25.2.22

Recensione: "La persona peggiore del mondo"

 

Terzo film che vedo di Joachim Trier (dopo Oslo 31 August e Thelma) e terzo filmone (al quale forse resterò legato un filo meno degli altri due, ma sono inezie).
Questo relativamente giovane autore danese si dimostra ancora maestro nel tratteggiare le psicologie dei suoi personaggi.
Se Oslo 31 August era un film sul non voler vivere e sul non agire, se Thelma era un film invece sul non "poter" vivere (per poi esplodere) questo è un film sul voler vivere, sull'agire sempre e comunque.
La protagonista, Julie (grandissima attrice dal sorriso indimenticabile) è una ragazza quasi trentenne che si ritrova in una relazione con delle dinamiche diverse da quelle che potrebbero renderla felice.
Ne nasce un film con tre personaggi veri, reali, tre esseri umani che sbagliano, che commettono errori, che inevitabilmente fanno male uno all'altro ma che, tutti, provano in quello che ognuno di noi dovrebbe sempre provare in vita, fare il meglio che può.

Ancora una volta, l'ennesima, mi ritrovo a scrivere di un film a giorni e giorni dalla visione (qua addirittura 12). Ormai succede talmente tanto spesso che mi sto "specializzando" in questo nuovo tipo di scrittura, una scrittura meno di pancia, più distaccata.
Non è quello che voglio, non la preferisco, semplicemente è, per forza di cose, così.
Non so tra voi quanti abbiano mai provato a scrivere recensioni o pensieri lunghi (quanto i miei) sui film. Ecco, chi ha provato sa quanto sia dannatamente difficile scrivere dopo così tanto tempo. So che dovrei smetterla di dirlo e lamentarmi ma lo faccio per me, almeno se tra qualche anno ricapito per sbaglio in questi tipi di post capisco le varie genesi degli stessi.
E il blog, ricordiamolo, è un diario, niente di più.

Questo era il mio terzo Joachim Trier (dopo Oslo 31 August e Thelma) e, lo dico da subito, per me va leggermente sotto agli altri due.
Leggermente sotto vuol dire che ci troviamo davanti ad un film bellissimo ma, semplicemente, ho adorato gli altri.
Mi dicono - non lo sapevo - che sia il terzo di una trilogia "su Oslo" cominciata con Reprise (che non ho visto ma dovrebbe esse su Netflix) e proseguita con lo struggente e dolorosissimo sopracitato Oslo 31 August.
Dico subito che ho provato un brivido di emozione nel ritrovare qua Danielsen Lie, l'indimenticato protagonista di quel film.
E, caspita, ho dovuto soffrire per lui un'altra volta.
LPPDM (madonna brutti gli acronimi ma come se fa a scrive ogni volta tutto il titolo?) ha un grandissimo pregio, ovvero quello di mostrarci persone "vere", piene di pregi e piene di difetti, complesse, non catalogabili, sfuggenti, come sono del resto la maggior parte degli esseri umani.
Credo che ognuno di noi si ritroverà in qualche comportamento di Julie, Aksel ed Eivind, i tre magnifici protagonisti.
Tre esseri umani, come detto, non perfetti, che sbagliano cose, che non sanno come affrontare situazioni, che hanno idee opinabili ma che, tutti e tre, portano avanti le proprie esistenze nel modo migliore possibile. 
Ed è questo, del resto, quello che ognuno di noi dovrebbe fare nella propria vita, ovvero essere consapevole di non poter azzeccare tutto, di non fare sempre scelte giuste, di, a volte, fare male al prossimo (è inevitabile), ma semplicemente cercare sempre di fare del nostro meglio. E il nostro meglio non sarà mai il "meglio assoluto", in quanto esseri imperfetti. 
Ecco, questo gran bel film mi ha lasciato addosso questa piacevole sensazione, ovvero quella di trovarmi davanti tre belle persone che provano a fare di tutto per essere felici e cercare di ferire il meno possibile l'altro.

