18.1.21

Recensione: "Vivarium"

 

Io non lo so se sto film è discreto, bello o bellissimo.
So soltanto che è tanto tanto interessante.
E per questo scriverne a 9 giorni dalla visione è un grandissimo peccato. So che a voi frega nulla ma dispiace a me scrivere di un film di contenuti così tardi, con così tanti ricordi ormai annebbiati e tante interpretazioni offuscate. Però volevo comunque segnalarlo, quindi proviamoci.
Una giovane coppia, molto innamorata, è alla ricerca della loro prima casa.
Finiranno in un quartiere nuovissimo, pieno di case tutte identiche una all'altra.
Un quartiere dal quale sarà impossibile andarsene.
A metà tra il film metaforico sociale e il thriller esistenziale Vivarium è un'opera spietata che parla di noi e delle vite che ci vengono imposte.
Tra The Truman Show, Dogtooth e The Bothersome Man un'opera affascinante, inquietante e surreale, forse non completamente riuscita ma che riesce sicuramente a far riflettere lo spettatore e regalargli una profonda inquietudine e disagio

PRESENTI SPOILER

Gemma e Tom sono una giovane coppia, molto innamorata (e sta cosa non la dico tanto per ma perchè quello che provano l'uno per l'altro lo "senti" per tutto il film e diventa per me un elemento molto importante, anche di empatia).
Lei (interpretata dalla bellissima e bravissima Imogen Poots (Green Room) è una maestra d'asilo, lui un giardiniere.
Decidono di fare il grande passo, comprare una casa.
Arrivano in un'agenzia in cui trovano un impiegato inquietante, stralunato, uno di quelli che al tempo stesso ti strappa un sorriso e un brivido sulla schiena.
Questi li convince ad andare in un nuovissimo quartiere residenziale, costruito ex novo, fatto apposta per le giovani famiglie.
I due, anche se dubbiosi, accettano. Si ritroveranno in un allucinante quartiere di case tutte uguali una all'altra, da soli (nessun altro abitante).
Un quartiere dal quale sarà impossibile andar via.


(per una volta ho scritto parecchia trama proprio perchè avendo penso ricordi almeno aggiungo righe, ahah)

Vivarium è l'opera seconda di un relativamente giovane regista irlandese, Lorcan Finnegan.


Un film interessantissimo che nasconde nella sua anima, al confine tra il grottesco, lo sci-fi e il surreale, una profondissima analisi della società di oggi.
Già nel prologo la scena col nido di uccellini e quel "Gli serviva un nido" sono un pò manifesto di tutto quello che vedremo dopo.
Se devo trovare 3 film che, fusi insieme, possono generare Vivarium segnalerei Truman Show, Dogtooth e The Bothersome Man, insomma, due capolavori e un film bellissimo.
Del meraviglioso film con Carrey prendono questa sensazione di ritrovarci in una vita manovrata da altre persone, una vita non naturale, non nostra e dalla quale è impossibile uscire. Non è un caso che come Truman non poteva uscire da "Trumania" così i nostri due protagonisti (anche se per motivazioni più metaforiche e trascendentali, non fisiche e umane) non possono uscire dal loro quartiere. Anche la stessa scenografia ricorda quella del film di Weir. E se ci pensate quel cielo perennemente sereno che troviamo qua pare finto e disegnato come accadde in Truman Show.
Di Dogtooth prendono una parte più "nascosta" ma, forse, il vero motore del film,
Il figlio che viene assegnato alla giovane coppia, infatti, ha bisogno di una educazione ex novo, da zero. I due devono insegnargli i nomi delle cose e anche di tutte quelle che esistono nel mondo reale, ormai a loro precluso, Il bambino (odioso e insopportabile) di Vivarium somiglia così tantissimo ai figli della coppia di Dogtooth. E io son quasi sicuro che il fatto che la prima cosa che a lui viene insegnata, ovvero proprio a fare il cane, sia un omaggio voluto al film di Lanthimos.
Ma ci sono tanti elementi anche dello sconosciuto The Bothersome Man, piccola perla norvegese. L'arrivo in questo luogo assurdo, il ritrovarsi in un mondo che sembra quello reale ma in realtà non lo è, la mancanza di sapori nel cibo (identico questo aspetto) e soprattutto quel buco che Tom costruisce per cercare di trovare qualcosa, una via di fuga (come il buco nel muro che scava il protagonista del film norvegese).
Ora è ovvio che con tali riferimenti (io ci metterei anche una spruzzata di Kaufman) sembra che io stia parlando di un altro capolavoro. No, Vivarium non lo è, non sfiora il livello dei film citati, probabilmente nemmeno di The Bothersome Man. Eppure tutti questi riferimenti e l'atmosfera generale del film ne fanno un'opera molto molto affascinante, a tratti inquietante e capace di far riflettere tantissimo lo spettatore.
Il problema, semmai, è che a premesse tanto belle non segue un'ora e mezza sempre all'altezza, tra troppe scene ripetute, una sensazione di stasi che fatica ad andare via e l'impressione che le tematiche e le metafore sian tante ma forse troppo confuse e mischiate tra loro, con poi quella (probabile) deriva sci-fi che confonde ancora di più e che, se da un lato ce lo rende ancora più misterioso, dall'altro secondo me depotenzia il messaggio.



