16.4.18

Recensione: "Tore Tanzt (nothing bad can happen) "


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Un film molto duro, ma importante da vedere.
E' la storia di Tore, un ragazzo alto e biondo che ha fatto dell'amore per il prossimo e della bontà d'animo delle missioni di fede.
Ma delle missioni di Fede nel vero senso della parola visto che è quest'ultima, la Fede, a guidarlo in ogni sua azione.
Un giorno, però, finisce a vivere in una famiglia che, in qualche modo, lo "adotta".
E in questa famiglia piano piano vengono fuori dei lati terribili ed è il nostro ragazzo, e non solo lui, a farne le spese.
Ma l'amore di Dio è più forte di ogni altra cosa e Tore accetterà il suo calvario.

allego recensione

Tore è alto, altissimo.
E biondo, biondissimo.
E buono, buonissimo.
E' ragazzo da superlativi assoluti Tore, ma del resto lui ha una Fede assoluta in Dio e Dio, se vogliamo, è superlativo assoluto dei superlativi assoluti.
Tore viene preso da due energumeni e portato nel mare. La colonna sonora è disturbante, ecco, manco il tempo di iniziare il film e tocca sta male subito -si dice lo spettatore-. E invece no, e invece Tore viene immerso nel mare, una specie di rito di iniziazione, una specie di nuovo battesimo -e di riferimenti biblici avoja, ne avremo- ma niente di più, è solo un innocuo e divertente gesto per entrare in questa stranissima (eh, soffro di superlativite) confraternita, una via di mezzo tra un laido ritrovo di punk e un gruppo di devoti vecchietti. Si urla a Gesù con capelli ritti e viola per capirsi.
Tore ha un sorriso talmente spontaneo e talmente vero che pensi che sia un malato mentale, che quei sorrisi spontanei e veri appartengono solo ai bimbi, si sa, che poi si cresce e le felicità spontanee e vere son sempre più difficili, sempre più controllate, sempre più nascoste, che c'è quasi da vergognarsi.
Ma del resto Tore è un continuo ondeggiare tra istintivi e bambineschi slanci d'affetto e timidi ritrarsi. I primi son tanto più frequenti dei secondi, chè Tore ama giocare, ama ballare, ama manifestare affetto, è vero, ma ogni cosa che secondo lui lo allontana dai suoi dettami, che sia il bere o l'emozionarsi per la bellezza femminile, ecco, lì si fa piccolo piccolo e fa due passi indietro. 
Ma te lo dice sempre col sorriso che no, non può, pace.
Accetta anche i suoi contini attacchi epilettici, da lui visti come simboli di fede quando, in realtà, hanno tutt'altra matrice.

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La Fede di Tore sarà base del film, se noi (specie agli atei parlo) non riusciamo a comprendere questa cosa ci troveremo davanti ad un film ai confini dell'assurdo. In realtà lo dico da subito, anche per me si è andato un filino oltre la verosimiglianza ma alla fine ho capito.
Ho capito che questo film è perfetta metafora del calvario di cristo. E il calvario di cristo può avere piccole zone d'ombra, chè anche un perfetto cristiano alla fine la cattiveria la "sente", la odia e non la sopporta, è vero, ma la sua missione di fede la porterà fino in fondo.
Sono convinto che questo film possa portare a molte discussioni, specie per chi davvero non concepisce un amore così cieco e assoluto per chi, secondo chi ci crede, sta lassù. Sarebbe bello che tutti, però, cercassero di capire questa cosa e, di conseguenza, i comportamenti di Tore.
Ma ci torneremo, forse.
Tore per un paio di coincidenze finisce a vivere nella famiglia di Benno, un uomo che si è accompagnato ad una donna che si porta dietro (scusate l'espressione ma a film finito direi che è parecchio pertinente) due figlie dalla precedente relazione.
In realtà sembra un pò forzata questa cosa (ripeto, ce ne saranno più d'una di forzature), non si comprende il motivo per cui l'uomo, il tempo di un amen, abbia deciso di "adottare" questo ragazzo.
Tore accetta con entusiasmo. Fa di tutto per portare la sua patologica bontà dentro quella famiglia, il suo entusiasmo, la sua purezza, il suo giocare. Ben presto si renderà conto, però, di essere finito in una famiglia di anime nere, di veri e propri demoni.
"Tore Tanzt" è un film che fa abbastanza male. Già la violenza fa male, quando questa poi è perpetrata contro anime così pure è ancora peggio. L'attore che interpreta Tore poi è straordinario tanto che faresti fatica a pensare che, nella vita, non sia un pochino come qua. E' un ruolo difficilissimo il suo, di protrarsi e ritrarsi, di sorrisi e dubbi, di speranza e rassegnazione, di sguardi volti verso il cielo, dove al posto di Dio passano invece solo aerei.
Nascerà con la figlia maggiore una bellissima amicizia. Lei è perfettamente consapevole dell'inferno della sua famiglia e forse vede in Tore quel raggio di luce sempre cercato nella più completa oscurità. 
Andiamo alla scena della piscina, tuffiamoci anche noi in quella scena perchè credo sia emblematica per capire il nostro ragazzo.
Lei si spoglia, molto dolcemente vorrebbe toccarsi con lui. Lui, a causa dei suoi dogmi, non può. 
Lei si picca (è sempre una ragazza rifiutata ;)  ) mentre lui è molto dispiaciuto. Non passano nemmeno 30 secondi però che Tore inizia a correre, va da lei e comincia a giocarci. E' la scena madre, quella in cui capiamo l'assoluta purezza di quello che è, il suo assoluto aspetto fanciullesco, quell'aspetto che ci permette di meravigliarci e dimenticare in un attimo un momento difficile.
Intanto a casa succedono cose sempre più schifose e devastanti. Se all'inizio quelli di Benno paiono solo scherzi esagerati poi capiamo che quell'uomo è un vero e proprio mostro. Ma del resto, soprattutto grazie all'attore che lo interpreta -straordinario- il suo sguardo era terribile sin dall'inizio.
Appena in quella festa di compleanno metterà la mano dove non avrebbe dovuto metterla capiremo, se mai ancora non l'avevamo ancora fatto, che ci troviamo davanti un essere repellente.

