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De Palma si serve di un'incredibile quantità di canali audiovisivi per raccontare la vicenda, dalla telecamera di Salazar al documentario interno al film, dalle immagini televisive alle telecamere di sicurezza, dai blog ai filmati su You Tube, dai servizi in diretta giornalistici alle microcamere nei caschi. La sceneggiatura è perfetta, specie nei dialoghi dai quali è possibile estirpare moltissime frasi significative "la prima vittima sarà la verità", "le telecamere raccontano sempre bugie" "quello che succede a Las Vegas rimane a Las Vegas (riferito al voler insabbiare tutto)" "si possono far cento film sull' 11 settembre ma nessuno sui nostri crimini perchè noi siamo una razza superiore" e mille altre. Si arriva così al finale dove, come nel bellissimo Valzer con Bashir, la finzione (se di finzione si può parlare) lascia spazio alle reali immagini di civili iracheni morti. Il senso di rabbia, di impotenza, di commozione raggiungono così il massimo livello e marchiano a fuoco la parola pace o il desiderio di essa nel nostro cuore e non in un'inutile, spesso ipocrita, bandiera.

( voto 8,5 )

13 commenti:

  1. Dae, ma il commento ad Audition!?
    Ti vedo poco in attività in questi giorni!
    Ad ogni modo, non vorrei influenzarti, percui parlerò di Redacted soltanto dopo che avrai postato.
    A presto!

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  2. Ma che scherzi? Di Audition ho messo il commento già stamattina. Non ti appare?

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  3. Eccomi qui, come promesso.
    E hai fatto bene a temere.
    Ho trovato Redacted un film pieno di sè, e anche di quel pericoloso compiacimento della violenza che è alla base di robaccia come Lebanon e - il capostipite della robaccia - La passione di Cristo.
    Se la memoria non m'inganna, è stato per me il peggior DePalma di sempre. Peccato, perchè ne avevo davvero sentito solo parlare bene.

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  4. Mi pare ovvio james che non siamo d'accordo. Ho notato che la maggior parte delle tue stroncature derivano dalla "sfiducia" che dai al regista, più che alla qualità o meno delle opere. Prendi sempre in considerazione l'ipotesi che le motivazioni che stanno dietro al film non siano genuine, ma calcolate o, come dici tu stesso, furbette. Io al contrario cerco sempre di dar fiducia al regista e comunque anche nel caso non riesca a conquistarla (la fiducia) cerco di commentare il film sotto l'aspetto cinematografico. Sono 2 atteggiamenti diversi e forse quello giusto sta nel mezzo...

    Comunque che Redacted e Lebanon mostrino autocompiacimento della violenza mi pare assolutamente non vero. Anzi, nel film di De Palma visivamente c'è pochissimo, lo stesso eccidio, fulcro dell'intera vicenda, è fuori camera e lo stupro appena intravisto. Se è per questo c'è più uso di scene violente in un minuto del soldato Ryan che in un'ora e mezza qui. Se poi parli di violenza in senso astratto e non visivo è un altro paio di maniche.

    Sicuro che la tua stroncatura non abbia radici un pò "politiche"?

    A me non pare assolutamente un film antiamericano, altrimenti De Palma non avrebbe puntato così tanto sulla figura di McCoy, il soldato buono. Inoltre stiamo parlando di un fatto realmente accaduto trasposto quasi in chiave documentaristica.

    Su La Passione è un altro discorso. Può piacere o no, ma il tuo appunto è legittimo e, direi, doveroso.

