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21.2.23

Recensione: "Creators : The Past" - La Doppietta di Vieri - Rocco's House - Su Prime - Gli Abomini di serie Z e fosse per me lo metterei anche nella rubrica della mad..., no via, meglio me trattengo

 

Il crossover che tutta Italia aspettava, l'incrocio tra La Doppietta di Vieri (la rubrica quando Vieri me viene a trovà da Firenze e vedemo due film in una sera) e Rocco's House (ossia quella dei film visti a casa de? indovinate) non poteva esse celebrata meglio che con la visione di un film cult di cui si parla da 4 anni ma che quasi nessuno, fino ad adesso che maremmaiala è su Prime, era riuscito a vedè, ovvero Creators : The Past(iccio).
Un film fatto da complottisti, gente che crede a Nuovi Ordini Mondiali, gente che crede ai rettiliani, gente che crede de esse aliena (seriamente eh) e che in uno sci-fi mastodontico ce propinano, senza che si capisca letteralmente una sega, tutte le loro teorie da lesionati mentali.
Non c'è ironia, non c'è divertimento (dico in chi il film l'ha fatto, nello spettatore sì), sono proprio seri.
Ma, oltre all'altra migliaia de cose, solo per prendene una, come se pò considerà serio un film dove nascondono la boccetta (sfera) per dominà il mondo dentro un'arancia del Carnevale di Ivrea e poi la tirano sul muso a uno?
Ma andate affanculo via

Ma come se fa dico io a fa pagà una pizza normale, perdipiù su una pizzeria scrausa de 5 metri quadri che le fa principalmente al taglio, dico, come se fa a fa pagà su una pizzeria così, con ingredienti tra l'altro pessimi e insapori, una pizza 11 euro?
Cioè, a Perugia ormai a quel prezzo mangi quelle gourmet con sopra ogni ben di Dio, dio santo.
Boh, forse la simpaticissima (son serio) signora pizzaiola sapeva che poi avremmo visto il MITICO Creators e allora c'ha voluto già mandà in mood de malemale misto a incazzatura.
Chè io poi sto film lo aspettavo da 4 anni, da quando fu presentato in pompa magna come (leggete nel poster...) e anche come un film che avrebbe cambiato la vita delle persone, avrebbe detto la verità e cambiato le leggi del cinema.
Ma seri eh! Cioè, dietro Creators non ci sono persone normali, autoironiche e che si sono divertite ma LESIONATI MENTALI SERI che credono ai Rettiliani, agli alieni che dominano il mondo, al Nuovo Ordine Mondiale e altre cazzate varie.
Anzi, colei che sto film lo ha scritto e prodotto (ed è anche la protagonista del film, ovviamente) se considera essa stessa n'aliena e c'ha un canale you tube dove parla de ste cose.
E io 4 anni fa li vedevo i suoi video, me ce divertivo e, proprio a causa de quelli, non vedevo l'ora de vedè Creators.
Ora, invece, una volta visto, vorrei cavamme gli occhi.
Perchè che era brutto brutto lo sapevo, ma che fosse così insopportabile no.
Meno male eravamo in 6 e quindi ce l'abbiamo fatta, anche ridendo a tratti parecchio, ma se fossi stato solo avrei tolto dopo, giuro, 45 secondi.
Perchè i primi 45 secondi c'è una voce fori campo che spiega delle cose e, letteralmente, non ce se capisce una sega.
Ho iniziato a prende appunti e niente, tempo 12 secondi ho posato la penna.
Niente, un'accozzaglia de cose senza senso, Creatori, pianeti, lens, alieni sulla terra, rettiliani, chiesa, vicende nel 1300 e altre di adesso, un casino senza precedenti in cui l'unica cosa che se pò fa è disse "Ok, non seguo più nulla, lascio che le immagini me scorrano davanti e arriverò in qualche modo alla fine"
Con tanta tanta fatica.
Io ora vorrei davvero dirvi la trama di Creators ma, senza alcuna ironia nè voglia de prende in giro solo per partito preso, ve lo giuro, non c'ho capito NIENTE.
E quando dico niente è niente.
Ma la cosa più inquietante è che è passato solo un giorno e mezzo e già non ricordo - a parte le scene più comiche - quasi mezza scena.
Ad esempio, come finisce?
Boh.
Quindi è per me impossibile fare una recensione sì scema, ma al contempo lineare e sensata, posso solo dà qualche flash.

- All'inizio ce sono sti 8 Creatori, 3-4 parleranno sempre (quelli mezzi umani nelle fattezze) ma poi ce sono altri 4 quasi del tutto alieni e brutti che invece stanno lì zitti senza dì mai na parola. Se vede che ormai la storia de sti complottisti era con 8 e quindi li hanno creati e messi lì, per fa tornà i conti

Ecco, son questi quelli inutili



- A proposito de conti uno dei Creatori vi giuro che è uguale a Ugo Conti, ma così uguale uguale che abbiamo fermato il film e cercato notizie in rete sul cast, senza però leggere il su nome. Ergo, non era lui.

- Lei, la Fiani, la "capoccia" de tutto sto progetto, quella che - realmente - se crede un'aliena e ha scritto e prodotto sto film è bona.

Nel film c'è addirittura la partecipazione di DEPARDIEU.
Ora, è facile immaginà che per convincelo glie hanno dato 7 fiaschi de vino e una notte a testa con tutte le femmine di topo presenti nel film.
Il grande Gerard ha accettato, chiamalo scemo...
Che poi interpreta una figura importante della Chiesa (non me dite quale che non se capisce niente) e che Depardieu interpreti una figura importante della Chiesa fa già ride de suo.
Sarà per quel "Dieu" finale sul cognome, forse.

- Il film è uno sci-fi, infarcito per almeno metà del tempo da effetti visivi magniloquenti de spazio, pianeti, luoghi strani, fasci de luce etc...
Intendiamoci, non sono manco fatti male gli effetti eh, ma è tutto talmente pacchiano che anche gli effetti belli diventano insopportabili.
2001 Odissea nello strazio

- Il film a tratti ha una buonissima fotografia e anche un buon gusto dell'immagine e delle inquadrature. Questo avviene specialmente nei 3-4 inserti "da cartolina" (quello de Venezia, quello della figliola che canta e un altro paio) che col film, come del resto tutto il... resto, non c'entrano niente col resto. Ora voglio un arresto pe sta frase


- C'è una scena dove Depardieu me sembra preghi e fa un monologo. A faglie da colonna sonora un giovane prete che nell'altra stanza sona il piano, così, lo sona proprio per fa da colonna sonora a Depardieu, magnifico.

