29.12.20

I migliori 25 film che ho visto nel 2020 (st'anno metto tutto insieme, cinema, piattaforme e file). Aspetto i vostri!



ATTENZIONE, QUEST'ANNO NON FARO' IL MEGA SONDAGGIO SUL MIGLIOR FILM 2020. 
Sarei comunque contentissimo se condividerete comunque le vostre liste e classifiche in commento, o con il metodo regolamentato che usavamo gli anni scorsi oppure  -come ho fatto io quest'anno - segnalando semplicemente le vostre migliori visioni del 2020 a prescindere come e dove la avete fatte (e anche l'anno del film).

--------------------------------------------------------------------------------------
In quest'anno così anomalo, difficile e per certi versi terribile che è stato il 2020 anche le classifiche del blog non potevano non risentirne.
Tanto che, per parecchi motivi, ho deciso che al posto dei soliti 4-5 appuntamenti (di solito due post coi gioielli non distribuiti, quello con le delusioni, le interpretazioni e altre piccole cose e i due con i 20 miglior film visti al cinema) ne farò soltanto uno, questo.
Ciò significa che unirò in un solo post tutti i migliori film visti quest'anno, a prescindere che li abbia visti al cinema, su piattaforme o su file (in questo ultimo caso possono esserci quindi anche titoli non 2020).
Non solo, ma non farò nemmeno una classifica dividendo film in semplice ordine cronologico, a mesi.
Voglio comunque segnalare in qualche modo i miei top 5 e i miei top 10.


Ah, non ce l'ho fatta ad inserire le recensioni nei titoli. Di solito in questi casi vi dico che se proprio volete leggerle le trovate nell'archivio. Ma l'archivio non lo aggiorno da 5-6 mesi, ahah. Quindi, insomma, se proprio volete le trovate in qualche modo (ad esempio scrivendo su google "titolo film + buio in sala").

GENNAIO

DYLDA -  LA RAGAZZA D'AUTUNNO - TOP 10


L'opera seconda di Balagov (ma la prima che vedo, mi manca ancora Tesnota) è un film grandissimo.
Sembra incredibile che un ragazzo di 26 anni (età alla quale presumo abbia scritto il film) possa avere una tale sensibilità, gusto, padronanza dei mezzi e, soprattutto, capacità di togliere invece che di aggiungere, raccontare, costruire.
La storia di una ragazza altissima, scemotta, di gran cuore, e della sua amica che ritorna dal fronte.
Due personaggi femminili che diventano indimenticabili nell'attimo stesso in cui li vedi.
Un film che è meraviglioso da vedere per messinscena, colori (dei pastello impressionanti) e fotografia ma che nei contenuti e nella sensibilità in cui sono scritti personaggi e vicende, è ancora più grande.

FEBBRAIO

UNCUT GEMS (Diamanti Gezzi) - TOP 5


Dopo Good Time (stupendo) il nuovo film dei fratelli Safdie è, se possibile, ancora più bello, di sicuro una evoluzione, un portare ancora più all'estremo tutto quello che avevamo visto nel film precedente.
Cinema di impressionante rapidità, fatto di dialoghi, scene, musiche e vicende talmente veloci che si sovrappongono una sull'altra senza però sgretolare mai il film, anzi, rendendolo un tutt'uno potentissimo.
Per quanto mi riguarda uno di quei film paradigma di una certa idea di cinema, uno di quelli che più volte citerò come esempio.
Con un Sandler grandissimo.

O QUE ARDE (Fire will come)


Un altro grande film anche giocato sul togliere.
Un piromane torna a casa dopo anni e anni di prigione.
Vive una solitudine cosmica, solo la vecchia madre e una nuova veterinaria lo avvicinano (o meglio, è lui che si fa avvicinare solo da loro).
Tutto procede stancamente finchè non arriverà un nuovo devastante incendio a portare una completa distruzione

A TAXI DRIVER  - TOP 10


Lo ammetto, l'ultima mezz'ora in sala ero una fontana (meno male fossi solo).
A Taxi Driver è un film magnifico, l'ennesimo della filmografia sudcoreana.
Giusto un paio di difetti mi bloccano dal considerarlo un piccolo capolavoro dei nostri tempi.
Il film è ambientato nel 1980, durante le proteste della popolazione coreana contro la neo-dittatura instauratasi nel Paese, autrice di un colpo di stato.
Un giornalista tedesco e il suo autista coreano si recano nella città epicentro della rivolta.
Prima si ride, poi, piano piano, A Taxi Driver diventa un'opera struggente sulla vita, sugli ideali e sul coraggio

