20.6.22

Recensione: "Black Phone"


Sono mesi che vedo pochissimi film (uno a settimana di media).
E spesso manco ne scrivo.
Recuperiamo qualcosa del tempo perso con l'ultimo film visto, 
un horror adesso nelle sale, Black Phone.
Buono, per tanti molto buono.
Niente per cui impazzire ma la conferma che Derrickson - tra i mestieranti -  è uno dei migliori (certo Eggers, Aster e Peele sono un'altra cosa...).
Il problema, semmai, è che ricorda per tantissimi aspetti un suo vecchio grande successo, Sinister.
La storia della classica cittadina americana dove cominciano a sparire bambini.
La polizia brancola nel buio ma una bambina con sogni premonitori li porta nella strada giusta.
Sono vittime de Il Rapace, un uomo-mostro.
Una prigione, un telefono nero che, forse, rappresenta la speranza.
Un telefono nero grazie al quale combattere tutti insieme


PRESENTI SPOILER

Ora, lo ammetto, non ricordo perfettamente Sinister (gran bel horror, non eccezionale ma tra quelli da multisala di questo ultimo decennio sicuramente tra i migliori) ma più guardavo Black Phone (adesso al cinema) più me dicevo "cazzo, ma sta cosa l'ho già vista!" e ogni volta il "già vista" era riferita a Sinister.
Derrickson è bravo, il suo (quasi) debutto con L'esorcismo di Emily Rose era veramente bello e Sinister, come detto, pure.
Buffo come si barcameni esattamente a metà tra gli horror e i blockbuster sci-fi a conferma che probabilmente non sia un grandissimo autore ma sicuramente uno "solido" che fa il suo dovere al meglio.
Questo Black Phone non ha, preso pezzo per pezzo, un solo aspetto che lo renda originale ma in qualche modo, unendoli tutti sti pezzi, alla fine un proprio carattere lo tira fuori.

Siamo a fine anni 70 e abbiamo la classica cittadina americana dove iniziano a sparire regazzini una settimana sì e una no.
Nessuno, tranne una bambina che ha sogni premonitori, sa che a far questo è un mezzo matto, uno che sembra vestito da Babadook ma va in giro coi palloncini (neri) tipo It.
The Grabber (il Rapace) lo chiamano.

Film horror solido, che se inviti gli amici a venire al cinema o lo consigli non sbagli.
L'ambientazione retrò è sempre ben gradita, la location col quartierino co le case a schiera e coi pratini belli alla Halloween pure, la regia e la fotografie pulite.
In realtà quando uno guarda Black Phone percepisce "soltanto" il film di genere ma, se riflette un attimo, capisce che in realtà l'operazione voleva far di più.
Andando a scavare infatti questo è un film con profonde velleità, ad esempio nel raccontare questo mondo di ragazzini con pessimi genitori o che sembrano vivere in un mondo senza adulti (pensiamo ad una fusione tra Stand by me e It Follows ad esempio).
E proprio in questa cornice di profonda empatia-legame tra adolescenti si instaura la parte sovrannaturale del film, quella legata al telefono nero di cui il titolo.
Quel telefono è come se fosse un portale in cui tutti questi bambini rapiti e poi uccisi riescano a parlare tra loro e, tutti insieme, sconfiggere il mostro.
Sulla carta è un'idea bella, importante e potenzialmente commovente (l'idea che bambini morti comunichino e aiutino quello ancora vivo a sopravvivere poteva essere davvero forte ad emozioni) ma il film purtroppo non riesce a creare la giusta empatia verso questi ragazzi, non riesce a trasmetterci la potenza del messaggio.
Anzi, paradossalmente, tutte le scene del telefono nero, quelle sovrannaturali, ci sembrano pure scene "horror" (lo metto tra virgolette perchè non c'è mai la sensazione di pericolo) che rischiano addirittura di rovinare il film.
Quindi grande idea il telefono nero (metaforico più volte, può essere anche visto come quel telefono che bambini abusati vorrebbero/potrebbero usare per salvarsi) ma gestita non benissimo.
In realtà quel telefono non è l'unico "non-luogo" tra due mondi.
C'è anche quello dei sogni della bambina, sogni in cui vede chiaramente cose realmente successe (però che la polizia americana per risolvere un caso di un serial killer si affidi totalmente ai sogni di una bambini di 10 anni è fantascienza).
Insomma, Derrickson gioca tra realtà e immaginazione in due modi diversi e il risultato è più che discreto.