- Ad un certo punto nel film, anche qui quasi completamente a caso, fa la comparsa BIGLINO! Molti di voi lo conosceranno, uomo di profonda cultura (ha ritradotto in maniera completamente diversa la Bibbia) ma dalle idee particolarmente strambe. Perfette, però, nella cornice di Creators. 
Nel film c'è una sua marchetta con un'intervista e anche i suoi libri messi in bella evidenza, uno spettacolo!

- Ad un certo punto nel film compare un bambino, i miei amici mi hanno detto che sia una specie di Gesù ma io non ho capito nulla. Porello, il dialogo che ha con l'altro bambino nel tablet è da harakiri, per fortuna le pizze ce le avevano già tagliate perchè se avevo ancora il coltello in mano me sa sta recensione non sarebbe mai stata scritta. Ed era solo meglio

- Nel film è importante una sfera, una "lens". Non ho capito a che serva (ragazzi, vi prego, guardare il film perchè quando dico continuamente "non ho capito" non mi sto atteggiando, solo vedendolo potete (non) capire). 
Come inserire questa Lens nel nostro mondo terreno?
Ecco, i Creatori, esseri soprannaturali che governano altri pianeti, la infilano DENTRO UN'ARANCIA del Carnevale di Ivrea e poi qualcuno la tira sul muso di un ragazzo. E niente, in due secondi per un'arancia sul muso arriva l'ambulanza e partono a sirene spiegate (ecco, le sirene sono spiegate, il film per niente...). Come un film che parla di 8 pianeti, di super poteri, di governatori del Mondo e del Tempo si sia trovato con un oggetto potentissimo nascosto dentro un'arancia de Ivrea, in Italia, non se sa.

- Ah, no, spetta, scrivendo me so ricordato la faccenda de Gesù. Cioè, non è che ho capito qualcosa ma me ricordo una scena dove se vede lei (era lei?) che entra dentro il Santo Sepolcro dopo che Gesù è morto e lo fa uscì.
Perlamordelamadonna, in tutti i sensi

- La scena CAPOLAVORO.
La bella ragazza ricoverata in ospedale (non me chiedete perchè è ricoverata che non me ricordo) deve fuggì dallo stesso ospedale (dove i medici sono Rettiliani, con gli occhi neri) insieme al bel giovane biondo che cantava le canzoni al centro de igiene mentale.
Ecco, che succede? Che questa scopre de avè dei grandissimi poteri e allora mentre corrono lancia davanti a sè un fascio di potenza per aprì la porta che c'hanno davanti.
Lei lancia sto coso e in effetti la porta se apre.
Ma è una porta scorrevole de quelle a sensori, ad apertura automatica.
Lei APRE CON UN FASCIO DE LUCE UNA PORTA CHE SE APRIVA DA SOLA.
Incredibile che dopo questa cosa siamo voluti ancora andà avanti.

- I due poi sono a casa de lei (o de lui) e, boh, lui è dietro di lei ma poi le sbuca da davanti in basso. Oddio, non so come spiegallo, dovete solo vedella.

- Ora partono 10 minuti pazzeschi.
Il bambino di cui sopra, quello col tablet, non me ricordo perchè ma finisce nella sala-capoccia dei Creatori.
O era nella cripta?
Poco importa. Sto bambino diventa un adulto in due secondi ma all'inizio ha ancora la voce del bambino. E ve giuro che vedè quell'omone che parla con quella vocina è qualcosa di inestimabile.
Incredibilmente poi non è che quando la voce diventa da omo le cose migliorano, anzi, peggiorano.
Uno dei Creatori (perdonatemi ma non ricordo il ruolo di nessuno di essi nè un briciolo di trama) glie dice che deve andà nella Terra a fa una cosa.
Ecco, mentre l'altro lo ascolta scacciandosi da intorno le mosche (cioè, in realtà credo scacci le lucine de quel mondo magico, ma perchè???), mentre l'altro lo ascolta questo glie dice quello che deve fa nella Terra e, vi giuro anche qui, abbiamo dovuto mandà indietro 4 volte il dialogo perchè è pazzesco.
E' come se uno ve dicesse: "Ora vai sulla strada, poi giri a destra, poi dopo 3 metri troverai un mazzo di fiori in terra e giri a sinistra, poi passerà un gallo urlando in perugino e te ti fermi un attimo e lo trovi un gran bel gallo e poi fai due passi indietro ma a passi di tip tap, mi raccomando, e poi canti la canzone de Tananai a Sanremo e poi prendi la vietta a sinistra, quella dove c'è la cacata del cane Umberto, e lì troverai una buca di cui però non ti devi interessare perchè in realtà tu quella buca nemmeno la vedi perchè è una buca piena di terra e quindi non è nemmeno una buca e allora te andrai altri 8 metri indietro e dopo aver detto buongiorno al quarto vecchietto della panchina di sinistra di Deruta, ma attenzione, solo al quarto, perchè gli altri 3 sono Creatori di cui uno somiglia a Ugo Conti, te allora vedrai un luccichio a nord ovest e quel luccichio è una coppa d'oro, ma non ci andare, non devi prendere quella, non ci interessa, piuttosto adesso vai 12 anni in avanti e vedi il derby Perugia - Ternana del 2035 e te vedi che il Perugia vince 3 a 0 e uno dei marcatori è Luigino, il figlio de Mariuccio, che è il nipote del vecchio che hai salutato prima, ma questa è solo una coincidenza, e ora te torni indietro e sapendo il risultato scommetti quella partita ma purtroppo morirai prima del passare di questi 12 anni e allora sì, ora vedi quella spada conficcata in terra lì sulla strada verso Todi? ecco, prendila"
Questa, facilitandola un pò, è la spiegazione che dà il creatore al bambino diventato omo.
Che poi nella scena dopo semplicemente cammina 41 secondi e prende una spada in terra.


