22.11.11

Recensione: "Seul contre tous"

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" Il mondo è cattivo" diceva Justine in Melancholia.
" Il mondo è cattivo" ripete ossessivamente l'uomo solo.
Il mondo è cattivo, siamo tutti soli, non esiste l'amore, non esiste l'amicizia, non esistono gli affetti familiari, gli uomini e le donne sono solo involucri che portano in giro i propri organi genitali.
Odia tutto quest'uomo.. Odia gli uomini, odia il potere, odia le religioni, odia le razze, Seul contre tous, già. Il rapporto con le madri termina con la fine dell'allattamento, quello coi padri è basato solo sul denaro, inizia con i primi soldi prestati e termina con l'eredità. Gli uomini sono tutti froci pronti a prenderlo e metterlo in quel posto. Gli uomini sono tutti opportunisti, menefreghisti e porci. Gli uomini sono tutti tremendamente soli.
Il mondo è cattivo e siccome non c'è un pianeta che verrà a schiantarsi su di noi per salvarci tutti l'uomo che fu macellaio decide di pensarci da solo.
Il mondo è cattivo e lui non non fa che adeguarvisi.
Noè racconta un uomo senza più ideali, senza più morali, senza più sogni. E l'umanità nella quale si muove è anch'essa derelitta, una malata terminale in attesa di quella morte che tanto, alla fine, "non è niente di che", soltanto un corpo ormai freddo e inutile.
" Tutto è nero" rantola la vecchietta prima di morire.
Già, tutto è nero, la vita non è altro che un lungo tunnel di angoscia e infelicità alla fine del quale non si intravede nessuna luce.
E così, novello Hobo with a gun, l'uomo ha deciso che è l'ora di cominciare a chiudere qualche conto, l'ora di vendicarsi, l'ora di dare un senso, per quanto abietto, alla propria esistenza.

ATTENZIONE: avete 30 secondi per abbandonare la recensione.

Risultati immagini per seul contre tous movie gif

 Lui va a trovare sua figlia, quella figlia indesiderata che la società gli ha strappato di dosso una ventina di anni prima. La prende e la porta nell'alberghetto di quart'ordine dove fu concepita. Decide di ucciderla, tanto per lei la morte sarebbe soltanto una liberazione. Prima ci va a letto, poi, PUM, le spara alla gola. Mentre la figlia rantola a terra, mentre la figlia sta crepando in un modo insopportabile, mentre quelle immagini mi scorrono davanti, io penso.
Penso che Seul contre tous sia un film ignobile, senza una minima etica.
Che senso ha infatti ammorbarci per più di un'ora (quasi annoiando) con discorsi sempre uguali, pensieri reiterati, per poi arrivare a un punto così scontato e disgustoso? Non si poteva fare allora un cortometraggio? Perchè concludere questo trattato di nichilismo con un omicidio tanto efferato?
Poi quel fine, quel senso che in quell' interminabile minuto in cui la figlia si contorceva a terra non trovavo incredibilmente arriva.
E non è un senso soltanto prettamente cinematografico (tutto quello che lo precede rende questo momento straordinario e inaspettato).
E' il senso nel suo significato più alto, il Senso della vita.
Quell'abbraccio sulle note di una delle più belle melodie concepite dall'uomo è qualcosa di incredibile.

screen capture of Seul contre Tous

L'ex macellaio non è Hobo. E' una specie di Zeno Cosini. Quell'ultima sigaretta più volte dichiarata non arriverà mai, anzi, respirerà a pieni polmoni il fumo della vita. Tutti i suoi propositi d'incanto non esistono più.
Non esistono più perchè tutte quelle parole vuote che detestava, parole come l'amore, la felicità, la voglia di vivere, d'improvviso si materializzano davanti ai suoi occhi.
Noè va ancora oltre. E' così potente e nuovo l'amore scoperto dall'uomo che non conteranno più le convenzioni e le leggi dell'uomo, non ci sarà più un'etica e una morale universalmente riconosciuta.
Sua figlia diventerà la sua donna perchè solo lui potrà amarla in un modo così grande.
Ma io preferisco tornare a quell'abbraccio, forse la conclusione più degna.
Gaspar, non è vero come scrivi alla fine che ogni uomo ha una morale.
La verità è un'altra.
Ogni uomo ha un cuore.
E c'è soltanto una cosa più bella del sapere di possederlo.
Riscoprirlo.

( voto 9 )

80 commenti:

  1. Aspetto di vederlo da un bel pò.
    Non vedo l'ora di un confronto con questo ennesimo azzardo di Noè.

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  2. ummm. mi sa di roba troppo pengia

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  3. Capolavoro, semplicemente maiuscolo.

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  4. mi chiedo come ho fatto a farmi passare inosservato questo film..grazie mille, provvedo subito a colmare questa mia lacuna ;)

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  5. *james: è un film coraggioso ma il finale, per me magnifico, lo stempera molto. Fammi sapere quando ne parli.

    *ciku: pengia? Cioè?

    *einzige: ne hai parlato? Ragazzi, fatemelo sapere e mettete i link che già in generale navigo poco, poi con questo pc provvisorio è una vera tortura fare qualsiasi cosa.

    Marco: allegrissimo...

    wayne: fammi sapere!

