17.7.11

Uno di Due (5/20) statuetta degli Oscar o qualsiasi altra statuetta del _azzo?

Ed eccoci, dopo una lunga pausa, al quinto appuntamento con Uno di Due, il gioco-sondaggio de Il Buio in Sala. Potete trovare qui tutte le precedenti puntate con tanto di risultato parziale tra parentesi. Se avete saltato qualche puntata, recuperatela perchè alla fine ognuno avrà la propria "scheda" personale. Ricordo infine a chi non avesse votato ancora la mia tortura di approfittarne, perchè ci sono stati sì molti voti, ma il quorum non è stato raggiunto. Meno male...

Prima di votare in questa nuova puntata, leggete attentamente. Mi sono accorto che nella recensione di Precious di ieri, parlando della grande interpretazione di Mo'nique, non ho ricordato come tale interpretazione l'avesse portata a vincere l'Oscar come attrice non protagonista. Questo fatto mi ha spinto a ripensare un pochino a tutte le mie recensioni per constatare come in effetti, anche in presenza di film pluripremiati, non abbia mai praticamente citato le famosissime statuette. Da un lato ciò mi fa onore perchè testimonia la mia assoluta automia di giudizio nell'analisi del film (non mi piace chi bastona un dato film perchè ha vinto troppi Oscar, ne ha colpa lui o chi ha votato?), dall'altro, in un blog di cinema, rappresenta certamente un notevole "buco" informativo.
Volevo chiedervi non tanto quanta importanza date agli Academy Award, se vi entusiasmate nel seguire le premiazioni, se scegliete addirittura i film in base a tal premio, se vi incavolate di brutto qualora il vostro favorito non vinca; no, a me interessa sapere se per voi l'Oscar conta QUALCOSA oppure no, se è in qualche modo importante o vale quanto qualsiasi altra statuetta, anche una del _azzo come quella di Priapo. Non siate frettolosi, gli Oscar raccontano comunque la Storia del Cinema e leggendo l'albo d'oro ci saranno sì ingiustizie a go go, ma anche la presenza di quasi tutti i più grandi nomi della storia cinematografica.
Però, se in un referendum doveste scegliere fra l'eliminazione degli Oscar (più magari un assegno da... 50 euro) o il loro mantenimento, dove mettereste la vostra X ? I 50 euro sono solo un pretesto per chiedervi se gli Oscar valgono così poco da accettare la loro eliminazione in cambio quasi di niente (ma sempre qualcosa, con niente nessuno vorrebbe eliminarli) oppure, anche nel caso voi non li amiate, sono sempre fonte di notevole interesse.

VERDETTO
Più che un verdetto ragionato, la mia è solo la constatazione di un dato di fatto. Non parlo mai degli Oscar, se non per convincere un cliente a noleggiare un film. Molte volte mi sono emozionato in qualche cerimonia, ma in genere sono sempre stato tra l'indifferenza e l'incredulità di veder pluripremiati alcuni film di basso valore. Per me possono pure toglierli, voto per l'eliminazione e con i 50 euro mi compro la statuetta di Priapo. Così, tanto per fargli venire l'invidia del pene.
A lui.

16.7.11

Recensione: "Precious"


presenti lievi spoiler


Preziosa è la vita, qualsiasi vita.
Ancor più preziosa, un diamante grezzo, è la vita dei bambini e degli adolescenti.
Chiunque si appropri di quel diamante, chiunque lo faccia perdere di lucentezza, chiunque arrivi persino a deturparlo commette uno dei crimini più infami e devastanti che si possano soltanto immaginare.
Preziosa, Precious, è il nome, ma non la vita, di una ragazza di Harlem, un immenso diamante nero di 150 kg.


Precious ha una madre che la chiama "troia".
Precious ha una madre che la picchia e la fa sentire un'handicappata.
Precious è stata stuprata più volte dal padre.
Precious ha avuto due figli dal padre tra i quali una bimba con la sindrome di Down.
Precious ha l' Aids.

Una vita completamente devastata dalle due persone che in un mondo normale avrebbero dovuto volergli più bene.

"L'Amore mi ha violentata".

"L'Amore mi ha chiamato Animale" dice Precious alla sua insegnante.

Già, perchè lei, come dargli torto, crede che l'Amore debba per forza combaciare con la Famiglia. Non è questo naturale? No, non c'è niente di naturale, di umano, nella vita di Precious. Con due spalle larghe quanto il suo mastodontico fisico presupporrebbe, Precious è però riuscita ad andare avanti e, forse, trasformerà la merda che gli hanno gettato addosso in pepite d'oro, in speranza, in futuro. Capirà che "persone che a stento mi conoscono mi vogliono più bene di mia madre e mio padre" perchè love is in the air e a prescindere dai legami familiari, c'è gente che apre la bocca per respirarlo e altri no.

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Film la cui valutazione può prescindere quasi dal film stesso. Affatto perfetto, trova però una straordinaria potenza nel messaggio che lancia, nella materia, nella storia che racconta. Diventa un film imprescindibile, da vedere quasi come documentario, da considerare quasi come una news del tg, perchè può forse servire ad aprire gli occhi a chi ancora preferisce di tenerli chiusi.

