10.7.21

Recensione: "La notte ha divorato il mondo" - Su Prime

 

Uno degli zombie movie probabilmente più intimi che potrete mai vedere (tra l'altro, a mio parere, visibile a tutti).
Un ragazzo si addormenta in una stanza di una casa, durante una grande festa.
Al suo risveglio trova non solo la casa ma l'intera Parigi completamente devastata, lorda di sangue e senza più un essere umano vivo.
Troppo pericoloso andar fuori, Sam decide di cominciare una vita da recluso negli appartamenti del palazzo (e così questo film del 2018 anticipa in modo quasi speculare quello che abbiamo vissuto col Covid).
Film come detto intimo, girato con pochi mezzi, forse abbastanza ripetitivo e privo di grandi idee. Ma in ogni caso un titolo da vedere, onesto, molto interessante per come affronta il genere in questa maniera così raccolta.
E con due grandi attori, il Danielsen Lie di Oslo, 31 August e il grande Denis Lavant

Ricordo che questo film mi gravitava intorno il periodo del Guardaroba, tanto che mi sembra fosse uno dei papabili da sottotitolare (forse poi lo fece qualcun'altro a memoria).
Lo ritrovo adesso su Prime.
Innanzitutto c'è da dire che il titolo è veramente stupendo, in francese poi non ne parliamo (curioso che il titolo internazionale in inglese, a differenza dell'originale e di quello italiano, abbia tradotto con "eats" il verbo, si vede che non sono grandi mangiatori).
Già che ci sono voglio rendere onore anche alla locandina anche se, in realtà, quel corpo sospeso non lo capisco poi tanto.
"La notte ha divorato il mondo" è senza dubbio, in tema zombie, uno dei film più intimi che potrete vedere.
Quasi completamente in un'unica location e con praticamente - zombie a parte - un solo attore principale quello che il film racconta è una vicenda che ha quasi dell'incredibile per quanto ricordi quello che il mondo, appena due anni dopo il film, ha vissuto con il covid 19.


Sam (interpretato da Anders Danielsen Lie, l'indimenticabile attore dell'indimenticabile Oslo 31 August) si reca ad una festa a casa dell'ex ragazza. E' lì solo per recuperare delle cose sue, in particolare delle musicassette dove (a quanto ho capito) aveva registrato scorci della sua vita da bambino. Ad un certo punto si chiude in una stanza e, mentre la festa imperversa, si addormenta. Al risveglio scopre che durante la notte a Parigi è arrivata l'Apocalisse, quasi tutti sono morti e chi è sopravvissuto è ormai diventato un mostro, insomma, uno zombie (anche se è più corretto chiamarli infetti).
(qui uno dei primi errori, possibile che sia in casa che fuori non ci sia un solo corpo?)

Non ci sono possibilità di uscire, l'unica soluzione che Sam trova è chiudersi negli appartamenti di quel palazzo e cominciare una vita in solitaria da recluso.
Senza volerlo questo film francese aveva anticipato di pochissimo quella che sarebbe stata la vita di milioni di persone, ovvero il restarsene costretti a vivere dentro casa, spesso da soli, a causa di un virus mondiale (e alla fine anche quello del film è presumibilmente un virus).
Quella che Sam vive alla fine è una gigantesca zona rossa che lo costringe a trovare forza, diversivi (come la musica) e tanta concentrazione per non impazzire.
Mi viene in mente ora che di quest'attore ho visto solo due film da assoluto protagonista (poi 3 minuti in una piccolissima parte in Personal Shopper) e, a pensarci, si trova in entrambi i casi a vivere un'Apocalisse, in un film quella dell'anima (come è la depressione), qua quella vera e propria in terra, reale.
Mi viene anche da pensare che se il protagonista del primo film avesse avuto la forza di volontà di quello del secondo avremmo assistito ad un altro finale in Oslo.
Comunque...
Il film è un evidentissimo low budget. Anzi, come avviene ad esempio nelle opere dei Manetti Bros sembra quasi che il budget abbia influito sulla sceneggiatura. Per questo l'unica location, per questo una porzione piccolissima di Parigi dove poter rappresentare la devastazione (alla fine viene inquadrata sempre la stessa strada), per questo i pochissimi attori. Insomma, uno di quei casi dove, secondo me, si è fatto di necessità virtù.
Ne viene fuori un film intimo, raccolto, dove la parte drammatica e lievemente esistenziale surclassa di gran lunga quella horror o di "casino" con gli infetti.
Questo rende il film senz'altro originale rispetto ad altri titoli sul genere ma è anche vero che alla lunga lo fa diventare leggermente ripetitivo, privo di guizzi e un filo statico.
Tanto che siamo davvero contenti quando nell'ultima mezz'ora compare almeno un altro personaggio e iniziano ad esserci più interazioni "pericolose" con gli infetti.
Denis Lavant, dopo Holy Motors e The Mountain, ci offre l'ennesima parte dove può tirar fuori la sua incredibile capacità di mostrarsi "mostruoso", con la sua pazzesca abilità fisica ed espressiva. Il suo personaggio - un infetto rimasto incastrato in casa - è molto particolare ed interessante perchè si crea questa impossibile "amicizia" tra lui e Sam, costretti come sono a vivere insieme. Nel finale, quando verrà liberato senza attaccare Sam, abbiamo anche la dimostrazione di come questi esseri mostruosi in qualche modo fossero capaci di avere ancora qualcosa di umano dentro di loro, anche se questa tematica, come altre presenti nel film (vedi le cassette dei ricordi), non riuscirà ad arrivare a quei vertici d'emozione ed autoralità a cui, come idea, poteva portare.


