16.4.13

Recensione: "Triangle"

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spoiler da cima a fondo

Notevolissimo.
Uno come me legato in maniera impressionante a quel gioiellino fatto col nulla -sempre che un'idea in questo mondo possa essere considerata nulla- di Timecrimes guardava a questo Triangle con aria minacciosa, credendo che qualcuno si fosse appropriato della genuinità e semplicità del piccolo film spagnolo per apporvi  sopra lustrini e luci stroboscopiche. Invece non solo Triangle è esso stesso un film che basa tutta la sua forza e bellezza nell'idea e nel fascino del suo dipanarsi (certo con mezzi superiori a Vigalondo) ma ha una sua propria e personalissima originalità. In effetti l'unica cosa che lo può accomunare a Timecrimes (a parte l'"uomo" con le bende) è solo il concetto dei viaggi nel tempo. Per il resto, e non l'avrei mai detto, il film di Christopher Smith -giovane regista britannico molto interessante con alle spalle l'incompleto ma suggestivo Creep, il piccolo cult Severance e il buon Black Death- riesce a trattare tale tematica in una maniera ancor più affascinante e soprattutto, visto il finale del film, dando una profondità all'opera del tutto assente nel film spagnolo.
E, se vogliamo essere pignoli e presuntuosi nel credere di aver capito veramente il film, nemmeno dovremmo parlare di viaggi nel tempo per Triangle ma di qualcosa di molto più trascendentale, importante, terribile.

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L'inizio, rivalutato poi alla luce del finale, è folgorante. Jess arriva alla barca confusa, spaesata, come se le fosse appena accaduto qualcosa ma, al contempo, riconoscesse quello che le sta per accadere. Lo spettatore è anch'esso confuso ma molto affascinato. Arriva quella tempesta, forse un espediente un pochino furbo del regista per lasciare il dubbio su più interpretazioni di quello che vedremo.
L'analisi di un film come Triangle non può prescindere da due elementi, il senso di colpa e la morte. Tutto il resto, la magnifica intelaiatura, il concetto di tempo ciclico ma disordinato al suo interno, tutte le vicende devono essere lette alla luce degli ultimi splendidi 5 minuti, probabilmente un pochino difficili, ma decisivi. Smith la chiave di lettura ce la dà dentro la nave. Lo stesso nome della nave, Eolo, e la leggenda narrata all'interno, quella di Sisifo, suo figlio, sono il centro nevralgico di tutto.
Questo film non è un gioco fine a sè stesso. Magari per buona parte della sua durata si diverte (e fa divertire) a mischiare le carte, a confondere, ad arrotolarsi continuamente su di sè, a farti innervosire perchè più di una volta ti porta a cambiare interpretazione. Impossibile non capire però, anche durante tutti questi tentativi di sviare, che il fulcro di tutto sia il bambino "lasciato a scuola". Malgrado tutto il finale arriva comunque inaspettato.

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Prima è molto interessante capire come funzioni questo concetto di tempo nel film, capire se c'è davvero un modo di uscire dal loop (come in Timecrimes) o no. Ma qui non ci sono i tre Hector e le loro sole interazioni, qui, e lo si capisce indizio dopo indizio (le carte, poi le collanine, poi la superba scena dei corpi dell'amica) c'è qualcosa di più grande, di eterno, di interminabile e, forse,immodificabile.
Sisifo, già. appunto. E quella pietra portata su all'infinito.
Ma Sisifo cercò di ingannare la morte per sè, per salvarsi. Studiò uno stratagemma per tornare nel mondo dei vivi e fregare gli Dei.
Jess non vuole ingannare la sua di morte.
Jess è stata una madre terribile, o soltanto una madre che non ha retto al terribile problema del figlio.
Jess ha un senso di colpa incredibile.
Jess vorrebbe solo salvare suo figlio, non causarne la morte. Vorrebbe solo essere una buona madre. E allora torna continuamente in quella nave, nel mondo dei vivi, e poi in quella spiaggia. E poi in quella casa, casa sua, per distruggere quello che era e ricominciare da capo con ciò che più ama al mondo, il suo bambino.

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Ma la morte non si inganna, anche se nella nave le sembrava che in qualche modo il destino, l'ordine delle cose, potesse essere modificato, in realtà nulla può mutare.
Quei corpi morti degli albatros sono una scena capolavoro.
E quel bimbo che indica qualcosa non indica quella macchia di sangue ma qualcos'altro. Qualcos'altro che sta arrivando e ha vissuto troppe volte. Una scena devastante.
"Tornerò" dice Jess al tassista. E torna alla nave. Per riprovarci.
Qualsiasi madre, se soltanto le dessero l'opportunità, forse st'inferno lo vivrebbe.
Per sperarci ancora.
E ancora.

( voto 8 )

( in più c'è un'altra interpretazione nel primo commento, solo per chi ha visto)

9.4.13

La casa dei piccoli cubi, ovvero la Madeleine delle mie personali meraviglie

Oggi per caso mi sono rivisto questa autentico capolavoro recensito già a suo tempo (ormai quasi 3 anni fa). Credo che ci siano poche parole per descrivere questi 12 minuti, non ne aggiungo altre, se non l'avete ancora fatto guardatelo:



Ma non è tanto questo il motivo alla base del post. Prendendo spunto da questa perla mi è venuto in mente (anche perchè il tema del ricordo è alla base del corto) di controllare quanti "10" ho messo in questi 3 anni e mezzo nel blog. Non sono moltissimi, tutti hanno diverse motivazioni per aver raggiunto il massimo dei voti anche se di base ce n'è una sola, l'emozione che mi hanno regalato. Eccoli (con link alla rece):
La Maison en petits cubes: qui dare 10 è quasi d'obbligo 
Old Boy: è stato per più di 10 anni il film della mia vita. Forse per alcuni versi è ancora quello cui sono più legato. E non solo per il nick...
Ben X: fu un 10 dato di getto, scrissi la rece con le lacrime agli occhi, sopraffatto da quel pre-finale nella chiesa che rividi almeno 4 volte. Mai un film in un modo così tenero, dolce, ma anche violento e realistico mi aveva così emozionato. Magari il vero voto sarebbe un 8,5 ma chissene.
Le Ali della Libertà: questo era il mio best movie pre-Old Boy. Film immenso che ha solo un difetto, l'esser diventato quasi per tutti così importante e straordinario che si è iniziato a sputargli sopra. La rece è chilometrica, lasciate perdere.
Il Sospetto: ho iniziato l'anno 2013 col botto. Questo probabilmente è il film ad avermi più coinvolto in vita mia in sala (anche se i 10 minuti finali di Big Fish sono gli unici a non avermi fatto letteralmente respirare). E anche qua, come in Ben X, la scena capolavoro è nella chiesa. E anche qui quella chiesa è segno di riscatto. Voto leggermente gonfiato ma a me piace dare i voti così. Col cuore.
Synecdoche New York: il mio film, non solo ha spodestato Old Boy ma non c'è alcuna possibilità che in vita mia veda qualcosa di più bello, di più importante, di più completo di questo. E' il film della mia vita, spero solo non lo diventi in tutti i sensi.
Appena sotto, con un 9,5 ci sono Biutiful, Melancholia, Dogtooth, Inception, The Orphanage.
I 9 sono troppi, rischio solo di annoiarvi. Ma da questi lista fantasma di 10 titoli voglio ripescare e mandare un gradino più su questi due: Dead Man's Shoes e La Donna che canta.
Tanti altri che ho visto in vita mia meritano gli stessi voti. Ma non sono passati per il blog.
In questa lista comunque c'è tanto della mia vita.
Perchè il cinema, per chi lo ama, è tanto simile alla vita.

