21.6.17

Recensione: "Re della terra selvaggia"

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Una favola sul coraggio, sulla dignità, sulla felicità nonostante tutto.
Hushpuppy è una bambina meravigliosa.
E quello che ognuno di noi dovrebbe provare ad essere.

Ci son talmente tante coincidenze, e tanto profonde, riguardo questo film che mi fa un pò fatica scrivere.
La prima, la più innocua, è che arrivi proprio un giorno dopo Little Miss Sunshine.
Ancora una volta una bambina, praticamente coetanea di Olive, ad insegnarci tante cose della vita.
Hushpuppy è coraggiosa, forte, fortissima (ma che spettacolo la scena del granchio e dei muscoli) ha uno sguardo che può essere feroce e dolcissimo insieme. E' una donna, non una bambina.
Viene da un mondo totalmente diverso da quello di Olive, ha altri bisogni, per primo quello della sopravvivenza.
Ma come Olive ha un sogno.
Perchè tutti i bambini ne hanno uno.
La seconda coincidenza è che io questo film l'ho già visto, addirittura al cinema.
Ma ero in un periodo molto simile a questo, non riuscii a scriverne.
Stavolta mi è capitato in tv.
Se questo film è capitato in due momenti così simili un motivo ci deve essere.
E c'è.

Delle altre coincidenze parlerò poi.
Re della terra selvaggia è una favola.
E come tutte le favole insegna qualcosa.
Probabilmente il più grande insegnamento che lascia questo film è quello del coraggio.
Ma c'è tanto altro, c'è la dignità, c'è la speranza, c'è la forza, c'è l'orgoglio, ci sono le radici, c'è la meraviglia dell'essenziale.
Hushpuppy ascolta battere il cuore degli animali.
Hushpuppy crede che ogni piccola cosa sia collegata alle grandi cose, che se ne rompi una piccola è come se rompi l'universo.
Quando dà un pugno a suo padre i ghiacci del Polo Nord si rompono.
Microcosmi e macrocosmi.
Sta in Louisiana, in delle baracche, in un degrado indescrivibile.
La piccola comunità dove vive è continuamente a rischio della vita, con quell'acqua che può sommergerli tutti, così, da un momento all'altro.
Eppure son tutti felici, eppure è sempre festa da loro, eppure la paura, se c'è, viene mascherata, come quelli che ballavano dentro il Titanic.
Con la differenza che quelli erano ignari della tragedia.
Tutto questo in nome di un senso di appartenenza, di un fatalismo, di un prendere la vita in modo atavico.
Il vero mondo è al di là delle diga, al di là del muro.
Ma è un mondo che non piace ad Hushpuppy e alla sua gente.
Ne nasce un film con una base che sarebbe profondamente drammatica ma che, in questa cornice di favola e di speranza, alla fine dà solo cose buone.
E se c'è una favola ci devono essere anche i mostri.
E questi mostri sono gigantesche creature del passato, delle specie di mega cinghiali che con il disgelo torneranno nella terra e mangeranno i bambini.
Hushpuppy a questa storia ci crede, lei crede a tutto, con quell'immaginazione così fervida, con quella comunione con l'universo così forte.
Arriva un uragano, l'acqua si alza, le case vengono distrutte.
Ma la comunità va avanti senza problemi, finchè esiste una zattera e una casa più alta delle altre c'è sempre un motivo per essere felici.
Il padre di Hushpuppy sta male, molto male.
Lei col suo coraggio e la sua forza lo aiuta, non piange mai, se non nell'incredibile scena finale, quella in cui vediamo che ci sono certe lacrime che è impossibile fermare.
Film unico, forse difficile perchè a nessuno somiglia, inconsueto.
Succede poco e nulla, la realtà si mischia con la fantasia, quella dei mostri, quella dell'acqua che bolle al solo passaggio della madre ( a tal proposito la scena in montaggio dell'abbraccio e del padre che la tiene dopo il parto è impressionante).
Un film anche sul racconto, sull'oralità, sulla tradizione.
Un insegnamento su quanto basta poco per essere felici.
Hushpuppy che accende i fornelli con la fiamma ossidrica e il casco è uno spettacolo.
E poi quei fornelli li alza, forse per attirare l'attenzione del padre che poco prima l'ha mandata via.
Ma tanto se la casa viene distrutta poco male, sta gente per campare non ha bisogno di nulla.
Poi ci sarà la rottura della diga, l'evacuazione, il primo contatto di Hushpuppy col mondo reale.
Ma il destino di questa gente è vivere e morire in quel luogo.
I bambini tornano.
Ed avviene la scena più magica del film, meravigliosa.
L'ennesima coincidenza.
Quando un mese fa provai a descrivere quello che mi era successo dissi che le paure devono essere affrontate.
Che a volte ce le immaginiamo come mostri giganteschi, molto più grandi di noi.
Ma finchè non le andiamo a conoscere restano questo, mostri giganteschi.
Dissi che finalmente avevo avuto il coraggio di avvicinarmi loro. E invece di mangiarmi mi avevano leccato le ferite.
Credo non ci sia in tutta la storia del cinema una dinamica e un'immagine che poteva rappresentare meglio questo se non quello che accade in Re della terra selvaggia.

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L'immagine copertina di quello che mi è successo.
E l'insegnamento che non basta farsi idee delle cose, non bisogna avere timori precostituiti, non dobbiamo credere in qualcosa che preferiamo non andare a conoscere.
Tutto va affrontato, ogni nostra paura.
Poi magari si rivelerà tale, giustificata, ma potrebbe anche essere nulla, anzi, la nostra salvezza.
Ma c'è dell'altro, c'è anche l'importanza capitale di guardarsi negli occhi, almeno 4 volte l'inquadratura finisce nell'occhio buono della bestia.
E niente, mi prendo questa immagine come simbolo di questi mesi.
E qui avremmo l'ultima coincidenza, anzi, le ultime due.
Ma niente, preferisco tenerle per me.
Tenerle per noi


5 commenti:

  1. Bello, ma a parte l'aspetto visivo o emotivo, mi ha annoiato un po' ;)

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    1. Lo capisco, è un film insolito, quasi unico come racconto. Se non conquista può annoiare

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    2. Mancava solo questa!!!ahaha!!!

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  2. Un altro grande pezzo per un altro grande film.
    L'avevo adorato.

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due cose

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