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  5. Interessante spunto, quello che dai: è vero, in genere quando un regista mi provoca sfiducia difficilmente parto con delle alte aspettative in proposito, ma la tua ipotesi è contraddetta da due esempi eclatanti.
    Il primo è proprio DePalma, che ho davvero sempre apprezzato, e che, ai tempi in cui vidi Redacted, godeva di una fiducia totale supportata anche dalle recensioni lusinghiere che dello stesso Redacted avevo letto.
    Il secondo è Aronofsky, da me personalmente detestato fino a L'albero della vita e completamente riscoperto con The wrestler. Ora attendo con fiducia Black swan.
    Ma ti citerei anche Lars Von Trier - che ho sempre molto apprezzato, ma che con Antichrist si è guadagnato il poco lusinghiero onore della mia promessa di cercare di non vedere mai più una sua pellicola - o Tarantino, che aveva perso molti punti con Kill Bill e A prova di morte prima di tornare prepotentemente nel mio cuore con Bastardi. O i fratelli Dardenne, dei quali ho DETESTATO Rosetta e trovato stupendo La promesse. O Ken Loach, che ancora mi commuove al solo pensiero di My name is Joe eppure - pur se politicamente affine - mi irrita con Il vento che accarezza l'erba o Terra e libertà.
    Diciamo che non sono mai stato un grande fan delle cose costruite o strumentalizzate, perchè ritengo siano le opere più a rischio di critica da parte del "fronte opposto". Ricordo che quando vidi Fahrenheit di Moore uscii pensando a quanto aveva fatto il buon Michael per portare nuovi sostenitori a quel porco di Bush.
    Per Lebanon il compiacimento nella violenza è talmente palese da risultare quasi eccessivo, a tratti - ricordo la mucca moribonda, la donna spogliata, il vecchio che grida pace prima di morire: personalmente se mi facessero saltare il culo per sbaglio più che pace griderei andate a farvi fottere (si possono dire le parolacce dalle tue parti?) - mentre per Redacted trovo sia più sottilmente ruffiano, furbetto, appunto. Personalmente ho trovato lo stesso tema meglio trattato in Vittime di guerra, che pure non era perfetto.
    Diciamo che, tendenzialmente, forse la guerra non si adatta allo stile di DePalma. Se penso a Kippur di Gitai, o Il grande uno rosso di Fuller, Orizzonti di gloria di Kubrick, La sottile linea rossa di Malick, Lettere da Iwo Jima di Eastwood, la violenza non è risparmiata, eppure, anche di fronte alla macchina, non risulta mai eccessiva.
    Meglio uno sgozzamento in primo piano come ne Il profeta, se giustificato narrativamente, che il "vedo non vedo" violentissimo di questo lavoro di DePalma.
    Spero di aver condensato bene il pensiero, a volte sarebbe molto più bello ed interessante avere la possibilità geografica dei confronti dialettici.

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  6. Ti sei spegato benissimo. Solo su una parte mi hai leggermente frainteso. Quando parlavo di sfiducia o fiducia non intendevo il pregiudizio, al contrario mi riferivo a una presa di posizione post visione. Insomma, tu ti fai un'idea ben chiara dei metodi che ha usato il regista , furbi o no, per arrivare a quello che vuole (e in questo ti stimo molto, dimostri carattere e "coraggio"), ma mi chidevo se una volta presa posizione ti poni mai il dubbio " e se invece non fosse così?". Se, ad esempio in Lebanon, le scene da te citate avessero un loro perchè? Lo escludi a priori? Sai benissimo che il regista viene da quelle esperienze, non potrebbe aver semplicemente raccontato la realtà che ha vissuto? E poi James, sai benissimo che la realtà della guerra è di gran lunga peggiore e più violenta di quella mai vista in nessun film di tale genere, a volte per me farla vedere, quasi toccare con mano è addirittura doveroso. Chi scrive non è un pacifista, anche perchè per me, il pacifismo è una parola che non vuol dir nulla, vuota, lapalissiana, come detto, ipocrita.

    E poi perchè accettiamo il torture (mi hai appena detto che ti è piaciuto Audition) con tutta la sua massima esplicitazione di violenza e invece quando questa è raccontata con ben altra poetica e ben altra presa sulla realtà non possiamo accettare?

    Dispiace anche a me non potersi vedere. Sentirci è facile, 3337293369...

    James, tranquillo, non sentirti in obbligo di chiamare. Se una volta vuoi per qualsiasi motivo puoi farlo, punto.

    A sto punto più che altro possono farlo tutti...

