9.1.13

Recensione: "Trick 'r Treat - La vendetta di Halloween"

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Beh, ma questo è assolutamente un possibile cult.
Peccato non l'abbia visto la notte del 31 Ottobre, volevo farlo ma poi chissà che mi sarà successo, probabilmente mi sarò messo a vedere una partita di Serie C o cose così.
No perchè credo che vedere Trick 'r treat (Dolcetto o Scherzetto) la notte di Halloween sia veramente divertente, specie per le nuove generazioni che ancora si mettono due maschere e intagliano una zucca.
Sì, questo è il film di Halloween per Antonio Masia (un mio amico la cui opinione diventa spesso quella di tanti).
C'è Halloween in ogni fotogramma, nei personaggi, nell'atmosfera, nel plot, negli snodi narrativi.
E' tutto così hallowenizzato che i geniali sceneggiatori hanno fatto di più, hanno inserito come personaggio Halloween in persona, hanno antropoformizzato una data, dato un corpo ad una tradizione. Cazzo, quel personaggio è assurdo, in realtà non è cattivo, lui vuole solo che le tradizioni si rispettino, dategli un Lion o un Bounty e non vi tocca.
Il film parte come il classico filmetto horror con belle cavalle (per omaggiare il Sergente Outsider), dialoghi imbarazzanti, omicidi standardizzati et cetera ma poi avviene il miracolo.
Questo film ha uno dei plot meno lineari di sempre.
Flashback di 30 anni prima? C'è.
Vicenda "odierna" con salti temporali avanti e indietro? C'è.
Storie incrociate? Ci sono.
Storie parallele? Ci sono.
Una stessa sequenza vista in due tempi diversi e da due punti di vista diversi (ricordate tipo Elephant di Van Sant?) ? C'è.

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La pellicola ha un andamento incredibile, va avanti, indietro, a destra, a sinistra, i personaggi appaiono, scompaiono, poi riappaiono nelle vicende di altri e così via. Alcune ministorie si completano da sole e senza stacchi, altre invece in più riprese e unendosi ad altre,
Vi assicuro, tutti metodi narrativi già visti ma qua vengono mischiati tutti assieme.
Ne poteva venir fuori un pastrocchio incredibile e invece tra un funambolismo e l'altro il film sta in piedi.
E regala sequenze mica male, tipo il flashback dell'autobus fotografato alla grande su variazioni color seppia e con quei ragazzi così inquietanti.
O come la scena 25 anni dopo alla cava, anche qua giusta atmosfera e forse, per la prima e unica volta durante l'intero film, un minimo di inquietudine per lo spettatore.
O come il sabba delle ragazze, scena ai limiti dell'erotico, ragazze bellissime ma che sotto sotto sono ben altro.
Anche questo colpisce de sto filmettino.

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La vicenda sembra reale, in qualche modo verosimile ma poi in 20 minuti esplode l'horror vero e proprio, i mostri. I ragazzi resuscitati, le porcone lupe mannare, l'uomo Halloween, davvero sorprendente. E ottimi gli effetti speciali, bravi.
E Anna Paquin che si allena per True Blood.
Dai, lo voglio premiare, un filmettino per una serata divertente ma con qualcosina in più.
Magari, e la cornice fumettosa del film lo richiama, una specie di Creepshow delle nuove generazioni.
Ma con tutte le storie mischiate tra loro.
Creepshow già.
Pace all'anima sua.
Mi manchi.

( voto 7 )

6.1.13

Video: il cinema come emozione

Questo è un post particolare.
Per la prima volta non sarà una recensione.
E' un video.
Mio fratello (John Locke nei commenti, ormai inesistenti sul blog, è scomparso) ha completato il suo capolavoro.
Ha preso più di 50 dei suoi (e di conseguenza miei) film preferiti e li ha messi in musica su un pezzo dei Wintersleep. Sono i film che lo hanno più emozionato. 55 dvd passati al setaccio per estrarre da ognuno l'anima del film.
55 e passa istanti messi armonicamente in musica, aderendovi il più possibile.
Un lavoro immane durato mesi perchè oltre la difficoltà "meccanica" del tutto ricordare emozioni, film, e riuscire a scegliere è stata dura. Era finito da un pò ma l'ho costretto a vedere Synecdoche prima di renderlo definitivo.
Per me il risultato è straordinario ma sono di parte.
Per chi ama il cinema e l'emozione che dà, eccolo:


Magari divertitevi a riconoscere tutti i film, sono 55. Chi vuole può provare a scrivere la lista nei commenti, poi a forza di copia-incolla si completa.

E se potete fatelo girare, merita per me.

5.1.13

Recensione "The Master"

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SPOILER PRESENTI

Mi dispiace, mezza delusione. Non vi nascondo le incredibile aspettative che avevo per questo film. Sarà per il regista, quell' Anderson che mi aveva sempre così affascinato (ma, ora che ci ripenso, mai fatto gridare al capolavoro) con Magnolia, Ubriaco d'amore e Il Petroliere, sarà per la presenza di quello che senza appelli considero il più grande attore vivente, Seymour Hoffman ( vero e proprio The Master, ma in recitazione) e di quell'altro straordinario attore che è Phoenix (grazie di essere tornato, grazie), sarà per l'interessante soggetto, sarà per aver visto come un blog che stimo moltissimo (Nuovo Cinema Locatelli) avesse considerato il film come il migliore della passata stagione, ma io ero convinto di trovarmi davanti un capolavoro senza se e senza ma. Invece, malgrado l'elevatissima cura tecnica e la prova mostruosa degli attori mi è rimasto poco o nulla. E meno male gli ultimi 2 minuti, due piccolissimi minuti, perchè altrimenti non sarei andato oltre la sufficienza credo.
I problemi principali sono due. Il primo è la difficoltà a capire cosa in fondo Anderson ci volesse raccontare (anche se quei due minuti forse svelano molto di più di tutto il resto del film), l'altro è l'incapacità, la mia almeno, di sentirsi coinvolti emotivamente o intellettualmente col film. Troppo lungo, ripetitivo, statico. Film probabilmente a tesi ma quello che vuole dimostrare è raccontato in maniera troppo accademica e "scientifica". E il gioco degli esperimenti ripetitivi se all'inizio affascina poi comincia con lo stancare, e non poco.
Prima di soffermarmi su quel finale vorrei dire due cose su quella che è forse dal mio punto di vista la caratteristica più interessante del film.
Chi è The Master?
Credere che sia il personaggio interpretato da Hoffman sarebbe un errore madornale a mio parere.

