8.8.20

Settimo raduno Il Buio in Sala - (11-12-13 Settembre - Perugia - Tuoro) - Il miglior virus è il calore umano



A praticamente un mese dal raduno ecco il solito posto con la maggior parte delle informazioni possibili

QUANDO

Il raduno si svolgerà da Vemerdì 11 a domenica 13 settembre.
In realtà le due serate ufficiali sono quelle dell'11 e del 12, poi tutto il resto (cosa fare domenica e i pranzi di ogni giorno) si decidono al momento

DOVE

Il raduno si svolgerà tra Perugia (mattine, pranzi e altro) e Vernazzano di Tuoro dove saremo nelle due serate di venerdì e sabato (al locale Supernova).

L'obiettivo è aggiungere quest'anno una bella gita insieme da qualche parte, o in qualche bellissimo borgo umbro o in una delle isole del Trasimeno

COSA


VENERDI'

pranzo tutti insieme in luogo da decidere, ma probabilmente a Perugia

la serata

Stiamo cercando di avere musica live ma comunque avremo la solita piccola cena a basso prezzo, il film insieme e la prima serata per conoscersi ;)


SABATO

pranzo tutti insieme in luogo da decidere ma è molto probabile che se riusciamo a radunare tutti stavolta ce ne andiamo da qualche parte tutti insieme, o in altre città o nell'Isola Polvese

la serata:

 dalle 20 in poi: Megacena a volontà come tutti gli anni 

21.14 circa: Megaquiz a squadre sul cinema

In nottata sicuramente vedremo un altro film

DOVE ALLOGGIARE

Tre possibilità

AGRITURISMO BORGO ELENETTA A PACIANO

suggestivo, con piscina. Consiglio questa sistemazione a chi è munito di automobile o a chi comunque ha un "appoggio"

HOTEL SIGNA A PERUGIA (centro)

Consiglio questo alloggio a chi ama restare a Perugia durante il giorno senza doversi spostare per pranzo o altro

HOTEL BELVEDERE A PASSIGNANO

New entry, vicinissima al luogo del raduno.
Ha prezzi bassissimi e quindi non sarà una reggia ma è comodissimo per chi vuole già essere nei paraggi del Supernova.
Mi pare abbia la piscina

per disponibilità e prezzi contattatemi ma in nessun caso (tranne per le singole) mi sembra si superi mai i 25 euro a persona a notte, con punte anche sotto i 20


per qualsiasi domanda sono qua

21.7.20

Recensione: "The vast of night"


Su Amazon Prime.
Opera prima.
Film anacronistico, non solo per l'ambientazione ma anche perchè osa essere nel 2020 un film di fantascienza senza fantascienza.
Solo suoni, luci, suggestioni.
In una piccola comunità americana due ragazzi iniziano a sentire uno strano suono nelle frequenze della radio.
Alla fine scopriranno che quel suono ha una matrice che non c'entra niente con questa terra, qualcosa perso nell'immensità del cielo e della notte.
Ma the vast of night (film non immune da difetti comunque) è anche altro, o almeno per me.
E' un omaggio al ruolo primigenio del cinema, quello di ricercare lo stupore e la meraviglia nello spettatore, quello di trasportarlo in un mondo che fa paura ed affascina-

Sarebbe un errore vedere The vast of night "solo" come un film.
Sarebbe un errore perchè più che analizzarlo in tal senso dovremmo vedere quello che, sotto le immagini, vuole raccontarci.
Ed è un qualcosa di molto bello, molto intimo e con tanto amore dentro.
Perchè questo film così anacronistico in realtà a me è sembrato una metafora del cinema stesso e del senso di meraviglia che, almeno agli albori, trasmetteva.
Siamo negli anni 50, negli Usa (è passata una settimana dalla visione e ho dimenticato lo Stato), in una piccola comunità rurale dove tutti si conoscono, dove una partita di basket può esser vista dall'intero paese e dove la vita procede placida e tranquilla, roba che un cane che partorisce diventa una notizia.
Sono gli anni 50, quelli dove comunisti e neri erano visti o come nemici o come minoranza cui star lontani (notare ad esempio la squadra di basket di soli bianchi).
Gli anni in cui quasi chiunque era timorato di Dio, visto come Padre di tutti mentre alla Patria spettava, forse, il ruolo di Madre.
A vedere adesso come eravamo viene da sorridere, il mondo in tal senso è andato molto avanti e migliorato.
Everett gestisce una piccola stazione radio, ascoltata praticamente solo nel suo paesino da poche decine di persone.
E' amico di Fay, un'adolescente che fa un lavoro simile, ovvero la centralinista nel "baracchino" che smista le chiamate della comunità.
Due lavori che hanno a che fare con il sonoro, con le voci, con i rumori.
Mentre tutto il paese è in un palazzetto a vedere la partita della squadra di casa Everett e Fay iniziano a sentire nelle loro frequenze uno strano rumore, mai sentito prima.
Piano piano capiranno che quel rumore con questa nostra Terra ha poco a che fare.

Le qualità del film sono davvero tante, e tutte notevoli.
Per prima cosa ho letteralmente adorato il fatto che sia praticamente in tempo reale. Non certo in piano sequenza (anche se di piani sequenza ne avremo almeno tre lunghi e belli, tutti con  tecniche diverse, ne parleremo). Il film dura un'ora e mezza e la stessa vicenda, a sensazione, sembra durare lo stesso tempo visto che non ricordo nemmeno una ellissi temporale di pochi minuti.
Seconda meraviglia è l'ambientazione. Le piccole comunità degli anni 50 son fantastiche, c'è poco da fare. La ricostruzione è perfetta, edifici, vestiti, caratteri, tutto.


