Se in questi giorni di semi lockdown avete bisogno di un horror per passare una notte, soli o in compagnia, Relic fa per voi.
Un horror che sembra solo tale per almeno un'ora per poi rivelare un'anima bellissima, che porterà ad un finale, per quanto mi riguarda, da pelle d'oca.
Uno di quei film, come Babadook, come The Orphanage, in cui piano piano viene fuori un lato umano così importante da commuovere.
Tutto questo senza aver paura di usare clichè, mostrarsi per quasi tutto il tempo come un qualcosa di visto e rivisto.
Non piacerà a chi ama gli horror da sala ma sono sicuro che sarà amato da chi ha voglia di riflettere e "capire" cosa si nasconda sotto le terrifiche spoglie del genere.
NELLA SECONDA PARTE, DOPO LA SECONDA FOTO, FORNISCO LA MIA INTERPRETAZIONE, NON LEGGETE SE NON AVETE VISTO
Finalmente.
Era da tanto che speravo di trovare un horror di quelli che piacciono a me, ovvero quelli che usano il genere per riuscire a parlare d'altro, quelli che riescono ad andare in profondità.
Lo dico da subito, pur non raggiungendo lo stesso livello questo Relic mi ha riportato, specialmente con lo straordinario finale, a quelle emozioni che mi hanno regalato capolavori come Babadook e The Orphanage.
Sono quegli horror dove, piano piano, il lato umano viene sempre più fuori, in maniera morbida, sussurrata, per poi ucciderti nel finale.
Mi piace accomunare Relic a questi altri due titoli anche perchè tutti e 3, per l'intera loro durata, sono horror puri, pieni anche di clichè, se ne sbattono dell'originalità oppure di privilegiare una loro parte solo drammatica per usare completamente il genere, abusarne persino, farti credere che sono solo film del terrore e poi svelare la propria anima.
Non è nemmeno un caso che nessuno dei 3 film citati sia americano, uno europeo e due australiani. E' evidente come quasi sempre solo le filmografie fuori dagli Usa sappiano sfornare horror che sono anche puri sì, ma spogli di tutte le regoline hollywoodiane, quelle delle colonne sonore martellanti (in Relic non c'è nemmeno colonna sonora), dei jump scares furbi e delle sceneggiature poco coraggiose.
Ecco, film come questi che ho citato non sono solo belli, ma coraggiosi.
Nel prologo, bello, vediamo una casa che si riempie d'acqua e una vecchia sola il giorno di Natale. Alla luce del finale prologo straordinario.
Poi scopriamo che quella stessa anziana è sparita da giorni e allora figlia e nipote tornano a casa sua per cercarla.
Non la trovano ma, poi, dopo qualche giorno, la stessa vecchia tornerà da sola.
Ma è diversa, alterna momenti di lucidità ad altri di pazzia, alcuni di affetto e altri di odio verso figlia e nipote.
Nel finale potremo dare una lettura. Quella che c'ho visto io mi ha emozionato moltissimo e mi ha richiamato un altro horror quasi sconosciuto che batteva una strada simile, The last will and testament of Rosamund Leigh.
Relic è un film d'atmosfera. Una sola casa, praticamente 3 soli attori, una vicenda scarnissima, tanto che possiamo parlare di un film con una sceneggiatura spoglia come poche, che però ha il grandissimo pregio di sapere dove volere arrivare, con pochissimi elementi.
Gli spettatori degli horror da sala rischieranno di trovarlo tremendamente noioso, questo è giusto dirlo. Succede veramente poco, le scene si somigliano, i jump scares sono praticamente inesistenti, abbondano silenzi e dialoghi.
Non sto dicendo che sia un horror d'autore (lo diventa nel finale) ma un film tremendamente calato nel genere che, però, preferisce l'atmosfera alla spettacolarità.
E, in effetti, la prima ora passa molto bene ma qualche momento di stanca c'è e ad un certo punto arriva la sensazione che "ok, ma se è tutto così è solo un compito ben fatto, niente di più".
No, non sarà tutto così.
Innegabile notare che il personaggio dell'anziana, per stare nel cinema recente, richiami tantissimo quella del superbo The Visit, non solo nelle fattezze ma anche nelle azioni e in questo nostro non riuscire a capire cos'abbia in testa.
