2.4.24

Recensione: "Spaceman" - Su Netflix

 

Un film straordinario che purtroppo (perchè in sala tantissimi lo avrebbero consacrato come uno dei film dell'anno) e per fortuna (perchè almeno lo si può vedere sempre) è uscito solo su Netflix.
Jakub va in missione spaziale per analizzare una misteriosa Nube Viola che da anni è visibile dalla Terra.
Un viaggio di un anno, completamente solo.
Finchè nella navicella non entra un "invasore".
Film esistenziale, di quelli che non smetterei mai di vedere.
Un'opera che racconta in un modo originale e commovente di come a volte l'unica salvezza sia guardare dentro sè stessi.
Riscoprendo quello che siamo, quello che ci fa stare bene, i sentimenti che proviamo.
E che ci fa capire che a volte per riconquistare l'Amore bisogna tornare al Principio.
Principio che non è un luogo dietro di te ma, al contrario - in un sorprendente paradosso - un luogo da raggiungere.
Davanti a noi.



 Con me, Spaceman, vince facile.
Questi sono i film che cerco e amo di più, quelli che nascondono l'esistenzialismo sotto un vestito di genere.
Film che i bugiardini ti vendono come fantascienza, o come horror, o come commedia o con qualsiasi altra etichetta possibile ma che hanno invece a cuore qualcos'altro, qualcosa di più grande che un'appartenenza a un genere.
Sono film che raccontano noi, le nostre vite, le nostre mancanze, i nostri dolori, i nostri amori, le nostre aspirazioni, le nostre solitudini.
Sono i film più belli.
E per me poi che non amo la fantascienza tout court, quella degli effetti speciali, quella delle navicelle che volano e sparano, quella degli attacchi alieni, quella fracassona e spettacolare, ecco, ringrazio sempre film come Spaceman per dare la possibilità anche a me così lontano da questo genere di poterlo amare.
Film come Signs, come District 9, come Non Lasciarmi, come Her, come Mr Nobody, come Another Earth, come Ex Machina e tanti altri che sono sì film di fantascienza ma anche, e principalmente, opere su di noi esseri umani.
O Moon, lo splendido debutto di Duncan Jones, che, tra tutti questi qua, è forse il film che somiglia di più a Spaceman.
( Kubrick e capolavori del passato, al solito, non li nomino nemmeno)
Anche se in realtà il film che più me lo ha ricordato con la fantascienza niente c'entra, ma ne parleremo poi.



Jakub Prochazka, cecoslovacco, viene mandato nello spazio ad analizzare una bellissima e suggestiva "nube viola" che da anni è visibile dalla Terra.
Non si capisce bene cosa sia, tutto il mondo sta aspettando una risposta.
Jakub (un grande Adam Sandler) parte così per questa missione della durata di un anno, completamente solo.
E, attenzione, l'assoluta solitudine (una bambina in una videochiamata iniziale glielo dice "E' vero che sei l'uomo più solo del mondo?") è uno dei temi principali del film.
Perchè sarà proprio quella solitudine, così assoluta, "atavica" (lui è nello spazio) ed egoista ad essere il motore di tutto il cambiamento emotivo, psicologico e spirituale dell'uomo.
Jakub in più non riesce a dormire, questo viaggio così stressante, questa lontananza dalla Terra, la mancanza di notizie dalla sua compagna incinta a alcuni nodi "interni" che deve risolvere lo portano a questa condizione fisica e metafisica di grandissimo disagio.
Fino a che nella navicella non entra un ragno alieno gigante.

Un invasore?
Un compagno?
Una visione dovuta all'insonnia?
Una parte di sè fino a quel momento celata, come una coscienza che finalmente riesce a venir fuori?