Terza nota di merito è l'essere riusciti a fare un film di fantascienza senza... fantascienza.
Solo alla fine infatti avremo elementi visivi di genere, per il resto il film è basato tutto su voci, suoni, racconti.
Ed ecco che iniziamo ad avvicinarci a quello che The Vast of night è.
Ovvero il cinema.
Se ci fate caso tutto il film sembra un omaggio alla macchina cinema.
Al sonoro, sul quale si basa gran parte della trama.
Alle luci che diventano un personaggio a sè stante.
Alla capacità di suggestione e di meraviglia per cui il cinema inizialmente è nato.
Quello che quella comunità vivrà quella notte è simile a quello che vissero i primi spettatori del cinematografo, ovvero ritrovarsi impauriti e a bocca aperta dinanzi a questo mistero di luci, suoni e immagini.
E' come se quel paese fosse diventato un gigantesco set in cui si sta proiettando qualcosa di mai visto prima. E ad esaltare tutto ci sono per l'appunto degli elementi essenziali come il sonoro e le luci, a ricordare questi aspetti tecnici che rendono grandi i film ma che alla fine rimangono sempre nascosti e fuori dagli onori.
Ecco quello che ho amato in questo film, quel senso di mistero primigenio, quello scoprire qualcosa di nuovo, quel trovarsi davanti uno spettacolo che al tempo stesso atterrisce e affascina.
E in tutto questo avremo anche una regia notevolissima, ricordando poi che siamo all'opera prima.
Una scena in particolare rischia di essere una delle più belle di questo anno.
Mi riferisco al pazzesco piano sequenza (sicuramente "finto" ma sticazzi) della macchina da presa che esce dalla stazione radiofonica, attraversa a mezz'aria tutto il paese, entra dentro il palazzetto, volteggia dentro la partita e poi esce di nuovo.
Da brividi.
Ne avevamo già avuti due di piani sequenza, uno classico, ovvero il seguire loro che camminano per tutto il paese fino al centralino, e uno "attoriale", ovvero la macchina da presa ferma che inquadra per moltissimi minuti lei che smista le chiamate.
A dimostrazione di come questa tecnica possa avere almeno 3 usi (macchina ferma, quasi teatrale, macchina in movimento a seguire i personaggi  il puro virtuosismo tecnico, quasi come un drone).


E' innegabile, però, che il film abbia anche dei piccoli problemi.
Questo suo puntare tutto sul racconto, sulla suggestione, sulla paura immaginaria, lo porta ad essere quasi soltanto una serie di dialoghi (tanto che ad un certo punto sembrava un piccolo The Guilty). E impossibile non avvertire un pizzico di noia, non tutto funziona. Anche il discorso dell'ex militare ha parti molto affascinanti (quando parla di deserto, alle cose da non sapere etc, siamo sicuri che siamo agli inizi dell'Area 51) ma tutta la faccenda di quel suono, alla lunga, stanca.
Stesso discorso con la vecchia, anche qui affascinante ma la faccenda della "formula magica" sembra davvero molto forzata, debolissima e anche un pochino confusa nel suo uso e neis ui effetti (anche se porta alla bella scena di quelli che si bloccano in macchina).
Restano però parti molto suggestive in questo racconto, come il neonato, come la definizione di "persone del cielo" e soprattutto qualcosa di nuovo che io non avevo mai sentito prima.
Ad un certo punto la donna dice che da sempre gli alieni sono venuti a trovarci. Lo fanno sempre in aree quasi disabitate e colpendo persone sole. Ma è bellissimo quando dice che, piano piano, loro hanno iniziato a plagiare tantissimi di noi, tanto che in anni e anni siamo diventati veri e propri loro burattini e che tutti i vizi umani, sia privati che mondiali, come la guerra, sono in realtà opera del loro plagiarci.
Ecco, che quello che noi siamo dentro, anche nelle nostre paure e debolezze, abbia questa matrice è davvero suggestivo.

Ci troviamo così davanti ad una specie di Guerra dei mondi di wellsiana memoria che invece di riguardare un'intera nazione sta capitando lì e solo lì.
E questa notte diventa davvero immensa, come titolo - stupendo - suggerisce.
E' un titolo sinestetico perchè abbiamo la sensazione che l'immensità sia astratta e reale, una notte infinita, buia, in cui accadono cose sia nel cielo che dentro gli animi delle persone che la stanno vivendo.
Sta accadendo una cosa immensa in quello che è il simbolo dell'immensità, il cielo.
Il film ricorda tantissimo i formidabili Ai confini della realtà di quegli anni, anzi, lo stesso film ci viene presentato come opera di finzione, come sceneggiato che qualcuno - noi stessi - stiamo vedendo in un televisore.
Ho trovato al tempo stesso questa trovata molto elegante ma anche depotenziante perchè fa piombare il film in una ammissione di finzione che forse si poteva evitare.
Ma avercene di film così, film in cui le luci e i suoni hanno ancora il potere di farsi carne, film che raccontano di noi e delle nostre paure più ancestrali, film che nascondono dentro chicche (come quel dialogo su treni sotterranei e possibili piccoli telefoni portatili nel futuro), film che si spogliano di tutto per provare a farci vivere emozioni nello stesso modo in cui le vivono i protagonisti.
Film che sembrano un grande atto d'amore al cinema, a quello di pochi mezzi e tante suggestioni.
E alla fine anche noi, come i nostri protagonisti, saremo rapiti, portati lassù

7.5

13.7.20

Passeggiate, il cinema della poesia - 8 - Recensione: "The Station Agent" - di Roberto Flauto

Ottavo appuntamento col recensore poeta Roberto.
Anche stavolta, come accade spesso nella sua rubrica, ci presenta un film quasi sconosciuto, vi lascio prima al cappello di presentazione, poi alla recensione.

-------------------------
Opera prima del bravissimo Tom McCarthy.
Un film sulla riscoperta di sé, una storia di amicizia e rinascita che viaggia sui binari della vita.
Fin (uno splendido Peter Dinklage) è un uomo affetto da nanismo che ha un grande amore per i treni. Non ha amici e non ha fiducia nel mondo né negli altri.
Eredita una stazione di servizio in una piccola cittadina.
Qui incontra il logorroico e invadente Joe e la dolce e tormentata Olivia.
Malgrado e grazie a ogni difficoltà, tra loro nascerà un’amicizia sorprendente e autentica.




I treni che viaggiano di notte.
La testa appoggiata al finestrino.
Il paesaggio e le luci lontane danzano nei riflessi sul vetro.
I ricordi, i desideri, le speranze, i rimorsi, le possibilità, il vuoto.
C’è tutta la tua vita in quelle immagini, su quei binari, in questa notte.
Non c’è niente di più malinconico e spaventoso.
Invece a me è sempre piaciuto.
Forse perché sono malinconico e spaventoso anche io.

Guardo più lontano che posso.
Chiudo gli occhi.
Non vedo altro che lei.


Anche a Fin piacciono i treni. Molto più di quanto potrebbero mai piacere a me. Perché lui li guarda e non vede solo malinconia, amore, ferite e altre effimere eternità. Fin vede se stesso, la sua vita, tutto il suo mondo, ogni mondo possibile. Lui ama i treni. Li studia, li osserva, li rincorre. Per lui sono la meta, non il mezzo.
Treni abbandonati e diroccati, con la sterpaglia e gli insetti che li infestano. Treni in perfetto stato, che corrono veloci, visibili per un attimo, il tempo di un sogno, l’eternità di un istante. Fin ama le stazioni ferroviarie. Sa tutto di questo universo, e non importa nulla se non sa quando siano stati inventati i dirigibili. Conosce le mappe, i percorsi, gli orari, i materiali. Gli piace passeggiare sui binari, ma lo fa sempre da solo. Conosce l’odore delle vecchie macchine usate per obliterare i biglietti dei viaggiatori, gli piace, forse gli ricorda di una carezza ricevuta da bambino, o il sogno di una carezza.
Fin ama i treni, sono la sua passione più grande. Ci sono chilometri di binari infiniti che corrono nelle sue vene, il suo sangue bollente, il suo sorriso accennato, lo sguardo di frammenti, dolce e malinconico. Ma non c’è spavento. La tristezza, quella sì. E la paura, e la rabbia. Ma Fin è un puro. Come un treno che ti porta dalla persona che ami. Quante storie d’amore, alla stazione. Quanti addii. Quanto orrore, quanta sublime bellezza.

