19.10.13

Recensione "I bambini di Cold Rock"

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spoiler ammazzafilm

Molto interessante.
Tutti aspettavamo al varco Laugier per capire se era più veritiero l'acerbo e pasticciato Saint Ange o il grande Martyrs, considerato da qualcuno (e anche da qualche blog/sito) come l'horror più bello del decennio.
Non lo è in realtà ma vederlo tra i candidati è d'obbligo.
Tutti aspettavamo Laugier ma dovremmo avere obbiettività nel'analisi.
Chi lo detestava avrà da ridire anche qua.
Chi lo esaltava troverà materiale anche qua.
Chi esaltava semplicemente Martyrs parlerà di delusione.
Invece I bambini di Cold Rock è "soltanto" un buon film, uno di quelli, ne parlavamo con Insidious 2 pochi giorni fa, che prova a raccontarci una storia e mette tutto il resto al servizio di essa.
Ha tanti meriti, proviamo ad evidenziarli.
Intanto c'è la Biel, una di quelle brave e belle che anche struccate mangiano la testa alle starlette recitazionedovesei di turno. (a tal proposito quando ho visto quel figlio brutto in quel modo mi chiedevo quanto fosse orrendo il padre per aver bilanciato così).



Personaggio molto sfaccettato il suo, a un tratto persino sfuggente.
Ed è proprio questo il capolavoro di Laugier in questo film.
Perchè ne I bambini di Cold Rock i personaggi sono tutti complessi, fanno cose buone e altre sbagliate, sembrano nel giusto e poi nel torto, hanno i loro pregi e i loro difetti. Di quasi tutti quelli principali nel corso del film pensiamo sia bene che male, fatichiamo a condannarli o a premiarli.
Specie per quello della Biel, angelo o cinica trafficante di bambini?
Ma ripenso anche al pianto finale di Tracy, davvero potente per un personaggio anch'esso sfuggente.
Mi è piaciuto molto il modo di raccontare con quel prologo che è un mezzo flash forward, con quel twist a metà film che cambia tutto e con quel finale che gli dà un sapore diverso, ti pone domande, ti mette dubbi.
E se tutto quello che succedeva fosse giusto?
E' quello che si chiede anche la piccola Jenny in fuga dallo squallore ma in crisi di identità nel finale.



Finale che come in Martyrs Laugier dipinge di autorialità, forse anche troppa, con un altro deus ex machina, la vecchia, molto simile a quello del precedente e bellissimo torture movie.
Soluzioni narrative apparentemente diversissime ma sottilmente molto simili tra i due film.
Ma Laugier si riconosce, non solo nel finale. Molti luoghi tornano, la regia è ancora magnifica (che riprese aeree...), la donna è sempre l'eroina. E per la terza volta su tre c'è il trucchetto della stanza di sotto che nasconde qualcosa.
Difetti?
La vicenda, diciamocelo, è abbastanza improbabile, un tale giro di bimbi nel mondo normale sarebbe stato scoperto dopo pochi mesi.
E lo splendido titolo originale, The Tall Man, richiama una figura molto misteriosa nel film ma raccontata malissimo. Laugier avrebbe dovuto giocare più col paranormale, magari attraverso inquadrature ad hoc. Invece questo uomo alto alla fine non inquieta mai, non è nemmeno così alto in realtà (all'inizio c'è un motivo, non è lui) e non viene presentato mai nella maniera giusta.
La conferma che Laugier può sempre dire la sua.
E che forse sboroneggia un pò troppo.

( voto 7 )

17.10.13

Recensione "Insidious 2"


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Adesso basta.
La mia infinita bontà e il mio metodo d'analisi per cui un pregio vale sempre almeno due difetti mi hanno sempre fatto salvare Wan and co e la loro new wawe di film horror.
Però c'è un limite a tutto.
Questa è la mia recensione definitiva per dire basta, il mio basta, verso ste pellicole.
Me so rotto er cazzo.
E siccome deve essere una rece definitiva, per quanto cazzona, la voglio esporre a tesi.

1  WAN, TALENTO DEL NUOVO HORROR. MA DE CHE?
Il simpatico malese James Wan è considerato ormai quasi da tutti come il nuovo talento del cinema horror moderno. Ora, neppure il suo peggior nemico potrà non ammettere le indubbie capacità del giovane (mio coetaneo tra l'altro) regista ma prima di parlare di talento bisognerebbe un attimo capirsi un pò sui termini.
Il talento, vuoi per definizione, vuoi per accezione comune, è colui che riesce ad eccellere senza tanta fatica in un determinato campo, uno che riesce a sprigionare genio, uno che riesce a far cose nuove ed imprevedibili, uno che non ha regolarità, uno che ti sorprende quasi sempre, uno che si discosta dalla massa dei "mestieranti", di quelli cioè che con il lavoro, la fatica e, appunto, il mestiere riescono magari a raggiungere i suoi stessi risultati senza avere la stessa inclinazione naturale.
Ebbene, Wan di talento non ha quasi nulla, è un giovane mestierante che a 35 anni fa già film in copia-incolla, uno che usa tutti gli stilemi, i clichè, le tecniche e i trucchi del genere in cui si cimenta. Wan è il giovane che fa le cose dei vecchi, il buon regista che non ha guizzi. O non li ha più.

