5.8.13

Recensione "Valentine - Appuntamento con la morte"

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Cercando di passare una notte insonne trovo in tv, iniziato da 3 minuti, questo slasherino dalla trama
banalotta ma perfetto per accompagnarmi nelle famose ore piccole. Faccio appena in tempo a leggere in rete di votazioni discrete (se fosse stato una boiata atomica avrei comunque preferito provare a dormire) che decido di proseguire nella visione.
Boiata atomica.
Ora, io vi giuro, mi riesce difficile spiegare il senso di malessere provato in quell'ora e mezza.
Raramente mi era capitato in un film di volere la morte di tutte e 5 le protagoniste "buone", dei personaggi secondari, del killer stesso e, in modo ahimè molto più astratto, di regista e sceneggiatore.
Ora, io non ho mai visto quella serie ma credo che questo film possa essere la versione horror di O.C.
Tutte ste fighette, a mio parere quasi tutte brutte tra l'altro (tranne una che però è la più insopportabile), tutti sti machi, a mio parere tutti brutti, tutte ste storie de io vo (toscanismo) con quello, te con quell'altro, ma come va con questo, ma che t'ha fatto quest'altro, addirittura al funerale dell'amica ste ragazze che parlano di ragazzi da trombare etc... etc... . Se tutto questo non c'entra un cazzo con O.C mi scuso ma una serie di questo tipo ci sarà no?
E la classica storia del ragazzino rifiutato e umiliato da piccolo a una festa scolastica (praticamente Carrie in tutto e per tutto) che dopo 13 anni se accorge che gli girano troppo le palle e vuole radere al suolo il reparto Presunta Fighetteria della città per rifarsi di quella notte.
L'incipit è buono, la scena sulla sala autoptica funziona, la maschera inquieta.
Poi è tutto un disastro.


Tipo:
1 ma possibile che un ragazzino di 13 anni venga mandato in riformatorio e in un ospedale psichiatrico solo perchè una coetanea lo ha accusato di averci provato??
2  nel film sembra passino più giorni. Ma è sempre San Valentino?
3  in America hanno tutti case da 600 mq con piscina, tutti. Poi magari si va a finire come Detroit...
4  il detective della città sta indagando a un caso di pluriomicicio e che fa? Si fa lasciar solo con una delle ragazze e gli chiede "e ora che si fa?" "in che senso detective? indaghi!" "no dicevo, ora che si fa per questa "corrente" sessuale che ci pervade?" e mette una mano sulla coscia della zoccoletta. Cioè, uno sopra i 50 e parecchio brutto, è davvero un grande, dava per scontato che quella ci stava. Ma non ci sta. E lui... perderà la testa per lei.
5  per restare in argomento. La stessa puttanella (oh, è presentata così eh, non è un mio giudizio) alla festa accalappia un ragazzo e lo porta in camera non certo per leggere Baricco ma quando questo si spoglia sembra che davvero lei voleva solo leggere Baricco, allora si incazza e gli mette la cera bollente sulle palle
6  giusto per aumentare il body count arrivano personaggi secondari per pochi minuti giusto per essere massacrati. Ma non bastavano le 5 fighette?
7  che poi per me a parte quella mora con le sopracciglia grandi, le altre erano tutte uguali, me le confondevo, e sono arrivato a fine film non capendo chi era fidanzata con chi. Ma auguravo la morte a ognuna di loro e a chiunque fosse il rispettivo fidanzato.
8  ma vogliamo parlare del finale? vogliamo parlarne? No.

era meglio dormire

( voto 4 )

4.8.13

Recensione "Kick Ass"


Dopo la mezza delusione avuta con Defendor e vista la mia idiosincrasia per tutto quello che riguarda uomini
in calzamaglia e mantelli (con superpoteri e no), arrischiarmi alla visione di un nuovo film del filone non era una grande idea. E invece Kick Ass mi è piaciuto, non grido al capolavoro come ho visto altrove ma questo piccolo cult (con un seguito che uscirà a brevissimo) è un film godibilissimo che ha un grande pregio, avere colori e sfumature diverse al suo interno, senza alcuna sbavatura sa mescolare commedia, dramma, action e anche una componente emotiva in modo davvero convincente.
La storia è quella che sembra aver infestato la filmografia 2010-2012 (almeno 4 film usciti sullo stesso filone) ossia quella della gente normale, meglio se sfigata, che si mette una calzamaglia per difendere i più deboli.
L'originalità di Kick Ass rispetto ai suoi epigoni sta nell'indimenticabile figura della piccola Hit Girl, una ragazzina che non avrà poteri speciali ma fa più danni di Superman, Spiderman e Batman messi insieme, una vera e propria macchina da guerra con coltelli al posto dei lecca lecca e pistole invece delle Barbie.

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Il problema di Kick Ass sta in una sceneggiatura prevedibile come poche nel suo svolgimento e che rigira continuamente su sè stessa. Nessuno snodo narrativo importante, si sa come va a finire già dopo 10 minuti, e una sequela di scene una uguale all'altra, mi riferisco ai vari massacri "action" della bimba e del padre, peraltro girati alla grande. I personaggi sono molto meglio scritti della storia.
E, non vorrei sembrare un puritano, ma è impossibile nascondere un'eccesso di violenza gratuita, una sorta di fascismo della vendetta efferata e inumana, che fa passare le azioni della famiglia ammazza-tutti come divertenti quando in realtà si tratta di due assassini psicopatici allucinanti, probabilmente personaggi negativi alla stessa stregua delle loro vittime, cresciuti nel nome delle armi e dell'omicidio vendicativo. E' bene dirlo, qua di personaggi positivi non ce ne sono, lo stesso protagonista, annichilito da Hit Girl secondo me, più di una volta compie azioni a mio parere abbastanza fastidiose. 


