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12.2.17

Recensione: "I Gangsters" (1946) - Il Bar dei Nottambuli, viaggio nella storia del noir americano - 9 - Di Fulvio Pazzaglia


Torna il nostro esperto di cinema classico, Fulvio.
Siamo ormai al nono appuntamento con il suo viaggio nella storia del noir americano.
Sempre un piacere leggerlo

Era il 1946 quando un lungimirante e coraggioso produttore indipendente, Mark Hellinger, decise di acquistare i diritti per la trasposizione cinematografica di un racconto di Ernest Hemingway, The Killers. Il plot del racconto, un pugile in fuga che attende rassegnato la sua esecuzione per mano dei sicari di un gangster, servì come prima parte per il film diretto da Robert Siodmak e sceneggiato da Anthony Veiller (nonché da John Huston, il quale però non compare nei crediti).
Questa pellicola segna la consacrazione di due grandi icone di Hollywood: Burt Lancaster, fino ad allora sconosciuto, nei panni Peter Lunn lo Svedese e Ava Gardner in quelli della femme fatale Kitty Collins.

Risultati immagini per i gangsters 1946

Le musiche inquietanti di Miklos Rosza ci calano immediatamente nell'atmosfera cupa e incalzante di una marcia di morte: i titoli di testa si aprono in una strada notturna percorsa ad alta velocità; le silhouette di due uomini in trench e borsalino incombono come avvoltoi nel parcheggio malamente illuminato di una tavola calda. Si apre il dialogo martellante e ossessivo tra i due sicari e il gestore del diner, un dialogo che ripercorre fedelmente quello del racconto di Hemingway e che non ha nulla da invidiare a Tarantino.
La coppia di assassini terrorizza il gestore rivelandogli l'intenzione di freddare lo Svedese, il quale avrebbe dovuto trovarsi a cenare proprio lì. Non trovandolo, i killer si muovono alla sua ricerca.
Nick, il giovane collega dello Svedese e testimone della scena, corre subito ad avvertirlo del pericolo imminente, ma Peter si mostra rassegnato dinanzi al proprio destino, manda via Nick e resta ad attendere che gli assassini portino a termine il proprio lavoro.
Qui finisce la traccia di Hemingway e comincia il lavoro inedito degli sceneggiatori, che ricamano una vicenda tra il noir e la gangster story.
Seguiamo le indagini del detective Jim Reardon (un magnifico Edmond O'Brien), che ricostruisce l'intero antefatto dell'omicidio.
L'intreccio della storia è narrato discontinuamente ed è articolato in flashback, ognuno dei quali mostra il punto di vista dei singoli personaggi.


La bellezza e l'originalità di questo film risiedono proprio nella coralità della vicenda, nella quale tutti i personaggi che compaiono sono a loro modo protagonisti della storia: quella di Peter Lunn lo Svedese, l' ex pugile che si unisce alla banda di Big Jim Colfax (Albert Dekker) per compiere la grande rapina ma che si innamora della donna del capo, Kitty, e decide di fuggire con lei e col bottino. Kitty ha però in mente altro e pianterà in asso Peter, lasciandolo solo a subire la vendetta dei complici traditi.
Ma l'indagine serrata di Reardon porterà alla chiusura del cerchio, che si stringerà sempre più attorno al mandante dell'omicidio, agli esecutori dello stesso e alla traditrice Kitty, riuscendo amaramente a dare giustizia postuma allo Svedese.
Se con questo film Burt Lancaster esce dall'anonimato con la recitazione dolorosa e sofferente, tragica e travagliata di un uomo distrutto dalla fatalità delle scelte sbagliate e dall'amore maledetto per una donna cinica e manipolatrice, Ava Gardner si consacra come diva del grande schermo interpretando un personaggio angelico e luciferino allo stesso tempo (nello stesso anno vincerà il premio della rivista Look).
La grande rapina, la donna del capo, la fuga col bottino, sono tutti elementi che gli sceneggiatori elaborano dalla ricca tradizione dei gangster movie degli anni '30. Più avanti vedremo come questo filone ancora vivo si mescolerà di nuovo con il noir.

