20.9.14

Recensione "Zombie Ass"



la recensione è piena di parolacce e vi permetterà finalmente di capire realmente la credibilità che posso avere in ambiente cinematografico

chi è facilmente impressionabile da linguaggi osceni stia alla larga

per evitare che le parolacce siano troppo invadenti le scriverò in MAIUSCOLO

Io pensavo che un film dove il PENE di un porno-attore si stacca dal porno-attore e diventa un terribile serial killer (citazione trash de Il Naso di Gogol probabilmente) fosse il massimo che una trama cinematografica potesse offrirmi.
Sì, credevo che One Eyed Monster fosse insuperabile.
Invece ho dovuto ricredermi.

Questo è un film in cui la trama parla di un parassita che ti entra in bocca e ti esce dal culo.
Tutto quello che c'è in mezzo a questo processo sono solo CULI, MERDA, SCORREGGE E PARASSITI CHE VOGLIONO USCIRE DAL CULO.

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Quindi se uno per una volta può scrivere in una recensione senza forzature ma solo per raccontare al meglio il film parole come CULI, SCORREGGE, MERDA E PARASSITI CHE ESCONO DAL CULO va fatto.

CULO, MERDA, SCORREGGE, PARASSITI CHE ESCONO DAL CULO, CULO, MERDA, SCORREGGE, PARASSITI CHE ESCONO DAL CULO, CULO, MERDA, SCORREGGE, PARASSITI CHE ESCONO DAL CULO, CULO, MERDA, SCORREGGE, PARASSITI CHE ESCONO DAL CULO, CULO, MERDA, SCORREGGE, PARASSITI CHE ESCONO DAL CULO, CULO, MERDA, SCORREGGE, PARASSITI CHE ESCONO DAL CULO, CULO, MERDA, SCORREGGE, PARASSITI CHE ESCONO DAL CULO, CULO, MERDA, SCORREGGE, PARASSITI CHE ESCONO DAL CULO, CULO, MERDA, SCORREGGE, PARASSITI CHE ESCONO DAL CULO, CULO, MERDA, SCORREGGE, PARASSITI CHE ESCONO DAL CULO,

ah, e anche tanto VOMITO

tanto

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è la storia di una ragazza che non ha mai scorreggiato, ne ha paura

e delle sue amiche che vogliono mangiare tenie lunghe un metro per dimagrire

ma le tenie poi diventano i sopracitati parassiti che escono dal culo

e lo fanno TRAMITE SCORREGGE IMPRESSIONANTI, SCORREGGE CHE NON HANNO MAI FINE, SCORREGGE INFINITE CHE RAPPRESENTANO IL TRISTE DESTINO DELL'UOMO

poi c'è L'UOMO MERDA, letteralmente

poi dopo l'uomo merda ne arrivano altri 15 PERCHE' LA MAMMA DELLA MERDA E' SEMPRE INCINTA

poi ci sono solo CULI, TETTE, CULI, TETTE E TANTE SCORREGGE

e allusioni praticamente continue a penetrazioni e fellatio

anzi, altro che allusioni, le ragazze hanno a che fare con parassiti falloidi di 3 metri

perchè l'uomo che ha creato questo capolavoro è lui


qui quando sta bene, altrimenti



nel massimo delle sue potenzialità

aiutatelo, vi prego, fate che non guarisca, lui vuole guarire, vi prego, aiutatelo a non guarire

perchè altrimenti non avremo mai più sceneggiature con battute cult come:

CAGHERO' COME MAI FINORA
FARO' UNA SCORREGGIA SENZA FINE
TIENI, INGOIALO TUTTO E POI FALLO USCIRE DAL CULO

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e non vedremo mai più il profilo del diavolo nascosto nel GAS DI UNA SCORREGGIA

non mi frega nulla se sono le battute più scontate del mondo, quelle che farebbe pure un bambino di 4 anni

ma questo è UN FILM DI MERDA
con attori che fanno CACARE

indimenticabile

18.9.14

Recensione "The Look of Silence" - BuioDoc - 12 -

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Il corpo di un vecchio così vecchio che pare un bambino viene lavato con cura.
E' piccolo, scheletrico, ha le braccia che paiono lunghe da quanto son magre.
E' cieco, ha quasi, o forse pure più, di 100 anni.
E' indonesiano.
E nel 1965 suo figlio fu uno del milione di persone trucidate dall'esercito perchè "comunista".
Due anni dopo l'eccidio nacque Adi, ossia il fratello, anche se postumo, del ragazzo ucciso.
Adi fa l'ottico ma un ottico è solo un ottico, non Gesù Cristo, quindi se il padre è cieco cieco resterà.
Ma Adi vuol sapere la verità sul 1965. E allora la verità la va a chiedere direttamente agli assassini.
Meravigliosa "parte due" di quel a sua volta meraviglioso documentario che fu The Act of Killing del regista americano Joshua Oppenheimer.
Con molta fretta e semplificazione si è parlato di questo secondo "capitolo" come la voce alle vittime del massacro rispetto al primo in cui si diede voce ai carnefici.
Ecco, non è proprio così.



L'istanza è senz'altro quella, perchè in The Act of Killing il regista fu completamente travolto dagli eventi. Gli assassini non solo non si schernirono ma vollero diventare i protagonisti del film, raccontando, recitando e glorificando tutto quello che avevano fatto. In realtà il regista voleva girare un documentario classico ma si ritrovò queste due star che lo fecero diventare qualcosa di assurdo, surreale. E non ci fu quindi nè modo nè spazio per dar voce alle vittime.
Che poi si sa, a parlare sono sempre le vittime, mai i carnefici. Credo che in letteratura, nel cinema, ma pure nella vita vera (penso ai sopravvissuti dell'Olocausto) film, libri e parole siano sempre quelle delle vittime, mai che gli assassini abbiano il coraggio di farlo. Ci sarà un rapporto 10 a 1. A questo proposito consiglio l'incredibile romanzo Le Benevole di Jonathan Littel. E' il "male" che parla. E solo sentendo il male si possono capire tante cose in più. Ad esempio che in certi contesti e in certi periodi storici mostri si poteva diventare tutti, anche noi stessi. E questo dà fastidio raccontarcelo ma è così.
Comunque sì, in The Look of Silence Oppenheimer può finalmente dar voce alle vittime e per farlo prende un solo caso, quello di un ragazzo ucciso in un modo inumano, se possibile peggio ancora degli altri.
Va dalla famiglia di quest'ultimo (il vecchio bambino di cui sopra, sua moglie, una vecchia dall'intelligenza e forza sovrumana e il nuovo figlio di loro, Adi) ed insieme ad Adi va a "intervistare" molti degli assassini.



Ecco perchè parlavo di semplificazione ed errore nel considerare The Look of Silence solo come voce delle vittime.
In realtà forse ancora di più che nell'Atto dell'uccidere la voce degli assassini è ancora più forte, perchè messa a confronto, sbattuta in faccia alle vittime (di cui Adi è il simbolo).
Dirò di più, anche qua ci sono delle ricostruzioni da parte dei carnefici delle loro barbarie, e se possibile sono persino più forti, perchè non costruite teatralmente, niente trucco, teatro di prosa e battute.
Vanno nel luogo del massacro e raccontano.
Ed Adi vede tutti questi video.
E' come se Adi vedesse le parti tagliate (o che Oppenheimer non ci aveva mostrato) di The Act of Killing.
O.k, non c'è lo straniamento di allora, là la situazione si fece così assurda e surreale che lo spettatore, se possibile, ne restava ancora più disgustato. Quello è e resterà un doc unico, anche se "avvenuto" praticamente per caso.
Qua invece tutto si fa leggermente più classico, c'è un minimo di costruzione (ma proprio un minimo), un minimo di scelte.
Ma per il resto il livello è lo stesso, anzi.
A livello puramente cinematografico siamo 3,4 gradini sopra.