Vabbeh,
Resta un film dal gran ritmo che, come dicevo, sa far ridere, sa far divertire, sa far esaltare nelle sue sequenze di morti ammazzati e senza un filo di retorica, anzi, scansando proprio qualsiasi eccesso di sentimentalismo, almeno in due sequenze riesce perfino ad emozionare, specie nella scena dell'addio finale tra padre e figlia.
Attori tutti buoni, strepitosa la piccolina, bravissimo il protagonista e in palla persino Nicholas Cage.
Non so se andrò a vedere il seguito, di cui al 70% già immagino la trama, ma faccio i complimenti a un film che ha riscosso un grandissimo successo.
Se lo merita.

( voto 7 )




3.8.13

Recensione "La Quinta Stagione"


Probabilmente un film per spiriti elevati, troppo elevati.
Attenzione, qui i film complessi non solo sono i benvenuti ma quelli più apprezzati.
Solo per dare un dato il miglior film nel blog del 2011 è stato Dogtooth, del 2012 Synecdoche New York, film paradossalmente molto più complessi di questo ottimo La Quinta Stagione.
Con questi film i diversi gradimenti dipendono tutto da se e come si riesce a trarre interpretazioni personali di tutte le metafore,allegorie e simbolismi dei quali sono pervasi.
Io qui ho faticato, e tanto. E siccome a rischio di non scriver nulla non leggo mai niente altrove prima di mettere nero su bianco qualche mia impressione, posso solo parlare di quello che penso.
Un passo indietro.
E' davvero affascinante e curioso come ogni volta che il cinema parla delle piccole comunità, specie quelle contadine o di montagna, l'elemento principale che viene usato per svolgere la trama, e sconvolgere la vita ferma e millenaria degli abitanti, è l'arrivo del Forestiero. Penso a capolavori come Dogville e la bellissima Grace, penso a Il vento fa il suo giro e al pastore francese, penso all'assurdo Calvaire e al cantante di piano bar e, perchè no,si potrebbe andare anche allo straordinario Cane di paglia e al professorino di matematica. Sarebbe bello analizzare per ogni singolo film la diversa valenza e il diverso impatto che il forestiero dà alla comunità ma tutto questo meriterebbe un post a parte.
Qua il forestiero è molto simile agli altri abitanti che quasi lo si confonde. Però è l'ultimo arrivato ed è un filosofo. Ed ha un figlio handicappato.


Fatto sta che in un remoto paesino belga all'inverno non segue la primavera. L'inverno va avanti e avanti.
Sapete chi mi ricorda un soggetto così? L'immenso Saramago. In ogni suo libro avvengono cose assurde e insensate senza alcun perchè e il lettore (e qui lo spettatore) le prende solo come dato di fatto. La cecità improvvisa, la gente che smette di morire, il Portogallo che si stacca dalla Spagna e cose così. Sì, La quinta stagione avrebbe potuto scriverlo lui.
(mamma mia quanto vado lungo, ancora non ho detto nulla del film...)
La pellicola ha una forza atavica impressionante perchè interamente incentrato sul millenario corso della Natura e dei riti e delle tradizioni umane. Mi riferisco infatti non solo ai fenomeni naturali che di punto in bianco, senza l'arrivo della primavera, sono sconvolti con le api che muoiono, le mucche che non danno latte, la terra che non germoglia ma anche a dinamiche molto più umane.Su tutte il rito paesano di cacciata dell'Inverno con quel mucchio di legna che non prende fuoco e il presagio di qualcosa di terribile che potrebbe accadere. Ma penso anche alle bellissime sequenze dei due ragazzi che si richiamano con i fischi, un richiamo d'amore animale che si perde nella notte dei tempi. Tutto nel film ha qualcosa di atavico.


Però la situazione adesso è nuova, il paese sempre in inverno va in rovina, comincia a mancare il cibo, la gente, piano piano, impazzisce.
Probabilmente la Natura fermando il suo corso ha voluto punire un'umanità gretta e meschina. E quest'umanità gretta e meschina che vede la propria vita completamente modificata può trovare un solo colpevole, il forestiero, perchè unico ingranaggio nuovo in una macchina che da millanta anni funziona perfettamente.
Film d'immagini di infartuante bellezza (già l'incipit con quella carrellata lentissima sul tavolo è strepitosa), tanti quadri in movimento da fermarli là dove sono e guardarli e rimirarli, una regia di classe immensa.
Però la narrazione, molto frammentaria, lascia a desiderare e le minivicende al suo interno, il rapporto paese-filosofo o l'amore tra i due ragazzi arrivano a degli epiloghi con la sensazione che manchi qualcosa nel mezzo. Gli strepitosi 10 minuti finali, preannunciati da quell'uomo con la maschera e la gallina morta nel tavolo, roba da restarci secchi per bellezza, arrivano a mio parere in un modo non del tutto convincente, leggermente esagerato per quello che avevamo visto finora. E ho notato un eccesso di simbolismo che ho faticato a decifrare.



Le maschere,gli struzzi, il bambino handicappato che risponde al richiamo, le mega marionette che bruciano, tutto che brucia a dir la verità, la bambina che fluttua nell'albero.
Troppi simboli.
Forse però quegli struzzi rappresentano un nuovo inizio, la primavera.
E allora, molto strano, pare quasi che davvero quel forestiero avesse causato tutto.
Perchè, ricordiamolo, il falò non era bruciato nemmeno questa volta.
Posso tentare molte interpretazioni a tutto ma faccio fatica.
La sensazione di eccessiva autorialità non riesce a togliermisi di dosso.
Meglio godere della visione e non tentare la comprensione assoluta.

1.8.13

I Corti de Il Buio in Sala (N° 7): quattro capolavori Zombie (ma che consiglio a tutti)

Prima cosa. Questi quattro lavori sono così ben fatti, affascinanti e, in alcuni casi profondi, che ne consiglio la visione a tutti, anche chi con la gente morta che mangia la carne umana non ha tanta confidenza. Chi poi è amante degli zombie, sempre che non li conosca già, si metta comodo e non perda nemmeno un minuto.
Ringrazio mio fratello John Locke per avermeli trovati e consigliati, io di mio ho messo solo 2 HOURS.
Buona visione...
Ovviamente il titolo porta direttamente al corto.