Ed è così che lo stesso titolo diventa fuorviante, perchè qui di "persone peggiori al mondo" non ce ne sono, anzi. E non sappiamo nemmeno a chi riferirla questa definizione, se a lei o a lui (mi pare - ma vado a memoria - che l'unica volta che viene citata sia riguardo lui), semplicemente è un dolce e falso titolo.
Di sicuro Joachim Trier è un regista che basa le sue opere su quello che gli uomini hanno dentro più che su quello che mostrano fuori.
Tre film con una fortissima componente psicologica, molto diversi l'uno dall'altro.
Se in Oslo 31 August si affrontava la Depressione (uso la maiuscola per differenziarla da quelle che spesso impropriamente definiamo tali), quindi la non-vita per eccellenza, il non agire, il non voler provare, il non voler reagire (la scena della ragazza di spalle nuda dalla quale lui si allontana è simbolo di tutto questo) in Thelma invece passavamo attraverso quelle emozioni represse o proibite in maniera così forte che, prima o poi, esplodono quasi come fossero superpoteri, trascendentali.
Come il protagonista di Oslo 31 August non voleva vivere così la protagonista di Thelma è stata educata invece nel non poterlo fare (una specie di Stop the pounding heart) ma la sua voglia di emozionarsi e provare cose è così forte da deflagrare in qualcosa di sovrumano.
E invece in LPPDM avviene una terza cosa, opposta alle altre, ovvero trovarci davanti una protagonista così vogliosa di vivere, così vitale, che fa qualsiasi cosa le viene in mente, tanto da far mancare la terra sotto ai piedi a chiunque gli stia vicino.
Quindi tre film uno sul non voler agire, uno sul non poter agire che poi porta a una esplosione e uno sull'agire sempre e comunque, anche d'istinto.