19.12.16

Recensione "Lo Sconosciuto del terzo piano" - Il Bar dei Nottambuli, viaggio nella storia del noir americano - 8 - di Fulvio Pazzaglia


E' passato poco dall'ultima puntata della rubrica di Fulvio.
Ma ha voluto realizzare una puntata speciale, natalizia, parlando di quello che viene considerato, o almeno lui considera, come il capostipite del genere noir americano.
Buona lettura ;)

Quando inizi una rubrica ti trovi davanti a una serie di dilemmi: recensisco solo quello che mi piace e del resto non me ne curo? Adotto un criterio tematico, cronologico o per autore? Ma, soprattutto, con quale film comincio? Ho optato per Il Mistero del Falco per ancorare soprattutto l'attenzione di chi di noir aveva solo sentito parlare vagamente. Un film di un regista poi diventato famoso come Huston, con un buon Bogart, che contenesse tutti quegli elementi iconici del genere: la dark lady fetente, il detective cinico e sprezzante e via dicendo. Con l'andare del tempo, ho notato e gradito l'elevata competenza di chi mi seguiva e commentava, rafforzando la mia convinzione di tenere questo film per una sorta di speciale natalizio.
Se dell'inizio del noir vogliamo discutere, sicuramente non è del Mistero del Falco che stiamo parlando. Intendiamoci, la pellicola di Huston ha contribuito a consolidare il genere, ma il vero apripista è questo primo lavoro di Boris Ingster.


LO SCONOSCIUTO DEL TERZO PIANO (1940) ovvero IL PRIMO VERO NOIR AMERICANO


Prendi uno sceneggiatore al suo debutto alla regia, un grande attore sfuggito dalla Germania nazista, un soggetto a metà strada tra un delirio espressionista e un giallo procedurale. Sei agli inizi degli anni '40 e stai inconsapevolmente creando un genere. Anzi, più di un genere, uno stile. Giochi di luce e ombra, insolite angolazioni di ripresa, paranoia e senso di colpa, una condanna ingiusta e un innocente da salvare. Non stiamo parlando ancora del cinema di Fritz Lang in America, ma di un film all'epoca ignorato e rivalutato solo negli anni '60 del Novecento.
Avevo deciso di tenere questa pellicola in serbo per un'occasione speciale, come una bottiglia di Lagavulin con sigaro annesso da consumare per un grande evento.
Questo film è la mia strenna natalizia per chi mi ha sopportato fino a questo punto. Cercate il modo di vedere questa chicca in streaming, a noleggio, acquistata o prestata, fate come vi pare ma guardatela. Sessantaquattro minuti di film. Questa è una bonus track, il numero speciale di Natale.

Considerato quasi unanimamente il primo vero noir americano, Lo Sconosciuto del terzo piano risente pesantemente dell'eredità espressionista del cinema tedesco. Fotografia e scelte stilistiche sono debitrici dei capolavori di Lang, Murnau, Wiene. L'attore che interpreta lo Sconosciuto è nientepopodimeno che Peter Lorre, il grande protagonista di M- Il mostro di Dusseldorf, capace di conferire al proprio personaggio uno spessore non comune.

10.12.16

Recensione "Detour" (1945) - Il Bar dei Nottambuli, viaggio nella storia del noir americano - 7 - di Fulvio Pazzaglia

Risultati immagini per detour 1945

E così il viaggio di Fulvio è arrivato alla fine della Seconda Guerra Mondiale, il 1945.
Dalla prossima puntata il mondo, e il cinema con lui, comincerà una nuova epoca.
Sinceramente tra tutti i 7 film presentati finora (li trovate nell'etichetta bar dei Nottambuli) questo è quello che mi vedrei di più.
Leggere per credere.

Ognuno di noi ha il proprio incubo ricorrente.
Il mio è quello di dover raggiungere disperatamente un luogo, questione di vita o di morte, ma continue deviazioni e imprevisti mi allontanano sempre più dalla meta. Il senso d'angoscia al mio risveglio è pari solo a quello che, a distanza di tempo, questo film è in grado ancora di lasciarmi.
Detour è un oscuro gioiello che brilla di nera luce. Di tutti i film noir che questa rubrica ha ospitato e che ospiterà nessun altro è più kafkiano, più inesorabile, più esistenzialista di questa cupa piccola perla.