Ho molto apprezzato la parte "onirica" (come scopriremo poi) riguardante la ragazza.
Non tanto per l'artificio cinematografico in sè (del resto a ben pensarci strideva vederla in fin di vita e poi poco dopo star benissimo) ma perchè è in questa amicizia in realtà solo immaginata che Sam trova la forza e la motivazione di uscire da là, come se Sarah rappresentasse il suo subconscio (ricordiamo che nella realtà lui quindi non le ha nemmeno mai parlato).
Altra cosa che mi è piaciuta da morire è l'afonia degli infetti, davvero suggestiva e, per quanto mi riguarda, anche "nuova".
Del resto è un film molto basato sul silenzio e sull'unica presenza di rumori e suoni.
Certo non sprizza in sceneggiatura (ci sono scene buttate là come quella del gatto) e si ha sempre la sensazione di una piccola opera che con poco script e pochi mezzi cerca di raggiungere il massimo che può (e quasi ci riesce).
A volte si arriva anche a vertici metaforici credo casuali, come quell'allarme che parte per l'incendio delle cassette (poteva essere simbolo dei ricordi che ci uccidono ma non sarà così) ma si ha sempre la sensazione di star vedendo un bel film che non riesce mai ad arrivare a vertici di scrittura o emotivi troppo alti.
Alcuni effetti speciali degli infetti son fatti benissimo (vedi le mutilazioni), altri sempre figli del poco budget.
E quel finale io personalmente non l'ho mica capito tanto.
Sempre se ci sia qualcosa da capire

6.5/7


12 commenti:

  1. Tu mi fai morire.. io già non sopporto gli zombie.. poi esordisci con "film ripetitivo e privo di grandi idee", perché secondo te io ora vado su Prime e - magari col supporto dell'avanti veloce - un'occhiata gliela do? Forse proprio per la tua candida schiettezza. Anzi, togli il forse ;)

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    1. ahah, ma no, è bello!

      tra l'altro paradossalmente un film può essere bellissimo anche se privo di idee :)

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  2. Intimista sì, così tanto che non succede niente, e quando succede è sempre niente...comunque non mi è dispiaciuto, ma speravo/credevo di più ;)

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    1. disamina che condivido quasi del tutto

      in realtà io adoro i film dove succede pochissimo e secondo me il punto di forza de sto film è proprio essere uno zombie movie così atipico

      eppure, pur mantenendo questa idea di fondo, secondo me un paio in più di idee dentro potevano trovarle :)

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  3. Alla fine l'ho visto.. gli zombie stile Dead man walking (quindi più tordi che zombi), i vasetti per fare scorta d'acqua da un tetto all'altro, anche se quelli finali si erano già scorti. Bah.. che invenzione divina l'avanti veloce.. ;)

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    1. non ho capito, tutti quei cosi arancioni che si vedono nel finale sono quindi raccoglitori d'acqua? se è così allora forse il finale ha un senso. Io con Rocco avevo fatto st'ipotesi ma ci è sembrata impossibile, non ha alcun senso che 40 tetti di Parigi la popolazione ha 400 raccoglitori d'acqua uguali, secondo noi era i comignoli quelli...