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The Master è lei, sua moglie (interpretata da un'incredibile Amy Adams, per me superiore anche ai due maschietti). Se si capisce questo il film acquista senz'altro valore. Lancaster Dodd non è altro che un fantoccio al suo sevizio, la figura maschile obbligatoria, specie ai tempi, per dare credibilità a questa specie di "setta" filosofica-scientifica-spirituale qui ribattezzata "La Causa". Troppi i punti in cui si può evincere questo. Lei che detta a lui cosa scrivere (anche se Anderson furbescamente mette una pausa nella scrittura di Hoffman mentre lei continua a parlare), lui che beve di nascosto e lei che gli sussurra che può far qualsiasi cosa basta che non lo sappia (mentre intanto lo masturba, gesto "animale" di cui un eletto non "puro", com'è lui,ogni tanto ha bisogno), lui che quasi non sa di cosa parli il libro o ancora lei che molto più incisivamente di lui riesce ad ipnotizzare Freddie.

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Per non parlare dell'importantissima frase che nel finale Dodd dice a Freddie "tutti abbiamo bisogno di un maestro". Lui per primo, dipendente com'era da sua moglie.
Freddie invece sembra essere avvolto nelle spire del Maestro ma in realtà il suo pensiero è stato e sarà sempre un altro (la scena dei nudi al ballo ce lo esplicita e anche lì lo sguardo consapevole della Adams manifesta la sua superiorità rispetto al marito, scena magnifica,del resto tutto il film gioca sugli sguardi in modo mirabile).
Sembra un film sul rapporto padre-figlio, maestro-discepolo, Dio-fedele, ma in realtà credo che il personaggio di lei sia la vera architrave di tutto.
Ma perchè, mi chiedo, insistono tanto in Freddie tanto da richiamarlo in Inghilterra? Non è possibile che  ognuno degli adepti avesse avuto un trattamento simile. Forse perchè Freddie per Dodd rappresenta la parte animale dell'uomo che tanto vorrebbe ancora essere ma ormai non può più mentre per lei, la vera The Master, il ragazzo è la dimostrazione che qualsiasi pazzia o deviazione possa essere comunque soggiogata dalla o alla Causa.
Ma quei due minuti, quella scena di sesso e quella successiva con lui vicino alla ragazza di sabbia ci dicono molte più cose del resto del film.

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Freddie non aveva bisogno di una figura paterna ma di quella materna, della Donna, dei seni femminili, del sesso. Se il suo trattamento fosse stato portato avanti dalla Adams probabilmente sarebbe riuscito. Non è un caso che nell'unica volta che lei gli parla e gli dice di prefissarsi un obbiettivo nel futuro lui il giorno dopo fugge con la moto per tornare da Doris. Ah, tra l'altro, le sequenze con la moto sono splendide, cariche di tensione e girate splendidamente.
Quei due minuti ci dicono anche che Freddie è molto più "intelligente" di quello che sembra, forse più di tutti gli adepti messi insieme. Quell' "ora rimettilo dentro che è uscito" mentre scimmiotta il suo vecchio maestro è magistrale, racconta tutto. Freddie non ha mai creduto nelle dottrine della Causa, ma solo nell'uomo che gliele sciorinava.
Alla fine per lui, per la sua psiche, aveva più forza ed attrattiva una donna di sabbia che un uomo in carne ed ossa.
In carne ed ossa sì, ma con dei fili che lo manovravano.

( voto 7,5 )

4.1.13

Recensione "La Migliore Offerta"

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ATTENZIONE, SPOILER SIN DA SUBITO, LEGGERE PREVIA VISIONE

Magistrale.
Quando il ricchissimo banditore d'asta e straordinario esperto di antiquariato Virgil Oldman si siede davanti allo spartano tavolino (altro che il lusso cui era abituato) di un piccolo bar di Praga ci crede ancora.
E' soltanto cambiata del tutto l'ottica. Se prima in una storia che sembrava del tutto autentica Mr Oldman cercava di capire se ci fosse qualcosa di falso, magari anche una piccolissima cosa, come un punto di pennello che un falsificatore di quadri aggiunge "in proprio" per mettere una piccola firma personale, un pò della sua anima in un'opera altrimenti di un altro, se prima dicevamo Mr Oldman cercava di capire se quello che pareva vero nascondeva l'inganno, ora che l'inganno è manifesto, ora che il falso d'autore è palese lui ancora spera che ci sia qualcosa di autentico, la cosa più importante, l'amore. Perchè non avendolo mai conosciuto ne sa così poco che le immagini di quella notte di sesso (una giovane con un vecchio poi, possibile fosse solo teatro?)  e una frase detta al punto giusto da lei lo tormentano, gli fanno credere in modo irrazionale in una cosa che non solo non è più ma non è stata mai.
Ma lui è un esperto di quadri e mobili antichi, non di emozioni e sentimenti nuovi.
No, al suo tavolo Mr Oldman non verrà nessun'altro. E quegli orologi, quei meccanismi che ti ronzano intorno non fanno che accrescere un'altra sensazione, sei stato truffato in una maniera perfetta, calibrata, meccanica.
Strepitoso thriller che gioca col vero e il falso, l'autentico e il riprodotto, il naturale e l'artefatto, il sentito e il simulato.

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Raramente mi sono trovato così affascinato da una storia, da un personaggio, da un'ambientazione così "colta" , da un mondo, quello dell'arte e dell'antiquariato raccontato in un modo così accattivante, misterioso, a tratti sublime altri lercio. Non so se altri l'abbiano notato ma La Migliore Offerta per un caso davvero curioso è la perfetta crasi di due altri grandissimi film del cinema italiano recente, i due sorrentiniani Le Conseguenze dell'amore e L'amico di famiglia. Del primo prende l'uomo solo, schivo, misterioso che alla scoperta di un sentimento così forte subirà un profondo cambiamento, del secondo l'architrave del plot, inutile ripeterla per chi ha visto entrambi i film. E Oldman in alcune sequenze ricorda l'usuraio di Sorrentino.
Già, Oldman. Personaggio magnifico reso ancora più indimenticabile dall'interpretazione da pelle d'oca di quel mostro di Rush capace di restituire tutta la freddezza, l'arroganza, lo stile ma al contempo la fragilità, il disagio e lo scombussolamento interiore che la scrittura del ruolo richiedeva. Sempre grande Sutherland, molto bella e "complessa" lei, più che sufficiente Sturgess.
Regia molto più classica ad esempio del sopracitato Sorrentino ma capace lo stesso di regalare splendide inquadrature e sequenze da urlo come quella quando Oldman entra nella stanza segreta per scoprire la tragedia che l'ha colpito. Il quadro che cade a terra, l'eco del rumore, le pareti spoglie, magnifico.

