Come dicevo, sti mesi in cui per parecchi motivi non riuscivo a seguire il blog di film ne ho visti, e parecchi. Purtroppo non ho nessun appunto ma affidandomi alla memoria e a un pò di ricerche sono riuscito a recuperarne 30 della, credo, 50ina che non ho recensito. Non sarà interessante sta carrellata ma almeno per me è divertente. Fino alla fine non sapevo so se mettere il voto, parliamo di visioni anche di 5 mesi fa, il ricordo è offuscato. Pochi capolavori, forse nessuno, ma anche poche boiate (tipo quella che posterò per intiero oggi o domani), una netta maggioranza di buoni film però. Proviamo a ricordare va:
L'ORDINE E' PER QUANTO POSSO CRONOLOGICO
AL CINEMA: ATTACK THE BLOCK Piaciuto. Un fantascienza mixato a un baby gang movie davvero carino. Ottimi i ragazzini, brillante e spassoso.Non mi ricordo chi ma c'erano 1,2 personaggi strepitosi. 7,5
SMALL TOWN Un obbrobrio allucinante con la peggior fotografia della storia del cinema. I primi 5 minuti credevo fosse un omaggio a Melies visti i fondali simil finti e la grana quasi cartoonesca, poi mi sono reso conto che faceva semplicemente schifo. Trama inesistente, personaggi al limite del ridicolo. Ah, doveva essere un horror. 2
AMORE TOSSICO Eccolo il famoso cult movie, il film che forse meglio di qualunque altro nell'intera cinematografia mondiale racconta lo sporchissimo mondo dell'eroina di strada (intesa come droga eh, non tipo Kick Ass). Film poverissimo, vero come pochi, attori tutti veramente drogati. E un finale fuga dalla realtà. Bello. 7
WELCOME Solito grande cinema francese da me amatissimo. Film perfetto che racconta la strana amicizia tra un'insegnante di nuoto e un giovane rifugiato che ha un sogno impossibile, attraversare la Manica a nuoto per raggiungere la sua amata in Inghilterra. Niente da dire, piccolo grande cinema. 8
CON GLI OCCHI DELL'ASSASSINO Thrillerino spagnolo con la solita grande Belen Rueda. Lo fa distinguere dagli altri film del genere un forte sottotesto sociale che sarebbe piaciuto tanto a Marco Berry e al suo Invisibili. Un pò confuso ma affatto malvagio. 6,5/7
AL CINEMA: CHRONICLE Oh, non ne leggo benissimo ma a me che odio i film sui poteri speciali è piaciuto moltissimo perchè, fuor di marvelloni e abiti di scena, racconta di come suddetti poteri sono finiti per caso nelle mani di 3 ragazzi. L'uso "domestico" di tali abilità, il climax ascendente di tensione e una per niente banale riflessione su come il potere possa cambiare l'animo umano e renderci pericolosi sono tutte caratteristiche che mi hanno reso piacevolissima la visione. Ottimi gli effetti. 7,5
SHELTER Thriller psicologico sulla doppia personalità di cui ricordo veramente poco se non che non mi prendeva affatto ed era parecchio confuso. Non lo so, magari sbaglio. 5
AL CINEMA: UNA SEPARAZIONE Ottimo film stra-osannato dalla critica. La qualità più grande è lo straordinario uso dei dialoghi in sceneggiatura visto che il film, di base, ha una trama ridotta all'osso. Davvero perfette le interpretazioni dei due protagonisti. Non ci ho visto tanti sottotesti politici o sociali. Raro esempio di come si possa scrivere cinema anche senza un'idea importante di fondo 7,5/8
THE WOMAN Eccola, questa è forse la delusione dell'anno visto che ne avevo letto come tra i più bei, se non il più bello, horror degli ultimi anni. Purtroppo è l'unico film in vita mia visto al pc, credo che il problema sia quello. L'ho trovato amatoriale nella scrittura, ai confini del comico a volte. Ma l'interpretazione della McIntosh è qualcosa di indimenticabile, un animale ferito di potenza straordinaria. Non mancano momenti davvero ottimi ma mi aspettavo di più. 7
AL CINEMA: BIANCANEVE E IL CACCIATORE Rivisatazione dark tutta incentrata sull'avventura e sugli ottimi effetti speciali. Credo che per gli amanti del genere sia davvero un ottimo prodotto visto che anche io sono arrivato abbastanza tranquillo alla fine della visione. Charlize Theron bellissima e cattivissima, la Bella di Twilight invece non mi convince davvero più, tanto da non ricordarne nemmeno il nome... 6,5
AL CINEMA: LA COSA (2011) Ovviamente bastonato da tutti perchè toccare i mostri sacri è considerato reato di lesa maestà. Io invece l'ho visto come omaggio al film di Carpenter visto che ricostruisce, rispettando moltissimo l'opera precedente, tutto quello che è successo PRIMA dell'arrivo di quel cane nell'indimenticabile prologo del capolavoro ottantiano. Grandissimi effetti digitali. 7
LA COSA Tornai dal cinema e per legare bene i due film lo rividi. Purtroppo era notte inoltrata e avevo un sonno assassino. Ma tanto c'è poco da dire o da fare, capolavoro assoluto dell'horror. Bello ritrovare piccoli o grandi legami con il nuovo film. Gli effetti, non visivi o digitali ma i cari e vecchi effetti speciali, sono di un livello impressionante. 8,5
PARADISO AMARO Molto interessante. Film che parla di tematiche importanti come la morte, il dolore, la rabbia, i segreti, gli affetti famigliari, l'orgoglio e il perdono. Mai pesante, mai eccessivo, mai retorico. Classico film di sceneggiatura. E Clooney è sempre Clooney. 7,5
AL CINEMA: CHERNOBYL DIARIES Oh, qua sono davvero una voce fuori dal coro. L'ho trovato davvero buono con delle ambientazioni e una regia strepitosa che forse molti hanno fatto finta di non vedere. L'atmosfera è quella giusta, l'idea di base molto originale. Pecche? Lo sfruttare un'immane tragedia e un finale che convince pochissimo. Lo rivederei, pensa un pò. 7
19.10.12
18.10.12
Comunicazione di servizio
Ho risposto, spero, a tutti i commenti lasciati in sospeso questi mesi.
Peccato perchè ce n'erano di davvero belli e interessanti, non so se chi l'ha scritti tornerà mai o vedrà le mie risposte.
Comunque d'ora in poi cercherò di non abbandonare mai più per troppo tempo questo blog, qualsiasi cosa (mi) accada.
Un bacio a tutti e... buoni film :)
Peccato perchè ce n'erano di davvero belli e interessanti, non so se chi l'ha scritti tornerà mai o vedrà le mie risposte.
Comunque d'ora in poi cercherò di non abbandonare mai più per troppo tempo questo blog, qualsiasi cosa (mi) accada.
Un bacio a tutti e... buoni film :)
Recensione: "Altitude"
Ho una paura tremenda dell'aereo, tremenda.
In realtà non ho paura dell'aereo in sè ma che cada.
Con me dentro ovviamente.
Quindi tecnicamente non ho paura di volare ma di cadere.
Sarà per questo che sto thrillerino affatto banale mi è piaciucchiato.
