15.5.19

Anime e Core, un ragazzo e la sua grande passione per l'animazione giapponese - 1 - Recensione "5 cm al secondo"



Enrico è un ragazzo di appena vent'anni, il primo ad aver risposto al post dove vi invitavo a scrivere di serie tv per il blog.
Enrico in realtà è appassionato di Storia e studia quella all'Università.
Ma, come tantissimi giovani, ha una passione insana per le anime giapponesi, mondo che io ho sempre poco frequentato (lungometraggi a parte) ma che ho sempre tanto stimato.
In realtà aveva già scritto (e mi aveva mandato) la recensione di una serie ma visto che proprio questi giorni c'era questo film - 5 cm al secondo - al cinema abbiamo pensato ad una recensione lampo, anche se oggi, ahimè, è ufficialmente l'ultimo giorno di programmazione.
Un film di Makoto Shintai, uno dei più acclamati animatori e registi giapponesi (Your Name, Il Giardino delle Parole).
In ogni caso se qualcuno di voi è appassionato di anime potrà seguire questo giovane ragazzo, credo se lo meriti.
Vi lascio a lui

Io odio i film romantici. Quelli dove l'amore è causa e fine di tutto, dove sembra l'unica cosa importante, dove la scrittura si tesse attorno alle relazioni.
Per questo dovrei essere l'ultimo a difendere un cinema parecchio odiato da molti, quello di Makoto Shinkai, ma lo farò. 
Per un paio di giorni, in onore del passaggio dei diritti da Kaze a Dynit, avremo un suo film al cinema, 5 centimetri al secondo. Siccome non succede abbastanza spesso, direi che non c'è occasione migliore per difenderlo. 
Qualche anno fa, tanto per cominciare, non c'era nemmeno bisogno di farlo, pochi appassionati di anime lo seguivano, alcuni suoi lavori c’erano addirittura integrali su youtube. Io ci sono inciampato addosso senza nemmeno accorgermene, lui che sarebbe diventato uno dei miei preferiti. Vedo questo corto animato, sarà stato cinque minuti, chiamato Lei e il suo gatto. Ecco, penso che quest'opera dovrebbero vederla tutti coloro che liquidano Shinkai come regista commerciale, e i suoi film come opere dalla bellezza gonfiata dai soldi. La verità è che parliamo di un self made man, un signor nessuno venuto dalla strada, lo conferma anche il suo primo (credo) lungometraggio, La voce delle stelle, recensito anche qui su Il Buio in Sala. 
Lei e il suo gatto è ancora più basilare, bianco e nero, qualche schizzo a matita animato, una sola voce che narra (quella del regista stesso). Eppure ti tiene il cuore in mano e te lo scalda, in un modo che non potrà mai fare tutta la computer grafica di questo mondo. Controllo chi è questo tipo, trovo pochissime informazioni, Oltre le nuvole non aveva ancora nemmeno un titolo italiano all'epoca. 
Come passa il tempo…


