9.5.11

Recensione: "Quel pomeriggio di un giorno da cani"

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Magistrale. 
"Quel pomeriggio di un giorno da cani" (traduzione completamente sbagliata degli esercenti italiani, Dog Day sta per giornata caldissima...) è un dramma con leggeri toni da commedia (o una commedia tragica) basato sulla reale vicenda di Sonny Wojtowicz, ragazzo che tentò di rapinare una banca insieme ad un amico per ritrovarsi poi 14 ore chiuso nella filiale, media e poliziotti fuori, con tutti gli impiegati sequestrati all'interno.
Lumet, vero maestro, tra l'altro, del crime (non a caso anche il suo ultimo film, Onora il padre e la Madre, riguarderà una rapina) dopo Serpico dirige ancora uno straordinario Pacino in un film che nella sua sobrietà ed efficacia raggiunge quasi la perfezione.
Dopo 3 minuti siamo già dentro la banca e vi resteremo per quasi 2 ore a dimostrazione della solidità di sceneggiatura. Molti altri avrebbero ricamato sul prima e sul poi, Lumet vuole semplicemente raccontare quel pomeriggio e non ha bisogno di aiuti e trucchetti per dare un'incredibile spessore a quasi tutti i personaggi coinvolti. Sonny è un bravissimo ragazzo, la sua rapina più che un atto malavitoso è un atto d'amore (Sonny è omosessuale e vuole pagare l'intervento per il cambio sesso del suo compagno). Anche tutte le persone sequestrate capiscono sin da subito l'assenza di pericolosità di Sonny tanto da, quasi come una sindrome di Stoccolma, star dalla sua parte, capirlo, aiutarlo. Ci sono personaggi, come la capo-cassiera ad esempio, che sono così lontani dall'immaginaria figura di sequestrati da sfiorare quasi il grottesco.

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Il film può essere tranquillamente diviso in 2 parti. La prima è quella più "pubblica", con l'arrivo della polizia, delle televisioni e le trattative per il rilascio. Lampante la satira si Lumet, specie nel mostrare quanto le televisioni possano far diventare celebrità chiunque, anche chi sta commettendo un crimine. Forse un pò esagerati in questo senso i cori pro-Sonny di tutti gli "spettatori" al di fuori della banca, soltanto esagerati però perchè comunque plausibili e coerenti. Non manca poi una certa critica (più che critica, una simpatica perplessità) sul massiccio dispiegamento delle forze di polizia per controllare alla fine un solo uomo e neanche tanto pericoloso. In questo senso molto affascinante ma un pochino confusa la figura del secondo rapinatore, Sal, personaggio di cui sappiamo pochissimo (rapporto con Sonny, vita familiare, motivazioni per la rapina) ma forse proprio grazie a questo acquista una carica tragica ancor maggiore.
La seconda parte, quella che più mi interessa, è invece molto più personale, intima. Sappiamo della storia omosessuale di Sonny e della reale motivazione della rapina. La telefonata con il suo compagno (uno straordinario Chris Sarandon) seppur sottotraccia, racconta quello che è un vero amore e non a caso viene appena prima della seconda telefonata, quella alla moglie, in cui l'incomunicabilità la fa da padrone. In queste due telefonate c'è un intero mondo dietro, un mondo di amori nascosti, di passioni celate, di vite non vissute, di relazioni non volute ma convenzionali, "dovute". Raccontano più questi 5 minuti sul mondo gay che interi film incentrati sull'argomento.
Il coinvolgimento emotivo, quasi inesistente nella prima parte, inizia qua il suo percorso in un climax crescente che passerà dalla lettera-testamento dettata alla cassiera ( con quel tragico e magnifico "a mia madre io chiedo perdono") fino ad arrivare nell'intenso finale. Pacino è grandioso e più che la tecnica recitativa in questa pellicola si nota perfettamente il talento naturale del grande attore.
Uno piccolo film, girato quasi esclusivamente in una sola location, che solo apparentemente può sembrar leggero e distaccato. In realtà racconta perfettamente l'incredibile dramma di Sonny, un uomo che ama di nascosto, che deve intraprendere una rapina per far inseguire un sogno al suo amato, che in un giorno perderà un amico e la libertà.
E forse sì, quegli incompetenti esercenti avevano ragione, è proprio un pomeriggio da cani.

( voto 8,5 )

12 commenti:

  1. Grandissimo film, uno dei miei preferiti di Lumet.
    E grandissimo Pacino.

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  2. il film non l'ho visto, ma i titolisti italiani in questo caso hanno fatto davvero un capolavoro :D

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  3. Uno dei film di Lumet che ho molto apprezzato. Anche se non sono un fan del genere...

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  4. capolavoro, sicuramente tra i miei preferiti.
    il cinema USA anni '70 era una miniera di gemme favolose!

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  5. Risposta collettiva: yes.

    Cannibale, fatti un viaggio nel cinema un pò più datato, ogni tanto ti (ci) fa bene...

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  6. L'ho visto al termine dell'adolescenza, me lo ricordo davvero bello, superbo Al Pacino.
    Come vedi ho mantenuto le promesse.
    Passa da me, ho fatto un post e necessito di un parerone esperto...

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  7. lo ricordo un po' troppo lungo

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  8. Quello sicuro (2 ore...) ma è veramente un grandissimo film, uno di quelli che ti tiene là, insieme ai protagonisti, senza tante divagazioni o sottostorie inutili. Qualcuno ha trovato eccessiva, fuori luogo e inutile la parentesi con Leon, l'amante omosessuale. Forse non sanno che questo era un elemento reale e imprenscindibile preso dalla storia vera di partenza. Fosse stata un'aggiunta degli sceneggiatori avrebbe avuto ben poco senso, così era impossibile toglierla.

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  9. Lumet a volte mi delude un po', ma questo è davvero bello!

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  10. Al pacino ha quello straordinario talento di caratterizzare qualsiasi personaggio interpreti facendo si che i suoi film diventino dei veri cult.

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  11. Avevo scritto qualcosa, ma è sparito con tutti i post e i commenti di blogger scritti il 13. Comunque: gran bel film! Lumet non mi convince sempre (anche se in realtà lo conosco poco), ma questo è da vedere!

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  12. Eh sì, sparito tutto. Di Lumet anch'io ho visto poco e questo, per ora, è sicuramente il suo miglior film.

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