Spaceman non ci darà una risposta certa, e per questo lo ringraziamo.
Quello che è sicuro è che questo meraviglioso ragno porterà Jakub e - sinedocchianamente -  molti di noi, a capire l'importanza degli altri, quella dei sentimenti, quella dell'Amore, fino a riportarlo(ci) all'essenza di tutte le cose.
L'atmosfera è magnifica.
Queste vicende di solitudini mi affascinano sempre da morire perchè psicologicamente densissime e cariche di significato.
La solitudine è una condizione a volte vitale (perchè c'è sempre bisogno di tempo per sè, tempo quasi mai perso) e spesso devastante, specie quando vissuta male o non voluta.
In questo caso ci troviamo davanti ad una solitudine "ibrida", perchè tremendamente voluta dal protagonista (Jakub è un egoista malato del suo lavoro e dei suoi risultati) ma, più il tempo passa, più vissuta dallo stesso in modo disastroso.
Una condizione dove quindi la presenza del ragno Hanus - a prescindere che sia una creatura reale o la reificazione della propria coscienza - trova il suo habitat perfetto, perchè non c'è miglior habitat per un uomo che ha "bisogno" di capire le cose quello di ritrovarsi completamente solo.
Non è un caso che è proprio con l'arrivo del ragno che Jakub cominci ad avere flash back della sua relazione, relazione che - lo capiremo meglio dopo - è arrivata al capolinea perchè la magnifica Lenka (una sempre grande Carey Mulligan) non riesce più a stare con un uomo che ama follemente ma che non riesce a restituirle nulla, perso e innamorato com'è solo di se stesso.
Insomma, un rapporto tremendamente sbilanciato.
"Io ho amputato tante parti di me stessa per te Jakub, tu cosa hai amputato?"


E questo sarà quindi Spaceman, ovvero il viaggio spaziale di un uomo verso una Nube Viola che diventa anche il viaggio interiore alla scoperta di sè, dei propri sentimenti e delle proprie priorità ("Io sono un esploratore, come te" gli dice Hanus, come a dire che anche indagare se stessi è un'esplorazione).
Insomma, uno scienziato che deve indagare la Scienza più difficile, quella dell'amore.
E ho trovato incredibile la coincidenza (o è un rimando?) allo straordinario pezzo dei Coldplay "The Scientist" che, praticamente, è l'esatta trama di questo film, ovvero la necessità di lasciar perdere cose futili sulle quali eravamo ossessionati per tornare invece indietro, alla genesi dell'Amore che stiamo perdendo ("I'm going back to the start")

I was just guessing at numbers and figures
Pulling your puzzles apart
Questions of science, science and progress
Do not speak as loud as my heart
Tell me you love me, come back and haunt me
Oh and I rush to the start
Running in circles, chasing our tails
Coming back as we are

(Stavo solo calcolando cifre e numeri
Mettendo i tuoi problemi da parte
Problemi di scienza, scienza e progresso
Non parlano forte come il mio cuore

Dimmi che mi ami, torna e ossessionami
E io corro verso l'inizio
Correndo in cerchio, rincorrendo le nostre code
Tornando indietro a quello che siamo)


Vi giuro, è incredibile come il pezzo e il film coincidano.
E che il brano si chiami proprio "Lo Scienziato" mette i brividi.
(il video è tutto girato a ritroso, ad evidenziare questo bisogno di tornare prima dell'incidente, prima che le cose si siano rotte)


Perchè questa è la magia del film e il suo straordinario e commovente insegnamento, ovvero quello di un viaggio che sembra "in avanti" ma in realtà è un viaggio a ritroso.
La Nube Viola nasconde - lo dice Hanus stesso - "Il Principio", la genesi delle cose.
Quindi è come se Jakub più che "tornare" al principio lo "raggiunga", come se il suo passato coincida con il suo futuro, sia una cosa davanti a sè.
E, se ci pensate, la metafora diventa ancora più emozionante perchè quel tornare al passato, quel riscoprire quanto si amava quella persona è veramente coincidente con un futuro, con un potersi riamare come quelli di un tempo.

E' un film che in questo ricorda anche quel capolavoro ASSOLUTO (c'è stato il ventennale pochi giorni fa) di Eternal Sunshine of a spotless mind, perchè anche qui c'è un continuo rianalizzare e rivivere i propri ricordi (grazie ad Hanus) e solo attraverso quei ricordi, specie brutti, capire la forza di un sentimento e di un rapporto.
Ed ecco che la Nube Viola, Il Principio diventa così anche quello che fu Montauk ("Ci rivediamo a Montauk...") nel film di Gondry, ovvero un luogo al tempo stesso del passato ma anche del futuro, dove ricominciare.
Magnifico.