Torno su youtube, adocchio il video di un altro film, questo. Sarà la prima delle mie tre visioni, contando anche quest'ultima. Per i miei standard sono poche, forse perché 5 cm al secondo è difficile da metabolizzare, di sicuro lo metterei tra quelli che meno preferisco del sensei, assieme a Viaggio verso Agartha. Eppure amo anche quest'ultimi a modo loro, come tessere piccole e imperfette di un mosaico più grande, curato con Amore, questo sì dalla A maiuscola, Amore per l'arte, per la bellezza, per un lavoro meraviglioso costruito negli anni in silenzio, da vero artigiano. 
E di questo parla 5 centimetri al secondo, come tutte le opere di Shinkai alla fine, del Vero Amore. 
E ne parla con rispetto verso il pubblico, sfidandoci ad emozionarci ancora per le sbandature giovanili che abbiamo visto in milioni di salse, spesso insipide. E la sfida la vince ogni volta per quel che mi riguarda, con le semplici armi dell'uomo di cinema: le immagini e i suoni. Non dirò che Shinkai è il narratore più inventivo e capace che ci sia, questi sono commenti superficiali di chi lo paragona a Miyazaki senza nemmeno pensare quale abisso, non tanto qualitativo, quanto di stile, tematiche e formazione esista tra i due; dirò però che il nostro Makoto è forse il regista più viscerale che esista. Probabilmente è per questo che a molti non vanno giù i suoi film, o lo odi o lo ami, non c'è via di mezzo perché è lui in primis a non cercarla: prendiamo 5 cm al secondo, così parliamo anche un pó del film, non solo dell'uomo che gli sta dietro. In un’ora e dieci scarsa di durata troviamo un compendio di tutte le sue ossessioni e stilemi. La struttura è quella di due episodi e un epilogo, ma scanditi non dal tempo, che non scorre logicamente, attraversato com'è da un flusso continuo di passato e presente, quanto dal tumulto di emozioni. La vita è l'unico orologio di 5 cm al secondo, con i suoi cambi di prospettiva, mentalità e luoghi. Quest'ultima visione me l'ha confermato, grazie alla solita straordinaria colonna sonora di Tenmon, che cambia in base all'episodio, e ai cicli stagionali. Questo trovo sia un vero colpo di genio: Shinkai ama palesemente la natura, lo vediamo nei suoi cieli e mari, di un blu da volercisi perdere dentro per sempre, nelle tinte della neve, nelle sequenze oniriche con pianeti più grandi del Sole, nelle città attraversate dai fiori di ciliegio, quelli che cadono cinque centimetri al secondo. E allora perché non piegare la vicenda al susseguirsi delle stagioni? Anni passano, vediamo Akari e Takaki, i nostri protagonisti, passare da bambini a ragazzi ad adulti, ma la natura mantiene i suoi ritmi, anche davanti all'amore più puro che lotta contro il tempo. E allora nel primo episodio, Racconti dei fiori di ciliegio, è ovviamente primavera, nel secondo estate, nell'epilogo inverno.
Già, perché poi ci sarebbero i personaggi, i famosi “adolescenti depressi” di Makoto Shinkai. Non trovo niente di male in due protagonisti adolescenti, tanto più che è palesemente a loro che questo film è rivolto (pur rimanendo accessibile a tutti), anzi la trovo una scelta coraggiosa in un tempo in cui la formula del film animato standard è tono infantile con ammiccamenti adulti per i genitori. Per il “depressi”, credo sia un fraintendimento dovuto al fatto che il marchio di fabbrica di questo regista sembrano essere i giovani amanti separati da tempo o spazio. Si può concedere che se c'è un film dove questo stona un pó, è proprio questo. Ok, Romeo e Giulietta insegna che il sale di una relazione tormentata sono i continui ostacoli, ma dettagli come la lettera smarrita e la ex di Takaki sul finale sembrano effettivamente messi lì per creare un dramma che sfocia nell'accanimento dell'autore sui suoi personaggi. Esiste pure un libro su questo film (non deve sorprendere, metà della sua filmografia è basata sui suoi stessi manga), scritto dallo stesso Shinkai, dove questi dettagli vengono elaborati meglio, e anche se non è una scusante per il film me la sento di consigliarvelo.
A proposito di drammi, parliamo di dove vengono sviluppati al meglio, ovvero nel secondo episodio, quando prende la parola il personaggio di Kanae. Se dico “prende la parola”, è perché l'intero film è narrato dai tre ragazzi, a turno. Questo potrebbe alienare qualcuno, ma personalmente non ho mai trovato fastidiosa la narrazione, che spesso si trasforma in monologhi di struggente bellezza, rendendo i silenzi ancora più forti.
Dicevamo, Kanae…


