28.4.18

Recensione: "Icaros: A Vision"

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Angelina è una giovane e bella donna con un tumore che ormai le cure mediche non possono debellare.
Decide allora di fare un ultimo disperato viaggio della speranza andando in Perù per sottoporsi a delle cure sciamaniche.
Ma Icaros (che ha dentro momenti psichedelici e onirici davvero potenti) tutto è tranne che un film spot di cure alternative a quelle mediche.
E' solo un bellissimo piccolo film che insegna la ricerca di un'armonia con sè stessi.
Che insegna a sconfiggere non la paura della malattia, ma la malattia della paura.

Andy Kaufman ha un tumore.
Va nelle Filippine perchè là ci sono, ca va sans dire, i guaritori filippini.
Andy è steso sul lettino, pronto al trattamento.
I suoi occhi notano però, tra le mani del guaritore, alcune frattaglie di interiora d'animale, quelle che poi quei guaritori che ti aprono in due la pancia fanno finta essere le tue di interiora, il male estirpato.
Andy Kaufman vede il trucco e dopo un leggerissimo momento di sconforto comincia a ridere. E' la risata di uno che si è reso conto dell'assurdità di quella scelta, dell'assurdità di quella cura, uno che ha capito quanto sia stato scemo nel cadere in quella truffa.
Siamo vicini al finale di quel grandissimo film che fu "Man on the moon" (dell'appena scomparso Milos Forman) in cui un'indimenticabile Jim Carrey interpreta Andy Kaufman, il comico americano più geniale ed incomprensibile degli ultimi 40 anni.

Anche Angelina, la protagonista di Icaros, ha un tumore.
E anche lei si reca lontanissima da casa per trovare, come extrema ratio, una possibile cura fuori dalla medicina ufficiale.
Siamo però dall'altra parte del mondo, in Perù, e le cure alternative non sono trucchi di prestidigitazione lorda si sangue, no, ma rimedi naturali, quelli che le piante del luogo, della foresta, della giungla, della selva, offrono alla popolazione autoctona.
In particolare c'è l'Ayahuasca, una potentissima pianta allucinogena.
Lei è la regina sì, ma per ogni malanno c'è una pianta che quel malanno può mandarlo via, dal mal di pancia ai dolori cervicali, dalla depressione all'amore.
Sì, c'è anche una pianta per l'amore, che la pesti come un pesto nel pestello (scioglilingua) e poi ti metti addosso l'unguento che ne vien fuori. E te ne vai in giro così, imbrattato ma convinto che l'amore della tua vita tornerà.
Probabilmente quella pianta, di cui non ricordo il nome (pusanghera? cazzo ne so) mica serve a niente nel concreto ma ti dona speranza e serenità.
E ricordiamocela sta cosa alla fine di questa recensione, che è importante.
Per sbaglio ho letto di un'informazione importantissima che, in qualche modo, ha modificato sia la mia visione di Icaros che il decifrarlo poi.
Una dei due registi (l'altro è italiano, Matteo Norzi) è una donna che iniziò le riprese sapendo di avere un tumore. Una che ha conosciuto perfettamente quei luoghi, quelle pratiche, lo sciamanesimo.
Una che morirà prima che la sua opera, questo film, sarà compiuta.
Si chiama Leonor Caraballo.
Immaginate quindi quanto questo piccolo e bellissimo film possa esser intimo, sentito, necessario per chi l'ha fatto.

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Siamo in Perù, nei luoghi in cui Herzog girò (o provò a girare) il suo Fitzcarraldo. Non è un caso che nell'unica scena fuori dal villaggio dello sciamano, quella in cui i nostri due protagonisti vanno "al paese", le immagini di Fitzcarraldo vengano proiettate in una specie di locale con laghetto annesso.