Cioè, il 91% del tempo è con loro in volo e se uno ha paura di volare (cadere) è normale l'empatia con i malcapitati.
Anche se in realtà, e qui sta una delle originalità della pellicola, il pericolo maggiore che i protagonisti affronteranno nei cieli non è l'essere senza carburante, non è il trovarsi in una nube nera a visibilità 0, non è avere l'aereo in condizioni pietose, no, è qualcos'altro di davvero insolito. E ancora più insolita sarà la geniale motivazione che sta dietro a questo qualcos'altro davvero insolito.
La protagonista (già vista e "segnalata" in Autopsy) è di una bellezza illegale, sembra essere un'altra Megan Fox. Sì, per me è Megan Fox 2, anzi per essere un pò più televisivi è Megan Fox +1. Gli attori son bravi, anche quello col personaggio insopportabile regala una mezz'ora di altissima qualità (film visto in lingua originale) quando inizia a svalvolare e sussurrare ciò che crede di aver visto. Avere attori discreti era condizione indispensabile visto che il film è interamente ambientato in un abitacolo. Discreta l'atmosfera e gli effetti, credo il massimo ricavabile dal budget investito. Qua e là qualche scena insensata o inverosimile fa capolino ma tutto nella norma.

Poi il film si impenna con 2,3 trovate geniali magari nipoti o anche figlie di qualche episodio dell'indimenticabile Ai confini della realtà (ah, che tempi, ah.............ah) ma comunque inserite perfettamente nel plot.
Prima le ipotesi affatto peregrine che fanno i protagonisti per giustificare quello che gli sta accadendo (sogno, complotti), ipotesi che potevano benissimo esser lor stessi colpi di scena se non fossero, appunto, gli stessi ragazzi a bruciarceli. Poi la storia del fumetto (do you know storyboard...? sto zitto...) fino a quello che pare il colpo di scena definitivo. L'ho apprezzato davvero tanto perchè mix tra l'immenso potere che ha la fantasia e la reificazione degli stati mentali, concetto davvero interessante.
Quando il film, come il suo aereo, sembra ormai atterrare in un punto preciso ecco l'ulteriore colpo di scena.
I piani temporali si mescolano in in modo davvero notevole.
Forse il futuro si può cambiare.
Forse si può cambiare persino il passato.
Forse si può sacrificare un amore futuro per permettere che quello stesso amore cominci molto prima.
O forse il futuro non è mai esistito o è esistito solo nel passato.
O forse ancora non c'ho capito na sega.
Estiqatsi.
( voto 6,5 )
15.10.12
Recensione "Paranorman"

Provo a far ripartire ancora una volta questo (da me) amatissimo blog. Non prometto affatto che la ripartenza sia lanciata, che il motore non vada presto a farsi friggere di nuovo, che non sbatti di nuovo contro un muro a 180 l'ora. Ma per camminare bisogna pur sempre partire. E per (ri)partire bene bisogna sempre farlo col piede giusto chè altrimenti si rinciampa subito. E il piede in questione è questo meraviglioso cartone in stop-motion (ma non stop-emotion), che non so perchè mi ha fatto tornar voglia di commentare. Anche perchè film qua sti due mesi si son sempre visti, mi fermerebbe solo la cecità (a proposito di cecità, credo che tra pochi giorni sto termine lo riutilizzerò in altri contesti), ma pur vedendone di belli, brutti o interessanti (almeno una trentina) la tastiera mi sembrava una sorta di Triagolo delle Bermude dal quale le mie dita-navi dovevano a tutti i costi star lontano.
Paranorman è la storia di un bambinetto che ha una speciale qualità: vede le persone morte. O.k, non è Haley Joel Osment (a prop, dov'è finito? era davvero un prodigio ma quel viso che lo rendeva così incredibile da piccolo lo fa sembrare un demente da adulto .
Norman vede le persone morte e per questo la sua famiglia non lo capisce. Per questo tutti lo deridono. Per questo Norman rappresenta il classico bambino-ragazzo che vive la sua vita quasi in completa solitudine perchè non compreso. Se si riuscisse a capire che la non comprensione delle attitudini, delle passioni, dei talenti, delle paure e delle aspirazioni dei bambini porta poi a quasi tutti i problemi che una persona potrà avere in futuro nella vita l'esistenza di tutti sarebbe migliore. Se nella stranezza,nell'originalità, nella chiusura o nella pazzia riuscissimo a vederne e magari capirne le cause, se capissimo che il non conforme è dannatamente interessante e normale nella sua anormalità il mondo sarebbe più intelligente.
Norman vede i morti insomma e nessuno gli crede (nemmeno io malgrado il pippone di prima gli crederei ma credo sarebbe mio amico proprio per questo). A un certo punto però la città subirà la terribile maledizione di una strega e vedrà i non-morti tornare sulle strade a reclamare qualcosa. Cosa? Solo (para)Norman a quel punto potrà capirlo.
Il film è divertente quanto basta, soprattutto nella prima parte e nei personaggi di contorno (l'insegnante di teatro pantagruelica, i bulletti) e agli under 7 può anche fare un pò paura probabilmente (ne ho le prove :) ).
Atmosfera burtoniana in tutto e per tutto (dietro ci sono i creatori di Coraline), ambientazioni abbastanza suggestive e discreto ritmo. Norman (che dal trailer mi stava antipatichino) è un protagonista meraviglioso, un bambino puro e solo che ha capito una cosa, l'umanità sta nei morti, non nei vivi (vedere al proposito una delle prime sequenze -con una fantastica colonna sonora- dove il solo a non salutare il bimbo è l'unico vivente).
Ecco, te pareva che Oh dae-soo ora non andava giù con le emozioni. O.k dico io, avete ragione ma non rompetemi le palpebre e non leggete semmai, oh!. Sì perchè io un film dove si parla con un tatto simile di morte, ricordo, affetti che rimangono nel tempo, talenti non compresi, amicizie improbabili e, nell'indimenticabile finale, della ricerca del bene e dell'affetto primario per cercar di rimarginare terribili e imperdonabili ferite, io un film così lo amo. E la storia del furbetto, delle tecniche retoriche mi son rotto di sentirla. Se un film emoziona una persona allora non può esser stato furbetto altrimenti non avrebbe suscitato la stessa sensazione. Dovremmo essere un pochino più liberi tutti nel raccontare le proprie visioni e alcuni marchingegni, se non palesi, non dobbiamo scovarli per forza.
Poi qua si parla di Horror, della forza e della potenza che i mostri sanno dare, della loro magia, del loro potere, della loro capacità di regalarti un mondo-altro che in realtà non esiste. I mostri siamo noi, lo sappiamo tutti, gli zombie e i fantasmi sono creature benemerite che cazzo. E la paura, quella innocua dei mostri, è una delle emozioni più sane e importanti che un bambino possa provare. E Norman lo sa. Perchè Norman ha paura solo di una cosa, che suo padre non gli creda.
La stretta di mano nel finale e quel ritorno al passato sono da brividi. Parlarsi e riconoscersi uguali. Quel meraviglioso e terrificante cielo non è altro che qualcosa uguale a te.
Solo che lei nel 1700 la bruciavano sul rogo, te quel rogo lo proverai a cottura lenta lungo la vita.