8.4.13

Recensione: "L'arrivo di Wang"

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alcuni spoiler

Mamma mia quanto voglio bene ai fratelli Manetti...
Forse son troppo caciaroni e con la barba lunga per chiamarli Autori, gli manca il cravattino e il viso glabro con gli occhialini da intellettuali ma questi sono tra i pochi in Italia che sanno inventarti un film (sempre di genere se possibile), si divertono a scriverlo e hanno il coraggio di realizzarlo.
Già, il coraggio... E' proprio quello che ha forse portato i fratelli a un finale fantascientifico esagerato, realizzato con 3 rosette e 8 fette si salame Milano, forse troppo mostrato per i mezzi che si avevano, si poteva benissimo raccontarlo in altra maniera, ad esempio solo intravisto negli splendidi occhi di lei.
Ma tutto quello che c'è prima è un autentico gioiellino di originalità, mestiere (perchè le sceneggiature vanno sapute scrivere) e atmosfera. Forse l'Arrivo di Wang è persino superiore a quell'altro piccolo grande film dei Manetti che è Piano 17.
Gaia è una bravissima traduttrice del cinese mandarino. Viene chiamata da dei non meglio precisati uomini di stato per la traduzione simultanea dell'interrogatorio di un misterioso Signor Wang. La prima parte dell'interrogatorio è fatta al buio. Quando le luci si accendono Gaia scopre l'identità di Wang. Quello che ha davanti ha dell'incredibile. Non lo sa ma i destini del mondo intero sono in quello stanzino.



Io amo i film di sceneggiatura, quelli che si reggono quasi solamente su dialoghi ed atmosfera. Non è un caso che sia stato tra i pochi ad aver salvato, più che salvato, il vituperato Buried (anche se specie nella prima mezz'ora il film può ricordare l'appena recensito Compliance come atmosfera e per il fatto che la ragazza si trovi in quello stanzino senza riuscire a capir nulla di quello che gli sta accadendo).
Ci sono lei, l'ispettore e il Signor Wang. Era davvero difficile creare un'atmosfera con un film basato per tre/quarti della sua durata su sole domande e risposte,tra l'altro quasi sempre le stesse domande e quasi sempre le stesse risposte, sempre poi ripetute sia in italiano che in cinese. C'era tutto per annoiare lo spettatore. Invece malgrado la ripetitività delle sequenze il film funziona alla grande, lo spettatore non solo è incuriosito di quello che può accadere ma quasi affascinato. Lei è bravissima, Fantastichini (L'ispettore) gigioneggia un pò troppo e sta eccessivamente sopra le righe ma alla fine funziona. Lo troviamo davvero odioso anche se due/tre sue battute sinceramente m'hanno fatto scompisciare ("brutto polipone di merda", "dopo ci andiamo anche a prendere un caffè con lui a Piazza Navona"), i Manetti hanno uno humour nero di primordine. 

Geniale la scelta del cinese per il Signor Wang, mascherata come scelta dovuta all'essere la lingua più parlata del mondo è in realtà una straordinaria metafora dei Manetti del mondo attuale dove viviamo, un mondo che non tra molto sarà dominato da persone con gli occhi a mandorla. E non finisce qua la critica sociale, le torture e l'inumanità che subisce Wang ricordano molto quelle che popolazioni dominanti infliggono a quelle più deboli e povere ( a proposito, in molte tematiche ho visto tanto di District 9)  o più in generale all'ipocrisia di chi non riesce mai a vedere il bene nelle altre persone, ai pregiudizi, alla cattiveria umana. Anche se, e qui i Manetti compiono una bastardata, il finale sconvolge tutto e tante considerazioni che avevamo maturato fino a quel punto vanno a farsi friggere, maledetti. D'altro canto l'amicizia, la comprensione e l'umanità tra Gaia e Wang raggiunge momenti vicino alla commozione. Ma ad esser troppo buoni e ingenui si fa una brutta fine, anche in questo i Manetti ci vanno giù pesante.
Quando l'azione si sposta dallo stanzino ai corridoi il ritmo si alza notevolmente, il rumore e le luci intermittenti dell'allarme, il tentativo di Gaia di non farsi vedere, tutto ricorda molto l'atmosfera, ad esempio, di quel capolavoro di Metal Gear Solid. Qui la regia dà il massimo. Ottima la scena, già vista nell'incipit, di lei dentro l'armadietto, il dettaglio degli occhi e della fessura.



Non mancano le sbavature come il personaggio della nigeriana, Gaia che manda k.o quel bestione del bodyguard e il finale, che risulta un pò affrettato e non del tutto convincente in alcuni momenti (vedi l'esultanza dei militari o la crescita del marchingegno nel garage) anche se molto molto suggestivo. Più che nella realizzazione (tanto il soggetto lo prenderanno gli americani e quella parte la faranno benissimo...) strepitosa è l'idea che il destino della terra potesse essere tutto in quello stanzino e che una semplice e buona traduttrice lo abbia in qualche modo condizionato.
Magari certa gente che gestisce i soldi del cinema potrebbe dare ai Manetti 50 euro per passare dalle rosette alle baguette e dal salame Milano al prosciutto Pata Negra.
Ma forse a noi ci piacciono più così.
Complimenti Brothers.

( voto 7,5 )

4.4.13

Ragazzi,aspettate un momento che ho avuto un'idea (e probabilmente è del cazzo!)


(se avrete problemi a capire leggete il facile esempio nei commenti)

Prendete un thè e leggetemi 5 minuti che vi devo spiegare una cosa che mi è venuta in mente. Oggi ho finalmente completato e aggiornato quella che per me è l'importantissima pagina "Tutti i film recensiti" (la vedete qui sopra). Importante perchè avere una memoria storica del blog facilmente accessibile credo sia doveroso, anche solo per il blogger stesso. Ad un certo punto pensando a questa e alla faccenda delle catene (ricorderete forse il mio post a riguardo) mi è venuta un'
 idea, scritto grande perchè come tale mi si è manifestata (anche se non sono del tutto sicuro sia buona, vedere foto a fianco, sono io che già al momento dell'illuminazione nutrivo seri dubbi sulla stessa).
Come dicevo in quel post l'idea delle catene e della solidarietà tra blogger è ottima, ma non mi piace la sensazione di obbligo e quella meccanicità fredda che tali catene racchiudono. Ho pensato allora alla:

Chain Unchained

ossia una sorta di catena scatenata, libera, viva, fantasiosa e, forse, interessante.
Tutti noi blogger abbiamo scritto parecchie recensioni ormai, alcuni migliaia.
Ma rimangono là, perse nella polvere, di solito dimenticate nell'arco di 24 ore.
Ho pensato ad una catena che riguarda blogger e lettori, credo divertente, stimolante, utile e "curiosa".
Si tratta di questo.
Ogni lettore (molte volte a sua volta blogger ma scriverò sempre lettore in senso lato d'ora in avanti) sceglie nella lista dei film recensiti di un dato blog (partiremmo dal mio) UN SOLO FILM, o perchè è il suo film preferito, o perchè lo incuriosisce, o perchè vuole vedere quel blogger come ne parla, o perchè, magari!, vuole stroncare quella recensione.
Sceglie un film in quel blog e lo commenta, ma lo commenta se possibile in modo non banale, ossia dicendo veramente che ne pensa, commentando/stroncando la recensione, aggiungendo qualcosa di suo, rivelando un aneddoto etc... .
Quando il blog avrà raggiunto 15 commenti passerà la catena/palla ad un altro.
Ora vi dico i benefici di una catena del genere e poi metto per iscritto le regole.

BENEFICI

1 IL BLOGGER VEDE RECUPERARSI DAL DIMENTICATOIO TANTE RECENSIONI NON PIU' COMMENTATE

2 IL BLOGGER SI DIVERTE COME UN PAZZO A VEDERE LA DATA PERSONA CHE FILM HA SCELTO, QUALI FILM VENGONO RECUPERATI

3 IL BLOGGER DA' FINALMENTE UN SENSO ALLE SUE LISTE O ETICHETTE

4 IL LETTORE (COME DETTO IN SENSO LATO, BLOGGER O NO) SCOPRE TANTI FILM CHE AVEVA "SALTATO" NEI VARI BLOG

5 IL LETTORE E' COSTRETTO A POSTARE UN COMMENTO INTERESSANTE,A DIRE LA SUA

6 MAGARI NON DICO TUTTE E 15, MA POSSONO PARTIRE DISCUSSIONI MOLTO INTERESSANTI E/O DIVERTENTI SU UN DATO FILM O SUL CINEMA.
LE DUE ENTITA', BLOGGER E LETTORE, SONO PORTATI A CONFRONTARSI DAVVERO

