28.6.19

Recensione: "Styx"


Un film che non potevo vedere in un momento più opportuno.
Consiglio di farlo anche a voi.
Una donna, medico, una mattina parte per un viaggio in mare in solitaria verso un'isola remota, in mezzo all'Atlantico.
Sembra di ritrovarci in uno di quei film sulla fuga dal mondo per ritrovare sè stessi.
Poi, però, accadrà qualcosa che modificherà completamente il viaggio della donna e il film con essa.
Styx, lo Stige, è il fiume dell'odio, un fiume che diventa mare, un mare che diventa oceano, un oceano che diventa simbolo di vita e di morte, di scelte umane e di altre incomprensibili

pesanti spoiler dopo la metà


Davvero incredibile che io, senza sapere nemmeno di che parlasse, abbia visto Styx questi giorni.
Per favore, cercate di vederlo anche voi, questo sarebbe proprio il periodo migliore.

Una delle tipologie di film che amo di più.
Quella dei film fatti col nulla, pieni di assordanti silenzi, in cui le cose accadono ma non c'è bisogno ogni volta di spiegarle, quella dei film a effetto farfalla, e non per il significato che gli date voi, no, per quello che intendo io, ovvero quella dei film che nascono in un modo e poi si trasformano in altro.
Ci sono davvero quasi tutte le cose che cerco nei piccoli film in questo bellissimo Styx, opera talmente attuale che mi porta a definirla necessaria e io, se mi leggete da tempo, sapete che sto aggettivo non lo uso praticamente mai (anche se abuso di altri).

Siamo a Gibilterra, terra se ce n'è una simbolo di confine e approdo.
Nella prima scena vediamo una scimmia aggirarsi per muri e tetti (forse a significare come ogni terra è alla fine di tutti e anche a richiamare quello che invece andrà a ricercare lei, ovvero un'isola incontaminata di soli animali).
Poi un incidente stradale.
Poi i soccorsi.
E poi siamo dentro l'autoambulanza, un medico, un infermiere, la situazione che si stabilizza.
Stacco.
Adesso c'è quel medico, quella donna, pronta a partire in barca a vela.
La vediamo caricare la barca di provviste ed acqua, poi partire.
Non sappiamo se quella fosse una "vacanza" programmata, non sappiamo se sia una decisione improvvisa, non sappiamo se lei ha mollato il lavoro o si assenta solo un pò, non sappiamo nemmeno se quello che vediamo è il giorno dopo l'incidente o giorni (o mesi) dopo.
Non sappiamo nulla, solo che un giorno quella donna ha deciso di partire.
La sua meta è l'Isola di Ascensione, un'isoletta persa nell'Oceano Atlantico a metà tra l'Africa e il Sud America.
La donna calcola con una mappa e un compasso la distanza da fare.
L'isola è lontana, si parte.
Si dice che sia un luogo incontaminato di cui ha parlato Darwin, la donna ne è tremendamente affascinata tanto che spesso legge il libro in cui se ne parla.
Un medico abituato a salvare persone e vivere lo stress degli "altri" che decide di staccare da tutto e da tutti, prendere tempo solo per sè stessa, da sola, in un viaggio in solitaria molto duro e difficile, roba per gente esperta.
Ero pronto per vedermi questo film sulla fuga dal mondo, sulla riscoperta di sè stessi, sul dare un senso alla propria vita.
No, Styx sarà un film che parlerà di tutt'altro, anche se, forse, la riscoperta di sè stessi e il dare un senso - o un non senso - alla propria vita restano lì, immutati, solo che ci si arriva attraverso un percorso diverso.

La donna gestisce la barca alla perfezione, comunica con la Guardia Costiera, si fa un tuffo in pieno oceano, ha una serenità interiore pazzesca.
Ed è il caso di parlare allora di Susanne Wolff, l'attrice che interpreta quella che, sempre che io non ci abbia fatto caso, è la donna senza nome del film.
Una prova pazzesca quella dell'attrice tedesca, e non solo a livello recitativo (sguardi stupendi, forza, dignità, coraggio) ma anche fisico.
Faccio fatica a pensare che la Wolff non abbia esperienza "nautica" vista la destrezza e la forza con cui affronta ogni scena.
Una prova massacrante che in almeno un paio di scene raggiunge davvero il limite che si può chiedere a un attore.
Straordinaria.