Nato come b-movie e girato con pochi soldi e in poco tempo (sei giorni e 20.000 dollari di budget), Detour dura appena sessantasette minuti. Piccolo capolavoro di Edgar G. Ulmer, regista passato alla storia per pellicole povere ma capace di brillanti soluzioni stilistiche che lo fecero rivalutare come maestro di cinema.
La realizzazione di b-movie permetteva a Ulmer la più completa libertà espressiva, come in seguito ricorderà lo stesso:

"Ero io a capo della produzione. Potevo fare quello che volevo, visto che il direttore di produzione si affidava completamente a me. Voleva soltanto tre cose: che girassi il film senza denaro, che ne incassasse e che fosse buono".

7.11.16

Recensione "Un Angelo e' caduto" 1945 - Il Bar dei Nottambuli, viaggio nella storia del noir americano - 6 - di Fulvio Pazzaglia


Sesto appuntamento con Fulvio e il suo viaggio nel grande cinema classico americano noir.
Siamo arrivati al turno di Otto Preminger ;)
Trovate QUI tutte le altre puntate

E' una storia di riscatto e di redenzione quella che Otto Preminger decide di dirigere a qualche mese di distanza dal suo grande successo Vertigine. Avvalendosi sempre della fotografia di Joseph LaShell e delle musiche di David Raksin, il regista realizza un noir atipico per la scelta della location (una piccola cittadina di periferia invece di una cupa metropoli).

25.9.16

Recensione: "La Donna Fantasma (1944)" Il Bar dei Nottambuli, viaggio nella storia del noir americano - 5 - di Fulvio Pazzaglia


Siamo ormai al quinto appuntamento con Fulvio e la sua retrospettiva sui più grandi noir del cinema classico americano (trovate tutti i film nell'etichetta a destra).
Buona lettura!

Scott Henderson, noto e affermato ingegnere civile di New York, litiga la sera del proprio anniversario di matrimonio con la moglie. Amareggiato, decide per distrarsi di non mandare a monte la serata e invita in un bar una sconosciuta con un bizzarro cappello.
Anche la donna sembra essere reduce di una brutta esperienza ma decide di accompagnare Scott a questo spettacolo chiedendo però che la propria identità rimanga segreta.

27.8.16

Recensione "Vertigine" 1944 - Otto Preminger - Il Bar dei Nottambuli, viaggio nella storia del noir americano - 4 - di Fulvio Pazzaglia




Ancora un grandissimo classico raccontato dal nostro cultore del grande e vecchio cinema hollywoodiano, Fulvio.
Ancora una chicca per appassionati.
Buona lettura

“Non potrò mai dimenticare il weekend in cuì Laura morì. Un sole argenteo bruciava nel cielo come un'enorme lente d'ingrandimento. Fu la più calda domenica dei miei ricordi. Mi sentivo come se fossi l'unico essere vivente a non essere partito da New York. Per l'orribile morte di Laura, ero da solo. Io, Waldo Lydecker, ero il solo che la conosceva veramente.”

Torna il tema dell'ossessione in questo raffinato noir diretto dal grande regista viennese Otto Preminger. Elegante e visivamente raffinato, Laura (questo il titolo originale della pellicola), si avvale sempre degli stratagemmi stilistici del genere come il flashback e la voice over, interpretandoli in chiave originale ed efficace.

20.7.16

Recensione "La Donna del Ritratto" (The Woman in the Window, 1944) - Il Bar dei Nottambuli, Viaggio nella storia del Noir Americano - 3 - di Fulvio Pazzaglia


Torna il nostro grande Fulvio con la sua rubrica sui grandi classici noir americani.
E dopo John Huston e Billy Wilder abbiamo nientepopodimeno che Fritz Lang.
Godetevi la lettura.