MARZO

TOO LATE  - TOP 5


Chi mi conosce sa che io amo praticamente tutto quello che vedo, parlo sempre e solo bene.
Però poi quando vai a vedere bene i film che veramente mi restano nel cuore sono pochi, non più di 5-10 l'anno.
Ecco, Too Late è uno di quelli.
Un film perfetto per me, che ha tutto quello che più amo, come personaggi fragili e umani, come dialoghi incredibili (se non li seguite bene vi perdete mezzo film), come una regia che adoro (il film è costituito da 5 piani sequenza), stimolante (non c'è ordine cronologico, dovete ricostruire tutto), attori che non dimentichi, colonna sonora, tutto.
E un finale talmente perfetto che mi resterà dentro per sempre.
Probabilmente è solo un bel film ma vi assicuro che se riuscirete ad "ascoltarlo" e a vedere ogni piccolo dettaglio lo troverete grandissimo.
Perchè è un film "facile" ma se lo spettatore non coglie tutte le meraviglie nascoste nella sceneggiatura Too Late viene rovinato.
Siamo tra Tarantino e i Coen ma con un'anima drammatica, anzi, tragica.
La storia di un investigatore privato e di una ragazza che deve difendere.
Una ragazza che ama moltissimo ma, forse, non per il motivo che tutti quanti si aspettano.
In questi ultimi tempi raramente mi sono così divertito intellettualmente, amato personaggi ed emozionato profondamente come con Too Late.

SWALLOW - TOP 10


Magnifico.
La storia di una ragazza sposata con un uomo ricchissimo.
Completamente sola nella splendida villa, non amata, non stimata, non realizzata, Hunter - anche complice un terribile trauma primigenio - piano piano inizia a cercare realizzazione e appagamento in un banale ma orribile gesto, ingoiare piccoli oggetti.
Swallow è un dramma psicologico di grandissima sensibilità, anche bellissimo da vedere e con una protagonista principale indimenticabile.
Visione quasi imprescindibile.

LA TARTARUGA ROSSA


ilm d'animazione che è quanto più vicino alla poesia si possa chiedere.
In dei disegni stilizzati, essenziali, in alcuni frangenti anche poco curati (ad esempio la sabbia non si muove mai) un film che racconta di tutto, della vita, della morte, del destino, dei cicli, dell'equilibrio naturale.
Colori bellissimi, le albe, i tramonti, le notti, le ombre sulla sabbia, i riflessi del mare, il verde degli alberi, il marrone della terra.
Ci saranno diluvi, ci saranno cadute che ti porteranno quasi a morire per poi quasi rinascere, ci saranno sogni e incubi, speranze e rassegnazioni.
Mai una sola parola, non ce n'è bisogno.

APRILE

BAIT


Un film assolutamente unico.
Più che un film un'impressionante operazione di mimesi con il cinema di una volta.
Pellicola sgranata e rovinata, montaggio frenetico e tagliato malissimo, inquadrature tipiche dell'epoca.
Bait è un film del 2019 ma, se non lo sai, non potrai mai capirlo.
La storia di un piccolo villaggio di pescatori, la storia di Martin, uno di loro, e del suo odio per i turisti che, durante la bella stagione, vengono a vivere lì.
Ne nasceranno delle tensioni, fino all'inevitabile tragedia.

THE MOUNTAIN



Un film che tanti hanno odiato.
Perchè non fa niente per farsi amare, fastidioso, fermo, freddo e pieno di personaggi irritanti com'è.
Eppure The Mountain, dopo Entertainment e The Comedy, è la conferma di trovarci davanti ad un autore vero - Rick Alverson - coraggiosissimo, estremo, di una intelligenza e sensibilità pazzesche, nascoste sotto vesti che cercano in tutti i modi di celarle.
Un'opera dall'estetica incredibile, la storia di un ragazzo e del suo viaggio a fotografare lobotomie in giro per le cliniche psichiatriche statunitensi degli anni 50.
Un viaggio che in realtà è una ricerca, la ricerca dell'unico essere umano che abbia mai amato.
Tre attori formidabili, specie un Denis Lavant insopportabile, fastidioso, mostruoso, indimenticabile.
Provate ad andare sotto la catatonia, provate a vedere sotto questo film lobotomizzato che racconta lobotomie tutto il dolore e la disperazione che nasconde.
Tutte quelle urla soffocate.