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  6. Ah o.k.
    Sì, pesante, forse molto pesante.
    Però non ti credere, a livello visivo le scene forti sono al massimo un paio e poi il finale in qualche modo ti toglie di dosso tutta la pesantezza e la merda che ti aveva fatto ingoiare.
    Anche se, qualora tu avessi letto la rece fino in fondo, hai la visione rovinata, e non di poco.
    Eppure avevo avvertito...

    ( quell'avvertimento con i 30 secondi ha un suo perchè, solo vedendo il film lo scopriresti...).

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  7. se c'è di mezzo Noè vuol dire che c'è puzza di capolavoro!

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  8. no, dae-soo, non ne ho parlato, ho un po' di timore reverenziale, ma conto di farlo appena riassetto le idee :)

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  9. Ciao Lorant!
    Non so che dirti, alla fine Noè ha fatto talmente così pochi film che forse la sua fama deve essere ancora consolidata. Sicuramente ti riferisci a Enter the Void, ti è piaciuto anche Irreversible?

    *Einzige: fammi un fischio quando riassetti le idee...

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  10. fenomenale!! un viaggio molto intenso, di quelli che non si dimenticano tanto facilmente. Bravissimo oh dae-soo, la tua rece lo descrive benissimo per quello che è!

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  11. Ti ringrazio moltissimo Wayne, come sempre...

    gran film.

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  12. Che meraviglia! (la recensione intendo, ancora più bella del film!) Il film l'ho visto ieri su consiglio di un altro blogger, e l'ho recensito oggi pomeriggio. Poi su filmscoop mi sono imbattuto nella tua recensione ed allora sono venuto qua. Mi hai fatto commuovere. Del film ho scritto cose simili, ma tu sei riuscito davvero a colpirmi al cuore. Mi hai affondato. Sei un grande!

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    1. non puoi farmi complimento più bello, sei tu a farmi commuovere ed affondarmi

      verrò a leggerti quanto prima

      film enorme

      e quel finale su pachelbel è uno dei momenti cinematografici più intensi dei miei ultimi anni di cinema

      grazie vittorio

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  13. approfitto di questa recensione (tra l'altro film che vedro' presto) per evidenziarti un altro film di gaspar noe'. spero tu l'abbia visto, altrimenti rimedia perche' sara' un'esperienza sia sensoriale che cinematografica. enter the void, film del 2008 mi pare di noe', e' fantastico. e aspetto la tua recensione!

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    1. sai perchè non l'ho mai visto? (malgrado ce l'abbia da almeno un anno scaricato)

      proprio perchè tutti mi hanno detto che è un'esperienza incredibile che quasi solo il cinema può darti. L'ho cercato, aspettato ma niente.
      A mali estremi...

      Quando leggerai questa recensione non far caso all'errore pacchiano sul nome del protagonista... :)

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    2. non credo che il cinema possa darti un'esperienza come quella di enter the void. e' unico credo nel suo genere, e per avere quell'esperienza dovresti iniziare ad entrare nel mondo degli allucinogeni.

      magari poi apri un blog dove recensisci i vari lsd, lsz, dmt, mescalina, ayuasca, salvia e via dicendo!

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    3. no, aspetta :)

      volevo dire che è un'esperienza incredibile che puoi vivere a pieno solo vedendolo al cinema!

      per questo non l'ho mai voluto vedere scaricato, mi hanno detto che in sala è un trip assurdo.
      E ho anche la tele piccolina...

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    4. beh in sala sarebbe sicuramente un altra cosa, ma io l'ho visto sul pc 15" e l'esperienza c'e' stata comunque. di notte, tutto buio e solo il pc a farla da padrone.

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  14. "ATTENZIONE: avete 30 secondi per abbandonare LA RECENSIONE": La genialità nella genialità! Tu devi scrivere più spesso di questi capolavori immensi, dae. Dopo una tale recensione, macchè recensione: encomiabile analisi dell'animo umano...Cos'altro si può dire su questo film? Grandissimo, complimenti e guardati "Enter the Void", tanto al cine, mai più arriverà. Non ricordo se avevi letto, ma ne avevo scritto qui: http://visionesospesa.blogspot.it/2013/04/enter-void.html

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    1. impossibile che avevo letto, non mi è mia capitato di leggere nulla prima di vedere un film

      quando lo vedrò e ne avrò scritto verrò al 100%!!

      per il resto mi hai commosso, non so come ringraziarti Frank

      grazie davvero

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    2. Eh, per così poco, figurati. Quel che merita va riconosciuto e il tuo scritto, merita! Buon proseguimento, dae :)

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  15. Grande recensione, geniale, non sono molto daccordo sul finale però, la sua non è una rinascita nel ritrovare il senso del Bene, con le contraddizioni e la crescita derivate dall'essere andato durante tutto il film "al di là del bene e del male", ma semmai è una ostinazione a ritrovare in tutto, anche nell'amore filiale, il senso del Male. Senso propriamente, come esperienza sensuale, alla quale lui per natura e provenienza, sembra attaccato, inscindibilmente. E forse vista così mi sembra ancora più geniale questa opera. la risoluzione di un film così nel Bene-Male non mi convince, credo piuttosto che anche il finale si incunei nell'analisi del Male, il Bene è solo un passaggio di pochi minuti (giustamente sottolineati da quella bellissima musica che mi hai linkato) per meglio risprofondarci noi e lui nel mare magnum del Male umano.