Una sceneggiatura non perfetta, passaggi un tantino confusi e troppo bruschi; personaggi come quello di Kravitz assolutamente ininfluenti (messi forse solo per attirare) ed altri veri e propri clichè; inserti visionari del regista troppo lunghi e reiterati (ne sarebbe bastato uno al momento giusto); un modo forse troppo moderno per raccontare una vicenda così sporca.

Però, ripeto, l'impianto cinematografico (comunque buono) può prescindere dalla forza che il film emana, dal cazzotto che, senza possibilità di schivata, ci prendiamo in faccia. Merito anche delle grandi interpretazioni degli attori, quella della dilettante protagonista e quella di Mo'nique, la madre, personaggio terribile, disgustoso. Il suo dialogo-monologo alla fine del film davanti all'assistente sociale (una sorprendente Mariah Carey) è così forte, schifoso, devastante da far star male. Questo non è cinema però, questa è la triste realtà che dietro giardini curati, mura bianche e tendine a pois nascondono parecchie famiglie nel mondo. E, credetemi (perchè questo è forse il tema nella vita a me più caro), considero l'abuso, non solo sessuale, ma anche psicologico verso i propri figli un crimine molto più grave di qualsiasi conflitto mondiale, di qualsiasi guerra, perchè molto più viscido, molto più aberrante, molto più "sleale", un crimine che riguarda noi, e non loro, i padroni del vapore.



"Cosa sai fare meglio nella vita Precious?" le chiede l'insegnante.

"Niente, non so fare niente" risponde la ragazza.

Poi, dopo un pò: "anzi sì, so cucinare bene".

No, cara Precious, tu sai fare bene molte cose.

Sai lottare, sai resistere, sai andare avanti.

Sei un esempio e un punto di riferimento per tutte quelle come te.

Quelle che gli orchi, i mostri, non li sentivano raccontati nelle favole, ma li avevano fisicamente a fianco, proprio al posto di quelle persone che, le favole, dovevano raccontarle.


(voto 8)

13.7.11

Recensione: "The Hamiltons"




PRESENTI SPOILER AMMAZZAFILM!


Sono seriamente in difficoltà...
Perchè The Hamiltons, a differenza dei film horror in catena di montaggio di questi tempi, è un film che tenta qualcosa, forse non osa, ma tenta.
Tenta di dare una nuova visione all'abusatissimo tema dei vampiri (avete letto l'avvertimento? no? troppo tardi...).
Tenta di dare spessore psicologico ai propri personaggi.
Tenta di inserire tematiche forti e non banali all'interno della trama, non ultime quelle delle "devianze" (omosessualità, virgolette d'obbligo) o vere e proprie depravazioni (il rapporto incestuoso tra i due fratelli) sessuali.
A metà film sinceramente non c'ero ancora arrivato, anzi, stavo già pensando all'assoluta uguaglianza tra lo pseudonimo dei registi ("the butcher brothers") e
le vicende del film, quelle che almeno apparentemente fin lì sembravano raccontare la storia di alcuni fratelli macellai.
Quattro fratelli per la precisione (insomma, non proprio precisione visto il finale...), ritrovatisi soli dopo la morte dei genitori. Il più grande ha un carattere abbastanza mite ma non riesce comunque a sottrarsi alla sua natura, anzi, è quello che probabilmente si dà più da fare in questo senso (anche se curiosamente, a differenza dei gemelli, non lo vediamo quasi mai in "azione"). Lui è il tipico esempio della persona che si vergogna di ciò che è ma non riesce farne a meno.
In mezzo stanno due terribili gemelli, maschio e femmina, assolutamente cinici e privi di scrupoli. Loro impersonificano la parte definitivamente cattiva di quello che sono. Il più piccolo invece cerca ancora di sfuggire a quello che è il suo istinto, cerca di trattenersi e razionalizzare, non riesce a giustificare il fine (sangue) con il mezzo che i fratelli usano (uccisioni). Ed anche la sua vita, a differenza di quella degli altri, spesa tra Eros e Thanatos, è la vita di un adolescente rinchiuso in sè stesso, un adolescente che fatica a trovare la propria identità, un ragazzo che vorrebbe staccarsi dalla propria famiglia ma è troppo forte il legame con essa per spezzarlo.



Il problema di The Hamiltons è nel dipanarsi della sceneggiatura e nella messa in scena. Troppi i passaggi non sufficientemente chiari ( come fa il più giovane a sopravvivere senza nutrirsi? perchè le ragazze vengono lasciate appese per giorni e non fatte fuori subito? perchè Lenny, il "mostro", viene tenuto nascosto e non è stato cresciuto con gli altri? com'è possibile che in ogni posto dove vanno a vivere, una volta partiti non lascino tracce o ricordi malgrado l'incredibile numero di omicidi, basta il cambio di nome?) , quasi inesistenti gli effetti, confusi alcuni passaggi temporali, regia e fotografia molto acerbe.
La rivelazione poi riguardo Lenny è davvero disastrosa e non nell'idea, ottima, ma nella realizzazione, nella scelta del piccolo attore e nelle crepe che crea a posteriori nel plot.
Però, il vampirismo visto come semplice malattia umana (possono vivere alla luce, ombre sullo specchio etc...) è interessante, io avrei addirittura evitato i 2 canini che si vedono nel finale. The Hamiltons alla fine è un film molto più umano di quello che sembra perchè malattia, problemi famigliari, difficoltà nella crescita e depravazioni sono temi quanto mai attuali.