Fin è alto un metro e trentatré.
Ha un solo amico, Henry, il vecchio proprietario di un negozio di modellismo, dove entrambi lavorano. La sera guardano fotografie di vagoni, carrozze, stazioni, o filmati amatoriali dei cosiddetti “cacciatori di treni”, altri amanti del train watching che vanno in giro per il paese a osservare, filmare e documentare i treni, il loro passaggio, le loro caratteristiche.
Fin soffre il suo nanismo. Sente il peso degli sguardi della gente quando passa, le prese in giro che fa finta di non vedere, le smorfie dei ragazzini, le frecciatine, le reazioni di sorpresa e di imbarazzo. Credo che voglia essere ancora più piccolo, minuscolo, sparendo del tutto.
Lui abbozza un sorriso, va avanti, come un treno che non ha bisogno di fermarsi.
Poi accade che Henry muore, e Fin si ritrova a dover lasciare il lavoro, perché il negozio e tutto l’edificio sono stati venduti. Ma il suo vecchio amico gli lascia in eredità una piccola stazione di servizio, ormai in disuso, in una altrettanto piccola cittadina di campagna. Non ha niente che lo trattenga. Il binario della sua vita ha preso una svolta imprevista.
È notte e piove quando arriva nella sua nuova casa.


Il treno.
Metafora del tempo, delle occasioni, della vita.
Ha ispirato poeti, scrittori, artisti, cantanti, pittori.
Il fischio di un treno cambia la vita di Belluca, nella novella di Pirandello.
L’operaio delle ferrovie, protagonista di Glory, trova il suo destino in attesa.
Nella città di N. arriva il treno dell’assenza e dell’altrove, nei versi della Szymborska.
Carducci che canta la stazione in una mattina d’autunno.
Il trenino Thomas e l’Orient Express che trasuda sangue.
Gli assalti di Jesse James e i salti del Polar Express.
Il treno metropolitano sotto il quale si lancia Andreas in The Bothersome Man.
Il treno che trafigge il tempo nell’opera di Magritte.
E ancora e ancora e ancora.

10.7.20

Recensione: "Wij"


Un gruppo di 8 adolescenti.
Ricchi, di buona famiglia.
Hanno una grande voglia di vivere, di stare insieme, di fare esperienze.
Ma tutto quello che fanno è malato.
Giochi erotici, perversioni, una serie di atti totalmente sprezzanti della vita e degli altri, in un crescendo sempre più grande che non potrà non portare ad una tragedia.
Un film diverso sull'adolescenza, perchè non parla del dolore esistenziale ma dell'opposto, dell'eccesso, del potersi permettere tutto, del togliere ogni mistero, magia e bellezza al sesso di quell'età, facendolo diventare invece una forma di potere, un'arma contro tutto e tutti, un modo per sentirsi capaci di ogni cosa.


Ne ho visti tanti di film sull'adolescenza, anzi, credo proprio che sia uno dei temi a me più cari nel cinema.
Sono talmente appassionato all'argomento che avevo fatto addirittura due liste di questi film, le trovate qua la prima parte, qua la seconda.
Eppure, malgrado ne abbia visti tanti di bellissimi, questo misconosciuto film belga-olandese va prepotentemente tra i miei preferiti.
Il motivo è semplice, Wij (we, ovvero "noi") porta alcune tematiche a limiti estremi, molto coraggiosi. E' quindi uno di quei film che per me diventeranno "simbolo" di certi argomenti perchè hanno avuto la forza di portare dei presupposti a estreme conseguenze, arrivare ad un limite che altri non raggiungono. Tutto questo però in una cornice molto verosimile che rende il film ancora più grande.
Ma oltre a questo merito ho trovato questo film eccellente in ogni aspetto, nella sceneggiatura, negli attori, nell'atmosfera e soprattutto nel modo che sceglie di raccontare le vicende, metodo geniale che si basa su 3 aspetti molto particolari.
Ma andiamo con ordine.
(ah, scrivo la recensione ancora una volta ad una settimana dalla visione, mi scuso se commetto qualche errore di memoria).

Siamo al confine tra Belgio ed Olanda.
Abbiamo 8 adolescenti, divisi perfettamente tra maschi e femmine, 4 e 4.
All'inizio c'è un processo dove vediamo un giovane testimoniare, capiamo che è un processo importante, capiremo poi perchè.
Questi 8 ragazzi amano vivere, tutto sembrano tranne che adolescenti con problemi alle spalle. Hanno ormoni a mille, si spogliano uno davanti all'altro senza problemi, fanno giochi strani (come infilare piccoli oggetti nel sedere delle ragazze per poi farle indovinare cosa siano, fino a quando qualcuno non ci infila anche altro...). Sembrano ragazzi senza nessuna inibizione, senza regole, senza ruoli sociali.
Ma, purtroppo, anche senza valori.
La loro visione della vita è puro edonismo, nichilismo, disprezzo delle regole.
I loro giochi, pericolosamente a metà tra lo scherzoso e il perverso, piano piano inizieranno ad essere sempre più estremi, sempre meno controllati, cercando poste in palio sempre più alte solo per il gusto della trasgressione, del sentirsi liberi, "potenti". Quasi tutto ha a che fare col sesso, vero motore e anima del film. Sesso che viene visto come "arma", delle bellissime ragazze nemmeno maggiorenni che sanno che con il loro corpo possono raggiungere qualsiasi obiettivo e far accadere qualsiasi cosa.
Vicino a loro hanno ragazzi maschi che iniziano ad "usarle", in un pericoloso e squallido gioco di "magnaccia e puttane" che ha l'unico scopo di far soldi, disprezzare la vita e i valori, sentirsi capaci di tenere per le palle tutti.