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Più che montaggio in parallello c'è una sorta di plot in parallelo con l'automa che piano piano si va costruendo di pari passo della truffa. Gli stessi pezzi che vengono fatti trovare a Oldman non sono altro che una beffarda metafora di quello che gli si sta preparando. Non a caso gli ultimi, i più importanti, sono nella stanzetta di lei, quella dove si completa forse definitivamente il processo di innamoramento e coinvolgimento tra i due. E ripensare a quel "nastro ripetitore" che Sturgess riparava tranquillamente davanti agli occhi di Oldman, pensare che quel nastro sarà poi la fatale voce dell'automa fa venire i brividi. Altro che nano. Anche se poi, ancora più beffardamente, sarà proprio una nana a svelare involontariamente tutto l'inganno ad Oldman. E il dispositivo per controllare i movimenti, anche questo passato mirabilmente nel negozio del ragazzo, non è altro che l'ennesima prova: non solo sei stato truffato ma avevi tutto sotto gli occhi Virgil. E, soprattutto,vedere che le uniche tre persone che hai intorno nella tua vita, in una vita parente stretta della misantropia, gli unici tre, il tuo amico di sempre, il nuovo amico cui confidare i tuoi segreti e la donna che ami, tutti erano d'accordo per rovinarti non può far altro che portarti alla pazzia.
Forse la meritava Mr Oldman, forse no.
Ma c'è di peggio, c'è qualcuno che con le conseguenze dell'amore ci muore.

( voto 8,5 )

29.12.12

Recensione: "ATM - Trappola mortale"




Meno male che non ho più una lira nemmeno per piangere.
Almeno son tranquillo che la terribile esperienza vissuta dai 3 ragazzi di Atm non potrà mai capitarmi o almeno non nell'immediato.
Con questa tranquillità mi sono approcciato a questo particolare Bancomat Invasion convinto di trovarmi davanti una boiata senza precedenti.
E invece, miracolo, mi ritrovo per tutta la prima parte del film un più che discreto thrillerino dalla giusta atmosfera e mediamente originale, non foss'altro per l'ambientazione. Anche i dialoghi iniziali sono leggermente meglio del solito, insomma qualcuno che ha perso 5 minuti a scriverli c'è stato. L'uso degli spazi è ottimo, schematico e banale magari ma ottimo. Quell'assassino fermo lì tra la cabina del bancomat e la macchina intriga quanto basta, alcune riprese dall'altro sono davvero suggestive.
Poi nella seconda parte il disastro.
Premettendo che le interpretazioni dei 3 attori sono davvero al minimo sindacale, specie lei (paurosamente simile a Nicole Kidman in alcune inquadrature) che si ricorda di aver paura solo a comando, ci sono così tanti pastrocchi di sceneggiatura da dubitare della sanità mentale di chi l'ha scritta.

Ci si chiede più volte perchè i tre non scappino di corsa quando lui è dietro la cabina (tra l'altro lui NON corre mai), sembra che il mondo sia diventato un microcosmo per cui oltre la loro macchina non c'è più nulla, o si entra in auto o sei morto..
Ma tralasciando alcune situazioni davvero poco credibili si arriva al finale, una roba mai vista.
SPOILER-SPOILER-SPOILER-SPOILER-SPOILER
Cioè, ci vogliono far credere che il piano del maniaco sia perfetto???
Quelle immagini del circuito chiuso che dovrebbero incastrare il ragazzo sono le uniche? c'è un computer interno che ha fatto un montaggio di parte??
No, si dovrebbe vedere anche i tre che guardano per mezz'ora fuori (strano, un maniaco che guarda e parla con le sue future vittime tutto quel tempo), si dovrebbe vedere lui, PROPRIO LUI, il presunto maniaco (il ragazzo biondo intendo) che esce lasciando le sue vittime da sole per poi tornare FERITO. Si dovrebbe vedere il ragazzo moro che esce DA SOLO e torna addirittura mortalmente ferito, si dovrebbero vedere i due ragazzi  che INSIEME uccidono quel malcapitato (ah, tra parentesi, anche la coincidenza che entrasse uno uguale al maniaco faceva parte del piano??), strano modo di cooperazione tra un assassino e una vittima. E mi fermo qua.

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Na roba indegna, manco i peggiori inquirenti potrebbero dar colpa al ragazzo.
E quel fenomeno che è là fuori col cappuccio non è un genio ma un deficente.
E poi quel finale con lui là dentro a preparare chissà cos'altro, quale ulteriore diabolico piano.
Ma a chi fai paura????
Sei un coglione, puoi diventare un genio solo con uno sceneggiatore di parte e sleale.
E comunque tenetevi i soldi sotto il materasso.
Opure se vedete quell'assassino là fuorio mettetevi a far due chiacchiere e giocare a briscola finchè lui non si rompe le palle di andar via.
E prestatemi 300 euro.
Per uno.

( voto 5 )

27.12.12

Recensione: "Hotel"

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Mi sono approcciato a questo piccolo film austriaco pieno di pregiudizi.
Pregiudizi, in questo caso, positivi visto che alla regia c'è quella piccola hanekina di Jessica Hausner, autrice di quella meraviglia di Lourdes, uno dei film più belli passati per questo blog nella scorsa, e in quel caso pure ricca, stagione.
Beh, Hotel è di 5 anni precedente (anche se tra i due non ci sono altri lavori) e senz'altro di gran lunga inferiore.
Ci troviamo davanti al classico film indecifrabile, piccolo gioiello per chi riesce a viverlo e capirlo fino in fondo oppure tremendo e pesantissimo pippone psicologico per chi non ce la fa o magari non vuole sforzarsi un pochino.
Io mi trovo nel mezzo, riconosco al film notevoli qualità ma una gestione del ritmo (lo ripeto sempre, il ritmo per me non è dato da cosa succede nel plot ma dalla capacità di tenermi vivo nell'attenzione o no) e un'eccessiva difficoltà nella sua comprensione.
Irene è una ragazza che trova un impiego in un Hotel sulle Alpi. Sostituisce una ragazza scomparsa misteriosamente. Tutti gli altri componenti della crew dell'albergo eludono l'argomento. Perchè?
Guardando il film mi sono venute in mente tre pellicole grandiose. Nominarle sembrerà una bestemmia ma vi assicuro che a tratti l'altmosfera che si respira li richiama.
Mi riferisco a Shining per l'ambientazione, l'albergo, che sembra quasi un personaggio a sè e per la sensazione che quelle mura nascondano un passato di sangue e misterioso; a The Kingdom di Lars Von Trier all'incirca per gli stessi motivi ma in maniera ancor più pertinente, e al maledetto Antichrist sempre di Trier per quella foresta, per la sua carica metaforica incredibile, per quella punta mai esplicitata poi del tutto di paranormale che aleggia nell'aria.
Irene è attratta da quei corridoi oscuri, è attratta da quel bosco che circonda l'albergo, è attratta da qualcosa di oscuro. E' sì impaurita ma al contempo non riesce a non camminare verso quell'oscurità. Credo che sia questa la tematica principale, l'uomo che piano piano vuole conoscere la parte più nera di sè stesso, che invece che fuggire sotto la luce del sole viene calamitato nel misterioso mondo delle ombre. La locandina sembra suggerire che sì, è questo che la Hausner voleva esplorare.
Gli altri personaggi così strani, sfuggenti, misteriosi, antipatici sembrano quasi appartenere a una specie di setta che vuol portare Irene in una precisa direzione (anche questo aspetto, dei personaggi e del loro ruolo, il film ricorda tanto The Kinkdom).
Però c'è qualcosa che non convince, il plot sembra star troppo tempo fermo, la decisione finale di Irene di incamminarsi là pare troppo esagerata, improvvisa, rispetto alle sequenze che la precedono. Girare un film così a 32 anni non è facile, le sfumature da dare ai personaggi e agli snodi narrativi troppo difficili per una pellicola che basa quasi tutto sull'aspetto psicologico diegetico e di chi guarda.
Curiosa la similarità con alcune scene di Lourdes come ad esempio le cene comuni o quel ballo da balera che se qui è semplice intermezzo nel film seguente sarà colonna visiva e sonora di un finale di una bellezza unica. E anche qua la protagonista se ne sta ferma sul muro a guardare.
Per gli amanti dei super film d'autore visione consigliata.
Magari anche solo per stroncarlo poi.