Ecco, di un cartone divertente ne ho fatto un film d'autore con i controcoglioni.
Di un'opera di svago un'occasione per parlare di temi importanti dando magari anche l'impressione di criticare da un piedistallo.
Ma io non sono nessuno, probabilmente l'ultimo degli uomini anzi.
Però dei mostri con la faccia verde e la bava mica ho paura.
Rasati e col dopobarba son molto peggio.
E non c'è bisogno del talento di Norman per vederli.
Basta la vista normale.
A tra due mesi. :)
(voto 8,5 )
14.8.12
Recensione: "Signs"
E' forse venuto il momento che io dica la mia su Mr Night.
No,anche perchè pur avendo finalmente visto tutti i suoi film si dà il caso che su questo blog non ne abbia recensito alcuno.
A me mette in crisi in una maniera allucinante sto regista.
Forse più di tutti.
Perchè è talmente pieno di pregi e difetti che non sono mai riuscito a giudicarlo compiutamente.
Dopo Signs ho deciso di prendere una posizione.
A me piace.
Quello che spesso tanti dimenticano e che di per sè rende il regista indiano un esempio, un uomo di cinema da rispettare a prescindere, è che questo i film se li scrive.
Non solo, li inventa spesso di sana pianta.
E in un cinema pieno di grandissimi mestieranti che fanno tutto alla perfezione ma di testa ne usano davvero poca uno come Shyamalan è da portare in palmo di mano.
Anche perchè quasi tutte le sue idee,le sue sceneggiature partono da intuizioni fantastiche.
Io credo che massacrarlo come spesso tanti fanno non sia solo ingiusto ma quasi dannoso.
Ce ne fossero di registi che osano, che scrivono, che inventano.
Ci vuole sempre un rispetto immenso per chi affronta in prima persona tutto l'iter cinematografico,dalla scrittura alla produzione. Senza dimenticare in mezzo la grandissima qualità tecnica dei film del nostro.
Il problema di Mr Night è che fa sempre il passo un tantino troppo lungo, non si accontenta, riesce ad aggiungere a film che sarebbero grandi quelle riflessioni in più, quelle sequenze in più,quei significati in più che molto spesso rischiano di farli crollare.
E' la sua autorialità a farlo spesso soccombere.
Ecco, in Signs, e senz'altro questa è un'opinione non condivisa, io credo non abbia mai esagerato.
E forse per questo è il suo film migliore (con il Sesto Senso), personalmente il meno attaccabile.
Attenzione, anche in questo film, forse soprattutto in questo film il regista ci parla di massimi sistemi, di Fede e Caso, di Speranza e Rassegnazione.
Ma lo fa in un modo dolcissimo,sobrio, famigliare, contenuto.
E illude tutti facendo finta di aver davanti un film di genere, quello della fantascienza aliena, quando in realtà a lui delle immagini in Signs frega poco o nulla.
Quello che contano sono le parole, i concetti.
O i segni per riprendere il titolo.
Segni che non sono i cerchi nel grano ma quelle piccole cose che ci accadono nella vita a cui non riusciamo a dare un significato.
O ci riusciamo solo dopo.
L'atmosfera alla Melancholia mi è piaciuta da matti,un'apocalisse mondiale vissuta nel microcosmo casalingo.

Anche perchè sulle atmosfere Shyamalan è un maestro.
Che la componente aliena non sia l'istanza principale è palese.
Vediamo gli invasori sin dalla prima scena, non c'è un senso di mistero o attesa.
L'invasione è manifesta, un dato di fatto.
Quello su cui il film lavora non è se questa invasione sia pacifica o belligerante, non è su come va a finire.
Tutto è semplice contorno, notizie in tv o via radio.
Quel flash back che ritorna 4 volte è la prova provata che l'anima del film e sua architrave stanno in quello che vive dentro di sè il protagonista e, di conseguenza, la sua famiglia.
Il dialogo tra Gibson e Phoenix sul caso,sulla fede e sulle coincidenze,dialogo scritto con intelligenza e tatto davvero notevoli, sono Signs, è tutto lì.
E arrivando in fondo, dopo aver visto Gibson che racconta ai figli della loro nascita, l'inizio della vita, vicini alla morte,dopo che la stessa vita del figlio è preservata dalla morte grazie a una malattia, dopo che le frasi in punto di morte della moglie si rivelano profetiche frasi di vita,dopo tutto sto ping pong tra la vita e la morte, tra le coincidenze che possono salvarti e quelle che possono distruggerti,dopo tutto questo si finisce il film con una sensazione strana.

La vita è un trabocchetto pieno di trappole quasi invisibili che dovremmo individuare per salvarsi?
O al contrario è una meravigliosa esperienza che ci regala magia e salvezza anche dietro cose apparentemente banali?
Dobbiamo amare la vita o averne paura?
Dove sono sti segni,dove?
Io non riesco a individuarli o decifrarli.
Non ce la farei nemmeno se fossero grandi come cerchi nel grano.
( voto 8 )
13.8.12
Recensione: "Non avere paura del buio"
Ai miei tempi, tempi lontani in cui esisteva ancora la gioia della meraviglia e della fascinazione nel cinema, era tutto diverso.
Ricordo che ogni volta che usciva un nuovo film noi eravamo come una nuova tabula rasa, pronta ad esser riempita dalla magia cinematografica.
Non c'era la rete, non c'erano informazioni, non avevamo già visto tutto, eravamo ancora ragazzi semplici e ingenui che sapevano sorprendersi, sapevano aver paura, sapevano guardare un film con occhi grandi così.
Ogni volta non sapevamo cosa ci avrebbe aspettato, ogni volta c'era il rischio che saremmo stati tremendamente delusi o meravigliosamente esaltati nel vedere un film.
E così trovarsi davanti i Gremlins o i Critters era qualcosa di nuovo, fantastico.
E, nella testa di un 9enne anche pauroso a volte.
Altrochè.
Sarà per questo che vedere sto film spacciato da una distribuzione come sempre sleale come un horror, vedere ste creaturine del buio scritte e appigliate a un senso che ho faticato a trovare, sarà per questo che se una volta i Gremlins e i Critters dovevano farmi ridere e invece mi facevano paura, stavolta questi che dovevano far paura mi hanno fatto ridere.
E' tutta questione di prospettive, aspettative e contingenze.
Io ho 35 anni, mica 9.
E volevo vedere un horror, mica na favola gotica rabberciata.
Sarà per questo che ho trovato sto film quasi ridicolo.
La messinscena è maestosa, le location ottime e restituite da una fotografia al limite del disegno,del cartoon, la regia è buona con lenti e fluidi movimenti di macchina davvero notevoli,gli attori son bravi.

Ma non c'è la minima atmosfera, non c'è il minimo interesse nell'andare avanti nella visione,non c'è niente di nuovo od originale o quando ci provano si arriva a disastri come il patetico finale con la Holmes che chiacchiera insieme a quelli.
La nuova grande casa gotica, le bambole, i carillon, la cantina,la bimba che vede creature ma nessuno gli crede bla bla bla.
Non c'è mai, mai, quella magica sensazione che anche le favole dark a volte riescono a dare, una sottile inquietudine, quel piccolo brivido sulla schiena, la capacità di immergersi in un'atmosfera che seppur innocua ti avvolge lo stesso.
