12.6.20

Recensione: "The Comedy"


Dopo Entertainment e The  Mountain la conferma di come io con Alverson abbia un'affinità elettiva.
The Comedy viene prima degli altri due titoli ma sembra già manifesto del suo cinema.
Un cinema ancora fastidioso, con personaggi sgradevoli, pieno di un'ironia pungente e cattiva.
La storia di un ricchissimo ragazzo che trascorre le sue giornate solo compiendo atti arbitrari e senza senso o parlando con gli altri suoi amici fancazzisti.
Sembra un film nichilista ma poi ho capito cosa The Comedy è in realtà, ovvero un film che ha tutti gli elementi di uno sketch comico e che analizza la commedia e, appunto, il comico, come pochi altri.

Come ormai mi accade sempre più spesso mi ritrovo a scrivere una recensione a una settimana dalla visione del film.
Tra l'altro ho visto due film in 20 giorni, sempre peggio.
Stavo pensando quasi di "saltare" la recensione di The Comedy ma mi sarebbe dispiaciuto molto sia perchè il film è sconosciuto - e quindi fa sempre piacere incuriosire qualcuno - sia perchè posso confermare - dopo Entertainment e The Mountain - che questo regista, Rick Alverson, è un autore con il quale sento una particolarissima affinità elettiva e, insomma, non metterlo in questo spazio che ormai mi rappresenta mi sarebbe dispiaciuto.
In realtà The Comedy viene prima degli altri due film ma è già fortissimo ed evidente il manifesto di Alverson.
Questo regista ha una visione cinica, fastidiosa, fredda e sprezzante della vita.
Ma il suo sguardo è sempre terribilmente malinconico ed ironico, di quell'ironia "cattiva" che cerca di analizzare il mondo in maniera distaccata e fatalista, una specie di anarchia emotiva di cui però si percepisce quasi sempre un forte dolore dietro.
Ma la chiave per capire il cinema di Alverson, e soprattutto The Comedy, è proprio nel titolo di questo film, La Commedia.
Non solo perchè quasi sempre Alverson usa come attori dei suoi film dei comici professionisti (in questo lo sono praticamente tutti, in Entertainment - altro titolo antifrastico - lo era il protagonista) ma perchè l'intero film, e l'ho capito solo ripensandoci giorni, non è altro che il racconto di un "atto" comico, di uno sketch, di una gag, tutto però mutuato nella vita reale.


Swanson è un ricchissimo trentenne cui sta morendo il padre, vero e proprio magnate.
Il ragazzo vive la cosa senza emozioni, quasi con disprezzo, completamente abulico, Continua ad andarsene in giro, altezzoso e razzista, come se niente lo tocchi.
Passa le sue giornate con altri 3 amici, tutti uguali a lui, ricchi e cinici fancazzisti rimasti ancora bambini.
Swanson compie azioni senza senso, arbitrarie, solo per passare il tempo.


Potremmo definirlo un film nichilista, il racconto di esseri senza regole, senza ambizioni, senza legami (se non quelli tra sè stessi), sprezzanti di ogni istituzione e culto.
E sì, di sicuro The Comedy questo è, ma poi ho capito che quello che racconta è altro.
Uno dei tanti possibili significati di commedia è "rappresentazione scenica di una vicenda tratta dalla vita quotidiana, non necessariamente a lieto fine".
E questo, infatti, avviene nel film, una rappresentazione teatrale di strane vicende di vita quotidiana.
Ma spostandosi, almeno in italiano, dal significato di "commedia" a quello di "comico" arriviamo ancora più dentro al cuore dell'argomento.
Perchè tutto il film non è altro che un lungometraggio che ha tutti gli elementi di uno sketch.
Immaginate che quello che vediamo sia invece raccontato da un comico.
Si parte con un evento tragico che viene subito reso ridicolo (il discorso dell'ano del padre). Si prosegue con una scena di "improvvisazione" (Swanson che si ferma a lavorare e fa finta di essere il capo giardiniere), si prosegue con battute irriverenti e politicamente scorrette (Hitler, i neri, la pelle di schiavi, etc...), si torna più volte nella scatologia per rendere ancora più fastidioso il racconto, si denigra la Chiesa, si hanno altri momenti di improvvisazione (la straordinaria scena col tassista e il lavoro come lavapiatti), si inseriscono quei piccoli, improvvisi, momenti malinconici che i grandi comici sanno sempre raccontare (la carezza alla donna in ospedale, le diapositive) ma in mezzo a queste si stempera subito l'atmosfera per tornare cazzoni (le foto delle donne nude sempre nella scena delle diapositive, vero e proprio paradigma del film).