MAGGIO

MRS FANG


Mrs Fang sta per morire.
La macchina da presa è lì, ferma sul suo viso.
Intorno a lei chiasso e parenti.
Mrs Fang non è un film ma uno specchio.
Ognuno di noi è costretto a guardarcisi e rivedere i propri lutti, analizzarli, cercare di capire se c'è un modo migliore per andarsene o no, se c'è un modo migliore per assistere chi se ne va o no.

FAVOLACCE - TOP 5


insieme a Kaufman, questo è il film cui sono più legato n questa stagione.
I motivi son tantissimi, la bellezza del film, la tematica, l'amicizia che ebbi la fortuna di allacciare con Damiano D'Innocenzo e tanto altro.
L'ho visto due volte e, c'è poco da fare, per me è forse il top che abbiamo avuto in Italia negli ultimi 3 anni.
So che a molti non è piaciuto ma, al solito, ci sta.
Dopo La terra dell'Abbastanza (anche questo visto quest'anno, non l'ho messo nei 15 per non averne due degli stessi registi) i gemelli D'Innocenzo riescono a fare ancora meglio.
E lo fanno con un progetto molto diverso dall'opera prima (anche se parimenti dolorosa), coraggiosissimo.
Favolacce prende tutto il meglio degli ultimi 20 anni di cinematografia europea, grecia ed Haneke in primis.
Ne viene fuori un film cupo, senza speranza, con una tensione latente a tratti insostenibile.
Un film di famiglie romane, di padri sbagliati e figli incapaci di essere felici.
Un'opera che ha bisogno di più visioni per essere compresa fino in fondo.
Dolorosissima

22.12.20

Recensione: "Non dormire nel bosco stanotte" - Su Netflix



Non dormire nel bosco stanotte è un horror polacco abbastanza divertente (anzi, che poteva esse abbastanza divertente), con un buon prologo e anche un'idea carina di base (un gruppo di ragazzi portati in un bosco per disintossicasse dalla tecnologia).
Il problema è che più va avanti più crolla tra dialoghi terribili, momenti di noia, 3-4 scene completamente a cazzo e un FLASH BACK che entra di diritto nella storia come la cosa più sbagliata, pazzesca, insensata vista recentemente.


 Non ce credo.
Io ve giuro al flashback che c'è a metà film non ce posso crede.
Non possono avello pensato o inventato.
Oppure sì, possono.
Ma non possono mettelo dentro al film dai.
Ma come cazzo è possibile che in una specie de slasher polacco ambientato in un bosco per giustificà che i due mostri del film sono grossi e c'hanno i bubboni ad un certo punto vedemo sto flashback dove ce sono loro da piccoli, bellini, biondi, anche un filo inquietanti, che paiono quasi i protagonisti della "Trilogia della città di K." di Agota Kristof, e che succede?
Cade un ASTEROIDE.
Così, senza senso.
E sti fioli lo raccolgono, un pezzo dico, e lo mettono sotto al letto.
E de notte da sto asteroide partono dei fili che bucano il letto e attaccano i bambini.
E niente, 30 anni dopo questi sono 150 kg coi bubboni.
Allora, ora se qualcuno de voi legge dirà "Sì, in effetti non ha senso" ma ve giuro che se vedete il film, ve lo giuro, vi sembrerà la scena più assurda dell'ultimo decennio de cinema.
Ma non finisce qui.
Perchè sto flashback ce lo racconta un omo del presente che NON ERA in quella casa nè ha mai parlato con nessuno de quella casa. Insomma, questo non ha visto nè saputo mai un cazzo e ce racconta per filo e per segno tutto quello che era successo a sti bimbi.
Pazzesco.



A questo punto la mitica pubblicità del Buondì aveva molto più senso, visto che la tematica è la stessa.



Tra l'altro è un peccato perchè il film poco prima (o poco dopo?) aveva comunque provato a vince il premio di "Scena più slegata e insensata dell'universo" con quella del prete sulla chiesetta.
Arriva sto ragazzo, questo lo lega e glie dice, boh, che è uno che flirta, o cose del genere.
Aggiungendo "Te eri anche l'anno scorso al campo estivo".
Ascoltate, so che sto a scrive cose sconnesse che non capirete ma vedete il film, ve scongiuro, e capirete che se possono raccontà solo così come sto a fa io.