Insomma, forse è da un verso troppo autoriale per le tematiche affrontate e dall'altro troppo amatoriale nella realizzazione.

Comunque un film diverso e per questo da premiare. E sti fratelli macellai, i registi intendo, meritano un'altra chance.


(voto 6,5)

10.7.11

Recensione: "Non Lasciarmi"


presenti spoiler

Film di algida, raggelante, bellezza.
Non riscalda il cuore ma tende così a raffreddarlo che ogni piccola emozione regalata divampa con ancor maggior intensità.
"Non lasciarmi" è un film quasi unico nel suo genere, capace di trattare tematiche importantissime in una maniera mai vista in precedenza. Certo il merito va al grande talento di Ishiguro (l'autore del romanzo) ma anche la trasposizione filmica di Romanek è straordinaria.
Distopia sì, ma distopia assolutamente sui generis. Non si parla di un' indesiderabile futuro possibile, ma di vicende (non)accadute nel passato. Se da un lato tale scelta ci mette sin dall'inizio in una condizione di irrealtà, dall'altro rende ancor più coinvolgente e "fastidiosa" la vicenda, perchè riguarda noi, la nostra generazione, il nostro passato prossimo e il nostro presente.

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"Bisogna sempre fare la domanda giusta" dice Woo-jin ad Oh Dae-soo. "La domanda giusta non è perchè ti ho imprigionato, ma perchè ti ho lasciato andare".

La domanda giusta, già. In "Non lasciarmi" è inutile chiedersi perchè i ragazzi non scappino, perchè nessuno si ribelli, perchè non ci sia nemmeno una voce dal coro, perchè tengano così "rapprese" le proprie emozioni.

La domanda giusta è: "di cosa parla Non Lasciarmi?".
E così ci accorgeremo che accanto alla miriade di tematiche forti, come il senso della vita e dell'amore, il cinismo umano e la ricerca delle emozioni, c'è un altro tema, minore, ma decisivo, quello dell' Educazione, l'educazione così "totale", continua e psicologicamente devastante (chiamarla plagio?) che porta i ragazzini di Hailsham a credere soltanto quello che altri vogliono fargli credere. Per questi ragazzi la fuga è inconcepibile, il sottrarsi al proprio ruolo "sacrificale" neanche preso in considerazione. L'unico mondo conosciuto, fisico e no, è quello che gli è stato creato intorno. Non ci sono soltanto le recinzioni oltre le quali non si può andare ( "protette" da terribili leggende come in The Village) ma tante piccole recinzioni mentali per quei ragazzi. Capendo questo tante domande avranno le proprie risposte.

Il modo freddo, apparentemente "piatto" con il quale viene narrata la vicenda è in perfetto connubio con la materia trattata, quasi che alla regia ci fosse proprio uno dei ragazzi di Hailsham. Come in Lourdes, credo che non poteva esser stata fatta scelta migliore.
Per restare alla filmografia presente c'è un pò del già citato The Village, un pò di Moon (il cinismo del programma di sfruttamento dei cloni), di Repo Men ( il miglioramento scientifico della vita degli uomini a scapito dell'uomo stesso), di Apri gli Occhi (l'illusione di una vita che in realtà non è tale) e di Dogtooth (riguardo il plagio di cui sopra).



Romanek si prende tutta la meglio gioventù del cinema britannico e la porta in una pellicola nella quale l'eccellenza di recitazione, specie quella di sottrazione, è assolutamente basilare. Su tutti una meravigliosa Mulligan, con quel viso che trasmette al tempo dolcezza e malinconia, un'attrice che farà la fortuna di parecchi cineasti. La scena in cui lei e Garfield sono seduti sul divano di casa Madame sarà forse recuperata tra 20 anni per ricordare gli esordi di una coppia di attori straordinaria. Quasi non parlano, ma il loro piano d'ascolto è di un livello assolutamente sublime.


Tornando al film, è il meraviglioso monologo finale a svelarci del tutto l'anima della pellicola e a darci il maggior insegnamento.
Tutte le vite hanno una scadenza, più o meno lunga, più o meno conosciuta, più o meno segnata.
Kathy ce lo dice, non conta tanto il "quanto abbiamo vissuto?", ma il "come abbiamo vissuto?".
La domanda giusta, ricordate?
Il tempo è relativo, quel che conta è come questo tempo viene speso. I pochi momenti passati insieme, immersi in un amore di cui neanche loro conoscono probabilmente il significato, un amore vero, naturale, che non ha le nostre convenzioni e derive (quelle che un pò noi stessi, un pò la società in cui viviamo ci portano a vivere), un amore puro come solo quello che un uomo e una donna fuori dal mondo e dal tempo possono provare, forse, quel sentimento ha reso la loro vita lunga abbastanza per renderli felici.
Con un unico rimorso però, quello che Kathy (come fa con tutte le proprie emozioni e pensieri) non esplicita chiaramente: se non fosse fuggita sarebbero stati anni, e non soltanto giorni, meravigliosi


"Non lasciarmi", avrebbe potuto dire al tempo Kathy a Tommy.
"Non lasciarmi", avrebbe potuto dire al tempo Tommy a Kathy.
E sarebbero stati insieme vivendo al massimo una vita innaturale, una vita che l'Uomo per il proprio progresso e cinismo aveva creato per loro.