Ma cos'è Icaros?
E' un film, come dicevo, profondamente intimo, profondamente rispettoso, profondamente colto.
Un film sulla malattia, sul dolore, sulla paura.
Anzi, ad un certo punto del film il primo e il terzo elemento del trittico qua sopra, la malattia e la paura, vengono messe insieme. Alla protagonista viene detto che lei ha un susto, ovvero la malattia della paura. Attenzione, non la paura della malattia ma la malattia della paura. 
La malattia che probabilmente colpisce più persone al mondo. Ma nel caso di Angelina, forse, quella paura rappresenta la morte. Angelina ha un male per cui avere la malattia della paura è normale, quasi impossibile il contrario. E forse starà tutta qui l'anima di questo film, non nella cura della malattia, del cancro, ma della paura di esso.
Icaros è un film stranissimo, a tratti lento e naturalistico a tratti onirico, visionario e anche abbastanza pazzo.
Non si contano le scene in cui al taglio quasi documentaristico si sostituiscono distorsioni, visioni, giochi grafici, assurdità.
Ovviamente tutto dipende dalla materia del film, ovvero il racconto di una popolazione - e dei "clienti" che arrivano- che fa continuo uso di allucinogeni.
Ma non ci sono solo gli allucinogeni ma anche gli Icaros, i canti che danno il titolo al film, ovvero delle specie di nenie curative che lo sciamano canta per il malato (suggestivi e bellissimi).
E proprio durante il primo Icaro lo spettatore sarà messo davanti ad una scena folle e bellissima, in cui si mischiano immagini dello sciamano che canta a quando lei , nel suo paese d'origine, fece una Tac. Gli schermi della Tac diventano delle specie di visioni, dei mostri informi.
Ma a livello onirico probabilmente la scena più incredibile di Icaros è quando Arturo (una specie di apprendista sciamano, di una dolcezza devastante), dopo aver bevuto la "pozione", al posto degli ospiti vede nei loro lettini dei televisori che trasmettono immagini. Quasi un cortocircuito cinematografico. E nel lettino di Angelina, se non sbaglio, c'è una bambina con un palloncino, la stessa che vedranno poi nel paese.
Ma sono talmente tanti i modi in cui i registi riescono a rappresentare le allucinazioni e il mondo metafisico che le stesse ti fanno raggiungere, che Icaros, oltre ad essere un piccolo film di grandissimo interesse antropologico, diventa anche una cosa bella, a volte bellissima, da vedere.
Penso a quella specie di labirinto bianco di pietra (che mi ha riportato a The Fall), probabilmente il luogo più "alto" dove l'allucinogeno può portarti (non è un caso che lì avvenga il dialogo tra sciamano e apprendista e lì arrivi infine Angelina), penso al videogame (nello stesso luogo), penso alla telefonata tra Arturo e la madre.
Poi, però, quasi come un fil rouge, vediamo sempre una vecchia con una canoa in un fiume. Queste sono le parti in cui una voice-off, quella di Angelina, ci parlano della completa fusione tra l'uomo e gli animali, tra l'uomo e le piante, di questo incredibile concerto dove ogni cosa ha voce, ogni cosa ha un suono.
E' probabilmente l'armonia che quelle cure ricercano.
Non è nemmeno un caso che, in una visione, l'Angelina morente diventi una pianta.

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Nel film ci sono anche altre storie parallele.
Ad esempio c'è il personaggio di Leonardo (interpretato dal "nostro" perugino Filippo Timi) che, in una sorta di fusione tra realtà e finzione, è un attore che soffre di balbuzie (come Timi).

(ma del resto anche la nostra protagonista principale ha un ruolo simile, visto che vediamo il suo volto in una copertina del Times)

Lui non ha la serenità spirituale per quelle cure, lui è uno che vuole risposte, subito, uno che quando gli dicono che le piante parlano se ne va nella selva a cercare disperatamente di sentirle parlare. Non ha la calma e l'atteggiamento giusto per star là.
C'è poi la storia di Arturo, questo apprendista sciamano che, piano piano, sta perdendo la vista. In realtà il suo mondo non diventa sempre più nero ma, al contrario, alle immagini reali si sostituiscono delle strane trame, dei reticolati, come quelli dei tappeti che vendono da quelle parti. Probabilmente però quell'avvicinarsi alla cecità è, al contrario, un avvicinarsi ad una condizione spirituale superiore. Cecità metafora di vedere oltre probabilmente.
Non è un caso che alla fine Arturo riceverà e, di conseguenza, potrà cantare il suo primo Icaro, quello che forse accompagnerà Angelina alla morte.
Siamo alla fine.
E torniamo allora a quella cosa che ho accennato all'inizio.
Perchè probabilmente Icaros non è un film sulle cure sciamaniche. Non è un film sulle guarigioni impossibili.
Lo stesso sciamano consiglia ad Arturo una visita dall'oculista perchè il suo problema è ANCHE oggettivamente medico.

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Angelina non potrà sconfiggere il suo tumore bevendo estratto di Ayahuasca.
Ma quell'esperienza, quei luoghi, quello che fa e quello che sente la possono guarire ugualmente.
La possono guarire dalla paura di morire.
La possono guarire dalla malattia della paura.
La possono accompagnare dove comunque era destinata ad andare.
Ma in un modo dolce, consapevole, in armonia con sè stessa e con tutta la natura che la circonda.
In un finale interpretabile la nostra protagonista se ne è forse andata per sempre.
Ma l'ha fatto in modo sereno, scoprendo una nuova dimensione di sè.
Se ognuno di noi potesse guarire quella malattia della paura non avremmo un mondo privo della morte ma, forse, privo dell'infelicità, un mondo dove riusciremmo a vivere fino in fondo ogni cosa che questa meravigliosa e a volte maledetta cosa che è la vita ci offre.
Chiudiamo gli occhi e proviamo ad ascoltare, c'è sempre un Icaro per ognuno di noi, c'è sempre un canto da farci sussurrare





20 commenti:

  1. Sono disperata, in Piemonte non è in programmazione da nessuna parte. Aspetto questo film da tempo.

    Comunque grazie delle recensioni, sempre :)

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    1. non so di dove sei ma se parti fino a domani lo trovi a perugia ;)

      grazie mille e complimenti per il nick

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    2. Guarda, ci avevo pensato seriamente, peccato non essere riuscita a organizzarmi in tempo!