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    1. Alzo le mani, è così come dici te, senza dubbio. Magari dovrei rivederlo (ma tutto, non solo il finale ovviamente, per arrivare a un finale c'è un percorso). Io l'avevo visto più come una versione distorta e innaturale del bene e dell'amore ma forse, anzi, probabilmente hai ragione te. Resta il fatto che quel pianto, quel pianto mentre l'abbraccia qualcosa mi dà, qualcosa nasconde...

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  16. Penso uno dei pezzi migliori che tu abbia scritto, a prescindere da quel che penso del film. Molte note in comune. Tuttavia, è un cinema che non mi scuote. La sensazione è di ricevere una vana provocazione, di essere strattonata senza successo, mentre me ne sto tranquilla a braccia conserte in un angolo. La curiosità di sapere come andrà a finire è però molto forte. Quindi, come per Von Trier, vedrò quanto possibile di Noè.
    Ciao G.

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    1. Grazie infinite ;)

      sai che lo immaginavo? te sei particolarissima in queste cose, di solito più un film urla un disagio più te fai tze tze.
      Quando invece il disagio è piccolo e nascosto ecco che te lo individui, ti colpisce e lascia il segno.
      A te le cose manifeste non piacciono, te devi carpire le cose.
      In ogni caso Enter the void va visto. Probabilmente ti lascerà poco, ma è un film unico

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    2. Hai ragione sai, non me ne ero mai veramente resa conto. Fino ad ora ;)

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    3. Fidati, potrei scrivere un'enciclopedia su di te, sei un caso di studio.
      Probabilmente la sbaglierei tutta ma potrei scriverla anche solo per il gusto di sbagliarla

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    4. Affare fatto, io la scrivo su te e Rocco

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    5. Ometti però le parti "scottanti" e quelle delle conquiste femminili, altrimenti ti prenderebbero tipo 180 pagine su 200

      anzi, 120

      anzi, 100

      50?
      30?

      17?
      11?

      5?
      2?

      1????

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    6. Vedi Chia, dovresti addentrarti nell'oscuro mondo della psichiatria, magari ti viene fuori un saggio che fa scuola, suppongo, visto il campione di indagine, che potrebbe essere adottato in parecchie case di cura.

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    7. Ahahaha
      Affronterò la materia con una nota a margine, o con una commovente postilla

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    8. Interessante che Rocco non abbia visto Mary and Max e ti proponga sta cosa così alla Mary no?

      se posso la postilla vorrei vederla in anteprima. Che quel poco almeno sia gratificante

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    9. Non ho dubbi Rocco. Io scherzo, ma manco tanto, quando dico che state male tutte e due. Con affetto eh

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    10. Vada per l'anteprima.

      Giuseppe c'ho pensato pure a Mary. Non l'ho scritto solo perché Rocco ancora non ha visto il film. Ma je lo sto a mandà, quindi capirà ;)

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    11. Certo che stiamo male e chi scherza. almeno cerca di farmi diventare immortale come matto, tipo Sacher-Masoch o il piccolo Hans. Saremmo due celeberrimi casi di studio della psichiatria moderna... Giuse sfondamo se scrive la Chiara...

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    12. Avevo sognato di posare nudo per una grande pittrice.
      Ma essere il soggetto di una grande scrittrice è ancora più bello.
      Già vedo le città del futuro piene dei nostri ologrammi per strada con il titolo del romanzo di Chiara sopra di noi.

      The two torzes

      (i due torzi)

      copie vendute anche su Marte

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    13. Eh già sto pensando ai titoli. Qualcuno volò sul nido di Caden, Ragazzi interrotti, L'interpretazione dei post. O I due torzi, che non che voldì ma è eufonico

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    14. Torzo sarebbe il diminutivo di torzone? Fantastico, mi arriva nuova anche a me questa. I titoli sono bellissimi me so già emozionato. Aspetto Mary and Max a sto punto, mi avete creato un'attesa tale come se stesse per uscire il nuovo film di Lynch. Speriamo che duri.

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    15. Dai Rocco, non sai che vol dì torzo???

      ma sei un torzo allora!

      (Chiara, Torzo=coglione, stupido, imbecille)
      (e sì, torzone è l'accrescitivo)

      il nuovo film de Lynche pò esse non ci sarà mai più. Quindi hai un'attesa pari a nulla

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    16. ribalto la questione.
      1. su torzo c avevo preso da noi (media valle del Tevere) si usa solo l'accrescitivo... che ce posso fa? Cmq solo perché a Chiara piacciono le derivazioni e le etimologie, il torzone era il frate addetto ai lavori di fatica e per questo poco aduso ad usare i neuroni. Suo sinonimo stretto è turzlo, etimo anch'esso molto adoperato. La traduzione precisa in italiano potrebbe essere stolto o ottuso.
      2. Proprio perché non arriverà mai l'attesa è infinita, te dice niente un certo Godot?

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    17. Hai capito te che razza de etimologia c'ha torzone...
      Ma è giusto che voi c'avete solo l'accrescitivo visto che siete torzoni, noi solo torzi. La lingua si adegua all'ambiente in cui prolifera

      certo che me dice qualcosa, io aspetto che godot da parecchio

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    18. a posto attesa finita adesso. Grazie Chia.