- Verso il finale, anche qui non ricordo come, ce ritroviamo nell'Inferno de Dante, con tanto de Caronte. Che poi voi me dovete dì come se mischiano Dei, Alieni, Rettiliani, Chiesa, Inferno dantesco, cioè, su sto immaginario esiste tutto e il contrario de tutto.
Ci sono altri minuti stupendi che fanno concorrenza al finale de La Casa di Jack.
Io poi, e ve lo giuro per l'ultima volta, non ricordo NIENTE.
Non ricordo come finisce sta vicenda sull'inferno, non ricordo come finisce quella del 1330, non ricordo se succede qualcosa là sopra nella stanza dei capoccia dei Creatori.
Non c'ho manco mezzo appunto riguardo sto finale, forse stavo a tirà i piatti delle pizze.
Basta.

Ah, essendo La doppietta de Vieri abbiamo visto, anche se stancamente, un altro film.
Molto carino, fatto con zero budget, mi sembra irlandese.
La classica storia di piccole comunità, sette e credenze.
Piccolo, recitato bene, con 3/4 scene davvero belle.
Si chiama Brackenmore.
Niente di che, ma per passare un'ora e 20 va più che bene.

31.5.21

Recensioni: "La Donna alla finestra" (Su Netflix) e "La sedia del Diavolo" (Su Prime - Gli Abomini di serie Z - 36 - ) La Doppietta di Vieri (5)

Dopo 9 mesi è finalmente tornato a trovarmi il mio grande amico Vieri.
Ed abbiamo così potuto fare la quinta edizione de La Doppietta di Vieri, ovvero il costringerci a vedere due film, uno bello (sperando più bello possibile) e uno brutto (sperando più brutto possibile).
Diciamo che ci è andata meglio (nel senso peggio) nel secondo caso.

Il primo è un thriller psicologico che per metà è quasi remake de La finestra sul cortile.
E' su Netflix, ha attori incredibili (Amy Adams, Julianne Moore, Gary Oldman), buone cose ma anche tanti difetti.
Il secondo è un horror tanto brutto, e soprattutto insopportabile.
Quello che volevamo

 

Com'è possibile che esce un film con Amy Adams, Julianne Moore e Gary Oldman e praticamente nessuno ne parla?
Stiamo davvero parlando di 3 tra i più grandi.
Ecco, forse il motivo è che questo La donna alla finestra non è niente di che.
Intendiamoci, è un film gradevole, uno di quelli che all'amico che te chiede de consigliaglie un thriller alla fine glielo consigli, ma resta veramente lontano dalle vette del genere.
Del regista Wright avevo già visto e apprezzato Espiazione ed Hanna, certo senza strapparmi i capelli, ma comunque superiori a quest'ultimo.
Anna (la sempre grandissima Adams, qui in una parte che la imbruttisce, triste, con qualche kg di troppo, mai curata nell'aspetto) è una psicologa che vive da sola in una grandissima casa. Soffre di agorafobia, non ce la fa ad uscire. Le sue giornate passano nel chiamare l'ex marito e la figlia al telefono e guardare dalla finestra la vita dei suoi vicini. Fino a che non conosce i membri della famiglia Russell. Ecco, lì diventano cazzi amari.
Per tutta la prima parte possiamo quasi considerare questo film l'ennesimo remake de La finestra sul cortile di Hitchcock (ci fu anche il più che discreto Disturbia).
Se nell'originale il protagonista aveva la gamba rotta e in Disturbia il braccialetto elettronico qui la scusa per non poter uscire è, come detto, l'agorafobia.


In ogni caso Wright esplicita l'omaggio a Hitchcock in più sequenze che la protagonista vede nella sua tv (il film nel primo tempo è profondamente cinefilo, lei vede sempre film, io non ho riconosciuto niente ovviamente, voi sì).
Ci troviamo davanti ad un buon personaggio, quello è sicuro, profondamente "disturbato", profondamente infelice e profondamente impaurito. Uno dei meriti del film è che dopo mezz'ora non sappiamo assolutamente dove lo stesso stia andando a parare, mentre poi, almeno per quanto mi riguarda, sarà tutto abbastanza prevedibile (ad esempio avevo azzeccato il killer dopo 40 minuti, complice un sorriso sornione che, fossi stato il regista, non avrei messo).
Più volte però la sceneggiatura risulta didascalica (lei che trova l'orecchino e rivediamo la scena del passato, lei che ha in mano il disegno e rivediamo la scena del passato etc etc.., ma dio bono, così uno spettatore non deve esse manco attento se glie ricordi tutto...) e, oltre che didascalica, ha un intreccio veramente debole.
Scoprire alla fine le motivazioni di tutte le morti e i retroscena di tutto quello che è successo risulterà davvero non solo poco credibile ma anche segno di una scrittura tanto tanto povera.
Comunque si salvano gli attori, una buonissima atmosfera in più di una scena, una bellissima fotografia, l'uso perfetto della location (vero personaggio del film), qualche sequenza notevole (l'uscita con l'ombrello, lei sulla sedia a dondolo che vede nello spiraglio, l'annuncio del suicidio in una specie di split screen reale, il flash back dell'incidente e quella macchina in salotto, qualcosa che mi ha ricordato il bellissimo Mine).
Ma la sceneggiatura è, come detto, bruttina, i personaggi secondari raffazzonati e il plot nel secondo tempo abbastanza prevedibile e poco convincente.
Con un finale che, forse, voleva ricordare ancora una volta Hitchcock, con Vertigo.
Discreto

6.5


Ad un certo punto il nostro insopportabile protagonista dice:

"Come vedete a questo punto sembra tutto piuttosto demenziale"

ecco, la sua frase non è un onesto mea culpa, ha un altro significato, ma non volendo c'aveva preso, e alla grande.