7 LA CATENA PIU' SI ALLUNGA PIU' PORTERA' DISCUSSIONI, SCELTE DI FILM, INTERESSE NEI BLOG, CURIOSITA'

8 LA CATENA NON E' DISPERSIVA, HA UNA SUA CRONOLOGIA, UNA SUA IDENTIFICAZIONE, UN SUO SENSO LOGICO

se non ci avete capito niente ecco le regole, ci sono una fase 1 e una fase 2 (fasi che dovrà rispettare ogni blog. Il bello è che sto parlando come davvero la cosa funzionasse e parta)

FASE 1
1 si introduce a parole proprie la Chain Unchained
2 si mostra a che punto è arrivata la catena. Ad esempio il secondo blog, quello che eventualmente indicherò io (vedi FASE 2), scriverà solo IL BUIO IN SALA nella catena, il 22° scriverà 21 blog, magari linkabili, e così via, onde evitare che il blog a cui arriva la palla ne indichi uno che aveva già fatto il gioco. Magari i blog è meglio metterli in ordine cronologico, come fossero varie "puntate" di una cosa unica cosìcche sarà molto facile vedere cosa è successo in ogni blog.
3 si invitano, a parole proprie e con le modalità che si preferiscono, i lettori a scegliere UN SOLO FILM nell'archivio. Ovviamente può essere di 3 anni prima o 2 giorni prima, non c'è una regola ( a meno che il blogger non voglia metterla).
4 i lettori dovranno postare un commento non troppo banale al quale il blogger ovviamente E' COSTRETTO   a sua volta a rispondere in modo altrettanto "impegnato". Impegnato non vuol dir per forza serio, si possono fare anche commenti a scazzo ma sempre perdendo 5 minuti di tempo.
5 varie ed eventuali a fantasia del blogger (tipo dire di muoversi, consigliare un approccio alle proprie recensioni, etc..)

FASE 2 QUANDO IL BLOGGER AVRA' RAGGIUNTO I 15 COMMENTI A VECCHI FILM
(a proposito, partecipate!, più siete bravi più la catena è veloce e non rischia di fermarsi. Alla fine è solo un film a testa...)

1 annunciare di aver raggiunto il quorum, una sorta di stop al televoto
2 mettere la lista dei 15 nomi degli utenti con relativi film cosìcche i lettori più curiosi o interessati possono andare a vedere cosa si è detto. Ovviamente in blog molto seguiti magari si arriva a, mettiamo, 22 commenti prima che il blogger se ne accorga, no problem,ne mette 22 (meglio se con link). L'importante è che appena vede che sono comunque più di 15 chiude la catena. Inoltre nulla vieta che anche se la palla passa ad un altro  blog un lettore ritardatario non possa continuare a scegliere un film nel blog appena "scatenato", il blogger ne sarà molto contento.
3 indicare UN SOLO BLOG a cui passare la palla (la catena se riesce durerà anche 4 mesi o più ma sono 4 mesi di interessanti discussioni sempre spostate da un blog all'altro, e su una marea di film, non abbiamo fretta, come la fiaccola olimpica che con calma fa tutto il suo giro).

credo che questo sia un modo simpatico e intelligente per darsi la mano tra blog, per esaltare le recensioni, il contenuto al contenitore, per stimolare i lettori e magari per farsi conoscere meglio

il mio delirio è finito,se pensate che possa funzionare io comincio subito

comunque a parte il lungo post alla fine il funzionamento è di una facilità estrema, penso che si capisca

buona Chain Unchained a tutti

ah, non sono permaloso, se non piace o non funziona capirò che era un'idea del cazzo come pensavo. :)

per vedere un esempio pratico guardate nei commenti

Recensione: "The Massacre" (del quale non sono riuscito a trovare nemmeno la locandina) - Gli Abomini di serie Z - 20 -


Questa è una nuova rubrica che andrà malissimo perchè, purtroppo, il brutto non piace. A me sì, da morire.Proprio ieri agognavo un abominio e allora oggi mi sono messo a cercarne uno. Quasi per sbaglio ho trovato questo The Massacre e mi vanto di credere che questa sia la sua prima recensione italiana.Dopo quello che mi era successo con In the Market credevo di aver raggiunto il fondo.E invece sto The Massacre (ancora una volta un titolo in inglese per crederci di più ) per alcuni aspetti riesce nell'impresa di batterlo. Ma c'è una sorpresa, davvero strana, ne parleremo.La trama ve la posso dire in 4 parole, ma 4 quattro eh.
Eccola:
Non aprite quella porta.
Praticamente identico, c'è anche il Leatherface de noaltri, il Faccia di Cuoio che mangia la Polenta e Osei (il film dovrebbe esser veneto mi pare). Ci sono gli altri matti, c'è il gruppetto di cerebrolesi (davvero, qui si rischia la patologia) che finisce nelle loro grinfie, ci sono i corpi squartati (che non si vedono),c'è la cena, la stazione di servizio, la casa e tutto il resto del companatico.
Ma il vero capolavoro di The Massacre, il motivo per cui un trash lover ha il dovere entro STANOTTE di vederselo (c'è intero sul tubo) è il doppiaggio più scrauso, allucinante, disastroso, incredibile che si è visto negli ultimi 1300 anni di cinema. E' così improponibile che non riesco nemmeno a capire se i ragazzi attori siano dei cani o soltanto degli incapaci. Sì, perchè malgrado il film sia parlato in italiano (labiale) è doppiato sempre in italiano ma con delle voci che non hanno niente a che fare con gli attori. A parte il fuori sincrono, c'è proprio la sensazione che in post produzione si sia doppiato il film senza vedere le immagini, vedi uno sbracciarsi e la voce mezza tranquilla, vedi un ragazzo con la voce di un bambino, vedi dei visi che, ve lo giuro, è evidente non c'entrano un cazzo con le voci.
Per capirsi vi consiglio di andare sul tubo e guardarvi il dialogo tra il minuto 5 e il 7, solo per rendersi conto delle voci. E, se possibile, quelle dei cattivi, ve lo giuro, son peggiori. Come ho fatto a reggere un'ora e 18? Non lo so. Che poi non solo ha poco senso come ma anche cosa dicono, tipo il discorso delle uova di In the Market, ricordate? L'apice forse (non ne sono sicuro, di scene madri in tal senso ce ne sono a bizzeffe) è quando investono la spagnola (praticamente da fermi in frenata) e una delle ragazze scende urlando "Dio, non posso guardare!". Che poi, a proposito di ragazze, hanno preso due racchie (scusate, mi scoccia dirlo) da paura, se almeno mettevano du belle fiole forse si annaspava di meno ad andare avanti. E possibile che in tutto il padovano non c'erano due corpi femminili da mettere lì a far finta di aprir bocca?
Comunque... dov'è la sorpresa di cui parlavo??
La regia, cazzarola, la regia.
E' veramente fantastica, c'è un gusto per le inquadrature, uno stile davvero sorprendente. Mai un angolo di ripresa banale, mai una luce sbagliata. Davvero, ci sono una decine di angolazioni e un'abilità nell'uso della MDP davvero rara per film di questo livello. C'è proprio gusto, stile, talento. Ad esempio i dettagli stretti sono davvero di prim'ordine. Mai una sequenza banale, davvero (a parte le discussioni in macchina ma lì c'è poco da fare). Io sto ragazzo, tal Bertelli di 23 anni, che ha firmato la regia lo contatterei. Ammazzerei di botte sceneggiatore, attori e direzione del doppiaggio ma lui merita cavolo. E poi pure la colonna sonora è buona, anche perchè il giovane regista in precedenza collaborava e filmava videoclip per molto gruppi del panorama underground della zona e non solo. E, voglio esagerare, non sono male nemmeno le location o comuqnue il regista riesce a renderle al massimo.
Però quando vedi quelle facce e li senti parlare solo uno buono come me può staccare il cervello e vedere la regia. Perchè la rabbia sale, sale e sale scena dopo scena.
Ah, dimenticavo una sequenza capolavoro, dovete vederla. C'è un flashback (girato anche questo molto bene, ottimo uso degli spazi e dell'inquadratura finale) in cui ci viene raccontata la genesi del capo dei matti, Mister Posrcospino (capirete perchè). Lo vediamo con i capelli normali, apparentemente buono. Insomma, senza farla lunga, uccide uno e diventa un cattivo. Il problema è che appena uccide quello nel cambio di un'inquadratura è diventato Mister Porcospino, nemmeno avesse avuto il barbiere più veloce del west là con lui.
Meno male che però sono ironici (non è vero ma faccio finta di sì).
Perchè quando il capo dei matti chiede a un suo uomo se la ragazza arrivata col gruppo da massacrare: "E' carina?", il suo uomo glissa e cambia discorso.
Rispondere "no" sarebbe stato brutto per l'attrice, dire "sì" vorrebbe dire che questo film non l'ha girato Bertelli ma il Woody Allen protagonista di Hollywood Ending.
Alla prossima.