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    19. Grazie Rocco è interessantissimo. Aggiungerò torzone/torzo alla mia galaverna.

      Voi continuate così, più materiale per il saggio. :D



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    20. Ci siamo detti grazie all'unisono.
      Di niente Rocco, fammi/facci sapere

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    21. Ok, adesso che ho visto Mary and Max l'ho capita. Ma io non mi arrabbierò, anzi non vedo l'ora di dare il mio nome a dei sintomi di una malattia... :)

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    22. E perchè dovrebbe avere il tuo nome e non il MIO.

      Sono più vecchio, sono più famoso, sono più malato, che vuoi?

      tu sarai un dimenticabile corollario

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    23. Si può fare sempre una crasi dai...

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    24. Va bene. Ma che io abbia la prima parte e la maiuscola e te il sedere. Tipo Armerelli o Giuocco

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    25. La sindrome di Armerelli sarebbe fantastica secondo me... tocca sentì la Chiara che c'ha l'ultima parola. Ora veniamo alla clinica. Da quale sintomi si riconosce? Qual'è la terapia indicata per venirne fuori?

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    26. Approvo Sindrome di Armerelli, "Giuocco" sembra come io da piccola pronunciavo "gioco". Sulla delineazione dei sintomi ci devo lavorare...noto intanto una certa predisposizione al bipolarismo linguistico: passaggi bruschi dall' aulico al terra-terra regionale, dal serio al faceto. Come Mary vi terrò all'oscuro sugli ulteriori sviluppi e vi invierò solo infine una copia con dedica.
      "...con la speranza che un giorno riusciremo a curarlo (il disturbo)".

      Vostra,

      (e qui ci va il mio pseudonimo letterario)

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    27. Giuoco, ma con una sola ci, è anche come dice gioco Berlusconi.

      Sì, confermo che un sintomo è quello ma mi riprometto di analizzarli tutti e riportarveli.
      Quello che è sicuro è che si tratta comunque purtroppo di malattia degenerativa.

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  17. Sarebbe dovuto arrivare un giorno, prima o poi, in cui non sarei stato d'accordo con la Chiara. Ecco per me sto film è un capolavoro. E' la trasposizione del merdoso viaggio celiniano al termine della notte. Fango e merda e niente speranze. Hobo è un rivoluzionario senza ideali. Non vediamo la realtà materiale (scusate ma mentre scrivo sto ascoltando Marinelli e Anna Oxa) di fronte a questo macellaio, ma la sua proiezione allucinatoria, lo schiaffo all'io che si ribella. Il mondo borghese è falsità, calunnia, diffamazione. Un ego che è alle corde e produce una fragorosa e travolgente canzone d'odio che parte dal quartiere fino a coinvolgere la città, la nazione, le razze, i generi. L'odio arriva sempre prima delle sue giustificazioni, è viscerale contro arabi, tedeschi, froci contro la Francia governata da froci. Ma precipitato nel fango nel mondo nel profondo del buco di un water se guardi in alto forse c'è sempre la speranza di una resurrezione. O forse è scavando una buca nella merda che si trova la strada della propria salvezza. Perché, in fondo, è più difficile rinunciare all'amore che alla vita, è l'ultima delle illusioni, la più mendace di tutte, ma anche la più abbagliante e folgorante. Ma amare non nel senso borghese, l'uomo in rivolta schiaffeggia il mondo borghese amando sua figlia, compie davvero la sua personale rivolta nella trasmutazione di tutti i valori (Nietzsche), nel compimento e affermazione della propria morale.

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    1. Io all'epoca non avevo ancora letto Celine ed il suo viaggio (e anche adesso sono fermo da mese, incredibile, visto che è uno dei più grandi romanzi letti in vita mia).
      Sì, la realtà interiore (del resto di monologo interiore stiamo parlando) è mille volte più in evidenza di quela materiale nel film e mi piace molto questa tua definizione di "canzone dell'odio".
      E sì, quel finale è magnifico perchè appunto è come scavare ancora più nella merda e nel fango e proprio in fondo, completamente imbrattati, trovare una perla.
      Il macellaio non cambia morale, anzi, raggiunge l'apice della sua amoralità.
      Ma è come se avesse finito un cerchio, 360 grandi di amoralità portano in qualche modo ad una morale.
      Guarda, il paragone con Celine è interessantissimo.
      Eppure lo scrittore francese secondo me non aveva questa rabbia, quest'odio, questa cattiveria. A me sembra più uno che con uno sguardo anche molto ironico parla degli uomini e dell'esistenza come i primi fossero dei buffi omuncoli, la seconda una cosa da poco in cui ci affanniamo senza alcun senso.
      Il cinismo è identico, ma uno è quello di un animale rabbioso, l'altro quello di un divertito intellettuale.