Un film che è l'esaltazione definitiva dell' "ormonalità", ovvero della potenza devastante del desiderio di sesso, ovviamente mai così forte come nell'adolescenza.
Quelle ragazze diventano vere e proprie armi nucleari capaci di dominare e distruggere qualsiasi cosa incontrano e raggiungere qualsiasi obiettivo si prefiggano.
Ecco così che la meravigliosa epoca del primo desiderio sessuale, di solito fortissimo ma tenuto goffamente nascosto, diventa in Wij e nei suoi adolescenti una lucida, fredda e consapevole maniera per avere il mondo ai propri piedi, per umiliare, per far soldi, per prendersi gioco del prossimo, persino per uccidere.
Un gruppo di ragazzi che, dominati probabilmente da Thomas e Liesl - le due vere menti criminali del gruppo - riesce a formare una banda che non ha alcuna stima per l'esistenza, specie per colpa di una visione del mondo adulto visto come noiosissimo, falso, triste. Essere diversi dai propri genitori autoritari o monotoni (spesso anche separati) porta così gli 8 ad una vita che è un continuo cercare l'estremo e dimostrare che già a quell'età chiunque può stare ai loro piedi, grazie alla sessualità.
La scena del cavalcavia, con quelle ragazze nude che provocano un incidente mortale, è il non plus ultra di questo potere, l'immagine più potente. E il fatto che il sapere quello che il loro gesto ha comportato li esalti è la dimostrazione di come questi siano ragazzi ormai totalmente persi, magari non per causa loro, e che stanno vivendo in una bolla ormonale che non ha quasi più niente di umano.
Tanto che anche fantastiche e dolci ragazze come Femke compiono esattamente gli stessi gesti delle altre, senza alcuna remora. E' come se fossero una testa unica che in nome di valori positivi (amicizia, il vivere la vita, il divertirsi) ha portato quei valori a completi disvalori, al loro rovescio della medaglia.
E' per questo che il film fa male perchè trasforma la voglia di vita che ogni adolescente dovrebbe avere in un modo mostruoso.
Ma parlavamo delle 3 particolarità con cui viene raccontata la vicenda.
Per prima cosa il film è diviso in 4-5 capitoli (tra l'altro bellissimi quei nomi con luci al neon), ognuno dei quali prende il nome di uno dei ragazzi. Ecco così che abbiamo la possibilità di approfondire la vita, la psicologia e il punto di vista di alcuni di loro.
Se Simon si rivela essere il più "umano", quello con più dubbi e l'unico con la forza di volersene andare anche prima della tragedia, è innegabile che i due personaggi più inquietanti restano Thomas e Leisl.


Il primo è figlio di una ricchissima famiglia. Non fa nulla, ha padre e fratello super realizzati e viene fatto sentire continuamente inferiore a loro, oltre che mantenuto. Questo lo porterà a diventare il leader degli 8 adolescenti, in quella che è quasi una specie di rivalsa per dimostrare che anche lui può riuscire in qualcosa, anzi, può tenere per le palle l'intera città (anche perchè tutti finiscono con le "sue" ragazze, dal sindaco a personaggi molto importanti).
Leisl poi fa ancora più paura perchè per lei tutta quella perversione e quel male hanno un significato "estetico", della vera "arte di vita", quasi delle performance. Terribile quel suo volere il feto dell'aborto come "pezzo d'arte" (tra l'altro secondo me scena più devastante del film quella in cui la nuova ragazza viene fatta abortire).
Questa scelta di dividere il film in capitoli di questa maniera ci porta anche a rivedere stesse scene o atti in angolazioni diverse, non tanto psicologiche, ma con elementi in più.
In questo la sceneggiatura è meravigliosa, non si contano le volte in cui sappiamo solo qualcosa di un fatto e poi ad ogni "confessione" (ci torneremo) aggiungiamo dettagli, non tanto una diversa angolazione (come Elephant) ma un prima e un dopo.
Ad esempio in un racconto vedremo un cane sulle rotaie ma solo alla fine, in un altro capitolo, capiremo perchè.
E la stessa morte di Femke è all'inizio solo evocata, poi esplicitata, poi raccontata in maniera misteriosa e solo alla fine mostrata.
Ma, come ho scritto, la particolarità più grande di questi racconti sta nel fatto che siano tutte confessioni (tanto che il film poteva intitolarsi Confessions, come uno ben più famoso) fatte dai ragazzi dopo che ormai tutto è successo.
E i confessori sono sempre diversi, può essere uno psicologo, può essere la madre (e pensate per una madre sapere di quelle cose che batosta sia) o, come nel caso di Thomas, può essere la confessione finale, quella "ufficiale", quella data in tribunale, ennesima vetrina di sè stesso per prendere in giro tutti e manipolare (anche se non del tutto, anche qui torneremo).
Sul piano estetico il film non cerca chissà quale virtuosismo ma le inquadrature, la colonna sonora, la suggestione di alcune scene ne fanno anche un film molto bello da vedere. Ad esempio quei primi movimenti in bici non possono non richiamare un altro film belga, quello sì esteticamente incredibile, Violet.
Ed è così che in questo film così malato, film nel quale 17enni fanno film porno, adulti vanno con ragazzine continuamente (anche la scena degli operai... brividi, ma non tanto per gli operai, quanto per come si propongono le ragazze), in cui si tatua "puttana" nel ventre di una giovane, in cui si uccidono feti a cazzotti, in cui si piscia addosso alle ragazze per umiliarle e tanto altro, ecco che finalmente scopriamo come è morta Femke.
E questa scena che sembra ridicola è un autentico capolavoro di scrittura, fenomenale.
Lo è per due motivi.
Il primo è che rappresenta perfettamente quello che il film racconta, ovvero di come per sprezzo della vita, immaturità, arroganza e perverso senso del divertimento ogni gesto che in menti "malate" può sembrare normali può invece avere conseguenze terribili (come il cavalcavia).
Femke è morta per niente, in un modo ridicolo, per una cosa che si fa anche fatica a credere (un ghiacciolo dentro al sedere) vera e propria metafora di quella vita vissuta senza un motivo in cui si può morire così stupidamente.
Ma quel ghiacciolo ha anche un altro significato, quel ghiacciolo è quello che il padre di Thomas prese per lui da piccolo, conservandolo in frigorifero. Quel ghiacciolo è Thomas, è il suo legame coi genitori, è come il canino di Dogtooth.
E Thomas togliendolo dal frigo e usandolo in quella orrida e insensata maniera si stacca definitivamente dal nucleo famigliare, lo irride. Ma questo avrà una conseguenza terribile.

Tra l'altro l'ultima scena del film è un'altra perla di scrittura. Thomas ha detto tutte bugie alla corte ma una no, il sindaco veramente violentava anche lui. E capirlo solo da quel suo star zitto e girarsi dall'altra parte è fenomenale. Questo non giustifica nulla ma rende ancora più complesso e tragico il film.
Un film che parla di giovani, di voglia di vita, ma che trasforma quella voglia di vita in un fregarsene della stessa.
E che trasforma il sesso adolescenziale, quello più bello, misterioso, impacciato ed emozionante di tutta la vita in un qualcosa di cinico, manifesto, arrogante, freddo.
E omicida.