Arriva una tempesta perchè, si sa, non esiste nella storia alcun film di mare senza tempesta.
C'è un'inquadratura magnifica laterale in cui sembra che ogni volta la barca sia stata completamente inghiottita dalle onde, per poi riemergere.
La donna passa la tempesta, ma quella atmosferica era molto meno pericolosa di un'altra tempesta, molto più umana, che la sta per colpire.
E qui il film cambia, totalmente.
E da film intimo ed esistenziale diventa opera attualissima e di denuncia.
La donna vede un peschereccio.
Prova a contattarlo via radio, nessuna risposta.
Poi col binocolo si accorge che in quel barcone ci sono tante persone, e in chiarissima difficoltà.
Sono migranti, l'imbarcazione è ferma, in avaria, e loro non possono far nulla.
Anche loro, però, si sono accorti della barca a vela della donna.
Le chiedono aiuto, qualcuno si butta in mare, un ragazzino riesce a raggiungerla.
Tra l'altro la scena in cui la donna riesce a tirar dentro la barca Kingsley, il giovane migrante, è forse la più bella del film, nonchè scena madre.
La viviamo completamente, in tutta la sua fatica, senza stacchi, una donna che cerca disperatamente di tirar su un corpo "morto", esanime, rischiando seriamente di non farcela per lo sforzo.

Una scena che altri registi ci avrebbero mostrato in un minuto e con 2,3 stacchi di montaggio.
Perchè scena madre?
Perchè rappresenta l'anima e il messaggio del film.
Mentre ci sono persone, istituzioni e Stati che non fanno nulla per aiutare altri esseri umani ci sono persone che, invece, singolarmente, rischiano la propria vita per salvarne anche solo una.
Il contrasto tra quello che fa la donna in tutto il film e il mutismo e menefreghismo dei canali istituzionali è grandissimo.
Il primo dialogo con il soccorso è straordinario in questo.
La donna, nella "telefonata", fa sempre riferimento al barcone e ai migranti mentre dall'altra parte le domande sono sempre e solo riferite a lei e alla sua barca.
In questo misunderstanding c'è tutta la disumanità e l'assurdità di leggi e disposizioni che, anche nel caso abbiano basi condivisibili, non possono scavalcare in questo modo la tragedia umana.
Paragonerei queste situazioni a quei malati che a volte sono stati lasciati morire negli Usa perchè sprovvisti di assicurazione medica.
Styx diventa così una specie di horror, sia per lo spettatore che vede morire persone senza che nessuno, pur allertato, intervenga (anzi, sarebbe più giusto dire "non vede", ma "sa" che stanno morendo - nel film non c'è mai spettacolarizzazione o mostra di questo -)  sia per la stessa donna protagonista, che in poche ore vedrà distruggere completamente tutto quello che sapeva o immaginava dell'uomo.
Non a caso nel finale il suo volto attonito, il suo non parlare, non è solo quello di chi ha vissuto una tragedia ma, piuttosto, quello di chi ormai non crede più a nulla, di ha visto l'inferno e quello che l'uomo, senza nemmeno starci minimamente male, è capace di fare.


Nella sua memoria più che la vicenda di Kingsley e quello che vedrà nel barcone resteranno le sue telefonate ai soccorsi, con quella serena ma perentoria maniera in cui le dicevano di "stare alla larga".
Non solo, un pò come avvenne nello straordinario The Guilty, quella donna avrà per sempre la sensazione che pur dando tutto sè stessa, pur mettendo l'anima per salvare gli altri, involontariamente è stata proprio lei ad averne, forse, causato la morte.
Intendiamoci, quegli uomini erano ormai destinati a morire ma è la presenza della barca a vela ad avergli dato quella falsa speranza che poi li ha spinti a buttarsi in mare.
Immaginate la psiche di una donna che è partita per isolarsi dal mondo e dal suo lavoro, che ha incontrato un ragazzino in mare, che ha visto morire persone senza che nessuno abbia voluto aiutarle, che ha fatto di tutto per salvarle (anche a rischio di morire...) e che in più sa che involontariamente la colpa è anche sua.
Cercava la serenità, troverà una tragedia e anche la beffa di aver dato tutto per evitarla senza riuscirsi, anzi, causandola.
Sono sensazioni che ti ammazzano queste, quelle in cui senti di aver dato tutto senza che sia servito a niente. Quelle in cui percepisci un'ingiustizia perfetta e devastante, quella che sia stata punita una persona che come te ha fatto tutto il meglio.
Mentre chi fa il peggio se ne sta là, tranquillo.
Questo è un film che ti resta dentro, ti restano dentro le immagini dell'oceano immenso e magnifico, ti resta dentro quel bambino con la maglietta di Ronaldo, ti resta dentro quando lo vedi parlare nella sua lingua e piangere, e c'è quella donna fortissima che invece non piange nè perde mai lucidità, che prova a fare tutte le cose giuste senza che nessuno l'aiuti.
E pensi anche alla sua coscienza, a quando "scappa" via con la sua barca sapendo che dietro di lei altre persone stavano per raggiungerla, a quanto deve essere difficile accettare di "uccidere" qualcuno.
Ma la scena simbolo (insieme a quella che ho citato più sopra) del film è forse quella in cui Kingsley getta in mare tutte le bottiglie d'acqua, e ad ogni bottiglia dà il nome dei suoi compagni morti in mare. L'acqua è simbolo di vita e sopravvivenza, la scena è magnifica.
Styx è un film privo di orpelli che racconta una vicenda singola e collettiva in maniera secca, senza una parola di troppo o un'immagine fuori posto.
Sicuramente è anche un film di denuncia e quasi mai questa denuncia è forte come adesso.
Nessuno dice che la questione è facile, che tutti dovremmo salvare tutti, che non ci debbano essere leggi che regolino questa specie di apocalisse umana che stiamo vivendo.
Ma la vita umana, e questa non è retorica, va sempre davanti a tutto.
Io non mi butterei in una casa in fiamme dove sta bruciando qualcuno, io non mi tufferei in un oceano dove annegano persone, no, non farei mai niente di tutto questo.
Ma che si lascino morire persone in maniera "politica" e fredda è inaccettabile.
Stare lì seduti a vederli morire quando basterebbe un attimo, e senza rischi, a salvarli.

