1.5.18

Recensione: "Interruption"

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Ancora dalla Grecia un altro film magnifico.
Anzi, stavolta mi spingo a parlare di capolavoro.
Uno spettacolo teatrale viene interrotto da degli uomini armati.
Da quel momento saranno loro, autodefinitisi il Coro, a dirigere lo spettacolo.
Una delle più grandi riflessioni su realtà e finzione che io abbia mai visto.

Un'opera cerebrale, concettuale, colta ma talmente tanto bella e grande da emozionarti

presenti spoiler grandi dopo ultima immagine, quella della ragazza di spalle

E' buio.
E' tutto sfocato.
Intravediamo una luce, poi un volto.
Piano piano quel volto, anzi, quei volti, vengono messi più a fuoco.
Arrivano ad un corpo nudo, il corpo di un vecchio che di lì a poco dovrà morire.
Comincia così Interruption, straordinario film greco (ancora loro, incredibile) che, per quanto mi riguarda, diventerà un vero e proprio punto di riferimento da adesso in poi.
Comincia con questo buio, con queste luci artificiali, con questo passaggio dal fuori fuoco al fuoco. E, attenzione, questi giochi di luce, questi virtuosismi visivi non ci abbandoneranno più, in un film che in ognuna delle sue componenti, anche quella delle luci, diventa metafora di tante cose.
Gli uomini di cui scrivevo poco sopra sono in realtà attori. Attori teatrali che, in un magnifico teatro di Atene, stanno mettendo in scena l'Orestea, tragedia greca di omicidi famigliari, mogli che uccidono mariti e figli che uccidono madri.
Clitennestra uccide Agamennone, suo marito, colpevole in passato di aver fatto uccidere loro figlia Ifigenia e di aver portato adesso dentro casa Cassandra, una bellissima schiava.
In realtà Clitennestra ha un amante, Egisto, con il quale aveva escogitato il piano.
La scenografia essenziale, il palco del teatro completamente spoglio se non per una specie di casa-cubo illuminata in cui gli attori stanno dentro a recitare.

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Ad un certo punto saltano le luci.
Vediamo le ombre degli attori guardarsi l'un l'altro (e le ombre saranno un'altra componente decisiva nel film). 
Sia noi che gli spettatori del teatro non sappiamo se quello che sta succedendo fa parte dello spettacolo.
Ad un certo punto dal fondo della platea arrivano degli uomini. E' bellissimo il piano sequenza che segue lui, il capo di quegli uomini, arrivare fin sopra il palco, davanti a un microfono.
Il giovane uomo parla agli spettatori.
"Siamo il Coro, d'ora in poi saremo noi la vostra guida per la serata"
Il Coro nel teatro greco è una specie di unico personaggio collettivo, un gruppo di attori che danza insieme, commenta con canti quello che avviene nella scena e a volte interagisce pure con gli attori.
Sì, ma in questo caso questo il Coro ha letteralmente preso in mano lo spettacolo, lo ha interrotto (vedi il titolo) e, d'ora in avanti, sarà lui a decidere le regole.
Tra l'altro, non dimentichiamolo, questi uomini sono armati.
Comincia così Interruption, opera enorme di cinema sperimentale di cui fatico ad intravedere tutta la grandezza.
Ancora una volta un soggetto strepitoso che arriva dalla Grecia, la patria mondiale delle idee cinematografiche da un decennio.
Interruption prende la più grande ricchezza della Grecia, quella del teatro, e da lì tira fuori un film incredibile, che porta a mille riflessioni e che diventa cinema-esperienza, che diventa cinema-esperimento.

Il corifeo (il capo del coro) è un giovane uomo molto magro, dal viso adunco e dagli occhi malati. Scende nella platea e inizia a dirigere il nuovo spettacolo.
Per prima cosa prende una decina di persone dal pubblico e le porta sul palco.
Le intervista, una ad una.
Durante le interviste vengono fuori parole chiave come "armi", "piangere", "mentire".
In solo un quarto d'ora Interruption ha creato un corto circuito incredibile in cui possiamo notare almeno 4 elementi diversi.
Ci sono gli spettatori saliti sul palco, persone ignare di quello che sta accadendo ma che ormai hanno preso il posto degli attori.
Ci sono i membri del Coro, questi terroristi arrivati ad interrompere lo spettacolo e a dirigere tutto.
Ci sono i veri attori dell'Orestea che se ne stanno nella casa-cubo impossibilitati ad uscire.
E poi ci sono gli spettatori del teatro, quelli che per tutto il film, con un'operazione grandiosa, possiamo assimilare a noi, spettatori del film. E vi assicuro che vedere questo film in sala lo esalta come pochi, perchè l'immedesimazione con gli spettatori del teatro è a dir poco incredibile.

