14.12.20

Recensione: "Kadaver" - Su Netflix


Kadaver è un film distopico norvegese.
Siamo in un futuro in cui c'è stato un disastro nucleare.
L'umanità è allo stremo, tutto è morto e grigio, come in The Road.
Eppure c'è una villa in cima alla collina piena di luci, piena di cibo.
La povera gente, allettata dall'idea di poter mangiare, è invitata lassù per assistere ad uno spettacolo teatrale in cui vita e finzione si mischiano tra loro senza che se ne veda il confine.
Sarà un incubo.
Film pieno di errori, quasi "arrogante" nel suo voler puntare in alto senza riuscirci del tutto, con un soggetto strepitoso che poi però si allunga troppo. 
Un disastro insomma?
No, anzi, uno di quei film che rivedrei più volte, perchè ti prende, colpisce, ha tematiche molto interessanti ed è così "pazzo" e nuovo.
Mille volte meglio un compito per metà malfatto come Kadaver che quei film "perfettini" che non sbagliano niente ma non rischiano nulla.

PRESENTI SPOILER

Firmerei sempre per vedere film come Kadaver.
Film pieni di errori, con qualche scena quasi ridicola, con un'aspirazione ad essere "importanti" che poi li fa sembrare arroganti, con un soggetto strepitoso che poi si indebolisce e allunga troppo.
Sì, ok, ma film "diversi", strambi, con un'idea pazza, affascinante ed interessantissima. Mille volte mi vedrei un film alla Kadaver che non mantiene le promesse e sbaglia tanto rispetto a un film pulito e ben fatto che non riesce mai a prendermi e interessarmi.
Quindi viva il coraggio, viva i soggetti che osano, viva Kadaver.

C'è stato un disastro nucleare.
Siamo in Norvegia, in una cittadina non meglio specificata.
La città è grigia, distrutta, morta per sempre, in un ambientazione che ricorda tantissimo quella di The Road (anche se nel capolavoro di Hillcoat trovai la fotografia superlativa, qui leggermente più artificiale). La gente sta in casa ad aspettare la fine o si trascina come fantasmi per le strade.
Eppure lassù sulla collina c'è una grandissima villa, ancora in perfette condizioni ed illuminata (qui uno dei primi errori del film, un'intera città sta sotto quella villa e non si chiede come sia possibile che lassù ci sia cibo e luce? nessuno a pochi metri di distanza è andato mai a chiedere o, volendo, ad "assaltarla"? impossibile).
Una sera un saltimbanco passa per la città annunciando uno spettacolo teatrale nella villa. Tutti sono invitati, ci sarà cibo, ci sarà un posto caldo, tutto grazie alla bontà del ricco Mathias (altro errore, questa cosa che facevano nella villa andava avanti da molto tempo, possibile che questi abbiano visto per la prima volta il carro di presentazione adesso? Semmai dovevamo assistere ad una scena tipo "Dai, questa volta andiamoci, ormai non abbiamo più niente da perdere").
I nostri protagonisti, padre, madre e figlioletta, decidono di andare.



La villa è sfarzosa, il cibo, tutto a base di carne, eccellente, sembra di essere tornati alla vita di prima. 
Mathias, il ricco padrone, annuncia che ci sarà uno spettacolo. Non uno spettacolo sul palco ma uno spettacolo itinerante, sparso per tutta la villa-hotel (soliti richiami a Shining ovviamente).
Gli spettatori devono indossare delle maschere, questo sarà il segno di riconoscimento che li differenzierà dagli attori. Insomma, qualsiasi persona si muoverà dentro l'hotel senza maschera sarà quindi un recitante, e il pubblico può decidere di seguire chi vuole, muoversi a suo piacimento per assistere a quella o quell'altra scena, nel dedalo di piani e stanze dell'albergo.
 La realtà che sta dietro questo "marchingegno" sarà terribile.