Nessuna tematica particolare, se non la lenta ma inesorabile presa di coscienza di quello che si sta diventando. Ma la musica che accompagna questa camminata e la qualità del corto sono da paura. E l'originalità del look del protagonista, rivederlo poi nel finale "prima" degli eventi, beh, complimenti

2 -  CARGO


Ecco, qua direi che la profondità del corto supera anche la bellezza del corto stesso.
Il virus ci ha orma presi, l'unica cosa che dobbiamo fare è portare in salvo il "carico" che abbiamo sulle spalle (lui è il cargo).
Ci sono due elementi che rendono questo corto indimenticabile.
Il primo è quel bastone, quella carne e quelle mani legate, a voi scoprire perchè.
Il secondo è quella scritta nel corpo.
Brividi.

3 -  2 HOURS


Allora, meglio dire due cose.
La prima è che questo è quasi un mediometraggio, siamo sui 25 minuti.
La seconda è che sul tubo trovate ben fatti solo i sub in inglese.
Però c'è la possibilità di metterli in italiano (con l'icona dei sottotitoli in basso) ma è una traduzione automatica da software.
Una traduzione che almeno nel finale rischierà di farvi rovinare la bellezza del corto perchè gli ultimi 5 minuti sono di una tale profondità di testo che non capirli completamente è un peccato. Sul resto che dire, location favolose, fotografia pazzesca, grande attore, grande montaggio, forse un abuso, per chi non la sopporta, della camera a mano.
Ha vinto decine di premi. La grande bellezza è la nostra estinzione.



Geniale.
Anche qua però bisogna capire quello che si dicono alla fine sulla telefonata.
Ci sono solo 10 secondi di audio ma super decisivi. E stavolta niente sottotitoli...
E quel titolo, demasiado tarde, troppo tardi, prende tutto un altro significato rispetto a quello che stavamo pensando.
Davvero geniale....
comunque


SPOILER!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
L'amico gli dice che non servono altre comparse zombie, si truccasse quindi da qualcos'altro, tipo un lupo mannaro. Insomma, non si stava trasformando in zombie (troppo tardi per salvarsi) ma truccando per un servizio fotografico o una cosa simile (e il troppo tardi cambia....)

31.7.13

Finalmente in pari...



Volevo scriverlo prima di Blair Witch ma tant'è, faccio un minipost ad hoc.
Per la prima volta da quando ho creato il blog l'elenco dei film recensiti è finalmente in pari.
Ne mancavano circa 70 all'appello.
Ho notato nelle statistiche che quella pagina è praticamente la cosa più visitata del blog, 4 volte di più anche della recensione più letta.
Insomma, l'avevo snobbata quando al contrario sembra davvero utile.
Non solo ho rimesso in pari i film ma ho aggiornato anche tutte le altre pagine (visti per voi, horror underground) e ne ho aggiunte 2 nuove, quella degli abomini e quella dei corti, almeno quest'ultima credo potenzialmente interessante.
Speriamo d'ora in poi di tenere sempre tutto il più aggiornato possibile.
Mi sa che stasera ci sarà un visti per voi, chi sarà?
Bradipo, tu dovevi essere il primo ma praticamente non ho mai scaricato nulla, mi sto affidando a Sky, tv e dvd...


Recensione "Blair Witch 2"

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Bisogna essere in malafede o nascondere la testa sotto la sabbia per non ammettere che Blair Witch Project
è nei 10 (probabilmente 5) film più importanti degli ultimi 20 anni. Qui non stiamo parlando del valore del film, se faccia paura, se sia ben scritto o cose così ma dell'intrinseca importanza dello stesso.
Sono almeno due le considerazioni o i dati oggettivi che inconfutabilmente fanno di questo piccolo film una pietra miliare nella storia del cinema.
Il primo, più futile e utilitaristico, è il rapporto costi/ricavi del film, che credo ne faccia il film nella storia che più ha incassato rispetto a quanto è costato. E questo, a prescindere dall'analizzare il perchè, ad esempio lo straordinario metodo di marketing che BWP ebbe, è un record che gli va riconosciuto.
Ma molto più importante è il secondo motivo, ossia l'influsso che il film ha avuto nella storia futura del genere con il lancio definitivo di quel sottogenere horror che infesterà la produzione dei 15 anni seguenti, il mockumentary (qualche criticone tirerà fuori Cannibal Holocaust o cose così ma è solo con BWP che il sottogenere è definitivamente partito).

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Quello, per capirsi, che ha fatto Saw con il torture porn, termine abusato ma forse non sempre in maniera opportuna. Il torture porn ha come caratteristica principale il mostrare in maniera nuda e cruda torture, sevizie, mutilazioni etc.., per questo il termine "porn". Ho letto in giro molte volte dare del torture porn a film che raccontavano sì di tortura e sevizie ma senza praticamente mostrar nulla. E' sbagliato, mantenendo la metafora del porno è come se quei film fossero degli erotici, ecco.
Vabbeh, BWP2.
Film sbagliato, non c'è che dire.
E l'errore più grande è l'aver fatto questo film soltanto un anno dopo il capostipite (quindi non in questi anni di odio generale per il mockumentary) togliendo però la camera a mano. La trovo una cosa insensata, si doveva cavalcare l'onda del primo e rispettarlo a parer mio.
Molto carino l'incipit, una specie di documentario, praticamente vero, su come il fenomeno BWP creò in quella zona un autentico pellegrinaggio di persone che volevano visitare il paesino e il bosco dove i 3 storici ragazzi si erano "persi". Che poi qualcuno ancora creda che quella fosse una storia vera è un mistero degno di Mistero, quella ciofeca di Italia 1.
Gli stessi protagonisti del sequel sono "cacciatori di Blair", ragazzi che indagano sul mito della presunta strega.
Il film è confusionario come pochi, noioso, a tratti fastidioso, infarcito di satanismo d'accatto.