La sedia del diavolo è un brutto horror che però se crede stocazzo sin dalla prima inquadratura, quella dove vediamo il nostro insopportabile protagonista (da ora in poi abbreviato in INIP) fumare nel buio una sigaretta e iniziare a raccontarci questa storia che, dice, ci farà accapponare la pelle (forse intendeva le palle).
Boh, alla fine c'è INIP che era andato in un vecchio manicomio con una bellissima ragazza (ecco, unica qualità del film che ci sono 3 ragazze e tutte bellissime), questa s'era seduta in una sedia (tra l'altro diversissima da quella della locandina, locandina che hanno fatto evidentemente prima del film) e sta sedia ad un certo punto le blocca polsi e testa e attraverso torture incredibili non solo la uccide ma la fa scomparire (sì, non ve la prendete con me).
INIP viene ovviamente accusato dell'omicidio (c'era solo lui con lei e il corpo non c'è), e portato in un manicomio.
Un giorno però uno scienziato lo fa uscì perchè gli crede (al racconto della sedia insomma) e lo riporta a sto cazzo de vecchio manicomio per andà a studià quella sedia. Porta con se due belle assistenti e un nano nerdone con una parrucca, personaggio talmente improbabile da chiedere l'internamento dello sceneggiatore. Nel secondo tempo poi lo vedremo con una t-shirt raffigurante un teschio umano, dei pantaloni da pigiama aderenti con pacco in vista e DEGLI STIVALI, io vi giuro è la mise più incredibile mai vista nel cinema.
Comunque andando agli orrori del film.
Vedrete il montaggio più brutto e scellerato della storia, con tanto di inquadrature bloccate ogni 5 secondi, uno scempio.


Per tutto il film c'è la voce fori campo de INIP, con frasi a metà tra Kafka, Poe e Shakespeare, qualcosa di inudibile.
Nel vecchio manicomio ce sono 4 MILIARDI de foglie morte, ovunque, in ogni stanza, sopra le cose, sulle sedie, su stanze chiuse a chiave. Vi giuro è da ammazzarsi de risate, hanno messo ste foglie ovunque, anche in luoghi dove qualsiasi legge fisica non poteva pretenderle.
Ci sono tanti errori di continuità (continui scavalcamenti di campo ad esempio o lei che se toglie il piumone e l'inquadratura dopo ce l'ha).
Il discorso metafisico del film (dell'anima de li mortacci loro) è patetico.
Il colpo di scena finale, boh, una presa per il culo vista poche volte.

Ma ci sono anche cose belle!
Ad esempio che il vecchio venga chiamato Gandalf (e del resto l'assistente sembra n'hobbit).
Oppure la tortura della sedia, ottimi effetti speciali.
O il mostro dell'aldilà, davvero convincente.
O la location.
O il finale cattivissismo e splatterissimo (ma del resto lo sapevamo sin dal prologo).
L'ultima mezz'ora è talmente tanto meglio della prima ora che quasi quasi se salvava.
Ma no, non se salva

4.5

22.8.20

Recensione: "Tokyo!" e "Dead Meat" (Gli Abomini di serie Z - 35 - ) - La Doppietta di Vieri - 4 -

Quarto appuntamento con la doppietta di Vieri, ovvero la serata passata col mio amico Vieri nella quale ci proponiamo di vedere un film più bello possibile e uno più brutto possibile.
Anche stavolta siamo stati abbastanza bravini ma non perfetti, il film stupendo era "solo" molto bello e quello orribile solo molto brutto.
Il primo è il film collettivo Tokyo!, con alla regia nientepopodimeno che Bong, Carax e Gondry.
Mi aspettavo un film "facile" e invece tutti e 3 gli episodi (belli tutti) giocano molto sul metaforico, alcuni anche a livelli abbastanza complicati.
Di ognuno ho cercato faticosamente di dare le mie interpretazioni.
Il tutto, ovviamente, sullo sfondo di una città assurda e magica come Tokyo.

Il secondo è uno zombie movie irlandese che non c'ha na mezza idea, ma manco mezza eh, interessante.
Magari come opera prima no budget se pò anche salvà.
Ma anche no



Erano veramente tanti anni che volevo vedere sto film collettivo. Quello di unire più registi, dare loro un elemento comune e poi lasciarli liberi di fare ciò che vogliono è un format pochissimo usato ma molto affascinante perchè fa venir fuori in solo un'ora e mezza più poetiche, più stili di regia, più visioni.
I 3 film di Tokyo! sono molto diversi uno dall'altro, e tutti e 3 rispecchiano chi li ha girati, specialmente i primi due (Bong è talmente poliedrico che è difficile vedere una sua cifra).
Credo che fossero due le condizioni di partenza, la prima - ovviamente - che le storie fossero ambientate a Tokyo, la seconda (dopo averli visti posso evincerlo) che avessero una forte carica metaforica.
O magari questo secondo aspetto è stato solo un caso ;)
Ma vediamoli

INTERIOR DESIGN di Michel Gondry

Gondry puro, purissimo.
E' la storia di una coppia che si trasferisce a Tokyo. Lui è un aspirante regista che spera di trovare luoghi e date per il film che ha girato, lei una brava ragazza che cerca qualche lavoretto. C'è bisogno di soldi perchè a Tokyo gli appartamenti costano molto e la ragazza che li sta ospitando non può tenerli lì per sempre. Però le case sono tutte orribili, costano troppo e i lavori si faticano a trovare. Specie lei andrà in grandissima crisi fino a che...

Come dicevo purissimo Gondry. La caratteristica principale del regista francese (autore di un capolavoro immortale, Se mi lasci ti cancello, di un grande piccolo film, Be Kind Rewind  e di altri film molto particolari, più o meno belli) è quella di far diventare i suoi film degli strani patchwork cinematografici, un miscuglio di personaggi strani, metacinema, sogni, la presenza quasi sempre del "fai da te" alla Mucciaccia, coabitazione tra realtà e strani mondi, insomma, un'atmosfera surreale, sempre.
Gondry è affascinato dalla manualità, dal costruire cose (i suoi film hanno spesso elementi di carta, origami etc..., anche in questo qua il protagonista trova lavoro come impacchettatore, che alla fine può essere anche una metafora del montaggio cinematografico), è un regista con la testa completamente per aria.
Ma in queste sue atmosfere così infantili (nel senso più bello del termine) inserisce quasi sempre dentro grandi problemi esistenziali, problemi di coppia, crisi.
E in questo film la crisi riguarda la ragazza. Lui non la fa sentire realizzata, lei stessa non sa che strada prendere. Ed è così che tutte quelle case da affittare che non vanno bene diventano metafora di non riuscire a trovare un posto, di non riuscire ad apprezzarsi, di sentirsi una carta vagante nel vento.
E alla fine questa metafora verrà reificata, lei diventa una sedia, un qualcosa di fermo che finalmente può trovare una casa. E' come se lei non riuscendola a trovarla abbia preferito essere scelta/amata (per 10 minuti il film somiglia molto a Ferro 3) e, forse, raggiungere una propria dimensione di felicità