"C'era così tanto Amore, dov'è finito?"
Chiede Hanus a Jakub.
Perchè, appunto, Spaceman non racconta di un amore finito, Spaceman non ci dà l'illusione che i nostro amori passati e che per i quali ancora soffriamo possano ritornare o ritrovarsi, no, Spaceman racconta di un uomo che ha solo "dimenticato" di amare ancora follemente quella donna, e lo sta riscoprendo adesso.
E' un film - e mi scuso per l'uso improprio che faccio dei termini, ma li uso in senso comune, non scientifico - che è come fosse un viaggio di distaccamento dell' Ego (nel senso negativo che gli diamo) per avvicinarsi invece all' Io (nel senso positivo corrente, ovvero la nostra reale essenza).
Jakub per riscoprire l'amore per Lenka non deve distaccarsi da sè (semmai dal suo egoismo, che lavora più esteriormente) ma, al contrario, andare ancora più "dentro" di sè, dove aveva sepolto quel sentimento.
Come se pensare davvero a sè equivalga finalmente a non essere più egoista ;)

E' un film che mi ha dato tantissime suggestioni.
Ho pensato a Truman Show (ad esempio in quegli "spot" che è costretto a fare dal vivo, davanti milioni di persone che lo guardano), a Wall-E (nel personaggio di Hanus che vuole scoprire cose sulla Terra e sugli Esseri Umani), a Gravity per tante cose.
Ma il film che più lo ricorda è un gioiellino italiano, Mine, che niente c'entra con la fantascienza.
Anche lì un uomo completamente solo (ma sul deserto) e forzatamente impossibilitato a muoversi e tornare indietro (ha un piede sulla mina).
La stessa solitudine, lo stesso aggrapparsi ai ricordi e, grazie a quelli, il riscoprire l'amore per la propria donna, amore che diventa il motore e l'unico senso per trovare un modo di sopravvivere e tornare indietro.


Ma che bello il riferimento del nome Hanus (che fu il costruttore dell'Orologio Astronomico di Praga, e in un film che parla di Tempo la cosa è davvero bellissima), ma che bello il piccolo ma significativo riferimento al padre (un uomo del regime buono ma diventato torturatore, ucciso poi per quel motivo) o quello all'Opera che racconta di un uomo mortale (Jakub) che si innamora di una ninfa (Lenka, in questa dimensione quasi sovrumana dovuta all'amore che è riuscita a dare).
O quando la ragazza nella Terra dice proprio a Lenka (non sapendo che è la compagna di Jakub) "te lo immagini come deve essere stare lassù? Senza gravità. Andare alla deriva".
Ed è una frase bellissima perchè sì, proprio di un uomo alla deriva parla "Spaceman" ma, se ci pensate, non per l'assenza di gravità ma, paradossalmente, per il peso della stessa.
Perchè "gravità" proprio questo può anche significare, ovvero pesantezza e difficoltà delle cose.
O la Nutella che diventa simbolo di stupido, futile, inutile ma al momento bellissimo conforto alla solitudine.
(a proposito, la morte e lo svanire di Hanus commuovono quasi quanto quello di Bing Bong in Inside Out, altro personaggio immaginario simbolo di una parte di noi che adesso non ci serve più perchè, in entrambi i casi, siamo "cresciuti").
E l'abbraccio a 8 braccia, straziante, con lo stesso Hanus, di cui ho pochissimo parlato ma che, forse, è il personaggio che ti rimane più nel cuore.
Alieno ma più umano degli umani, riflessivo, maturo, curioso ma al tempo stesso depositario di ogni Verità, buono, altruista, capace di analizzare e aiutare ad analizzarci, così "lontano" da noi da riuscire, da esterno, a vedere quello che veramente conta per noi.
Chissà se è veramente un essere reale venuto da un altro Mondo che riesce a vederci dentro, un essere alieno ormai anch'esso alla deriva e che accetta di morire, perchè malato e solo, oppure è un'emanazione della nostra coscienza, un ragno che ognuno di noi ha dentro, sempre che un giorno si abbia la forza e il coraggio di tirarlo fuori e parlarci.