( voto 6,5 )

25.12.12

Recensione: "L'Illusionista"

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Certo, credo che non ci sia cosa peggiore che bestemmiare il giorno di Natale ma purtroppo non riesco a trattenermi. La dico subito va per non prendere alla sprovvista l'occasionale lettore.
Chomet è il top dell'animazione mondiale.
Forse dovrei spiegarmi meglio. Non so se Appuntamento a Belleville e questo Illusionista siano opere superiori ai grandi capolavori di Miyazaki o a quelli ad esempio di quel meraviglioso studio di tecnica e sentimenti che è la Pixar, anzi, credo proprio di no, ma personalmente le emozioni che provo guardando le opere dell'animatore francese sono qualcosa di incredibile, nessuno riesce a darmele allo stesso modo. Quei disegni a metà strada tra il realistico e il grottesco, quei volti al tempo stesso duri e dolci, quei personaggi così assurdi, strampalati, teneri e tristi, quelle incredibili atmosfere e ambientazioni così meravigliosamente malinconiche, le musiche appena accennate, i dialoghi che non servono, la sensazione di trovarsi davanti, a differenza dei sopracitati maestri, al cinema "normale" che si traveste di cartone animato.
Forse non si raggiunge la magnificenza visiva o di tematiche de La Città Incantata o de Il Castello Errante di Howl; forse, anzi, certamente, non si ride e al tempo stesso ci si commuove come in Toy Story 3 con i suoi giocattoli che si tengono per mano nella discarica o in Ratatouille con Ego che assaggia quel povero piatto e vede sua madre, forse non si raggiungono vette di poesia così alte come in Wall-E, ma io quando vedo Chomet non capisco più nulla.

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Quel tratto di disegno mi entra dentro la pelle, quella capacità di regalare emozioni con le piccole cose, con piccoli rumori, con piccole storie, con antieroi che hanno nel viso la malinconia e la stanchezza della vita, a me fa rimanere incantato.
L'Illusionista è la piccola storia di un mago, appunto, un illusionista che ha fatto il suo tempo.
Perchè la gente non ride più.
E non applaude più.
E non lo vuole più.
Ormai ci sono i nuovi gruppi rock con le ragazzine che gli sbaveggiano dietro (anche se, e nel film l'effetto è davvero comico, i componenti del gruppo avrebbero gusti un pochino diversi...).
Non resta che fuggire dalla Ville Lumiere che ti ha spento i riflettori e andarsene nella rozza e bevereccia Scozia, ovvero un posto dove il tuo coniglio e il tuo ombrello possono ancora sorprendere.
E lo possono fare così tanto che una povera ragazzina pensa che tu sei un vero mago, non un'illusionista,  e scappa con te.
Impossibile non pensare al grandioso Luci delle ribalta dove il clown Calvero/Chaplin non riesce più a far ridere.
Chomet descrive questi piccoli artisti uccisi dal progresso e dalla depressione in maniera fantastica.

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Non solo l'illusionista ma anche il clown prossimo al suicidio o il ventriloquo costretto dalla fame a vendere il suo alter ego pupazzo. C'è qualcosa nel tratto dei volti di questi personaggi che è umanamente incredibile.
Si ride poco qua, non ci sono tanti inserti profondamente comici come nelle Triplettes de Belleville, la malinconia è caratteristica comune di tutti, tutti sembrano appartenere a qualcosa che non è più.
Interessantissimo il personaggio della ragazzina, povera e umile sì, ma teneramente vezzosa quando scopre di poter esser donna.
E poi quel meraviglioso finale.
Lui che va via e lascia a lei quel cartello.

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"I maghi non esistono"
Un groppo in gola, questo ho provato.
I maghi non esistono ragazzina, io stesso ero solo un povero vecchio che conosceva 3,4 trucchi e li ripeteva all'infinito da anni. Ma ora non sono più nulla, posso a malapena stupire un bambino in treno.
I maghi non esistono ragazzina o forse esistevano soltanto una volta quando l'uomo, come il bambino, aveva ancora la capacità di stupirsi e inquietarsi davanti a un treno apparso su un telone o a un coniglio uscito da un cappello.
I maghi non esistono ragazzina ma la magia sì.
E tu l'hai appena scoperta.
Ti aspetta là fuori.
Si chiama amore.
Vedrai, ti farà apparire delle farfalle nello stomaco.

( voto 8,5 )

24.12.12

Recensione "Vita di Pi"

Prefazione.
Lo so, il blog sembra morto.
Ma non lo è.
Il problema sono io e la mia incapacità di scrivere che ho da mesi per vari problemi ma mai, mai, mai, ho pensato di abbandonare del tutto il blog. Ogni giorno mi dico "domani ricomincio alla grande, un film al giorno addirittura, domani ricomincio".
Ma sto domani non c'è mai.
Però, e non lo dico ai pochi lettori che saranno rimasti ma a me stesso, questo domani un domani sarà.
E non solo ricomincerò alla grande ma visiterò tutti gli amici che mi sono stati vicini e ho dimenticato.
Non può piovere per sempre.
Perchè, in effetti, io sono passato alla grandine.
Ma non può grandinare per sempre.
Echecazzo.
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numerosi spoiler

Quando l'adulto Pi ha finito di raccontare, quando instilla nel suo interlocutore (e in noi) il dubbio di quale sia il vero racconto, se quello delle meraviglie naturali, di tigri e isole magiche, di iene assassine e balene fluorescenti oppure quello di uomini malvagi, di crudeltà e morte, quando Pi finisce di raccontare e chiede al ragazzo: "Tu a quale racconto credi?", quando capiamo che tutto l'impressionante film di Lee non è altro che il voler credere o no nell'esistenza di qualche Dio, abbiamo due reazioni.
La prima è banale, pensiamo che questo non è un film di Ang Lee ma di Shyamalan. Che poi i protagonisti sono anche indiani, questo è un film di Shyamalan sotto falso nome.
La seconda, più profonda, è che questo è un film con un suo perchè. Può non piacere, può risultare monotono, banalotto, costruito in maniera troppo asimmetrica con quei raccontini e il raccontone, può sembrare tutto quello che volete ma non potete far altro che dire "Ecco, ecco cosa significava tutto".
"E' così anche per Dio" dice Pi.
E sono mille le cose che poteva voler dire, magari ci torneremo.
Perchè questo film può esser preso anche da un altro punto di vista, quello di una straordinaria pellicola d'avventura di una bellezza visiva a tratti struggente. Odio gli effetti speciali, lo sapete. Ma quando questi non servono ad altro se non a restituire, amplificandola, tutta la bellezza che la Natura ci regala allora anche io sto là, strabuzzo gli occhi e godo.




