La recensione di Antonio Niola ad un film di Patrice Leconte che ha come protagonista colui che, mai come adesso, viene considerato uno degli attori più importanti della cinematografia europea, Fabrice Luchini
Interessante e raffinata pellicola francese che ho riscoperto dopo quindici anni.
La sceneggiatura è semplicissima:
una ragazza cerca uno psicanalista ma, sbagliando porta, si ritrova nella stanza di un consulente finanziario.
Inizia una fase di apertura interiore della donna che immediatamente risulta interessante agli occhi dell'uomo, tanto dal travolgerlo al punto di impedirgli di chiarire l'equivoco.
Presto però il nostro protagonista maschile, persona austera e morale, svela di non essere il medico e lei risponde con disinvoltura che già lo aveva scoperto.
Questo diventa solo un piccolissimo particolare trascurabile per entrambi: infatti inizia un controverso rapporto tra i due che si comporteranno per tutta la pellicola come se fossero dottore e paziente.
Per spiegazioni e regolamento vi rimando al post di presentazione. Mi raccomando, il regolamento è importantissimo, leggetelo se non lo avete ancora fatto.
GIRONE HITCHCOCK
KILL BILL LA VITA DI ADELE 2046 FERRO 3 FOXCATCHER IL PETROLIERE ARGO SIN CITY V PER VENDETTA
GIRONE WELLES
MILLION DOLLAR BABY LASCIAMI ENTRARE WHIPLASH APPUNTAMENTO A BELLEVILLE NUOVOMONDO MOON LA GRANDE BELLEZZA BABADOOK AMOUR
GIRONE KUROSAWA
LA CITTA' INCANTATA THE DEPARTED REQUIEM FOR A DREAM STILL LIFE (PASOLINI) ZERO DARK THIRTY TAKE SHELTER TIRANNOSAURO LA PIANISTA (HANEKE) REDACTED
GIRONE KEATON
BATMAN BEGINS UP LA 25IMA ORA IL CIGNO NERO LA SPOSA CADAVERE GRAVITY VIZIO DI FORMA ANTICHRIST IL SEGRETO DEI SUOI OCCHI
La coincidenza è davvero buffa per certi versi, "emozionante" per altri.
L'altroieri notte mi è venuto in mente un progetto all'apparenza folle, ovvero creare un megatorneo per decretare il più bel film del secondo millennio, dal 2000 in poi.
Vi giuro, ho tutte le prove, a questa cosa ho pensato solo intorno alla mezzanotte dell'altro ieri.
E ieri sera, nemmeno 23 ore dopo aver avuto l'idea, non solo la stessa idea era diventata voglia di farlo davvero, non solo la voglia di farlo davvero era diventata azione, ma l'azione si era completata.
Vabbeh, direte voi, 23 ore per fare un torneo bastano volendo.
In realtà il lavoro e la cura che c'è stata dietro, scusate la supponenza, erano quelle che normalmente avrebbero richiesto almeno una settimana di tempo. Quasi mi spaventa vedere quanto poco c'è voluto.
E, forse, se continuerete a leggere capirete perchè.
Ma parlavo di una coincidenza qua sopra.
Insieme a Cigarette Burns l'altro gran episodio di quella serie affatto trascendentale che è stata Masters of Horror.
Un Miike in formissima per un'opera visivamente abbastanza disturbante.
Se odiate gli aghi state alla larga.
Presenti spoiler
Quando vidi e recensii il bellissimo Cigarette Burns (per durata e progetto considerato non un film "normale", ma comunque uno dei vertici dell'horror moderno), mi ricordo che dovunque leggessi notizie riguardo Masters of Horror erano tutti concordi nel dire che l'unico episodio che poteva stare al pari con quello di Carpenter era Imprint di Miike (con terzo incomodo Homecoming).
Devo dire che avevano ragione.
Intendiamoci, per me siamo mezzo punto sotto, ma è innegabile come questo qua sia proprio un gran bel mediometraggio, c'è poco da fare.
Sono quasi 8 mesi.
Ero sicuro fosse passato moltissimo tempo dall'ultima puntata ma scoprire quanto mi ha davvero impressionato.
Purtroppo Ieio è così, l'unica affidabilità che può dare nel suo essere inaffidabile.