MERDE di Leos Carax

22.6.20

Recensione: "Mad Max Fury Road" e "Here comes the devil" - La Doppietta di Vieri - 3 -

Finalmente è tornato il mio amico Vieri e abbiamo potuto fare la terza puntata di una delle rubriche più amate, ovvero quella de La Doppietta di Vieri, la serata tra amici dove esiste un solo obiettivo, vedè due film, uno più bello possibile e uno più brutto possibile.
Ecco, all'incirca anche stavolta ci siamo riusciti anche se quello brutto, secondo me girato da un maniaco sessuale, non è un Abominio come speravo (ma comunque divertentissimo da scrivere).
Però, insomma, alla fine so riuscito a vedè Mad Max Fury Road, questo è importante


Finalmente l'ho visto.
Anni e anni a rimandarlo e a sentire amici e lettori con "devi vederlo!" ma niente, non riuscivo mai.
La verità?
Bello, forse bellissimo ma non fa per me (anche se lo sapevo).
Insomma, tanto tuonò che piovve, ma non diluviò.Fare una recensione dettagliata non ha alcun senso perchè sono talmente analfabeta di questo mondo da poter dire pochissimo di interessante.
Il paragone più azzeccato che potrei fare parlando di Fury Road è quello con The Raid.
Perchè entrambi sono film così lontani dai miei gusti e dalle mie corde che, veramente, solo la curiosità poteva farmeli vedere.
Ma entrambi sono così ben fatti che trascendono i generi di appartenenza per finire nell'Olimpo del Cinema Spettacolo, quello in cui te ne freghi di cosa ti piace o no e ti strabuzzi gli occhi.
The Raid, però, mi piacque ancora di più. Tra l'altro il secondo capitolo aveva una sceneggiatura molto complessa e piena di cose mentre Fury Road ha proprio questo problema, non è praticamente scritto.
E' infatti un magnifico Luna Park che racconta di macchine che arrivano dal punto A al punto Z e poi fanno percorso contrario.
In realtà di elementi di sceneggiatura buoni, se non ottimi, ce ne sono tanti, come i personaggi e alcune suggestioni.
Il problema è che per uno che non ha visto nessun capitolo di Mad Max come me e che non sa nulla del fumetto da cui questo capitolo è tratto (mi pare no?) quelle suggestioni rimangono tali, non hanno spiegazioni.
Ad esempio quei Figli della Guerra chi sono? perchè sembrano tutti malaticci? Che differenza c'è tra loro e "il popolo normale" ? (dico a parte esteticamente)
E Furiosa chi è?
E la storia delle Mogli? perchè un singolo figlio deve essere così importante quando il tiranno può farne quanti ne vuole?
E' ovvio che tutte queste mie domande avranno risposte molto chiare e facili ma capite che chi, come me, vede solo Fury Road ha pochissime armi per comprendere lo scenario.


Mi hanno detto che il 90% delle scene che vediamo siano veri e propri effetti speciali, non visivi. Vi giuro avrei detto il contrario.
Sono arciconvinto che quella percentuale sia enormemente gonfiata perchè ci sono decine e decine di scene che possono essere solo frutto di effetti visivi, non c'è nemmeno da discutere, ma che comunque un film così spettacolare sia stato fatto alla vecchia maniera è straordinario.
Inutile dire che la vera forza di Mad Max Fury Road sono le meravigliose scenografie, le incredibili macchine, i costumi, le caratterizzazioni dei personaggi, l'ambientazione.
Sembra un mondo "vecchio" e invece è il futuro (bellissimo il discorso sul satellite che vedono in cielo, e quel "Un tempo gli uomini amavano gli show", ancora più bello se si pensa che il film stesso quello è, uno show).
Ogni tanto mi è venuto in mente come questo film sia una specie di The Road che sostituisce l'arancione al grigio, le macchine ai piedi ma che racconti comunque di un mondo finito in cui chiunque è rimasto si affida alla violenza.
Ad un certo punto ci sono addirittura due frasi identiche a The Road, ovvero "sperare è sbagliato" e "quello che si è rotto non si può aggiustare".
In realtà a differenza del film di Hillcoat (o del libro, l'ho recensito QUI) in Fury Road è ancora lecito sperare, anzi, tutta la seconda parte del film è mosso da questo ultimo disperato tentativo di speranza di un mondo nuovo.
Per il resto la cosa che davvero ho meno sopportato è l'assoluta inverosimiglianza. Non mi riferisco al contesto in sè, eh, magnifico, e sticazzi se inverosimile. Ma vedere un film dove alcuni personaggi dovevano essere morti non una, non due, ma almeno 4-5 volte e invece non HANNO MAI UN GRAFFIO mi ha dato molto fastidio. Ok che è cinema spettacolo, ok che è tutto talmente tanto bello da vedere che sticazzi se uno sopravvive a 10 incidenti stradali a 100 all'ora, ok tutto, ma capite che togliere verosimiglianza a questo aspetto toglie anche empatia con i personaggi, toglie drammaticità.
Per non parlare poi del discorso delle "distanze", davvero disastroso in almeno 3 scene tanto che a volte gente a piedi distanzia macchine lanciate a 100 km orari oppure convogli che si vedono all'orizzonte restano là per un quarto d'ora.
Ecco, io che non sopporto il mondo supereroistivo o troppo fumettoso mi muovo male in queste assurdità.
Ma per il resto che vuoi dire?
Ritmo incredibile, personaggi che ti restano a vita (Immortan Joe, lo strepitoso, arbitrario e assurdo musicista Coma, il figlio nano tetraplegico), due personaggi principali riuscitissimi (interpretati poi da due attori favolosi), le bellissime mogli, tutte le varie bande di nemici, gli straordinari outfit di tutti, l'ambientazione desertica, il realismo di alcune battaglie in velocità (altre meno...), una storia quasi inesistente ma che nella sua essiccata simbologia (e di simbologie, analizzando, ce ne sarebbero tante...) funziona, la "finta" ma bellissima fotografia notturna, I Figli della Guerra e il loro "ammira!" quando fanno i martiri e tante tante scene veramente bellissime (non i terribili flashback di Max però...).
Un cartone animato, un esempio di cinema spettacolo che però, non dimentichiamolo, ha dentro tantissimo amore per il cinema, uno sforzo gigantesco che ha veramente dell'inumano per realizzazione.
Non parlo di Furiosa, di Max e di tante altre cose perchè sono l'ultimo arrivato e qualsiasi cosa possa dire sarebbe tremendamente incompleta rispetto a chi conosce questo universo.
E anche perchè devo recensire un altro film, abbiate pazienza.