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Di queste quattro tipologie di sicuro gli spettatori e le persone mandate sul palco  non sanno quello che sta accadendo.
Gli attori, invece, devono per forza saperlo, se questa interruzione fa parte dello spettacolo era senz'altro nel copione. Vediamo le loro ombre preoccuparsi, guardarsi, non sapere che fare. Ma niente ci vieta di pensare che non stiano recitando. 
Di sicuro gli unici che sanno quello che sta accadendo sono i membri del Coro.
Lo spettatore inizia a farsi delle domande.
E queste domande se le porrà per tutto il film.
Credo di non aver mai visto nel cinema recentissimo una tale rappresentazione del concetto di vero e falso, reale e non reale.
Se già il cinema, di per sè, è il regno della finzione qui vediamo tutto moltiplicato all'inverosimile.
Quello che stiamo vedendo è reale?
Tutto quello che sta accadendo fa parte dello spettacolo oppure no?
Non possiamo trovare conforto da nessuna parte perchè, in realtà, non possiamo fidarci di nessuno. Tutti possono essere attori, ovvero interpreti di falsità, le stesse persone comuni.
La situazione, comunque, si fa sempre più tesa.
Il corifeo decidere di portare l'Orestea ai giorni nostri chiedendo ai nuovi attori, quelli presi dal pubblico, di discutere se cambiarla o no, di decidere insomma se Oreste ai giorni nostri ucciderebbe sua madre Clitennestra.
Ne nasce un dialogo che porterà all'ennesima tematica presente nel film, ovvero la contrapposizione tra Mito e attualità, tra testo classico e pensiero contemporaneo.
Si può superare il Mito? si può modificare?
All'inizio sembra di sì ma poi, e lo stesso film nella sua struttura lo confermerà, vedremo che è impossibile modificare il Mito, il testo, che tutto, pur con mille variazioni deve comunque seguire il suo corso.

"Siamo venuti a vedere Oreste uccidere" fa una spettatrice.

Già, sono venuti per uno spettacolo, l'Orestea, e l'Orestea, in qualche modo si deve rappresentare, almeno nei suoi punti cardine.
L'attore scelto per fare Oreste spara quindi a Clitennestra. Lo sparo sembra vero, l'attrice crolla a terra.
Il corpo viene portato via ma non vediamo una goccia di sangue. Ancora, più che mai, il confine tra vero e falso si fa forte.
Intanto vediamo immagini del teatro completamente deserto, nella hall, nelle salette della security, ovunque. Là dentro non c'è nessuno tranne i "terroristi", gli attori di scena e gli spettatori. Dove sono finiti tutti?
Non ci sono corpi, non vediamo morti, solo un edificio gigantesco e completamente deserto.
La tensione sale.
Arriviamo all'intervallo.
I membri del Coro e gli attori improvvisati vengono fatti sedere ad un banchetto luculliano, nella hall, mentre i veri attori, invece, sono ancora imprigionati nel cubo sopra il palco.
Intorno a loro, intorno al banchetto, assurdo, ci sono in piedi a vedere il pasto tutti gli spettatori del teatro, a confermare che ormai tutto è spettacolo, anche la pausa, e questa interruzione di vera vita che ha preso il posto della rappresentazione è a sua volta rappresentazione.
Incredibile.

