21.7.20

Recensione: "The vast of night"


Su Amazon Prime.
Opera prima.
Film anacronistico, non solo per l'ambientazione ma anche perchè osa essere nel 2020 un film di fantascienza senza fantascienza.
Solo suoni, luci, suggestioni.
In una piccola comunità americana due ragazzi iniziano a sentire uno strano suono nelle frequenze della radio.
Alla fine scopriranno che quel suono ha una matrice che non c'entra niente con questa terra, qualcosa perso nell'immensità del cielo e della notte.
Ma the vast of night (film non immune da difetti comunque) è anche altro, o almeno per me.
E' un omaggio al ruolo primigenio del cinema, quello di ricercare lo stupore e la meraviglia nello spettatore, quello di trasportarlo in un mondo che fa paura ed affascina-

Sarebbe un errore vedere The vast of night "solo" come un film.
Sarebbe un errore perchè più che analizzarlo in tal senso dovremmo vedere quello che, sotto le immagini, vuole raccontarci.
Ed è un qualcosa di molto bello, molto intimo e con tanto amore dentro.
Perchè questo film così anacronistico in realtà a me è sembrato una metafora del cinema stesso e del senso di meraviglia che, almeno agli albori, trasmetteva.
Siamo negli anni 50, negli Usa (è passata una settimana dalla visione e ho dimenticato lo Stato), in una piccola comunità rurale dove tutti si conoscono, dove una partita di basket può esser vista dall'intero paese e dove la vita procede placida e tranquilla, roba che un cane che partorisce diventa una notizia.
Sono gli anni 50, quelli dove comunisti e neri erano visti o come nemici o come minoranza cui star lontani (notare ad esempio la squadra di basket di soli bianchi).
Gli anni in cui quasi chiunque era timorato di Dio, visto come Padre di tutti mentre alla Patria spettava, forse, il ruolo di Madre.
A vedere adesso come eravamo viene da sorridere, il mondo in tal senso è andato molto avanti e migliorato.
Everett gestisce una piccola stazione radio, ascoltata praticamente solo nel suo paesino da poche decine di persone.
E' amico di Fay, un'adolescente che fa un lavoro simile, ovvero la centralinista nel "baracchino" che smista le chiamate della comunità.
Due lavori che hanno a che fare con il sonoro, con le voci, con i rumori.
Mentre tutto il paese è in un palazzetto a vedere la partita della squadra di casa Everett e Fay iniziano a sentire nelle loro frequenze uno strano rumore, mai sentito prima.
Piano piano capiranno che quel rumore con questa nostra Terra ha poco a che fare.

Le qualità del film sono davvero tante, e tutte notevoli.
Per prima cosa ho letteralmente adorato il fatto che sia praticamente in tempo reale. Non certo in piano sequenza (anche se di piani sequenza ne avremo almeno tre lunghi e belli, tutti con  tecniche diverse, ne parleremo). Il film dura un'ora e mezza e la stessa vicenda, a sensazione, sembra durare lo stesso tempo visto che non ricordo nemmeno una ellissi temporale di pochi minuti.
Seconda meraviglia è l'ambientazione. Le piccole comunità degli anni 50 son fantastiche, c'è poco da fare. La ricostruzione è perfetta, edifici, vestiti, caratteri, tutto.