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2 PAGHI TRE COMPRI UNO
Ora, so benissimo che Wan e i suoi film (per convenzione parliamo solo degli ultimi 3) piacciono da morire, che le nuove generazioni li vedono come vette massime dell'horror moderno.
A questo punto vorrei che questi ragazzi che ora lo venerano vengano un giorno da me e si sottopongano a un test.
Tra un anno diciamo.
Nel test io elencherò loro 10 scene tratte dagli ultimi 3 film di Wan e loro devono semplicemente rispondermi su quale dei 3 si trovavano tali scene.
Perchè Wan è riuscito nell'impresa del 3 x 1, fare 3 film uno identico all'altro, stesse tematiche, stesse ambientazioni, stesse tecniche, a volte, sigh, stessi nomi ( vedi Lorraine che c'è anche ne L'Evocazione), stessi trucchi.
Identici dai.
Ed è riuscito così a far rovinare all'appassionato la visione del migliore dei 3, L'Evocazione, incastonato in modo assurdo tra i 2 Insidious, stritolato dai due.
Io ieri lo confondevo in molti punti col primo Insidious.
Anche qui, soprattutto qui, parlare di talento diventa davvero inopportuno.

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3 VOLENDO CE SAREBBE ANCHE NA STORIA
Il problema è un pò più a fondo.
Ora, se qualcuno vi dice che un buon horror deve avere una grande sceneggiatura potete smentirlo come volete.
Perchè molti dei più grandi horror recenti alla fine avevano uno script ridotto all'osso, da The Descent a Eden Lake, da Wolf Creek a The Loved Ones, da Them a A L'interieur.
Poi ci sono altri, come The Orphanage, come Martyrs, come Lasciami Entrare o Triangle che invece riuscivano persino a raccontare una grande storia tingendola d'orrore.
Quello che è obbligatorio però, una legge ferrea, è che o mi scrivi una gran storia o mi regali un'atmosfera magnifica (o tutte e due).
Sapete qual è il problema immenso di Wan e dei suoi Insidious?
Quello che siccome si è incapaci di raccontare una storia si vuole strafare e raccontarla grossa.
Insidious 2 è uno dei più grandi pastrocchi di sceneggiatura dell'epoca moderna.
Niente ha un senso e se lo ha è perchè glielo si vuol dare.
Bambini che si devono vestire da bambine che poi diventano vecchi che uccidono travestiti da donna che poi diventano demoni che vogliono restare giovani, 20 donne ammazzate nel passato buttate là senza un motivo, un vecchio ospedale buttato là solo perchè la sera prima a Wan rodeva il culo e ha detto "devo mettere un ospedale psichiatrico che fa location", una gestione dell'Altrove di una confusione assurda, fantozziana, con addirittura il vecchio sensitivo che si ritrova là senza averne i meriti ("il tuo cuore batte ancora, il tuo posto non è qua" "che culo, mi sono fatto un viaggetto perchè il dottore ha sbagliato diagnosi!"), doppie personalità illogiche, comportamenti dei demoni incoerenti e una domanda di fondo che aleggia continuamente: ma dov'è il senso di tutto? Wan ammicca, usa i soliti armadi, i soliti specchi, le solite cantine, i soliti buh da dietro. Wan spaventa a buon mercato e intanto copre di fumo e di (falsa) tensione lo spettatore così da potersi permettere di raccontare una storia senza un filo logico facendo credere che ce l'abbia.

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Asciuga James! Asciuga tutto, contieniti, scialla, falla più semplice e vedrai quanto viene meglio tutto.
E non usare così spudoratamente Shining nei demoni che convincono il padrone di casa ad uccidere tutti e lui li cerca con la mazza da baseball (accetta). O Psycho col matto che uccide perchè glielo dice la "madre".
Salvo due cose. La chiesetta con le vecchie velate (scena superba MA ASSOLUTAMENTE SCOLLEGATA DAL FILM) e il raccordo con Josh che vede sè stesso grande (ottimo spunto ma capirne il senso ti bruci il cervello).
Ero a pezzi, senza più parole.
Mi sono detto "almeno non fare l'ultima immagine con uno che vede una dietro uno"
Fatta.
Però non si vede, lo si capisce e basta.
Miglioramentino dai.
Resta un'esperienza importante perchè si scopre (sempre che io abbia capito) che la famosa strega di Insidious in realtà è un Travestito.
Butta via.
Da oggi quando sentirò pronunciare il nome di Wan senza vederlo scritto l'unica cosa che mi verrà in mente è questa:



mi manchi One.

13.10.13

Recensione "Padroni di casa"


presenti spoiler

Inaspettata sorpresa.
Se c'è un tema che da Cane di Paglia a Calvaire, da Dogville a Il Vento fa il suo giro mi fa davvero impazzire è quello della reazione di una piccola comunità all'arrivo di uno "straniero", quasi sempre un cittadino o comunque qualcuno che per abitudini o cultura è molto diverso dagli autoctoni.
Il giovane regista Gabbriellini (l'attore protagonista di Ovosodo, ormai 16 anni fa) riesce nell'impresa di raccontare queste dinamiche in una maniera tremendamente realistica ed azzeccata, e lo dico con cognizione di causa visto che vengo da un paesino di 900 anime (in città si dice abitanti, in paese anime, chissà perchè) e mi ricordo perfettamente quello che poteva succedere o non succedere con l'arrivo del romano di turno.
Anche qua i due forestieri cittadini sono romani (e romani de roma sono i due attori, i sempre bravissimi Mastandrea e Germano), due muratori venuti a piastrellare il terrazzo di un famoso cantante ormai da anni fuori dal giro. 
E coraggiosa è la scelta di Gabbriellini di affidare la parte a Gianni Morandi, che interpreta quello che è praticamente un suo alter ego in maniera davvero convincente, specie nelle scene più dure e silenziose (quando parla e morandeggia richiama troppo sè stesso).