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E viene fuori ancora un'altra considerazione, quella del voyeurismo, quella del voler veder tutto, quella di star lì in ogni caso. E a me è venuto in mente il popolo di internet, quello delle fake news, quello che magari sta condividendo qualcosa di assolutamente falso ma più è forte la sensazione che sia falso più c'è voluttà, più c'è piacere, più c'è desiderio a non andarsene via, a "condividere".
Lo spettacolo riprende ma, altra sorpresa, la platea viene lasciata vuota e gli spettatori mandati in galleria.
Lassù, dietro la galleria, c'è anche la sala regia. E anche lì vediamo continuamente muoversi 3,4 ombre. Abbiamo quasi la certezza che siano compari degli uomini del Coro perchè sono loro a manovrare le luci del teatro a loro piacimento.
Mi fermo un attimo.
Perchè c'è da parlare anche del film, al di fuori della sua incredibile e straordinaria trama.
Interruption è opera prima (e non ci si crede) di un regista 32enne (e non ci si crede).
C'è talmente tanta cultura, classe, consapevolezza e misura nell'uso del mezzo in Zois (il regista) che, davvero, si resta a bocca aperta.
Gli attori sono perfetti, su tutti il ragazzo che interpreta il capo del Coro, una figura quasi spettrale ma al tempo stesso molto malinconica.
Per restare in tema direi  figura assolutamente tragica.
C'è un uso delle luci pazzesco e quell'inquadratura in campo e contro-campo di lui al microfono davvero bellissima. E, attenzione, anche questo campo e contro-campo da significante diventa anch'esso significato, perchè ci mostra due prospettive completamente diverse, quelle dello spettatore verso il palco e quelle di chi sta nel palco stesso e guarda in platea.
Illuminata una, completamente al buio l'altra, in una nuova metafora di verità e menzogna, buio e luce, realtà manifesta e realtà oscurata.
In ogni componente, di plot, di luci, di azioni e di ruoli abbiamo questa duplicità, questa impossibilità di vedersi formare un netto grigio tra i neri e i bianchi.

La tensione sale sempre di più, l'attore che interpreta Oreste se ne va via, completamente devastato per essere entrato troppo in parte e in preda a sensi di colpa per (non) aver ucciso (l'attrice che interpreta) Clitennestra.
In questo, Interruption mi ha ricordato moltissimo The Experiment, ovvero in questo gioco di ruolo che piano piano diventa sempre qualcosa di più grande e pericoloso, diversissimo dall'assunto iniziale.
Noi lo seguiamo uscire, attraverso l'enormità silente del teatro.
Vedremo una scena simile, sempre di accompagnamento in piano sequenza, quando uno spettatore se ne andrà al bagno.
Questo è l'unico momento (o comunque il più importante) in cui noi spettatori del film vediamo qualcosa che gli spettatori in sala non vedono. E nella figura di questo spettatore che placidamente se ne va al bagno mentre intorno a lui vede scene quasi da attacco terroristico, è in questa figura che comprendiamo quello che abbiamo pensato fino a quel momento, ossia che gli spettatori sono marionette che prendono per buono tutto, credono a tutto, diremmo spettatori (cinematografici) che annullano la sospensione della credulità.
Altra metafora, quella di un pubblico che puoi comandare e indirizzare a tuo piacimento, quello di un popolo bue che o per mancanza di raziocinio, o per voyeurismo, o per una sorta di ipnosi (e il buon cinema e il buon teatro a questo mirano) se ne sta là, inerme, a seguire lo spettacolo e a rispondere agli ordini.
Ma che meraviglia questa idea di aver portato la paura maggiore dei nostri anni, quella del terrorismo, in un contesto del genere, in cui ogni azione può esser letta come "da copione".
Intanto nel palco la situazione è sempre più tesa. Ci sarà una rissa (io non l'avrei messa), ci saranno attori che vanno via e poi ripresi.