Terza nota di merito è l'essere riusciti a fare un film di fantascienza senza... fantascienza.
Solo alla fine infatti avremo elementi visivi di genere, per il resto il film è basato tutto su voci, suoni, racconti.
Ed ecco che iniziamo ad avvicinarci a quello che The Vast of night è.
Ovvero il cinema.
Se ci fate caso tutto il film sembra un omaggio alla macchina cinema.
Al sonoro, sul quale si basa gran parte della trama.
Alle luci che diventano un personaggio a sè stante.
Alla capacità di suggestione e di meraviglia per cui il cinema inizialmente è nato.
Quello che quella comunità vivrà quella notte è simile a quello che vissero i primi spettatori del cinematografo, ovvero ritrovarsi impauriti e a bocca aperta dinanzi a questo mistero di luci, suoni e immagini.
E' come se quel paese fosse diventato un gigantesco set in cui si sta proiettando qualcosa di mai visto prima. E ad esaltare tutto ci sono per l'appunto degli elementi essenziali come il sonoro e le luci, a ricordare questi aspetti tecnici che rendono grandi i film ma che alla fine rimangono sempre nascosti e fuori dagli onori.
Ecco quello che ho amato in questo film, quel senso di mistero primigenio, quello scoprire qualcosa di nuovo, quel trovarsi davanti uno spettacolo che al tempo stesso atterrisce e affascina.
E in tutto questo avremo anche una regia notevolissima, ricordando poi che siamo all'opera prima.
Una scena in particolare rischia di essere una delle più belle di questo anno.
Mi riferisco al pazzesco piano sequenza (sicuramente "finto" ma sticazzi) della macchina da presa che esce dalla stazione radiofonica, attraversa a mezz'aria tutto il paese, entra dentro il palazzetto, volteggia dentro la partita e poi esce di nuovo.
Da brividi.
Ne avevamo già avuti due di piani sequenza, uno classico, ovvero il seguire loro che camminano per tutto il paese fino al centralino, e uno "attoriale", ovvero la macchina da presa ferma che inquadra per moltissimi minuti lei che smista le chiamate.
A dimostrazione di come questa tecnica possa avere almeno 3 usi (macchina ferma, quasi teatrale, macchina in movimento a seguire i personaggi  il puro virtuosismo tecnico, quasi come un drone).


E' innegabile, però, che il film abbia anche dei piccoli problemi.
Questo suo puntare tutto sul racconto, sulla suggestione, sulla paura immaginaria, lo porta ad essere quasi soltanto una serie di dialoghi (tanto che ad un certo punto sembrava un piccolo The Guilty). E impossibile non avvertire un pizzico di noia, non tutto funziona. Anche il discorso dell'ex militare ha parti molto affascinanti (quando parla di deserto, alle cose da non sapere etc, siamo sicuri che siamo agli inizi dell'Area 51) ma tutta la faccenda di quel suono, alla lunga, stanca.
Stesso discorso con la vecchia, anche qui affascinante ma la faccenda della "formula magica" sembra davvero molto forzata, debolissima e anche un pochino confusa nel suo uso e neis ui effetti (anche se porta alla bella scena di quelli che si bloccano in macchina).
Restano però parti molto suggestive in questo racconto, come il neonato, come la definizione di "persone del cielo" e soprattutto qualcosa di nuovo che io non avevo mai sentito prima.
Ad un certo punto la donna dice che da sempre gli alieni sono venuti a trovarci. Lo fanno sempre in aree quasi disabitate e colpendo persone sole. Ma è bellissimo quando dice che, piano piano, loro hanno iniziato a plagiare tantissimi di noi, tanto che in anni e anni siamo diventati veri e propri loro burattini e che tutti i vizi umani, sia privati che mondiali, come la guerra, sono in realtà opera del loro plagiarci.
Ecco, che quello che noi siamo dentro, anche nelle nostre paure e debolezze, abbia questa matrice è davvero suggestivo.

Ci troviamo così davanti ad una specie di Guerra dei mondi di wellsiana memoria che invece di riguardare un'intera nazione sta capitando lì e solo lì.
E questa notte diventa davvero immensa, come titolo - stupendo - suggerisce.
E' un titolo sinestetico perchè abbiamo la sensazione che l'immensità sia astratta e reale, una notte infinita, buia, in cui accadono cose sia nel cielo che dentro gli animi delle persone che la stanno vivendo.
Sta accadendo una cosa immensa in quello che è il simbolo dell'immensità, il cielo.
Il film ricorda tantissimo i formidabili Ai confini della realtà di quegli anni, anzi, lo stesso film ci viene presentato come opera di finzione, come sceneggiato che qualcuno - noi stessi - stiamo vedendo in un televisore.
Ho trovato al tempo stesso questa trovata molto elegante ma anche depotenziante perchè fa piombare il film in una ammissione di finzione che forse si poteva evitare.
Ma avercene di film così, film in cui le luci e i suoni hanno ancora il potere di farsi carne, film che raccontano di noi e delle nostre paure più ancestrali, film che nascondono dentro chicche (come quel dialogo su treni sotterranei e possibili piccoli telefoni portatili nel futuro), film che si spogliano di tutto per provare a farci vivere emozioni nello stesso modo in cui le vivono i protagonisti.
Film che sembrano un grande atto d'amore al cinema, a quello di pochi mezzi e tante suggestioni.
E alla fine anche noi, come i nostri protagonisti, saremo rapiti, portati lassù

7.5

11 commenti:

  1. Allora è vero che segui i consigli di noi umili follower del tuo blog! A me il film è piaciuto (anche se ha molto lavoro da fare il regista per migliorare) soprattutto perché si vede che è un film fatto da chi ama il cinema! E già questo è una bella base di partenza, poi la struttura narrativa è interessante e la ragazzina super curiosa di "sapere" e del "sapere" è un buon personaggio

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    1. sei Elsa?

      ahah, no, è che dopo quel primo consiglio poi me lo hanno detto in tanti ed essendo su Prime era molto comodo ;)

      sì sì, ottimo personaggio quello

      tra l'altro ci potrebbe anche essere una sottile metafora tra i castigati modi dell'epoca e questo "scoprire qualcosa" che ti sconvolge

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    2. No so Rorschach scusa hahah

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    3. ah, ma forse me lo avevi consigliato anche te, ahah
      sicuro la prima fu Elsa ma poi tra blog, fb e vita privata almeno una decina ;)

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  2. Film che mi segno sicuramente fra quelli da recuperare il prima possibile.

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  3. Bello, si, ma anche molta noia e quasi colpi di sonno.

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    1. eh, un pochino sì

      ma è il mio genere, mi ci trovo bene con queste cose così lente

      anche se, l'ho scritto, a volte perde di ritmo con tutte quelle parole (a differenza di the guilty)

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  4. D'accordissimo su tutto ma soprattutto su questo "Film che sembrano un grande atto d'amore al cinema, a quello di pochi mezzi e tante suggestioni" e sulla straordinaria bellezza del titolo.

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  5. Con questa recensione credo che tu abbia colpito nel segno (ma ti capita spesso Giuseppe, chettelodicoaffare).

    The Vast of Night è un bellissimo omaggio a quel modo di raccontare storie che è tipico del cinema. Io questa tipicità la estenderei più in generale all'audio-visivo, quindi anche a quella TV che viene citata esplicitamente a inizio film (e che nel raccontare storie fantastiche è stato, soprattutto negli anni in cui è ambientato The Vast of Night, forse addirittura superiore al cinema). Visto in questo senso, il televisore vintage che appare nell'incipit a me non appare come qualcosa di depotenziante, anzi mi fa pensare proprio a un narratore, un ulteriore personaggio, quello che tanti libri o film o opere teatrali ci hanno abituato a veder apparire all'inizio con una storia incredibile da raccontare al pubblico. Un escamotage che si potrebbe chiamare "narrazione del second'ordine", come quella per esempio usata da Poe in "le avventure di Gordon Pym" e, stravolgendo un po' i canoni, ne "La storia Infinita".

    Con tutti i suoi difetti, a me The Vast of Night ha lasciato quella magia negli occhi di che mi lasciavano sempre i film visti alla TV da bambino con mia mamma. Roba che davvero non riuscivo più a staccarmeli dalla testa fino a due o tre giorni dopo. E hai ragione: gli anni '50, con i loro vestiti, la loro musica, il sogno americano, le paure del dopoguerra e quella tecnologia per cui oggi proviamo istintivamente nostalgia (che era già evoluta ma ancora a misura d'uomo, e non fuori controllo e pervasiva come quella di oggi) sono una bellezza. Punto. Qualunque film con questi ingredienti parte un passo avanti.

    Io poi francamente di fronte a un piano sequenza ben fatto mi emoziono sempre come se fosse il primo film che vedo. I primi venti minuti per me sono stati ipnotici (grazie anche all'ottima scrittura dei dialoghi) e forse ancora più impressionante è il piano sequenza a camera fissa con la ragazza. Lei non fa altro che parlare attaccando e staccando spinotti, e lo fa per un sacco di tempo se ci pensi, ma funziona in modo perfetto, come se stessimo ascoltando uno di quegli sceneggiati radiofonici ben scritti dei tempi che furono.
    Purtroppo più va avanti e più il film tende a stancare, un po' probabilmente perché la sua formula ha dei limiti, ma credo anche per qualche difetto evidente di sceneggiatura (come hai notato tu, la scena con la vecchia, un po' forzata e soprattutto eccessivamente lunga).
    Forse anche il finale non è esattamente appagante. Non è un brutto finale, per tanti versi è il modo giusto di concludere ed è anche molto elegante, ma forse non ripaga esattamente della lunga attesa degli spettatori.

    Comunque, al di là dei difetti, concordo assolutamente con te: avercene di film così.

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