3.4.13

Recensione: "Sisters (2006)"

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Oh, finalmente, quanto mi mancava un brutto film...
Peccato che Sisters, remake dell'omonimo di De Palma (anche se soprattutto nel finale se ne discosta molto) alla fine non sia poi così brutto. Sì, perchè i fedeli lettori si ricorderanno quanto mi piacesse negli scorsi anni vedere degli autentici abomini, almeno uno a settimana, per poi divertirmi a parlarne. E se proprio non ce la facevo a restar serio venivano fuori cose come questa (il leopardi de noaltri), questa (la mia recensione più utile), questa (storia della televisione italiana) e questa (prima recensione mondiale durante la visione del film e non dopo), giusto per citare quelle dove proprio non ce la facevo nemmeno a concentrarmi per parlar male. Ma ce ne sono decine a cercarle (cosa che farete immediatamente no?).
Quest'anno, Annus Dominis et Horribilis 2013 ancora nessun abominio. E nemmeno questo porca loca. Ma non ci siamo andati lontano eh...

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Se c'è una tematica che nel cinema non può davvero mai prescindere da alcune derive è quella dei gemelli siamesi (meglio,se possibile,poi staccati). L'avete mai visto un film sui siamesi in cui non si contrastavano le due personalità, in cui i due non erano legati "psicologicamente" l'uno all'altro, in cui se uno muore l'altro non se lo accolla e diventa un 2 x 1, bla bla bla? Insomma, un film sui siamesi può fregarsene de ste cose e sorprenderci? Difficile. Certo non lo fa questo. Che in realtà ci fosse una sola sorella rimasta e avesse acquisito entrambe le personalità (la sua e della sorella morta) lo si capisce dai titoli d'inizio, altro che colpo di scena a tre quarti film. E tutto, veramente tutto è così prevedibile, lento e noioso che quasi si maledice il medico che per primo riuscì a separare i siamesi. Cavolo, fateli stare uniti, sarà un pò brutto dirlo ma fa tanto weird e disturbante. Meno male che la protagonista, Lou Douillon, è davvero magnifica (avete inteso per recitazione? sbagliato) e che ci sia quell'attrice così strana e particolare che è Chloè Sevigny, una di quelle giovani attrici già cult per certi spettatori underground, una che ha già lavorato con Herzog, Jarmusch, Korine e Von Trier per citarne alcuni. Qui è forse in uno dei suoi ruoli più classici e imbolsiti, l'avrei vista molto meglio nel ruolo della protagonista.

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Il film va prevedibile e appena sopra il livello di mediocrità fino all'incredibile, delirante, inconcepibile, penoso finale. Cioè, avete seguito fino ad adesso (all'incirca) il plot di De Palma, perchè fare gli sboroni? Non ha senso nulla, il regista si mette la barba e pensa di essere Freud, la giornalista fa la figura della pera cotta, nemmeno mio nonno, vero medico ipnotista, quando a volte, per far divertire, lo faceva per show poteva sperare in un risultato migliore. Sempre che io lo abbia poi capito sto finale.
Meno male che 1 ora prima mi ero rivisto quell'immenso capolavoro che è Gran Torino.
E' Clint il vero 2 x 1.

( voto 4,5 )


2.4.13

Chi l'ha visti? O sulla "sindrome d'abbandono di Wayne"

Questo post è un gioco, ma non tanto. Mi sono divertito a leggere i nomi dei "lettori fissi", quest'entità così
posticcia, indefinibile, imprecisata.
Ci sono tanti lettori che mi stavano nel cuore e non trovo più. Non mi interessa che non scrivano più qua (magari!) ma siccome ci ero bloggamente affezionato mi piacerebbe sapere come stanno, che fanno e cose così. Ognuno di loro mi ha regalato momenti interessanti, divertenti, dato forza e coraggio di continuare. Io provo sto gioco, se ne ritrovo anche solo uno ho fatto bene a farlo. Scrivo solo nomi che sono tra i "lettori fissi"(perchè magari qualcuno avrà commentato parecchie volte senza mettercisi, difficile per me ricordare) e che sono sicuro hanno allietato più di una volta questo blog della loro presenza. Vediamo se mi riesce almeno una carrambata.
In ordine cronologico:

LUCIANO MARIA PETROSINO (DRUGO) uno dei mie primi lettori, quando ancora (ossia i primi 2 anni) credevo che un blog potesse essere letto solo per caso e mi gasavo se vedevo 6 visite in un giorno (ora sono poche di più ma vabbè).Indimenticabili i nostri scambi di opinione su Lost. Persona molto intelligente. Dovrei avere la mail però, mò controllo.

JOHN LOCKE mio fratello. Finchè (sempre primi 2 anni) eravamo in 3 a leggere sto blog (io, lui e un amico) commentava sempre. Poi. forse per timidezza, è sparito. Ma so dove trovarlo.

VALENTINA ARIETE Bravissima blogger, anche lei, come James e Cannibal arrivata qua con l'indimenticabile Lost. Ma anche lei è piena di impegni e io l'ho visitata pochissimo. Gli mando un abbraccio.

ERASERHEAD Uno dei migliori blogger in circolazione (Oltre il fondo). Anche qua i tanti impegni e l'essersi visitati poco ci hanno allontanati. I suoi commenti erano un onore.

DORELLIK Pochissimi commenti da lui ma geniali e indimenticabili. Questo non lo ritrovo nemmeno morto.

OTTIMISTA Altra persona cara che non si vede da un pò. Spero vada tutto bene :)

FEDERICO Uno dei miei migliori amici, deve vedersi di più. Ora lo chiamo.

WAYNE Lacrimuccia qui. Era uno dei commentatori più presenti e uno di quelli i cui commenti mi hanno più gratificato e fatto piacere. Se non sbaglio era amico dell'ottimo Antonio di Tall's Man Lair. Magari aiutami te Antonio.

JACOPO Ottimo utente, sempre commenti molto intelligenti e stimolanti.

DEFEZIONARIO La mia storia d'amore mancata... Purtroppo proprio quando stavamo per coronare il nostro amore la mia crisi e "scomparsa" relativa di post me lo hanno fatto perdere. Mi dà utente non più esistente. Dove sei mio caro DFZ, dove sei?????????????????

Mi fa ridere che ad esempio ho scritto il nome di parecchi blogger quando io sono il primo ad averli "abbandonati". Ma mi faceva piacere citarli perchè meritano tanto e dovevo espiare una mia colpa. Più che altro sto post è per tutti quei lettori e non blogger (perchè i blogger ancora attivi li posso contattare facilmente) che sono scomparsi e a cui tenevo tanto. Chissà quanti ne ho dimenticati. Tanti non li ho scritti perchè so che ci sono, anche se riescono a commentare poco.
Approfitto per dire altre due cose. Se ci sono lettori che non hanno mai scritto ma mi seguono dico, fatevi vedere! ma non per forza da me,uscite dalla buca e commentate qua e là perchè non c'è niente di più bello che condividere e dare la propria impressione.
Seconda cosa: sono ancora aperte le iscrizioni alla blogroll, fatevi avanti!!

E così la rece di oggi è saltata pe sta cazzata ma un'eventuale carrambata farebbe sì che ne è valsa la pena.

31.3.13

Recensione: "Compliance"

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Se volete demolirlo niente di più facile, vi presta il fianco tranquillamente. Ma questo è uno di quei pochi casi (perchè di solito considero l'opera cinematografica cosa a sè e valutabile in quanto tale) in cui sarebbe doveroso, direi obbligatorio saper due tre cose prima della visione (o anche poi, è lo stesso, basta saperle). Ebbene, quello che accade in Compliance non solo è vero (brutta parola che non dà mai troppe certezze) ma documentato. E non solo documentato ma ripreso da telecamere a circuito chiuso. Nell'arco di pochi anni si verificarono molti episodi come quello raccontato dal film, uno di questi, forse quello che è andato più in là, il più estremo, è diventato celluloide. E, vi assicuro, non c'è nulla nel film che non sia successo nella realtà, anzi, semmai il regista ha tolto anzichè romanzare. Detto questo, Compliance diventa inattaccabile, almeno sotto il profilo della verosimiglianza.