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La ragazza dark è da cavargli gli occhi, quella che dice di essere una strega così pesante che se io fossi stato in loro gli avrei detto "O.k, sei una strega, ora non romperci i coglioni".
L'insensatezza regna, specie nel vedere una ragazza che ha appena abortito andar via dall'ospedale e rifugiarsi in quella specie di casa-fabbrica dell'amico. O nelle reazioni praticamente inesistenti, di semplice curiosità, che i ragazzi hanno nel vedere fantasmi nelle loro vhs.
Ma proprio quando credevo di aver visto un'immensa monnezza il finale fa guadagnare al film tantissimi punti.
Lo scoprire come le cose fossero andate in realtà, il capire che quasi niente di quello che avevamo visto era reale, il buon montaggio tra il presente, la notte nel bosco e gli interrogatori futuri, beh, complimenti, bella trovata.
E anche quelle immagini sataniche di omicidi che vedevamo ogni tanto finalmente trovano il loro perchè.
Ottimo, ottimo finale.
Ma farete fatica ad arrivarci.

( voto 5 )




30.7.13

Recensione "L'amore che resta"





L'amore che resta è una beffa alla morte.

L'amore che resta, la vita che resta, scherza la morte perchè quando questa è così vicina, sicura ed ineluttabile l'unica cosa che possiamo fare è non dargli la soddisfazione di trovarci impauriti e troppo rispettosi di lei.
E allora l'amore che resta la morte la beffa
con la sagoma del nostro corpo disegnata per strada
con un sorriso quando leggiamo una data di scadenza
con un uccello che ogni mattina canta scoprendosi vivo
con un pezzettino tolto all'allegro chirurgo
con la recita e la messinscena di preparazione per quando lei, davvero, arriverà
con il non saper resistere a una ragazza che ti dà appuntamento per una trasfusione

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l'amore che resta beffa la morte e omaggia la vita
vita che è fare l'amore dentro la stalla
e camminare insieme sotto la pioggia
è una corsa, una canoa, una virata sui pattini, un giro in bici e un tiro di scherma
è un malinteso, è un addio, è un ritorno,
sono due mani che si uniscono, una morente che cerca l'illusione della vita nell'altra, illusione che in realtà illusione non è perchè l'altra mano stringe ed è forte la stretta
è anche paura, paura del vuoto e del niente di poi
l'amore che resta è l'amore più forte perchè quello vissuto in maniera più vera, senza rimandi, senza attese, senza pensieri e senza sarà
l'amore che resta è un banchetto divino
uno xilofono
un silenzio finale
un silenzio che si fa ricordo
un ricordo che si fa silenzio

( voto 8 )


29.7.13

L' uomo con la u minuscola e la banda che suona per lui

(ascoltare prima o in contemporanea la canzone)





36 anni fa nasceva quello che, con sorpresa di tanti e conferma per tanti altri, si sarebbe rivelato un uomo con la u minuscola.
Non che le altre lettere siano più grandi ma si sa, quella che conta, quella che tutti vedono e nasconde tutte le altre è la più importante, serve a poco essere uOMO se hai la u minuscola davanti.
36 anni fa nasceva un uOMO che in breve tempo pensò che la sua vita è solo un grande e diffuso fallimento.
un uOMO che pensò che esser buoni alla fine è peggio di esser cattivi perchè il buono non sceglie e non vuole far male e se non scegli e non vuoi far male stai semplicemente scegliendo di fare male.
Un uOMO che ricreò a Pro Evolution Soccer una persona che un giorno gli rubò un sacco di soldi e ne fece il capitano della sua squadra
Che ad un ragazzo che minacciò di morte tutti i suoi affetti più cari un mese dopo vendette, con sconto, 3 film.
Che a un ragazzo che lo sequestrò in macchina puntandogli delle forbici sul collo il giorno dopo offrì una pizza.
E se sei così vai a finire male.
Perchè la vita ti mangia e fa bene a farlo.
Allora mi affaccio tutti i giorni sulla finestra e cerco di vedere se arriva la banda.
Anche se non suonasse solo per me basta che passi.
Ogni tanto mi sembra di sentire un rullio di tamburi, l'eco di trombe lontane, vedere all'orizzonte uomini sui trampolini e ragazze che ballano con minigonne bianche davanti agli strumenti musicali.
Ma poi mi sa che la banda gira sempre su qualche altra strada.
Ma un giorno la banda arriva, o ritorna, per tutti.
Sarebbe meglio far qualcosa per farla arrivare, che so, andarla a cercare e guidarla fino a casa tua, lanciare un urlo, chiamare il capobanda al telefono, ormai avrà il cellulare, vero Mina?, e chiedergli un appuntamento.
Ma alla fine arriva sempre, che tu lo voglia o no.
A volte passa e se ne va, delle altre non smette più di suonare per giorni, mesi, anni.
In ogni caso io sto pronto col cappello in mano e quando la banda arriva lo lancerò così in alto che scomparirà alla vista.
Auguri Oh dae-soo

27.7.13

Recensione "Facciamola finita"

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presenti spoiler

Ultimamente mi sto dando alle commedie, ben due in un mese. :)
Ma quando ti trovi davanti uno script abbastanza nuovo ed originale ben venga qualsiasi genere.
Particolare sta meglio gioventù americana. Si sta formando un gruppo di giovani attori che sta cambiando un pò tutte le regole hollywoodiane.
Sì perchè ormai questi nuovi attori i film se li inventano, se li scrivono, se li dirigono, se li interpretano e addirittura se li producono tutti da soli. In barba a sceneggiatori, registi e rockfeller di turno.
Stavolta è il caso di Seth Rogen, ma il fenomeno sta dilagando.
Questo Facciamola finita (che bello l'originale This is the end) ha tutte le carte in regola per diventare un cult assoluto perchè raramente Hollywood ha raccontato sè stessa in un modo così divertente, dissacrante e al contempo così cinico e caustico.
Siamo proprio sotto la Collina, i personaggi, tutti, nessuno escluso, sono gli attori stessi, James Franco è James Franco, Seth Rogen è Seth Rogen e così via.