Alla fine il Bene vince e c'è questo finale che puzza tanto di ennesimo sequel.
Lo rivedrei?
Non credo.
Vedrei il seguito?
Di corsa.
Mi è venuta voglia di vedere i primi 3?
Direi di sì.

Per il resto non posso idolatrarlo come tanti di voi ma non fatemene una colpa

7.5



Io il regista non lo conosco eh, e mi scuso in anticipo con la sua persona ma, ecco, secondo me è un mezzo pervertito.
Un film che inizia con un sesso lesbico senza che ci sia alcun perchè, che prosegue con una scena di masturbazione vaginale mentre i figli della coppia se ve vanno via da soli (insomma, una specie de Antichrist), che ha dei dialoghi di un porco che io mai sentito fuori dal porno, che vede un altro coito pochi minuti dopo, che ha una grotta a forma de vagina, che racconta de uno che ruba mutandine sporche de mestruo delle bambine, che addirittura fa intendere del sesso fraterno tra una ragazzina di 14 anni e il fratellino di 12, che ha un demone maiale che prima prova a stuprà la baby sitter e poi la mamma, e chi più ne ha più ne metta, insomma, un film completamente basato sul sesso ma che lascia sensazioni brutte addosso, come quella, per l'appunto, che il regista sia un maialone che ama perversioni strane.
Here comes the devil (e quel comes - "viene" - a sto punto ci sta benissimo) è chiaramente il tentativo di fare un horror morboso, perverso, un misto di Trier e Polanski che però invece che darci un disturbo d'autore, un malessere reale, ci fa più che altro incazzare.
Il film è brutto, ma non brutto quanto speravo.
Perchè alla fine la storia è anche abbastanza interessante e comunque quel suo lato malato che non ho sopportato un pochino riesce a colpire, insomma, non ne fa un horror banalotto e all'acqua di rose.
I problemi però sono evidenti.


La cosa più insopportabile, roba da petizione per levaglie la macchina da presa dalle mani, è l'uso terribile dello zoom (credo 27 volte), usato "a schiaffo" senza alcun motivo e ripetutamente.
Gli attori sono al minimo sindacale, è evidente come il regista se ne è fregato dell'argomento privilegiando il lato estetico delle ragazze a tutto.
Ma sono i comportamenti dei personaggi e i grandi buchi di sceneggiatura i problemi principali.
All'inizio avviene poi un fatto incredibile.
Mentre i genitori scopano, dicendosi frasi irripetibili, i due figli vanno a vedere da soli un complesso di grotte. Quando il padre e la madre finiscono di copulare i figli si son persi.
E che succede? il babbo se limita a chiamalli un pò, poi contatta la polizia e decidono di fare le ricerche AL MATTINO DOPO.
Cioè, questi hanno perso i figli a 29 metri da loro, probabilmente sono in grandissimo pericolo de vita e che fanno? vanno in albergo per cercalli il giorno dopo.
Forse perchè quelle colline hanno gli occhi sono malefiche, terre di demoni che scopano e prendono corpi, quindi è meglio la mattina.
Dio caro.
Poi i figli vengono ritrovati e parte una trama di presunto abuso avuto nelle grotte (buona trovata) che si affianca ad una più trascendentale.
Anche se la dottoressa che dice "tutto bene signora tranne il fatto che sua figlia non ha l'imene, ma stia tranquilla" è pazzesco.
Ma le cose assurde continuano. Intanto che cazzo è successo a quei due bambini tutta la notte non se sa, nessuno si preoccupa di chiedeglielo, manco quando sulla schiena del figlio la mamma trova delle specie de torture medievali.
Poi la coppia fa 1 + 1 e decide de andà a vendicasse del maniaco delle mutandine.
Ora, capisco la scelta eh, ma che una coppia NORMALE va in casa de uno, glie dice "E' arrivato il diavolo" (pe riprende il titolo) e poi lo uccide e massacra, no, NO.
E per confermare la perversione del regista poi questi tornano a casa lordi de sangue e aricopulano sotto la doccia, tutti rossi.
Ma mica finisce qua. La mamma scopre che i figli non vanno a scuola e allora li segue de mattina.
Bravissima, ci sta.
Solo che è incredibile che li segue fino alla grotta e poi che fa? se ne va, mica sta lì con loro a vedè che fanno, mica li ferma, mica gli chiede che ci fanno lì. No, torna a casa come niente fosse e poi gli chiede dove fossero.
Ma aspettate che manca il meglio.
La mamma ad un certo punto vede il figlio che LEVITA, LEVITA e si limita a dire al marito "secondo me i nostri figli non stanno bene".
A quel punto era bello se il figlio le diceva

"guarda, LEVITO MADRE!"

ma no, non glielo dice

Poi vabbeh, se scopre che c'è un demone de mezzo, che quel luogo è una specie de Picnic ad Hanging Rock, che forse i du figli hanno fatto sesso tra loro, che in realtà erano già morti, che quelli a casa sono demoni al posto loro, poi però lei decide de ammazzalli ma anche qui l'errore è clamoroso visto che vediamo i figli respirare tantissimo a tavola (e non me dite che li aveva solo addormentati perchè allora la sceneggiatura ha ancora meno senso), poi la coppia di genitori va sulle montagne e accade una cosa senza alcuna logica, i demoni si impadroniscono dei loro corpi. Ma attenzione, non i demoni in generale, ma proprio quelli dei due figli visto che sulla scena finale (peccato, la scelta per farcelo capire era straordinaria) da come la macchina si spegne e se move capiamo che è il bimbo a guidare.
Non ha veramente alcun senso, se i due bambini erano morti, se mettiamo caso le anima de li mortacci loro erano tornate nella caverna allora semplicemente i demoni dovevano entrà nel corpo dei genitori ma non come FIGLIO E FIGLIA.
Ma poi voi l'avete capito a che pro sti demoni entrano nei corpi delle persone? pe scopà? boh, non lo so.
Comunque alla fine non è malaccio