Julie (una magnifica Renate Reinsve, con un sorriso che te lo porterai appresso per anni) è una ragazza che si innamora di un ragazzo sensibilmente più grande (dinamica che conosco molto bene).
Lui la affascina, con lui sta bene (la vediamo sempre ridere, cosa che potrebbe nascondere anche un aspetto meno bello che vedremo poi) ma si rende conto che questo gap generazionale la sta portando in un mondo, quello della genitorialità (tutti gli amici di lui sono padri) di cui ancora, e super legittimamente, non si sente ancora pronta.
Lui è dolce, un uomo complesso (è un fumettista che disegna strisce molto forti, ai confini della misoginia) che commette probabilmente l'errore di dare sulle spalle di Julie un peso troppo grande, quello appunto di "parlar di figli".
Lei invece ha bisogno d'altro, lei è un'iperattiva con troppa voglia ancora di vivere, sperimentare e muoversi.
La crisi sarà inevitabile.
Buffo come Trier in un aspetto imiti... Trier (il suo connazionale più famoso, Lars), ovvero nel dividere il film in brevi capitoli con una voce narrante che ogni tanto fa capolino.
Ma siamo lontanissimi dai film di Lars, visto che LPPDM è un film certo non disimpegnato, certo capace anche di toccare corde molto dolorose, ma tutto sommato molto lontano da quel tipo di cinema che ti strazia l'anima, anzi, più volte, come detto, riusciamo anche a provare sensazioni piacevoli nella visione.
I capitoli sono dei piccoli saggi su vari argomenti, abbastanza specifici ma tutti inseriti in una narrazione fluida e coesa.
Dal disagio di Julie nel ritrovarsi accerchiata da persone più grandi di lei e con problemi diversi dai suoi (i figli in primis) al secondo capitolo, davvero dolce e interessantissimio, che affronta i "limiti del tradimento".
Quando possiamo affermare di star tradendo il nostro partner?
Dieci minuti veramente notevoli in cui facciamo la conoscenza di Eivind, un bel giovane molto romantico e molto semplice (ops, forse troppo semplice per Julie), un uomo sicuramente meno interessante e complesso di Aksel ma, probabilmente, più adatto a lei.
Ed è bello vedere come i due si piacciano ma non vogliano mai oltrepassare un certo limite, per rispetto delle proprie situazioni sentimentali.
Però la miccia è ormai innescata e, sempre in maniera molto naturale, rispettosa e dolce, i due un giorno finiranno per mettersi insieme.
E' forse questo il capitolo chiave per far emergere quello che dicevo all'inizio, ovvero il racconto di persone  "vere" che provano ad essere felici cercando di arrecare il minor danno possibile a quelle che hanno vicino.
Il terzo capitolo è molto interessante (quello dell'articolo sul sesso orale e, in qualche modo, sul me too).
Anche se la questione (a parte l'intervista in radio) non viene mai affrontata del tutto c'è sempre la sensazione di avere davanti una coppia in cui lei è sottilmente femminista (da qui l'articolo sul sesso orale visto - e per alcuni uomini è così davvero, vergognoso - come sottomissione della donna all'uomo) mentre lui sottilmente maschilista (i suoi fumetti, se non visti come "attacco" satirico sembrano raccontare questo, eccome).
Forse anche questo è uno dei problemi che li dividono (insieme a quello "sociale" dovuto all'età e a quella sensazione che ha lei, credo, di vedere lui troppo egocentrico).
Due persone che stanno benissimo insieme ma che probabilmente hanno dei loro "mondi" che non si possono incontrare.
Inevitabile, specie per un personaggio come quello di Julie, così bisognoso di vivere, la rottura.
Ma nel capitolo sulla famiglia (il quarto) capiremo quante privazioni e quanti piccoli traumi ha vissuto questa ragazza, specie per colpa di un padre assente perennemente alla ricerca di scuse per giustificare tale assenza (tra l'altro secondo me nella strenua difesa che fa Aksel a Julie in questa situazione capiremo quanto lui la ami).
Ma ecco che tutti questi problemi porteranno al quinto capitolo, quello dell' "universo parallelo", del tempo fermato per vivere qualcosa che dentro di sè si vuole assolutamente ma che non si ha il coraggio di fare nella vita reale.
La corsa di lei (non a caso locandina del film) è magnifica, la sua volontà di uscire dal guscio dove sta dentro e prendersi 24 ore di vita alternativa e spensierata ci regala una scena bellissima, certo non nuova nel cinema ma scritta da Dio.


Certo a volte ci sembra di trovarci davanti una ragazza particolare, difficile da leggere. Quel suo eterno sorriso, quel suo non piangere mai, quel suo affrontare in modo molto particolare alcune situazioni, a volte ci danno la sensazione di una piccola vena anaffettiva, di una scarsa capacità di empatia. 
O forse è semplicemente una ragazza non del tutto matura (come è lecito che sia) che giustamente mette la sua felicità al di sopra di macroargomenti che la impauriscono.
O, ancor più semplicemente, la sua è una maschera, è la reazione ad un'infanzia e un'adolescenza non facili (probabilmente segnate anche da scarso amore ricevuto), fasi della vita che non le hanno dato gli strumenti, le armi, per affrontare certe cose.
Anche tutta l'ultima parte (malgrado ricordo poco sto andando molto lungo e allora salto a piè pari dei capitoli), anche l'ultima parte, dicevo, quella abbastanza straziante della malattia di lui e del loro ricongiungersi, ci mostra una ragazza di certo "presente", capace di dare affetto e saperlo riconoscere, ma anche non del tutto capace di emozionarsi o regalare empatia.
Sta a noi capire se la sua sia una mancanza o semplicemente una manifestazione errata di quello che ha dentro.
Resta, a mio modo di vedere, un personaggio stupendo, "positivo", pieno di contraddizioni, difficile da inquadrare e - se fosse reale - difficile da starci insieme, così ancora meravigliosamente "libera" nella testa e non pronta a "imprigionarsi" in una relazione.
Anche il finale con lei super realizzata che accetta di vedere il suo ex padre felice (lui che un figlio con lei sembrava non volerlo) è un finale positivo, magari non in senso assoluto, ma sicuramente nel senso che voleva Julie.
Film davvero bello che forse non mi ha preso con sè completamente (come gli altri due di Trier) ma che conferma quanto questo qua sia un autore vero.
Molto particolare (forse un pò troppo off topic rispetto al mood del film?) la scena delle allucinazioni in cui Julie vede intorno a sè e vive gran parte dei suoi traumi e paure.
Resteranno nella mente tanti dei minuti finali, con quei discorsi sui ricordi di un'epoca finita, sul rischio di venerare il passato, sulla paura della morte, sul "cambiamento" di lui.
E vedere quelle due persone che tanto si sono amate avere quel rispetto, quell'affetto, ti prende il cuore.
Si parleranno, faranno cose insieme, si abbracceranno.
Senza superare mai il limite.
E così come ad inizio film si tratteggiò quali fossero i limiti del tradimento, adesso ci vengono mostrati altri limiti, quelli dell'affetto.
E se già è difficile capirli in vita figuriamoci arrivati alla fine.
Però una lacrima su Julie l'abbiamo vista.
Gliene auguriamo tante di più.
Magari anche di felicità, ma le auguriamo di imparare a piangere di più