C'è un gusto e una scelta delle inquadrature pazzesco con una profondità di campo che a volte raggiunge le centinaia di metri.
Nessuna spettacolarizzazione, nessuna presa di posizione, nessuna voce del regista, nulla, ma anche a livello visivo sto doc è davvero potentissimo, specie nelle piccole cose, che siano due mani che tagliano un peperone, un ponte, un fiume, dei bozzoli di farfalla che saltano in un pavimento.
Adi guarda tutti i video, Adi vuole sapere la verità, ad Adi non sta bene che anche a scuola si continui a dire che il massacro fu giusto perchè i comunisti erano crudeli e senza Dio. Sì perchè gli autori del massacro sono ancora vivi e vegeti, e comandano la nazione. Il clima è praticamente lo stesso di allora e la paura c'è, e tanta.
Ma Adi vuole semplicemente che gli assassini lo guardino in faccia e dicano ciò che vogliono.
Ed è qui uno dei punti di forza di questo straordinario doc.
Nelle varie interviste succede di tutto.

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A volte gli assassini sembrano pentirsi, a volte sembrano ancora glorificare le loro azioni, a volte si vantano di tutto quello che hanno fatto e altre dicono che loro alla fine non hanno responsabilità. Ma questo bianco e nero accade nelle STESSE persone, da una domanda all'altra, specie se e e quando Adi dice loro di essere il fratello di una vittima.
Ma la magia di cui parlavo è nei silenzi. Ogni intervista ha lunghe fasi di silenzio, specie nei finali. Adi guarda in faccia i mostri, loro non sanno più che dire. Silenzi dalla forza impressionante, ti mandano in apnea. Del resto è questo il Silence del titolo.
In almeno due interviste poi accade una cosa davvero strana, la sensazione terribile che nulla sia cambiato, le minacce, quasi esplicite, che nel caso Adi continui a far domande quel massacro potrebbe succedere di nuovo. L'aria si taglia col coltello, questo non è cinema, questa è vita vera, tensione vera.
Personalmente questa seconda parte mi ha fatto più male della prima, di The Act of Killing.
Se là ero al contempo disgustato ma quasi affascinato da quelle due "star" qui non c'è fascino, non c'è filtro.
Sentire dei massacri, sentire quelle belve come squarciavano gole e bevevano il sangue delle vittime per non impazzire, sentire quello che hanno fatto a Ramli (il fratello di Adi), vederli ancora adesso comandare il paese e minacciare di nuovo beh, mi ha fatto star male, e parecchio.

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Bellissimo anche se terribile vedere Adi compiere lo stesso percorso che porta al fiume, quel tragitto che abbiamo sentito raccontare o abbiamo visto tre volte, una nel 1965, poi più di 40 anni dopo dai carnefici del video (con tanto di selfie finale) ed ora da Adi.
Quel fiume ha visto inghiottire centinaia di persone, tutte orrendamente uccise prima.
Adi fa l'ottico, mette dei simpatici occhiali alla gente (quelli della locandina) dove provare lenti di varie gradazioni. E vederlo che chiede e si sente raccontare di quei massacri mentre sta compiendo il suo lavoro è stranissimo.
E' come se quel gesto fosse simbolico, ecco guarda, ti aiuto a vedere, la tua vista è offuscata, ecco guarda, cosa vedi? cosa avete fatto a mio fratello e agli altri?
E questi vecchietti che furono boia paiono quasi ridicolizzati da quegli occhiali, resi macchietta, e in qualche modo diventano "clienti" di Adi.
Si arriva al finale con fatica.
E forse più del finale scelto dal regista io scelgo e faccio mio quell'abbraccio di Adi al boia che gli racconta di come beveva il sangue dei suoi "fratelli".
La figlia del boia che non riesce a trattenere le lacrime, Adi che si alza, abbraccia prima lei e poi lui, incredibile, pelle d'oca come raramente l'ho avuta in sala.
Ma forse no, forse il finale migliore è proprio quello che c'è.