Come dicevo il racconto dell'impatto che i due hanno sul paesino è perfetto.
C'è la ragazzina che si innamora di uno dei due, probabilmente solo perchè viene da fuori, specie se da Roma.
C'è il ragazzino del paese che per questo si innervosisce.
Ci sono i due romani che hanno il loro solito approccio double face che se da un lato rivelano la loro straordinaria capacità di esser divertenti e amichevoli sin da subito, dall'altro verso manifestano un senso di superiorità millenario.
Ci sono i paesani che guardano i due in modo storto, incapaci di instaurare un rapporto amichevole e pronti a punire ogni loro piccolo "errore".
La scena del ping pong è strepitosa ed esplicativa con il romano che la mette sullo scherzo, il ragazzino che non ci sta (anche perchè ha paura gli rubino la ragazzina), dice una frase di troppo e il romano di conseguenza continua con l'ironia ma stavolta in modo molto più pesante e di sfida. 
Grande scena.
Il film riesce a gestire in maniera molto buona parecchie dinamiche, l'ultimo concerto (o concerto di ritorno) del cantante, la faccenda del lupo, il rapporto tra il più giovane dei fratelli e la ragazza, le varie vicissitudini del più grande.

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Poi alla fine del film c'è il collasso, tutte e 4 le vicende si incastrano tra di loro in modo tragico per portare a un finale davvero inaspettato, di una violenza inaudita.
E se è vero che da un lato tale finale colpisce favorevolmente, un'analisi più attenta porta però a un senso di inverosimiglianza e di eccesso davvero... eccessivi. E non parlo solo della conseguenze troppo più grandi delle cause ma anche di 2,3 passaggi di sceneggiatura abbastanza improbabili (il primo quello della badante che va a cambiarsi, ci mette non so quanto e intanto la padrona muore in casa e il marito è a metà concerto, la seconda i carabinieri che saputa una notizia così grave invece di fare un atto ufficiale, tipo sospendere il concerto e avvertire il cantante, comunicano la cosa solo ai paesani dall'animo più caldo).
Molto bello però, girato splendidamente ed emotivamente coinvolgente il triplo montaggio tra il concerto (ottime le scene in pseudosoggettiva del cantante), le vicende di Mastandrea e quelle di Germano.
Inquietante il personaggio di Morandi, davvero luciferino.
Molto bene Gabbriellini.
Splendida la locandina.

( voto 7 )

10.10.13

Recensione "L'altra faccia del diavolo"


SPOILER!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Visionato con la ferma intenzione di vedere un film brutto (data la sfilza recenti di votoni e il bisogno
periodico, quasi crisi d'astinenza, di un abominio) devo dire di essere rimasto profondamente deluso perchè L'altra faccia del Diavolo è soltanto un filmetto senza infamia e senza lode, con i suoi pregi e difetti, bla bla bla.
Quello che è certo è che raramente mi era capitato di vedere un mockumentary che aveva così poca ragione di essere, anzi, credo che se il film avesse avuto un taglio classico ne avrebbe addirittura giovato.

Prima una chicca però.

Qual è una delle trasmissioni più ridicole del palinsesto televisivo?
Non è un mistero, è Mistero.
Per chi l'ha visto credo che sia impossibile non aver notato la comicissima, veramente spettacolare, rubrica REAL MISTERY, quella dei filmati amatoriali mandati dai telespettatori, quella per capirsi che ha creato l'indimenticabile saga dello Gnomo con ascia (avvistato in un video anche qui a Perugia).
In una puntata di un annetto fa la solita voce impostata ed entusiasta della rubrica (un grande quel "doppiatore", secondo me fa apposta e gli viene da ridere anche a lui) presentò le incredibile immagini di un esorcismo clandestino arrivato dagli Usa.
Beh, è una scena presa di questo film.Cioè. proprio la scena del film eh.
Ora, certo non c'era bisogno per la Barale, Bossari, Pinketts (e dire che ti leggevo avidamente un tempo) e soci di arrivare a questo per esser ridicoli ma in qualche modo il fondo si doveva toccare.
Adam Kadmon a parte.

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Il film?
Trama leggermente, ma proprio leggermente, originale rispetto al filone, attori bravini (lei bellissima, sembra una giovane Cotillard in alcune inquadrature), un paio di scene azzeccate, trama abbastanza credibile a parte 2,3 scivoloni, noia che sale a tratti, tensione che ogni tanto fa capolino.
Poi è ambientato a Roma dai, un pò ci rende orgogliosi.
Dicevo, ottimi gli esorcismi (sì, visti e rivisti ma quelli sono), molto buona la scena del battesimo, inquietante quella del suicidio del p(r)elatino ma dall'altro verso si raggiunge il punto più basso e ahimè, deprimente per noi italiani, quando nella suddetta scena si vede la polizia che non fa nulla e manda avanti due civili contro una persona armata nascondendoglisi dietro. Na cosa ridicola.
Ma il capolavoro e il motivo per cui questo film sarà ricordato per sempre e iscriverà il suo nome nell'Olimpo del genere è per la presenza del Demone Precarius.



DEMONE PRECARIUS
e' un demone che non ha più il posto fisso e deve passare di corpo in corpo con sempre maggiore frequenza.
Il Demone Precarius fa parte della tradizione e del folklore italiano, difficilmente può attaccare e possedere qualcuno in altre nazioni.