Godo a vedere la nave che affonda e lui che nuota in mezzo a zebre e scimmie, godo a vedere tigri che saltano su una scialuppa ad azzannare una iena, godo a vedere un mare illuminato al neon di meduse e una balena che ti salta vicino, godo a vedere un branco di pesci che diventa stormo perchè invece che nuotare volano addosso a te, godo nel vedere un mare fotografato di rosa al tramonto con quella piccola scialuppa ferma lì in mezzo, godo per quell'isola di nodose e morbide radici e quell'esercito di suricati, quasi una folla devota in preghiera di qualche Dio.
Gia, Dio, poi ci torniamo.
E, specie in questo periodo, invidio un ragazzo che sa lottare contro la morte in una situazione così impossibile.
E' cinema, si sa, ma persone così attaccate alla vita da resistere in questo modo ce ne sono e Pi è il simbolo di tutti loro.
E mi piace che il film non sia una storiella per bimbi disneyana secondo cui tutte le creature sono buone e dolci. No, la Natura è meravigliosa ma anche crudele, menefreghista, cinica. La tigre non si volta, la tigre è "cattiva" ma ha anche conosciuto la tregua, la pace, la solidarietà di quell'altra bestia indecifrabile che è l'uomo. Si sono odiati, hanno voluto uccidersi, si sono leccati le ferite, si sono aiutati, hanno aspettato di morire insieme, si sono ignorati. Ma la tigre non si volta perchè la sua casa è la giungla e le sue leggi quelle là dentro.




Inutile e pericoloso cercare di analizzare l'infinita potenza metaforica del film.
Inutile perchè la metafora in qualche modo viene anche esplicitata da Pi nel finale in un modo così geniale che dispiace non averla colta durante il racconto "umano".
Pericoloso perchè parlandone rischio di allungare ancora di più sto mio minestrone già troppo abbondante.
Torniamo a Dio.
"E' così anche per Dio" disse Pi, abbreviativo di Piscine Molitor.
Che voleva dire?
Che credere a Dio significa credere alle meraviglie della natura?
Che credere a Dio significa credere a qualcosa che sembra impossibile ma forse non lo è?
Che credere a Dio può rendere più bella e colorata una vita in cui, comunque, l'inizio e la fine terrena sono segnate?
Che tu puoi credere a quello che vuoi ma se credi in Dio non hai bisogno di prove, bastano i segni e i racconti.
Quale è la vera storia? Ho cambiato idea più volte. E ancora non lo so. Anche perchè ancora non lo so se lassù c'è qualcuno.
Quando lo sento, quando so che c'è, se in quei momenti mi raccontano di un ragazzo e una tigre sopravvissuti a 10 mesi in mezzo all'oceano, se mi raccontano di quei pesci volanti, di quella balena, di quei suricati e di una scimmia che indica all'Uomo dove sta suo figlio io ci credo.
Anche perchè forse credere a un cuoco assassino e cannibale è troppo più brutto e meno magico.
Ma, ahimè, molto più probabile.

( voto 8 )

13.11.12

Un'idea editoriale (sperando che non ci sia già stata e nessuno me la rubi)

Oggi ho scoperto con grande dispiacere della chiusura del blog del mio amico Einzige.
Siccome viste le difficoltà degli ultimi mesi era balenata anche a me l'idea di chiudere, un giorno tra il divertito e l'immalinconito ho pensato a questo particolare ed eventuale post, l'ultimo post.
Ho ripensato a tante chiusure di blog che ho letto negli anni, alcuni divertite,alcune tristi, altre tragiche e altre ancora rabbiose.
Oggi mi è balenata questa idea, sperando che non sia già stata realizzata anche se, mi conosco, non la realizzerò mai nemmeno io.
Perchè non realizzare un volume sugli ultimi post dei blog?
Un'opera crepuscolare in cui fare una carrellata e delle riflessioni su quei fatidici ultimi post.
Un libro in pratica sulla morte ma che potrebbe riservare momenti anche comici e divertiti.
Magari diviso per tematiche, si potrebbe analizzare come e perchè una data persona decide, attenzione, DECIDE, di porre fine a qualcosa.
Sì, decide, perchè ci sono tanti blog che muoiono non consapevoli, senza quell'ultimo post che lo annuncia.
Invece chi quell'ultimo post lo scrive ha deciso di chiudere, la fine è molto più matura e, in un certo senso, drammatica perchè in qualche modo (tranne in rarissimi casi) equivale a un piccolo e consapevole fallimento, un sapere di non farcela e annunciarlo.
Non lo so, magari è un'idea di merda ma sono convinto che ben fatto possa avere anche il suo pubblico.
Al Cannibale piacerebbe, sono sicuro.
Ditemi che ne pensate, mi farebbe molto piacere.
Se è già stato fatto avvertitemi che cancello il post immediatamente.
E per la vergogna vi dico già che sarebbe il mio ultimo post.

Recensione "Argo"


piccoli spoiler

Cogito Argo sum, sarà passato per la testa dell'agente Cia Tony Mendez, esperto a "far uscire la gente" in situazioni critiche.
Sì perchè dopo tanto pensare la miglior cattiva idea (sempre meglio delle biciclette del governo) trovata da Mendez per far uscire dall'Iran i 6 americani nascosti a casa dell'ambasciatore canadese è stata proprio questa: Argo.
Cos'è Argo? Un filmetto, anzi una sola sceneggiatura di serie b rimasta dentro qualche cassetto di Hollywood. Quanto basta a Mendez per entrare in Iran e fingersi insieme ai 6 rifugiati una troupe canadese in cerca di location mediorientali per girare il film. Tutto vero eh.
Un passo indietro.Rivoluzione Iraniana, gli studenti assaltano l'ambasciata americana perchè (tra le altre cose) il Grande Satana statunitense aveva accolto tra le sue braccia per curargli il cancro l'ultimo Scià dell'Iran Mohammed Reza Pahlavi , monarca che credette di portare l'occidente e il benessere in Iran ma in realtà regalò povertà e terrore.
52 americani furono presi in ostaggio dentro l'ambasciata, i 6 di cui sopra scapparono.
Apro una parentesi. Se fossi uno dei 52 rimasto più di 400 giorni in terribile prigionia e vedessi dopo 30 anni fare un film sui 6 che per nemmeno tre mesi se ne sono stati in condizioni di moderata agiatezza a casa dell'ambasciatore canadese un pò il sangue mi ribollirebbe eh, echecazzo. Ma questo è cinema e la parte cinematografica, in tutti i sensi, era la loro.Chiusa parentesi.