15 commenti:

  1. a me è piaciuto molto e sono d'accordo su tutto quello che scrivi, compreso il sorriso di Julie (https://markx7.blogspot.com/2021/11/la-persona-peggiore-del-mondo-joachim.html).
    ho visto anche i due che ti mancano, Reprise (con Danielsen Lie) è il solito buon Trier, un'ottima opera prima (https://markx7.blogspot.com/2018/07/reprise-joachim-trier.html), e il film "americamo" un po' meno grande film (https://markx7.blogspot.com/2018/10/louder-than-bombs-segreti-di-famiglia.html)

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    1. Perfetto :)

      Reprise voglio vedello, l'altro più indietro in lista

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  2. dimenticavo, nelle sceneggiature di Trier c'è sempre la mano di Eskil Vogt (che ha diretto due film, ho visto il primo, non male, https://markx7.blogspot.com/2021/10/blind-eskil-vogt.html)

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    1. Di film con titolo Blind sti anni me ne sono passati sotto gli occhi più d'uno, chissà se uno era questo...

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  3. Ciao Giuseppe, mi paleso qui sotto perché ho visto il film ieri ed è piaciuto molto anche a me. Quando recupero qualche film che so che hai recensito (quasi sempre in ritardo) una delle prime cose che faccio ultimamente è andare a leggerti e quasi sempre mi trovo d'accordo con te.

    Questa volta ho notato che abbiamo una visione abbastanza diversa della protagonista: in pratica tu lo consideri un personaggio molto positivo perché nonostante le insicurezze ha sempre il coraggio di agire e inseguire la propria libertà cercando di fare il meglio possibile.

    Io invece ho visto Julie come una persona molto bloccata emotivamente e essenzialmente fragile, che non ha ancora trovato il proprio posto nel mondo e il proprio io, tanto che ogni volta che deve prendere una decisione netta sulla propria vita si sottrae alla scelta ed è disposta piuttosto a stravolgere la propria vita e le proprie relazioni pur di non mettersi in discussione.