E se loro non si fossero lsciati quello stesso Uomo, quell'uomo che sperimenta a scapito di suoi simili, lo avrebbero sbeffeggiato ancora di più. Tenetevi i votri 100 anni, tenetevi i tumori debellati, tenetevi la scienza, tenetevi il cinico progresso. Noi, teniamo le nostre mani intrecciate tra loro.

(voto 8,5)

9.7.11

UCCIDETEMI, o su come aver la possibilità di esser boia una volta nella vita

Questo post alla fine non è altro che la seconda parte, quella privata e personale, di Kill me please. Il film di Barco mi ha talmente fatto riflettere sul suicidio che ho deciso di rischiare di vivere l'esperienza anche sulla mia pelle.
Ovviamente però, essendo questo un blog sul cinema e non avendo certo voglia di tirar le cuoia così presto, ho pensato ad un suicidio assistito sì, ma cinematografico.
Cioè?
Ci sono film che non vedrei mai, mai, MAI nella vita, neanche per semplice curiosità. Vi assicuro che sono abbastanza talebano e coerente in questo, non lo dico tanto per dire e poi sotto sotto me li sparo. Ho pensato di mettere una lista di 8 PELLICOLE a mio parere invedibili, darvi la scure in mano e far decidere a voi di che morte devo morire. Ognuno di voi dovrà (insomma, potrà...) scegliere 3 film nella lista, quelli che desidera o esige che io veda. Il titolo che per primo arriverà alle 8 segnalazioni sarà sottoposto a visione e recensito nel blog dal sottoscritto entro 3 giorni. Mi tengo abbastanza alto con l'asticella del numero minimo di voti per cercare di farla franca...
La recensione avrà l'approccio di sempre, serio o scherzoso a seconda dei casi, ma senza pregiudizi dovuti a questo "giochino", insomma, come se io stesso abbia scelto di vedere il film. Ecco i titoli che per un motivo o per l'altro non avrei mai avuto il coraggio di vedere.

TRANSFORMERS ( potete indicare se il primo o il secondo, comunque considererò un voto alla saga) Odio gli effetti speciali fini a se stessi e odiavo anche i giocattolini.

UN NATALE A... (al solito, il voto vale per uno qualsiasi della saga, poi potete specificare quale, tanto li ho tutti in videoteca). Sulle motivazioni credo che posso passar oltre...

STEP UP (solito discorso, se arriva a 8 voti poi controllo se c'è una preferenza sul capitolo). Amore e ballo, mi vengono i brividi... brrrrrrrrrr

AVATAR senz'altro il più meritevole del lotto, ma darei un braccio per non vederlo...

FAST AND FURIOUS (solita possibile indicazione del capitolo) Tamarri, effetti ed automobili, per me che ho preso la patente a 23 anni solo perchè dovevo fare un corso di cinema, è mix perfetto per uccidermi.

UN MOCCIA Solito discorso riguardo il film, o lo scelgo da solo o quello con più segnalazioni. Sulle motivazioni passo oltre.

ALBAKIARA Perchè per argomento, ambientazione e taglio credo che potrei preferire Lorena Bobbit per moglie.

TWILIGHT (1,2 o 3) mi viene da vomitare al solo pensiero, ho paura che rappresenti tutto il peggio delle nuove generazioni.

Scure in mano, sta a voi. Per la prima volta ringrazio caldamente chi non commenterà.

7.7.11

Recensione: "Kill me please"


Mi uccido.

Uccidimi.

Basta pochissimo, soltanto quel piccolo saltino del "mi", per far tutta la differenza del mondo; per passare dal coraggio alla paura, dalla disperazione più totale e istintiva a quella più pensata e organizzata, per desistere dal provare a saltare dal 7° piano, buttarsi sotto un treno, ingoiare un mortale mix di medicinali e spararsi in testa o prendere invece il treno e recarsi alla clinica del dottor Kruger. Nella clinica del dottor Kruger c'è gente che si prenderà cura di voi e nel decoro più assoluto, con assoluta dignità, niente sangue, niente casini, vi accompagnerà per i vostri ultimi giorni. Poi, un bicchier d'acqua, un pò di veleno e 3 minuti per salutare, au revoir.