Altro punto a favore del film è la sensazione di non sapere dove si andrà a parare, tra la paura che si resterà sempre lì e la curiosità che un soggetto del genere possa diventare da un momento all'altro qualcosa di diverso.
La regia è bella, molto bella, capace di muoversi negli spazi, usare inquadrature perfette per il genere (quelle per cui ti dici "oddio, sta per accadere qualcosa") ma restare al contempo abbastanza sobria (la mano che ci sta dietro è controllata, sa usare i tempi e non ha paura degli horror vacui).
Si va avanti abbastanza rapiti ma, come dicevo, anche preoccupati che non avvenga mai il cambio di marcia.
Abbiamo molte suggestioni, come quella muffa che invade tutto, quell'incubo ricorrente della casa nel bosco, quella presenza che ogni tanto vediamo girare per casa.
Poi il film decolla.
Prima con le splendide scene della nipote persa in quella sorta di "casa dentro la casa", quasi un'altra dimensione, con i corridoi che cambiano, le mura che si restringono e questa sensazione di oppressione e di non avere una via d'uscita (che potremmo collegare alla lettura che darò).
Ad un certo punto ho creduto che fosse un film sull'Alzhaimer, sul progressivo perdere i ricordi e dimenticare chi si è. Non che questa lettura non possa entrarci ma quella secondo me principale è che Relic è un magnifico film horror metafora della solitudine.Una di quelle solitudini così assolute che ormai non può più essere guarita.
E allora rimettiamo insieme i pezzi, ripensiamo a quell'incipit con lei sola a Natale, con quelle frasi della Morrtimer alla polizia di non sentire la madre da settimane, con tutti quegli oggetti, quei ricordi, ammassati per casa.
Questo è Relic, la storia di una vecchia che si è sentita abbandonata, che ha preferito nascondere e ammassare tutti i ricordi e abbandonarsi alla solitudine, accettare di morire così.
Tutta quella muffa è la stessa solitudine che piano piano si prende tutto, anche la stessa pelle dell'anziana.
E l'arrivo di figlia e nipote è ormai tardivo, ormai l'anziana è "depressa di solitudine", niente può salvarla, tanto che ad un certo punto si dice anche che quelle due persone non siano realmente figlia e nipote ma si fingano tali, perchè ormai non si accetta nemmeno di poter guarire, di credere di vivere i propri giorni rimasti nell'affetto dei cari.
Ci saranno tante scene inquietanti (il film per me spaventa più di tantissimi horror celebrati) come la lavatrice, la vecchia che urla, lei che striscia.
Ma nel finale, da pelle d'oca (mai avrei pensato di emozionarmi così una volta cominciato il film) è devastante per quanto bello.
Quella vecchia sta diventando apparentemente un mostro, il livello horror è massimo.
Ma in realtà no, sta semplicemente ultimando il suo processo, la sua morte di solitudine (struggente quel post-it finale "Sono sola?").
Non ci si può più fare niente, quando un vecchio si abbandona è quasi impossibile recuperarlo.
E la figlia ad un certo punto capisce tutto, non deve scappare, non c'è mai stato bisogno di scappare, bisognava solo accompagnare alla morte la propria madre.
Vi giuro che vederla abbracciare la vecchia, accarezzarla, toglierle la pelle e i capelli piano piano mi ha ammazzato.
E quello scheletro umano che resta non è altro che l'immagine, potentissima, di un corpo morto solo, essiccato, ridotto all'essenza.
Un corpo che malgrado stia morendo sente probabilmente quell'amore finale e può abbandonarsi ad una morte sì terribile ma capace di sentire quel minimo calore, quell'affetto, anche se così tardivo.
Un film che diventa simbolo di tutti quegli anziani abbandonati e che, i più fortunati, riescono a ricevere affetto solo nei momenti finali, dopo ultimi mesi o anni di completa solitudine in cui, ormai, si sono lasciati morire, si sono lasciati raggiungere dalla muffa del vuoto e del silenzio.
Una nonna, una figlia e una nipote sono stese sul letto, 3 generazioni.
Un'ultima immagine da brividi, bellissima e terribile insieme.
7.5