E così malgrado mie richieste continue sono passati 8 mesi.
Quasi.
Avrei voluto aprire nuove strade, parlare di altre cose, Caravaggio, Schopenhauer, Severino, magari Kafka, che ne so, sempre col nostro metodo, un pò poco deciso prima e un pò tanto a casaccio.
Ma Ieio è voluto tornare là dove ci eravamo fermati, così, sia per un suo ineliminabile punto preso, sia perchè, forse, una specie di "dove eravamo rimasti" ci stava anche bene in effetti.
E così, per l'ultima volta, promesso, siamo tornati a Leopardi.
Serviva un riepilogo generale, serviva un one man show di Ieio che le declamasse tutte insieme le poesie del Giacomino.
Ora, il video magari è noiosissimo, lo so, e per chi ha visto le altre puntate sa anche tanto di deja vu e deja sentu, però, va ammesso, trovare qualcuno in Italia che declami a memoria tutte ste cose e con questa passione non è facile.
Per mettere un punto finale Ieio si è scritto anche tutte le parafrasi (da solo, non copiandole) e le ha consegnate a Tommaso, che le ha poi messe nel video.
Magari è noioso, lo ripeto, ma sentire e leggere Leopardi in questa maniera magari può far bene a chi lo conosce poco ed ha bisogno di metodi originali per avvicinarvisi.
Nel video potrete comunque conoscere i tre compagni di vita a 4 zampe di casa Armellini, la storica Zoe (forse dal film prodotto da Tarantino?), il mitico Lapo (E' 'l Can) e il nuovo Ramino.
Quest'ultimo lo vedrete anche fare un numero alla Manolo su un albero.
Il video parte da un luogo molto importante per Ieio, il luogo dove ha sepolto 3 gattini, e finisce con una dedica ad una persona a noi cara che se ne era andata proprio quel giorno, il giorno di Pasqua.
Serenamente.
Io e Ieio cantavamo a tavola a squarciagola il pezzo che sentirete a fine video e poi, d'improvviso, arriva quella telefonata che spezza il canto, la serenità e la gioia di quella tavolata.
Ciao Zio.
A te dedichiamo quest'Infinito.
Alla luna (Ricordanza), Recanati, 1819-20
La Ginestra (Il fiore del deserto), Torre del Greco, 1836 Canto notturno di un Pastore errante, Recanati, 1829-30 Palinodia al Marchese Gino Capponi (VI), Napoli, 1834-35 A sè stesso, Firenze, 1833 L'Infinito, Recanati, 1819
Una puntata fantastica della rubrica (di)(de)genere di Giorgio.
Un rape & revenge che solo un cultore come lui poteva conoscere.
Un grandissimo post.
Una ragazza è rapita, drogata e costretta a prostituirsi. Per punizione il suo pappone le cava un occhio e i suoi genitori, ricevendo delle false lettere piene di odio, si suicidano. La ragazza farà strage di tutti coloro che si sono approfittati di lei.
Il Rosa dei corpi, il Rosso del sangue e il Nero della morte.
Questi sono i colori della Vita e stanno tutti attaccati alla protagonista del film, a quella benda che si abbina con i suoi vestiti (Tarantino s’ispirerà per il personaggio interpretato da Daryl Hannah in Kill Bill proprio a questa caratteristica della protagonista).
Questo film fa parte della Promessa (2/15), sono tremendamente in ritardo...
Sin dai primi minuti mi è venuto naturale paragonare questo bel horror, opera prima tra l'altro, a quello che è forse il più bel film realizzato da Ti West, il regista più gettonato tra quelli della new wave horror. Mi riferisco al notevole The House of the Devil, omaggio di impressionante cura al cinema di genere degli anni 80. Anche qua ci troviamo davanti ad un'opera dallo stile e tematiche molto retrò, certo meno radicale del film di West come operazione, ma comunque molto "riconoscibile".
Secondo me c'è un falso mito, ovvero quello che nel cinema moderno molto spesso si faccia uso del bianco e nero.
Sapete che amo molto le statistiche.
Ebbene, credo che i film moderni (non mi faccia le pulci qualche storico sull'uso di "moderno", io qua lo intendo, pressapoco, dagli anni 90 in poi) che per qualsiasi motivo hanno rinunciato al colore non arrivino al 5% del totale.