21.12.20

Recensione: "Wolfwalkers"

 

Tomm Moore è un autore unico.
Per la terza volta su tre ci regala un film d'animazione che racconta la sua terra, l'Irlanda, e uno delle sue magnifiche leggende.
Un autore che porta nei nostri tempi il racconto orale, il folklore della sua terra, sempre attraverso storie tenerissime, emozionanti e di grande interesse.
Con il suo stile di disegno tradizionale inconfondibile, fatto di sbordature, prospettive impossibili, semplicità e immediatezza, Moore ci racconta la storia dell'amicizia tra una bambina e una wolfwalker, ovvero una creatura che da sveglia è umana e che dormendo diventa lupo.
Un cartone dalle mille tematiche e insegnamenti che, forse, ha come unico difetto una mancanza di coraggio, un portarci fino in fondo nel dolore che spesso affronta.
In ogni caso una piccola perla


Intanto scopro che anche Apple ha una sua tv on demand che produce anche film suoi originali.
Ok, sticazzi.

Tomm Moore...
Un grande ritorno di questo autore unico, quasi folle nella radicalità dei suoi progetti.
Moore è irlandese e deve avere un amore folle per la sua patria (del resto tutti mi dicono quanto sia straordinaria).
Ha scritto e diretto tre film d'animazione e tutti e 3 raccontano leggende irlandesi.
The Secret of Kells, La Canzone del Mare, Wolfwalker.
I viaggi di Moore sono viaggi nel folklore, straordinari pezzi di cultura che mischiano Storia e leggende, esseri umani e creature magiche.
E' incredibile, come dicevo, la radicalità di Moore, questo suo non uscire mai dai propri confini e dalla proprie tradizioni, questo voler raccontare al mondo del 2020 piccole e grandi storie che riguardano la tradizione popolare dell'Irlanda.
E, come se non bastasse, Moore usa un altro anacronismo, ovvero un'animazione artigianale, ancora basata quasi essenzialmente sul puro disegno. Le "tavole" di Moore sono inconfondibili, magnifiche, uno strano miscuglio di tratti netti ed altri grossolani, dettagli perfetti e prospettive impossibili, quasi fossero disegni infantili, a volte "sbagliati" ma che dimostrano invece una padronanza dell'arte pazzesca.
Ma del resto che l'animo di Moore sia quello di un bambino lo testimonia questo suo attaccamento alle fiabe popolari, tenerissime, e alla presenza di personaggi principali sempre bambini.

Wolfwalkers è un mezzo capolavoro, forse non intero per qualcosa di cui parlerò dopo.

Siamo nel 1650 in un villaggio irlandese.
Il padrone del villaggio, Lord Protector, vuole distruggere la magnifica foresta che circonda il villaggio per creare sempre più terra da coltivare. Nella foresta vivono decine e decine di lupi, vero spauracchio dei cittadini. Ma insieme ai lupi vivono anche delle creature magiche, le Wolfwalkers, esseri umani da svegli che diventano lupi dormendo. 
E che hanno il potere di comandare i veri lupi. 
Una bambina del luogo, Robin, farà amicizia con una piccola Wolfwalker. Il problema è che Robin è la proprio la figlia dell'uomo addetto a uccidere i lupi.

Come dicevo sopra le animazioni di Moore sono qualcosa di unico. Sembra che dentro ci siano 4-5 stili diversi. Prese una per una non sono animazioni straordinarie (anzi, Moore a volte gioca con dei contorni sbagliati, delle sbavature e delle prospettive assolutamente irreali, roba apparentemente da incapace) ma è straordinario l'insieme che creano, un vero stile, unico e inconfondibile.


Moore ama la semplicità anche perchè a lui, a differenza di altri animatori, interessa moltissimo anche la storia, la sceneggiatura, il racconto. E questo racconto deve arrivare in maniera immediata, con dei disegni quasi "simbolici" che non si prendano troppo la scena a discapito di altro.
Sono i disegni perfetti a simboleggiare l'oralità delle sue opere.