I problemi sono due.
Intanto alcune cose davvero poco credibili.
Ho già citato quello della polizia che si affida alla bambina ma gli errori più grandi di scrittura sono altrove.
Finney per salvarsi tenterà 3 strade, ognuna delle quali consigliatagli dai 3 bambini morti prima di lui. E se per quella del congelatore ok, vediamo che è finita là e non ci sono speranze, è veramente incredibile come il film "dimentichi" totalmente le altre due quando, in realtà, sembrava stessero andando molto bene.
Per prima la strada della buca in terra alla "Le Ali della libertà", buca che procede molto bene ma che Finney abbandona, non sappiamo perchè (bastava farci vedere che trovava il cemento, che ne so).
Poi l'ancor più incredibile possibilità dalla finestra.
Dopo tanti tentativi e una genialata alla MacGyver (quella del filo attraverso il tappeto) il bambino riesce nella cosa più difficile e decisiva, ovvero scardinare completamente le sbarre di ferro.
Adesso ha solo il vetro a separarlo dalla salvezza.
E ok che ci avevano mostrato che faticava a raggiungere la finestra ma possibile che adesso che ha rotto le sbarre non ci provi più? Tra l'altro ha appena avuto l'idea del tappeto, basterebbe usare quello (o unirne due insieme, e ce l'avrebbe pure...) per raggiungere facilmente la finestra, romperla con un sasso e andare.
E' veramente inconcepibile che un bambino che provi disperatamente a usare quel metodo di fuga rinunci quando ha compiuto il 90% del lavoro.
Sembra quella barzelletta dei due carcerati che devono attraversare 100 muri di cinta, ne superano 99 e uno dice all'altro "Scusa ma torno indietro, sono troppo stanco".
Ma sapete perchè sono presenti questi due errori?
Perchè nel finale l'unione di tutti questi consigli dati dai bambini morti (la finestra, la buca, il congelatore) porterà (in maniera quasi fantozziana) a creare un modo per fuggire alternativo, ovvero inserire nella buca (del primo consiglio) le sbarre di ferro (del secondo tentativo) per far cadere e rompere le caviglie del "mostro" e poi lanciare una bistecca (del terzo tentativo) al cane per fuggire.
Anche qui simbolicamente tutto bellissimo (l'unione di tutti i ragazzini ha portato alla salvezza di Finney) ma la scrittura è disastrosa, sia nel non averci raccontato perchè abortire due strade su tre sia in quella raffazzonata soluzione finale union di tutte.

Il secondo difetto del film (ma questo è un difetto che a differenza dell'altro è assolutamente personale e opinabile) è ritrovarsi davanti un clone di Sinister.
Derrickson è bravo a creare una cornice del tutto diversa ma qui ragazzi abbiamo:

- i regazzini morti
- i filmini in Super 8
- gli stessi identici colori (ad esempio i muri della prigione sono identici ai muri del precedente film)
- la maschera di Hawke che richiama tantissimo il mostro di Sinister

e mi fermo a quattro elementi giganteschi che mi sono balzati all'occhio subito, chissà rivedendo il vecchio film quanti ce ne sono ancora.
A me piace quando un regista ha una cifra, anche quando ha ossessioni che ritornano spesso.
Mi piace meno quando mi usa elementi veramente identici rimaneggiati quasi per niente.
Mannaggia.

Ma, l'ho detto, il film è buono.
Intanto Hawke con quella maschera funziona da Dio.
Ed è davvero inquietante quando sta lì a petto nudo ad aspettare in cima alle scale il ragazzino (che sarà l'unico a non salire - o almeno non con lui sveglio - visto che gli altri presumibilmente sono stati uccisi per quello).
E' immagine se ce n'è una di quei genitori-mostri sempre pronti a punire e far male ai propri figli.
Del resto l'analogia è abbastanza evidente dato che il padre di Finney è in quella maniera e, credo, fosse così anche lo stesso padre de Il Rapace (il film è molto reticente su questo ma si presume un'infanzia di abusi vissuta dal personaggio di Hawke e da suo fratello, molto probabilmente nella stessa cantina dove ora porta i bambini. E quel "telefono che non suona mai" in questo senso può rappresentare una commovente metafora di come non ci fosse mai nessuno ad aiutarli. Ma anche in questo delicato e notevole aspetto il film poteva fare molto molto meglio).


L'atmosfera c'è, la location pure.
Funziona meno la parte horror, quella che potrebbe/dovrebbe far paura, tanto che credo che Black Phone sarebbe addirittura funzionato meglio come thriller puro.
Una curiosità, sembra che in quella cittadina fossero tutti dei bulli/piccoli boss.
Di 6 personaggi maschili che vediamo 5 hanno queste caratteristiche (la piccola banda dei 3, il nativo americano alla Karate Kid e quella specie di Cugino di Campagna che conosciamo verso la fine).
Mi sono emozionato?
Poco, se non all'abbraccio finale tra i due fratelli, quel rapporto sì raccontato splendidamente per tutto il film.
In definitiva un'opera delicata che tratta temi coraggiosi come gli abusi, la solidarietà tra adolescenti, il bullismo, la vita senza adulti, i traumi.
Peccato che ne sia venuto fuori solo un bel film horror e non un filmone di quelli che ti strappano il cuore, come The Orphanage e Babadook

6.5


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