5

9.3.20

Recensioni: "Too Late" e "Teenage Space Vampires" (Gli Abomini di serie Z - 32 - ) - La Doppietta di Vieri - 2 -


Dopo 9 mesi torna finalmente la rubrica che, se solo potessi, vorrei sempre fare, ovvero quella del doppio film visto insieme al mio amico Vieri di Firenze (stavolta c'era anche Roberto Pallloncini).
Qual è la regola de La Doppietta di Vieri?
Vedere un film bello e uno brutto.
E sì, meglio non poteva andare, quello bello è anche troppo bello, quello brutto anche troppo brutto.
Per una volta non ce la faccio a scrivere la prefazione dei due film.
Too Late è stata una recensione molto faticosa, ripresa più volte in 10 giorni.
Ma il film è per me meraviglioso e ho provato ad analizzarlo al meglio possibile.
L'altro è uno schifo immane, questo il riassunto

presenti spoiler


(too late disponibile nel Guardaroba)


A me i film piaccion quasi tutti, lo sapete.
E' per quella mia incrollabile abitudine a cercar di vedere sempre le cose positive.
E' perchè già ne vedo pochi e quindi quando ne scelgo uno scelgo quello che m'ha fatto gli occhi dolci.
E quegli occhi dolci me fregano quasi sempre.
Però, ecco, è vero che parlo bene di tutti ma poi alla fine quelli di cui mi innamoro perdutamente son mica tanti, a 10 in un anno non c'arrivo.
Too Late - e i più intelligenti di voi l'avran capito - è uno di quelli.
Un film che ha dentro tutto quello che io amo e cerco nel cinema, personalità, storia, regia, musica, attori, personaggi che t'entrano nel cuore, scrittura, dialoghi.
Uno di quei film che somigliano tanto a ad un tipo di persone irresistibili, quelle che fanno le piacione ma te noti sotto gli occhi lucidi, l'intelligenza e la grandissima sensibilità.
Ecco, Too Late è questo, è come se un regista epigono di Tarantino abbia saputo metter dentro anche tanto dolore e tanto cuore o è come, al contrario, se uno che voleva farti piangere, uno che aveva una storia tremenda da raccontarti, avesse deciso di farlo però nel modo più strambo possibile, quello meno diretto, quello meno retorico.
Mi succede veramente di rado di avere davanti un film che mi diverte, che mi gasa a livello registico (sono 5 piani sequenza, e io sapete quanto li adoro), che mi fa pensare agli sviluppi e che poi mi ammazza così.
E, lo dico da ora, il finale di Too Late è per scrittura uno dei più grandi tra le mie recenti visioni, un gioiello di sensibilità e scrittura.

Siamo a Los Angeles e il fatto non è casuale perchè, tra le tante altre cose, l'amore di Too Late per il Cinema è debordante.
In una delle tante colline c'è una bellissima ragazza che ha bisogno d'aiuto.
Chiama allora un uomo, un uomo che aveva conosciuto 3 anni prima, per una sola serata.
L'uomo corre subito in suo soccorso ma quando arriverà in cima alla collina sarà ormai troppo tardi.

TOO LATE

E, non a caso, compare solo adesso il titolo del film, alla fine della prima sezione.

Il film è diviso in 5 parti, ognuna di esse girata in un unico piano sequenza (direi reale, ma nel mondo d'oggi è impossibile averne certezza).
Le parti non sono in ordine cronologico, sarà lo spettatore a doverle mettere in fila (in ogni caso l'ordine sarà 3 1 5 2 4).


Questo tipo di narrazione rende Too Late quel tipo di film stimolanti da seguire proprio perchè ci costringe a rimettere insieme i pezzi.
Se poi aggiungiamo la questione del piano sequenza ecco che la costruzione del film diventa ancora più "divertente", per come sia registicamente che narrativamente è stata concepita.
La temporalità non lineare lo rende poi molto più bello, se vedessimo il film in ordine cronologico sarebbe enormemente meno interessante, quasi un film normale (tra l'altro anche molto meno emozionante).
Quello che scopriremmo nel segmento 2 (che, in realtà, è l'ultimo del film) ci farebbe vivere il 3-4-5 in maniera completamente diversa, pensateci. 
Certo, potremmo anche dire che la morte dei nostri due protagonisti in questo modo è molto meno potente, visto che noi li sappiamo già morti prima di vederli in molte scene e scoprire il loro rapporto.
Ma questo fa parte della magia di Too Late, ovvero arrivare al cuore attraverso metodologie opposte agli altri film.

Insomma, tutta la sceneggiatura del film ha senso solo con l'ordine scelto dal regista.
E quando parlo di tutta la sceneggiatura intendo tutta la sceneggiatura, non solo il plot. Perchè è soprattutto nei meravigliosi dialoghi che Too Late eccelle, dialoghi con frasi che solo quando piano piano scopriamo le carte acquisiscono di significato.
Questo modo geniale di scrivere mi fa pensare a quella di questo film come una delle sceneggiature più originali, ben scritte, legate ed emozionanti tra le recenti.

Prendiamo ad esempio l'incipit.
Abbiamo sti due piccoli spacciatori che fanno un dialogo assurdo.
"Immagina se i protagonisti di un film, ad un certo punto, quando non capiscono più niente, potessero vedere la vhs dello stesso film che stanno girando, ecco, capirebbero tutto".
Ecco, questo è quello che succede col film. 
Gli stessi due spacciatori se potessero vedere il film che stanno interpretando scoprirebbero che loro con la morte di Dorothy nulla c'entrano.
E, forse, molte cose cambierebbero.
Ma del resto questa frase stupida e assurda nasconde proprio quello che accade con lo stesso spettatore, con noi, ovvero la necessità di vedere TUTTO il film per poterlo capire.
La componente metacinematografica farà capolino più volte, specie nella quarta sezione, quella della morte di Mel al drive in.
La grande Hollywood del passato nello schermo all'aperto, la necessità di cambiare la bobina (anche mentre muore), le struggenti immagini di quel padre e di quella bimba che appaiono nel finestrino mentre Mel, morente, chiede a Jill di fare una bambina affinchè lui possa crescerla, giocare con lei, insegnarle cose.
Scena bellissima ma che solo grazie alla sezione cronologicamente seconda ma inserita dal regista per ultima (tornando al discorso di sopra) possiamo poi ripensare come straordinaria.