Tenterò di parlarne senza spoiler anzichè avvertire della presenza di essi.
Un poliziotto chiama in una specie di McDonald. La direttrice risponde. Una delle ragazze al banco un'ora prima ha rubato soldi ad una cliente, dice il poliziotto. La direttrice convoca la ragazza in uno stanzino. Il poliziotto, sempre al telefono, istruisce su cosa fare. Comincia un'inferno psicologico (e non solo) che coinvolgerà chiunque entri in quello stanzino.

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Il film prende da subito, si vede immediatamente che siamo davanti a qualcosa di diverso. Inizialmente mi sembrava di leggere le indimenticabili pagine del Processo kafkiano, quel sentirsi accusato e processato senza saper nulla, quell'atmosfera surreale di profondo disagio psicologico di cui non si riesce a trovare le cause. E' vero, la ragazza, a differenza di Josef K. conosce il motivo per il quale è stata accusata ma sa benissimo di non aver fatto nulla. Il poliziotto (straordinaria la voce in lingua originale) con tono fermo, autoritario ma anche, quando serve, suadente e complice (a un certo punto una sua risata mi ha dato i brividi) istruisce la direttrice e le altre persone che entrano nello stanzino su ciò che bisogna fare per scoprire dove la ragazza abbia messo i soldi. L'autorità, si sa, frega molti, tantissimi di noi davanti ad un ufficiale di polizia -o simili- tendono ad accondiscendere, figuriamoci gli americani, timorati della legge come sono. I dipendenti del fast food entrano in una specie di ipnosi collettiva per cui l'unica cosa che può guidarli è solo e soltanto quella voce. E' il parossismo del rispetto dell'autorità, del comando, della legge. Paragone azzardato ma lo schema Hitler-ufficiali nazisti-vittime ricorda molto quello del poliziotto-dipendente-Becky (il nome della ragazza) per cui gli ordini dall'alto si eseguono perchè ritenuti giusti o perchè dettati da qualcuno che nella scala del potere sta sopra di te.

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Gli attori sono ottimi, specie la direttrice. L'atmosfera è, come detto, surreale, fatichiamo a pensare che ciò che vediamo sia in realtà possibile. Molto interessante il personaggio di Kevin, il solo a provare affetto per la ragazza, l'unico quindi che riesce in qualche modo a non entrare nel vortice della psicosi collettiva e tirarsi fuori. Stupendo l'alternarsi tra le vicende all'interno dello stanzino e le stupide tensioni pochi metri più in là che si vivono in sala, la mancanza di pancetta, il panino senza mayonese etc... . 
I personaggi oscillano continuamente ai nostri occhi, paiono loro stessi vittime ma fanno cose per cui pare impossibile non condannarli. A metà film un (finto) colpo di scena ci fa capire meglio le cose ma cambia nulla, anzi, la tensione e la rabbia se possibile sono ancora più forti. Regia pulitissima, fotografia eccellente, specie nei dettagli del cibo spazzatura del fast food. Molto onesto il regista, pudico, suggerisce più che mostrare. Il climax di quello che succede alla ragazza ad esempio viene solo accennato, i documenti (su Wiki) mi hanno poi confermato quello che mi pareva di aver visto.
Il finale, molto poco cinematografico e tanto cinema veritè, smorza un pò la tensione ma è perfetto perchè suggerisce l'assoluto annebbiamento mentale che l'episodio aveva creato nei suoi protagonisti.
Se non fosse tutto vero sarebbe un filmetto probabilmente.
Ma, cavolo, non lo è.

( voto 7,5 )

29.3.13

Recensione "Cold Fish" - Horror Underground - 3 -




Ritorna a grande richiesta (perchè 2 persone in questo blog equivalgono a una grande richiesta) la rubrica
che cerca di far conoscere quelle pellicole "disturbanti" poco note al pubblico. Unici due requisiti sono per l'appunto il genere e la qualità, niente boiate o affini.

Per la seconda volta in 3 puntate della rubrica mi trovo a commentare un film di quel grande regista che è Sion Sono. Peccato che scrivi di Cold Fish a 2 mesi dalla visione, il film meritava senz'altro una rece migliore.
Il bello di Sono è che anche se questo per me è soltanto il suo secondo film mi è risultato già facilissimo individuarne lo stile, il marchio, le tematiche. Vi giuro che anche se non l'avessi saputo, dopo Strange Circus avrei giurato che questo Cold Fish fosse opera dello stesso regista. Impressionante come ritornino certe tematiche.
Il proprietario di un grandissimo negozio di pesci aiuta una giovane ragazza a non essere denunciata per aver rubato in un supermercato. In cambio la vuole assumere nel suo negozio. La famiglia- composta dal padre e dalla seconda moglie odiata dalla ragazza- accetta per gratitudine. Pure il padre poi, proprietario anch'esso di un piccolo negozio di pesci, è costretto a entrare in affari con questo strano individuo. Scoprirà che il successo di questo negoziante nasconde un orrore che si fa fatica soltanto a pensare.

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Sion Sono ancora una volta realizza un film talmente malato da rasentare il grottesco. Ritornano tutte le tematiche già viste in Strange Circus, la depravazione sessuale, il cinismo, il successo sociale (qui il negozio, in Circus il libro), la violenza nuda e cruda, i ricordi e gli abusi nel passato che creano mostri nel presente, le mutilazioni, la pazzia, l'assenza totale di speranza e di sentimenti positivi, l'eccesso che sfiora il cattivo gusto per il gore (e forse, pur essendo una manna per gli appassionati questo suo eccesso potrebbe essere un limite, facile colpire con il mostrare, più difficile con il nascondere).
Questo è un cinema estremo e pericoloso perchè pur presentando una violenza quasi irreale riesce comunque a non varcare mai i confini del verosimile, del possibile. Non è un caso che il film, si dice, sia ispirato a un fatto vero.
Il personaggio del negoziante è uno dei più disgustosi della storia recente del cinema, una cosa poche volte vista prima. Inizialmente colpisce la teatralità dei suoi gesti e delle sue parole, il modo in cui senza possibilità nemmeno di controbattere riesce a portare nelle sue spire chiunque voglia.Fa paura il suo eccesso in ogni cosa,e se all'inizio l'effetto può anche apparire comico più si va avanti più diventa inquietante, fastidioso. Finchè, quando scopriamo l'orrore che nasconde, quasi non riusciamo più nemmeno a considerarlo un uomo, la sua totale assenza di sentimenti, di remore, di qualsivoglia sanità mentale spaventa, ve lo giuro.



E straordinario è anche il personaggio del padre, una persona mite e buona che in pochi giorni (ottimo l'uso del tempo del film, in pochissimi giorni ogni vita sarà letteralmente sconvolta) diventa un uomo che, dopo quel che ha visto, non ha più niente che lo possa ancorare alla vita o alla realtà, una specie di Cane di Paglia, un uomo che ha la morte dentro. Sempre torbidi, come in Circus, i rapporti tra uomo e donna (a proposito, le due protagoniste sono di una bellezza unica), Sono racconta sempre psicologie malate, vite sconvolte da chissà quali traumi, sia tra i buoni che tra i cattivi. Il film ad un certo punto diventa un pò ripetitivo, la durata è eccessiva, ma l'orrore è così intenso che la voglia di arrivare alla fine per capire, per vedere che può succedere non è mai sopita. E il finale è ancora una volta cattivo come pochi, perchè cattivo è sto regista o cattiva la realtà che racconta.
Alla fine tutti soccombono, gli uomini che a costo di avere il potere sono pronti a tutti e quelli che miti e pavidi non riescono ad affrontare la vita.
Terrificante.