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Ma non il finale, dopo il finale.
Sono quei titoli di coda, sono quel nero silenzio rotto da una nenia di un vecchio, sono le 15 persone in sala intorno a me che non si alzano, sono gli "anonimi" che invadono il cast e la troupe, sono la sensazione di aver visto qualcosa di terribile, qualcosa che quegli "anonimi" che scorrono sullo schermo ti dicono che no, ancora non è finita.

( voto 9 )

17.9.14

La nostalgia dei santilicheri


Sinceramente, sport a parte su sky, per me la tv non esiste.
Calcio, tennis, golf e biathlon su tutti.
Non è vero, uso il colosso di Murdoch anche per programmi gastronomici, il canale 118 sui serial killer (mia passione da sempre, anche perchè soltanto grazie alla conoscenza del vero male possiamo conoscere meglio l'uomo e capire quanto siano straordinarie e importanti le tante oasi del Bene) e altri programmi del cazzo ma divertenti come i vari banco dei pegni o pescatori di paludi.
Oggi torno per sbaglio sulla tv generalista.
E c'è Forum.
Ora, da quando nella mia vita ricordo esista la televisione esiste anche Forum.
E, lo ammetto, è stato un mio guilty pleasure per anni.
Lo guardo mezz'ora, oggi, ed è sempre lo stesso, gli stessi fantoccini messi là dagli autori a interpretare ruoli, le stesse facce là dietro sul pubblico, la stessa identica formula, anche perchè formula che vince non si cambia, ovvio.
Però, tutto uguale sì, ma tutto diverso.
Erano altri tempi quelli in cui c'era il poliziotto Pasquale, con quella voce distrutta dalle sigarette, con quell'aria da piacione che uno si immaginava che poi, finita la trasmissione, se faceva un giro con tutte le signore presenti nel pubblico (a quei tempi non ancora cougar, o almeno non ufficialmente).
Erano altri tempi quelli in cui c'era a presentare la figlia di un generale ucciso dalla Mafia, una signora che per virtù, bigottismo e compostezza dalla chiesa sembrava proprio arrivare in effetti.
Grande professionista e eroina del nostro tempo visto che per anni e anni ha dovuto lavorare con un personaggio che vedremo poi.
Erano altri tempi quelli in cui c'era a presentare con la figlia del generale un ex ragazzo obeso che in una classe chiamata 3C prendeva più "2" di quanti ne ho presi io.
Brutto, roscio e obeso.
E poi tutti lo ritrovammo in quel finto tribunale brutto, roscio e magro.
Ma tipo 50 kg in meno eh.
Però, con tutto il rispetto, stupido allo stesso modo.
Ahimè, a presentare una trasmissione un uomo che non sa mettere 3 parole in fila e che ogni volta che qualcuno diceva qualcosa che andava oltre il mero barbarismo lo guardava con un'espressione basita, spenta, con la testa leggermente inclinata, cercando un modo posturale per capir meglio quello che sentiva.
Ma io mi dico, i vegani fanno tante battaglie contro i bracconieri, ma non sarebbe stato meglio averle fatte aggiungendo la maiuscola quando serviva?