"Perchè temete la verità? Sto cominciando a capire l'importanza dei sogni ad occhi aperti e degli incubi, sono entrambi fondamentali" è una delle ultime perle che questo straordinario personaggio ci regala.
E arriviamo alla Fine, che in realtà è il Principio, che in realtà è Principio e Fine insieme, che in realtà è il luogo dove siamo tutti (sembra Synecdoche New York nello spazio), che in realtà è il luogo dove sono tutte le cose di ogni luogo e ogni tempo, luogo in cui tutto è permanente ma in realtà niente lo è mai davvero, il luogo dei dolori e delle promesse, quello dello ieri e del domani, della disperazione e della speranza.
Mentre Jakub è in quel luogo meraviglioso e silenzioso Lenka guarda il cielo, e la loro impossibile connessione spezza il cuore.

Forse la vera felicità è questa.
Che tutte le cose siano belle come all'inizio.


8.5

15 commenti:

  1. Un film di cui mi sono innamorato perdutamente. Ci sono dentro tutte le cose che cerco in un'opera d'arte. La riflessione esistenziale e la (ri)scoperta di sé, degli altri e del mondo; il viaggio, le stelle, l'amore, i ricordi che si mischiano ai progetti, ragni mostruosi che sono specchio e riflesso del cuore dell'uomo. Soprattutto, metafora, altro da sé. Ho amato tutto di questo film. E ho amato gli interrogativi che ha generato in me - che mi ha portato alla deriva nello spazio interstellare dell'universo in me. Ho amato le tue riflessioni al riguardo, che mi hanno fatto cadere le stelle sulla testa. "I'm going back to the start" è una presa di coscienza enorme, una dichiarazione di amore totale (per lei, per sé stessi), una preghiera, un grido di battaglia. Perché a un certo punto, nell'affollata solitudine del cosmo, nell'abbraccio del ragno, nel viola di una nube che colora il cielo della terra lontana infiniti anni luce, in maniera del tutto improvvisa e disperata, si intravede la strada che conduce verso casa.

    Appena finito il film, scrissi queste righe. E' curioso che anche io abbia fatto il riferimento a una canzone, Replay di Samuele Bersani:
    https://www.filmamo.it/robertoflauto/recensione/spaceman-2024

    Un abbraccio :)

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    1. Non avevo dubbi di quanto potesse prenderti questo film, e te non avevi dubbi di quanto potesse prendere me, credo ;)

      letta la tua recensione/lettera d'amore, stupenda

      (e bellissimo anche questo tuo commento qua)

      forse alla fine chiunque indaga sull'amore è uno Spaceman, un uomo dello Spazio, perchè è l'argomento più infinito, e oscuro, e bello, e pauroso, e affascinante, che ci sia

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  2. Ho iniziato a leggere ma voglio prima guardarlo.. e solo i riferimenti a District 9 o Moon, film che ho adorato, mi lasciano ben sperare.
    A dopo visione..

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    1. Quella era una lista generale di film di fantascienza "d'autore"

      ad esempio District 9 c'entra niente

      ma Moon sì ;)

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    2. La lista l'hai fatta tu e sì, alla fine devo dire centrano poco quei film.. sia Moon che District 9, capolavori veri.. a livello di new age forse lo accosto K-PAX. Ma giusto ad un mignolo, di K-PAX, altro film enorme cui Spaceman fa un appena il solletichino, tipo il claim di Bomba..

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    3. Sì sì, la lista riguarda, alla larga, la fantascienza intimista, o comunque quella che usa il genere per parlare d'altro

      pensa che per me Spaceman è superiore a tutti questi, di quelli della lista lo metterei alla pari solo con Her e Mr Nobody :)

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  3. Film che ti fa pensare riflettere e dove tanto è metafora, simbolo. Il ragno e il viola con i loro significati ed interpretazioni, anche nel mito e in una tua risposta hai descritto l' essere tutti noi forse uno spaceman e si, credo proprio di si. C' è un film che ho ritrovato, sentito soprattutto, nel ritmo in particolare: Swiss Army Spider(Man). E anche un brano di Bennato, Un giorno credi. È tutto molto personale, ovvio, è comunque un' opera che le tue esperienze te le fa rivivere. Da rivedere.