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Ed ecco che Tore Tanzt diventa quello che doveva diventare, ovvero un confronto, anche abbastanza manicheo, tra bene e male, tra amore e odio, tra purezza e corruzione, tra bontà e malvagità.
Tanto che potremmo prenderlo o come una metafora religiosa -ovvero quella del calvario di cristo (e in questo senso la battuta iniziale "sono il nuovo Messia" torna, e forte)- oppure, molto più laicamente, come metafora di quelle anime pure che, in quanto tali, si trovano a subire i peggiori soprusi, tanto sono inermi, tanto sono irrimediabilmente indifese. Tore si rende conto di tutto ma non c'è niente da fare, è, ahimè, un timorato che preferisce addossarsi colpe piuttosto che darle o reagire.
E qui, almeno qui, è impossibile non fare una riflessione su questo lato della religiosità, questo lato che in nome di un bene più grande ti porta ad essere vittima sacrificale dei peggiori mostri. Nessuna religione dovrebbe permettere questo, capire la cattiveria, cercare di redimerla, non deve equivalere ad un passivo ed ineluttabile lasciarsi morire.
Tore, però, non reagisce. Si è nominato martire e ormai martire sarà.
Piano piano, intanto, viene fuori la figura della madre che, se possibile, pare anche peggiore di quella del padre. All'inizio credi sia anch'essa vittima di quell'uomo poi, più passa il tempo, più viene fuori una donna orgogliosa del suo animale da monta e, in quasi tutti gli aspetti, uguale a lui. Ma lei, a differenza di lui, è la vera madre di quelle due bimbe e, per questo, ancora meno giustificabile perchè se nemmeno l'amore di due figlie ti cambia allora meriti di marcire.
Intanto, in un climax di perversione e dolore, sono sempre più grandi le prove cui deve sottostare Tore. La privazione del cibo, le botte fino, inevitabilmente, agli abusi.
E ti chiedi perchè, cazzo, perchè sto ragazzo non se ne va via ma rimane lì a non mangiare, a subire, a farsi portare da quei maiali (scena terribile). Non c'è alcuna spiegazione logica, se la cerchiamo, la spiegazione logica dico, il film crolla.
Dobbiamo accontentarci, dobbiamo credere, dobbiamo avere fede nella fede del ragazzo. E la regista (ah, a proposito, film splendido per fotografia e inquadrature) ci regala continuamente monologhi di Tore, cerca di aiutarci a capire, a comprendere il perchè di quell'autopunizione.
Del resto gli stessi tre capitoli in cui è diviso il film, Fede, Amore e Speranza paiono quasi antifrastici perchè, in realtà, quello che vediamo noi è la negazione di tutto questo. Ma tutto, e lo dico per l'ultima volta, è da riferirsi a Tore e a quello che ha nel cuore.
Tra scene veramente molto forti (penso al pollo o al covo di pedofili) e brevi squarci di tenerezza arriveremo all'inevitabile finale.
E allora prendiamo in prestito il titolo inglese, quel bellissimo "Nothing bad can happen", "non può succedere niente di brutto".
Ed era quello che si diceva continuamente Tore all'inizio, non può succedere niente di brutto perchè Dio è sempre con me.
E invece Tore di cose brutte ne ha viste tante, tantissime. E quel suo credo, quel nothing bad can happen si è trasformato in altro, nell'accettazione che le cose brutte accadono ma, se accadono, ci deve essere un senso.
Ci sarà la scena del pick up, quasi identica a quella indimenticabile in Room, anche se qua non significa scoperta della vita e del mondo, ma consapevolezza di avvicinarsi alla morte.