E mi sto tenendo largo...
Ci tengo a dire che sto parlando di cinema distribuito perchè, invece, tra quello nascosto, autoprodotto o non distribuito la percentuale aumenta sensibilmente.
Io, lo confesso, il B/N moderno lo amo molto, non mi ha mai praticamente dato nessun fastidio.
E' sempre difficile capire quanto questa scelta abbia senso, se sia solo stilistica (e, anche fosse, è un delitto?) oppure abbia un senso molto più legato al film stesso (ambientazione, mood, metafora).
In ogni caso come al solito mi sono messo a spulciare il blog ed ho cercato 15 film di epoca moderna, modernissima (praticamente tutti dopo l'anno 2000, come mio solito) che abbiano optato per il bianco e nero.
E ne ho trovati 15 giusti giusti tra quelli visti e recensiti qua.
Poi certo, avremmo gli Schindler's List, gli American History X, L'odio, L'uomo che non c'era, Pi greco-il teorema del delirio, Good Night and Good Luck, Ed Wood, Clerks, quelli di Bela Tarr e altri, ma non vi credete che siano così tanti, faticheremmo ad arrivare a 40 totali (sempre tra i distribuiti intendo).
E nel cinema recente segnalo Blancanevies, Frances Ha, il Kaspar Hauser italiano e il Frankenweenie lungo di Burton.
Sia nei titoli citati che in quelli che comporranno la lista (un totale di circa 25 e, incredibile, nessun brutto film) non vi posso assicurare che il b/n sia radicale perchè magari alcuni, non mi ricordo, hanno degli sprazzi di colore.
Metto subito il più "forzato". Perchè in realtà per metà, la metà di Max, è un film in bianco e nero, per metà, la metà di Mary, è caratterizzato da colori smorti sul marrone.
Ma credo che le due colorazioni in qualche modo sempre di un mondo in bianco e nero, malinconico e triste, raccontino.
E poi sti giorni qua e altrove ne sto parlando tanto, ogni volta che posso pubblicizzarlo lo farò
Un film autoprodotto, realizzato da una troupe, praticamente, di una sola persona.
Imperfetto, certo, eppure non banale.
C'è un forte messaggio di fondo e un'anima dietro.
Ai confini del thriller esistenziale un film che racconta di vite perdute che hanno il solo desiderio di perdersi definitivamente.
(attenzione, locandina bella ma per certi versi fuorviante, trovate le immagini, più indicative, all'interno del post)
presenti spoiler
chiunque lo vuole vedere mi contatti in privato o contatti direttamente il regista a klaverna@libero.it
Finalmente, mesi dopo l'ormai cult Possessione Demoniaca, torniamo a parlare di un'opera autoprodotta.
Amatoriale la chiamerebbe qualcuno, ma in moltissimi casi l'accezione è assolutamente sbagliata e fuorviante.
Amatoriale, in genere, presuppone anche un giudizio di valore (basso), mentre in realtà andrebbe più riferito ai mezzi a disposizione, all'inesperienza dell'autore (e di altre componenti, come gli attori) o comunque a dati quanto più oggettivi possibile.
Non poteva mancare la recensione di uno dei film più attesi dell'anno.
Ma, ovviamente, non potevo farla io che al primo omino che vola col mantello e al terzo palazzo distrutto a capocciate inizio a sentimme male.
Quindi è giusto che la facesse uno che il genere, invece, se lo mangia a colazione, Domenico.
Buona lettura.
Ho atteso questo film con grande trepidazione fin da quando, nel 2013, fu annunciato che nel seguito de “L'uomo d'acciaio” ci sarebbe stato nientepopopopopopodimeno che Batman in carne, mantello e cazzotti. In quel preciso istante tanti di noi hanno vissuto un'esperienza mistica ad un passo dall'estasi. Per chi non bazzica il mondo dei fumetti questa notizia sarà apparsa curiosa nel migliore dei casi, mentre nei restanti sarà scivolata via come acqua di ruscello. Ma per chi conosce casa DC (voglio però premettere che io non mi reputo affatto un esperto in materia) questa notizia ha preannunciato uno di quegli eventi che la comunità nerd agognava da anni, i più matusa addirittura da decenni, dal momento che, sulle pagine piene di nuvolette parlanti, gli scontri tra il vigilante pipistrello di Gotham e l'alieno onni(quasi)potente di Metropolis iniziano moltissimo tempo fa, ed hanno sempre avuto una spiccata tendenza recidiva.