Affleck, uomo dotato sicuramente di cervella, gran fico tra l'altro, si conferma regista di valore assoluto.
Non ho visto The Town (ho paura troppo action per i miei gusti) ma basterebbero questo e l'esordio di Gone baby gone per confermare quanto scritto.
Coraggiosa (e forse un pò vanesia) la scelta di mettere sè stesso come protagonista in un ruolo in realtà da ispano-americano. Ho il sospetto che Affleck tenesse talmente a questo personaggio e l'abbia così fatto suo da non voler rischiare di affidarlo a nessun'altro.
Film solido come il granito, sceneggiatura perfetta (anche se, come detto prima, troppo poco spazio ai 52), dialoghi riusciti come pochi sia per brillantezza che per incisività, regia classica capace di tirar fuori alcune sequenze da urlo, tensione sempre altissima e un cast da far impazzire con almeno 3 fenomeni, il brechinbeddiano Cranston, Alan Arkin e John Goodman, sempre strepitosi. Anche Affleck, ritenuto in passato troppo scarso per recitare fa un figurone. Ottima, davvero ottima la scelta di far interpretare i 6 ospiti a volti poco conosciuti, un big avrebbe distolto l'attenzione, quei 6 erano un corpo unico.
Alcuni passaggi a mio avviso risultano poco chiari (ad esempio, ma questa operazione non era un rischio tremendo sia per gli americani che i canadesi? una volta scoperti, mettiamo caso anche solo in tv dopo la riuscita dell'operazione, il rischio di vendetta sugli altri ostaggi non era troppo alto? E il Canada che si prese quasi tutto il merito,non aveva paura per i suoi connazionali?) ma per avere una visione completa d'insieme sarebbero servite 4 ore. Affleck più di una volta si affida a trucchetti cinematografici, specie quello dei salvataggi all'ultimo istante ma era impensabile non mettere un pò di cinema in una vicenda storica ricostruita comunque nel modo migliore possibile.
Già, il Cinema. Più che mai in Argo viene fuori il potere salvifico di questa meravigliosa arte...


A questo proposito forse scontata ma straordinaria la scelta di intitolare il film così.
Alla fine quel film non venne mai girato, fu solo fumo sugli occhi degli iraniani.
In realtà però eccolo che arriva 30 anni dopo.
Argo era e Argo resta.
E se al posto di alieni e starlette scollacciate ci sono intrighi politici, impiccagioni e rivoluzioni poco importa (a questo proposito il montaggio alternato tra la lettura del copione e le immagini degli iraniani è geniale).
Chè poi a me gli b movies di fantascienza nemmeno piacciono, meglio questo.
Ma poi, caro Arkin, Argo sta per?
Argovaffanculo.

( voto 8 )

10.11.12

Recensione Hotel Transylvania


Ottimo esempio di come si possa prendere una tematica abusatissima, quella dei mostri, e riproporla con originalità e freschezza.
I cartoni devono sempre partire da un'idea più originale possibile per differenziarsi dagli altri e spesso questa più è banale più è geniale.
Personalmente penso che il top della genialità in questa nuova epoca di computer grafica si sia raggiunto con il meraviglioso Monster and Co con quelle porte scorrevoli che conducevano alle varie camerette, le bombole delle urla, il tilt dovuto all'ingresso a Mostropoli (si chiamava così?) dell'indimenticabile bambinetta.
Non è un caso che abbia citato questo film, e non tanto per l'ovvio rimando ai mostri (paradossalmente Hotel Transylvania poteva intitolarsi Monsters and Co...) ma proprio per quel turning point di sceneggiatura, vero e proprio architrave dello script: i mostri hanno paura degli umani e la loro tranquillità sarà messa a soqquadro dall'arrivo fortuito di un loro rappresentante, nel caso specifico un allampanato e fuori di testa adolescente dal quoziente intellettivo miserrimo.

Risultati immagini per hotel transylvania 2012

E così l'Hotel Transylvania, l'albergo eretto da Dracula in memoria della moglie scomparsa per dare riposo e protezione dagli umani a tutti i mostri, non sarà più quell'ameno (ma un pò imbolsito e triste per la verità) ritrovo a cui Frankenstein and Co erano abituati ma il ragazzetto porterà, in qualche modo, scombussolamento e nuova vita anche perchè di lui si innamorerà la figlia adolescente di Dracula (ottimo personaggio) che ha appena compiuto il suo (cento)diciottesimo compleanno.
Ambientazioni fantastiche, grafica superba e personaggi divertentissimi, il film fa centro senza problemi.
A differenza, ad esempio, del recente Paranorman lascia solo nel finale lo spazio per riflessioni un pochino più profonde per abbandonarsi a una prima parte di scazzo e divertimento purissimo.
I personaggi, come dicevo, sono super: la famigliola dei lupi mannari (lui che non dorme la notte in quella maniera è fantastico), la mummia in sovrappeso, i domestici zombie, Quasimodo e tantissimi altri.


Ho riso più di una volta, e di gusto. Penso ad esempio al Bingo, al marito scheletro geloso, alla lezione di spinning della Mosca (mamma mia che personaggio, peccato poco utilizzato) e soprattutto alla geniale scena del gioco del mimo in cui l'Uomo Invisibile si trovava leggermente in difficoltà ("occhiali" "occhiali" "occhiali agitati", straordinario).
E a livello visivo spiccano le scene del villaggio farlocco e tutte quelle dell'aereo.
Mai eccessiva e ben raccontata la componente più "impegnata", il rapporto padre-figlia iperprotettivo (forse di più per la scomparsa della madre), la scoperta del primo amore e il finale dietrofront del Conte.
Peccato che ogni volta nei cartoni dobbiamo sorbirci il concertino finale, a me smorza sempre l'emozione.
Niente di indimenticabile ma cartone assolutamente consigliato.

( voto 7,5 )

7.11.12

Recensione "La collina dei papaveri"



presenti spoiler

Goro non è Hayao ma può diventarlo.
In realtà sarà difficile parlare delle differenze tra i due perchè anche questo ottimo, forse non magnifico, ma ottimo La Collina dei papaveri è stato scritto dal padre (sceneggiatura adattata però, non originale).
E siccome in un cartone solo un addetto ai lavori può capire che significhi realmente "regia", io che posso limitarmi soltanto alla sceneggiatura non posso non pensare che questo non è altro che l'ennesmo film del grande Hayao i cui La città incantata e Il castello errante di Howl sono senza problemi tra i miei 10 cartoon di sempre, probabilmente nei 5.
Sono due le differenze più lampanti con i maggiori capolavori del padre.
Il primo è l'assoluta mancanza di elementi fantasy, dalle ambientazioni ai debordanti (anche per numero) personaggi che popolavano i magici mondi di Chihiro and co. Certo non si arriva al drammatico realismo che ha per esempio quel grande capolavoro che è Una tomba per le lucciole (un mio cruccio non averne parlato, fa parte dei dispersi di questi mesi), siamo pur sempre davanti a un film per famiglie (non per bambini tout court però) ma tutte le vicende e i personaggi sono assolutamente verosimili.
L'altra differenza più grande, molto meno evidente e probabilmente soggettiva, è che questo film di Goro abbia bisogno assolutamente della visione completa per avere un suo perchè, per acquistare valore, per essere apprezzato.