Fa ridere che dietro al tutto ci sia anche Del Toro, proprio quello che ha creato quello straordinario capolavoro di favola gotica dilaniata da sanguinose ferite storiche che è Il Labirinto del Fauno.
Il confronto è così impietoso che viene voglia di soprassedere.
Non mi sono emozionato, impaurito, interessato, divertito.
E sono ancora convinto che se li rivedessi adesso mi farebbero ancora più paura i Critters.
O il Gremlin col ciuffo bianco.
Ma non li rivedrò.
Preferisco tenermi sta sensazione invece di quella che già la vita ti regala tutti i giorni, quella di invecchiare ed esser diverso dal bambino che fu.
I Critters me li sognavo la notte.
Che restino lì, nell'etereo e intoccabile mondo dei sogni, un mondo che non invecchia.
Un mondo dove sti esserini de sto film non entreranno mai.
Gli manca la giacca e la cravatta.
Sono snob e altezzosi come lo è spesso il cinema di oggi.
Ma quella giacca e quella cravatta non si mettono sopra, non ci si veste.
Sono la pelle stessa.
( voto 4,5 )
9.8.12
Recensione "Supermarket Horror" - Gli Abomini di serie Z - 18 -
La serata del film trash per una volta era cominciata con una buona notizia.
Per scegliere il film non c'era voluta la solita oretta e mezza a guardare titoli ed incipit delle decine e decine di film a disposizione (questo del trash è l'unico settore dove giocoforza mi affido anch'io allo scaricamento) ma dopo soli 24 minuti era arrivata l'intuizione.
SUPERMARKET HORROR
"me cojoni" ho pensato io
"non male" mio fratello Uskebasi
"ma vaffanculo il terzo incomodo
vinco io, sicuro di trovarmi davanti un sanguinario killer che all'arma bianca squarta e seziona corpi di vecchie massaie intente a fare la spesa.
Invece la sorpresa arriva subito, d'ambleè.
Una specie di Wall-e formato supermassimi insegue un malvivente in un centro commerciale. Il malvivente fugge a perdifiato ma il lentissimo robot gli è sempre alle calcagna. Lo farà fuori senza pietà.
E così comincio a pensare.
il pensiero che testè riporterò in realtà mi accompagnerà per tutta la visione del film.
No, dico, ma fare un film su 3 robot a rotelle che ammazzano gente in un centro commerciale è un'idea buona o no?
Perchè a me pare di no cazzo.
Ma per niente cazzo.
E allora perchè affaticarmi su idee, soggetti, abbozzi di sceneggiature se basterebbe in realtà essere molto più dementi per farcela?
La risposta è semplice.
Perchè questi non sono i terribili, inguardabili, trashissimi anni '80 cazzo.
Avrei dovuto scrivere un film entro i 12 anni, era l'unica possibilità.
Perchè adesso a presentare un'idea così e avere addirittura la speranza e l'onore della distribuzione e del doppiaggio c'è da finire internati.
Il film?
Nemmeno tanto male, sti robot improbabili imperversano nel supermarket passando come niente fosse da armi ridicole come mani di ferro prensili a vere e proprie armi nucleari che hanno un solo difetto, non possono colpire il bersaglio. E questo i nostri simpatici protagonisti - solito crogiuolo di tipi con calzoni ascellari e capigliature improbabili eighteen- credo che a un certo punto lo capiscano perchè si mettono a un metro dagli automi fregandosene se i velocissimi dardi nucleari li possano ridurre in poltiglia in un amen.
La sfida Uomo-Macchina è avvincente, lo spettatore partecipa inebetito.
Si tifa per i robot ovviamente, personalmente non riuscirò mai a parteggiare per uno con il look di quegli anni.
Io mi son divertito.
Perchè credo sempre che chi sta dietro a sti film sia qualcuno che nella vita ha un sacco d'ironia.
Uno che crede che un robot nemmeno tanto antropomorfo possa far impaurire.
Uno che, volente o nolente, ce l'ha fatta.
Uno con le palle.
No perchè il cazzo invece ce l'ha il protagonista, il ragazzino nerd timido.
Un pitone dormiente sotto i pantaloni.
Un pitone che, unico nel gruppo, dormirà fino alla fine.
Ma sempre un pitone rimane.
Secondo me invece il mascellone che mastica sempre la gomma ce l'aveva piccolo.
Faceva tanto lo gnè gnè ma ce l'aveva piccolo, son sicuro.
Vado a cena.
Ciao.
( voto 4 )
8.8.12
Recensione: "Dead Man's Shoes"
uno spoiler molto pesante
Quasi una magia.
Raramente in un'opera che trasuda rabbia, disperazione, violenza, vendetta, degrado e cattiveria ho visto una classe, uno stile, una dolcezza e un'armonia nella scrittura come qua.
Già il titolo, Dead Man' Shoes racchiude quello che scrivo.
Provate a pronunciarlo, sentite quanto è bello, armonioso e dolce pur avendo la morte dentro.
Questo è un film quasi miracoloso, una di quelle piccole opere che ti entrano nel cuore piano piano, scena dopo scena, musica dopo musica.
Merito di una scrittura meravigliosa, capace di sorprendere lo spettatore quando questi nemmeno se lo aspettava o lo chiedeva, capace di tirar fuori dialoghi e sequenze quasi perfette nella sua semplicità.
E' un film che ci parla quasi solo esclusivamente di morte facendoci battere lo stesso il cuore.
E forte.
Shane Meadows è forse uno dei registi più importanti tra quelli boicottati nel nostro Belpaese.
Meno male che le Officine Ubu ci hanno messo le mani.
E, senz'altro solo una semplice coincidenza, ma mi emoziona il fatto di credere almeno al 2% di avere un merito per aver portato qui da noi questa lurida e allo stesso tempo lucente perla.
Chiamai le Officine per complimentarmi di qualcosa (forse di Miike) e gli chiesi di recuperare Meadows, in specifico questo film.
E' successo.
Non c'entro nulla, ma fatemici credere.

Perchè sta storia di due fratelli, uno, Richard, ex soldato, uomo capace di distruggerti col semplice sguardo, l'altro, Anthony (un commovente per quanto bravo Tony Kebbel), ragazzo affetto da un lieve disturbo mentale, sta storia dico a me è sembrata di una bellezza mozzafiato nella sua semplicità, nella sua tragedia, nella sua tenerezza lorda di sangue.
E quella vendetta che all'inizio ci sembra così spropositata, così assurda, così terribile, trova poi un suo perchè, anzi, ci sembra quasi necessaria, giusta.
E non è un caso che Richard passi da semplici scherzi alle esecuzioni finali.
Rispetta un iter preciso, vuole fare vivere a quei balordi il loro contrappasso in maniera perfetta, vuole che la tragedia passi attraverso il gioco, attraverso l'umiliazione, perchè questo è quello che ha passato Anthony.
Lo stile di regia di Meadows è d'eccellenza.
L'uso delle musiche -una colonna sonora letteralmente fantastica- lo stile di ripresa, la capacità di raccontare con la stessa semplicità il dolce e il brutale, la morte e la poesia di un, a posteriori, indimenticabile dialogo di spalle tra i due fratelli, la classe nel girare sequenze come quella dello stordimento post-droga. E quei dialoghi così realistici, duri ma a volte anche comici, profondi anche quando semplici. Qui c'è uno col fuoco sacro della regia dentro, altrochè.