In un bianco e nero perfetto, rappresentazione anche visiva delle vite senza alcun più colore degli aspiranti suicidi, Kill me please affronta in chiave di commedia grottesca e nerissima l'inossidabile tema del diritto o no a decider d,i morire. Ora, fermo restando che un suicidio come si deve, insomma "gestito" da soli è tranne che in rarissimi casi, pressochè impossibile da impedire, è giusto che possa trasformarsi in un "suicidio con l'aiutino" o, per dare i giusti nomi alle cose, un omicidio concordato con un' istituzione? Troppi hanno parlato di eutanasia per Kill me please. Non sono affatto d'accordo. Il film di Barco ci parla del mal di vivere e non di situazioni irreversibili di "non-vita". Ci parla di gente che non riesce più a dare un senso alla propria esistenza e non di vite che oggettivamente non hanno senso. Kill me please è un film sulla depressione, sul disamore per la propria vita, sull'assoluta mancanza di motivi per andare avanti. E' un film sul desiderio della morte perchè vista come unico stimolo rimasto in vita, in una vita però che di stimoli avrebbe da offrirne altri centomila. Non è un caso che L'UNICA paziente che subisce una sorta di accanimento teraupetico (la ragazza delle punture) sia anche L'UNICA che decide di andar via perchè si rende conto che esser vivi è una fortuna da preservare. Film sull'eutanasia quindi? All'opposto.

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Ed è anche un film che, anche se pare un ossimoro, ha una scena madre "nascosta" ma completamente decisiva. La macchina viaggia veloce, se ne frega del funerale. Urta la bara, la bara cade. Pochi secondi, addirittura in campo lungo, ma importantissimi. Niente sarà più come prima. La bara urtata che cade simboleggia l'assoluta mancanza di rispetto da parte di quelli della clinica, gli angeli del suicidio, verso le persone che invece a vivere ci tengono, e portano i propri morti sulle loro spalle. La vendetta sarà tremenda. Non volete vivere? Vi si aiuta noi.

E così in un'atmosfera comunque sempre divertente e a tratti spassosissima ( i tre nel bosco e la partita a poker, la telefonata, il tiratore scelto - risata a dir la verità amarissima - ) Kill me please riesce però a far pensare, e anche parecchio. Non sarà certo un capolavoro o un film a tesi perfettamente riuscito, ma porta a spontanee riflessioni, e questo non è da poco.

E la spiegazione nel finale riguardo l' istituzione della clinica del suicidio come compensazione dei danni economici arrecati dai suicidi "personali" andati a buon fine è davvero drammaticamente magnifica.

E quella Marsigliese, quella Marsigliese che come ultima volontà doveva esser cantata davanti a tutto il paese sarà invece eseguita in un deserto di morte che ricorda tanto la Grande Abbuffata, in quello che rappresenta senza dubbio il momento emotivamente più alto dell'opera. Una Marsigliese che è un inno sì, ma alla Disperazione.


(voto 7,5)

5.7.11

Recensione: "Venerdì 13 (2009)"


Nightmare.
Non aprite quella porta.
Halloween.
Venerdì 13.

E così gli ammmericani riuscirono a fare il remake di tutti i capisaldi del cinema horror. Manca Hellraiser, forse perchè, paradossalmente, Clive Barker è ridotto talmente male (ho visto una sua recente intervista) che non ha la lucidità per cedere i diritti e fare un mucchio di soldi.

Tanto per chiarirsi subito, Venerdì 13 è il peggiore dei 4 remake sopracitati battendo quello di Freddy al fotofinish. In realtà ci sarebbe da dire che anche l'originale era forse il più debole rispetto agli altri tre. A questo proposito, non nascondiamoci dietro un dito, è inutile negare che a livello puramente filmico nessuno di questi cult movies è un capolavoro assoluto, ma ognuno di essi ha così tanti meriti che il posto nella Storia del genere ( e non solo...) se lo guadagnano ampiamente.

Torna così Nispel, già "rimeccatore" di Leatherface (con risultati secondo me nettamente superiori a questo, non foss'altro per la scelta degli attori).

Nell'incipit assistiamo alla morte della madre di Jason (l'assassina del primo episodio), tremendo fatto di sangue che porterà il figlio, per sete di vendetta, ad essere il bau bau che tutti conosciamo. Con un balzo temporale arriviamo così ai giorni nostri.



Il solito gruppetto di ragazzi da macello ( 2 figheire, 2 boyfriends e il nerd di turno) arriva dalle parti del campeggio di Crystal Lake per cercare una piantagione d'erba, la stessa piantagione trovata l'anno prima da Nispel nel periodo in cui scriveva la sceneggiatura. SORPRESA INCREDIBILE! Dopo 19 minuti son morti 4 ragazzi su 5. "Non ci credo!" penso io, ora per un'ora e dieci avremo la final girl che scappa da Jasonuccio. No! Dopo 20 secondi il portierone di hockey prende anche a lei!

Ma come??? Ecco la risposta: un altro gruppo di ragazzi da macello (due figheire, 1 solo boyfriend, ma poi diventeranno due, come legge vuole, con l'arrivo di un altro ragazzo, il fratello della final girl di cui sopra, e due cultori della cannabis, tra cui un ragazzo giapponese effemminato che sembra Yoko Ono che daresti un occhio per essere al posto di Jason quando il suo momento arriverà), dicevo, sto gruppo si reca dalle parti del campeggio per darsi alla pazza gioia in una villa. Quindi due diversi gruppi per Jason! E' evidente che una figura tipo la Ventura o Maria De Filippi avrà imposto alla produzione l'obbligo di far "recitare" i propri ragazzi, e Nispel, suo malgrado ha dovuto accettare e dividerli in due gruppi. Credo poi che i provini siano stati fatti soltanto guardando i seni delle ragazze, davvero notevoli.