Durante una festa arriva l'Apocalisse, la terra si apre letteralmente, l'Inferno inghiotte quasi tutti (simaptico che il primo a morire sia Michael C'era). Chi merita di salvarsi?
Il film è sboccato come pochi, sguaiato e volgare, c'è un dialogo di 5 minuti sullo sperma, si parla continuamente di cazzi, culi, piscio da bere e quant'altro.
Ma sapete? Il film, ed è questa una delle sue forze, è solo nel linguaggio così volgare perchè poi, alla fine, è misurato come pochi. Avete mai visto un film che parla di feste, sesso, droga senza mai mostrare nemmeno un cm quadrato di pelle nuda di donna? Eccolo. Non ne ha bisogno e questo, specie in certo cinema di oggi, è un'impresa quasi unica.
E' un film di maschiacci interpretato da maschiacci, tutti amici anche nella vita (credo) che si divertono a parlare di tutto e far casino.
Tra le "donne" solo Emma Watson viene un pochino fuori anche se è quasi incredibile che la sua vicenda si chiudi in quel modo senza ritornare poi (lo trovo un errore di sceneggiatura).
Rogen prende per il culo tutto, sè stesso e gli altri. C'è un'autoironia portentosa, tutti si drogano, bevono e vengono accusati di tendenze sessuali particolari. Ne viene fuori una Hollywood alla fine molto umana, ragazzi che si divertono senza fare niente di male. Non c'è nè troppo divismo nè una critica troppo feroce e impegnata, solo un tentativo di mostrarsi uguali a tutti gli altri ragazzi del mondo.


Poi nella seconda parte la componente apocalittica prende il sopravvento e il film diventa quasi di genere catastrofico a tutti gli effetti. In maniera mirabile poi, le location e la distruzione dell'Hollywood che brucia (metafora mica da poco) sono magnifiche, i demoni straordinari ed anche qualche scena più d'azione è girata benissimo.
E Rogen, in maniera non pesante ma molto intelligente negli ultimi 10 minuti regala anche qualche riflessione affatto banale su cosa sia il bene o il male, sulla morale, sul pentimento e sulla forza dell'amicizia.
Magari lo fa in maniera troppo didascalica, una buona azione non può purificare una vita intera, ma non nascondo di aver provato una stilla d'emozione in qualche scena. Magnifiche quelle due luci celesti che salgono vicino quel bestione.
Appena è iniziata la scena finale ho storto il naso, troppo banale.
E invece la scena va avanti e funziona alla grande.
Everybody, ah ah.
Nuovi autori crescono.

( voto 7,5 )

25.7.13

Mountain View, California


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Minipost stupidissimo.
C'è qualcuno dall'America, sempre lo stesso, che legge ogni giorno recensioni su recensioni, da mesi.
Son troppo curioso, cioè, cerca addirittura le recensioni nella cronologia dei mesi, tipo AGOSTO 2011, LUGLIO 2012  e così via come se le volesse leggere tutte per poi magari vedere i film poi.
Chi sei?
Ti prego, fatti vivo e spiegami, sono troppo curioso!
E grazie!

Recensione "La notte eterna del coniglio"


A volte mi chiedo come fanno piccoli film di questo livello a restare completamente sconosciuti non
solo al grande pubblico ma anche a quello più attento. Continuiamo a dare miliardi (sempre meno a dir la verità) per finanziare gli ultimi abomini di Argento, continuiamo a mandare in sala strane entità come In the Market, La casa nel vento dei morti (o come caspita si chiamava) o Multiplex, roba senza una minima idea alle spalle e realizzata in modo, ehm, approssimativo, e invece film come questi, molto originali e realizzati con tutti i crismi per tentare un timido tentativo nelle sale, rimangono degli sparuti passaparola in streaming.
O.k, sto film di difetti ne ha tanti ma, cavolo, c'è un'idea dentro e dei professionisti sia dietro che davanti la macchina da presa.
Che poi, vi dico la verità, ho cominciato la visione convinto di vedermi l'ennesimo trash, sensazione che si è acuita anche nel primo quarto d'ora in cui ci sono almeno due dialoghi assolutamente privi di senso. Ma minuto dopo minuto, scena dopo scena, sto piccolo film ha iniziato a conquistarmi e a farsi volere bene.
Bomba atomica.
Non resta nulla.
Un nucleo familiare si ritrova distribuito in 4 diversi bunker costruiti dal padre della protagonista anni addietro. I bunker sono collegati da un sistema satellitare ma possono stare in contatto solo due per volta.
Mancano le provviste, la disperazione serpeggia. Qualcuno bussa alla porta di un bunker...
O.k, la situazione di partenza è così inverosimile da rischiare di farti spegnere il video sin da subito. 4 bunker per una sola famiglia? Arriva la bomba e magicamente tutti si ritrovano in uno diverso? La sceneggiatura non ci spiega nulla, ne avrebbe giovato moltissimo.
Però si va avanti, gli attori sono più che convincenti,soprattutto lei, una specie di Belen di due livelli in meno, è molto brava. Poi arriva il comico pelato dei Cavalli Marci, grandissimo comico, ma quando lo vedi dici oddio, è finita, dove andremo a finire? E invece il film ti prende, sei curioso di quello che può accadere, c'è una buonissima atmosfera che in 2,3 scene diventa addirittura miracolosa per quanto riuscita. Tutto è molto statico, lo si capisce dopo 5 minuti che questo è un film alla Manetti, tipo Piano 17 o l'arrivo di Wang, un film che cerca di usare pochi spazi e tante idee nel miglior modo possibile.
Arriva il coniglio ed avviene una cosa magica per un film del genere.
Sì, perchè io e miei due compagni di visione iniziamo a parlare, a cercare di capire e prevedere. E se un film ti offre più possibilità, se un film senza volerlo ti porta a discutere in modo serio e non caciarone, soprattutto se riesce a farlo un film piccolo così, significa solo una cosa, sto film è ben scritto, interessante, ha testa, anima e cuore.
Quasi tutti e tre ad un certo punto eravamo convinti di una possibile soluzione molto psicologica ma il finale ci ha spiazzato del tutto.
E, malgrado non si possa parlare di paura, trovo l'atmosfera de La notte eterna del coniglio mille volte più angosciante, pregna e insidiosa della maggior parte degli horror moderni.
Ottima fotografia, ottimo uso degli spazi, davvero nessun difetto troppo evidente.
E quel primissimo piano finale su di lui è straordinario (altro che comico, bravissimo), quella lacrima così in contrapposizione con i 10 minuti precedenti l'ho trovata davvero magnifica.
Questo è un filmetto che gli americani potrebbero rendere grande, sono sicuro.
Ma forse averlo solo per noi, per pochissimi di noi, è ancora più bello.