      Vivo vicino a Torino, 5 ore di auto non sono poi così tante :)

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    3. beh, quando si dice amore per il cinema ;)

      più che altro se fossi venuta (ovviamente si dice per scherzare) allo stesso cinema ti saresti vista anche Interruption (visto ieri) che per me è al momento il più bel film visto quest'anno. E credo rimarrà tale ;)

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    4. Senza scherzare, io 5 ore di auto per vedere un film me le farei tranquillamente :)

      Ahh Interruption, non vedo l'ora di vederlo. A tal proposito, e visto che seguendoti (anche su FB) so che ti piacciono i film greci belli tosti, sono curiosa di sapere che ne pensi di The Killing of a Sacred Deer. A me ha stravolto l'esistenza. Non so se tu abbia già avuto modo di vederlo. L'ho amato tantissimo - premessa: amo Lanthimos. Un altro Yorgos che merita :)

      Alice

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    5. Guarda, ti rispondo subito Alice

      credo che Lanthimos sia al momento il mio regista preferito insieme a Trier, insomma, forse gli unici due registi che quando esce un nuovo film inizio a fremere, gli unici

      ma io ho un "problema", se posso vedo solo al cinema i film

      quindi sono 5 mesi che resisto a non vedere Lanthimos aspettando l'uscita in sala (che dicono spostata a giugno, ma senza certezze)

      e, come ho avuto modo di dire più volte, ho quasi la certezza che Sacred Deer sia il mio film dell'anno ;)

      in un anno che già adesso è straordinario per me in sala, ho già visto 4 film incredibili (e ancora mancano Garrone, Trier, Lanthimos e chissà quanti altri ;) )

      beh, per la prima frase complimenti!

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    6. Ti dirò, io invece volevo tanto vederlo in lingua, perché già sapevo che ha una sceneggiatura particolare. Lo andrò sicuramente a rivedere in sala comunque, a giugno (anche io sapevo quella data) o quando sarà.

      Che dire su Trier, se non: lo amo alla follia e aspetto con impazienza The House that Jack Built :)

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    7. ma infatti io cercherò di fare all in, in sala in lingua ;)

      di trier c'è poco da dire, forse è l'unico regista che mi crea attesa

      proprio lui e lanthimos ;)

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  2. Ah beh, se anche qui lo danno in sala E in lingua, vado a vederlo ancora più gasata.

    Totalmente d'accordo, anche se aggiungerei Gaspar Noè alla lista, mio amore di sempre. Peccato che l'ultimo suo film risalga al 2015 (*cristone a caso*)

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    1. Seul contre tous e Enter the void valgono una carriera

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    2. Anche Love, per me dalla seconda visione in poi, si è dimostrato un capolavoro. La prima volta ne sono uscita un po' sconvolta, poi ho realizzato.

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    3. Love mi manca...
      L'avevo messo nella promessa dell'anno scorso ma è stato un anno particolare

      però lo vedrò, di certo

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  3. Ciao! ma quando esce al cinema questo film? Voglio vederlo tantissimo, sembra un film secolare.

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    1. purtroppo è già uscito Giordana, un mese fa, ma solo in 6 sale...

      per fortuna una qui a Perugia

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    2. E come mai non si trova da nessuna parte né in DVD né in streaming?
      Vi ringrazio :)

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    3. Scusate ero sempre io (Giordana) mi ero scordata di mettere il nome!

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    4. purtroppo ancora non ha avuto distribuzione home video...

      io l'ho visto al cinema, sono stato fortunato

      comunque sono in contatto col regista, posso sentire

      ma credo finchè non uscirà il dvd non ci sarà nemmeno streaming (cioè, non ho controllato, mi fido di te)

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  4. Ok, allora aspetterò il dvd con ansia. Grazie mille! Se hai notizie facci sapere ;)

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    1. ho scritto al regista, ti faccio sapere qua

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    2. guarda, mi ha già risposto ;)

      dice che al momento nessuna notizia di dvd a breve, ma tra poco, non sa quando, sarà messo in streaming anche nel territorio italiano

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due cose

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3 ciao