Sapete perchè odio sti film? Perchè non c'è niente, niente che potrà sorprederci. Sappiamo dall'inizio che dobbiamo aspettare solo la morte di quello e quell'altro, sappiamo chi sopravviverà, sappiamo che Jason anche quando ha due piedi nella fossa ha le caviglie rimaste fuori. Che noia...

Per il resto la parola d'ordine di questo film è PENETRAZIONE.



Mi riferisco sia ai numerosi amplessi tra i giovini ragazzi, sia, e soprattutto, alle morti di costoro, tutte avvenute tramite penetrazioni. La freccia penetrata nel viso, l'accetta penetrata nella schiena, la ragazza penetrata con un palo ( non pensate male), il poliziotto penetrato nell'occhio, quegli altri penetrati da sotto il pavimento, il giapponese penetrato non ricordo con cosa tanta era la gioia che provavo in quel momento. Il corpo umano in Venerdì 13 è come il famoso tonno. E se Jason l'avesse avuto, ve lo giuro, avrebbe usato volentieri il grissino.


(voto 4,5)

3.7.11

Recensione: "La Voce delle Stelle"




Se ho un cruccio nella mia "carriera" di fruitore di cinema, è senz'altro quello di non aver mai dedicato la giusta attenzione allo sconfinato, variegato e bellissimo mondo delle Anime giapponesi. Eppure, e gli appassionati lo sanno, questo è un mare, un'oceano, dove trovare mitili con la perla dentro è tutt'altro che raro e difficile.

Approfittando di un cliente che mi ha portato molto usato Anime da vendere, mi sono incuriosito di questo mediometraggio perchè ha alle spalle una storia incredibile. Il suo creatore, Makoto Shinkai, era un modesto impiegato appassionato di animazione. Un giorno, soltanto con il suo portatile e con programmi che volendo tutti noi possiamo usare, si è messo a lavorare a La Voce delle stelle. Vi salto molti passaggi per dirvi che Makoto riuscì a creare DA SOLO quest'anime (con tanto di doppiaggio suo e della sua ragazza...) sconvolgendo di fatto tutta l'industria del settore abituata, per creare opere simili, alla collaborazione di decine e decine di persone. Ora è famosissimo ma quest'opera prima, benchè certamente più grezza di quelle successive, rimane forse il suo capolavoro.

Malgrado la durata sia di soli 25 minuti (per questo, sempre che lo troviate, consiglio la visione a tutti, anche a chi non è abituato al genere) il dvd in giappone arrivò a costare anche 50 euro data l'importanza, la storia e la bellezza dell'opera.

Mikako e Noboru sono due quindicenni che si piacciono, molto amici. Un giorno Mikako (lei) deve partire per una missione spaziale alla caccia dei Tarsiani, terribili alieni vera e propria minaccia per la Terra. L'unico modo per comunicare tra i due ragazzini sono gli sms via telefonino, ma più Mikako si allontana dalla Terra, più gli sms tardano ad arrivare a Noboru, fino ad arrivare a metterci anche più di 8 anni...

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Il concetto di amore che vive a prescindere dal Tempo e lo Spazio è il tema dominante del film. In un'atmosfera in cui si mescolano poesia, epica e tenerezza, assistiamo rapiti ma un pò spaesati a questo rapporto impossibile incentrato tutto su questo sporadico comunicare (3 messaggi in 8 anni) .

Spaesati, perchè un freddo ragionamento ci porterebbe a chiedersi come faccia Noboru a passare la sua vita da adolescente aspettando un messaggio di Mikako. Mentre di lui vediamo, attraverso grandi ellissi temporali, lo scorrere degli 8 anni (il tempo occorrente per far arrivare il 3° messaggio), le vicende di lei, impegnata in cruente battaglie spaziali, sono racchiuse in poco tempo, forse pochi mesi. Mikako è consapevole di quanto ci vorrà affinchè il suo sms arrivi a destinazione (glielo dice lo stesso telefonino), per questo la storia raggiunge vertici così straordinari, perchè il loro rapporto impossibile continua pur nella cosapevolezza delle insormontabili difficoltà della loro comunicazione. A tal proposito l'ultimo messaggio in cui Mikako scrive: "la Mikako 15enne al Noboru 24enne" è veramente straordinario.

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Disegni e ambientazioni molto belle, certo non eccezionali per i motivi di cui sopra, per una storia però bellissima senza se e senza ma. E quando alla fine i due ragazzi cercano di mettersi in contatto solamente col proprio cuore, con l'amore che li lega, quando cioè provano, alla faccia di sms e distanze di anni luce, a pensare le stesse cose nello stesso istante il film raggiunge, e noi con lui, uno dei possibili significati, forse uno dei più belli, di quello che comunemente chiamiamo il senso della vita.