Erano altri tempi quelli in cui c'era come giudice un vecchietto che non moriva mai.
Un vecchietto con un nome così strano che da piccolo non riuscivo a capire, santilicheri, ma che vuol dire mi chiedevo.
Era sempre lì, piccolo, ironico, intelligente e arguto prima che l'età e, forse, una malattia, non lo portassero a presenziare solo per farfugliare qualcosa.
Erano altri tempi quelli in cui c'era la bilancia con sassolini di misura diversa, che capivi già a 10 anni che la giustizia alla fine è una cazzata.
Ora c'è la Palombelli, ora al posto dei Pasquali, Bracconieri e piacioni (anche l'insopportabile Senise non scherzava) ci sono due ragazze anonime vestite così castamente come per dire, ecco, noi facciamo tv di qualità, senza mostrare le gambe.
E dietro, nel pubblico parlante e non, tutti sti ragazzi, sti signori e ste signore che girano intorno a cinecittà e campano di quello, ragazzi con le pettinature belle che si guardano in camera, signore che hanno raggiunto lo straordinario obbiettivo in vita di passare da essere spettatrici di Forum a comparse di Forum.
E nuovi giudici, bravi o meno.
E attori sempre più straordinari nell'interpretare ruoli, ma perchè non li prendono al cinema, che siamo ridotti a Vaporidis e Muccino?
Non credo ricomincerò a vedere Forum, non credo proprio.
Torno allo sport, ai banco dei pegni, alla cucina e ai pescatori nelle paludi.
Ma, anche se tutto è cambiato, mi ha fatto bene vedere che ci sono tradizioni che vanno avanti, fili col passato non ancora spezzati, tentativi, magari spenti e poco convinti, di dirsi ancora che no, non siamo completamente assorbiti dal mondo nuovo.
Forum è il calzolaio sotto casa che prova a non abbassare ancora la saracinesca, la trattoria in cui cucina la nonna, un bambino che corre ancora in un prato, il darsi un appuntamento a voce e non avere un cellulare per poterlo mancare.

14.9.14

Recensione "The Poughkeepsie Tapes" - Horror Underground - 11 -


Non so se sia un caso, probabilmente lo è solo in parte, ma mi trovo ad aver visto due film consecutivi del buon Erick Dowdle (con suo fratello correo), ovvero questo, ca va sans dire, e quel riuscito pastrocchio che è stato Necropolis.
In mezzo c'erano stati il discreto Devil e l'operazione, francamente inutile e poco riuscita, del remake di Rec, Quarantena.
Altra coincidenza è che sto film venga appena dopo aver stilato la ballerina (nel senso di molto ma molto poco convinta) lista dei film più disturbanti, lista nella quale The Poughkeepsie Tapes, che d'ora in poi chiameremo semplicemente The P. Tapes per risparmiare dita e neuroni, starebbe con tutte le scarpe.
Siamo dalla parti dei film che percorrono il pericolosissimo confine tra le opere socialmente accettabili e quelle amatorialmente inaccettabili, ossia le macellare e scioccanti merde (non) d'autore.
In realtà sul confine The P. Tapes ci sta semplicemente per il soggetto e per quello che racconta durante l'ora e mezzo di visione perchè in quanto ad immagini ce ne sono sì di fortissime (da star male per i non avvezzi) ma non c'è mai, veramente mai, quel perverso gusto del dettaglio macabro o gratuitamente scioccante.
Insomma, l'atmosfera e il racconto hanno molta più importanza delle singole immagini in sè.

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Il soggetto, a proposito, è incentrato sulle videocassette ritrovate in casa di un terribile serial killer operante negli USA nei primi anni 90 (a partire dal 93 credo).
L'assassino già da anni era braccato dalla polizia ma la sua cattura si era resa quasi impossibile a causa dell'incredibile capacità del killer di mutare modus operandi e tipo di vittime, cosa rarissima negli assassini seriali. La polizia brancola. Ma alla fine ritrova queste tremende tapes e può finalmente vedere in faccia l'orrore, quell'orrore del quale conosceva sì e no il 10%.
Sì perchè questo killer (soprannominato The Butcher, il Macellaro) ama riprendere tutti suoi crimini, tutte le sue sevizie, tutti i suoi giochetti.
La qualità video delle vhs è scandalosa. Pixel questi sconosciuti, colore che si alterna al bianco e nero, interferenze, riprese a cazzo, insomma, un disastro.
Eppure è qua tutta la potenza di questo possibile cult, nella sua sporcizia, amatorialità e verosimiglianza.
Anzi, il killer è esistito veramente, altro che verosimiglianza.
Anzi, non è vero.
Sì, è vero.
Fate voi.
L'assassino è veramente terribile, perverso, cattivo, anche geniale nella sua malattia.
Vedere ad esempio l'incontro con la madre della ragazza sequestrata, la facilità con la quale riusciva a fregare la gente o quello che fa alla sua "schiava".
Atmosfera perfetta, urla, implorazioni, pazzia, maschere veneziane.