Richard li fa fuori tutti.
Nel nome del fratello storpiando il titolo un'altra grande pellicola.
Ma anche nel nome del padre al quale lo stesso Considine (l'attore che interpreta Richard) ha dedicato il film.
E il finale, dopo quel terribile, inaspettato e strepitoso flash back, il finale con quel dialogo de visu tra Richard e l'ultimo degli aguzzini è la degna fine di un film che come spesso capita avrò fin troppo esaltato ma è qui che mi porta il cuore.
Richard ha completato la sua missione.
E ora vuole fare uccidere perchè adesso è lui il mostro,è lui la bestia, è lui ad aver superato probabilmente l'abominevole gesto della gang di bulletti col pannolone.
E solo uno di quella gang può farlo fuori perchè solo uno di quella gang può capire.
Dice di volersi fare uccidere perchè ora è lui il mostro.
Ma non dice solo questo.
Dice anche di volersi riunire ad Anthony.
Alla seconda credo, alla prima no.
In realtà vuole che Anthony sopravviva ancora in questo mondo, in quello delle cose dure e che fanno male.
Sopravviva nella memoria di un uomo che da oggi in poi non vivrà più facilmente la propria vita.
Sopravvivere con un senso di colpa così è 100 volte peggio di prendersi un colpo di rivoltella in testa.
Anthony avrà la sua vendetta giornaliera in questo mondo.
Nell'altro invece si metterà a sedere e sentirà una schiena poggiarsi alla sua.
Parleranno di quella volta che lui è venuto a scuola e ha vinto la gara di tiro.
Parleranno di tutte le cose di cui possono parlare due fratelli.
Parleranno tutta la notte.
Anche perchè la notte, dove si trovano adesso, magari è abbagliante.
( voto 9 )
29.7.12
Recensione "Bed Time" (Mientras Duermes)

leggeri spoiler
Oh, ci hanno provato in tutti i modi eh?
Prima con quel titolo internazionale che va a sostituire un altro comunque internazionale (almeno per noi), un titolo che con un banalissimo gioco di parole prova a portarci dove vogliono loro.
Poi con quella locandina in cui c'è quella mano che fa tanto baubau, mano tra l'altro leggermente modificata all'uopo. In realtà è la semplice mano di un normalissimo (almeno al'apparenza) portiere d'albergo, no, tanto per capirci.
Poi il trailer dove tutto, dalle musiche, alle scritte in sovrimpressione, alle scene scelte ad hoc (tutte, ma proprio tutte quelle che potevano) vuole portare ad una sola cosa.
Quale?
Titolo, locandina, trailer. Bed Time è un horror.
Manco pe la fava.
Bad Time è un dramma, il dramma di un uomo che fatica da matti a portare avanti la propria esistenza..
E' vero, il film thrilla che è un piacere ma la base è fortemente drammatica.
Ed è proprio lì che rischia di affondare però, vedremo perchè.
Cesar è depresso, un infelice cronico che odia vedere persone sorridenti e felici intorno a sè (questo è l'anti Saw in poche parole).
Cesar fa il portiere d'albergo. Prende di mira un'inquilina (me coglioni! complimenti alla madre per la figlia).
Ogni notte gli si piazza sotto il letto, la narcotizza e attua il suo progetto. Progetto tutt'altro che a breve termine...
Balaguero, consapevolmente o no, completa la sua trilogia del condominio (con Para entrar a vivir e Rec) dimostrandosi un maestro nell'uso degli spazi e nella gestione degli attori, ancora una volta nettamente sopra la media. Luis Tosar, l'indimenticabile Malamadre dell'ottimo Cella 211 questa volta recita per sottrazione, nascondendo dietro la normalissima faccia di un portiere d'albergo un'animo più che tormentato e, indubbiamente, malato.
La sceneggiatura è gestita in maniera perfetta, con un climax ascendente leggerissimo, lieve, controllato.
Alla fine quelli di Cesar sono semplici dispetti, azioni che in altri contesti potrebbero persino risultare ridicoli. E' qui il miracolo di Balaguerò, costruire un thriller abbastanza serrato con elementi che, fino al finale, con il thriller c'entrano veramente poco. Ma l'atmosfera è perfetta, la curiosità dello spettatore tenuta sempre vivissima e alcune sequenze sono veramente notevoli. La caratterizzazione del personaggio principale è perfetta, riusciamo forse a capirne perfettamente le motivazioni anche se è quasi impossibile provare una qualsivoglia empatia con lui (tranne forse nella scena in cui vaga per casa con la paura di essere scoperto dagli amanti, lì avviene una specie di magia, Cesar diventa quasi vittima e lo spettatore è portato a immedesimarsi in lui).
Per non farci dimenticare che è pur sempre il regista di Rec, Balguerò sforna poi una sequenza splatter davvero coi controcazzi sia visivamente che emotivamente.
Però. però, però...
A me pare che il tentativo di dare profondità al tutto sia un pò maldestro, come voler fare una grossa buca con una paletta da spiaggia.
Resta difficile capire perchè una persona che non sopporta la felicità altrui si concentri per due mesi su una sola vittima. Chissà quanta altra felicità lo circonda tutti i giorni.
E la felicità è avere un sorriso stampato in faccia la mattina?
E l'infelicità è avere la pelle arrossata o gli scarafaggi in casa?
Se questa è l'intentio autoris siamo davvero fuori strada, se è soltanto la visione di Cesar è un altro discorso.
La felicità è un concetto molto più alto.
E l'infelicità ancora di più.
Anche se quel bimbo alla fine forse salva tutta la baracca, il progetto di infelicità di Balaguerò-Cesar trova un suo perchè.
Ma un figlio è sempre un figlio.
E' sempre felicità.
O così dovrebbe essere.
( voto 7,5 )
27.7.12
Recensione: "Il Cigno Nero"
presenti spoiler
La nostra vita ne è piena.
La nostra vita ne è piena.
Quante volte siamo rimasti vittime dell'ansia da prestazione, quante volte gli ostacoli che ci ha messo davanti la vita ci sono sembrati insormontabili, quante volte ci siamo lacerati l'anima e la mente con la paura fottuta di non farcela.
E quante volte abbiamo poi creduto che quella cosa che tanto ci martoriava, quella cosa che non ci faceva dormire la notte, quell'appuntamento che credevamo vitale doveva essere assolutamente perfetto, indimenticabile.
E quante volte per raggiungere questo ci siamo dovuti abbassare a vili compromessi, quante volte abbiamo buttato al vento i nostri valori, quante volte abbiamo tradito la nostra anima, quante volte siamo stati costretti a perdere la nostra innocenza.
Nina voleva il balletto perfetto, il balletto di una vita o, forse, il balletto della Vita.
Nina ricercava la perfezione, il non plus ultra.
Nina ha perduto la propria innocenza per farcela.
E la perfezione, quel concetto astratto che in vita probabilmente non ha manifestazioni le ha sicuramente nella morte.
La morte è sempre perfetta, sempre.