(voto 8,5)

2.7.11

Recensione:"The Reader"


presenti spoiler


La sopravvissuta ai campi accoglie l'uomo in casa sua. Sono seduti uno di fronte all'altro. Fino a che punto si può chieder scusa? E, di contro, fino a che punto si può perdonare? L'esser stati parte di un sistema, quello nazista, in cui era quasi impossibile restar fuori, può render meno gravosa la colpa? E il mondo ebraico fino a che punto può capire? L'uomo, a denti stretti, cerca di spiegare come a volte la Storia schiacci l'individualità, come il libero arbitrio in alcuni casi sia totalmente sopraffatto. La donna, anch'essa a denti stretti, riesce forse a perdonare e prende la scatoletta del thè.

Ed anche noi, a denti stretti, possiamo dare le nostre opinioni, a denti stretti perchè è impossibile in modo sicuro e plateale anche solo permettersi di giudicare, da una parte e dall'altra, tutti i protagonisti di quella tragedia.

" Come avete potuto permetterlo?"

"Perchè non vi siete ammazzati dopo averlo saputo?"

urla il ragazzo studente di legge. Ha perfettamente ragione ma... se tutto fosse così facile...

Il film (che parte con una meravigliosa sequenza in controluce sotto la pioggia) comincia nel raccontare un Nabokov rovesciato, con il giovane ragazzo che si innamora della lolita matura. Perfetti alcuni passaggi, come il gioco di sguardi dei due amanti e il racconto del fuoco sessuale che prende la coppia, con il ragazzo che il giorno seguente al primo rapporto esce di corsa dalla scuola e si spoglia all'istante appena in casa di lei. A mio avviso c'è un eccesso sia visivo che di plot (stessa scena troppe volte ripetuta) riguardo la nudità dei due protagonisti e sui loro amplessi. E' il solito discorso, ai grandi registi sarebbe bastata una pennellata rispetto a una secchiata di colore. Però le turbe del quindicenne infatuato della ultratrentenne son raccontate perfettamente (innamoramento incontrollato, scoperta del vero sesso, rifiuto delle coetanee etc...).



Lei nasconde due segreti: uno gravissimo (passato nelle SS) , l'altro molto più lieve (analfabetismo) ma alla luce dei fatti e di sviluppo degli eventi, considererà molto più inconfessabile e vergognoso il secondo rispetto al primo. E' qui che il film di Daldry può offrir il suo punto di rottura. E' plausibile una cosa del genere? Si rischia davvero il didascalismo: la vergogna di non saper leggere più forte di ogni indagine etica e morale? e del tentativo di difendersi?

Io credo di sì, che lo svolgimento sia perfettamente plausibile. Molte volte nel cinema si è raccontato il concetto di volontaria rimozione o svilimento di una tragedia di cui ci si è resi colpevoli. The Reader, in un modo che apparirà poco credibile a tanti, fa soltanto lo stesso.

Una Kate Winslet strepitosa (ulteriore conferma per un'attrice di categoria superiore) in un ruolo che il 90% delle sue colleghe avrebbe rifiutato..., incarna perfettamente la donna sopraffatta dalla Storia, quasi intontita dagli accadimenti della propria vita. Non è un mostro Anna, come del resto non è certamente una persona meritevole. E' solo una donna probabilmente poco intelligente e debole caratterialmente che non ha saputo nè analizzare nè contrastare tutto quello che di atroce ha compiuto nella sua vita.



Alla fine dell'Odissea piangeva Anna, e non tanto per la bellezza dell'opera ma per la meraviglia di sentir leggere, godere di una cosa che lei non ha mai saputo fare (a tal proposito la scena al ristorante è magnifica). Questo era il suo più forte legame con l'Olocausto, il sentir leggere, e questo probabilmente la bloccava dal voler imparare. Per amore lo farà, ma quando scoprirà che anche l'amore, quell'amore impossibile e fugace di un'estate di tanti anni fa ormai non c'è più, quei libri di Tolstoj, Lawrence, Twain, Omero e Cechov che in questi anni gli hanno dato una ragione di vita ora sono soltanto un aiuto, una base, per morire.


(voto 8)

1.7.11

LE MIE PASSIONI: Cosa guardo nella scatola magica

Più di due anni di blog e mai un post che parli di me. In realtà non è proprio vero, credo che attraverso le recensioni abbiate ormai imparato a conoscermi abbastanza bene, ma sapreste dire quali sono le mie passioni oltre il cinema?
Credo che dedicherò al massimo due appuntamenti sull' "about me" e nel primo, per una specie di naturale e delicato passaggio rispetto al cinema, voglio parlare delle mie passioni televisive. Sono straconvinto che mi dimenticherò qualcosa di importante, ma in linea di massima dovrebbe venir fuori un quadro abbastanza completo.
Parlerò di passioni relativamente recenti, altrimenti tra Indietro tutta, il mitico Mike, Fantasy Party e parecchie altre non finirei mai. E non metto neanche Serie Tv o tutto quello che in qualche modo riguarda la fiction cinematografica-televisiva.