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    2. Non credo si possa parlare di amoralità, quanto di una propria morale, con un proprio sistema di valori, una propria prospettiva sul mondo, in opposizione estrema rispetto a quella borghese. Non un assenza di morale, ma una nuova morale. Per ciò che riguarda Celine, certo il suo sguardo sulla realtà può essere meno estremo, ma solo perché mediato dalla letteratura, che è valvola di sfogo. Si potrebbe dire che la ricerca di uno stile, scavando tra gli escrementi della vita rende contribuisce a rendere la realtà esterna meno peggio di quello che è. Ma allora è la stessa operazione di Noe che ce la fa vedere attraverso gli occhi di Hobo, si intuisce il male, ma il racconto, la narrazione attraverso un personaggio simile ne attutisce gli effetti.

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    3. Intanto per colpa mia lo chiami Hobo, ma in realtà il riferimento che ho fatto in rece è ad un altro film, Hobo with a shogun.
      Il personaggio di Seul contre tous non ha nome.
      Sì sì, certo, Celine media con la letteratura ma quello che volevo dire è che l'ironia presente nello scrittore francese è del tutto assente qua. Ti dirò di più, in Celine c'è un grandissimo entusiasmo, (vedi i continui ! ad esempio), a tratti una grande vitalità, ai confini dell'edonismo.
      Insomma, il suo personaggio, e lui con esso, è uno che a vita sa anche godersela, e alla grande.
      Certo, tutto in una cornice di assenza di valori o, più che assenza di valori, di constatare quanto tutto sia alla fine così "inutile".
      La magnifica storia con l'americana, Lola, è un inno alla vita a tratti.
      Io il macellaio lo vedo parimenti nichilista ma solo distruttivo.
      Lo sguardo di Celine al massimo è stanco, un pò distaccato e superiore, questo invece è una macchina da guerra sanguinaria ;)

      sul discorso della morale hai ragione ma è un discorso complesso. C'è il rischio che ogni amoralità poi la si passi per una morale diversa.
      Però qui sì, eccome, il protagonista la "enuncia", non è un animale che agisce d'istinto ma uno che ha maturato diverse riflessioni ed idee

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    5. Ciao Rocco, Quello che scrivi è molto interessante. Copio i tuoi versi per farti capire a cosa mi riferisco.

      "Non credo si possa parlare di amoralità, quanto di una propria morale, con un proprio sistema di valori, una propria prospettiva sul mondo, in opposizione estrema rispetto a quella borghese. Non un assenza di morale, ma una nuova morale".

      Anche se lo trovo interessante, non sono d'accordo, perchè cosi stai affermando che esiste una morale individuale.
      Se cosi fosse, il concetto di immoralità non esisterebbe in quanto ogni essere umano creerebbe una propria morale, a seconda della propria natura,idee, trascorsi personali, etc.
      Faccio un esempio estremo: un pedofilo ritiene che abusare di bambini sia giusto, se applichiamo ciò che hai scritto dovremmo ritenere il comportamento del pedofilo morale.
      Tuttavia, ritengo che tu abbia c'entrato il messaggio di Noè in pieno.
      Alla fine quando dice che l'uomo ha una morale e al tempo stesso fa vedere un padre che si insinua tra le cosce della figlia, sta dicendo esattamente quello che hai affermato tu: siamo tutti esseri morali, ma non secondo le leggi delle società,ma secondo le leggi interne all'uomo.
      In realtà, una tale considerazione è giusta, se prendiamo in esame la morale universale di Kant, il quale se non ricordo male dalle mie reminiscenze scolastiche, sosteneva che la morale è qualcosa di innato, che non va rintracciata all'interno della società, ma dentro noi stessi.
      È chiaro che i due concetti di morale ( quella di Kant e quella del regista) percorrono la stessa strada, arrivando, però, ad un bivio , dove si separano.
      Noè tende ad accettare una morale del singolo qualunque essa sia, qualora questa risponda all'interesse, piacere e felicità dell'uomo. Il macellaio vuole amare sua figlia in ogni modo possibile,quindi anche carnalmente, perchè è ciò che lo rende felice? Allora diventerà automaticamente morale, perchè è la volontà del singolo ad essere importante.
      Kant, invece, ritiene che la morale debba rispondere necessariamente ad un interesse collettivo, e quindi non più ad un interesse individuale.
      Se un omicida ritenesse giusto uccidere, e quindi morale, cosa ne sarebbe del mondo se tale comportamento venisse universalizzato e messo in pratica da tutti? Il killer accetterebbe a sua volta di essere ucciso, perchè l'omicidio è ritenuto morale e quindi giusto?
      Ovviamente sto ipotizzando un mondo senza regole imposte, ma solo regole di coscienza.
      Se accettassimo una morale individuale dovremmo per forza di cose considerarci tutti morali o tutti immorali, a seconda dei punti di vista.
      Ho scritto in modo farraginoso,cavolo! Non so come spiegarmi meglio, però.

      Ritornado al film.
      Per me doveva chiudersi con quell'abbraccio. In quei due corpi che si stringevano c'era tutto: il perdono, la voglia di ricominciare, l'amore,il bisogno di sentirsi parte di qualcosa.
      In un minuto è stato capovolto l'intero film. Misantropia, pessimismo cosmico, nichilismo , non esistono più.
      L'uomo è capace di amare e, che questo venga riscoperto grazie ad una figlia, è ancora più bello.
      Noè, però " rovina" tutto, con un finale dove l'amore per la figlia non è solo genitoriale, ma qualcosa di più, facendo passare questo comportamento come giusto e quindi morale.