Una Portman di una bravura quasi illegale volteggia e poi trema, danza e poi piange, salta e poi muore. L'ansia da prestazione la divora, quel balletto è l'appuntamento di un'intera esistenza.
La danza classica è già di per sè ricerca della perfezione ma Nina vuole andare oltre, vuole vivere quel Lago dei Cigni come se non fosse solo un balletto ma qualcosa di più. C'è un solo problema, il Cigno Nero.
Ed è qui che Nina è costretta a subire quello che non avrebbe mai voluto subire, la perdita della propria innocenza. Probabilmente il prezzo da pagare era troppo alto ma ci sono obbiettivi che non riusciamo a lasciar perdere, conquiste che ci sentiamo costretti a dover raggiungere.
Nina vede Il Cigno Nero in un'altra ballerina ma in realtà è lei stessa che sta perdendo tutto il proprio candore, la propria purezza. E, forse, la propria anima.
La scena del vecchio porco nella metro sembra banale ma risulta importantissima.
Perchè senza che lei faccia niente è ormai chiaro che ha distrutto le proprie difese, che il cigno nero, il cigno del vizio, della lussuria, è dentro di lei e gli altri, probabilmente, lo notano.
Il sesso diventa ossessione e presenza costante nella vita di Nina, violare il proprio corpo è l'unica maniera per cominciare a trasformarlo, per permettere a quelle piume nere di affacciarsi nella sua schiena.
La Portman è così grandiosa che ci sembra di assistere a un film nel film, Nina non solo interpreta ma diventa realmente il cigno nero, la Portman non solo interpreta ma diventa realmente Nina.
La sua trasformazione nel secondo atto del balletto è roba per poche.
Aronofsky la segue martellandoci di pseudo-soggettive in movimento, le sta dietro, addosso, incollato.
Non raggiunge forse la perfezione per script e ritmo ma quel fenomeno di Natalie ci va molto vicina.
Ma la perfezione non è di questo mondo, al massimo dell'altro.
Nina salta giù.
Come Randy the Ram.
Una cercava la perfezione, uno sfogava la disperazione.
E la morte è perfezione.
E disperazione.
Uno schermo bianco per lei, uno nero per lui.
Cosa c'è sotto quello schermo, dopo quello schermo non è dato sapersi.
E mamma mia, quanto è bello non saperlo.
( voto 8 )
15.7.12
Recensione "Take Shelter"
leggeri spoiler
Ognuno ha la propria Melancholia.
Ognuno di noi aspetta la propria fine, cerca di immaginarsela, ne è allo stesso tempo attratto ed impaurito.
E ognuno di noi ha due modi per affrontarla, restarne in balia o cercare di eluderla, rifugiarsi.
La Melancholia di Curtis è una tempesta perfetta, un tornado devastante, una santabarbara del cielo pronta a distruggere ed eliminare ogni cosa trovi nel suo cammino.
E Curtis ha deciso di combatterla, di costruirsi un proprio rifugio per salvare sè e la propria famiglia.
Ma quella Melancholia, la sua personale Melancholia è soltanto frutto della sua immaginazione? O no?
Apparentemente Take Shelter potrebbe apparire come un film sulla follia, tematica abusata ma sempre tremendamente affascinante, ma in realtà credo che l'istanza principale sia ancora più delicata e complessa, la paura di morire. Quello di Curtis è il tipico comportamento dell'ipocondriaco grave, Curtis è convinto che arriverà quel tornado come l'ipocondriaco è convinto che in qualsiasi momento lo possa colpire una malattia grave. Non è un caso, portando avanti questo paragone, che l'ipocondriaco sia definito malato immaginario (ne approfitto, vista la tematica, per ricordare ancora una volta l'immenso Synecdoche New York) perchè è proprio questo l'asse portante narrativo del film, Curtis è un malato immaginario? Le sue visioni, i suoi sogni sono solo visioni o pre-visioni della "malattia" che teme, una malattia tremendamente reale?
Strepitoso il cast. Shannon è uno dei 5 migliori giovani attori di Hollywood, anche se qua deve riuscire a far dimenticare un doppiaggio italiano a mio modo di vedere imbarazzante (solo il suo, per il resto buono). La Chastain si conferma dopo The Help e l'attrice bambina fa più volte breccia nel cuore dello spettatore per una dolcezza infinita acuita dalla condizione di sordomutismo che la affligge.

Importantissima la coesione dei tre perchè il senso di amore famigliare che il film trasmette è grandioso. L'abbraccio tra lui, lei e la bambina dopo la sfuriata alla cena (magnifica scena, argh, mannaggia sto doppiaggio...) o l'accenno di intesa che si danno i due genitori nel magnifico ancorchè misterioso finale sono due momenti di altissima fattura in tal senso.
Spelndida la figura di Samantha, una donna fortissima che più vede scivolar via il marito, più comincia a dubitare sulla sua salute mentale più però continua ad amarlo e, paradossalmente, a credergli.
La superba scena del primo tornado, quello che costringe la famiglia a rifugiarsi (take shelter) è come se rappresentasse un atto d'amore di lei verso di lui, un accompagnarlo per mano nella sua malattia e poi (con la sequenza della chiave) aiutarlo ad uscirne. E poco importa in quel momento se quella che pareva una malattia terminale era poco più di un raffreddore, Curtis doveva sublimare tutta l'attesa, tutti i preparativi, tutto il lavoro fisico e mentale fatto fino ad allora. Quel cielo terso era un'anima tersa, un'anima senza più nuvole (ah, tra l'altro magnifica la fotografia, il film ha picchi visivamente altissimi come la scena dei fulmini).
Ed ecco che arriva la beffa, il colpo di coda che allo stesso tempo è valore aggiunto del film ma anche sua possibile crepa.
Il cerchio si era chiuso, la pellicola narrativamente aveva finito il suo percorso. E lo aveva fatto in maniera perfetta.Perchè quel finale?
Torniamo al principio.
Cos'era la Melancholia di Curtis?
Una fine personale o collettiva?
La metafora di un malessere o un evento tremendamente reale?
Curtis guarda sua moglie, sua moglie guarda Curtis.
Il cenno è d'intesa.
Che sia vero o immaginario non importa.
Che sia lieve o devastante, che sia un raffreddore o una malattia terminale non importa.
Quel che conta è che lo si affronti insieme.
Tanto il rifugio già lo conosciamo.
Bisogna solo entrarci.
( voto 8,5 )
12.6.12
I corti de Il Buio in Sala (N°3): i migliori italiani 2011
La FICE, Federazione Italiana Cinema d'Essai anche quest'anno ha scelto i migliori cortometraggi della passata stagione riunendoli in una specie di rassegna denominata CORTOMETRAGGI CHE PASSIONE. Con un colpo di fortuna inaspettato (me li ha dati un amico esercente di cinema a cui erano stati recapitati direttamente dalla FICE addirittura in blu ray!!) sono riuscito ad averli e visionarli. Mettere i voti sarebbe superfluo, la qualità è davvero alta, non c'è niente di amatoriale, siamo davanti a un vero e proprio cinema mignon. Nessun capolavoro a dir la verità ma anche nessun punto troppo debole. Andiamo.