18.12.20

Sulle classifiche di fine anno

 Quest'anno per parecchi motivi non farò le lunghe classifiche di fine anno (di solito erano di almeno 4 tipologie).
Oltre a motivi personali bisogna dire che questo bastardo 2020 ci ha privato per tipo 7 mesi delle sale e, anche quando le sale erano aperte, la programmazione era giocoforza quella che era.
Mi limiterò allora a presentarvi, uno al giorno, in ordine cronologico, i migliori 15 film che ho visto, senza controllare se li abbia visti in sala, su piattaforme o su file non distribuiti.
Purtroppo salterà anche il Sondaggione di fine anno, appuntamento bellissimo che negli ultimi 4 anni ha visto la partecipazione di più di 100-120 votanti.
Anche qui le motivazioni sono quelle sopra, credo capirete. Inoltre il sondaggione è un lavoro immenso da sobbarcarsi (ve l'assicuro) e ora non me la sento.
Quindi un film al giorno consigliato (però solo sulla pagina fb!) e poi magari alla fine dei 15 giorni faccio un post qua dove li riunisco tutti (almeno per avere nel blog un post sui migliori film del 2020).
Sarà comunque bellissimo se su quel post finale voi commenterete con le vostre classifiche o liste, non ci sarà il "torneo" (che alla fine è un gioco), è vero, ma è sempre un modo per consigliare titoli, per mettere nero su bianco cose, per cristallizzare i propri anni, per divertirsi e scoprire cose.
Se vorrete vi aspetto lì, un abbraccio

14.12.20

Recensione: "Kadaver" - Su Netflix


Kadaver è un film distopico norvegese.
Siamo in un futuro in cui c'è stato un disastro nucleare.
L'umanità è allo stremo, tutto è morto e grigio, come in The Road.
Eppure c'è una villa in cima alla collina piena di luci, piena di cibo.
La povera gente, allettata dall'idea di poter mangiare, è invitata lassù per assistere ad uno spettacolo teatrale in cui vita e finzione si mischiano tra loro senza che se ne veda il confine.
Sarà un incubo.
Film pieno di errori, quasi "arrogante" nel suo voler puntare in alto senza riuscirci del tutto, con un soggetto strepitoso che poi però si allunga troppo. 
Un disastro insomma?
No, anzi, uno di quei film che rivedrei più volte, perchè ti prende, colpisce, ha tematiche molto interessanti ed è così "pazzo" e nuovo.
Mille volte meglio un compito per metà malfatto come Kadaver che quei film "perfettini" che non sbagliano niente ma non rischiano nulla.

PRESENTI SPOILER

Firmerei sempre per vedere film come Kadaver.
Film pieni di errori, con qualche scena quasi ridicola, con un'aspirazione ad essere "importanti" che poi li fa sembrare arroganti, con un soggetto strepitoso che poi si indebolisce e allunga troppo.
Sì, ok, ma film "diversi", strambi, con un'idea pazza, affascinante ed interessantissima. Mille volte mi vedrei un film alla Kadaver che non mantiene le promesse e sbaglia tanto rispetto a un film pulito e ben fatto che non riesce mai a prendermi e interessarmi.
Quindi viva il coraggio, viva i soggetti che osano, viva Kadaver.

C'è stato un disastro nucleare.
Siamo in Norvegia, in una cittadina non meglio specificata.
La città è grigia, distrutta, morta per sempre, in un ambientazione che ricorda tantissimo quella di The Road (anche se nel capolavoro di Hillcoat trovai la fotografia superlativa, qui leggermente più artificiale). La gente sta in casa ad aspettare la fine o si trascina come fantasmi per le strade.
Eppure lassù sulla collina c'è una grandissima villa, ancora in perfette condizioni ed illuminata (qui uno dei primi errori del film, un'intera città sta sotto quella villa e non si chiede come sia possibile che lassù ci sia cibo e luce? nessuno a pochi metri di distanza è andato mai a chiedere o, volendo, ad "assaltarla"? impossibile).
Una sera un saltimbanco passa per la città annunciando uno spettacolo teatrale nella villa. Tutti sono invitati, ci sarà cibo, ci sarà un posto caldo, tutto grazie alla bontà del ricco Mathias (altro errore, questa cosa che facevano nella villa andava avanti da molto tempo, possibile che questi abbiano visto per la prima volta il carro di presentazione adesso? Semmai dovevamo assistere ad una scena tipo "Dai, questa volta andiamoci, ormai non abbiamo più niente da perdere").
I nostri protagonisti, padre, madre e figlioletta, decidono di andare.



La villa è sfarzosa, il cibo, tutto a base di carne, eccellente, sembra di essere tornati alla vita di prima. 
Mathias, il ricco padrone, annuncia che ci sarà uno spettacolo. Non uno spettacolo sul palco ma uno spettacolo itinerante, sparso per tutta la villa-hotel (soliti richiami a Shining ovviamente).
Gli spettatori devono indossare delle maschere, questo sarà il segno di riconoscimento che li differenzierà dagli attori. Insomma, qualsiasi persona si muoverà dentro l'hotel senza maschera sarà quindi un recitante, e il pubblico può decidere di seguire chi vuole, muoversi a suo piacimento per assistere a quella o quell'altra scena, nel dedalo di piani e stanze dell'albergo.
 La realtà che sta dietro questo "marchingegno" sarà terribile.