( voto 7 )

22.7.13

Recensione : "Il cerchio dei morti" - Gli Abomini si Serie Z - 21 -


Meno male che stavolta, a differenza che con The Massacre, avevo un compagno di visione, mio fratello,
perchè altrimenti arrivare alla fine sarebbe stato davvero durissima e le eventuali risate sarebbe rimaste inesplose nel vuoto della visione in solitudine.
Dico la verità, leggere nei titoli finali il "casting" del film (non hanno nemmeno scritto cast, ma casting...) e vedere che ogni attore era anche un membro della troupe (l'attore principale ad esempio è ideatore, sceneggiatore, regista, montatore, curatore degli effetti speciali ed altro) mi ha messo una tale tenerezza addosso che con la mio comprovata bontà avrei avuto davvero voglia di salvarlo sto "film" -le virgolette non testimoniano solo il livello dell'opera ma anche la durata, poco più di 50 minuti-.
Ma proprio non ce la faccio.
Perchè se è vero che almeno si è provato a non esser banalissimi con la storia di fondo, una sorta di Inception in stile horror pane e salame, è talmente scarso tutto il resto che, anche con tutta la buona volontà e la voglia di premiare dei ragazzi che per passione ci hanno provato, è impossibile non farsi una risata e cercare entro un giorno di dimenticare.
Nei primi 5 minuti i ragazzi, specie il protagonista, dicono 23 volte la parola "autista".
Dov'è l'autista? Autista, dove sei? Autista, autista! Qualcuno cerchi l'autista. Vedrai che ora l'autista torna. Quel bastardo dell'autista ci ha lasciato qua. Andiamo a cercare l'autista. Autista! Autista!
Che poi io credo che realmente un autista ci sia stato e realmente se ne sia andato dopo aver visto in che razza di film era. Anche perchè alla fine infatti con la trama mica c'entra una fava.

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Quello che inizia poi è il festival della non recitazione, na roba che in confronto quelli di The Massacre, che più che con la recitazione aveva un problema pantagruelico con le voci del doppiaggio, sembrano Meryl Streep, Philip Seymour Hoffman e Daniel Day-Lewis.
ma vediamoli gli attori
1 il protagonista (anche regista): insopportabile, parla sempre da solo e ha un'arroganza e una violenza verbale verso gli altri ingiustificata VOTO 2
2 quello riccio che ogni tanto ha gli occhiali ogni tanto no: mette solo le mani tra i capelli e se parla ti senti male VOTO 1
3 quella che gli fanno un buco in corpo grosso come 3 cocomeri: gli fanno un buco in corpo grosso come tre cocomeri e la eliminano subito perchè, francamente, anche la stessa troupe-casting non ce la faceva più a sentirla. Però somiglia parecchio a quella meravigliosa attrice che è Emmanuelle Devos. VOTO 1,5
4 il meccanico (nonchè tante altre cose nella troupe, credo anche aiuto regista): è scarsissimo come gli altri eh, però almeno in 2,3 occasioni le battute che dice sono quelle giuste, tipo "E' impressionante!" quando vede il buco nella ragaza di cui sopra. VOTO 3
5 la sua fidanzata: insostenibile, una cosa oscena. Pure, non me ne voglia, tanto bruttina. Non è giusto l'abbiano mandata al massacro così VOTO 0
6 l'intellettuale de sto cazzo: la voce probabilmente più insopportabile, monocorde, stesso tono e enfasi davanti al mostro che sbrana gli amici o al caffè troppo caldo. Però sa tutto del cerchio dei morti cazzo, praticamente ci svela il finale dopo 20 minuti. VOTO 2,5

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ah, il mostro finchè non interagisce in pacchiani effetti visivi con le vittime è davvero figo, bravissimi ad averlo creato. Non si capisce che è, che fa, come agisce, perchè c'è, come si combatte e tutto il resto ma è figo.

abominio imprescindibile per gli amanti del genere

( voto 2 )

20.7.13

Recensione "La 25° Ora" - Visti per voi - 6 - Gianluca Memoli

Arriva finalmente la puntata di Visti per voi dedicata a Gianluca e a questo meraviglioso film.
Gianluca è un utente a cui tengo molto, inizialmente solo per la qualità dei suoi commenti, poi anche perchè, seppur in maniera frettolosa e virtuale, ho avuto il piacere di scambiare 2,3 messaggi un pò più "intimi" e profondi. E poi tutti e due quando vediamo il viso di Philip Seymour Hoffman un pò ci sciogliamo...
Ciao Gianluca, grazie per l'ottima proposta e scusami eventualmente per la pochezza della mia recensione. Aspetto quelle considerazioni sul film che mi dicevi, a presto.
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PRESENTI SPOILER SIN DA SUBITO

