15.11.18

Recensione: "Respire" (2014)

Risultati immagini per respire poster melanie laurent

Uno di quei film in cui le cose che accadono non sono tanto fatti reali, ma moti dell'animo.
Una di quelle opere di impressionante perfezione psicologica.
Un rapporto morboso, sbilanciato, dove qualcuno vuole e sogna cose che l'altro non pensa nemmeno.
Un film su una splendida ragazza che come un palloncino inizia a gonfiarsi di dolore, speranze disilluse, amori indefiniti, scherno, rabbia e delusioni.
Un film sulla manipolazione.
E sul tentativo di riscatto, di dimostrare che puoi correre anche senza l'altra, anche più forte di lei.
Ma un animo come quello di Charlie non è abituato a questo.
E il respiro si fa sempre più affannato

   presenti spoiler nel finale recensione

Io adoro sto tipo di film.
Quello dove le cose accadono sì, ma le cose che accadono hanno la consistenza dei moti dell'animo.
Uno vede film così, poi prova a raccontarli agli altri e si accorge che non c'è quasi niente da raccontare, che tutto quello che succede lo potresti dire in trenta secondi, parleresti di una ragazza che ne conosce un'altra, che comincia con lei un'amicizia complessa(ta) e morbosa, che si allontanano e si avvicinano fino poi ad arrivare al finale.
Mica te le ricorderesti quasi le singole scene e, anche dovessi ricordartele, raccontarle sembrerebbe tanto banale.

Risultati immagini per respire film 2014

Perchè questi sono film dove le cose che succedono non sono fuori, non sono nei piccoli gesti o nei piccoli accadimenti, ma stanno tutte dentro l'animo dei protagonisti.
E allora sta a te vederle, sta a te capirne l'importanza e la potenza.
Ma del resto la vita non è poi così?
Se l'analizzassimo ci renderemmo conto che le vette più grandi che abbiamo raggiunto e le fosse delle marianne più profonde dove siamo annegati non sono tanto fatti reali che ci sono successi ma sommità e dirupi interni a noi, dentro questo nostro corpo e questa nostra mente che altro che un solo mondo sono, diciamo un'universo via.
E Melanie Laurent, la splendida Shoshanna di Bastardi senza Gloria, qui alla regia e alla scrittura, tutto questo lo sa.
E ci regala un film che è quasi completamente dentro la sua protagonista (splendida attrice), così dentro che possiamo sentirne l'apnea del vivere.
Se devo citare due titoli che mi ricordano questo connubio fortissimo tra quello che vediamo e la psicologia della protagonista citerei quelle due perle di Magic Magic e Krisha, a suo modo due film che, come Respire, parlano della tremenda difficoltà del vivere, a volte momentanea, altre cronica.
Di quel sentirsi annegare.
E non è un caso che questo film si chiami Respire, titolo meraviglioso che diventa ancora più bello una volta che si è finito di vedere il film.
Perchè di respiri anelati, necessari, trattenuti e sospirati parla il film.
Una pellicola di una finezza psicologica sorprendente, di una "verità" delle emozioni unica, di una naturalezza in alcune scene di imbarazzante realismo.
Film che comincia con un'adolescente che sente delle urla, che scende dalla camera e quelle urla sono le urla dei propri genitori.
Potremmo aprire un capitolo a parte qua, parlare de sta cosa tremenda che ci mostra il prologo, far capire quanto vedere due genitori urlarsi contro senza alcun filtro, senza alcun blocco, senza alcun limite a ciò che si dicono potrebbe esse devastante per i figli.
Quei figli che sentono l'odio nelle due persone che l'hanno creati, quei figli che dovrebbero avere dei modelli da seguire e invece hanno modelli da dimenticare, quei figli che dovrebbero credere nell'amore e forse per colpa di quelle scene, il tempo di scendere le scale della camera, all'amore manco crederanno più.