Noir onirico dalle profonde implicazioni psicanalitiche, La donna del ritratto è un raffinato gioco di specchi che coinvolge lo spettatore e lo accompagna in una realtà sospesa tra il mondo della veglia e quello del sogno e dell’inconscio. Con eleganza e maestria, Fritz Lang imprime le ansie, i desideri e le ambiguità dell’uomo comune, del borghese, in una pellicola che rievoca i fantasmi e le ossessioni dell’espressionismo tedesco.
La donna del ritratto affronta temi cari al regista austriaco quali l’ambivalenza morale, il fragile confine tra colpa e innocenza, il delitto e la punizione.

28.6.16

Recensione "La Fiamma del Peccato" (Double Indemnity - 1944 ) - Il Bar dei Nottambuli, viaggio nella storia del noir americano - 2 - di Fulvio Pazzaglia


Torna Fulvio e la sua rubrica sul grande noir americano.
Nientepopodimeno che con Billy Wilder

E' notte in città.
Una macchina sfreccia per le vie di Los Angeles fino a inchiodare davanti a un palazzo.
L'uomo che scende dall'auto arranca, ferito, e sale sanguinando fino alla sede della compagnia di assicurazioni Pacific-All Risk.
Entra nello studio del suo collega e, grondante di sudore e sofferenza, detta al magnetofono la sua confessione.

Walter Neff: “L'ho ucciso io. L'ho ucciso per denaro e per una donna. E non ho preso il denaro e non ho preso neanche la donna. Bell'affare. ”

Questo l'inizio di La fiamma del peccato (Double indemnity, 1944), uno dei capolavori del regista Billy Wilder, entrato a buon diritto nella storia del noir. Avvalendosi della sceneggiatura di Raymond Chandler e dello stesso Wilder, accompagnato dalla musica di Miklòs Ròsza e supportato dalla fotografia di John F. Seitz, La fiamma del peccato è una vera e propria enciclopedia del noir, capace di racchiudere in una sola pellicola quasi tutti gli archetipi e i temi di questo genere.

5.6.16

Recensione "Il Mistero del Falco" - Il Bar dei Nottambuli, viaggio nella storia del noir americano - 1 - di Fulvio Pazzaglia


Ennesima rubrica.
Fulvio è un mio amico.
Ci siamo conosciuti all'istituto per cerebrolesi che abbiamo frequentato per poter terminare il liceo. Io venivo da due bocciature e, fosse stato per me, mi sarei fermato volentieri. Lui boh. In ogni caso faceva parte del 10% di non cerebrolesi.
Dopo anni e anni lo incontro di nuovo in una piadineria. Poi dopo mesi e mesi fuori da un negozio. Mi dice di essere un grande appassionato di cinema, specie del vecchio cinema, e specie americano.
"Sei uno stronzo se non mi fai una rubrica allora" gli dico in tono minaccioso.
Il mio carisma è irresistibile, si sa.
Beh, dopo un pò di tentennamenti eccoci qua.
E così dopo Giorgio abbiamo un altro grande appassionato-conoscitore di un cinema altro, un cinema che qua ne Il Buio in Sala mancava.
Non so se qualcuno di voi ha la stessa passione di Fulvio, casomai fatevi sentire.

Inizia con “Il Bar dei Nottambuli” la nostra rubrica dedicata al genere noir.
Ci addentreremo nei vicoli bui dell'animo umano, attraverso sogni infranti e ossessioni, tra fumo di sigarette e puzzo di cordite.
Preparatevi, il nostro è un viaggio che avrà come destinazione la notte più fonda. Analizzeremo le tematiche, i capolavori, i maestri attraverso sessanta anni di noir americano e non, vedendone assieme l'evoluzione.
Germogliata in seno alla letteratura poliziesca hardboiled e debitrice dei gangster-movies degli anni '30 del Novecento, la nera pianta del noir ricevette l'innesto delle inquietanti fantasie e delle ossessioni del cinema espressionista tedesco, grazie all'apporto di registi quali Fritz Lang o Robert Siodmak, in fuga dalla morsa nazista in Europa.
Un ibrido, uno stile, una visione cupa e ossessiva del mondo e della realtà: il noir è lo specchio distorto delle angosce dei protagonisti.
La notte e la città sono gli amplificatori delle alienazioni di questa umanità travolta da passioni implacabili o dal peso opprimente di un passato pieno di colpe.
Ambigui, cinici e disillusi, gli avventori del nostro bar ci racconteranno ogni mese le loro storie grondanti sangue, miseria e volontà di riscatto.
State comodi e fatevi un bicchiere di quello forte.
Ne avrete bisogno.