1 PERPETUUM MOBILE
Brevissimo, soli 5 minuti, ma serrato, dal gran ritmo. Un uomo vede morire una ragazza in una libreria investita da un'auto impazzita. Tutto era un sogno però. Ma il presentimento che ha è forte, così va a vedere alla libreria. Qualcosa effettivamente accadrà ma forse è soltanto un ribaltamento di prospettiva.
L'attore che interpreta lui ha un viso magnetico, la regia e la fotografia sono di primordine, l'idea sembra non originale (il ripetersi di un sogno) ma il colpo di coda finale la rende tale. VOTO 7,5
2 ARMANDINO E IL MADRE
Questa è la prima regia di Valeria Golino. Si vede che i mezzi ci sono ma a mio parere ci troviamo forse davanti al corto più debole. Un piccolo scugnizzo fa da tramite tra il suo fratello più grande e la ragazza francese restauratrice d'arte che lavora nel museo dirimpetto a casa loro, il Madre. Corto simpatico, abbastanza tenero ma poco di più. La trovata iniziale, quella del ragazzino che corre da una parte all'altra per cercare di convincere la ragazza a tornare dal ragazzo alla fine resta l'unica. Finale sciapino. Bravi gli attori. VOTO 6,5
3 IO SONO QUI
In Sardegna non c'è nulla, non c'è futuro. Giovanni lascia così la propria terra e i propri amici per andare in Kosovo. Lo aspetterà la morte invisibile da uranio impoverito. Grande comparto tecnico, bellissima la fotografia aiutata dagli splendidi scenari sardi e dal teatro di guerra. Molto semplice il messaggio, nessun retoricismo di troppo. La sequenza finale con loro che si girano di scatto e quella dell'omino del biliardino che fluttua nel mare sono davvero bellissime. Sceneggiatura abbastanza piatta e priva di guizzi. Bello. VOTO 7
4 L'ANNIVERSARIO
Alessandro Haber vuole festeggiare l'anniversario di matrimonio. La moglie gli compra un tom tom apposta per farlo arrivare senza poter sbagliare al luogo dell'appuntamento. Guidato dal navigatore lui ci arriverà. Sempre dritto.
Inutile ripetersi, la qualità è alta, questi son corti girati da professionisti. Il colpo di scena centrale è strepitoso ma il film poi si afflosica negli ultimi 3,4 minuti. Io l'avrei fatto finire lì una volta arrivato a destinazione, un finale col botto. VOTO 7
5 JODY DELLE GIOSTRE
Ecco che il corto probabilmente (ma solo di poco) più amatoriale è forse quello che mi ha lasciato un ricordo migliore. Jody è figlio di giostrai ambulanti, ogni settimana per lui c'è una scuola diversa, amici diversi. Ma Jody ha cuore e anche se non viene accettato dagli altri vuole regalare un sogno a un ragazzino.
Il bambino è magnifico, il resto degli attori credo non siano nemmeno professionisti.Quello che ho aprezzato di più, oltre al racconto di una realtà sempre interessante come quella del mondo delle giostre, è una cosa rarissima sia nel cinema che nella realtà. Un bimbo che vuole regalare una gioia a un suo coetaneo è qualcosa di magico e inusuale perchè è molto più facile che a quell'età si sia più "cattivi" e menefreghisti o che comunque le gioie e i divertimenti si condividano, non regalino. Tenerissimo. VOTO 8
6 GAMBA TRISTA
Unico corto d'animazione, tra l'altro disegnato con dei tratti che mi son piaciuti moltissimo. E' un corto che affronta con gioia, leggerezza e spensieratezza un tema come quello dell'handicap, perdipiù giovanile. Gamba Trista non ha ossa nelle gambe e queste gli sono diventate praticamente degli elastici che si possono legare dapertutto (tipo Tiramolla per intenderci). Potrebbe soffrirne ma l'amore per una coetanea e lo scoprire un'abilità segreta che supplisce all'handicap gli rendono la vita solo una grande gioia. Il corto ha momenti quasi lirici. Il salto nel vuoto col sorriso sulle labbra è da pelle d'oca.
E poi la dedica finale "A Giuseppe" lì per lì mi ha messo i brividi...
VOTO 7,5
7 CAFFE' CAPO
Ecco, questo era soltanto un buon corto che con il colpo d scena degli ultimi 30 secondi diventa davvero notevole. Un professore universitario è candidato alle elezioni comunali. Capisce che i voti più importanti saranno quelli degli extracomunitari. Ne incontra uno in autogrill.
Tre/quarti del corto sono come un lungo monologo diegetico del protagonista che parla all'auricolare del telefonino, prima in macchina poi all'interno dell'autogrill. Poi comincia a mangiare una zuppa insieme a un extracomunitario, due cucchiai nello stesso piatto. Crede che possa essere uno spot elettorale strepitoso. Ma la realtà è completamente opposta. Davvero geniale gli ultimi secondi, quello che era un gesto forzato di solidarietà di uno si ribalta in un gesto naturale di solidarietà dell'altro. Ottimo. VOTO 8
1 PERPETUUM MOBILE
Brevissimo, soli 5 minuti, ma serrato, dal gran ritmo. Un uomo vede morire una ragazza in una libreria investita da un'auto impazzita. Tutto era un sogno però. Ma il presentimento che ha è forte, così va a vedere alla libreria. Qualcosa effettivamente accadrà ma forse è soltanto un ribaltamento di prospettiva.
L'attore che interpreta lui ha un viso magnetico, la regia e la fotografia sono di primordine, l'idea sembra non originale (il ripetersi di un sogno) ma il colpo di coda finale la rende tale. VOTO 7,5
2 ARMANDINO E IL MADRE
Questa è la prima regia di Valeria Golino. Si vede che i mezzi ci sono ma a mio parere ci troviamo forse davanti al corto più debole. Un piccolo scugnizzo fa da tramite tra il suo fratello più grande e la ragazza francese restauratrice d'arte che lavora nel museo dirimpetto a casa loro, il Madre. Corto simpatico, abbastanza tenero ma poco di più. La trovata iniziale, quella del ragazzino che corre da una parte all'altra per cercare di convincere la ragazza a tornare dal ragazzo alla fine resta l'unica. Finale sciapino. Bravi gli attori. VOTO 6,5
3 IO SONO QUI
In Sardegna non c'è nulla, non c'è futuro. Giovanni lascia così la propria terra e i propri amici per andare in Kosovo. Lo aspetterà la morte invisibile da uranio impoverito. Grande comparto tecnico, bellissima la fotografia aiutata dagli splendidi scenari sardi e dal teatro di guerra. Molto semplice il messaggio, nessun retoricismo di troppo. La sequenza finale con loro che si girano di scatto e quella dell'omino del biliardino che fluttua nel mare sono davvero bellissime. Sceneggiatura abbastanza piatta e priva di guizzi. Bello. VOTO 7
4 L'ANNIVERSARIO
Alessandro Haber vuole festeggiare l'anniversario di matrimonio. La moglie gli compra un tom tom apposta per farlo arrivare senza poter sbagliare al luogo dell'appuntamento. Guidato dal navigatore lui ci arriverà. Sempre dritto.