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  7. Caro Dae, credo che a breve riceverai una telefonata dalla tizia di Audition, che ti mostrerà il lato reale del torture.
    Quello che tu dici è assolutamente vero, ma purtroppo non verificabile a meno di un confronto "diretto" con il regista, per poter capire quali sono le motivazioni personali dietro ogni opera.
    Ad esempio, quando uscì Inland empire, Julez ed io, entrambi appassionati di Lynch, ci fiondammo al cinema: dopo avermi distratto limonando per un pò, lei si addormentò felicemente per tutta la seconda parte. Io l'ho trovato, al contrario, un film magnifico sulla ricerca dell'identità e sul valore della Storia. Ma non potrò mai sapere fino in fondo se Lynch aveva quello in mente.
    Nel mio romanzo - che ora si sta sparando Dembo e che spero di pubblicare a breve - ho messo tutto il possibile di me, eppure chi non mi conosce direttamente non potrà mai sapere, ma solo interpretare.
    Diciamo che, nella mia presa di posizione rispetto ad un qualsiasi regista, la mia interpretazione - che ti ringrazio per definire coraggiosa - è sempre legata all'impressione che le opere mi danno dello stesso.
    Un pò come quando, conoscendo qualcuno, capisci che manca quel qualcosa, o c'è quel qualcosa di troppo. Sono uno di pelle e di stomaco, per farla breve invece di ciarlare a raffica.
    E giusto per ribadire la cosa: Lebanon mi ha fatto non solo cagare, ma anche incazzare parecchio. Anche perchè le smielate del regista per aver fatto un film a favore della pace - dove non si vede altro che violenza -in conferenza stampa mi sono sembrate una di quelle manovre esplicate magnificamente da Kate Winslet in Extras, quando dice che se vuoi avere un Oscar devi recitare in un film nel ruolo di disabile (mentale o fisico, non importa), uomo/donna di chiesa o legato all'Olocausto. Maledetto furbastro! E la giuria di Venezia ci è cascata alla grande!
    Ad ogni modo, per chiudere al meglio ti lascio una citazione: "Anche io ho sguazzato nel pacifismo. Non in Vietnam, però."
    Grande Walt.

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  8. Prima cosa. Hai scritto un romanzo? Lo pubblichi? E che aspetti a mandarmelo?

    Bravo James, l'esempio del tuo romanzo ti si ritorcerà contro, scherzo ovviamente. Però, se qualcuno recensisse la tua opera dicendo una serie infinita di stronzate, cose non vere, processi alle intenzioni errate, tu cosa penseresti? Ti arrabbi? Ti discpiace? Non te ne frega niente? Per questo ti direi di essere più cauto e non voler per forza entrare nella mente dell'autore fino in fondo perchè, come giustamente dici, soltanto lui sa la verità. Con ciò non voglio dire di non fare analisi approfondite, criticare modi e metodi, detestare il messaggio, ma lasciarsi sempre un'angolino per il dubbio, un dito teso mentre gli altri 9 si ritraggono.

    Attendo i risvegliati o notizie su esso, ciao.

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  9. Prima cosa, Dae: te lo invio volentieri, scrivimi sul profilo e dimmi la tua mail - così non la metti qui e non rischi il torture -. Sono attualmente in contatto con un agente letterario che entro un annetto (spero) trovare un editore. Dieci anni fa, quando ero giovane, avevo pubblicato una raccolta di racconti per un piccolo editore di Milano, e poi ho fatto negli anni qualcosina a fumetti. Purtroppo l'editoria, col tempo, non è migliorata.

    Per il resto facciamo così, Dae: cercherò di essere più cauto dedicandoti un pensiero, un dito, un dubbio. Con gli altri nove dispenserò una marea di bottigliate, invece.

    Attendo la mail, buon proseguimento.

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  10. La mail la metto qua, ci mancherebbe dato anche il tentativo che voglio fare (farmi mandare per mail le recensioni di chicchesia e metterle qua).

    Per le bottigliate dipende tutto dal dito che sacrificherai. Se tendi il pollice con gli altri 4 non potrai afferrar bottiglie. Ti resta una mano sola.

    taesu18k@yahoo.it

    Devo essere critico? Quante dita vuoi ti tenda?

    Anch'io scrivo racconti da anni ma non troverò mai il coraggio di farli venire alla luce, ciao.

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  11. Mail segnata, entro stasera ti mando il romanzo.
    Dopo un'attenta prova ti dico che posso reggere una bottiglia anche senza l'uso del pollice, anche se la potenza del colpo non è propriamente da Guinness.
    Sii come credi. Non mi piace limitare la libertà d'espressione.
    Dacci dentro!

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  12. il racconto dell'arabo è analogo per non dire identico a Samarcanda di Vecchioni e Branduardi!

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  13. E' vero! Non ci avevo mai pensato. Non è comunque un caso, loro, da persone di cultura quali sono, hanno preso questa famosissima leggenda araba sull'ineluttabilità del destino e messa in musica, tra l'altro con un testo bellissimo.

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due cose

1 puoi dire quello che vuoi, anche offendere

2 metti la spunta qui sotto su "inviami notifiche", almeno non stai a controllare ogni volta se ci sono state risposte

3 ciao