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    2. Il problema è che si erano già visti quando era sul tetto con Sarah.. e non si erano stupiti affatto.. quindi, non capisco neanche io..

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    3. franco, l'avanti veloce t'ha fregato ;)

      Sarah non è mai esistita, le ha sparato ed è morta, tutte le scene con lei sono immaginazione

      comunque, ripeto, impossibile siano raccoglitori d'acqua, sono 400 tutti uguali, son comignoli dai

      se torno a Parigi (e ci torno sicuro) giuro salgo sui tetti e controllo

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  4. Behhhh ovviamente piaciuto molto. Anche secondo me si poteva rischiare qualcosina in più, ma in fin dei conti questa fantasia imbradipita può diventare un valore aggiunto in un film simile, dove è sempre un po' troppo scontato e ruffiano creare empatia con l'unico protagonista. Qui il regista non lo fa ed anzi, in più di un'occasione il nostro novello Tullio De Piscopo si rivela al limite dell'insopportabile. Bravo il regista a distaccarsi da questo cliché. Sul finale credo proprio siano comignoli e non recipienti, altrimenti me se trasforma da horror a film ecologista :-D

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    1. vero, il suo limite è anche il suo pregio, quello che lo rende "diverso"

      no, ma son comignoli dai

      altrimenti ce sarebbe anche un grave errore de sceneggiatura. Lui ha 57 recipienti tutti diversi, invece gli altri 4000 de Parigi son tutti uguali...

      però è strano, la sua espressione sembra quasi stupita e la macchina da presa fa una lentissima panoramica sinistra destra come a volerci mostrare qualcosa di importante. E il film si chiude pure così. Assurdo che un finale che ha una costruzione da colpo di scena mostri il nulla, non riesco a capire :(

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  5. Di cosa parla questo film? Posso tentare di interpretare?!

    Sam deve lasciare la casa con cui viveva con la sua ragazza (forse non è così?). Si addormenta nella sua stanza, circondato dai ricordi d'infanzia, prima di lasciare questo secondo nido, mentre fuori, nella casa, c'è la sua ex con il nuovo ragazzo e tanta gente che beve e si sballa. E' già in uno stato di stordimento. Un rapporto d'amore finito, il senso del vivere sembra smarrito...
    Al risveglio, il mondo fuori appare crudele, senza umanità, irriconoscibile e vampirizzante. E qui inizia la sua solitaria disperata ricerca di sopravvivenza. Si arma, lotta e uccide quando necessario (ma gli zombi non finiscono mai...), osserva, si barrica negli ambienti, fa scorta di cibo in scatola, di acqua, di farmaci... Fino a scoprire che non è così solo al mondo. ma quando lo scopre ha già ucciso il primo ed unico essere umano ancora vivo che incontra.
    E' qui che decide di non limitarsi più a sopravvivere, non vuole più rischiare di perdere la speranza, di vivere (e forse amare) ancora. L'altro non è sparito, è diventato più difficile da incontrare, ma non impossibile e non vuole rischiare di ucciderlo per errore. La ragazza, nel sogno ad occhi aperti, l'aveva invitato ad andare verso l'alto, ad elevarsi. E a fuggire per tetti: l'unica via da percorrere, perché tanto questa sua sopravvivenza non durerà: o gli zombi riusciranno ad entrare e lo divoreranno, oppure impazzirà del tutto. (Aver creduto per un po' che la ragazza fosse viva gli indica che già sta perdendo il contatto con la realtà.) Ma lui le aveva risposto che sarebbe stata un impresa troppo rischiosa, praticamente impossibile. Adesso invece accetta il rischio del cadere, di farsi male. Sfugge ancora agli zombie e ce la fa a salire in alto. Ma...
    Più avanti non so andare.

    :)

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    1. direi che è una lettura veramente magnifica del film, che lo eleva

      non so se sia oltre l'intentio autoris ma non fa una piega dall'inizio alla fine, psicologicamente ineccepibile

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due cose

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3 ciao