Salto praticamente a piè pari Mamma Rai di cui trovo praticamente inutile pagare il Grosso Cane. Gli unici tre programmi che ricordo di aver seguito con attenzione non ci sono più (almeno credo). Parlo dello straordinario magazine sportivo SFIDE, insuperato punto di unione tra l'emozione e lo sport, programma in cui poesia, epica, malinconia, gioia e tristezza si mescolavano alle vite e alle imprese dei più importanti sportivi della storia; a PER UN PUGNO DI LIBRI, almeno le edizioni presentate dal grande Marcorè, e al bellissimo IL TORNASOLE di Andrea Pezzi, talento desaparecido forse troppo intelligente per questa televisione. Tra l'altro ho sempre pensato che se fossi stato donna, avrei considerato Pezzi il mio uomo ideale, per bellezza, simpatia e intelligenza.
Ah, dimenticavo UN GIORNO IN PRETURA, talmente spoglia ed essenziale da risultar perfetta, migliore di qualsiasi tragedy talk in prima serata. Tra l'altro, tre trasmissioni su quattro sono (erano) di Ra 3...
Anche dal Sor Berlusca sinceramente non è che segua qualcosa in modo particolare se non LE IENE (che tra una cavolata e l'altra tira fuori servizi veramente coi controca...) e le puntate che reputo più interessanti di MATRIX.
Ebbene sì, lo ammetto. Senza Sky la televisione potrei anche usarla da soprammobile. Tralasciando lo sport (per il quale farò probabilmente un post a parte) sono comunque moltissimi i programmi ai quali se non ho altro da fare difficilmente so rinunciare.
Quasi tutti, e qui veniamo al punto iniziale, riguardano quella che insieme al cinema e allo sport è la mia più grande passione : LA GASTRONOMIA. Amo cucinare, amo veder cucinare, amo veder tutte le trasmissioni che in modo diretto o no ruotano intorno alla cucina. E ho un idolo, il suo nome è Gordon Ramsay. Gordon è uno dei
più grandi cuochi al mondo e un personaggio veramente unico. Irascibile, sboccato, carismatico e al tempo stesso umano, lavoratore indefesso, simpaticissimo. Tra l'altro un infortunio gli ha bloccato una carriera nel calcio molto promettente (primavera dei Glasgow Rangers). Tutto quello che tocca diventa oro, ogni sua trasmissione è un cult. Niente batte a mio parere però CUCINE DA INCUBO, un programma in cui Gordon cerca di rimetter su in una settimana ristoranti che ormai sono al collasso economico, quasi sempre luridi, con personale incompetente e cucina ai limiti del mangiabile. Non posso dimenticare poi tutti i programmi dell'altro fuoriclasse della tv-kitchen, Jamie Oliver. Guardandolo anche solo per 10 minuti è impossibile non restar affascinati dal suo amore per il cibo, dalla passione che mette anche nella preparazione di una semplice bruschetta. Persona meravigliosa tra l'altro. E passando per il mitico BOSS DELLE TORTE Buddy e per "prezzemolino" Alessandro Borghese (del quale ho ormai perso il conto delle trasmissioni, alcune buone, altre meno) usciamo malvolentieri dalla cucina e arriviamo alla seconda mia trasmissione cult: EXTREME MAKEOVER HOME EDITION. Un gruppo di costruttori sceglie una famiglia (una per puntata) che a causa di gravi tragedie, come la morte di un caro, una calamità naturale o una malattia, vive al limite dell'indigenza, in case fatiscenti e senza una lira. Voi mi direte: ah, la televisione del dolore! quella che sfrutta le disgrazie altrui per far soldi! come fai a guardare cose simili ? Avete ragione, ma una cosa son quelle trasmissioni che parlano di questi temi astrattamente per farsi belle, altre, come questa, quelle che CONCRETAMENTE compiono qualcosa di straordinario. E non conta solo COSA, ma anche COME. Praticamente la famiglia viene mandata una settimana in vacanza mentre la produzione gli costruisce in una sola settimana una casa da sogno, meravigliosa, ad hoc, rispettando storie, passioni, voleri ed emozioni dei vari componenti della famiglia. Ma come la costruisce? Chiamando a raccolta tutta la comunità, centinaia di persone che gratuitamente si mettono il caschetto e aiutano. E' l'apoteosi del proud americano, è vero, sarà retorico ma vedere quella massa di gente che lavora per una sola famiglia a me fa un effetto pazzesco. E nel momento culminante, quando torna la famiglia e si sposta il bus che momentaneamente ostruisce la casa alla vista (move that bus! move that bus! ), l'emozione che si prova è straordinaria. So che starò perdendo credibilità in qualche lettore, ma ognuno ha le sue debolezze. Costruita ad arte o no, genuina o no, la considero una trasmissione che fa bene all'animo e che tutti, almeno una volta dal principio alla fine, dovrebbero vedere.

Volevo parlare di tanto altro, ma son finito lungo...
Casomai ci ritorno.
Da domani si ricomincia con i film, anche perchè zampaglionando e cazzeggiando son 4 giorni che non metto nulla...


P.S. : se qualcuno vuole parlare dei propri programmi preferiti in zona commenti è il benvenuto!