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    6. "Per me doveva chiudersi con quell'abbraccio. In quei due corpi che si stringevano c'era tutto: il perdono, la voglia di ricominciare, l'amore,il bisogno di sentirsi parte di qualcosa.
      In un minuto è stato capovolto l'intero film. Misantropia, pessimismo cosmico, nichilismo , non esistono più.
      L'uomo è capace di amare e, che questo venga riscoperto grazie ad una figlia, è ancora più bello.
      Noè, però " rovina" tutto, con un finale dove l'amore per la figlia non è solo genitoriale, ma qualcosa di più, facendo passare questo comportamento come giusto e quindi morale."

      È più o meno quello che ho pensato io una volta finito il film. Se tutto si fosse chiuso con quell'abbraccio, come ho già scritto, Seul Contre Tous per me sarebbe un film bellissimo. Ora però sono perplesso, ed è da ieri che ci penso.
      Da una parte la penso più o meno come Rachele, ma dall'altra sento che Noè voleva solo mantenere la coerenza nel personaggio.
      Non riesco a venirne a capo, non riesco a capire se Seul Contre Tous mi sia veramente piaciuto oppure no. Perché dopo una scena di un intensità emotiva altissima, ci sono stati quegli ultimi minuti che hanno scombussolato tutto, lasciando sospeso, per ora, il mio giudizio sul film.

      (Scusate per l'intrusione).

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    7. Capisco perfettamente ciò che dici, ed effettivamente è un discorso complicato.
      1. La prima determinazione secondo me è stabilire che cos'è una morale. Se non è possibile una morale universale per come la intendeva Kant, è perché un sistema di valori è una prospettiva sul mondo, un modo di vederlo. Se il mondo fuori di noi è prospettico, c'è un punto di vista. Se c'è un punto di vista, c'è qualcuno che adatta il suo modo di vedere a ciò che guarda. Non sto dicendo che tutto sia relativo, ma che ogni soggetto ha una prospettiva sul mondo. Il percorso si complica ulteriormente perché chi vede il mondo può non essere solo un individuo, ma un'intera comunità, una società. Ma se c'è prospettiva c'è lotta. I valori sono sempre in lotta tra loro, così tra comunità come tra individuo e comunità. Un'individuo non sposa mai totalmente il sistema di valori di cui lo veste una comunità, un sistema di valori è sempre pervasivo nello spazio e nel tempo. Tende ad espandersi nel presente a danno di altre comunità e ad eternizzarsi nel passato, come narrazione o metastoria. In ogni caso la prospettiva è quella di un conflitto latente e continuo per definire ciò che è buono e cattivo.
      2. Veniamo a Noé. Noé cerca semplicemente di riportare la pervasività e la rigidità della prospettiva e dei valori borghesi sugli esclusi e gli emarginati di questo sistema di vita. Come si vive la disoccupazione. Sono possibili due scelte. L'una consiste nello sposare interamente il modo di vita capitalistico borghese, in questa prospettiva l'individuo riversa la colpa interamente della propria disintegrazione su se stesso, nell'altro caso coglie le storture e l'oggettività dei rapporti che costituiscono il sistema di valori che lo esclude.
      3. L'uomo in rivolta. lo scrivo con le bellissime parole di Camus perché non ne trovo altre più precise. "Che cos’è un uomo in rivolta? Un uomo che dice no. Ma se rifiuta, non rinuncia tuttavia: è anche un uomo che dice di sì, fin dal suo primo muoversi". Noé sta dicendo che non basta dire no per sottrarsi alla morale dominante, ma che occorre cercare il proprio punto di fuga, costruire la propria morale, fabbricare una morale che ci appaghi. L'universo che costruisce è di certo aberrante (lo riconosco pienamente), ma bisogna sempre pensare che si tratta di un'operazione artistica. Un film, appunto, che ci sconvolge, ma deve farci anche riflettere.

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    8. Condividiamo entrambi, mi sembra di capire, l'impossibilità di una morale universale.
      Messa da parte questa, mi stai dicendo che la morale nasce in concomitanza alla società. Quindi esiste una morale che in qualche modo si lega a regole, principi e consuetudini. Si,sono d'accordo.
      Poi aggiungi, però, che nonostante una società dove si individuano i valori base e quindi meritevoli di tutela, che costituiscono la morale come oggi la conosciamo, l'uomo è uno, e la sua volontà viene prima della volontà della comunità in cui vive. Se noi accettiamo questo, dobbiamo necessariamente accettare la non esistenza della società, perchè se ognuno di noi rispondesse solo alla propria volontà, non potrebbe esistere una società che è formata da regole comuni.
      Quand'è che diventiamo immorali? Nel momento stesso in cui non seguiamo la morale comune,ma diamo vita ad una morale propria che si allontana dalla prima, quella della società.
      Far si che l'uomo sviluppi una morale del piacere, può essere pericoloso,per il semplice fatto che vivere una vita secondo la propria volontà che per forza di cose si identifica con il piacere personale, può portare, anzi, porta necessariamente a limitare la libertà altrui. La morale serve anche a stabilire entro quali limiti posso agire.
      Che il film sia un esercizio artistico ci sta, però è sempre l'idea di un uomo, di Noé appunto, che non posso condividere (Tra l'altro, ho visto da poco un altro film, Love, ed anche li, c'è un concetto d'amore abbastanza controverso,che rispecchia quello del regista, che non condivido assolutamente. Sto Noé è uno con delle idee forti, che si discostano da quelle comuni).
      Il personaggio di Seul contre tous, alla fine trova una propria morale che lo appaga, amare la figlia anche se moralmente sbagliato per la società, ma la figlia? Cosa ne pensa di questo amore? La sua morale è la stessa di quella del padre?
      Come vedi, abbiamo un soggetto che estende il suo concetto di morale al di là delle regole sociali, e al di là anche della morale della figlia.
      E non può essere condiviso. Non da me almeno.