La prima cosa molto positiva è che Kadaver mi ha ricordato in singoli aspetti alcuni grandissimi film recenti. Il già citato The Road per esempio, ma anche Snowpiercer (se ci pensate quello che ha "creato" Mathias è una cosa molto simile al creatore del treno del film di Bong, un sistema cinico e disumano per permettere però ai sopravvissuti di andare avanti), Eyes Wide Shut (beh, scontato, maschere e villa) e anche due capolavori come Interruption (il confine tra il vero e il falso, la rappresentazione teatrale e gli spettatori che osservano i "teatranti" anche quando questi sembrano essere fuori dallo spettacolo) e Synecdoche New York (infatti tutto lo spettacolo è una rappresentazione teatrale della vita di Mathias).
Insomma, gli spunti intellettivi sono tanti e alti.
Certo Kadaver è un film che non riesce nemmeno lontanamente a stare nel tavolo dei film sopracitati ma riuscire a dare queste suggestioni e a metter dentro tematiche così interessanti è un pregio.
A livello di regia il film è molto piacevole, basterebbe anche solo la carrellata indietro della primissima inquadratura, quella che parte dall'occhio del vitello nel quadro (geniale la cosa di quegli spioncini per aspettare che la vittima di turno si avvicini e farla cadere giù).
Gli attori son bravi, nessuno clamoroso ma se la cavano alla grande.
Più che altro almeno nel primo tempo, paradossalmente quello dove avvengono meno cose, c'è un'atmosfera veramente riuscita, tanto che più volte si riesce a provare un filo di tensione. La bimba ad esempio con quella maschera più grande di lei è veramente inquietante.



Ma la cosa migliore del film, lo ripeto, sta in quest'idea per cui è impossibile capire ciò che è reale da ciò che è rappresentato e, soprattutto, quali terribili misteri si celino dietro.
Certo c'è da dire che il plot più volte fa cadere le braccia (ma come fanno due genitori a perdere 3 volte una bimba di 10 anni? come fanno a pensare che sia dietro una porta che devono scardinare? la bimba in 10 secondi è entrata lì e l'ha blindata? la morte del ragazzo di colore col gancio da macelleria è contro ogni legge della fisica. E anche quel finale in cui lei recita una parte madre - del resto era una primadonna del teatro in passato, questa cosa è interessante - e tutto il pubblico decide di seguire lei lasciando Mathias senza parole è davvero malfatta).
Il virare del film da opera quasi impegnata a horror semi splatter non è un errore di per sè, anzi, a me piacciono questi ibridi quando uno non se li aspetta e sono armonici. E' indubbio però che più il film si svela più paradossalmente vuole andare in alto finendo in basso, non so come dirlo.
Però il film si lascia guardare fino alla fine, la "motivazione" che ha portato Mathias a creare quello che ha creato è un'ottima idea (non mi riferisco al fatto della perdita della figlia sostituita con quella della coppia, quella è una storia abbastanza debole, ma a quello a cui serve la villa e lo spettacolo) e le ambientazioni son belle, anche se c'è la sensazione che il regista abbia usato gli stessi 2-3 luoghi decine di volte.
Ho amato tantissimo il finale. Perchè il film è tutta un'esaltazione dell'etica, dell'amore e dell'umanità. Eppure quando quella madre riesce a fuggire con la figlia e tornare alla vita di prima non può che non guardare indietro, alla villa, e avere il dubbio che, forse, l'unica via di sopravvivenza era davvero quella (come in Snowpiercer del resto).
Vorrei scrivere molto di più sulla parte impegnata del film, sulla sua tematica, ma dopo una settimana che l'ho visto mi è passata un pò la voglia, scusatemi ;)
 Ah, ne approfitto per dire che cinema norvegese, per il poco che l'ho battuto, mi è sempre piaciuto moltissimo. Solo sul cinema recente giusto segnalare almeno 6 perle, Thelma, Utoya 22 July e The Troll Hunter, Oslo 31 August, Morgenrode e The Bothersome Man.
Tornando a Kadaver dategli un'occhiata. Sì, forse vi deluderà ma quando andrete a ripensare al soggetto, all'atmosfera e a qualche trovata sono sicuro che lo preferirete ad altri film che magari vi sono piaciuti ma che vi siete dimenticati 3 ore dopo.