7.7.20

ATTENZIONE, CAMBIO DATE RADUNO

IL RADUNO SI TERRA' NEL SECONDO FINE SETTIMANA DI SETTEMBRE, 11-12-13

appena potrò farò un post con il programma ma queste sono le date definitive

contattatemi per qualsiasi informazione

6.7.20

Settimo Raduno de Il Buio in Sala chiamato anche il Raduno Rebus (11-12-13 settembre 2020)

L'incredibile potere di un abbraccio e tutti i suoi benefici | DiLei

Sarà veramente buffo quest'anno vedere se il nostro raduno annuale sarà un flop o, al contrario, uno dei più partecipati di sempre.
Buffo perchè in entrambi i casi il motivo sarà lo stesso, il Covid.
La gente avrà ancora paura?
Tra due mesi tutta la faccenda sarà finalmente alle nostre spalle o, al contrario, sarà peggio di oggi?
Ma è anche vero che l'essere stati così tanto tempo in casa, il non aver potuto vivere per parecchi mesi la vita fuori magari porterà all'effetto contrario, ovvero alla voglia di vedersi ancora più di prima.
Tra l'altro qui in Umbria il virus lo abbiamo visto col binocolo praticamente....
E allora a due mesi esatti dal raduno intanto fissiamolo e parliamone, poi quel che sarà sarà, lo capiremo solo vivendo.
Come al solito il raduno sarà tra Perugia e Tuoro sul Trasimeno, anche se quest'anno si volevano organizzare un paio di viaggetti insieme altrove.
Ci saranno film, quiz sul cinema, tantissimo cibo e soprattutto "noi", tra quelli che sono sempre venuti, quelli che sono venuti solo una o due volte e quelli, speriamo, che verranno per la prima volta.
Ovviamente avremo i soliti alberghi e agriturismi a prezzi bassissimi, dai 15 ai 25 euro.

Per qualsiasi informazione chiedete dove volete, pubblicamente o privatamente.

Noi intanto ci organizziamo, poi se si farà e quanto grande sarà dipenderà da tanti fattori

Intanto un abbraccio virtuale sperando che poi, e fragoroso, ci sarà quello reale, ce lo meritiamo un pò tutti

28.6.20

Recensione: "Antrum"


Nel 1979 venne realizzato un film maledetto.
Fu proiettato una sola volta, a Budapest, e morirono 56 persone nel rogo che si scatenò nel cinema.
Nessun altro volle proiettarlo e a molti che si rifiutarono di farlo successero cose orrende.
Adesso quel film è stato ritrovato e ce lo fanno vedere.
Racconta di due fratelli a cui è morto un cane.
Decidono allora di andare in un bosco dove si dice ci sia la porta dell'Inferno.
Cominciano a scavare una buca, per andare sempre più giù.
Avrete il coraggio di vedere Antrum?
Io ce l'ho avuto, da solo, di notte.
Sono ancora vivo, per adesso.
Vedetelo anche voi, senza leggere prima niente, entrando puri e ignari dentro questo film e nella leggenda che lo circonda.

(su Prime)


Vi ricordate il film maledetto che viene citato nel meraviglioso Cigarette Burns di Carpenter?
Ecco, ne esiste uno davvero, si chiama Antrum.
Fu realizzato alla fine degli anni 70 in Est Europa.
Si dice che ebbe una sola proiezione, in un cinema di Budapest.
Beh, quel giorno ci fu un incendio e morirono 56 persone.
Il film fu proposto poi a molti festival internazionali ma tutti lo rifiutarono perchè, dopo averlo visto, preferivano non proiettarlo.
Ad almeno 3 organizzatori di festival che fecero questa scelta nemmeno 24 ore dopo aver visto il film successero cose terribili.
Soltanto uno (Budapest a parte) riuscì a fare una proiezione ma la gente impazzì in sala, letteralmente.
Poi si scoprì che era stata messa della droga nei pop corn.
E questo episodio è simbolo di quello di cui sia l'operazione Antrum che il film dentro al film rappresentano, ma lo diremo poi.
I produttori di questo film, di questo del 2019 dico, ne hanno finalmente trovata una copia e adesso tutto il mondo, a suo rischio e pericolo, può vederlo.
C'è un disclaimer, però, che ci avverte di quello che potrebbe accaderci post visione. Abbiamo un minuto per decidere di andare avanti o no.
Beh, io sono un uomo coraggioso e sono andato avanti.


Che dire, era dai tempi di Blair Witch Project che non vedevo una costruzione di leggenda così ben fatta.
Il film parte e si chiude come documentario, prima raccontandoci tutta la leggenda intorno ad Antrum e poi, nel finale, svelandoci alcuni suoi aspetti più nascosti.
Dico la verità, vederlo senza saper nulla mi ha davvero tenuto sul "ma è tutto vero?".
Quindi con me il film ha "vinto".
Trovandomi da solo, di notte, dopo quell'incipit e quel disclaimer, ammetto di aver provato un pochino di inquietudine, per questo spero che anche la vostra visione sia stata fatta in questa maniera, senza saper nulla prima.

22.6.20

Recensione: "Mad Max Fury Road" e "Here comes the devil" - La Doppietta di Vieri - 3 -

Finalmente è tornato il mio amico Vieri e abbiamo potuto fare la terza puntata di una delle rubriche più amate, ovvero quella de La Doppietta di Vieri, la serata tra amici dove esiste un solo obiettivo, vedè due film, uno più bello possibile e uno più brutto possibile.
Ecco, all'incirca anche stavolta ci siamo riusciti anche se quello brutto, secondo me girato da un maniaco sessuale, non è un Abominio come speravo (ma comunque divertentissimo da scrivere).
Però, insomma, alla fine so riuscito a vedè Mad Max Fury Road, questo è importante