Inutile ripetersi, la qualità è alta, questi son corti girati da professionisti. Il colpo di scena centrale è strepitoso ma il film poi si afflosica negli ultimi 3,4 minuti. Io l'avrei fatto finire lì una volta arrivato a destinazione, un finale col botto. VOTO 7
5 JODY DELLE GIOSTRE
Ecco che il corto probabilmente (ma solo di poco) più amatoriale è forse quello che mi ha lasciato un ricordo migliore. Jody è figlio di giostrai ambulanti, ogni settimana per lui c'è una scuola diversa, amici diversi. Ma Jody ha cuore e anche se non viene accettato dagli altri vuole regalare un sogno a un ragazzino.
Il bambino è magnifico, il resto degli attori credo non siano nemmeno professionisti.Quello che ho aprezzato di più, oltre al racconto di una realtà sempre interessante come quella del mondo delle giostre, è una cosa rarissima sia nel cinema che nella realtà. Un bimbo che vuole regalare una gioia a un suo coetaneo è qualcosa di magico e inusuale perchè è molto più facile che a quell'età si sia più "cattivi" e menefreghisti o che comunque le gioie e i divertimenti si condividano, non regalino. Tenerissimo. VOTO 8
6 GAMBA TRISTA
Unico corto d'animazione, tra l'altro disegnato con dei tratti che mi son piaciuti moltissimo. E' un corto che affronta con gioia, leggerezza e spensieratezza un tema come quello dell'handicap, perdipiù giovanile. Gamba Trista non ha ossa nelle gambe e queste gli sono diventate praticamente degli elastici che si possono legare dapertutto (tipo Tiramolla per intenderci). Potrebbe soffrirne ma l'amore per una coetanea e lo scoprire un'abilità segreta che supplisce all'handicap gli rendono la vita solo una grande gioia. Il corto ha momenti quasi lirici. Il salto nel vuoto col sorriso sulle labbra è da pelle d'oca.
E poi la dedica finale "A Giuseppe" lì per lì mi ha messo i brividi...
VOTO 7,5
7 CAFFE' CAPO
Ecco, questo era soltanto un buon corto che con il colpo d scena degli ultimi 30 secondi diventa davvero notevole. Un professore universitario è candidato alle elezioni comunali. Capisce che i voti più importanti saranno quelli degli extracomunitari. Ne incontra uno in autogrill.
Tre/quarti del corto sono come un lungo monologo diegetico del protagonista che parla all'auricolare del telefonino, prima in macchina poi all'interno dell'autogrill. Poi comincia a mangiare una zuppa insieme a un extracomunitario, due cucchiai nello stesso piatto. Crede che possa essere uno spot elettorale strepitoso. Ma la realtà è completamente opposta. Davvero geniale gli ultimi secondi, quello che era un gesto forzato di solidarietà di uno si ribalta in un gesto naturale di solidarietà dell'altro. Ottimo. VOTO 8
9.6.12
Recensione: "...E ora parliamo di Kevin"

presenti moderati spoiler
Quest'anno ne Il Buio in Sala ci sarà un vincitore sicuro, sapete quale probabilmente. (a proposito, mi scuso per la moria di recensioni di questi mesi, ci sono diversi motivi, non abbandonatemi, tornerò).
Si lotta per le posizioni di rincalzo insomma.
Beh, ecco, questo "E ora parliamo di Kevin" si candida prepotentemente come una delle più belle visioni dell'anno per il sottoscritto.
Glaciale, quasi surreale per quanto terribile, un horror di vita quotidiana che racconta in una maniera lenta, inesorabile, colma di silenzi, l'impossibile rapporto tra una madre e il proprio figlio, un ragazzo che non doveva nascere e che una volta nato probabilmente avrebbe preferito non farlo. E' questa la sensazione più forte che il film lascia, questa assurda per quanto improbabile domanda: un bimbo inaspettato può "sentirlo" sin da subito? Odiare profondamente già dai primi vagiti una madre forse non pronta a riceverlo?
E' talmente forte, freddo e devastante l'odio che Kevin prova per la propria madre che il riferimento di prima all'horror non è affatto peregrino, Più volte uno spettatore occasionale potrebbe cominciare a chiedersi se questo non sia il classico horror sul bambino indemoniato.
No, Kevin è un ragazzo "normale". Ma ha qualcosa di radicato in fondo al cuore, qualcosa di terribile.
E, purtroppo, quello che pare come un odio ad personam sfocerà in un'immane tragedia che paradossalmente vedrà salvarsi solo l'oggetto principale dello stesso odio.
Quella madre che, malgrado tutto, sa che quello è suo figlio.
Dilemma impossibile da risolvere.
Tu faresti di tutto per tuo figlio?
Gli perdoneresti tutto?
Ti annulleresti per lui?
Cercheresti di amarlo e difenderlo contro tutto e tutti, anche quando saresti arrivata più volte all'insano desiderio di "ucciderlo", di non volerlo più?
Quello che sorprende de film non è solo la capacità di raccontare ma la grandissima qualità dell'insieme.
La regia è strepitosa, gioca con i dettagli in una maniera straordinaria (le unghie e le palline di pane disposte sul tavolo, la capacità di cogliere gli sguardi- quel bersaglio nella pupilla è quantomai emblematico), regala di continuo sequenze e inquadrature di classe, tutto supportato da una sceneggiatura che gioca perfettamente con 3,4 piani temporali, sa dosare i silenzi e le poche battute, dissemina nel film pochi ma decisivi rimandi (vedi il libro di Robin Hood), senza farsi mancare una fortissima carica metaforica, soprattutto nelle innumerevoli scene in cui la madre pulisce. Tutto quel rosso, di pomodori, di vernice, di marmellata, tutto è segno premonitore o, al contrario, di elaborazione del lutto dell'incredibile tragedia che verrà.
Livelli altissimi anche in colonna sonora, quasi tutta concentrata nei viaggi in macchina della madre.
Gli attori sono magnifici, Tilda Swinton, novella Shelley Duval di Shining per fattezze e ruolo, è su livelli incredibili e anche Ezra Miller, con quello sguardo acerbamente assassino non gli è da meno. Curioso come Miller abbai già interpretato un ruolo quasi identico in un altro film, Afterschool (pellicola come al solito massacrata da tanti ed esaltata da me, son troppo buono, è un dato di fatto).
Film che parrebbe sull'educazione ma ci lascia sempre quel dubbio citato all'inizio. Tutto era già scritto? C'era modo di salvare qualcosa? E' un film quindi sull'educazione o sulla natura umana? O su tutti e due?
Il finale è devastante, alla tragedia pubblica intuibile sin dall'inizio se ne aggiunge un'altra probabilmente ancora più assurda e terribile. Perchè poi loro? Perchè non lei?
Perchè lei deve vivere il suo senso di colpa. Morire lentamente stando in vita.
Ma Kevin probabilmente vedrà naufragare il suo progetto.
Voleva essere odiato, voleva farle vivere un inferno in cui lui sarebbe stato visto come il Lucifero di turno.
Ma, lo dicevamo prima, perdoneresti tutto a tuo figlio?
Kevin da domani forse cambierà.
O forse no.
Però in qualche modo ha subito una specie di umiliazione.
Perchè si può anche essere umiliati con l'amore.
Si può anche prendere un cazzotto in faccia con un abbraccio.
( voto 8, 5)
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