( voto 8 )

28.3.13

Recensione "La Madre"



spoiler ovunque

C'è una puntata dei Simpson indimenticabile per i fan. Inserita nell'annuale puntatone di Halloween "La Paura
fa novanta" (quella a 3 episodi horror per intenderci) narrava le gesta di un parrucchino killer indemoniato. Se non erro alla fine il formidabile Winchester lo uccide a pistolettate. Ecco, dopo anni ritrovo ieri il parrucchino killer in una scena de La Madre, l'imperfetto esordio di (tal) Muschietti alla regia, prodotto, perchè quando ci sono bambini, madri e paranormale c'è sempre lui dietro, da prezzemolino Guillermo Del Toro.
Il film è l'estensione di un corto con il medesimo titolo dello stesso Muschietti, corto che non è niente di indimenticabile ma senz'altro buono.
Ora, da una scena di 5 minuti tirarne fuori una sceneggiatura è senz'altro impresa non facile ma, inutile dircelo, si poteva far meglio.
Sinceramente nel complesso a livello puramente d'atmosfera ho preferito questo a Sinister che continuo a pensare che senza filmatini amatoriali era davvero quasi da buttare. 


Almeno qua c'è un'interazione maggiore tra i personaggi, un uso dei luoghi e degli spazi più vario e incisivo e, a mio parere, la presenza di più di una scena davvero importante. Penso ad esempio all'ottimo prologo, perfetto registicamente in tutto, fotografia magnifica, grande resa dell'incidente, tensione nel casolare e comparsa immediata del "demone", elemento che consente allo spettatore di essere catturato dalla vicenda sin dall'inizio Oppure la scena, per me la migliore (parlare di scena madre in questo film suonerebbe strano) in cui la telecamera divide a metà l'ambiente tra corridoio e cameretta e vediamo la bimbetta giocare con qualcuno che, in teoria, nella casa non dovrebbe esserci...
Ma potremmo parlare anche del flash back in luce sovraesposta (magnifico), della caduta dalle scale o della riproposizione dentro il film dei 5 minuti del corto (idea stupenda ed "emozionante" per chi ha visto il corto).

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Potremmo parlare di tante cose ma il problema è che il film non si regge in piedi o, se lo fa, lo fa con 2 stampelle di 4 misure sbagliate.
Dalla macchina ritrovata dopo 5 anni (sarebbe già stato grave dopo 5 giorni a mio parere) in poi per quasi tutto il film lo spettatore cerca di interessarsi alla vicenda perchè, diciamocelo, all'inizio prende ma poi più si va avanti più ci si deve accontentare di limitarsi a vedere e pensare il meno possibile.
Perchè pensare sarebbe inutile. E dannoso.
La vicenda del 1800 è confusissima, si capisce poco o nulla. E quella madre (a proposito, in italiano non si può sentire come traduzione, addirittura pronunciata sempre senza articolo davanti) che voleva indietro il suo bambino perchè ne alleva altre 2 senza cercare il suo? E perchè quando gli ridanno il suo non  lo vuole più? Perchè è morto? O.k, ma lei è un demone cavolo, va a vedè il capello. E perchè a volte uccide in un attimo e altre sembra far di tutto per far sopravvivere i protagonisti limitandosi a fargli la bua? E perchè non si è buttata prima dalla rupe quando nessuno gli rompeva le palle? E perchè tutti vanno al casolare di notte e non di giorno? E perchè assomiglia in un modo impressionante a un'altra mamma, la mia?



Volendo si può rispondere a tutto, non lo nego, ma dobbiamo essere parenti di Muschietti per farlo e volergli tanto bene.
Ma il film è buono nel complesso, anche se il soggetto aveva tutto per regalarci una storia horror capace di emozionare (scusate se cito sempre The Orphanage ma qui è doveroso) visto che si parla di bimbi, madri morte (quella vera delle bambine nel prologo, tra l'altro trovo quasi offensivo che poi non entri in alcun modo nella storia), madri che non sono pronte per esserlo e lo diventano poi (la Chastain) e madri disperate che rivogliono i loro bambini (il mostro). Malgrado tutto questo io di emozioni ne ho provate poche.
Molto bello però il gioco di sguardi continuo che le due bimbe fanno con la Madre.
Credo che ormai l'oro nell'horror si possa trovare solo nelle piccole produzioni.
Mi fermo qua va che è stata na giornataccia.
Notte.

( voto 6/6,5 )

27.3.13

Recensione: "La Casa del Diavolo"




La magia di questo film sta in quella macchina finale. E non tanto nella deflagrazione dei colpi, nell'andare
senza speranza contro la morte, nell'ultima rabbia in vita, nell'odio urlato contro quei poliziotti. Niente di tutto questo, perchè tutto questo sono i soliti Firefly. La magia sta dentro quella macchina perchè per la prima volta in 2 film interi dentro quell'automobile non abbiamo visto solo i soliti Firefly, quei sanguinari, terribili pazzi assassini che sono, ma anche degli uomini come tutti noi, o come crediamo di essere tutti noi. Per la prima volta abbiamo letto in dei corpi in cui leggevamo solo odio, pazzia, rabbia e istinto assassino, abbiamo letto qualcosa di diverso, di umano. In quei visi prima di sparare e tornare alla loro"natura" c'era la stanchezza, c'era il dolore, c'era la sconfitta,c'era la disperazione, c'era la paura. Ed è questo che sto film maledetto, violento, cinico, sporco e immorale ci lascia addosso quasi come una vergogna da lavarsi via, una specie di guilty pleasure che ci fa trovare emotivamente vicini a degli uomini che sono feccia della feccia, che ammazzano innocenti come piovesse, che non lo fanno con un motivo, se mai un motivo può esistere per uccidere, a volte nemmeno con un pretesto, lo fanno perchè lo fanno. Sta famiglia di pazzi ti entra nel cuore senza nemmeno provarci, anzi, quel cuore te lo vorrebbe mangiare a morsi. Non ti ammicca, non ti mostra pietà,non fa niente per farsi piacere. Ma lo fa cazzo.

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Zombie realizza il suo capolavoro, una delle maggiori vette nel genere nell'ultimo decennio. Film che eccelle in tutti i suoi aspetti, citazionista come pochi (la fuga della ragazza in strada stile Leatherface è sublime), violento come pochissimi, con una brillantezza nei dialoghi da far grattare la testa a Tarantino (il dialogo tra Baby Firefly e il cantante vecchietto è straordinario, quello molto simbolico tra il critico cinematografico e lo sceriffo non ne parliamo),una regia pazzesca con uno stile nei ralenti e nei fermo immagine che è già cult (vedi gli splendidi titoli iniziali) ma anche nelle scene di azione (la sparatoria contro la casa è girata da maestri) o in quelle più violente (il massacro dei due uomini ad opera di Otis) e, forse soprattutto, con una serie di personaggi così numerosi e indimenticabili da gridare al miracolo. Captain Spaulding è roba da infarto, quel LOVE scritto nelle nocche una cosa così fuori dal mondo da volergli bene subito. La Madre e la sua lingua biforcuta sono uno spot alla pazzia di raggelante bellezza. E non parliamo della "coppia" di protagonisti, lei così bella quanto malvagia, lui con quell'immagine che è già storia. E anche di là, in quelli che dovrebbero essere i buoni c'è uno sceriffo che non ce lo scordiamo, che a un certo punto si rompe le palle di questi pazzi e comincia a fare a modo suo perchè la legge con i Firefly, gente che ha massacrato quasi 100 persone, la legge se ne frega,questi son carne da macello da far fuori senza chiedere il permesso.



La sceneggiatura, intesa come plot- perchè dei dialoghi abbiamo parlato- non è un granchè, un mix di film di fuga e interni statici, nessun turning point particolarmente geniale. E anche un pò di staticità nel prefinale a mio avviso.
Zombie è sporco, laido, demoniaco, puzza di zolfo ovunque (anche il ricorso a tanti nudi di donna ha molti richiami), grezzo a volte, ma in questo film ha uno stile così ben definito e a suo modo raffinato che si potrebbe presentare stasera alla festa di gala del cinema con la puzza nelle ascelle e la maglietta dei Sepultura addosso.
Si rovinerà un pò poi con i film successivi ma forse tornerà questo Zombie qua a brevissimo nei cinema.
Lo aspettiamo con trepidazione.
E intanto, vergognandoci, quando ne abbiamo voglia torneremo a vedere e ad amare sti pazzi bifolchi.
LOVE sulle nocche, già.