Comunicazione di servizio 1: ragazzi, volevo esultare insieme a voi. Nello "storico" post del quiz, quello dove avevate(mo) indovinato 53 titoli su 54, ho finalmente scoperto l'ultimo tassello mancante. Sì, è vero, sono uscite le soluzioni, ma credo che sapere quale fosse quel film con i due fiumi ormai interessasse a tutti, a prescindere dal metodo usato per saperlo.
Era Poetry
Numero 2: Ai non iscritti alla pagina facebook (o amici fb) volevo dire che io ogni tanto "spaccio" i link di film introvabili.
Questi link me li trova sempre Chiara. Ad esempio questi due giorni ho quello di Laurence Anyways di Dolan e quello di Seul contre tous di Noè. Sono entrambi in scadenza, 2,3 giorni, chi li vuole si faccia avanti. Ovviamente in sub ita. Su facebook sono stati molto richiesti (9 il primo, 11 il secondo)
Non sarà diffusissimo ma nemmeno raro trovare nel cinema dei film che in qualche modo sono figli di un esperimento precedente, magari un cortometraggio, magari dello stesso autore.
Trovo molto affascinante questo iter "stesso autore-cortometraggio originale-film lungo sviluppatosi dal corto".
Innamorato di Mary and Max decido di vedere il corto precedente di Elliot, Harvie Krumpet.
In realtà non sapevo affatto se e quanto potesse somigliare a quel capolavoro di lungo visto pochi giorni fa.
Beh, Harvie Krumpet è in tutto e per tutto il piccolo genitore di cotanto figlio.
E' impressionante ritrovare così tante tematiche, così tanti personaggi, così tante frasi e così tante scene.
Ecco, sarebbe un errore gravissimo considerare queste somiglianze come un difetto visto che quasi tutti i film che vediamo alla fine derivano da qualcosa (un libro, un racconto, un corto, sono remake di un altro film, si ispirano ad un altro, etc..).
Qui la cosa va vista solo in senso virtuoso visto che abbiamo un autore che prima si è inventato un piccolo corto (tra l'altro in stop motion, sapete che fatica c'è dietro), e poi, anni dopo, ha preso quella prova d'autore e l'ha resa opera completa.
Non voglio fare una vera recensione, vi dico solo di vederlo.
Chi ha visto Mary and Max probabilmente lo troverà molto meno potente, chi si avvicina ad Elliot per la prima volta credo possa trovarlo bellissimo.
E difatti lo è, citando Chigur.
Voglio solo elencarvi i punti in contatto che ho trovato tra le due opere, poi troverete direttamente il video del corto.
I brividi perchè questo brano con cui inizia che è anche quello del finale di Seul contre tous che, appunto, ho linkato su facebook proprio lo stesso giorno.
Somiglianze tra corto e film
- in entrambi i film c'è una voice off che racconta vite, caratteri e manie dei personaggi, sia attraverso le sole parole che con vere e proprie scene, anche flash back
- Abbiamo ancora il tema della malattia mentale, in MAM fu l'Asperger, qua la sindrome di Tourette e l'Alzheimer
- Anche qua i personaggi sono stati vittima di bullismo, anche violento
- Come Max collezionava "facce" Harvie colleziona "fatti". Ed entrambi li scrivono in un taccuino che tengono sempre con sè
- Genitori morti, anche qua
- Harvie è un immigrato polacco in Australia. Immigrato era anche Max negli Usa
- C'è un lavoro in catena di montaggio quasi identico a quello del babbo di Mary. Lì il padre attaccava i fili dei filtri del thè, qui si staccano dei fili dalle mutande. Ma la scena è praticamente identica
- Harvie è continuamente licenziato, come accadeva a Max. E il fatto della sua "stupidità" (almeno secondo la società) è decisivo
- Le due case sono quasi identiche
- Entrambi passano un lungo periodo in ospedale in seguito ad un incidente
- Il "carpe diem" che almeno per un periodo sembra cambiare la vita di Harvie è molto simile all'insegnamento "Ama per primo te stesso" visto su Mary and Max
- Anche qui ci sarà un matrimonio che sembra colorare, almeno per un breve periodo, la vita dei protagonisti
- E anche qua ci sarà poi una lenta discesa agli inferi dovuta alla depressione. Interessante notare che questa "parte" della vita di Harvie sarà invece poi scritta su Mary, non su Max
- E, appunto, anche qua avremo un tentato suicidio
- Ci sarà poi l'accenno allo scambio epistolare Usa-Australia (identico) tra Harvie e sua figlia. Questo aspetto diventerà quello portante nel film lungo
Un film tenero, dolcissimo e a suo modo originale che viene dalla Francia.