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Poi la scena madre.
Oreste, il "vero" Oreste, l'attore che lo interpretava sin dal principio, dice agli spettatori che lo spettacolo è finito.
Glielo urla più volte.
Questi non sanno che fare ma davanti a tanta insistenza fanno per andar via, dopo un caloroso applauso.
Alla vista di questo il capo del Coro si uccide.
Stavolta siamo sicuri che tutto sia vero.
Ma il pubblico lo prende come ennesimo colpo di scena e, con calma, si rimette a sedere (e adesso potete rileggere il mio discorso sul voyeurismo da tragedia o da falso).
Tutti nel palco non sanno più che fare, i membri del coro sono in lacrime. E allora, altro colpo di genio, viene chiamato il Deus ex machina che, come nel teatro greco, deve risolvere, anche in modo assurdo e non coerente, una situazione o arenata o troppo intrecciata.
Dalla sala regia dietro la galleria vediamo una delle nostre ombre muoversi, aprire la porta, scomparire e poi ricomparire in platea per poi, infine, ritrovarsi nel palco.
E' una ragazza. E le prime frasi che dice più che da Deus ex machina paiono da "sostituto" (ruolo centrale nel teatro), ovvero quell'attore secondario che sostituisce il principale quando questo, per qualsiasi motivo, non può fare lo spettacolo.
Sembra che tutto ricominci da capo, in un eterno ritorno.
E invece no.
Ricordate all'inizio quando vi ho scritto che il Mito, in qualche modo, va sempre rispettato?
E così in questo film incredibile in cui è successo di tutto ci sarà comunque un terzo atto, quello nel quale Oreste, come nella tragedia, verrà assolto.
E allora viene quasi da pensare che quella morte fosse necessaria, che senza quella questo terzo atto, magari, non ci sarebbe mai stato.
Poco male, è il momento, per tutti, di spogliarsi, è il momento della catarsi, è il momento della purificazione.
E mentre la pioggia scendeva mi sono sentito gli occhi lucidi, ma una commozione diversa però, quella intellettuale, quella che nasce dalla consapevolezza che i tuoi occhi e il tuo cervello hanno ricevuto una cosa troppo grande.
Nell'ennesima scena bellissima di luce e buio i membri del Coro se ne vanno col loro morto.
Tutti gli altri, zuppi d'acqua, si rivestono.
Il pubblico è in visibilio, lo spettacolo è veramente finito adesso.
Non il film.
Ci sarà una danza.
"Abbiamo ballato tutta la notte" disse infatti per prima cosa agli spettatori il corifeo, questo ragazzo triste del quale non mi dimenticherò mai più.
E, in questo prologo-epilogo lo vediamo alzarsi con la sua compagna.
"Abbiamo ballato tutta la notte" 

una piccola frase di vita, l'unica forse realmente autentica prima di tutto il resto

prima di un film magnifico
Sipario

9


16 commenti:

  1. Ciao! Dove potrei trovarlo in streaming? Ho cercato ma non ho trovato nemmeno download...

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    1. Non lo so... :(

      io l'ho visto in sala

      semmai sento se si trova, io non sono un gran ricercatore ma ho amici che trovano tutto (se esiste)

      ;)

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    2. Sarebbe magnifico nel caso, grazie mille comunque!

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    3. tanto interessa molto anche a me, in futuro vorrei farlo vedere a più persone possibili

      quindi quando ci sarà (ripeto, ora sento, ma credo che ancora non ce ne sia traccia) lo scrivo qua

      te tieni le notifiche ;)

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    4. hai messo anche il mi piace?

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  2. Monsieur Oscar1 maggio 2018 21:59

    Ho letto solo le prime righe della recensione e mi sono bastate per convincermi che questo film sia spettacolare...
    Me l'ero segnato a suo tempo mentre preparavo la lista dei film in uscita durante l'anno, ma purtroppo è passato in pochissime sale.

    Speriamo sia reperebile in qualche modo: il cinema greco contemporaneo è forse una delle "correnti", se si può definire come tale, che più mi affascina.

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    1. Eh, tra l'altro, manco a farlo apposta, il tuo nick viene da un altro grandissimo film che, in qualche modo, potrebbe anche legarsi tantissimo a Interruption

      sono entrambi tremendamente metacinematografici, entrambi parlano anche di "noi" spettatori, entrambi sono incredibili riflessioni sul vero e falso

      no, davvero, incredibile, pur essendo diversissimi sono forse i più assimilabili

      sì, solo 6 sale :(

      è la più grande cinematografia in questo momento, parere personale

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    2. Monsieur Oscar1 maggio 2018 22:19

      Mamma mia: se mi dici così mi viene quasi da prendere un treno e andare in una di quelle 6 sale...
      Davvero Holy Motors PER ME è forse il più grande film insieme a Dogtooth (per me ovvio, perché sono i film che più mi sono entrati dentro, smuovendomi tutto). E se mi dici così penso davvero che questo film possa nuovamente farsi avanti dentro di me, smuovendo qualcosa, qualcosa di grosso, di duro, ma di necessario.

      è davvero un peccato che questo cinema rimanga così troppo di nicchia. è un peccato, perché spesso si sente dire che sia il cinema ad essere in crisi, quasi come se non ci fossero più grandi autori, grandi registi, grandi personaggi capaci ancora di creare quell'esperienza cinematografica dopo tutto ciò che già c'è stato nella storia del cinema. Eppure ci sono... ma nessuno li può vedere anche volendo. E anche solo il concetto di vederli dovrebbe essere associato all'esperienza AL cinema. Perché questi film vanno vissuti (e in ordine di tempo l'ultimo che ho visto che puntava molto sull'esperienza penso sia Victoria).
      Ma forse proprio la riflessione stessa di Holy Motors ci può dire che purtroppo non è solo un'illusione, ma che questo "cambiamento" sia ormai in atto. L'importante è capire che non è il cinema ad essere in crisi, ma la fruizione...