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    9. Ciao Alessandro:)
      Quale intrusione! È una cosa molto bella quella di discutere tra di noi lettori, senza necessariamente rivolgere i commenti solo al padrone di casa:)
      Ovviamente l'opinione di Giuseppe rimane sempre la più importante, eh?
      Io invece penso che Noé abbia semplicemente dato vita ad un opera dove mette in risalto il suo concetto di moralità.
      E la penso cosi, perchè ho visto Love, ed anche li, come ho scritto sopra, da una definizione di amore controverso, che per forza deve essere da lui condivisa.



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    10. Capisco cosa intendi. La tua prospettiva è perfetta. Tuttavia, bisogna riconoscere immaginandoci apparentemente una costituzione di una società che un uomo che entri in essa non perde mai nulla del proprio diritto originario, anzi mette in comune il proprio diritto insieme ad altri per dare forza ad esso, ma non delega nulla di sé, il sociale è una formazione positiva, non una delega in bianco. La società che ne deriva ha potere coercitivo e di condizionamento sull'individuo, il primo con le leggi e un sistema di divieti e punizioni, il secondo con le istituzioni e i valori. Tuttavia gli individui, come dici anche tu, continuano ad essere governati dal piacere e permangono alcuni istinti che non possono essere sopiti. Questi sono chiaramente dannosi per il funzionamento di una comunità umana. L'istituzione e leggi sono una caratteristica intrinseca e necessaria della civiltà che inevitabilmente però infonde sentimenti di insoddisfazione perpetua nei suoi cittadini. La vera rivolta che mette in atto Noé rimane un progetto artistico, il suo è un personaggio velleitario, inutile, solitario. Proprio per tali ragioni di arte si parla. L'arte con il suo carico di straniamento ha il compito di mettere in luce i caratteri di repressione e arbitrarietà che il sociale ogni giorno scarica sugli individui, ma di cui gli individui non possono accorgersi a livello conscio, mentre sono presi nel funzionamento della macchina. La verità profonda dei valori civili è che sono menzogne che si espandono nello spazio (contro altri valori e altre ideologie) e nel tempo (tendono sempre a rappresentarsi come valori eterni), ogni processo artistico ha il dovere di metterlo in luce e rappresentarlo, non per questo una società potrà essere rovesciata. Noé non ci chiedere di condividere il suo personaggio, ci chiede di capirlo.

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    11. Rachele Tommaso1 aprile 2016 22:13

      Guarda Rocco, io ho una forma mentis "giuridica" , dovuta alla mia formazione scolastica e non riesco ad accettare un idea di legge che reprime il desiderio umano.
      Per me la legge ,in un ordinamento come il nostro, è necessariamente giusta, e lo è perché pone delle norme di condotta, che richiamano i principi etici e morali, i quali hanno come fine il benessere dell'uomo .
      Proprio per questo, se la volontà di Noé, con Seul contre tous è quella di rappresentare l'uomo come incatenato in una società retta da norme, preconcetti e quant'altro,dove non può esprimere liberamente il proprio essere, anche se questo significa andare contro la morale comune, beh, con me fallisce nel suo compito, perché non posso ne capire e ne accettare un uomo che segue solo le sue inclinazioni personali.
      Comunque ti ringrazio per le risposte esaustive:) è stato un piacere "parlare" con il più erudito del blog ;)
      Ciao

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    12. Scusa Rachele, mi ero completamente perso la tua replica. Ci mancherebbe le mie non sono risposte è solo un confronto, ognuno ha la sua prospettiva sui film... esiste sto blog apposta.
      P.S. grazie sono questi i complimenti che ti invecchiano cento anni in un colpo ;)

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  18. Il tato nasone lì, più che qui e là contro mondo e società, mi par un esponente della razionalizzazione protettiva, come la definiva J.Heller. "Un trucco da niente, volgere il vizio nella virtù, la calunnia nella verità etcetc". E nemmeno molto razionale aggiungerei.

    Ha un ostacolo davanti, prova, mai seriamente, a superarlo, se non ci riesce via ad insultare l'ostacolo, e rigirare in merito il proprio comportamento.

    Amare la propria figlia? Non ci credo, cioè, non GLI credo, la sua è lussuria e paura. Può essere un discorso interessante magari su cui far speculazioni varie, ma a lui non credo.
    Non è mai riuscito a fermare un proprio istinto negativo per quanto lo danneggiasse, poi invece di rendersi conto e ammettere il proprio comportamento, via a sproloquiarsela per spostare la colpa sugli altri.

    Comunque non gli perdono, nè dimentico, le botte alla moglie e il di lei dolore dell'aborto. Cerchi pure di ripartire da zero lui, ma non funziona così.
    Pavido con i forti, a parte nella sua mente, quelli più deboli di lui non li considera, egoismo e nient'altro.