Risultati immagini per la collina dei papaveri

Nei film di Hayao l'intreccio di solito è un tantino confuso e l'esplosione di vicende, personaggi, tematiche e ambientazioni rende quei cartoni così ricchi di cose che possono sopravvivere ed essere amati a prescindere dalla perfezione di script.
Qui il cerchio deve essere chiuso per forza, le due vicende parallele, quella della difesa da parte degli studenti di un loro presidio culturale, il Quartier Latin, una specie di scuola autogestita davvero suggestiva, e quella più intima dell'amore forse impossibile tra Umi e Shun, queste due vicende dicevo devono esser chiuse perchè il film non risulti pesantemente incompleto e forse addirittura noioso, inutile.
Per il resto sempre forti le tematiche di Hayao, quelle sociali, quelle del ricordo, quelle del legame con la tradizione e il rifiuto del progresso e curiose alcune analogie, quasi identità, con altri film precedenti, come l'aspettare la nave del padre di Ponyo o le pulizie totali del castello errante.
Non parliamo ovviamente dei disegni, marchio inconfondibile dello Studio Ghibli, quei volti disegnati con la poesia nella grafite.
Il film nell'ottima seconda parte trova un suo perchè, il Quartier Latin, simbolo di attaccamento alla cultura e alla tradizione ma anche di magnifica condivisione da parte di ragazzi di esperienze ed ideali è salvo mentre la faccenda dei due ragazzini si tinge di giallo e forse rimane un punto interrogativo fino alla fine.
Sono davvero fratelli o no?



Tenerissima e anche un pò scomoda la tematica dell'amore che rischia di non poter esser vissuto perchè sostituito da quello fraterno.
E splendide soprattutto due scene, gli occhi di lei che si bagnano durante l'arringa di lui in assemblea, magnifica sequenza in cui in due occhi vediamo nascere un amore non solo fisico ma anche intellettivo e soprattutto un indimenticabile abbraccio tra Umi e sua madre, un abbraccio che nasconde una verità che la figlia crede di avere ma non vuole rivelare alla madre (che forse, però, lo sa già). Quelle lacrime, quel misto di dolore,affetto e parole non dette che si scambiano le due è qualcosa di grande, che nasconde un mondo sotto.
Umi, Shun, fregatevene della storia di quella foto, vivete la vostra.

( voto 7,5 )

26.10.12

Recensione "Sharktopus" - Gli Abomini di serie Z - 19 -


O.k, questa in realtà non è la recensione di Sharktopus.
Perchè approfitto di aver visto sta boiata per dire la mia DEFINITIVA sui monster movie scrausi.
Chi mi legge saprà che i miei gusti cinematografici vanno principalmente in due direzioni completamente opposte, il grande cinema d'autore pieno di contenuti e l'horror, ben volentieri anche quello scrauso.
Però il monster movie scrauso lo ODIO.
ODIO.
Sto parlando di quei filmetti in cui gli animali sono:
1 perlopiù giganteschi (tanto che tremo ogni volta che su un titolo vedo Giant o Mega, brrrrrr)
2 perlopiù marini (perchè diciamocelo, tutto sto filone deriva da Lo Squalo, non ce son catzi che tengono)
3 perlopiù modificati geneticamente
4 perlopiù uno contro l'altro (indimenticabili i titoli con vs, vedi Dinocroc vs Supergator o Boa vs Python, cioè un boa contro un pitone, masticazzi!, a che serve, ha un'istanza informativa per farci capire le differenze tra i due serpenti?)

Ecco, il terzo punto è quello più interessante perchè ci porta ad altre due possibilità.
La modifica genetica può aver portato a dimensioni pantagrueliche, vedi il cult Mega Shark vs Giant Octopus oppure ad un incrocio di specie come, per restare nel pezzo,il nostro Sharktopus, mezzo squalo e mezzo polpo. Non è un caso che fornendovi i due esempi abbia parlato in entrambi e casi soltanto di Shark ed Octopus perchè, e questo sopra l'ho dimenticato, un'altra caratteristica de sti film scemi è che gli animali sono:

5 perlopiù sempre gli stessi




Ora, io dico, vivaddio.
Perchè?
Perchè se i fenomeni dietro a queste operazioni un giorno, maledetto quel giorno, si svegliassero e si rendessero conto che esistono altri animali che con il mare o comunque con un certo retrogusto anfibio hanno poco a che fare sarebbe la fine.
Le possibilità di Mega, Giant e incroci vari sarebbero infinite.
No, tu immagina a quali derive potremmo arrivare.

1 derive domestiche tipo
Mega Rabcat vs Giant Chickdog
in cui un coniglio gigante che fa le fusa combatte contro un cane che fa le uova

2 derive giunglesche tipo
Monkele vs Girtig
dove una scimmia dotata di proboscide le suona a una tigre con un collo lunghissimo

3 derive aeree tipo
Giant Woodcock vs Eaglehawk
in cui un potentissimo uccello modificato, incrocio nientepopòdimeno che tra un falco e un'aquila deve vedersela sì con una semplice beccaccia, ma gigante.

Vi rendete conto?


Io con Sharktopus ho chiuso col genere, per sempre.E molte delle colpe ce l'ha anche il fratello di Julia Roberts.
Sì perchè forse se non ci fosse stato Eric Roberts su sto film, forse forse non l'avrei odiato così.
E forse avrei dato un'altra chance alla categoria.
Ma Eric Roberts è insopportabile dai.
Sul film fa solo un gesto, si toglie o rimette gli occhiali.
Almeno 15 volte.
Meno male che alla fine lo Sharktopus lo uccide.
Che poi muore in un'agonia terribile, terribile.
w lo Sharktopus
abbasso lo Sharktopus

voglio Monkele.

voto 2



25.10.12

Alla ricerca del tempo perduto (parte 2)

Continua la carrellata dei film visti in questi mesi e non recensiti. I voti, come dicevo nella prima parte, sono da prendere davvero con poca attenzione visto il ricordo semi-sbiadito di alcune visioni.