Finalmente l'ho visto.
Anni e anni a rimandarlo e a sentire amici e lettori con "devi vederlo!" ma niente, non riuscivo mai.
La verità?
Bello, forse bellissimo ma non fa per me (anche se lo sapevo).
Insomma, tanto tuonò che piovve, ma non diluviò.Fare una recensione dettagliata non ha alcun senso perchè sono talmente analfabeta di questo mondo da poter dire pochissimo di interessante.
Il paragone più azzeccato che potrei fare parlando di Fury Road è quello con The Raid.
Perchè entrambi sono film così lontani dai miei gusti e dalle mie corde che, veramente, solo la curiosità poteva farmeli vedere.
Ma entrambi sono così ben fatti che trascendono i generi di appartenenza per finire nell'Olimpo del Cinema Spettacolo, quello in cui te ne freghi di cosa ti piace o no e ti strabuzzi gli occhi.
The Raid, però, mi piacque ancora di più. Tra l'altro il secondo capitolo aveva una sceneggiatura molto complessa e piena di cose mentre Fury Road ha proprio questo problema, non è praticamente scritto.
E' infatti un magnifico Luna Park che racconta di macchine che arrivano dal punto A al punto Z e poi fanno percorso contrario.
In realtà di elementi di sceneggiatura buoni, se non ottimi, ce ne sono tanti, come i personaggi e alcune suggestioni.
Il problema è che per uno che non ha visto nessun capitolo di Mad Max come me e che non sa nulla del fumetto da cui questo capitolo è tratto (mi pare no?) quelle suggestioni rimangono tali, non hanno spiegazioni.
Ad esempio quei Figli della Guerra chi sono? perchè sembrano tutti malaticci? Che differenza c'è tra loro e "il popolo normale" ? (dico a parte esteticamente)
E Furiosa chi è?
E la storia delle Mogli? perchè un singolo figlio deve essere così importante quando il tiranno può farne quanti ne vuole?
E' ovvio che tutte queste mie domande avranno risposte molto chiare e facili ma capite che chi, come me, vede solo Fury Road ha pochissime armi per comprendere lo scenario.


Mi hanno detto che il 90% delle scene che vediamo siano veri e propri effetti speciali, non visivi. Vi giuro avrei detto il contrario.
Sono arciconvinto che quella percentuale sia enormemente gonfiata perchè ci sono decine e decine di scene che possono essere solo frutto di effetti visivi, non c'è nemmeno da discutere, ma che comunque un film così spettacolare sia stato fatto alla vecchia maniera è straordinario.
Inutile dire che la vera forza di Mad Max Fury Road sono le meravigliose scenografie, le incredibili macchine, i costumi, le caratterizzazioni dei personaggi, l'ambientazione.
Sembra un mondo "vecchio" e invece è il futuro (bellissimo il discorso sul satellite che vedono in cielo, e quel "Un tempo gli uomini amavano gli show", ancora più bello se si pensa che il film stesso quello è, uno show).
Ogni tanto mi è venuto in mente come questo film sia una specie di The Road che sostituisce l'arancione al grigio, le macchine ai piedi ma che racconti comunque di un mondo finito in cui chiunque è rimasto si affida alla violenza.
Ad un certo punto ci sono addirittura due frasi identiche a The Road, ovvero "sperare è sbagliato" e "quello che si è rotto non si può aggiustare".
In realtà a differenza del film di Hillcoat (o del libro, l'ho recensito QUI) in Fury Road è ancora lecito sperare, anzi, tutta la seconda parte del film è mosso da questo ultimo disperato tentativo di speranza di un mondo nuovo.
Per il resto la cosa che davvero ho meno sopportato è l'assoluta inverosimiglianza. Non mi riferisco al contesto in sè, eh, magnifico, e sticazzi se inverosimile. Ma vedere un film dove alcuni personaggi dovevano essere morti non una, non due, ma almeno 4-5 volte e invece non HANNO MAI UN GRAFFIO mi ha dato molto fastidio. Ok che è cinema spettacolo, ok che è tutto talmente tanto bello da vedere che sticazzi se uno sopravvive a 10 incidenti stradali a 100 all'ora, ok tutto, ma capite che togliere verosimiglianza a questo aspetto toglie anche empatia con i personaggi, toglie drammaticità.
Per non parlare poi del discorso delle "distanze", davvero disastroso in almeno 3 scene tanto che a volte gente a piedi distanzia macchine lanciate a 100 km orari oppure convogli che si vedono all'orizzonte restano là per un quarto d'ora.
Ecco, io che non sopporto il mondo supereroistivo o troppo fumettoso mi muovo male in queste assurdità.
Ma per il resto che vuoi dire?
Ritmo incredibile, personaggi che ti restano a vita (Immortan Joe, lo strepitoso, arbitrario e assurdo musicista Coma, il figlio nano tetraplegico), due personaggi principali riuscitissimi (interpretati poi da due attori favolosi), le bellissime mogli, tutte le varie bande di nemici, gli straordinari outfit di tutti, l'ambientazione desertica, il realismo di alcune battaglie in velocità (altre meno...), una storia quasi inesistente ma che nella sua essiccata simbologia (e di simbologie, analizzando, ce ne sarebbero tante...) funziona, la "finta" ma bellissima fotografia notturna, I Figli della Guerra e il loro "ammira!" quando fanno i martiri e tante tante scene veramente bellissime (non i terribili flashback di Max però...).
Un cartone animato, un esempio di cinema spettacolo che però, non dimentichiamolo, ha dentro tantissimo amore per il cinema, uno sforzo gigantesco che ha veramente dell'inumano per realizzazione.
Non parlo di Furiosa, di Max e di tante altre cose perchè sono l'ultimo arrivato e qualsiasi cosa possa dire sarebbe tremendamente incompleta rispetto a chi conosce questo universo.
E anche perchè devo recensire un altro film, abbiate pazienza.

Alla fine il Bene vince e c'è questo finale che puzza tanto di ennesimo sequel.
Lo rivedrei?
Non credo.
Vedrei il seguito?
Di corsa.
Mi è venuta voglia di vedere i primi 3?
Direi di sì.

Per il resto non posso idolatrarlo come tanti di voi ma non fatemene una colpa

7.5



Io il regista non lo conosco eh, e mi scuso in anticipo con la sua persona ma, ecco, secondo me è un mezzo pervertito.
Un film che inizia con un sesso lesbico senza che ci sia alcun perchè, che prosegue con una scena di masturbazione vaginale mentre i figli della coppia se ve vanno via da soli (insomma, una specie de Antichrist), che ha dei dialoghi di un porco che io mai sentito fuori dal porno, che vede un altro coito pochi minuti dopo, che ha una grotta a forma de vagina, che racconta de uno che ruba mutandine sporche de mestruo delle bambine, che addirittura fa intendere del sesso fraterno tra una ragazzina di 14 anni e il fratellino di 12, che ha un demone maiale che prima prova a stuprà la baby sitter e poi la mamma, e chi più ne ha più ne metta, insomma, un film completamente basato sul sesso ma che lascia sensazioni brutte addosso, come quella, per l'appunto, che il regista sia un maialone che ama perversioni strane.
Here comes the devil (e quel comes - "viene" - a sto punto ci sta benissimo) è chiaramente il tentativo di fare un horror morboso, perverso, un misto di Trier e Polanski che però invece che darci un disturbo d'autore, un malessere reale, ci fa più che altro incazzare.
Il film è brutto, ma non brutto quanto speravo.
Perchè alla fine la storia è anche abbastanza interessante e comunque quel suo lato malato che non ho sopportato un pochino riesce a colpire, insomma, non ne fa un horror banalotto e all'acqua di rose.
I problemi però sono evidenti.