Tre rapporti improbabili.
Sei solitudini che provano, almeno per pochi giorni, a non esser più tali.
Chi mi conosce sa benissimo come io adori i rapporti improbabili.
Io posso dare confidenza ad un bambino di 8 anni e ad un vecchio di 80.
La videoteca -e se avete letto i miei racconti lo sapete già - esaltò questa mia caratteristica di poter diventare amico, o comunque non sentirmi a disagio, con chiunque mi si presentasse davanti.
Giocavo a pallone coi bambini sul piazzale e poi facevo amicizia con gente strana all'interno del negozio.
Ecco, c'è solo una categoria di persone con la quale non riesco proprio a socializzare, gli snob.
I vanesi, gli egocentrici, i supponenti, chiamateli come volete, ma io li metto, per far prima, tutti sotto la categoria di snob.
La lettrice (e amica) Dolly, una delle più difficili fa gestire nel blog, mai accomodante, spesso polemica, dal carattere fumantino tipico della terra da cui viene, pochi giorni fa mi propone una tematica per realizzare una lista delle mie.
gestinel blog,mai accomodante, spesso polemica, dal carattere fumantino tipico della terra da cui viene, pochi giorni fa mi propone una tematica per realizzare una lista delle mie.
Lei "Perchè non ne fai una che racchiuda celeberrime scene tratte da cene, pranzi, etc...?"
Io: "Col cazzo, è un lavorone, per ogni film devo ripensare ad ogni scena, manco morto, falla te se vuoi"
"O.k"
"Ecco, brava, ti aspetto allora"
E l'ha fatta, anche in pochissimo tempo.
Ed è una grande lista, molto eterogenea, molto pensata. Si è anche presa la briga di cercare tutti i video.
Intorno ad una tavola ci si può divertire, si possono dire cose importanti, si può piangere, si possono provare tensioni insostenibili, si può incrociare lo sguardo giusto, ci si può sentire parte di un gruppo o esclusi dallo stesso.
La tavola, il cibo, sono spesso luoghi e mezzi in cui attorno accadono cose importantissime della nostra esistenza.
Del resto rappresentano l'unico luogo e l'unica azione con cui abbiamo a che fare ogni giorno.
O almeno noi fortunati che possiamo.
Vi lascio a lei, alle sue scelte.
Molto timidamente ne aggiungo alla fine cinque anche io, perchè credo siano imprescindibili in una lista così.
E, come al solito, aspetto voi
PRANZO DI FERRAGOSTO
Alla fine il pranzo , organizzato tra mille difficoltà , raggruppa attorno al tavolo la piccola comunità di anziane signore gestita , se così si può dire , da uno splendido Gianni , badande , tuttofare, figlio adottivo ...
un mare di problematiche legate alla vecchiaia e raccontate con finta leggerezza e tanta compassione .
Citando una famosa pubblicità dei miei tempi non è un traguardo grande, che ci sono blog che ci arrivano in nemmeno 3 anni a sta cifra, non in 7, ma un grande traguardo sì, che questo invece di blog è sempre stato malfermo sulle sue gambe, poteva crollare dopo 1 di post, dopo 10, dopo 100.
Ed invece eccoci qua.
Ho una particolarità, i film che voglio più vedere li rimando di continuo.
Anche per questo ho creato La Promessa, per costringermi a vedere cose che altrimenti avrei rimandato e rimandato.
Voglio vedere Mary and Max dal 2010.
Non trovavo mai la sera e la motivazione giusta.