NAMELESS Visto praticamente insieme a Second name li confondo un pò data la stessa provenienza (Spagna) e la materia di base (sette sataniche). Curiosamente uno, questo, è di Balaguero, l'altro di Plaza, i due registi di Rec. Nameless lo trovai molto confuso e con una colonna sonora talmente invadente e irritante da voler togliere il dvd. Il finale è apprezzatissimo, il problema è che io ci sono arrivato completamente deluso. 5/5,5

SECOND NAME Molto meno horror e più drammatico dell'altro il film di Plaza procede molto lentamente per essere un thriller. Però l'intreccio non mi è dispiaciuto e la faccenda degli Abramiti e del secondo nome l'ho trovata molto interessante. Sti spagnoli co le cricchette sataniche son fissati. 6

LADDA LAND Horror thai dai grandi pregi e grandi difetti. Tra i primi un'eccellente regia/fotografia e la capacità rarissima di non avere un solo secondo di stanca, per le persone impressionabili è un salto dalla sedia continuo. Però la trama alla base è completamente scollegata con dei passaggi narrativi alla viemmeatrova. Non si capisce davvero di cosa voglia parlare il film popolato anche da alcuni personaggi inutili. Suggestivo però 6,5/7

MY SON MY SON WHAT HAVE YE DONE Ecco, questo avrei voluto proprio recensirlo per bene caspita. Lynch dietro l'operazione, Herzog alla regia, se un film doveva essere più d'autore di questo sarebbe stato difficile. E infatti non si capisce bene cosa la pellicola vorrebbe raccontare con una trama ridotta all'osso e una stasi senza soluzione di continuità (pare un ossimoro in effetti). Fortissima una componente psicologica probabilmente freudiana sul rapporto madre-figlio. Film senz'altro meritevole d'analisi ma oramai non ricordo nulla se non la grande ennesima prova di quel mostro che è Michael Shannon. A proposito, ho visto Michael Shannon in Take Shelter, Bug e qua, ha fatto sempre la parte del pazzo, incredibile. E, mi dicono, che anche in Revolutionary Road non è che sia tanto normale... 7

BUG Sottovalutato e misconosciuto film del Friedkin esorcistiano. Pellicola che narra di due giovani e della loro terribile e insanabile paranoia, quella degli insetti. Bravissimi gli interpreti, la Judd e il sopracitato Shannon. Film piccolo ma molto suggestivo dall'impronta quasi teatrale. 7

AMERICAN GOTHIC Me l'avevano venduto (o forse me l'ero venduto da solo) come un cult assoluto. Mah... Titolo senza senso, personaggi senza senso e trama con poco senso. Aridateme Scannati Vivi. 5

LAKE MUNGO Nettamente il migliore tra gli horror visti in questo periodo. Film che si spaccia così bene per documentario che ci sono praticamente rimasto fregato anche io. A chi piacciono le storie di fantasmi (più che fantasmi attivi qui parliamo di apparizioni in foto) la visione è imprescindibile. Il film va avanti aggiungendo ogni volta nuovi tasselli, la storia da drammatica diventa veramente terribile. Costruito che è una bellezza presenta nel finale una scena così spaventosa che non fatico a metterla tra le più spaventose di sempre per il sottoscritto. Non fa paura solo per quello che è ma per quello che rappresenta. 8

UBRIACO D'AMORE Ennesima conferma per l'Anderson di Boogie Nights, Magnolia, Il Petroliere e (lo voglio vedere!!!!!!!) del veneziano The Master. Ed ennesima grande conferma anche per Sandler dopo il magnifico Reign over me. Film che narra di un amore tanto dolce quanto surreale. Impossibile non innamorarsi del personaggio principale. 8

DEATH SENTENCE Cioè, non sono un waniano ma Wan ha talento. Il regista di Saw, Dead Silence ed Insidious per una volta si cimenta col thriller, un thriller sanguinario su una vendetta efferata (giustamente) come poche. Seconda parte un pò più debole ma il film avrebbe meritato maggior fortuna. 7

THE WOMAN IN BLACK Grandi mezzi, grande budget e di conseguenza grandi location e grande qualità tecnica. Ma a livello narrativo il film è un disastro assoluto, quasi niente da salvare. E Harry Potter, se mai ci doveva essere l'ennesima conferma, può interpretare solo Harry Potter. 4,5/5

AL CINEMA: IL CAVALIERE OSCURO-IL RITORNO Se non fosse esistito il primo parleremmo di un gran film. Ma il primo, fortunatamente, è esistito e il confronto non regge. Lo script è talmente più povero che deve essere infarcito di una mezz'ora di scazzottate per pienarsi. E Bane non è il Joker ma un personaggio sì affascinante ma di cui non si riesce praticamente a capir nulla, un abbozzo. E poi per noi perugini sentirlo doppiato da Timi è stranissimo... 7,5

AL CINEMA: L'ERA GLACIALE 4 E così Timi si prende anche il doppiaggio di Manny, sono contentissimo per lui (sta a 40 km da me, l'ho conosciuto e volevo farci la tesi di laurea). Altro episodio della saga ancora una volta abbastanza solido anche se, credo, dovrebbe essere narrativamente l'ultimo. Il più avventuroso della serie ha in Capitan Sbudella il suo personaggio più riuscito. 7

L'ESERCITO DELLE 12 SCIMMIE Il Gilliam più alto? Forse, anche se La leggenda del re pescatore sgomita non poco. Impianto narrativo impressionante tanto da poter risultare molto confuso ad una visione poco attenta. Grande atmosfera, grande idea, grandi attori. Un cult. 8/8,5

L'ARTE DEL SOGNO Mezza delusione. Gondry alla regia e Garcia Bernal attore principale mi facevano leccare le dita. Invece il film esagera nel suo continuo mixare realtà e sogno, si rischia l'overload. Un pò più asciutto sarebbe stato interessantissimo. Film che esalta come pochi la forza dell'immaginazione a contrastare le difficoltà della vita reale. 6,5

THE GAME Cazzarola, questo tutti sti anni me l'ero perso... E meno male che alla strofa in Kevin Spacey di Caparezza non avevo mai prestato troppa attenzione. Ottimo film tutto basato sul gioco dell'inganno. Il colpo di scena finale è fantastico ma apre semivoragini narrative o comportamentali che preferisco non analizzare. Faccio finta che vada tutto bene va. 7,5

AL CINEMA: RIBELLE. La Pixar è sempre la Pixar. La prima parte è strepitosa, simpatica, avventurosa e piena di scene e personaggi magnifici. Poi dopo la "trasformazione" il film diventa troppo femminile e sentimentale per i mie gusti. No, la mamma orso non mi è piaciuta. Ottimo il personaggio di Merida invece. 7,5

AL CINEMA: TED. McFarlane cerca di Griffinare il più possibile il film ma purtroppo non ha coraggio fino in fondo. Se si fosse incentrato tutto nella figura di Ted avremmo avuto un capolavoro mentre la storia d'amore seppur ben raccontata addolcisce troppo il tutto. Quattro, cinque scene di una forza comica pazzesca. E Mino Caprio è sempre strepitoso. 7