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Tantissimi momenti da horror perfetto, come l'iniezione, come la camminata con maschera sopra la testa, come la terribile condizione, a mò di bambola, nella quale il killer costringe la ragazza "amata".
La scena con le due bambine poi, il finale di quella scena, è davvero sorprendente.
Ho apprezzato, lo ripeto, il riuscire a fare un film "malato" senza esagerare o non scendere nel dettaglio lasciando il posto a tutto quello che avveniva prima o dopo degli orrori più grandi.
Anche tutto quello che la povera schiava ha subito negli 8 anni di prigionia, o comunque gran parte di quello che ha subito, è soltanto raccontato, non mostrato.
Ed è terribile, perchè verosimile, il parossismo della Sindrome di Stoccolma che colpisce la ragazza. Probabilmente a livello umano quell'intervista è la cosa più tosta del film, il pensare che quell'orrore le possa "mancare" è davvero tosta come cosa.
E affatto incomprensibile.
Se a livello di immagini c'è quindi un minimo "freno" a livello di racconto non ci sono inibizioni, siamo davvero al circo degli orrori.
E, altra cosa meritevole, anche a livello sessuale non si mostra nulla, nulla.
Ma vi assicuro che tutto quello che c'è basta e avanza.

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Piccolo film quasi solo per appassionati anche perchè per tutti gli altri rischia davvero di essere troppo disturbante.
E, per una volta, c'è un uso perfetto, anzi doveroso, della telecamerina, vera protagonista (tramite le vhs ovviamente) della pellicola.
Insomma, un giovane regista che ha già fatto tante cose e diverse tra loro.
Ma la migliore, probabilmente, era all'inizio.
Questa.

( voto boh, 6.5/7-5)

13.9.14

Recensione "Necropolis - La città dei morti"

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Avete presente quando fate (o.k, quando vi fanno) una torta e viene
fuori malissimo?
La prendete dal forno ed ha un aspetto orribile.
Probabilmente avete sbagliato qualche passaggio nella ricetta, probabilmente qualche ingrediente è stato messo un pò ad minchiam.
Non volete portarla a tavola, ci sono gli amici, ci sono i parenti, che vergogna.
Poi arriva lo zio che ne assaggia un pezzettino e dice:
"Ma sti cazzi che è brutta! è bona! portela di là, movete, mica dobbiamo vedella, avemo da magnalla".
Ecco, Necropolis è un pò così.
E' un film che sbaglia praticamente ogni passaggio da scena a scena.
E non solo, nella stessa scena sbaglia tutte le frasi e i dialoghi, gli ingredienti.
Eppure è buono, eppure ti lascia soddisfatto, eppure l'assaggi e ti sembra meglio di tante torte ben fatte che non sanno de na sega.
Per almeno 3/4 di film ci sembra di assistere ad una trasposizione di Tomb Raider.
La giovane archeologa, pure bona, col padre che fu anch'esso un grande archeologo ma ora è morto, le catacombe da esplorare, le frasi da decifrare, i marchingegni da azionare, persino passaggi subacquei che portano da una stanza all'altra, le reliquie, qualche mostro, qualche frana.
Mancano le pistole.
In realtà Necropolis è qualcosa di più.
Ed è quello il suo pregio.
Ed è quello il suo difetto.