Se ne stava lì, come una bottiglia di champagne che teniamo nascosta a prender polvere perchè non troviamo mai il motivo di aprirla.
Sì, ma più polvere prende più acquista valore però.
L'ho voluta stappare ieri sta bottiglia.
Il tappo è partito con uno schiocco strano, al tempo stesso dolcissimo e malinconico, ha colpito il soffitto e poi è tornato giù e me lo sono ritrovato in mano.
Ha colpito me insomma, magari porta fortuna.
Ho bevuto e quello che ho bevuto era buono come immaginai nel 2010.
Lo dedico a me, a sto posto, a voi, al cinema.
E a tutti i Mary and Max di questo mondo.
Che un giorno possano trovarsi.
presenti spoiler nel finale
Mary ha una voglia sulla fronte di color marrone, come la cacca.
Dopo parecchi mesi torna Miriam e la sua cavalcata nella filmografia di Dario Argento (trovate le altre puntate nell'etichetta).
Siamo ormai all'ultimo Argento, il peggiore.
Anche se, a mio parere, il film successivo a questo qua, Nonhosonno, ci regalerà un pò del buon vecchio Dario.
Sicuramente ci troviamo davanti ad uno dei suoi più brutti film.
Possiamo dire che questo è Il Fantasma di Dario, in tutti i sensi.
Al solito, passione, competenza (Miriam fa una carrellata di tutti i fantasmi dell'Opera portati al cinema) e tanto divertimento.
Ci eravamo lasciati alla Sindrome di Stendhal e avevo iniziato a scrivere un post su Il fantasma dell’opera, un film che ho faticato a recensire e che mi dispiace attribuire a Dario Argento per svariati motivi:
1. È orribile
2.Tra tutti, anche quelli brutti, sicuramente uno dei meno argentiani in assoluto; non c’è una traccia che sia una dello stile del Maestro
3. Julian Sands è un cane quasi peggio di Asia Argento (Lon Cheney, santo cielo)
4. Il film è una sorta di love story che appiattisce in ogni modo il rapporto tra i due protagonisti per il semplice fatto che IL FANTASMA DOVREBBE ESSERE DEFORME E ORRIPILANTE non un essere umano normale con le unghie e i capelli un po’ troppo lunghi a cui piacciono tanto i ratti (altrimenti pare la solita romcom alla Kiss Me con tanto di makeover e qualche morto qua e là, che non spaventa nessuno, però)
Proprio nel giorno in cui il Belgio (e noi con lui) sta piangendo l'ennesima tragedia dell'odio io mi ritrovo per caso a parlare di un film di quelle parti.
Ipnotico, sospeso nel tempo, antinarrativo.
Esteticamente superbo.
Talmente ossessionato dal togliere da risultare difficile capirne il senso.
O vi ci perdete, o no.
Che strano trovarsi ieri sera a vedere un film belga, avere la voglia di parlarne stamattina e poi svegliarsi e vedere quello che è successo a Bruxelles.
Non è la prima volta che mi capitano questi cortocircuiti strani, ci devo riflettere.
Eh, perchè io questo Belgio mai ferito e impaurito come adesso (ma chi non lo è?) stamattina volevo esaltarlo per la sua cinematografia.
E non so se quello che è successo mi blocchi un pò o, al contrario, mi dia ancora più voglia di farlo.
Ma se già la strategia del terrore condiziona la vita non deve condizionare le parole, sarebbe la fine.
E allora eccomi ad esaltare una cinematografia che mi sta regalando perle su perle da anni, da Ben X ad Alabama Monroe, da Mr Nobody a Calvaire (a proposito, mi parlano benissimo anche degli altri Du Weltz). Senza dimenticarci i Dardenne e tanti altri piccoli grandi titoli che potrei stare qui ad elencarvi.
Visto che tanto c'è poco da fare, io le serie non riesco proprio a vederle (o almeno quelle a più stagioni) era ora che qualcuno cominciasse a parlarne.
Lo farà un mio omonimo, Giuseppe, vero appassionato. In ogni caso, come sempre, la porta è aperta, chiunque voglia contribuire lo può fare.
Come prima puntata di questa sua rubrica Giuseppe non poteva non partire da quella che viene considerata più o meno da tutti come una delle più grandi serie mai realizzata, se non la più grande.