Styx sapete che significa?
E' lo Stige, uno dei fiumi dell'Inferno.
Titolo bellissimo per rappresentare quel mare diventato ormai morte e inferno per migliaia di persone.
Ma lo Stige, etimologicamente, significa "fiume dell'odio".
Credo non debba aggiungere altro

8

13 commenti:

  1. Non sapevo nulla di questo film. Mi sono fidata del tuo entusiasmo (as usual) ma mi sarei davvero aspettata di vedere tutt'altra cosa. E sono rimasta sorpresa, commossa e profondamente turbata. Scarno ma davvero potente. Bello. Grazie per la visione e per la bella recensione.

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    1. bravissima...

      secondo me questo è uno di quei casi che se sai prima un pò te lo rovini

      è un film che sembra un'altra cosa all'inizio

      grazie a te per il bel commento ;)

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  2. Un film davvero sorprendente e bellissimo, fotografia stupenda e tema attualissimo. Complimenti per la recensione :) Susanne Wolff è davvero bravissima

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    1. tutte le parole esatte :)

      (a parte i complimenti a me)

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  3. Vedi Giuseppe? Sei diventato politico pure te. Non nel senso che ti immagino parlare di partiti al bar. Ma nel senso che finalmente ti sento dire chiaramente che se muore qualcuno non sempre è per caso o per destino. No, certe morti sono decise a tavolino, come quelle dei morti sul lavoro o di depressione per mancanza di lavoro, o come queste dei rifugiati. E questo tavolino è un tavolino politico. Che bisogna odiare sennò non siamo più umani.

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    1. sì sì, d'accordo su tutti

      ma infatti sul valore "umano" e alto della politica mai pensato che io ne fossi fuori, anzi...

      i temi umani sono sempre importanti, è il gioco dei partiti, i politici e i teatrini a non avermi mai attirato

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  4. Apparte questo volevo dirti che il film è veramente necessario, come hai detto tu. E la tua recensione fantastica come il 99,9% delle volte

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  5. Ma che si lascino morire persone in maniera "politica" e fredda è inaccettabile.
    Hai detto tutto...pensa che bello se una manina avesse sostituito Dumbo con Styx, quando un noto ministro della nostra Repubblica ha portato la fidanzatina al cinema.
    All'inizio pensavo di vedere un “All is lost” al femminile ma si vede che qui Hollywood è lontana...Bravissimo Fischer e bella scoperta la Wolff

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    1. non sarebbe cambiato niente amico

      quello che visto decine di foto reali di bimbi annegati ed è diventato solo peggio, figurati che gli fa un film...

      grazie mille...

      non conosco quel titolo!

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  6. Visto senza sapere nulla, mi imbatto in un qualcosa che è quasi simile ad un film muto. Lei, la sua barca, il mare, il tempo che cambia .... poi dopo la bufera, la svolta. Non è un thriller, non ci sono gran dialoghi, ma la presa di coscienza è tremenda. Eccellente interpretazione ad impreziosire un film che TUTTI dovremmo vedere. Quelli de ... "i nostri porti sono chiusi" ancora di più

    VOTO ***+

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    1. volevo vedere BRIDGEND, non avevo i sottotitoli, mi è capitato l'occhio su questo titolo (ne ho almeno altri 80 da vedere). L'ho visto pensando fosse un horror (chissà mai perchè) ....
      beh era un horror

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    2. beh, grandissimo ripiego!

      bravissimo che non hai letto niente, vedo che in tanto iniziate a farlo come metodo

      qui non è tanto una questione di spoiler ma che proprio un film che fino a quel momento può esser tutto poi diventa quella cosa, uno si perde proprio quel "cosa diventerà?"

      ovviamente stima anche per il tuo giudizio "politico-etico"

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due cose

1 puoi dire quello che vuoi, anche offendere

2 metti la spunta qui sotto su "inviami notifiche", almeno non stai a controllare ogni volta se ci sono state risposte

3 ciao