Sarà solo la prima di una serie di accadimenti che porteranno Charlie, la nostra protagonista - questa ragazza che sta scendendo le scale - ad un collasso finale inevitabile, ma inevitabile solo perchè tutte le persone che le stanno attorno non si rendono conto dei danni che le stanno procurando.
E' come se il film raccontasse di una ragazza-palloncino che viene gonfiata in pochi giorni di mille cose diverse, dolore, rabbia, speranza, sentimento, delusione, scherno, disillusione, amore. 
E forse è proprio perchè in questo strano elio che la gonfia ci son dentro anche cose belle che l'effetto, poi, è anche più devastante.
Perchè se in una vita che ti sta collassando attorno inserisci dentro anche delle speranze o delle belle sensazioni che poi vengono distrutte allora è la fine.
E tutte le cose potenzialmente belle per Charlie hanno un solo nome, Sarah.
La Laurent è perfetta nel creare un personaggio a 360 gradi in nemmeno 3 minuti.
Prima il suo arrivo in classe dove senza nemmeno conoscere nessuno suggerisce al ragazzo alla lavagna, poi la spaccata nella trave, poi le sigarette, poi la voce sicura e adulta, poi la nonchalance con la quale offende il padre di Charlie al telefono.
Nemmeno cinque minuti e hai un personaggio fatto e finito, quello di una ragazza bellissima che tiene il mondo ai suoi piedi, che sembra governarlo, che è diversa da tutte le altre, adolescenti a volte insicure nel marasma di questa età-crisalide.
E Charlie si innamora di lei, si innamora di lei in tutte le declinazioni che l'amore può darsi, quello di testa, quello fisico ma poi anche quello più subdolo dell'idealizzazione, del voler essere come l'altra, dell'adorazione.
Ne nasce così un rapporto pericolosissimo, un rapporto non paritario, tremendamente sbilanciato.
Anche se per certi versi diversissimo potremmo associare questo loro rapporto a quello devastante che vedemmo in Suntan.
Dinamiche diversissime ma stessa disparità, stessa differenza tra ciò che vuole l'uno e ciò che (non)vuole l'altro, stessa sensazione di inferiorità e di "miracolo" che è capitato a uno dei due.
Stessa dipendenza.
Ed è così che in questa cornice di dipendenza arrivano poi quelle tremende derive che sono il plagio e la manipolazione.