THE MALTESE FALCON (Il mistero del falco, 1941), ovvero TUTTO PER UNA MALEDETTA STATUA

“Tom Polhaus: È pesante. Di che materiale è?
Sam Spade: È la materia di cui sono fatti i sogni.”

La ricerca di una preziosa statuetta è al centro di questo noir dell'allora regista esordiente John Huston. Girato in solo sei settimane e con un budget per l'epoca ristretto, l'adattamento cinematografico del celebre giallo di Dashiell Hammett è entrato nell'immaginario collettivo per i toni cupi del bianco/nero della fotografia, l'atmosfera claustrofobica degli ambienti e la caratterizzazione dei personaggi.
La storia è un classico della narrativa hard boiled americana.
Una donna bisognosa d'aiuto (interpretata da Mary Astor) entra nell'ufficio della coppia di investigatori privati Sam Spade (un granitico Humphrey Bogart) e Miles Archer. La giovane, che si presenta come Miss Wonderly, è alla ricerca della sorella scomparsa assieme a un balordo, Floyd Thursby. Il socio di Spade, Archer, accetta di cercare Thursby e di riportare incolume la sorellina.
La questione si complica quando la notte stessa Archer viene trovato morto in una scarpata. Spade, che ha sempre nutrito scarsa stima per il socio, decide comunque di venire a capo della faccenda. Anche Thursby, il maggiore indiziato della morte di Archer, viene in seguito assassinato. Confrontandosi con l'ambigua Miss Wonderly, il detective scopre che in realtà la sua vera identità è quella di Bridgid O'Shaugnessy e che è lei l'amante di Thursby.
Parallelamente, una serie di loschi individui capeggiati dal “grassone” Casper Gutman (un bravissimo Sidney Greenstreet alla sua prima esperienza come attore di cinema) si avvicinano al detective per incaricarlo di trovare una preziosissima statuetta a forma di falcone.
Solo in seguito Spade verrà a conoscenza che la coppia di amanti era in combutta per sottrarre la statuetta sia al legittimo proprietario che a Gutman. Una volta in possesso del falcone, si scoprirà trattarsi di un falso. Gutman riprenderà le ricerche con i suoi uomini e Spade consegnerà alla polizia Bridgid, artefice della morte di Archer e del suo ex amante Thursby.
L'avidità e l'ambivalenza dei personaggi de Il mistero del falco salta subito all'attenzione. Persino Sam Spade ha un modo di agire non molto diverso dai criminali che combatte e mostra di sapersi muovere a suo agio negli ambienti malavitosi. Unico sentimento che nobilita in qualche modo il detective, è la volontà di giustizia e di cameratismo nei confronti del socio ucciso. Spade non ha mai amato Archer, ma come membro della sua organizzazione egli merita di essere vendicato e il colpevole assicurato alla giustizia, anche se si tratta della donna di cui si è invaghito. Ma a parte questo sprazzo di luce in un torbido pozzo nero di ambiguità morali e di violenza, l'umanità ritratta ne Il mistero del falco è senza speranza di riscatto alcuno, condannata a sprofondare nel baratro della propria cupidigia.
Girato quasi interamente in interni per restrizione di budget (indice in questo e in altri film noir della considerazione goduta da questo genere di pellicole), il film di esordio di John Huston resta un caposaldo del genere, capace a distanza di anni di emozionare lo spettatore e di saperlo trascinare nel ritmo serrato di una caccia all'ultimo sangue.
Colpisce Mary Astor come spietata dark lady, lanciando una tipologia di personaggio caro al genere noir, quello della femme fatale immorale e pericolosa come un cobra, che troverà con attrici come Barbara Stanwyck, Ava Gardner, Jane Greer e Rita Hayworth la consacrazione definitiva