Quelli del film sapevano di questa tradizione e per questo hanno girato il film in Italia.

Solo così il Demone Precarius poteva passare dal posto fisso in Maria Rossi ( 20 anni) per poi andare 5,6 giorni nel prete, poi un contratto brevissimo di poche ore con Isabella e poi solo qualche minuto nell'operatore.

Il Demone Precarius cessa la sua esistenza con l'ultimo contratto stipulato.
Di solito tende a schiantarsi con la macchina.

( voto 5,5 )


5.10.13

Recensione "Gravity"




MOLTI SPOILER

Esperienza unica.
La telecamera è lassù e volteggia intorno alla Terra, la costeggia, sempre che costeggiare a questa distanza abbia un significato, poi incontra degli uomini che volano, tute e caschi bianchi, qualcuno balla, qualcuno chiacchiera beatamente, un'altra sta lì ad aggiustare qualcosa, sono piccoli esseri umani in uno spazio gigantesco, sono piccoli esseri umani in uno Spazio nero come la notte, e la telecamera non stacca mai, arriva su loro due che parlano di tutto e niente, poi la notizia dei detriti, poi il panico, poi la prima ondata delle tre che saranno, poi non c'è più niente, non la loro navicella persa per sempre, non i loro compagni, colpiti e orrendamente svuotati oppure morti là dentro, asfissiati, senza casco.
Uno dei piani sequenza più incredibilI della storia di questa nostra passione, tu sei lì con loro, sospeso, e per una volta capisci che la tecnologia nel cinema può avere senso e cuore, capisci che per una volta il 3d non è solo migliorativo ma necessario, capisci che per una volta al diavolo il vecchio cinema artigianale, ben vengano i miliardi se questi miliardi ci aiutano a sognare e portano l'Uomo in una dimensione nuova, gli regalano un'esperienza che è una primizia per loro, una primizia cui forse nemmeno seguirà una prossima volta.

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E lassù ti rendi conto, in quei primi 5 minuti, che la forza di gravità non è solo un qualcosa di fisico che ti ancora o scaraventa verso il suolo ma qualcosa di trascendentale persino. E così il suo opposto, la magnifica assenza di gravità, non è solo il volteggiare liberi nello spazio ma provare l'assenza e il volare lontano da tutti gli affanni, da tutte le preoccupazioni, da tutti i gravi che quaggiù nella Terra ci appesantiscono il cuore.
Non c'è gravità, non c'è dolore.
Poi però l'angoscia arriva e quel volteggiare liberi diventa un'inferno, una prigione che ci porta alla deriva in un mare di niente e allora adesso l'ancoraggio serve e meglio se tale ancoraggio è un uomo come te.
Apnea quasi fisica, il film non ti lascia respiro.
Come non lo lascia a Ryan e Matt, lo straordinario Matt, un personaggio che solo Clooney poteva interpretare con quella sua guasconeria, con l'essere sempre calmo e piacione, un uomo che lassù come un Dio rappresenta tutti noi uomini quaggiù, e non potevamo scegliere miglior rappresentante perchè ha tutto quello che di solito noi non abbiamo.
Ciao Matt, vola leggero via, Anatoly se ne faccia una ragione.
Restiamo noi due, noi e lei, come restammo noi con Sigourney anni fa.
Nessun mostro però stavolta, solo una lotta per la vita di una bellezza devastante.
E peccato che in un realismo così strepitoso si cada nell'errore dei millanta salvataggi all'ultimo secondo, delle tre basi spaziali ferme lì da anni che scoppiano tutte e tre pochi secondi dopo che arriva lei.

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Peccato certe derive da cinema catastrofico che per un attimo fanno bye ye a quello più umano ed intimo.
Peccato perchè qua saremmo davanti ad un capolavoro con pochi precedenti sennò.
Poi c'è lei che dice a Matt di salutare sua figlia, poi c'è la famiglia cinese che si diverte laggiù nella Terra e ci accompagna verso una morte più dolce del miele, poi c'è lui che torna, la perseveranza, la calma, l'ingegno, l'esperienza, c'è lui che torna e beve la vodka dei russi, poi svanisce ma non importa, ci possiamo provare adesso.
E poi c'è il missile finale che strugge di bellezza mentre da palla infuocata diventa placido abitacolo galleggiante, poi c'è la spiaggia di chissàdove, tanto sempre Terra è.
Prima c'è una lacrima che piano piano ci arriva addosso con la terza dimensione.
Magnifica, ma per una volta non c'era bisogno del 3d.
Quella lacrima ci avrebbe colpito lo stesso.
E da sua diventa nostra.

( voto 9 )

3.10.13

Recensione "Il Cattivo tenente" (1992)



piccoli spoiler

Che Ferrara sia uno dei registi più maledetti della nostra epoca non lo testimonia soltanto la sua, a volte
schizzata, cinematografia ma basta e avanza il personaggio stesso.
Questo qua è senz'altro uno dei film che più lo rappresenta e forse quello suo più conosciuto al grande pubblico se non altro per il remake con prezzemolino Cage.
Partiamo dalla fine.
C'è qualcosa che non mi convince, che mi lascia tanti dubbi, qualcosa di poco genuino o forse di troppo complesso per un'analisi superficiale.
Questo ha tutti i crismi per essere un film sulla redenzione, sulla purificazione d'animo, sulla finale abiura di ciò che si è stati.
Ma...
Se quando il tenente è entrato nella baracca dei due ragazzi i Dodgers fossero stati avanti nel punteggio, se quell'ultima maledetta partita l'avessero vinta loro, siamo sicuri che avremmo avuto lo stesso finale?
Peppino Prisco era solito dire che un minuto prima di morire voleva diventare milanista così se ne sarebbe andato uno di loro.