Lei è apparentemente la terza incomoda, quella che sta in mezzo nella coppia di protagonisti. Non ci volevo credere, quello del triangolo amoroso è uno degli escamotage più odiosi della storia della narrazione sentimentale, non può esserci cascato pure Shinkai. Però c'è qualcosa di particolare qui, in questa ragazza insicura e impaziente, che sfoga nel surf i suoi sentimenti repressi per questo ragazzo, sempre preso da qualcun altro. Noi lo sappiamo, Takaki pensa solo alla sua innamorata d'infanzia, Akari, da cui è separato. Con queste premesse, sembra che la vicenda finirà senza guizzi, ma poi arriva quel finale grandioso. Prima quel razzo che spacca in due il cielo, buio da una parte e luce dall'altra. 
Poi la realizzazione. 
La lontananza della vita è troppo forte, Akari è ormai un razzo trasportato verso l'ignoto, un Cosmonauta (titolo dell’episodio), e quei messaggi non arriveranno mai al destinatario. Capiamo fino in fondo quel sottotitolo, “Una collana di storie brevi sulla loro distanza". Non c'è mai stato un triangolo, solo dei punti disgiunti vaganti nello spazio immenso. Anche Kanae può solo guardare quel razzo da cui Takaki non staccherà mai lo sguardo, che vola molto più in alto del suo fragile aeroplano di carta. 
Non resta che piangere calde lacrime.


Questa attenzione ai dettagli, ai sentimenti, alla scrittura, non può essere liquidata con indifferenza. So che andare al cinema in giorni e orari che riservano agli eventi anime (ovvero vergognosi) a pagare un biglietto maggiorato non è il massimo, ma se volete supportare questo tipo di arte, io vi consiglierei di vederlo. Le immagini di 11 anni fa sono ancora una meraviglia da godere sul grande schermo, il doppiaggio è, per una volta, impeccabile (la ragazza che fa Akari da piccola fa venire i brividi tanto è brava), c'è addirittura un bellissimo corto inedito prima del lungometraggio.
È un film che credo vada visto, perché ci dice la verità sulla vita, che è tanto bella quanto dura. 
E comunque, ci dice quel sorriso sul finale, rimane sempre la speranza.


1 commento:

  1. Davvero una gran bella analisi di tutto ciò che sta dietro alle opere del buon shinkai.
    5 cm al secondo è una delle opere che a distanza di diverso tempo mi è rimasta più impressa, nonchè la prima ad avermi avvicinato a questo mondo da cui mi ero sempre tenuto lontano a causa di un mio scettiscismo generale, che solo adesso mi rendo conto essere totalmente ingiustificato.

    Prima di poco tempo fa infatti, il mondo degli anime mi era totalmente sconosciuto (se non per dragonball, l'unico che mi ero rivisto di tanto in tanto, più per nostalgia d'infanzia che per altro), ma a seguito di vari consigli, mi decisi a vedere un paio di film (questo e il giardino delle parole) e nonostante mi piacquero molto, non mi venne voglia di approfondire...fino a qualche settimana fa.

    Dopo essermi finalmente guardato death note, divorato in meno di una settimana, ho compreso quanto per tutto questo tempo non avessi capito un cazzo del mondo degli anime.

    Inutile dire che in un mese o poco più mi son fatto fuori almeno altre 4 serie e vari film, tra cui anche Your Name, che reputo un capolavoro senza se e senza ma...pur comprendendo chi lo critica poichè, come tu stesso hai detto, probabilmente lo stile di shinkai o lo si ama o lo si odia...

    Purtroppo non posso nemmeno argomentare più di tanto ciò che già hai scritto, essendo fondamentalmente ancora profondamente ignorante riguardo a questa realtà, anche se d'ora in avanti terrò molto più in considerazione il mondo degli anime.

    Non ho molto altro da aggiungere, concludo dicendo che fa piacere vedere qui sul blog anche recensioni di roba considarata dai più (ed ero appunto uno di quelli) una nicchia solo per appassionati, poichè da qualunque lato lo si guardi il cinema e le emozioni che regala, vanno al di là di ogni forma e cultura e i capolavori sono sempre dietro l'angolo ;)

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