( voto 8 )

L'unico stronzo del villaggio

Ultimamente ho ricevuto un sacco di premi :)
Almeno 4, dovrei ricontrollare.
Tutti blog amici, in alcuni casi molto amici, che hanno avuto la simpatia, l'affetto ma anche l'incompetenza di nominarmi.
E io a mia volta avrei dovuto proseguire questa bellissima catena.
Ma non ce la faccio.
Ora, prima di considerarmi l'unico stronzo del villaggio (perchè l'unico scemo lo sono già) vorrei precisare meglio.
Non c'è niente di più bello della solidarietà tra blogger, il darsi una mano a vicenda, il ricevere attestati di stima, persino, inutile negarlo, il portarsi lettori l'un l'altro. Siamo un "popolo" di appassionati che nel 90% dei casi non campano di questo, lo scrivere, nel nostro caso di cinema, è una passione comune straordinaria e -non so se la pensate allo stesso modo- nella vita c'è poco altro di più bello, stimolante e divertente di avere una passione in comune con qualcuno. Cavolo, sulle passioni nascono e muoiono i rapporti di una vita.
Ora però guardiamoci nelle palle degli occhi, questi "premi" sono artificiosi come poco altro. Arrivano, grazie grazie, sono COSTRETTO a citare altri e via dicendo. Tutti, ma veramente tutti, entriamo alla fine nel mucchio. Sapete quanto mi interessa a me di questi premi? Poco, veramente poco.
Ma voi non sapete quanto mi interessa avere la stima di Bradipo, Giacomo o chiunque altro mi abbia premiato.
Ecco, la solidarietà, la stima, non dovremmo trasmetterla con queste catene forzate, a volte anche ipocrite e molto spesso nemmeno così indicative per qualità (se ci sono finito 4 volte io ci deve essere un problema). La solidarietà, la stima, i lettori dovremmo scambiarceli con ciò che noi scriviamo, con i commenti che facciamo, con le citazioni che uno può fare dell'altro, con il piacere di leggere 4 righe di Einzige (bentornato) piuttosto che dei due "mostri sacri" James o Cannibale.
Io sono l'esempio peggiore, predico bene e razzolo male.
Sarebbe un sogno per me girare per i blog amici (quasi tutti ottimi) e lasciare commenti non banali ai vari pezzi ma, ve l'assicuro, già faccio una fatica immensa a scrivere qui da me, il numero dei miei post parla da solo.
Ma una citazione di un mio pezzo in un altro blog, o un blogger che mi scrive un commento con i controcazzi qua sul mio valgono come 60 catene di Sant'Antonio per me.
Siamo troppi ormai, il nostro è diventato un fast food del cinema ma sai che bellezza intavolare discussioni cinematografiche nei commenti dei nostri post, parlare di cinema, del film, incazzarci per opinioni contrastanti ma comunque, sant'Iddio, dare un senso a tutta sta passione.
Dovremmo fare un unico grande blog, tutti noi insieme, e scriverci tutti, e leggere tutti tutti, e fare discussioni, e crescere insieme, e scoprire passioni comuni, insegnarci qualcosa e, in un qualche modo, "amarci" e prenderci per mano.
Sarebbe un sogno e io sono il primo a non far nulla per realizzarlo.
Ma questi premi che ci scambiamo servono davvero a poco.
Però, se volete, continuate a darmeli, la vostra stima vale tutto.
Vi voglio bene a tutti, veramente.
E viva il cinema.


(ah, a proposito di solidarietà utile, se qualcuno ha piacere di stare nella blog roll qui a destra me lo ricordi, sarò lietissimo di metterlo. Potrei far da solo ma non voglio dimenticare nessuno, ricordatemelo voi :) . Anche perchè gli ultimi li ho messi tipo 2 anni fa....)

22.3.13

Recensione: "La Spina del Diavolo"




Mannaggia.
Vidi La Spina del Diavolo circa 5,6 anni fa in condizioni davvero limite (dvd molto rovinato con tanto di annessi e connessi). Malgrado la visione un pò disturbata ne serbavo un ricordo molto positivo. Ero reduce da quella meraviglia di The Orphanage e volevo conoscere meglio questo Del Toro, mecenate di tanti giovani e bravi registi spagnoli e sudamericani (a proposito, ma Del Toro con i bambini e i fantasmi-o similia- ha una vera e propria ossessione eh, penso a La Spina del Diavolo e a Il Labirinto del Fauno-da lui diretti-, a El Orfanato e al recentissimo La Madre -da lui "scelti" e prodotti- ma anche al pessimo Non aver paura del buio che oltre a produrre ha, ahimè, scritto).
Ieri Rai 4 me lo mette in prima serata, per una volta lascio perdere il calcio (cazzarola, l'unica partita divertente dell'Italia me la sono persa) e decido di rivederlo. Grande delusione.
L'ambientazione è davvero suggestiva, un vecchio e "sporco" orfanotrofio sperduto nelle colline spagnole. Siamo nel 1939, alla fine della guerra civile spagnola. Davvero particolare come il suo vero capolavoro, l'immenso Il Labirinto del Fauno sia in questo senso quasi un sequel essendo ambientato negli anni del regime franchista cominciato per l'appunto nel 1939. Questo "metodo" di unire la Storia al mondo fantastico -i fantasmi qua, tutto l'universo horror-favolistico del fauno di là- sarà un marchio e un merito che Del Toro si porterà dietro per sempre. Anche se, e qui dovremmo essere tutti un pò più critici, il regista messicano ha forse più fama di quella che merita vista la filmografia. Ma tant'è.



La storia è molto semplice, un bambino fu ucciso nell'orfanotrofio, il suo fantasma vaga nello stesso aspettando la sua vendetta. Il problema del film, oltre a un taglio molto televisivo (a un certo punto mi pareva di vedere una soap ambientata in Sud America) è che non riesce mai ad esplodere definitivamente, rimane interessante e discreto dall'inizio alla fine. Nessuna particolare sorpresa, nessuna genialata in fase di sceneggiatura, nessuna scena particolarmente riuscita. E' un pò come quella bomba inesplosa piantata sul cortile dell'orfanotrofio, sta lì, sempre lì, ma non esplode mai. Sembra avere personaggi molto interessanti-la direttrice, il giovane custode, lo stesso fantasma- e misteri altrettanto affascinanti -la bomba appena citata, il delitto nel passato, la questione dell'oro- ma alla fine ogni personaggio, ogni vicenda si risolve in modo prevedibile e abbastanza banalotto. Resta una pellicola importante perchè praticamente vi si trovano tutte le possibilità poi esplose nel fauno, perchè Del Toro mette il cuore nei propri personaggi, perchè l'originalità di base c'è tutta ma l'elettroencefalogramma rimane piatto, non sul punto di morte, tutt'altro, ma piatto. E anche il tentativo di cercare empatia per il giovane protagonista (o per il bambino fantasma) non riesce pienamente.
Forse non avrei dovuto rivederlo, mi era piaciuto così tanto...

( voto 6,5)

21.3.13

Recensione "Sinister"

COMUNICAZIONE DI SERVIZIO
i pochi che ancora mi seguiranno avranno notato una nuova lunga pausa. Ancora gli stimoli per scrivere con continuità non arrivano. Però a tutti quelli che questo mese hanno continuato a commentare voglio dire che entro un giorno risponderò e che d'ora in poi, recensioni a parte (spero copiose), starò molto dietro ai commenti e risponderò sempre in breve tempo. Perchè alla fine sono questi commenti che stanno tenendo in vita tutto e ogni giorno mi fanno venir voglia di ricominciare alla grande.
Vabbeh, ecco Sinister:




Ormai dopo centinaia di visioni in questo campo sono davvero poche le cose che chiedo a un horror, due in particolare, tensione (perchè la paura ormai, ahimè, è davvero una sconosciuta) e un pizzico di originalità, giusto un pizzico per uscire dal mucchio. Purtroppo quello del terrore è il genere che più fa fatica a scrollarsi di dosso tutto ciò che lo precede, ogni sequenza presa a sè ha centinaia di antenati e parenti, più spesso gemelli omozigoti che prozii di quarto grado.
E, purtroppo, anche questo Sinister per buona parte della sua durata è una sequela di scene e stereotipi orrorifici da far quasi paura, appunto. I primi 10 minuti sembrano uno scherzo,c'è tutto.
Lo scrittore di storie horror (30% della produzione kinghiana e relativi adattamenti al cinema), la nuova casa dove trasferirsi, un delitto precedente nella suddetta abitazione (particolare come questi 3 primi elementi ricordino molto il buon horror 1408), la bambina che disegna sui muri, i rumori notturni, i filmini amatoriali, la soffitta. Tutto, non manca nulla se non i bambini morti (arriveranno) o gli esperti del paranormale da consultare (arriverà), il demone di turno bla bla bla. Come al solito la messinscena e il comparto tecnico sono ottimi ma ormai il cinema moderno a livello fotografico è qualcosa di grandioso. E la colonna sonora è davvero magnifica, rarissimo nell'horror.
Sinceramente vedevo attorno a me buoni riscontri, specie il primo tempo.
Io invece non riuscivo nemmeno a capire se stavo vedendo un film per la prima volta o ero nella poltrona di casa a rivedermene uno.