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    3. eh, mi nomini Holy Motors (che ovviamente avevo già capito, di quello parlavo sopra) e Dogtooth, due anche tra i miei film preferiti

      quindi direi c'è la conferma o la grande probabilità che anche Interruption per te significhi molto

      quoto tutto

      vado oltre

      per me mai, mai, il cinema è stato così vivo, nemmeno nel suo periodo d'oro. Di certo una volta nella punta dell'iceberg c'erano film più belli (di media) ma i film o erano distribuiti o non esistevano. Adesso invece i film si fanno lo stesso e tra i non distribuiti ci sono centinaia di film bellissimi. A livello quantitativo mai il cinema ha avuto così tante cose belle

      e ti quoto da morire anche sulla questione sala, un film andrebbe visto lì

      e bravissimo, hai citato proprio l'ultimo film-esperienza che ho visto, Victoria

      magari ci faccio una lista di questi film esperienza, per spiegare il concetto

      e bravissimo ancora, proprio Holy Motors ci parla forse di questa morte imposta

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    4. Monsieur Oscar1 maggio 2018 23:24

      Concordo pienamente
      ora si può a tutti gli effetti vedere di tutto. E anche quei contesti come i festival (lo stesso Interruption se non erro è stato presentato a Venezia qualche anno fa) possono diventare sempre più accessibili anche a coloro che non possono fisicamente andarci.
      Senza considerare che, come dici giustamente tu una volta i film, o erano distribuiti o non esistevano. Ora ci sono anche quelle piccole opere di giovani registi che possono forse finalmente trovare un pubblico.

      Forse però tutto questo ha potenziato le possibilità per gli amanti del cinema, ma ha ridotto il numero dei "nuovi". Una volta tutti andavano al cinema, c'erano poche alternative e quindi chiaramente anche molta più gente poteva scoprire una passione, coltivarla e da lì cercare, informarsi.
      ora forse si ha tutto, ma non gli strumenti per scegliere. E spesso questo porta a dei "cinefili mancati". Pensa quanto questo del momento del cinema potrebbe rivoltarne le sorti se solo fosse conosciuto a più gente. Automaticamente anche film come questo Interruption potrebbero arrivare a più pubblico.
      è poi un circolo vizioso: più gente, più sale...

      infatti da questo punto di vista penso sia molto intelligente la strategia di numerosi festival di un certo calibro (Venezia in primis) di iniziare ad accettare anche film più "commerciali" e per commerciali intendo adatti anche al grande pubblico (e quindi non in senso dispregiativo). Perché automaticamente molta più gente magari va a vedere un film con attori/registi famosi ad un festival e poi ne scopre altri poco conosciuti.

      E per inserirmi sulle "buone iniziative" per diffondere il cinema, ti dico che proprio per questo adoro il tuo blog: perché diffonde il buon cinema, non solo nel senso di buoni film, ma del giusto modo di intendere il cinema. Quando almeno io finisco di leggere una tua recensione mi viene come minimo da comprare il bluray del film (dico così perché spesso scelgo di leggere le tue splendide recensioni solo post visione) o comunque di ritornare in sala.

      Sarebbe molto interessante se facessi questa lista di film esperienza, perché in fin dei conti è la cosa più bella che ti può dare il cinema, la sala (e che per questo è totalmente diverso da qualsiasi altra forma d'arte).

      E dato che siamo in tema film-esperienza, come non citare un'altra pieta miliare, cara a me e cara a te (dato che stiamo sempre parlando di nickname non casuali): Synedoche New York.
      Perché tanto quel film è completo e universale, che lo si può usare come metro di giudizio per ogni cosa. E anche in questo contesto forse erroneamente lo posso chiamare in causa: perché forse in questo clima di morte che ci pervade (e che lo stesso Holy Motors ci annunciava) non ci resta che abbandonarci a questa "semplice" esperienza cinematografica, quasi come se fosse quel così tanto doloroso abbraccio alla madre. Perché alla fine questa è la vera esperienza che ci rimane, un'esperienza che finisce certo (e che in realtà dura anche molto meno di una vita), ma che ci può dare tanto nel momento in cui viene vissuta