Ecco che vi accorgerete che questo film non è altro che uno spettacolo di Stand Up Comedy, un misto tra irriverenza, politicamente scorretto, tanta improvvisazione, l'essere caustici, l'inserire momenti apparentemente emozionanti per poi distruggerli o smentirli subito.
Un film che come il successivo Entertainment racconta l'anima del comico come pochi altri, quella irrisione della vita, quel fare sferzante che deve sublimare dolori o terribili mancanze personali.

Forse Swanson non ha dentro il dolore del protagonista di Entertainment ma sicuramente è un ragazzo che per qualche motivo è diventato di tremenda insensibilità (la scena dell'attacco epilettico osservato senza reazioni è straordinaria), è anche un lui uno "zombie" della vita (come lo sono pure i protagonisti di The Mountain) che come unico divertimento prova ad interpretare ruoli, così, senza pensarci.
Personaggio terribile, squallido ma per il quale proviamo (e questo accade sempre nei film di Alverson) una strana empatia, come se vedessimo che la prima vittima di quei personaggi sono i personaggi stessi.
E il finale è emblematico, la prima volta che vediamo Swanson realmente felice è quando gioca come un bambino e CON un bambino, a ricordarci quella sua natura infantile che potrebbe anche avere lati positivi ma che il ragazzo non sa attuare nella vita adulta.
Un film senza dubbio sull'ironia, ovvero su quella capacità di vedere il mondo con una lente non completamente realista, dissimulata. Molti, io stesso, lo fanno per protezione, altri come "attacco", anche perchè l'ironia ha tantissime sfaccettature, tanti colori.
Di certo quella di The Comedy è al limite, sta proprio al confine col dicibile. E i suoi personaggi sembrano attuarla per noia, come "lavoro" mentale che sostituisce quello fisico del resto delle persone (non a caso ci sono molti dialoghi sulla costruzione comica delle frasi o dei concetti).


Alverson al solito racconta senza giudicare, ci mostra tante scene "esatte", perfette, che noi semmai dobbiamo giudicare. E' davvero triste, e quasi "greco", questo suo raccontare i rapporti umani, specialmente il sesso. I suoi personaggi sembrano manichini teatrali destinati al non essere felici e a muoversi negli spazi quasi a casaccio.
C'ho visto molto Roy Andersson, anche un certo Dupieux, o tutti quei maestri che sanno raccontare la realtà in maniera leggermente alterata.
Ma che, in quell'alterazione, sotto quella lente deformante, sembrano conoscere la vita molto meglio di chi la vita, nel cinema, ce la mostra semplicemente per quello che è.


2 commenti:

  1. Il Buio in sala mi ha fatto scoprire e mi ha regalato un'infinità di cose belle. Credo che la mia preferita sia il cinema di Rick Alverson.

    Considero Entertainment un autentico capolavoro. Per me è un film immenso. Ho adorato The Mountain, che mi ha emozionato e sorpreso. Mi sono avvicinato a The Comedy con queste premesse. E ho avuto la conferma, ma ne ero già convinto, del profondo talento di questo regista.

    The Comedy è straniante, scomodo, scivoloso, divertente, nervoso, malinconico, dolce, irriverente: hai ragione, è proprio uno spettacolo comico.
    Soprattutto se a "comico" assegniamo la definizione di Auden: "una contraddizione nel rapporto dell'individuale con l'universale". Una definizione che, forse, a ben guardare, si adatta anche al cinema di Alverson e ai suoi personaggi: un dialogo - fatto di contraddizioni, fitto di improvvisazioni - tra la parzialità che siamo e la totalità a cui aspiriamo.

    Recensione splendida.

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    Risposte
    1. molto bella quella definizione, grazie roberto...

      ora mancherebbero, se ricordo bene, i suoi primi due film ma non credo si possano recuperare

      mah, grazie dei complimenti, ho scritto veramente tardissimo e dimenticato tante cose (ad esempio un paio mi sono venute in mente solo adesso) ma sono contento di averne comunque parlato

      ormai, in qualche senso, sto regista ci "accomunerà" ;)

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