    Ascoltando pareri e recensioni di miei coetanei vedo che siamo più o meno sulla stessa linea. Sicuramente rimane un personaggio molto affascinante, che ispira simpatia e tenerezza proprio per questa sua incompiutezza e mi ci sono rivisto molto in lei per tanti aspetti. Credo che rappresenti bene le insicurezze dei trentenni di oggi, quel senso di inadeguatezza, di non sapere con certezza fino in fondo chi sei, cosa vuoi fare della tua vita e di avere costantemente dubbi anche su quel poco di stabile che abbiamo costruito nella nostra vita. Il film batte forte su alcuni tasti dolenti e a risultare fastidioso al punto giusto.
    Anche il finale mi ha lasciato la sensazione che nonostante lei sembri una persona diversa, più matura e consapevole di sé e del proprio lavoro di fotografa, in realtà anche questa potrebbe essere solo una "fase" e in futuro potrebbe dare di nuovo una svolta netta alla sua vita, che non abbia ancora raggiunto una stabilità e una crescita personale che magari arriverà più avanti ma che non si vede compiutamente nell'arco di tempo del film.
    Ripeto, rimane comunque un bellissimo personaggio, sicuramente non la brutta persona del titolo, semplicemente il tuo punto di vista mi ha portato a chiedermi se Julie nel complesso sia più un personaggio positivo o negativo.

    Mi sono sembrati complessivamente più interessanti e ben costruiti i due personaggi maschili, loro sì seppur diversissimi hanno la capacità di vivere la vita sino in fondo come dici tu, senza farsi troppe domande e dimostrandosi più consapevoli di sé e di che cosa vogliono. Ho avuto l'impressione che mi rimarranno più impressi loro due rispetto a Julie, seppur l'attrice sia bravissima e il personaggio affascinante e sfuggente.

    Ho anche pensato che questa differenza nella rappresentazione dei personaggi possa essere dovuta allo sguardo maschile del regista, che forse una regista donna avrebbe saputo aggiungere qualcosa di più a questa storia e a Julie. E anche che questa nostra differenza di visione sia dovuta a una differenza d'età, in questo caso tu saresti l'Aksel della situazione, una persona più saggia e matura, mentre Julie mette a nudo le paure e le incertezze che sono più vicine alla mia generazione, e per questo forse mi è sembrato un personaggio più scomodo con il quale fare i conti.

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    1. Eccomi Fabio!

      intanto grazie per leggemri, ora leggo il commento "a pezzi" e rispondo nello stesso modo ;)

      1 Oddio, io considero lei un personaggio "comunque" positivo,non molto positivo (se ho scritto così o questo si è percepito ho sbagliato).
      NEl senso che la vedo come una ragazza "impossibile", insicura, incapace di "fermarsi" ma con una vitalità che la porta magari a sbagliare ma facendo, non non facendo.
      Questo per me è la sua positività, anche se porta a mille errori e un carattere con il quale è difficile rapportarsi

      2 "Io invece ho visto Julie come una persona molto bloccata emotivamente e essenzialmente fragile, che non ha ancora trovato il proprio posto nel mondo e il proprio io, tanto che ogni volta che deve prendere una decisione netta sulla propria vita si sottrae alla scelta ed è disposta piuttosto a stravolgere la propria vita e le proprie relazioni pur di non mettersi in discussione."

      è buffo, mi ritrovo del tutto in questa tua descrizione, ahah.
      Secondo me vediamo lei nello stesso modo ma semplicemente io ho cercato di dare risalto al rovescio positivo della medaglia. Ma continuo a leggere visto che manca ancora tanto

      3 Esatto, rappresenta quella inquietudine e quella insicurezza. Però queste cose possono portare o a un blocco della propria vita o, come nel suo caso, a girare come una trottola. E secondo me è questo l'aspetto bello di lei, e lo dico in confronto a me che ad esempio in passato sono stato spesso bloccato da insicurezze

      4 Anche a me quel finale non sa di defintiivo, ma solo di dire a sè stessa "adesso ho questo? mi piace così, mi sento realizzata". Ma dietro l'angolo arriverà l'ennesima insoddisfazione, ne sono sicuro

      5 Che poi il titolo è da riferisi a lei? in realtà l'unica volta che nel film viene citato è per lui. Molto interessante sta cosa

      6 Sono due personaggi scritti benissimo anche loro due. Io non so se sono realizzati, di certo hanno i piedi più piantati a terra rispetto a lei. E sta cosa, come quasi tutte le cose, è un pregio e un bene ma allo stesso tempo un difetto e un limite

      l'ultimo tuo capoverso ci dovremmo scrivere un saggio da quante cose tira fuori. Tendenzialmente ti dò ragione ma credo che sia in loro che in lei, e di conseguenza in "me" e in "te" ci siano molte più sfumature

      ma ci sta abbastanza dai

      grazie per lo splendido commento!