Vi lascio, spero, in buone mani (io non leggo di cose non viste, brutto vizio).
Mi chiamo Giuseppe e chi mi conosce sa che adoro le serie tv.
Questa mia piccola passione è iniziata molto tempo fa, così tanto tempo fa che non ricordo minimanente quale sia stata la prima che ho effettivamente iniziato a seguire seriamente.
Un film potenzialmente formidabile che, per costruzione, ahimè, alla fine non lo è.
Come se la somma delle parti non corrisponda al totale delle stesse.
Ma sempre di grande cinema, sempre di Coen, stiamo parlando.
Buffo che dopo i fratelli da rosetta alla mortazza Manetti mi ritrovi, praticamente per caso, a vedere il giorno dopo l'ultimo film dei fratelli cinematografici più famosi del pianeta, quei geniacci dei Coen.
Anche perchè ormai i Wachowski (oh, lo scrivo a memoria il cognome, io non riesco a controllar niente quando parto) fratelli non son più, ma sorelle.
Beh, passare da essere fratelli, poi fratello e sorella e infine sorelle è qualcosa di straordinario, altro che Matrix.
Ma torniamo ai Coen, che loro il grande, grandissimo cinema, lo sanno fare. E da decenni ormai.
Ave Cesare è il raro esempio di un film che sfida qualsiasi legge matematica.
Una sequela di scene deliziose, alcune irresistibili, che non porta ad un film altrettanto delizioso ed irresistibile.
Come se la somma delle singole parti non rappresenti il totale delle stesse.
Sicuramente il loro film più ambizioso e "grande", almeno negli spazi e nella scrittura.
Ma, a differenza di quello che dicono quasi tutti, forse non il migliore.
E così abbiamo visto tutto dei fratelloni romani.
Come ho già detto più volte posso tranquillamente affermare di essere un loro piccolo fan.
Del resto come si fa a non essere fan di due che da 15 anni si barcamenano in questo mondo senza riuscire mai letteralmente ad esplodere, di due che hanno passione e mestiere infinito, di due che hanno sempre piccole ma allo stesso tempo grandi idee.
E poi che bello vederli affrontare, alakubrickdenoaltre, ogni volta un genere diverso, dall'inclassificabile Zora la vampira al thriller da camera Piano 17, dalla fantascienza da cucina de L'arrivo di Wang all'horror da scantinato di Paura.
Ecco, non è un caso se ho citato varie stanze.
Perchè questo era un pò il marchio di fabbrica (mezza scelta, mezza necessità) dei film dei Manetti.
Room ha portato addirittura a due liste (oh, gli argomenti finiscono prima o poi eh...). Dopo quella sui film "in una stanza" ho pensato di farne una segnalando tutte le interpretazioni di attori bambini che, in qualche modo, mi sono rimaste nel cuore.
Come sempre in queste mie rassegne cercherò di limitarmi ad un cinema molto recente e non conosciutissimo ai più, con tutte le piccole eccezioni possibili.
Ora, senza andare a scomodare Shirley Temple (sapete che il non faccio mai post "storici") qualche titolo fuori dalla lista va segnalato, per forza.
Il Danny de Shining, Osment ne Il Sesto Senso, quel disgraziato di Culkin ai tempi in cui perdeva gli aerei, il Giosuè de La vita è bella, Jamie Bell in Billy Elliot.
Oppure, per andare ad anni più recenti i due bambini de Il Bambino con il pigiama a righe, il figlioletto di Miss Violence, l'indimenticabile bimba di Little Miss Sunshine (rivista l'anno scorso in Maggie...).
O la Ronan de Espiazione e il bimbo di Boyhood, per citare due film simili per struttura (con lo stesso personaggio visto in età diverse)
E poi tra i film che, a differenza di quelli citati finora, non ho visto, c'è il figlioletto di Smith nel film di Muccino, il teppistello diThis is England e l'inquietante bimba (?) di Orphan...
E poi tutti quelli che vorrete aggiungere voi, anche di tanti anni fa.
Interpretazioni che vi sono rimaste nel cuore, a prescindere anche dal ruolo e dal minutaggio del bimbo.
Provo a tirarne fuori qualcuna anche io.
La maggior parte dei titoli, lo vedete da soli, portano alle recensioni