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Sì, perchè il film diventa una metafora di tante cose, della realtà parallela, dell'inferno, del senso di colpa, dei ricordi, del viaggio dentro sè stessi, del rettificare.
De che?
Del rettificare.
De che?
Del rettificare, che mica ho capito quel che significa nel film, con quello specchio al posto della pietra filosofale (Potter, me dispiace ma la frega -ragazza in perugino- t'ha fregato, l'ha trovata lei), con quel bacio curativo, con quel tuffo collettivo.
Ma non è che prima ce se capisce tanto di più eh, con la prima mezz'ora fatta di teorie assurde, ventenni che traducono l'aramaico al volo e poi in quattro e quattr'otto risolvono enigmi senza alcun senso.
"Allora, questo vuol dire questo, questo vuol dire che dobbiamo fare 115 metri in profondità partendo dalle Rue A Casacc, questo vuol dire che la cripta è dietro il terz'ultimo osso della sedicesima fila, questo vuol dire che il sopra è pure il sotto, questo vuol dire che dobbiamo rettificare, questo è il famoso Cardine Tolemaico che glie bacia i piedi e poi le mani, questa è la Porta Alchemica del famoso studioso SonCazzen, qui dietro c'ha da esse per forza un passaggio che in 500 anni nessuno ha mai visto, sì, è questo, entramoce, ecco, qui non c'è entrato nessuno da 500 anni, ma questo qui steso secondo te è vivo? ma no, è morto, pressochè morto direi, dato che qui non c'entra nessuno da 500 anni come dicevi, qui c'è un connubio, qui so cazzi, giramo di là, qui te lo dico io che c'è scritto, c'è scritto che so cazzi ancora peggio de prima, qui devi capì che te c'hai un figlio ma se lo neghi anneghi, qui uscimo che me scoppia la testa e so stata troppo intelligente finora, ve l'avevo detto che se andavamo alla rovescia andavamo dritti"

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Insomma, un casino con pochi precedenti.
Ma il film affascina, le location son favolose (e poi fortunatamente un film decente dopo che il primo che fu ambientato nelle catacombe parigine, Catacombs, fu uno dei più brutti horror degli ultimi 10 anni) tutta la roba che mette dentro, con le immagini (pianoforte, fratellino, macchina in fiamme) simbolo dei ricordi e dei sensi di colpa, col coro necrofilo de Amici de Maria de Filippi che fa le prove in cripta, con l'uomo-talpa, con l'umo-marmo che all'andata sembra un semidio, al ritorno invece, siccome la ragazza ha fretta, piglia un cazzotto in bocca e giù, steso, con quel mostro incappucciato che sembra tanto la Morte, con le voci dei demoni nascoste nell'acqua, con il bellissimo e affascinante concetto della realtà a specchio destra-sinistra ma anche dell'inferno dantesco in cui per sbucar fuori devi scendere.
Alla fine il film affascina, prende, ha atmosfera e tante immagini buone.
"Lasciate ogni speranza voi che entrate" , c'è scritto fuori dalla porta del cinema, "perchè non ci capirete una fava".
Solo la nostra Lara Croft sa come la sceneggiatura riesce ad andare avanti ma noi ci fidiamo di lei, noi che non conosciamo il Cardine Tolemaico ci affidiamo a lei.
E quindi uscimmo a riveder le stelle.

( voto 6,5)


11.9.14

Recensione "Mud"

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presenti spoiler
Se mi avessero detto che uno dei più seri candidati a grande eroe
romantico della nostra epoca, a paladino dell'amor cortese nei tempi bui e digitalizzati dei sentimenti perduti fosse stato un ragazzino di 14 anni non ci avrei creduto.
Eppur lo è, con la sua faccia bella ma ammaccata costantemente da qualche pugno, con la sua spensieratezza che dovrebbe esserci ma non c'è, con il suo voler ricercare in ogni posto, in ogni uomo, in ogni gesto, in ogni occhio quella scintilla, la più forte di tutte, non quella dei falò apotropaici di Mud no, ma quella che si innesca e arde dentro.
E non ci sta il ragazzino, non ci sta ad accettare che quella scintilla un giorno possa spegnersi.
Perchè Mud sarà anche un film che parla di isole e omicidi, fango e pallottole, serpenti velenosi e conti da regolare ma quello è solo l'allestimento, sul canovaccio c'è scritto che questo è il film di un 14enne e della sua ricerca dell'amore.
E lotta, lotta, fa a pugni, strilla, dice un "ti amo" che è più vero del 90% di quelli dei grandi, è pronto a dare la propria vita per quella cosa che inizia con la A, anche se non è sua, anche se è di altri, che siano i suoi genitori oppure di Mud e della bella bionda.
E mica è discendente di Cupido lui no, lui non vuol far innamorare nessuno, semplicemente sta cosa la cerca, ne ha bisogno, come uno che cerca e ha bisogno di Dio, lui cerca e ha bisogno dell'amore, di sapere che c'è e che non è vero che è una fregatura.
Nichols dopo il superbo Take Shelter torna nella sua America laterale, quella delle periferie e delle piccole comunità, qui ancor più piccole perchè la vicenda che ci racconta ruota intorno a un paio di case galleggianti, a un grande fiume che sembra mare e a un'isola.