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Che valore ha una redenzione all'ultimo minuto con la tua vita ormai mortalmente segnata?
Che valore ha un gesto di estrema misericordia e grazia quando in questa vita ormai non porterà nessun giovamento?
Ecco, a questo punto è lecito chiedersi quanto davvero sia genuina la catarsi del tenente, quanto abbia di realmente umano o quanto non sia, magari inconsciamente, una furberia trascendentale.
Che poi, ed è qui l'assurdo del film, se è vero che Ferrara ci dipinge un personaggio ormai in grave stato di decomposizione, squallido, cinico, violento e distruttivo in realtà tutta questa violenza e distruzione è in gran parte solo verso sè stesso. Il tenente non uccide nessuno, non spara a nessuno, non mena nessuno, anzi, manda via i due ragazzi che hanno rubato al chiosco, grave errore di sceneggiatura perchè quella sì sarebbe stata la scena da contrapporre a quella finale. Corco di botte i due furfantelli e lascio liberi i due terribili stupratori, cerchio chiuso.

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Invece nulla, se non fosse per la magnifica scena della fellatio simulata (che coincidenza vederla subito dopo Killer Joe) il tenente in realtà è molto meno duro di quello che sembra, un semplice cocainomane, eroinomane, alcoolizzato e perverso che difficilmente fa male a qualcuno.
Molto bella la struttura del film che va a braccetto con le 4 partite di rimonta dei Mets, struttura per la quale più i Dodgers vengono rimontati nella serie più il tenente prosegue la sua strada verso la perdizione. E alla fine l'analogia lascia però il posto al contrappasso, i Dodgers perdono la serie ma il tenente dopo l'indimenticabile incontro col Cristo ha la sua redenzione.
Resta da capire se tale redenzione arrivi più dal dialogo con la suora, dalla crisi mistica o dalle scommesse perse.
Meraviglioso Keitel.
Ovviamente.

( voto 7,5 )


2.10.13

Recensione: "Super 8"

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presenti spoiler

La potenza di Super 8 non è nel treno che deraglia, meravigliosamente girato, e nei vagoni che saltano, 
impennano, cadono e distruggono, ma è in loro fermi e incantati che guardano lei recitare nella casetta vicino la ferrovia.
La bellezza di Super 8 non è nella città che si distrugge, nelle bombe che fischiano, nelle granate che scoppiano e nelle case che esplodono ma è in lei che piange davanti i filmati di lui, e non piange solo di emozione per lui ma anche di una propria mancanza, di un qualcosa che non ha mai avuto o che non ha più. E che le manca da morire.
La magia di Super 8 non è nel mostro alieno che vuole solo tornare a casa, nella bestia che ha sentimenti umani ma è ancora una volta in altre lacrime, quelle di lui quando il padre non vuole più fargli vedere lei. E anche qui la stessa lacrima nasconde due motivi, perdere lei certo ma anche perdere lui, suo padre.
L'emozione di Super 8 non è nella pazzesca avventura di 6 ragazzini che partono da un piccolo film in Super 8 e si ritrovano in una grotta che è quasi un antro da fine del mondo, in dei bambini che si ritrovano catapultati in un film di fantascienza dove la gente che muore e i mostri alieni esistono davvero, ma negli stessi ragazzini che scrivono sceneggiature, che si truccano, che si emozionano recitando, che aspettano che passi il treno là dietro per fare la scena giusta.


Sì perchè finchè Super 8 racconta l'intimità dei ragazzi, finchè mantiene la fantascienza in dei binari straordinariamente umani, finchè somiglia a uno Stand by me o a un Goonies dei giorni nostri è un dannato capolavoro.
Poi deflagra, poi diventa tutt'altro, poi è azione, avventura, fantasy tecnologico, monster movie, di tutto, e tutto realizzato alla grande.
Ma è tutt'altro.
Ed è qualcosa che già è stato mostrato tante volte.
E' un pò Cloverfield con quella città distrutta da qualcosa di sempre poco definito, è un pò District 9 per tante cose, per l'alieno più buono dell'uomo, per gli anni che lo stesso sta passando sull'odiata Terra, addirittura per la costruzione della navicella che lo riporti a casa; e nel finale è tanto The Host con quella ragazzina tenuta prigioniera nelle profondità.
Tutto bello, o.k, ma tutto quello che si era creato fino ad allora svanisce sempre più.
Ci sono ancora dei sussulti come i capelli di lui mossi dal respiro della bestia, come gli occhi di loro che vedono arrivare gli amati/odiati genitori, come la navicella che vola in cielo e lascia quell'alone blu, quella piccola striscia, che ci aveva accompagnato per quasi tutto il film.


Resta un'occasione un pò sprecata anche se ci ha dato l'opportunità di vedere recitare Ellen Fanning e perdersi nei suoi occhi da bambina o Joel Coutney con le sue emozioni trattenute a stento.
Resta l'occasione di ritrovarsi un pò in quei bambini e nei loro piccoli sogni.
Resta l'occasione per credere, almeno per un tempo, che ancora una volta il cinema ci abbia restituito il dolore, l'emozione, la magia e le mancanze dell'età più bella che la nostra vita ci regalerà mai.