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    5. Sì, adesso fai un film sperando in una distribuzione ma, anche se non la trovi, sai che potrai avere un pubblico (e nessun soldo).
      Non solo, adesso veramente si possono fare film con tante idee e poche lire, una volta era impossibile.
      Questo ha portato tantissimi talenti a far cose, talenti che anni fa sarebbero rimasti ragazzi con sogni e film nel cassetto.

      come dici, però, questo bellissimo sottobosco ha formato una sorta di cinefilia che non conosce la sala. Due categorie opposte, quelli che vedono solo boiate in sala (e ci son sempre stati) e quelli invece che vedono solo bellissimo cinema ma, per mancanza di distribuzione, solo a casa

      poi in questo secondo gruppo purtroppo si formano tanti snobbetti c'è da dire

      poi c'è il discorso che dici te, quello dei cinefili mancati. Ovvero quello di chi non cerca in rete (e di certo non gli se ne può fare una colpa) ma andando in sala può scegliere solo sull'offerta. E, mi spiace dirlo, è quasi impossibile crescere solo con i film in sala. A meno che non hai il postmodernissimo di perugia potrai ogni tanto sì vedere bei film al cinema ma saranno sempre degli unicum che non possono portare a un percorso. Per crescere si è costretti alla rete, l'80% delle cose belle sono lì (ripeto, a meno che non hai cinema incredibili come il nostro).

      oppure un'altra soluzione è quella che dici te, quella dei festival, dove grazie a degli specchietti per allodole alla fine, giocoforza, conoscerai anche altro. Ma stiamo parlando del 1? 2% del pubblico?

      io da 12 anni, tra videoteca e blog, provo a far conoscere alla gente le cose belle, che siano grandi o piccole non cambia. E con emozione devo dire che sono riuscito ad ampliare vedute e gusti di tante tante persone. E' una specie di missione, l'unico motivo per cui scrivo ancora credo. Anche su fb col gruppo che ho creato (il guardaroba) cerco di far vedere alla gente quei film non distribuiti che magari tanti di loro non cercherebbero mai. Insomma, dare una specie di programmazione alternativa, far arrivare la montagna da Maometto se Maometto non va alla montagna.
      E, come dicevamo sopra, in questo modo si formano decine di "nuovi" spettatori di cinema, più completi.
      Questa cosa dovrebbe farla il cinema ma ormai non ci spero più ;)

      grazie mille per i bellissimi complimenti

      sì sì, la farò ;)

      stupende le parole su SNY

      io aggiungo solo quello che mi scrisse un lettore

      "non è un film con una vita dentro, ma una vita con un film dentro"

      e sì, tutte le esperienze vanno vissute, anche quelle del dolore, forse le più importanti di tutte

      e son quelle che ci formano per poi godersi tutto quello che dopo il dolore avremo la fortuna di vivere

      viva il cinema e viva la vita, sempre

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  3. Mi ispira come pochi, ma vicino a me nessun cinema lo proietta :(. Sacandaloso che quello che potrebbe potenzialmente essere il film dell’anno non si trovi in ogni cinema, almeno in quello più d’essai. Piuttosto ho visto da poco L’Amant Double di Ozon, forse per me ad ora, è questo il capolavoro dell’anno.

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    1. forse lo penalizza l fatto d essere comunque un film di fine 2015...

      tra l'altro è distribuito da una casa piccolissima, la Tycoon, di cui ho visto un altro splendido film (che mi hanno mandato fortunatamente), Mister Universo

      e quello forse era ancora in meno sale di 6 ;) (come Interruption)

      Ozon è un altro di quelli che dovrei approfondire

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  4. Ti prego, Caden, portalo nel Guardaroba questo film
    Non lo si può lasciare così solo nei sogni di noi amanti del cinema...
    è probabilmente il film che in questo momento mi ispira più in assoluto

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    1. ti giuro farò di tutto

      ma magari invece sarà tutto facile, uscirà in home video e, di conseguenza, anche facilmente in rete

      se non accade cerco di muovermi o con la casa di distribuzione (che è la Tycoon Film che mi aveva già mandato Mister Universo) o facendolo tradurre da qualcuno se si trova un file in rete

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due cose

1 puoi dire quello che vuoi, anche offendere

2 metti la spunta qui sotto su "inviami notifiche", almeno non stai a controllare ogni volta se ci sono state risposte

3 ciao