Chissà se Tim Burton aveva già fatto in tempo a vedere La 25° ora quando ha scritto i 10 minuti finali -per
inciso i 10 minuti più emozionanti che io abbia mai avuto modo di vedere al cinema- di quello che forse è il suo capolavoro, Big Fish. Quando quel figlio racconta al padre la sua 25° ora. quell'ora che non esiste, quel futuro che non sarà mai, solo per farlo star meglio e prepararlo invece non alla 25° ora ma alla prima del nuovo giorno, il primo giorno che sui padre non passerà su questo mondo. Non c'è la morte ad aspettare invece Monty ma "semplicemente" il carcere che poi, lo dice lui stesso. comunque morte potrebbe rappresentare, e non è il figlio che racconta al padre ma il padre che racconta al figlio.
Sarà assurdo questo accostamento ma ci ho pensato per tutti quei minuti.
Magnifico film, apparentemente semplice e classico ma in realtà assolutamente fuori da qualsiasi canone prestabilito.
Perchè è un film sull'attesa, e non soltanto sull'attesa di Monty di andare in carcere ma in un modo molto più ampio e specifico. L'unità di tempo, le 24 ore, quella notte che non finisce mai, quella sensazione passo passo di accompagnare anche noi Monty alla mattina, non è l'unica sensazione di attesa che proviamo. Perchè anche il film stesso è completamente fermo, sembra attendere lui stesso, fino alla parte finale praticamente non accade nulla, solo dialoghi e monologhi, monologhi e dialoghi, uno più bello dell'altro.



 Ed ecco che il bacio che Jacob dà alla sua giovane allieva, dopo un'ora e mezza di film, ecco che quel bacio, incredibilmente, è la prima vera e propria azione del film, la prima volta che la pellicola va in qualche modo "avanti" e gli accade qualcosa di importante al di fuori dalle scene di dialogo. Di lì in poi succederanno molte altre cose, lo stanzino dei russi (scena magnifica con quel Nikolay e il suo sguardo in su indimenticabile), la scazzottata con Frank (emotivamente forse picco massimo del film, con quella colonna sonora che se ne va e quell'urlo muto di Frank accompagnato ai rumori d'ambiente) e il finale, prima di lì invece tutto è completamente fermo.
Perchè prima di questa mezz'ora finale c'è un saggio di scrittura cinematografica nella parte dialogica, con quelle chiacchierate tra Jacob e Frank così poco cinematografiche (quando mai si è visto un film dove molto spesso si lascia perdere il protagonista per soffermarsi così tanto sui dialoghi dei non protagonisti?) ma così brillanti, drammatiche, incisive, divertenti e verosimili; c'è quel monologo di Monty che è già storia,un monologo che eticamente ci mette un pò a disagio perchè, sotto sotto, quasi tutti i noi in alcuni momenti pensiamo gran parte di quelle cose (molto bello il climax per cui dalle varie etnie poi Monty arriva anche a mandare in culo anche le persone a lui più care).
Senza dimenticare alcune magnifiche scene come quella costruita con un montaggio geniale del mancato bagno insieme a Naturelle, bagno che un giorno invece  fu, un giorno maledetto (quel "sono cazzi" è straordinario...). Ma basterebbe il prologo per capire la qualità del film, con la scena di quel cane, quel cane già, ci torneremo.
Ci sono anche scene mezze sbagliate, è vero, forse su tutte quella del loro primo incontro, rovinata da una colonna sonora veramente irritante. E ho trovato insopportabile la scelta di Spike Lee di far vedere, in montaggio velocissimo, uno stesso gesto più volte e da angolazioni diverse, sembra una tecnica da tesi di laurea di un giovane regista.
Ma sono inezie.

Inezie davanti a un film che parla in maniera così importante del senso di colpa, quello di un figlio che poteva aver tutto e si è completamente rovinato per avere sempre di più, quello di un padre che perso nell'alcool e trovatosi solo non è riuscito più a seguire ed aiutare quel figlio, quello di un amico che non è ha avuto le palle di fare niente per non far entrare Monty in alcuni giri. E sensi di colpa anche più contingenti come quello, sempre di Frank, per aver pestato a morte Monty o quello di Jacob (visibile tutto in quella splendida inquadratura in ralenti all'uscita del bagno) per aver dato quel bacio.
Il cast è straordinario, Norton è Norton, Pepper è la sorpresa perchè il suo personaggio quello più complesso e sfaccettato, P.S. Hoffman, vabbeh, io nemmeno lo commento più, qui spicca meno perchè il suo è un personaggio così a disagio, nascosto e "sottratto" che quasi prova, senza riuscirci però, a scomparire e Cox nella parte del padre (quel Cox che da poco ho visto da molto più giovane interpretare Hannibal in Manhunter) è straordinario nelle pochissime scene in cui compare.
Non sono un appassionato della Paquin nè a livello estetico nè recitativo, lo dico da adesso.

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Questo è anche un film sulla sconfitta, sul fallimento e sulla necessità di espiare questa sconfitta, questo fallimento, tutti i propri errori, per aver possibilità di ripartire. In questo senso quel cane che Monty aveva salvato rappresenta una delle poche cose giuste che lo stesso ha fatto in vita, è come se fosse per lui la testimonianza vivente che non tutto nella vita è stato sbagliato, una sorta di salvagente psicologico.
Ma questo è anche un film che forse senza volerlo diventa una splendida pellicola generazionale, e lo fa con soli tre personaggi, questi ultratrentenni in cui c'è sempre quello intelligente ma che nella vita non riesce ad imporsi e sta in un angolino, quello magari meno dotato ma che ha avuto successo e quello sempre intelligentissimo ma che è finito in una spirale sbagliata. Ed è generazionale perchè racconta queste amicizie senza retorica e in un modo molto vero e verosimile, perchè anche nelle più grandi amicizie a volte si pensa peste e corna degli amici, anche nelle più grandi amicizie dovrebbe esserci il coraggio di dirsi tutto, anche nelle più grandi amicizie, forse, un cazzotto in faccia è il gesto più bello e vero, a volte l'unico, che ci sarebbe da fare.