10.6.19

Recensione "Upgrade" + Recensione "Target" (Su Netflix, Gli Abomini di Serie Z - 30 - ) - La Doppietta di Vieri - 1 -

Ormai io e il mio grande amico Vieri (che - anche se il titolo della rubrica vuole fuorviarvi - è il nome e non il cognome) abbiamo preso l'abitudine di vedersi una volta al mese e fare una cosa, ossia vedere un film bellissimo (leggasi "vedere un film che si spera bellissimo") e un altro bruttissimo (leggasi "e un altro che si spera bruttissimo").
Consecutivamente intendo, la stessa notte.
Gli altri film visti insieme le volte scorse sono finiti nel blog in modo singolo.
Adesso, anche per costringerlo a venirmi a trovare più spesso, di questo appuntamento voglio farne una rubrica e siccome sono intelligentissimo, siccome Vieri è famoso anche per essere il cognome di un calciatore e siccome vediamo due film alla volta, eccovi come titolo La doppietta di Vieri.
Intendiamoci, potrebbero anche esserci sorprese a volte, come che il film che speravamo bello sia invece bruttino o che quello che speravamo fosse bruttino ci sorprenda.
Stavolta no, nessuna sorpresa, il bello era bello e il brutto era molto brutto.
Tra umani-robot e enigmisti indonesiani andiamo a scrivere due righe di entrambi

 


presenti notevoli spoiler

Il  motivo per cui l'ho visto è principalmente uno, ovvero la presenza di Logan Marshall-Green, troppissimo amato in The Invitation (rivisto settimana scorsa, ancora più bello).
Poi ricordavo pareri di amici molto positivi e, insomma, era un buon candidato.
Per la mia solita talebaneria del cercar di non saper nulla non ero nemmeno a conoscenza che fosse fantascienza.
Bene così, questo tipo di fantascienza "umana" sapete che l'adoro.
Per dare un'idea a chi non vuole inoltrarsi nella recensione diciamo subito che siamo dalla parte di Ex Machina, ovvero di quei film che raccontano hardware in grado di diventare "troppo umani". Ovviamente potrei citare altri mille casi, da 2001 a Her ma ci siamo capiti, siamo in quella fantascienza dove robot o dispositivi fantascientifici somigliano sempre di più a noi.
In realtà il film che potrebbe avere più punti in comune con Upgrade potrebbe essere il bel The Guest, opera che gli somiglia per 3-4 aspetti quasi identici ma anche per gli stessi difetti.
Quello che ho più amato del film è la sua capacità di far pensare lo spettatore, senza dimenticare un colpo di scena di ottimo livello, non solo narrativo ma anche tematico.

(cavolo, mi stavo dimenticando che in questa rubrica devo fare mezze recensioni, stringere, stringere!)

Siamo in un mondo abbastanza lontano, ma non così tanto. La scienza è andata molto avanti (per questo la categoria di fantascienza è perfetta per il film), niente di incredibile o completamente nuovo ma "solo" delle notevoli migliorie tecnologiche (droni di grande livello, software di assistenza personale straordinari, comfort miglioratissimi, etc...).
Grey e sua moglie Asha (lui umile e quasi disoccupato meccanico vecchio stampo, lei ricchissima manager) hanno un incidente e una susseguente "rapina" che finisce in tragedia.
Grey sopravvive ma rimane tetraplegico.
Un suo amico-genio gli impianta allora nel corpo la nuova frontiera della scienza, un minuscolo aggeggino che può "affiancare" o addirittura sostituirsi al cervello di Grey, non solo restituendogli la capacità di camminare (che, si sa, la tetraplegia è principalmente danno cerebrale) ma anche dandogli una specie di super potere, similissimo a quello che succede nel film Limitless, ovvero una capacità cerebrale enormemente più grande di quella usata dall'essere umano.
Grey, come fossimo in un Dead Man's Shoes o un Death Sentence, vuole vendicarsi di tutti quelli che parteciparono all'omicidio della moglie.
Film molto bello da vedere, con uno scenario futuro notevolissimo, al tempo stesso molto simile al mondo di adesso ma anche tanto più avanti.
La regia è di ottimo livello, le inquadrature e la fotografia quasi sempre di gran classe, le location che te lo dico a fa, il mondo misto "vecchio-nuovo" fa sempre la sua porca figura.
Ovviamente non mancano immagini forti, come l'operazione chirurgica o il massacro del nero, ma il film non è quasi mai eccessivo.
Ma l'aspetto più interessante - almeno per me - è una sceneggiatura capace sia di sorprenderti che di scatenare tante suggestioni.
Intanto vorrei dire che a me STEM, il chip-brain che installano a Grey,ha ricordato molto il gioco degli scacchi.
Si sa che una delle prime applicazioni di intelligenza artificiale avvenne proprio negli scacchi (oh, mi scuso con i nerd o gli scienziati se non uso dei termini perfetti eh).
Ecco, negli scacchi quello che si voleva raggiungere era la certezza di poter fare sempre la mossa migliore. E a me questo sembra STEM, ovvero un software capace di farti fare sempre la cosa migliore. Nelle scene di lotta, ad esempio (oh, poi ci torno) quello che fa il corpo di Grey non è sovrumano, è solo che ogni movimento è sempre quello migliore, sia come velocità che come scelta. E' come un perfetto robot scacchista, appunto.
Questo mi è piaciuto molto perchè ha mantenuto Upgrade in una dimensione sì "oltre l'umano" ma non extraumana. Del resto proprio il titolo suggerisce un "miglioramento", un passo in avanti, uno sfruttare di più qualcosa di già presente.
Un altro aspetto interessantissimo è questa compresenza dei due cervelli, umano e artificiale. Tanto che una delle possibili metafore del film potrebbe anche essere quella della schizofrenia (Grey parla con STEM ma è come se parlasse a sè stesso). Una schizofrenia tra la propria parte "canonica" e una più potente, ma sempre dentro di noi. Qualcosa che avevamo in parte visto in Split.