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  4. Nella scena in cui lui parla del mondo com era prima, dei fumenti e della paura della morte, improvvisamente mi sono sentito vecchio.

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  5. La donna è incostante per natura? Beh a vedere l’ultimo lavoro di Trier, avremmo qualche conferma. Per una persona razionale come me, che fa dell’affidabilità e della persecuzione dell’obiettivo, il suo “dogma”, questa Julie è “irricevibile”. Quasi insopportabile nella sua assenza di un programma, nella sua accettazione del fato, del desiderio. Non so se sia lei la “peggiore” (anche se ad autodenunciarsi è un suo partner), ma ai miei occhi, una bella figura non la fa.
    A parte il mio personale fastidio, è una storia vera, reale, come possono essercene tutti i giorni. Personaggi non belli, con le loro naturali doti e i limiti ben in evidenza. Il caso ci mette lo zampino, ma bisogna anche saperlo cogliere, o essere predisposti ad esservi travolti.
    Molto bene per ¾, poi il finale è un po’ retorico, un po’ appesantito. Peccato perché per il resto vi è freschezza anche nell’affrescare una società perfetta, che perfetta non è, e nel rappresentare il malessere di una generazione che non si realizza, non si ritrova, se non nella precarietà.
    Alcune trovate registiche, tipo la voce narrante che ripete “esattamente” quello che i protagonisti dicono, le ho trovate molto gradevoli. Lei brava e fastidiosa.

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    1. tua recensione sempre eccellente da meritare commenti, ma poi è talmente lunga che
      .. o ci si vede dietro ad un bicchiere di rosso, e si parla Live
      o la si prende così per intero e ti si ringrazia e basta

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    2. Ahah, per quel poco che ti conosco Stefano ero sicuro avessi poco sopportato lei, te così "razionale", organizzato, in certi versi maniaco dell'ordine (mentale e non) e inquadrato

      Personaggi non "belli" dici, ma invece son proprio bellissimi perchè non "perfetti" (credo che te per belli intendessi questo, non solo positivi)

      in ogni caso commento molto interessante e che secondo me inquadra bene il film

      ahah, grazie! ma guarda, ti capisco benissimo, infatti è quello che succede a me quanto commentano tipi come Roberto, Nicola, Riccardo e altri

      che cazzo glie voi dì? scrivono tanto, cose bellissime, impossibile replicare

      non mi sto mettendo al pari loro ma voglio dire che capisco benissimo quando si trovano davanti commenti (o recensioni) lunghe e piene di cose, o si prende un'ora per analizzare tutto o si ringrazia e basta

      per fortuna i tuoi commenti sono perfetti, esaustivi, non corti ma nemmeno lunghi,ahah

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    3. sai che nella vita, in casa, sono una persona davvero disordinata?
      sarà per contrasto, ma è così davvero :-D

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    4. con "non belli", mi riferivo solo al loro aspetto estetico.

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    5. carramba!

      oddio, ma tutto mi sembra tranne che "non belli"

      certo non sono modelli ma lei mi sembra una gran bella donna e loro begli uomini

      cioè, posso accettare non belli ma se sono non belli loro i veri brutti porellini...

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  6. Oddio c'è un lupo..

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due cose

1 puoi dire quello che vuoi, anche offendere

2 metti la spunta qui sotto su "inviami notifiche", almeno non stai a controllare ogni volta se ci sono state risposte

3 ciao