Mentre rimpiangevo i miei Eden Lake (trama all'osso ma tensione assurda), The Orphanage (che ha messo l'anima in un sottogenere stra-abusato come la ghost story), Lake Mungo (must dei mockumentary), Strange Circus (la follia al servizio dell'horror) The Loved Ones (come fare un torture) Them (un gioiello) o anche roba come Shadow e Wolf Creek (che seppur in maniera molto diversa hanno azzeccato il villain in maniera grandiosa), mentre facendo finta di vedere il film ripensavo a tutti quegli horror, come questi citati, che in qualche modo, vuoi per originalità , vuoi per tensione, vuoi per capacità recitative o per atmosfera, sono riusciti a farmi essere ancora innamorato di questo magnifico genere, mentre assonnato penso a tutto questo Sinister migliora.



Niente balzi sotomajoriani intendiamoci, ma un saltello a piè pari verso l'alto sì.
Il dramma del protagonista diventa più intenso,la figura che piano piano viene fuori del demone è abbastanza riuscita, la storia dei filmini, e i filmini stessi, non sono niente male. La recitazione è nella media, scene particolarmente belle da ricordare non le... ricordo ma la vicenda comincia a suscitare un proprio interesse e la catena di Sant'Antonio di morte del demone ( tre complementi di specificazione consecutivi di orribile bellezza) ha un suo perchè, mi è piaciuta. Peccato che i bambini più che far paura sembrano pitturati per la festa di carnevale della scuola e che, incredibile, Ethan Hawke non accendi MAI una luce (vabbeh che è al verde ma perchè crearsi l'amosfera horror da solo?) ma si arriva alla fine senza tante tragedie insomma.


Due cose mi chiedo.
Fate shhhh con il dito, provate. Dove lo mettete? Davanti il naso credo o comunque appena sotto la punta. Ecco, in America- l'ho scoperto con questo film- la parte superiore del dito arriva appena al labbro superiore. Questa è una perla cinematografica, converrete.
Altra cosa.
Il demone opera da millenni.
Ma prima, quando non c'era il super 8, come cazzo faceva?

19.3.13

Recensione "Il Figlio dell'altra"


I figli sono quelli che si crescono o quelli che si sono messi al mondo?
"Tu sei il mio terzo figlio" dice Orith a Joseph, il ragazzo che per lunghi 18 anni ha cresciuto credendo fosse sangue del suo sangue. Ma il sangue, in realtà, era di un'altra donna, Leila, perdipiù una palestinese, figuriamoci. E intanto Leila ha cresciuto per lunghi 18 anni Yacine credendo che fosse suo figlio, sangue del suo sangue. Ma il sangue in realtà era di Orith, perdipiù un'ebrea, figuriamoci. Ma quando ci sono di mezzo due donne, due madri, il mondo è sempre in buone mani perchè il loro amore può sorreggerlo da solo, nemmeno fosse Atlante.
In questo splendido La Figlia dell'altra (altra perla del cinema francese di cui non riuscirò mai a smettere di tessere le lodi) i concetti di madre, padre e fratelli si mixano in un maniera perfetta a quelli di Madre, Padre e Fratelli, la patria, il proprio Dio, il proprio popolo. Le basi di partenza erano quelle di una santabarbara pronta ad esplodere ma la regista (una donna, of course) riesce nel miracolo di non approfittarsi del contesto, di non cercare la tragedia o il drammone e raccontare invece tematiche anche importanti in un'atmosfera pacata, maledettamente verosimile, un'atmosfera di sentimenti instabili, di personaggi che devono scegliere, capire e aiutarsi l'uno all'altro. L'umanità, intesa come genere umano, che viene fuori dal film è orgoglio di sè stessa, tutti riescono alla fine ad ascoltare il proprio cuore e la propria testa e a capire che alla fine quello che nella vita conta di più sono gli uomini, non dove, come o con quali precetti sono cresciuti.



E non è un caso che l'attenzione maggiore, dopo la prima parte introduttiva incentrata sui genitori, sia poi spostata tutta nei figli. Il concetto di Fratello, vera e propria istituzione del popolo arabo (come l'africano) viene affrontato in tutti i versanti possibili. Ci sono Yacine e Joseph, i due ragazzi scambiati appena nati, nessuna parentela effettiva tra i due ma un senso di riconoscimento totale nel vivere la medesima condizione di figli scopertisi non naturali. E' davvero incredibile come quasi mai tra i due si instauri un processo, tra l'altro molto condivisibile, di odio o invidia per l'altro, l'altro che è in realtà il figlio naturale di quella madre che si è amata per 18 anni. La loro amicizia, quella di un palestinese che ha vissuto da ebreo (tra l'altro con un senso di appartenenza mostruoso) e quella di un ebreo che ha vissuto da palestinese (ma che L'Europa, Parigi, ha smussato nel suo lato più politico del termine) è qualcosa che, buonismo o no, fa bene al cuore. Ci sono poi Yacine e Bilal che sono cresciuti insieme e si amavano finchè Bilal non scopre la discendenza ebraica del primo. Tutto il loro legame, tutta la loro storia, tutto l'amore immenso che provavano l'uno per l'altro, tutti i loro sogni svaniscono perchè Bilal,accecato dall'odio decennale della Questione Mediorientale, dimentica in un amen (e non uso una parola ebraica a caso) la vita passata insieme al fratello. Ma, se pur in maniera un pò frettolosa, anche lui capirà e quella stretta di mano con Alon, l'ufficiale ebreo padre di Joseph (o di Yacine...) oltre che rappresentare la sequenza più tesa del film vale più di tante parole. Ci sono poi Bilal e Joseph che sarebbero fratelli di sangue ma che in realtà sono cresciuti entrambi con l'odio verso il popolo nemico. Questo, malgrado nel film sembri il contrario, è forse il rapporto più delicato, quello più denso di significati. Un canto assieme a tavola risolverà (forse) tutto. C'è poi, e nel film sono 30 semplici secondi, il rapporto fraterno più particolare, quello tra Joseph e il piccolo fratellino di Bilal e Yacine (ma in realtà suo) morto bambino, Yoseph che parla vicino quella foto, quella foto che ritrae un bambino praticamente identico a lui ha una forza spaventosa, è come se quel fratellino musulmano morto sia poi tornato nella sua terra nel corpo di un altro. Magistrale.

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Il cast è sublime, la Devos vale sempre il prezzo del biglietto ma non spicca in mezzo agli altri, l'armonia del film si vede anche nelle prove recitative. Malgrado una sceneggiatura che nel finale si perde moltissimo (l'ultimo quarto d'ora è davvero troppo frettoloso, con almeno una scena sbagliata, l'accoltellamento, e risolve troppo facilmente alcuni conflitti) oltre ai superbi dialoghi splendide alcune sequenze come il padre che piange sotto l'auto, le due madri che restano sole davanti al dottore e si guardano o gli sguardi sulla porta quando la famiglia palestinese va a trovare l'altra. Le due madri tentano di guardare tutti ma i loro occhi cercano lo sguardo del figlio naturale a loro "tolto" alla nascita.
E in quella casa, vuoi per caso o per precisa scelta, si formano 4 coppie in cui ogni componente è identico all'altro. In quelle 4 coppie, a mio parere, c'è tutta la "storia" del genere umano. I due padri si parlano con l'odio e la politica, le due madri con il cuore, i due ragazzi con l'intelligenza e il tentativo di riconoscersi, le due bambine con il gioco e una bambola trovata per terra.

( voto 8 )