La cosa più insopportabile, roba da petizione per levaglie la macchina da presa dalle mani, è l'uso terribile dello zoom (credo 27 volte), usato "a schiaffo" senza alcun motivo e ripetutamente.
Gli attori sono al minimo sindacale, è evidente come il regista se ne è fregato dell'argomento privilegiando il lato estetico delle ragazze a tutto.
Ma sono i comportamenti dei personaggi e i grandi buchi di sceneggiatura i problemi principali.
All'inizio avviene poi un fatto incredibile.
Mentre i genitori scopano, dicendosi frasi irripetibili, i due figli vanno a vedere da soli un complesso di grotte. Quando il padre e la madre finiscono di copulare i figli si son persi.
E che succede? il babbo se limita a chiamalli un pò, poi contatta la polizia e decidono di fare le ricerche AL MATTINO DOPO.
Cioè, questi hanno perso i figli a 29 metri da loro, probabilmente sono in grandissimo pericolo de vita e che fanno? vanno in albergo per cercalli il giorno dopo.
Forse perchè quelle colline hanno gli occhi sono malefiche, terre di demoni che scopano e prendono corpi, quindi è meglio la mattina.
Dio caro.
Poi i figli vengono ritrovati e parte una trama di presunto abuso avuto nelle grotte (buona trovata) che si affianca ad una più trascendentale.
Anche se la dottoressa che dice "tutto bene signora tranne il fatto che sua figlia non ha l'imene, ma stia tranquilla" è pazzesco.
Ma le cose assurde continuano. Intanto che cazzo è successo a quei due bambini tutta la notte non se sa, nessuno si preoccupa di chiedeglielo, manco quando sulla schiena del figlio la mamma trova delle specie de torture medievali.
Poi la coppia fa 1 + 1 e decide de andà a vendicasse del maniaco delle mutandine.
Ora, capisco la scelta eh, ma che una coppia NORMALE va in casa de uno, glie dice "E' arrivato il diavolo" (pe riprende il titolo) e poi lo uccide e massacra, no, NO.
E per confermare la perversione del regista poi questi tornano a casa lordi de sangue e aricopulano sotto la doccia, tutti rossi.
Ma mica finisce qua. La mamma scopre che i figli non vanno a scuola e allora li segue de mattina.
Bravissima, ci sta.
Solo che è incredibile che li segue fino alla grotta e poi che fa? se ne va, mica sta lì con loro a vedè che fanno, mica li ferma, mica gli chiede che ci fanno lì. No, torna a casa come niente fosse e poi gli chiede dove fossero.
Ma aspettate che manca il meglio.
La mamma ad un certo punto vede il figlio che LEVITA, LEVITA e si limita a dire al marito "secondo me i nostri figli non stanno bene".
A quel punto era bello se il figlio le diceva

"guarda, LEVITO MADRE!"

ma no, non glielo dice

Poi vabbeh, se scopre che c'è un demone de mezzo, che quel luogo è una specie de Picnic ad Hanging Rock, che forse i du figli hanno fatto sesso tra loro, che in realtà erano già morti, che quelli a casa sono demoni al posto loro, poi però lei decide de ammazzalli ma anche qui l'errore è clamoroso visto che vediamo i figli respirare tantissimo a tavola (e non me dite che li aveva solo addormentati perchè allora la sceneggiatura ha ancora meno senso), poi la coppia di genitori va sulle montagne e accade una cosa senza alcuna logica, i demoni si impadroniscono dei loro corpi. Ma attenzione, non i demoni in generale, ma proprio quelli dei due figli visto che sulla scena finale (peccato, la scelta per farcelo capire era straordinaria) da come la macchina si spegne e se move capiamo che è il bimbo a guidare.
Non ha veramente alcun senso, se i due bambini erano morti, se mettiamo caso le anima de li mortacci loro erano tornate nella caverna allora semplicemente i demoni dovevano entrà nel corpo dei genitori ma non come FIGLIO E FIGLIA.
Ma poi voi l'avete capito a che pro sti demoni entrano nei corpi delle persone? pe scopà? boh, non lo so.
Comunque alla fine non è malaccio

5

18.6.20

5 sport completamente assurdi che non avete mai visto


Come molti di voi sapranno sono malato di sport.
Ultimamente, per puro caso, ho cominciato a vedere su You Tube video degli sport più impensabili.
La cosa che mi ha sconcertato non è tanto che esistessero sport così, ma che abbiano dietro federazioni, milioni di appassionati e spettatori.
Iniziamo a vederne qualcuno.
Ah, ci sono sport anche molto più assurdi (che, so, la lotta delle dita dei piedi o le corse su cavalli finti) ma sono quasi sempre tradizioni popolari. Io ho scelto sport impensabili ma che sono tutt'altro che folkloristici, anzi, ci girano soldi e federazioni dietro.

MI RACCOMANDO VEDETE I FILMATI PER CAPIRE

MARBLE RACE

Marble racing: A guide to Jelle's Marble Runs taking over sports

Voi non ci crederete ma ci sono i campionati mondiali di corsa di bilie. E nemmeno su spiaggia come facevamo noi ma su decine e decine di percorsi creati artificialmente.
Nel filmato potete vedere percorsi con spirali, altri di "chi arriva più lontano", altri con acqua.
Con vere e proprie squadre di bilie, telecronaca e tutto il resto.
Quando l'ho visto la prima volta pensavo che fosse tutto in formato grandissimo, solo poi ho capito che si tratta invece delle mini bilie che conosciamo.
Fantastico



TEQBALL


Vi piace il ping pong?
Vi piace il calcio?
Vi piace la pallavolo?
Ecco, immaginate di unirli tutti e 3 insieme.
Un tavolo simile al ping pong, solo con forma più curva, i giocatori che devono usare elementi tipici del calcio (piedi, testa, petto) ma che si passano la palla tra loro massimo 3 volte come nella pallavolo.
Ecco che viene fori il Teqball.
Non c'avete capito un cazzo?
Allora vedeteve la finale dei mondiali



SLOT CAR RACING


Vi ricordate i percorsi con le macchinine elettriche che avevamo negli anni 80?
Ecco, c'è uno sport.
Ma la cosa allucinante non è tanto che esista lo sport quanto LA VELOCITA' con cui vanno le macchinine.
Quando aprirete il video penserete a uno scherzo o esservi fatti di qualche acido.
Beh, vedete il percorso qua sopra? lo fanno in 2 secondi?
Non ci credete? guardate il video e attenti all'epilessia



DISC GOLF


Meraviglioso.
Quando ho cominciato a vederlo all'inizio ridevo per la ridicolaggine, poi mi ha incuriosito, poi dopo 5 minuti ero completamente rapito.
Il disc golf ha le regole del golf in tutto e per tutto se non fosse che al posto di mazza e pallina si lancia un disco tipo frisbee e al posto della buca ci sono delle specie di sacchi dell'immondizia con una rete di ferro per fermare il disco.
Luoghi bellissimi, uno sport che è connubio con la natura, traiettorie impossibili, colpi straordinari.
Sta diventando il mio sport.
Ecco a voi una compilation di colpi.