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    1. Sì, non mi sono addentrato nel significato del ragno perchè, come sempre, preferisco parlare di cose o che so di mio o che interpreto di mio.
      Ma la simbologia del ragno è importantissima.
      Vero, Swiss Army Man ha dei richiami, l'essere alla deriva, il trovare un "compagno" (vero o immaginario) per riscoprirti e riscoprire nuovi e vecchi valori, il doverlo abbandonare alal fine

      assolutamente ;)

      la seconda visione, per me, è stata ancora più bella ;)

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  4. Ciao Giusè
    Visto, piaciuto, devo dire una piacevole sorpresa.
    Film che nonostante sia interpretato da colui che considero un attoruncolo senza grandi talenti è credibile e coinvolgente. Personalmente adoro la Mulligan.
    Adam Sandler con questo film ha centrato il ruolo della vita un pò come era successo al suo grande amico Ben Stiller con I sogni segreti di Walter Mitty. Vuol dire che per fortuna c'è speranza per tutti di redimersi da precedenti abomini :)
    Ad ogni modo il film mi ha fatto pensare a Cartesio, o meglio ad una evoluzione del suo pensiero: se ben ricordo disse che è difficile lasciare il tepore del fuoco della propria casa per uscire nel freddo della notte ad osservare il cielo, ma se non lo si facesse non si potrebbe ammirare le stelle (sapere che esistono); abbandonare le certezze, accettate come tali, per ricercare la conoscenza: e questo è l'inizio del film. Lenka è il fuoco, il tepore, la certezza, per certi versi ciò che Jakub vede come la sovrastruttura che la società gli impone o che da lui si aspetta, dalla quale lui si deve staccare per poter conoscere le stelle, ossia il se stesso.....e poi è difficile apprezzare ciò che si ha senza provarne l'assenza. Lo spazio nel film gioca il ruolo del freddo, della sterile logica matematica nella similitudine cartesiana, mentre Hanus è la potenza della ragione che ci permette di arrivare alla verità ossia cosa sia la nube rosa (l'amore, Dio, il se?)-
    Come evoluzione di tutto ciò però il protagonista fa un passo in più e, illuminato, coglie finalmente che gli assiomi sono veri in quanto tali, cercando di dimostrare ciò che per natura è indimostrabile si rischia di perdere ciò che realmente nella vita conta. Che qualche volta viste le stelle è meglio passare ciò che rimane della vita accanto al tepore del fuoco della propria casa.
    Se a Te ha fatto ricordare i coldplay a me ha fatto ricordare quel ritornello perfetto che Grignani scrisse nel testo della canzone Primo treno per marte (forse ispirato al cartone cult Galaxy express 999), con le ultime 4 righe che ogni volta che ascolto mi fanno venire la pelle d'oca e sono perfetta descrizione del finale di questo film:

    E' questo il treno che viene e va
    Un nuovo treno che binari non ha
    Copre distanze che conosco di già
    Spazio che ho dentro fragilità
    E vedo pianeti ferme verità
    Scopro segreti sconosciute città
    Io sono in viaggio
    Anche dentro di me
    E se fuori é universo
    È l'immenso in me

    Mandi Mandi

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    1. Ma quindi non ti era piaciuto manco in bellissimi film drammatici come Reign over me o Diamanti Grezzi?

      "Lo spazio nel film gioca il ruolo del freddo, della sterile logica matematica nella similitudine cartesiana, mentre Hanus è la potenza della ragione che ci permette di arrivare alla verità ossia cosa sia la nube rosa (l'amore, Dio, il se?)-"

      trovo questo riassunto perfetto. Mentre sempre in questa analogia cartesiana faccio più fatica a vedere la loro storia come il tepore, come il luogo "sicuro", anzi, per certi versi mi sembra quasi il contrario, che lui lasci il freddo gelido della terra e del loro rapporto per riscoprirne il fuoco e il calore (di quel rapporto) nel freddo dello spazio ;)

      Sì sì, esatto, ecco, quel rapporto "era" il suo calore (ma non quando è partito) e lui attraverso scienza, ragione, universo, concetti astratti ma veri come mai, riscopre che quel caminetto acceso è l'unica cosa che conta.
      Come l'unica cosa che conta, nella nostra vita, sono i rapporti umani, sempre pensato io

      ma che citazione bellissima!

      oh, incrediible che sto film a ognuno di noi riporta brani musicali, io, te, roberto nella sua recensione con Bersani ;)

      e dai, quel testo di Grigani, a proposito di treni, magari va in Destinazione Paradiso ;)

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    2. :) Alla fine noi del passato millennio siamo fondamentalmente dei romanticoni....