C'è una scena magnifica.
Charlie è stata praticamente vittima di Sarah a scuola, nel senso che c'è stata una discussione nella quale, come sempre, è uscita "vincitrice" la ragazza perfetta.
Poi però Sarah chiama Charlie e le dice che la perdona per quello che ha fatto, che lo può superare.
Questo fanno spesso i manipolatori, ergersi a vittime (quando invece è tutto il contrario) riuscendo persino a prendersi il merito di perdonare.
Come non pensare a tutti quegli uomini che magari picchiano le proprie donne per qualcosa di ridicolo che hanno commesso e poi fanno finta di dire loro che no, non è successo niente, hanno sbagliato ma loro le perdonano.
Charlie piange, si sente in colpa.
Tipico di chi è manipolato e idealizza l'altro.
La Laurent è brava però a mostrarci il personaggio di Sarah non solo con accezioni negative, tanto che per metà film riusciamo quasi ad empatizzare pure con lei.
La splendida panoramica destra-sinistra di quando torna a casa, con quella tremenda madre che ci viene mostrata, è perfetta in questo senso (tra l'altro la ragazza corre alla finestra a prendersi un respiro, anche questo assimilabile al titolo).
In questa scena, tra l'altro, c'è una piccola finezza di sceneggiatura, una di quelle che emozionano lo spettatore quando ha la fortuna di coglierle.
Mi riferisco alla risata isterica della madre, nè più nè meno quella che Sarah, a inizio film, raccontò divertita essere della zia.
Da notare anche i pantaloni che Sarah si mette addosso prima di andare là, piccolo gesto che vale ancora un personaggio. Ragazza disinibita, promiscua, senza remore, che in realtà si copre per camminare di notte da sola.
Il film ha un notevole calo di ritmo nella parte centrale per me, dopo una prima mezz'ora bellissima (le scene di risata dei ragazzi sono di disarmante verosimiglianza) e un'ultima mezz'ora straordinariamente apnoica.
E ha anche un passaggio di sceneggiatura molto facilone e discutibile, ovvero quello in cui Charlie diventa d'improvviso una bullizzata solo per un piccolo segreto (tra l'altro manco grave) venuto fuori in bagno.
Non mi sembra un passaggio per cui un'intera scuola può prenderla di mira, anzi, avrei detto il contrario.
Sì, però nell'ultima mezz'ora tutto quel gonfiarsi del palloncino-ragazza e tutto quel lento soffocamento lo avvertiamo in maniera straordinaria (anche grazie alla colonna sonora).
Assistiamo a una spirale senza via d'uscita.
Prima quel "t'ammazzo" detto alla festa che sembra quasi un bacio.
E Charlie è lì, col cuore a mille e il fiato corto, un fiato corto dal duplice significato, quello della paura e violenza di ciò che le è stato detto ma anche quello della vicinanza di lei, di quella bocca che l'ha sfiorata.
Poi c'è lo sputtanamento nel bagno, poi la bullizzazione che Charlie, in maniera quasi commovente, combatte con lo studio (bellissime quelle scene).
E poi quella corsa sulla pista d'atletica che secondo me è la scena madre e metafora del film, magnifica, da brividi.
Charlie corre, Sarah la supera e la spinge (metafora della sua superiorità in tutto, del suo essere arrogante e irraggiungibile), Charlie allora comincia a correre più forte, questa volta è lei a superarla, è lei a volerle dimostrare che non solo non le è inferiore ma che può starsene anche davanti a lei.
Ma superare un proprio modello, superare un proprio manipolatore, è una cosa difficilissima, che poi ti manda in panico.
Il respiro (ancora una volta) di Sarah si fa sempre più affannato, quel suo voler essere andata oltre il proprio ruolo non riesce a reggerlo.
E stramazza al suolo.
Ormai Charlie è una ragazza distrutta, troppe emozioni, troppi dolori, troppi sforzi.
Sente i suoi genitori fare sesso dopo tanto tempo (ancora respiri, ancora sospiri), poi la madre le dice che no, che è finita, che quello è stato solo l'ultimo riavvicinamento prima di dirsi addio, l'unica soluzione possibile.
Poi in questa situazione sempre più delicata torna Sarah e per l'ennesima volta le fa il lavaggio del cervello, tenta di manipolarla.
Ma Charlie, o il palloncino che è, è ormai completamente gonfio e il gesto che compierà sarà quello di un inevitabile collasso.
E in un film come questo fatto di apnee, di respiri mozzati, di sospiri di sesso, di bisogno infinito di prendere boccate d'aria, di uscire da una vita-prigione devastante, quel gesto finale, terribile, sarà proprio un togliere il respiro.
Come l'amore.
Come un cuscino.
Ci sarà un pianto che ricorderò come uno dei più struggenti di questi anni.
E poi l'ennesimo finale con sguardo in camera.
Forse sperando di uscire da là, forse un chiederci aiuto.
Forse un cercare un respiro di vita fuori dal film perchè, dentro il film, dentro quella vita, ormai siamo come morti dentro

8

6 commenti:

  1. un film più bello di quello che uno si aspetta.

    Melanie Laurent è davvero brava.

    https://markx7.blogspot.com/2016/08/respire-melanie-laurent.html

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    1. ottimo ;)

      dici "abbastanza angosciante, nonostante il titolo" che è perfetto eh

      però è buffo perchè quel titolo è proprio perchè il film è angosciante, è quel respiro che cerchiamo sia noi che la protagonista

      tra l'altro bravissimo con il riferimento ad Adele, è il primo appunto che avevo fatto ma poi nememno l'ho citato

      ma sono orgoglioso che in due lunghe recensioni di questi due film non abbia mai parlato di amore omosessuale

      cioè, io manco me ne accorgo de ste cose, per me i sentimenti non hanno generi. E' buffo che non lo dica manco per sbaglio

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  2. E'buffo il fatto che Respire l'abbia visto poche settimane fa, prima di vedere, settimana scorsa,Thelma e di leggerne le tue recensioni. Entrambi belli, entrambi centrati sulle difficoltà di vivere il periodo adolescenziale. Eppure tu non nomini parallelismi tra le due opere. A me è capitato di confonderle. Dev'essere un problema mio di vedere troppi film insieme!:(

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    Risposte
    1. in realtà ho pensato a Thelma praticamente dalla prima all'ultima inquadratura (basti dire che nel taccuino appare come terza parola) ma poi, come mi accade sempre, sono partito per qualche tangente dimenticando tante cose che non solo avevo appuntato ma ci tenevo molissimo a dire

      ma è il film a Respire più assimilabile visto quest'anno ;)

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  3. Ho avuto le lacrime agli occhi e l'affanno per metá visione.

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