( voto 8,5 )

18.7.13

Recensione "Mr Vendetta"

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PRESENTI PESANTI SPOILER

In questi giorni qua nel blog e altrove si è parlato tanto di Park Chan Wook visto che il suo ultimo film (ma primo americano), Stoker, ha diviso nettamente i suoi fan e la critica tra delusione tremenda (il 70%) o ennesima conferma della sua grandezza (un 30% nel quale mi ci metto anche io).
Credo sia giusto allora riprendere questo Mr Vendetta perchè, oltre ad essere il capostipite della non ufficiale trilogia, costituisce il giro di boa di Park che dal film successivo, l'immenso Oldboy, non solo sarà conosciuto in tutto il mondo ma diverrà un maestro di tecnica cinematografica come pochi nel pianeta.
Qui invece c'era ancora poco stile, pochi virtuosismi, poca tecnica ma tanta sostanza, un film che ammicca meno e più genuino, una pellicola con tanta voglia di raccontare una storia e di iniziare ad analizzare, e Park lo fa sempre in un modo tremendo e senza speranza, che razza di strano, pericoloso e terribile animale è l'uomo.
Questo è senz'altro il film più triste dei 3, quello dove la vicenda di vendetta si affianca a un grande degrado, a un'aura malinconica, allo spietato destino.
Mentre in Oldboy e Lady Vendetta infatti di destino ce n'era ben poco, anzi, tutto era perfettamente architettato, costruito, e sia le cause che gli effetti della vendetta estremamente legati al libero arbitrio, qua i personaggi e le vicende sono molto più complessi, sfaccettati, nessuno è troppo buono o troppo cattivo ma tutti i personaggi principali si ritrovano travolti dagli accadimenti ben oltre la loro volontà.

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Così è per Ryu, il ragazzo sordomuto protagonista del film (indimenticabili i suoi capelli verdi) che per salvare la sorella malata prima vende il proprio rene (venendo truffato), poi rapisce la bimba di un milionario per avere i soldi per il trapianto. Quello che accade alla bimba è l'ultima cosa che voleva.
E così è per Park Dong, il padre, una persona mite che all'improvviso si vede prima la figlia rapita e poi (lui crede) uccisa barbaramente.
La disperazione di entrambi, la povertà, l'handicap e la situazione della sorella per Ryu, la perdita della figlia per Park, porterà nel film a una spirale di sangue e violenza che nel secondo tempo deflagrerà in maniera incredibile (come sarà anche per Lady Vendetta).
Non c'è felicità nel film, solo dolore, disperazione e morte, praticamente per tutti.
Park ci va giù  pesante col suicidio della sorella, con la morte della bambina in campo lungo, con le torture, con l'assassinio di Ryu.

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 E' un film che grida dolore dal primo all'ultimo minuto, cinico ma tremendamente umano e verosimile, altro che Oldboy o Lady Vedetta che costringono, impossibile negarlo, lo spettatore a una grandissima sospensione dell' incredublità (anche se a mio parere restano comunque superiori però).
E sequenze come loro che salgono quelle scale di pietra visti dalle finestre di dentro, lui che mette i sassi sul corpo della sorella mentre la bambina dietro annega, quei rumori dell'autopsia, il massacro dei mercanti di organi o l'abbraccio immaginario tra il padre e la figlia sono il segnale che qui, già qui, stava uscendo uno dei più grandi registi degli ultimi 15 anni.
Da recuperare subito.

( voto 8,5 )

17.7.13

Recensione Hostel part 3


Ah ah, credo di essere l'unico pazzo non solo in Italia ma nel mondo intero a considerare questo terzo
capitolo (non proprio ufficiale però...) della saga creata da Eli Roth come quello meglio scritto di tutti o comunque quello che, sbudellamenti a parte, cerca di avere più trovate degli altri. Ero davvero convinto di trovarmi davanti una ciofeca colossale e invece complimenti ragazzi, avete raggiunto livelli pari a Roth senza avere quasi una lira.
Sapete che ha di fantastico sto film?
Il primato di colpi di scena.
Ne ho contati 7.
Assurdo.
E 5 su 7 non me li aspettavo proprio, giuro, coglione io o bravi loro non so dirlo.
Già il prologo è sorprendente ma i ribaltamenti di situazione e le sorprese andranno avanti fino alla fine, assicurato.
E la parte pipareccia, quella che nel primo Hostel prendeva metà film qui è molto meno importante e accompagna sempre l'avanzare delle vicende, non è un blocco a sè stante.
Ragazzi, c'è poco da fare, è ovvio che senza i due capitoli precedenti questo non esisterebbe (il plot alla fine è sempre quello) ma sono convinto che venire per terzo e non essere diretto da Roth l'abbia penalizzato.

Le torture sono tutte riuscite ed incisive, si vede il minor budget è vero, specie nei dettagli, ma l'inventiva c'è.
Gli attori se la cavicchiano, lei, la futura moglie a casa, è bella da paura mentre in mezzo ai ragazzi ce n'è uno così brutto da infastidire.
Il boss è il Dracula di Argento...
Molto carina l'idea della stanza delle torture mostrata a tutti con la possibilità di scommettere su come morirà la vittima di turno. Fantastica la donna demone arciere. Non gasiamoci, è un filmetto alla fine ma pieno di brio ed inventiva.
Spoiler d'ora in poi, anche grossi, fermatevi se volete vederlo.
Il prologo con quel ribaltamento, lo scoprire che le due ragazze in realtà erano vittime anch'esse, la sorprendente rivelazione di che ruolo abbia avuto l'amico organizzatore e quel finale con doppia sorpresa per cui per una volta muore nel cinema il protagonista e poi no, insomma, i ragazzi che l'hanno scritto hanno provato a mettere un qualcosa in più rispetto ai primi due capitoli, altrimenti sarebbero stati completamente distrutti dagli stessi.


Credo che questa fosse una saga già satura dopo i primi due capitoli (come Saw secondo me), già salvarsi sarebbe stata un'impresa.
E ci si salva, eccome.
Ma poi ragazzi, sapete chi c'è alla regia?
Quello Spiegel amico di Raimi che scrisse da ragazzino la sceneggiatura de La Casa 2.
Bravo Scott, divertirsi con gli horror a quasi 60 anni è indice di passione e animo giovane.
Magari l'ha fatto per farsi un giro con le ragazze del film.
E bravo Scott.
Due volte.

( voto 6 )