Sull'isola un uomo innamorato si nasconde da gente cattiva, quell'uomo è prima Mud nella finzione e poi Matthew McConaughey nella realtà, uno che in questi 3 anni ha fatto Mud, Killer Joe, True Detective e Dallas Buyers Club e io mica lo so se negli ultimi 30 anni di cinema c'è qualche attore che in solo 3 ha tirato fuori 4 interpretazioni così.
In 3 anni la roba che tanti faticano a tirar fuori in una vita.
Mud è una storia strana, un pò Castaway on the moon, un pò History of Violence, un pò Drive, una storia strana di un uomo che si rifugia in un'isola e aspetta che la sua amata, prima o poi, lo raggiunga per fuggire insieme.
E quest'uomo incontra due bambini che finalmente, grazie al cielo, un pò ci restituiscono la magia goonesiana o di Stand by me, perchè lo vedi che stanno crescendo, lo vedi che stanno vivendo qualcosa di grande, lo vedi che tutto sembra una piccola avventura e al tempo stesso  una di quelle grandi ed epiche.
Nella vita per maturare a volte basta un fatto, a volte basta un luogo, a volte basta un tempo.
O a volte, molto più spesso, il processo è molto più lungo e non si esaurisce mai.
Per un certo verso anche fortunatamente direi.
E io non lo so se in quel luogo, con quel fatto e con quei tempi quei ragazzini sono diventati uomini ma questo è uno di quei film in cui la risposta può essere sì e già non è poco.

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Loro due sono le piccole matrioske di lui, uno è senza padre e madre, come lui, e come lui è un lupo solitario che probabilmente conoscerà crimini e misfatti, l'altro invece crede nell'amore e sa difendere il sentimento e le donne per questo, e se per adesso è solo un pugno non mi meraviglierei se un giorno diventasse pallottola, come Mud.
Ed è proprio il racconto dell'omicidio e la domanda successiva a contare più di tutto per Ellis.
"L'hai fatto per lei?" chiede Ellis
"Sì" gli risponde Mud
E quasi un sorriso si disegna sul volto del ragazzo, allora è vero, allora ho ragione, allora si fa di tutto per quello.
E da quel momento quel rapporto tra lui e lui diverrà così bello, maturo e forte che c'è da ringraziare solo per averne potuto godere.
Poi arriva la parte crime, come in Drive, a fare un pò di cinema, e a farlo bene.
Intanto si tratteggiano tutti i rapporti, quello tra Ellis e i suoi genitori, quello tra i due ragazzini e Mud, quello tra Mud e lei.
Rapporti che maturano, cambiano, ci sembrano scivolosi, quasi impossibili da capire.
Ma poi quando Mud corre e lo prende in braccio, quando scrive nella gamba gonfia gli orari del veleno e quando con la moto porta quel fagotto di 50 kg... che bellezza, che soddisfazione, che bella maniera per farci capire tante cose.

Poi ci saranno gli spari e una carneficina.
Moriranno in tanti, forse qualcuno anche dei nostri.
E poi, come in Take Shelter, un mare finale.
Ma se allora fu minaccia e morte adesso è bellezza e vita.

( voto 8 )