    Non può che esserci solitudine. Dagli amici, parenti, colleghi di lavoro, puttane, tutto ciò che lui conosce è chiedere, e lamentarsi delle reazioni. Credo non abbia mai capito che il male che vede negli altri è solo lo specchio di se stesso.

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    1. E' molto interessante quello che hai scritto e il modo in cui lo hai scritto.

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    2. E' vero, commento bellissimo a cui è inutile rispondere.
      Solo una battuta, a casa mia quella razionalizzazione protettiva di Heller somiglia tanto anche ad una volpe che voleva l'uva, sbaglio?

      soprattutto in come l'hai esplicato te

      "Ha un ostacolo davanti, prova, mai seriamente, a superarlo, se non ci riesce via ad insultare l'ostacolo, e rigirare in merito il proprio comportamento."

      niente, il livello non potevo alzarlo, ho fatto di tutto per abbassarlo

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    3. Ma grassie )

      Sì, quello è solo un termine, probabilmente pure tradotto un po' così..
      D'altronde quelli là ne sapevano una più del diavolo già allora che il diavolo non c'era ancora. -I greci dico-

      Non è solamente passiva però: fai una cosa, ne dai una motivazione aulica, mentre dentro di te sai (oppure nemmeno, consapevolmente) che la ragione è molto più bassa e malsana.
      Direi che può essere usato come difesa di fronte agli altri, ma anche come incapacità di vedere la propria natura.

      Notte!

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    4. Ah, ecco, perchè in come l'avevi scritta te sembrava ci fosse una rinuncia a superare quell'ostacolo (passività), non un metodo alternativo, malato e personale per farlo.
      Insomma, è più un autogiustificare un'azione o un fatto che non vuoi ammettere sbagliato o malato che una rinuncia.
      O tutte e due le cose, lo possiamo riferire sia all'ostacolo (o alla cosa, persona a cui ti riferisci) sia all'azione con la quale affronti lo stesso ostacolo.
      Sempre visione distorta è.
      Credo che sto concetto, ahimè, si possa trovare in modo più o meno patologico anche nell'amore e in molti altri campi.

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  19. Non so cosa dire Giuseppe. Non so davvero cosa dire. Finito di vedere poco fa e mi trovo decisamente disorientato.
    Il finale; quel colpo di pistola, il monologo interiore (scena di un intensità pazzesca). Poi la verità e quell'abbraccio. Se fosse finito tutto così non avrei esitato a definire Seul Contre Tous un film bellissimo.
    Ma gli ultimissimi minuti hanno distrutto ogni mia certezza.
    Quindi mi ritrovo qui, a non sapere se Seul Contre Tous mi è piaciuto oppure no.
    Se dovessi dare un voto, per me è voto nullo.

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    1. Ti capisco perfettamente...
      Ma ho faticato io a 35 anni, mi rendo conto che razza di film deve essere stato per te a nemmeno 17...
      Noè è uno con le palle, era davvero difficile finisse con quell'abbraccio.
      Non vi ho letto con attenzione sopra, che già siete in 3, intervenire è dura, ma mi pare tu abbia parlato di coerenza del personaggio.
      E sì, anche questa è una delle motivazioni per cui trovo quel finale meraviglioso, una sporca, apparentemnte amorale, coraggiosissima via di mezzo tra quello che il macellaio era e quello che sarà.
      Edo ha scritto cose perfette qua sopra, e le condivido.
      Ma io, malgrado tutto, c'ho visto qualche cosa di bello in quel finale, quasi me dispiace dirlo, ma la sensazione è stata quella e non posso negarla.
      In ogni caso già dire che fino a quell'abbraccio te l'avrebbe fatto considerare bellissimo vale tanto.
      Mica è scontato eh, specie alla tua età.
      Se ce la faccio vengo a leggervi bene qua sopra poi

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  20. Ho appena finito di vederlo. Un film nero, su un uomo che non vede altro che nero, perché nera è la sua vita e nera è la società in cui vive. Così come sono nere le persone che lo circondano. Così com'è nera la città in cui vive e la situazione in cui sta. Ma in tutto questo buio, c'è un briciolo di luce e nel finale,quel piccolo, minuscolo, barlume di luce, ci abbaglierà.

    10

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    1. I film che ti ho consigliato più calorosamente, questo e The Orphanage, gli hai piazzato due 10, che devo chiedere di più?

      Sì, a memoria il film più nero che ricordi.
      E quel finale, malgrado come forse hai visto fa tanto discutere, ha l'incredibile capacità di far diventare quasi bianco un nero ancora più nero

      votiamolo sul millennio ;)

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  21. Qualcuno può passarmelo? Non riesco a trovarlo, ma mi incuriosisce molto!

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    1. Il film si trova su mondolunatico.org

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    2. a posto, manco intervengo io allora ;)

      no, già mi maledivo di averlo cancellato proprio una settimana fa, altrimenti potevo inviarlo con we transfer

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due cose

1 puoi dire quello che vuoi, anche offendere

2 metti la spunta qui sotto su "inviami notifiche", almeno non stai a controllare ogni volta se ci sono state risposte

3 ciao