CHESS BOXING


Di solito i pugili vengono visti sempre come omaccioni con la terza elementare, uomini che hanno visto come il prendere a pugni gli altri l'unica strada per uscire da situazioni di arretratezza culturale o ambientale.
E invece no, e invece non solo, sorpresa!, possono esse intelligenti ma c'è uno sport sempre più famoso e praticato che vede i pugili giocare a scacchi tra una ripresa e l'altra.
Si alternano le due discipline e vinci o se fai scacco matto negli scacchi o per KO nella boxe.
Maremma maiala





17.6.20

Recensione: "Dreamland - La terra dei sogni" - Gli Abomini di serie Z - 33 - PARTE 2 (scritta in flusso di coscienza senza punti e senza fermarmi mai)


Niente su, finiamo sta recensione (prima parte nel post di ieri).
Facciamo un recap.
James è un italiano che però ha il nome italo-americano che è andato in America anche se in realtà è sempre in Italia e lavora in una officina, anzi no, è un capo mafia e come sfida agli altri clan ha solo un metodo, criminale, giocare a biliardo, ma di criminale in realtà c'è solo il metodo con cui lui gioca a biliardo, ovvero senza sapè mezza regola, steccando ogni biglia, non facendo una buca, sfottendo gli avversari e perdendo anche quando per handicappaggine altrui avrebbe comunque vinto.

Non ho alcuna voglia di impostare una recensione con un senso a un film che senso non ne ha, ha (cit vasco rossi).
Quindi alla rinfusa, in flusso de coscienza.
Gli attori sono tutti palesemente italiani, parlano italiano senza il minimo accento ma hanno tutti nomi italo-americani, ma non sarebbe solo questo il problema se non che a un certo punto arrivano anche gli "ispanici" che in realtà sono sempre italiani uguali a quell'altri, ma sono ispanici, non so, forse il film è un gioco di ruolo, un esercizio teatrale di qualche corso per non attori, non so, sta di fatto che gli ispanici invece de fa a botte con la banda del nostro ce giocano solo contro a biliardo, ma riguardo il biliardo non ve dico niente de più che basta ieri, poi forse c'è pure un altro gruppo de delinquenti, non se capisce, con a capo uno che nel finale verrà chiamata Fabius, boh, come fosse latino, ma non latino americano eh, ma latino latino, ma forse dicono Fabios, o forse Fabious, non so, sta de fatto che questo recita in una maniera che desidereresti esse Ray Charles per quei 4 minuti in cui fa a botte col nostro protagonista, 3 cazzotti finti, urla belluine, minacce, poi prende una carezza nella pancia e si dichiara sconfitto, ma lo fa sempre urlando e minacciando, pensa te, ah, prima per preparasse alla lotta ce mette du ore a levasse il cinturino dell'orologio, ma mica l'ha levato per sceneggiatura eh, l'ha levato perchè rischià de rovinasse l'orologio per un film de merda come questo anche no, oddio, ho ripensato adesso a quando la ragazza apre una bottiglia, il rumore che ne viene fuori quando svita il tappo è una cosa sublime, forse quel tappo è il miglior attore del film, certo meglio del bambino che parte dalla Sicilia per andare in America, ah, quel bambino è proprio il nostro protagonista da bambino, e insomma quando partì doveva piagne e invece se vede che ride, tra l'altro partono in QUATTRO in un peschereccio per andà in america porcaminonna ma è incredibile che scrivo da due giorni de sto film e non ho nominato LUI, Frank Columbu, un italo-sardo-americano alto un cazzo e un barattolo famoso perchè era un culturista famoso, tutto muscoli anche se alto un cazzo e un barattolo, ecco, nel film è ormai vecchiotto e de lavoro, indovinate, c'ha un negozio de giocattoli de legno miodio, ma che cazzo c'entra, e alla fine su sto negozio ce va a lavorà anche il protagonista che Columbu ha salvato dopo un terribile pestaggio in realtà ridicolo, tra l'altro questo rimane lì in terra esanime fino alla mattina dopo senza che nessuno se lo incula, manco la su ragazza che scompare dal film per 20 minuti per permette al nostro protagonista de bombà la figlia de Columbu, poi un giorno questo rivede la ex e questa glie chiede do cazzo è stato tutto sto tempo malgrado lei porcozio l'aveva lasciato in terra esanime, ma tanto ormai James è un omo novo, è buono, ormai lui ha l'anima del costruttore de giocattoli de legno, basta mafia, basta faide con partite a biliardo e allora prova a convince anche gli altri e, oh, incredibile, vanno tutti a lavorà dal giocattolaio, uno che vende un cavallino de legno ogni mese e ora ha 6 stipendi da pagà, ah, mica me ricordavo che a sto punto avevamo già messo il film a velocità 1.5, poi arriveremo anche a 1.75 e poi il gran finale a velocità doppia, e comunque era interminabile specie nelle sequenze più incredibili, ovvero 10 minuti de James che fa esercizi fisici, 10 minuti de una palestra dove la gente fa finta de allenasse e de menasse e poi il colpo de genio, 10 minuti de un filmato de 30 ANNI FA dove Columbu se allena con Schwartzeneger o come cazzo se chiama, ho scritto come me veniva, e sta cosa è incredibile perchè grazie a sto filmato de 30 anni fa sulla locandina del film appare che Schwartzneger è l'attore principale, come se la mi mamma in mezzo ai filmini de quando va alla festa delle porchetta inserisce filmati de 30 anni fa de De Niro che caca in giardino, ecco, e poi mette De Niro sul cast, poi ad un certo punto venimo a sapè che il negozio dei giocattoli è stato bruciato, ma quando dio bono che non c'è stata mezza scena, poi c'è un incontro de boxe senza alcun motivo che presenta MARCO BALESTRI, poi a un certo punto c'è la scazzottata con Fabius e poi boh, il film aveva bisogno de altri 4 minuti per arrivà a 90 e allora se inventano il compleanno di una comparsa e cantano Happy Birthday, almeno pe na volta na parola inglese la sentimo, poi niente delirio, c'è James vestito da pugile che gira la testa a destra e sinistra e rivedemo in fash back gran parte del film, gran parte dello scempio, poi il film finisce e finisco anche io e ve giuro che non ricontrollo manco mezza riga, ho scritto senza mai staccà le mani dal pc e se la cosa fa schifo meglio, è come il film