6.5/7

 

11.12.20

Ciao Kim



 Ci ha lasciato anche Kim Ki-Duk.

I suoi film hanno forse rappresentato per me il passaggio dal cinema visto come intrattenimento a quello della ricerca del "bello".
Tutti noi, chi prima chi dopo, in questa ricerca del bello nel cinema abbiamo passato la nostra fase "orientale", affascinati da quel cinema che una volta che lo si scopre non si può smettere di amarlo.
Per me è successo nei primi anni 2000, con lui.
Capolavori come Ferro 3 e Primavera, Estate, Autunno, Inverno...e ancora Primavera, grandissimi film come La Samaritana, L'Arco o Isola hanno rappresentato una fase della mia vita importante, hanno educato un gusto e regalato emozioni.
Purtroppo il mio ultimo Kim è stato Pietà, film che non mi piacque e che, non so perchè, mi ha forse privato anche della visione di tutti i successivi.
Se ne va davvero un regista dalla sensibilità pazzesca.
Voglio ricordarlo con questa immagine di quel film immenso che è Ferro 3.
Due corpi sopra una bilancia.
Il loro peso è 0.
Forse perchè non esistono, forse sono fantasmi.
O forse è 0 la somma dell'amore, quel numero perfetto e leggerissimo che è simbolo di magnifica simbiosi.
Grazie, davvero

9.12.20

Recensione: "Defendor" - Passeggiate, il cinema della poesia - 12 - di Roberto Flauto


Sono in videoteca, anni 2009-2010.
La gente entra e mi chiede "Come si chiama quel film sul finto supereroe? uno che si mette un costume e fa finta di esserlo"
E io ogni volta mi trovavo spiazzato.
Sì perchè praticamente tutti insieme uscirono in quell'anno Kick Ass, Super e Defendor, tre film che raccontano (magari in modo molto diverso, ne ho visto solo uno io) questa strana cosa del finto super eroe.
Insomma, non sapevo mai a quale si riferissero.
Buffa sta cosa che questo sotto-sotto genere abbia prodotto opere praticamente solo quell'anno.
Magari son tutti belli.
Intanto di uno dei tre, Defendor, ci parla il nostro Roberto, ormai arrivato al suo dodicesimo appuntamento.
Come al solito prima poche righe di sua presentazione e poi la recensione.
-------------------------------------------------------



In un mondo di fiori di plastica, Defendor è un fiore autentico.
Un film toccante, che emoziona e diverte, per nulla scontato.
Un Woody Harrelson, attore fantastico, in grandissima forma.
Lasciatevi conquistare dall’eroe più improbabile e coraggioso che esista.


Un uomo è seduto davanti a uno specchio opaco, sporco, e si dipinge gli occhi.
Si chiama Arthur, ma non è Joker.
Si contorna gli occhi di nero, si colora una maschera, sembra Morgan Lost. Ma questa non è New Heliopolis, siamo a Hammertown. Una cittadina di periferia, immersa nel freddo e nel fumo delle fabbriche. Ci sono vicoli bui e sporchi. La città è pervasa da un’onda criminale, che la polizia non riesce a contrastare. La gente ha paura.
Chi difenderà il bene? Chi riporterà la giustizia?
Chi verrà a salvarci e a combattere i cattivi?
Abbiamo bisogno di un eroe.




Arthur non è più Arthur.
È Defendor.
La sua identità segreta.
Defendor contro il male.
Fight back!
Non ha paura di nessuno, il suo corpo respinge i proiettili, è più veloce della luce dei tuoi occhi, sa volare con la fantasia, odia le armi e combatte il crimine con una fionda, ha il potere di vedere l’invisibile, può perdersi e ritrovarsi in un bacio di ciglia, ha il cielo nelle palpebre, pezzi di passato incastrati nel presente, ci vorrebbe un sogno (ma dove lo trovo un cassetto aperto a quest’ora?), ci vorrebbe un incubo (ma dove lo trovo un buio come quello dei tuoi occhi?).
Defendor. Defendor. Defendor.

Un uomo adulto che però è un bambino che è in realtà un eroe autentico, perché è finto, è tutto vero: è un fingitore come solo certi poeti. È l’invenzione di sé stesso (perché morti si nasce, vivi si diventa), lui ha deciso di essere un eroe: non è stato un caso, era il suo destino, quello che si è scritto da solo, l’insieme di tutte le galassie che ha disegnato con la disperazione dei suoi sogni nel cielo dei suoi pensieri.
Defendor. Defendor. Defendor.