      Su Lenka intendevo che Lei è sempre stata il tepore, la certezza anche quando Jakub non la percepiva scientemente come tale.

      Quante volte si dà per ovvio, scontato o addirittura non si prende in considerazione le fortune di cui la vita ti fa dono

      Jakub é partito cercando di dimostrare il "Cogito ergo sum" e fa ritorno sapendo vero il "Amo ergo sum"

      Nonostante proprio non ami Sandler in nessun film precedente in questo mi tolgo il cappello e gli dico "Bravo"

      Mandi Giusè
      P.S. ilTuo blog è sempre top notch

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  5. Insomma alla fine l'ho visto. È un bellissimo film ma in effetti non mi ha coinvolto. Mi piacciono i sottotesti ma preferisco un'unica metafora potente e poco battuta ( es. Babadook ) piuttosto che tante metafore retoriche e troppo trasparenti. La relazione non esce dallo stereotipo tossico uomo-egoista-carnefice e donna angelicata-vittima-stanca di perdonare. Esistono tante altre dinamiche più complesse da raccontare. Probabilmente è un film a cui interessa più l'impatto emozionale che quello concettuale, che ho trovato troppo debole, usa topos troppo usati e troppo facilmente leggibili, funzionali al messaggio conclusivo, molto in linea con alcune filosofie spirituali. Lo stesso demone interiore, molto più simile a un pupazzo de l' "Albero azzurro" che a un moto della coscienza, mi fa pensare che è un film che vuole essere delicato e fare del bene, cosa decisamente ammirevole, se non fosse che io preferisco i pugni allo stomaco.
    Comunque dai, sono contenta di averlo visto. Capire perché una cosa non mi piace mi aiuta a definire cosa mi piace. 😊

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    1. Brava! l'hai portato qui :)

      Allora, non credo ci siano troppe metafore, alla fine anche qua ce n'è solo una e bella potente ma sì, molto più esplicita e forse trattata retoricamente

      quindi la tua contrapposizione a Babadook la capisco e condividido

      A me la loro dinamica pare abbastanza complessa invece, o almeno vista la sceneggiatura del film (lui da solo là lei da sola qua) difficilmente si poteva rendere più complessa

      Anche sul fatto che sia più emozionale che concettuale non concordo, anche se magari - come al solito... - la recensione sembra emozionale a me il film ha preso tanto e forse principalmente proprio nella testa

      su L'Albero Azzurro non dico niente, rido (in senso buono!) e basta, ahah

      grazie per questa bella voce contro!

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    2. Lo spazio (solitudine totale necessaria per ritrovarsi); il ragno (demone puccioso interiore che si dissolve quando si è esaurito il suo compito); i tanti occhi del ragno (giudizio/autogiudizio); la luce viola (coscienza universale, spiritualità, settimo chakra ); la morte (rito di transito verso la consapevolezza).
      È praticamente un caleidoscopio di metafore più o meno codificate.
      Riguardo alla relazione, forse sono un po' stanca della narrazione manichea in cui la donna rappresenta sempre la parte buona, perché non di rado la dinamica è inversa ma occorre un po' di coraggio per ammetterlo.

      Grazie a te. Il mio demone interiore critico è stato lieto di dissentire. 😄

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    3. Ah, sì sì, diciamo tanti simboli ma io volevo intendere che alla fine la "metafora-argomento" è principalmente una
      Insomma, non lo vedo come un film polisemico, solo uno che usa tanti simboli per parlare di quella cosa (simboli che te hai scritto perfettamente)

      comunque non ho visto nemmeno un rapporto tossico (o meglio, io considero tossici altri rapporti), solo un rapporto "disequilibrato" in cui uno dei due ha perso di vista l'altro o la coppia

      però, ecco, considero tossici altri rapporti

      ma queste sono solo considerazioni personali diverse dalle tue ;)

      fallo parlare quando vuoi sto demone, io son qua

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due cose

1 puoi dire quello che vuoi, anche offendere

2 metti la spunta qui sotto su "inviami notifiche", almeno non stai a controllare ogni volta se ci sono state risposte

3 ciao