(voto 7,5)

28.9.13

Recensione: "Killer Joe"

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Una cosa è vera di certo.
Era dai tempi dell'immenso Chigur e della sua frangetta, la sua ferocia e la sua assoluta inumanità che non mi
vedevo davanti un killer così ben caratterizzato, raggelante nei modi e nei pensieri, peraltro interpretato da Dio come fu interpretato da Dio (ma anche Allah insieme) quello di Bardem.
Perchè, diciamocelo, Killer Joe senza killer Joe non sarebbe certo un capolavoro visto che si tratta di un film con una storia base minima e un modo di raccontarla molto anticonvenzionale, una serie di quadretti statici messi uno dopo l'altro a formare però una galleria davvero suggestiva e carica di una negatività, di un degrado umano davvero raro.
Il discorso è vecchio ma non banale.
Può un singolo personaggio elevare un discreto film a grande film?
O un film da buttare a film da salvare?
Eccome se può, non c'è niente di male.
Un grande personaggio e delle buone dinamiche intorno ad esso sono più che sufficienti a volte, specie in un cinema, come quello recente, sempre più incapace di saper scrivere un personaggio e sempre più propenso a crearne tanti su scala industriale fatti con lo stampino.

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Davvero strano questo Killer Joe, film che racconta fatti drammatici come pochi in un modo particolare però, a tratti surreale, altri deformante, altri ancora quasi comico. Sembra quasi non prendersi mai sul serio, c'è un'aria da cinema indipendente, quel cinema dove le atmosfere e le sensazioni che ti lascia non sono mai nette ma sempre ibride, dove i generi si accavallano, dove il film si veste in ogni scena di un vestito nuovo e non ha paura di sembrar ridicolo nei momenti più importanti o importante in quelli più ridicoli.
Una regia hollywoodiana meno frizzante di quella di Friedkin avrebbe portato a un film senza speranza, devastante, senza sfumature, soltanto duro, alla Eastwood insomma, E invece qui è tutto inafferrabile.
Emblema di tutto questo l'incredibile, ripeto, incredibile, scena della chicken fried fellatio, una sequenza al tempo stesso che è magnifica e disastrosa , suggestiva e ripugnante, tesissima e ridicola, una scena in cui non sai se ridere o fartela sotto dalla paura. O forse è vero che ridi perchè te la fai sotto.
Ecco, una sequenza così può valere un film e caratterizzare così bene un personaggio da campare di rendita per il resto della pellicola.

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Grandissimo McConaughey, attore che mi sta sulle palle come pochi, specie per una certa deriva commediesca che ha preso la sua carriera. Il suo killer è così affascinante e al contempo odioso da non dimenticarselo più. E lo sguardo, come dice la dolce Dottie, ti uccide.
Ma quello che nel film è incredibile è l'assurda distorsione dei rapporti umani e dei sentimenti ad essi connessi. Figli che vogliono morta la madre, padri che vogliono morta la moglie, figlio e padre che fanno prostituire la sorella/figlia, padri che vogliono morto il figlio, matrigne che vorrebbero morti tutti.
E sullo sfondo una ragazza che vive in un mondo suo, un mondo creatosi con lo schifo che ha intorno.
Ed è qui l'incredibile potenza del film. Il personaggio di Joe, squallido come pochi, perverso, disturbato, inumano e quant'altro, alla fine è forse migliore di tutti i componenti, Dottie a parte, di quella famiglia, l'unico che, anche se a modo suo, cerca minimamente di dare un valore etico alle azioni umane e a capire dove sta il bene e dove il male. Attenzione, sembra tutt'altro ma è così.
La sua vendetta contro quella sorcona di Sharla è probabilmente la cosa umanamente più sensata e giusta di tutto il film.



E poi il finale...
10 minuti da pelle d'oca, apnea pura, una deflagrazione impressionante.
BOOM
si resta storditi, arriva la pelle d'oca, quasi si distoglie lo sguardo.
E l'anima pura arriva, impugna la pistola.
Spero che si renda conto in quell'attimo che l'amore è tutt'altra cosa.
Spero che si guardi intorno, veda quelle facce distrutte, quei crani scoppiati, quel viso, il suo viso, così prossimo alla pazzia e capisca che ha una sola speranza, anche se piccola, per far sì che la sua vita non venga distrutta.
Spara Dottie, liberaci da tutto.
E comincia a ballare sopra quei corpi.

( voto 8 )

22.9.13

Recensione "6 giorni sulla Terra" - Gli Abomini di serie Z - 22 -


Un film, come quasi tutte le cose, ha sempre un punto d'inizio e uno finale.
Per capirsi, a meno di sceneggiature funamboliche avviene sempre questo:

A----------------------------------> Z

non ci arriva direttamente ma attraverso varie tappe e passaggi, non propriamente definibili scene perchè più scene possono far parte di un'unica tappa. Insomma, che siano tappe ben definibili, veri e propri turning point, oppure passaggi più morbidi, oppure ancora passaggi semplicemente "emotivi", un film va avanti, brutto o bello che sia, per completare il suo percorso.

insomma:


A-----------------------------> (al personaggio muore nel prologo un parente) B
B-----------------------------> (il personaggio per questo cambia casa) C
C-----------------------------> (il personaggio incontra nel nuovo quartiere una ragazza, probabile turning point) D
D-----------------------------> (il personaggio ha evidenti cambiamenti emotivi/comportamentali, passaggio emotivo più che di plot) E

fino ad arrivare

V-----------------------------> (il personaggio muore schiacciato da un camion) Z

Questo meraviglioso Sci-fi italiano riesce in un'impresa quasi unica, ossia arrivare dal punto A a quello Z senza che si riesca a capire ogni singolo passaggio intermedio.

si parte da una conferenza sugli alieni, si passa attraverso possessioni demoniache, servizi segreti, Papa, probabili attacchi alieni, Mossad, scritte sumere, frequenze di trasmissione radio, famiglie massoniche, rave party inutili, esercito, preti esorcisti uguali all'Amadeus di Max Tortora, sacerdoti greci uguali al Nongio, minacce ridicole, Rettiliani e non so quali altre cose, in un modo talmente senza senso, confuso e comicamente colto da restarci secchi.