Arthur Poppington.
Un uomo con un ritardo mentale, in anticipo sui sogni.
Crede di essere un supereroe.
Lo è davvero.
Un eroe super.
E non importa la sua vita povera, la madre che lo abbandona, i desideri e i bisogni di bambino spezzati e dati in pasto a una vita che invecchia e inquina. Non importano gli schiaffi, le prese in giro, le botte, le cadute, il sangue, le ferite, gli insulti, l’oscurità di ogni giorno, la solitudine.
Non importa niente: indossata la sua uniforme, non c’è più niente che fa paura.
Arthur è un operaio edile e vive nel capannone del cantiere cittadino.
Il rifugio dell’eroe. Al quale si accede dalla porta “segreta” (la defen-door). E come ogni eroe che si rispetti, ha il suo mezzo personale: un furgoncino super attrezzato, con un cagnolino in metallo sul davanti (il defen-dog). Ha il suo costume, naturalmente fatto in casa, le sue (non armi) e la sua personalissima scala di valori, di una semplicità devastante.
Defendor.
Il mio eroe.

Non ha che un solo amico, Paul, il suo collega di lavoro.
Tempo prima, Arthur ha salvato la vita di suo figlio Jack, prima che un’auto lo investisse.
Ma Paul non sa che in realtà Arthur è Defendor, la cui identità è segreta.
Un eroe non cerca meriti né onori, non vuole le luci della ribalta, ma solo quelle di una nuova alba.
Attenti, cattivi: in città c’è un vero supereroe.

7.12.20

Recensione: "Dov'è il mio corpo" - Su Netflix

 



Ancora su Netflix un'altra opera d'arte di animazione.
La storia di una mano che scappa dal laboratorio dove l'hanno rinchiusa e cerca disperatamente a Parigi il corpo cui apparteneva.
Il corpo di un ragazzo dolcissimo e impacciato, triste ma adesso innamorato.
Disegni magnifici, una colonna sonora fantastica, per un film che è pura emozione, dall'inizio alla fine.
Un film sul ricordo e sulla riappropriazione di sè stessi.
Sapendo amare, sapendo lottare, sapendo rinunciare, avendo il coraggio di abbandonare i ricordi più brutti.
Stupendo.

Ho sempre fatto una distinzione tra la categoria dei film bellissimi.
Perchè ci sono quelli "solo" bellissimi e quelli che considero un regalo allo spettatore.
Magari alcuni della prima categoria sono ancora più belli di alcuni della seconda, ma sono solo quelli della seconda che ti accrescono, che ti rendono migliori.
Li considero un regalo perchè arrivano a me dalle mani di qualcuno che ha messo testa, anima e cuore per realizzarli. Qualcuno che con la sua arte può regalarmi emozioni senza chiedere niente in cambio.
Questa dovrebbe essere la magia dell'arte in generale, sentirsi arricchiti grazie all'opera di qualcuno.

"Dov'è il mio corpo" è un capolavoro di animazione di questa tipologia, una di quelle opere d'arte che mentre la vedi senti che il tuo cuore e la tua testa si elevano verso l'alto, senti che qualcuno sta raccontando in un modo straordinario cose che vorresti sempre esser raccontate.

Siamo a Parigi.
Una mano (sì, una mano, staccata dal corpo) fugge dal laboratorio dove era conservata.
Va alla disperata ricerca di qualcosa.
Quel qualcosa è il corpo a cui apparteneva.
Quel corpo è di un ragazzino marocchino finito in Francia in adozione dopo la morte dei genitori.
Si chiama Naoufel ed è un mucchio d'ossa di rara imbranataggine e dolcezza, uno di quelli che se dice una cosa è sbagliata, se compie un gesto è un errore, se tocca qualcosa la rompe.
Da piccolo sognava di fare il pianista e l'astronauta, non il pianista o l'astronauta, il pianista E l'astronauta.
Ma il destino sarà molto diverso.
A Parigi finirà per fare, in modo disastroso, il fattorino per una pizzeria.
Un giorno, durante un'ennesima consegna disastrosa, si innamora della voce di una ragazza sentita al citofono (in una sequenza di quasi 10 minuti che è meravigliosa dall'inizio alla fine, e ci ricorda tanto Her).



Scoprirà a chi appartiene quella voce (in un film che è quindi doppia sineddoche, una mano per un corpo, una voce per una persona), la conoscerà, andrà a lavorare per suo zio in una falegnameria.