La prima cosa molto positiva è che Kadaver mi ha ricordato in singoli aspetti alcuni grandissimi film recenti. Il già citato The Road per esempio, ma anche Snowpiercer (se ci pensate quello che ha "creato" Mathias è una cosa molto simile al creatore del treno del film di Bong, un sistema cinico e disumano per permettere però ai sopravvissuti di andare avanti), Eyes Wide Shut (beh, scontato, maschere e villa) e anche due capolavori come Interruption (il confine tra il vero e il falso, la rappresentazione teatrale e gli spettatori che osservano i "teatranti" anche quando questi sembrano essere fuori dallo spettacolo) e Synecdoche New York (infatti tutto lo spettacolo è una rappresentazione teatrale della vita di Mathias).
Insomma, gli spunti intellettivi sono tanti e alti.
Certo Kadaver è un film che non riesce nemmeno lontanamente a stare nel tavolo dei film sopracitati ma riuscire a dare queste suggestioni e a metter dentro tematiche così interessanti è un pregio.
A livello di regia il film è molto piacevole, basterebbe anche solo la carrellata indietro della primissima inquadratura, quella che parte dall'occhio del vitello nel quadro (geniale la cosa di quegli spioncini per aspettare che la vittima di turno si avvicini e farla cadere giù).
Gli attori son bravi, nessuno clamoroso ma se la cavano alla grande.
Più che altro almeno nel primo tempo, paradossalmente quello dove avvengono meno cose, c'è un'atmosfera veramente riuscita, tanto che più volte si riesce a provare un filo di tensione. La bimba ad esempio con quella maschera più grande di lei è veramente inquietante.



Ma la cosa migliore del film, lo ripeto, sta in quest'idea per cui è impossibile capire ciò che è reale da ciò che è rappresentato e, soprattutto, quali terribili misteri si celino dietro.
Certo c'è da dire che il plot più volte fa cadere le braccia (ma come fanno due genitori a perdere 3 volte una bimba di 10 anni? come fanno a pensare che sia dietro una porta che devono scardinare? la bimba in 10 secondi è entrata lì e l'ha blindata? la morte del ragazzo di colore col gancio da macelleria è contro ogni legge della fisica. E anche quel finale in cui lei recita una parte madre - del resto era una primadonna del teatro in passato, questa cosa è interessante - e tutto il pubblico decide di seguire lei lasciando Mathias senza parole è davvero malfatta).
Il virare del film da opera quasi impegnata a horror semi splatter non è un errore di per sè, anzi, a me piacciono questi ibridi quando uno non se li aspetta e sono armonici. E' indubbio però che più il film si svela più paradossalmente vuole andare in alto finendo in basso, non so come dirlo.
Però il film si lascia guardare fino alla fine, la "motivazione" che ha portato Mathias a creare quello che ha creato è un'ottima idea (non mi riferisco al fatto della perdita della figlia sostituita con quella della coppia, quella è una storia abbastanza debole, ma a quello a cui serve la villa e lo spettacolo) e le ambientazioni son belle, anche se c'è la sensazione che il regista abbia usato gli stessi 2-3 luoghi decine di volte.
Ho amato tantissimo il finale. Perchè il film è tutta un'esaltazione dell'etica, dell'amore e dell'umanità. Eppure quando quella madre riesce a fuggire con la figlia e tornare alla vita di prima non può che non guardare indietro, alla villa, e avere il dubbio che, forse, l'unica via di sopravvivenza era davvero quella (come in Snowpiercer del resto).
Vorrei scrivere molto di più sulla parte impegnata del film, sulla sua tematica, ma dopo una settimana che l'ho visto mi è passata un pò la voglia, scusatemi ;)
 Ah, ne approfitto per dire che cinema norvegese, per il poco che l'ho battuto, mi è sempre piaciuto moltissimo. Solo sul cinema recente giusto segnalare almeno 6 perle, Thelma, Utoya 22 July e The Troll Hunter, Oslo 31 August, Morgenrode e The Bothersome Man.
Tornando a Kadaver dategli un'occhiata. Sì, forse vi deluderà ma quando andrete a ripensare al soggetto, all'atmosfera e a qualche trovata sono sicuro che lo preferirete ad altri film che magari vi sono piaciuti ma che vi siete dimenticati 3 ore dopo.

6.5/7

 

6 commenti:

  1. Non gliela faccio con lo splatter, neanche col semi, e neanche quando tenta una via ibrida col film d'arte. Che ci posso fa'...è più forte di me... ovvio non parlo di Shining e compagnia bella.. ecco, lì sono disposto a spaventarmi. ma con classe.

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    1. in realtà ci saranno 2-3 minuti di "splatter" ma comunque sì, è un film che un non appassionato del genere può tranquillamente evitare :)

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  2. Niente, io mi sono fatta due palle cubiche. Come idea era favolosa, ma la voglia di strafare del regista e gli spiegoni nascosti dietro ogni stanza dell'hotel, uniti all'incapacità degli attori, me lo hanno reso antipatico.

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  3. forse gli do una chance anche io

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