Ma poi, alla fine, resta una la cosa più comica

IL COUNTDOWN

sei giorni sulla Terra è il titolo no?
insomma, ci sorbiamo il countdown di ogni giorno, con tanto di pagina grafica ad hoc

PRIMO GIORNO: ma de che?
SECONDO GIORNO:  ma di cosa?
TERZO GIORNO: inizio ad aver paura
QUARTO GIORNO: esticazzi
QUINTO GIORNO: faccio la Ola per il sesto
SESTO GIORNO: o.k, MA che DOVEVA AVE' DA SUCCEDE??

la ragazza è salva
La nostra amata Terra forse no

ma non si sa perchè

La ragazza vola nell'elicottero
state attenti

sì, perchè magari non sarà un'alieno che distruggerà la Terra ma è abbastanza troia
e mInorenne
e c'ha il babbo uguale a Dracula
co la erre moscia però

( voto 3 )

13.9.13

Recensione "Una pura formalità"


spoiler da intuire ma micidiali

E' una pura formalità sapere chi siamo, sapere cosa siamo, sapere che ci è successo, sapere il nostro ruolo nel mondo.
E' una pura formalità, o almeno dovrebbe esserlo.
Ma si sa, la burocrazia, soprattutto quando trascende un pò i suoi compiti abituali, la burocrazia è lenta, ci mette tanto a farci capire le cose.
E allora quella che doveva essere una pura formalità diviene per Onoff una disperata ricerca di un senso, di un ricordo, una lenta ma inesorabile presa di coscienza.

Non capisco l'astio contro Tornatore...
Questo ha fatto Nuovo Cinema Paradiso, Il Camorrista, La leggenda del pianista sull'oceano, La Sconosciuta, La Migliore Offerta.
E, forse soprattutto, questa perla qua.
Proprio vero che ci piace complicarci le cose e darci la zappa sui piedi. Abbiamo un semidio di regista e ci sputiamo contro. Vabbeh.

1 On
Onoff entra nello stanzino della squinternata centrale di polizia. L'interrogatorio comincia. Finirà soltanto quando Onoff ricorderà che è successo quella notte prima di trovarsi bagnato come un pulcino nel bosco. Chi ha ucciso chi? Sei colpevole Onoff? O vittima degli eventi? O nessuna della due?
L'acqua continua a venir giù anche sotto un tetto, c'è qualcosa che non va, dettagli minimi, sensazioni, frasi ambigue, comportamenti strani.
Che succede Onoff?
Che hai fatto?



E se tutto fosse una trappola, se quel commissario volesse in tutti i modi portarti a una confessione (come nell' infinitamente inferiore Under Suspicion) per avere un colpevole, se loro sapessero già di chi è quel corpo ritrovato inerme sul prato?
Sembra di trovarsi in Misery, il lettore numero uno che tiene bloccato il suo scrittore preferito.
E quella foto?
E quella trappola per topi?

2 Off
Ah, ecco, sì ricordo, grazie commissario.
Ero disperato, sì, sono stato io, riconosco quel corpo.
Ma anche voi quindi?
Ah, o.k.
E quel ragazzo che è entrato adesso, sa niente?
Niente eh, come me.
Allora esco commissario, spero di fare buon viaggio, posso portare con me quelle foto?
Quella di Fauvin che scriveva romanzi in 4 fogli diversi, una parola qua, quella successiva là, quella dopo lì e così via
Rimettere insieme i fogli già.
Rimettere insieme i pezzi.


Come noi,
O la foto di Lei, la posso portare?
O quella di tutte le persone che ho incontrato in vita mia, un semplice click e sono sempre con me.
E la mia commissario, con questo barbone che avevo prima di tagliarlo via ieri, guarda che buffo, un barbone che nascondeva chissà che.
Mi dica buon viaggio commissario.
Mi dica buon viaggio perchè spero tanto che lo sia.
Magari il mio nome lo scriva in quei fogli rimasti bianchi di là.
Mi chiamo Onoff, scrivo romanzi.

( voto 8,5 )

5.9.13

Recensione: "Another Earth"




presenti spoiler

Se Melancholia era la Fine certa di tutto Terra 2 è invece il mistero, la paura, la curiosità e, forse, la
Speranza.
Quel pianeta identico al nostro sta là, "fermo", non si scontrerà col nostro ma forse si incontrerà con lui prima o poi, noi incontreremo noi.
Rhoda la prima volta che l'ha visto aveva i capelli che volavano nel vento della notte, la prima volta che l'ha visto, proprio per vederlo, ha perso il controllo di quell'auto, per Rhoda Terra 2 è stato l'inizio della fine.
O forse no, è solo l'inizio di un nuovo inizio.
Espiazione, senti come suona, che bel termine che è, espiazione.
Si può riparare una colpa del genere?
Forse no ma Rhoda ci prova.
E quella casa si pulisce sempre più, casa che è come coscienza, pulisci una per cercare di pulire l'altra.
O forse la casa conta nulla, conta solo lui che attraverso la casa può tornare a vivere.
Un uomo che una ragazza ha fatto a pezzi e che ora quei pezzi li raccoglie in terra e prova a restituirglieli.
Ma è tutto tanto difficile...