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Poi potete fare come volete. Potere credere o non credere, aver fede o non aver fede, trovare verosimile la cieca obbedienza di quel ragazzo o no.
Ma io in quella mano che se ne va al cuore e dice "è qui" sono crollato. Perchè non me ne frega niente dei massimi sistemi, io sono crollato per quel ragazzo e per quello in cui crede.
E quella luce che filtra dagli alberi è vista e stravista, la metafora più banale possibile. Eppure che esca, che ci sia, che colpisca quel viso.
Ciao Tore, solo pensare che esista qualcuno come te nella vita reale è un buon motivo per crederci ancora

7.5/8



8 commenti:

  1. Bellissima recensione che mi ha fatto rivivere quell'emozione che ho provato una volta arrivato al finale di questa pellicola.
    Se uno decide di entrare davvero nella mentalità di Tore e di immedesimarsi, cercare di capirlo e agire come lui, allora sta male per davvero.
    E alla fine un ipotetico quarto capitolo - Carità - è proprio quello che manca, forse perchè nella vita reale (ipotesi mia di lettura del film) questa è la virtù più rara, racchiusa tutta dentro il protagonista: qualcuno la cerca (la ragazza) e qualcuno cerca di sopprimerla (tutti gli altri).
    Un bel pugno allo stomaco se si accetta di seguire ciecamente "la via".

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    1. grazie Alex ;)

      sì, bravissimo, sono contento che anche te ribadisci l'assoluta necessità per lo spettatore di "capire" Tore, è l'unica maniera per godersi appieno il film. O meglio, per soffrirne appieno

      vero, manca del tutto la Carità... Ma in effetti tutti i titoletti erano da attribuirsi solo a Tore, non gli altri

      e dagli altri ormai non mi aspettavo che quello

      Tore è morto "per noi", come già, metafora o no, fece qualcun altro

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  2. L'ho visto ieri sera, sono atea al 100%, parecchie volte mi sono chiesta perchè non reagisci? Perchè permetti tutto questo? Ma alla fine ero come avere una morsa nello stomaco continuamente, la scena dove toglie il cuscino dalle mani di Sanny mi ha lasciato sconcertata e sul finale ho pianto. Sto film mi ha devastata, una cosa è sicura, non lo rivedrò

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    1. credo sia il commento perfetto, proprio perchè viene da un'atea

      hai avuto la capacità di "comprendere" ed immedesimarti

      e malgrado il tuo cervello ti portasse da una parte la tua pancia ti teneva lì. E' sintomo di intelligenza

      poi, tra l'altro, ne parlavo in altro luogo, qui ci strabiliamo del comportamento di Tore, lo riteniamo assurdo

      quando, invece, dovremmo avere questi pensieri per il comortamento di quella famiglia e dei loro amici. Quelli dovrebbero portarci al "ma come cazzo è possibile?", non Tore

      ma è un mondo dove la violenza e la sopraffazione ne sono il motore, specie perchè di base, nel mondo, c'è la mentalità "maschile", quella del più forte, quella del pene, quella del "posso permettermi questo"

      è così dalla notte dei tempi

      non voglio essere volgare ma il ca... è la rovina dell'umanità, ogni sopraffazione, da fisica ad etnica a politica ha alle basi questo per me

      no, non lo rivedrò nemmeno io

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  3. Complimenti per la recensione ,ti colpisce davvero duro..credo che come dici tu ,tanta cattiveria viene fuori quando ti rendi conto di poter fare quel che vuoi con qualcuno più debole di te..il non reagire di Tore spinge Benno a compiere atti sempre più terribili di pura cattiveria pensando: prima o poi dovrà pur reagire, e a quel punto potrò sfogarmi...Ma Tore non gliela da mai vinta..una sopportazione estrema per un bene più grande, qualcosa che va oltre il dolore fisico: la fede e l'amore..fa riflettere parecchio

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    1. grazie per i complimenti e per il perfetto riassunto di come la penso(iamo)

      purtroppo è così ;)

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  4. Visto oggi proprio grazie a te e a questa recensione.
    Film di puro malessere. Mi ha davvero inquietato e, proprio per questo, affascinato. Le moine di Tore non le dimenticherò per un bel pezzo...

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    1. sì, era un film nelle tue corse, assolutamente

      sempre restando in tema "guardaroba" quando puoi prova anche Oslo 31 agosto

      Tore uno di noi

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due cose

1 puoi dire quello che vuoi, anche offendere

2 metti la spunta qui sotto su "inviami notifiche", almeno non stai a controllare ogni volta se ci sono state risposte

3 ciao