Risultati immagini per another earth movie

Rhoda, una meravigliosa, meravigliosa Brit Marling, bellissima e straordinariamente brava, con quello sguardo che da quella notte si affaccia solo sul vuoto e sul ricordo, Rhoda non ha più nulla dalla vita, se non il tentativo disperato di espiare quella notte.
Come Justine anche Rhoda si spoglia nuda alla luce di Terra 2 ma non per goderne ma per morirne.
Rhoda che racconta a lui la meravigliosa storia del primo cosmonauta, la storia di quel rumore incessante (forse, come in Poe, il proprio cuore?) che si trasforma in musica, Rhoda che scopre la genesi di un amore sentendo una sega suonare, Rhoda che per la prima volta in 4 anni sente tornare l'emozione, sente scorrere le prime lacrime.
Rhoda sarà anch'essa il primo nuovo cosmonauta, la prima ad andare là.
"Non andare" le dice lui dopo aver brindato al fatto che andava..
"Se vuoi non vado ma prima devo raccontarti una storia, se finita la storia vuoi che non vado non andrò" le dice lei.
"Vattene" le dice lui dopo aver sentito la storia.



E lei se ne va, finalmente sconfitta e senza più niente per cui vale la pena.
Tranne, forse, quel viaggio verso Terra 2.
Dove ci siano tutti noi, compresa un'altra Rhoda identica a questa che abbiamo qua, un'altra Rhoda che quella notte ha guidato con il naso all'insù e i capelli nel vento della notte.
Ma forse proprio quella notte, la prima notte che un pianeta vedeva l'altro, forse quella notte il sincronismo si è rotto.
E forse quella macchina è andata dritta per la sua strada.
E allora anche se ti amo vai su te, vai su te e vedi se ritrovi loro.
Magari potrai aggiungere quella piccola lettera di differenza.
Another Earth.
Another Hearth.
Forse ci sono due cuori che battono lassù.
Ti aspetto, fammi sapere.

( voto 8 )

3.9.13

Se potessi rinascere

posso vivere più di 80 anni, non sembrerò intelligente ma
posso vivere più di 80 anni. L'avevo già detto?
Se domani morissi e potessi rinascere vorrei essere un cartone animato per poter conoscere i miei limiti e non
uscire dal foglio.
Vorrei essere una formica per poter vedere l'uomo,almeno una volta, come un essere immenso.
Vorrei rinascere Charlie Chaplin per potermi specchiare Charlot.
Vorrei avere 6 vite per provare l'ebrezza di 5 morti, scegliendomele una per una con tutta la fantasia che posso.
Vorrei rinascere in un mondo in cui esistono veramente vampiri, licantropi e zombie perchè, diciamocelo, il mondo con i vampiri, i licantropi e gli zombie sarebbe molto più divertente e interessante.
Vorrei rinascere ricchissimo per vedere che persona sarei.
Vorrei rinascere poverissimo per vedere che persona riuscirei ad essere.
Vorrei rinascere uccello, magari un Cacatua Galerita, e non farfalla per poter sì volare ma campare 100 anni, non un solo giorno.
Vorrei rinascere sasso e aspettare di essere trovato senza essere gettato.
Vorrei rinascere Philip Seymour Hoffman e incontrare il mio vecchio me stesso per dargli un abbraccio.
Vorrei rinascere Pantani per gettare il berretto e scivolare in salita.
Vorrei rinascere Saramago per poter scrivere questo post senza mettere un solo punto.
Vorrei rinascere Tardelli per poter urlare senza controllo, perchè un urlo, alla fine, è quasi sempre controllato. Vorrei rinascere Tardelli per urlare senza controllo e perdipiù di felicità.
Vorrei rinascere Maradona per palleggiare con le arance.
Vorrei rinascere Messi per sentirmi ancora più forte di uno che palleggiava con le arance.
Vorrei rinascere negro per ridere dei bianche che mi dicono negro.
Vorrei rinascere vecchio e tornare giovane come Benjamin Button.
Vorrei rinascere neonato e diventare vecchio come una persona normale. Perchè non è così scontato.
Vorrei rinascere donna per non sentirmi inferiore.
Vorrei rinascere Gigi D'Alessio per suicidarmi.
Vorrei rinascere con 3 palle per potermi considerare un fenomeno.
Vorrei rinascere tartufo per potermi considerare importante e pregiato ma difficile da trovare.
Vorrei rinascere ancora più scemo per rimpiangere di quando lo ero di meno.
Vorrei rinascere immortale per vedervi rinascere tutti ogni volta.
In realtà se morissi domani e potessi rinascere vorrei rinascere quello che sono perchè tanto ogni esistenza, ogni vita è piena di gioie e dolori, vittorie e sconfitte. E non importa tanto essere formica, tartufo o Seymour Hoffman perchè tanto l'uomo può rendere un inferno la migliore vita che gli hanno dato o bellissima quella più difficile.
Ma domani  non muoio di certo, ne riparliamo tra tanti anni.
Certo però che Messi non era male...