Proviamo a capirsi.
Vivarium è senz'altro una metafora.
La coppia che cercando una casa nuova rimane imprigionata nel quartiere è chiaramente un simbolo di come ormai la società vuole che noi siamo, ovvero persone de-umanizzate che vivono le loro vite tutti alla stessa maniera e negli stessi luoghi. Diventiamo tutti dei burattini uniformati, costretti a vivere una vita che non rispetta le nostra aspirazioni ma ci inserisce in un meccanismo in un certo senso obbligatorio.
Ed è qui che viene fuori anche la figura del figlio. Un figlio non voluto, obbligato. Come, del resto la società di oggi ci dice, ovvero di come chi non abbia figli sia in qualche modo un essere umano inferiore e incapace di capire la vita "reale". 
Gemma e Tom sono obbligati ad essere genitori, sono obbligati a vivere in quel quartiere, sono obbligati ad uniformarsi in una vita di routine imposta da qualcuno (la società?).
Ecco allora che in questa metafora, molto buona, la parte sci-fi (comunque molto sussurrata, questo l'ho amato molto) che ci suggerisce che in realtà i due siano stati rapiti da entità aliene (pensate alla scena veramente terrificante di quando Gemma dice al figlio "Chi hai incontrato oggi? puoi imitarlo?) che li hanno messi lì per "studiarli" (ed ecco che viene fuori il titolo, Vivarium, che suggerisce questa specie di teca dove vengono osservati gli animali), conoscerli, imitarli e poi magari mischiarsi nella nostra società (infatti quando i genitori muoiono il figlio va a fare l'agente immobiliare nel nostro mondo, sostituendo il precedente, quasi come nel film Moon), dicevo, ecco che questa parte, molto interessante ed inquietante, questa lettura fantascientifica ed aliena del film potrebbe depotenziare la metafora che, in ogni caso, sarebbe venuta fuori.
In realtà Vivarium oltre a film "sociale" diventa opera anche sostanzialmente esistenzialista ed è proprio sotto questo aspetto che, secondo me, dimostra un coraggio incredibile.
Ci racconta di vite non vissute, ci racconta dell'orrore della routine, ci racconta delle aspirazioni perse, dell'inutilità di trovare un senso all'esistenza (la buca che scava lui?) e, come se non bastasse, di questa tremenda visione riguardo i figli, visti sia come accadimento obbligatorio che come esseri viventi che usano i genitori per imparare le cose ed essere mantenuti (gli urli per ricevere da mangiare) e poi abbandonati come niente fosse alla loro morte, quando ormai si è adulti.
Un film talmente estremo in questo e nel destino riservato alla coppia protagonista (con cui secondo me si crea una profonda empatia, ed è in questo che l'amore che percepiamo all'inizio diventa importante) da lasciare lo spettatore con un forte fastidio, inquietudine e tristezza.



Smentendo un pò il me stesso di qualche riga sopra, posso dire che almeno la lettura sci-fi alleggerisce la cosa, dà una motivazione reale ed esterna all'orrore che vediamo nel film, a quella ansia, a quella claustrofobia, a quella tragedia che i due stanno vivendo. Insomma, meglio pensare che siano stati cavie di alieni che pensare che il film racconti simbolicamente delle vite di tanti di noi (anche se le due letture possono combaciare).
Visivamente il film è tanta roba, le scenografie, quasi surrealiste, sono splendide, la location pure, gli attori tremendamente in parte (ad esempio quelli che interpretano il figlio sia da piccolo che da grande mettono realmente i brividi). A tal proposito notare come il figlio cresce mentre i nostri protagonisti no (e questo piccolo elemento, insieme ad altre piccole cose e ad una angoscia di fondo mi hanno ricordato anche Sto pensando di finirla qui).
Peccato che ad un certo punto il film sembri fermarsi (troppo lungo rispetto al soggetto), che manchi forse di qualche guizzo di genio che dia il cambio di passo (a parte la scena in cui lei scende di piano in piano, e in ogni piano, con una fotografia di diverso colore, veda altre famiglie tutte sulla sua identica situazione, a richiamare quella lettura sociale di cui sopra) e che ci lasci con una sensazione di rabbia che faccio fatica a descrivere.
Ma è un film che va visto, uno di quei soggetti "nuovi" che io adoro (ne parlai con Kadaver), un film che dà tantissime sensazioni diverse (direi almeno 5-6) allo spettatore e che ci costringe a riflessioni per niente banali.
E' anche interessante vedere come una, lei, alla fine accetti giocoforza il ruolo di madre (altra metafora) mentre lui cerchi in tutti i modi di fuggire da quella situazione (al tempo stesso può dare una lettura negativa - chi si rifiuta di esser padre - e una molto positiva - cercare di fuggire da una vita imposta e che di vita non ha più niente - ).
Ma possiamo anche vederlo come ennesimo simbolo di come la donna spesso usi la ragione (lei assecondando il figlio forse non si "vende" a lui ma cerca di trovare un modo per uscirne, per fregarlo) mentre l'uomo si affidi ad uno stupido e brutale uso della forza (scavare incessantemente quella buca).
Ho amato tantissimo quando loro tornano in auto e dicono che "odora di reale", una piccola perla di sceneggiatura a ricordare che la loro vita passata ormai era percepibile solo dentro quella macchina, una volta entrati nel quartiere niente ha più a che fare con le loro scelte, con quello che vogliono, con la vita vera.
Ma uno degli aspetti più incredibili (visti i tempi in cui è stato fatto il film credo completamente casuale) è come questo film possa simboleggiare anche la vita post covid, costretti in casa, impossibilitati ad uscire, obbligati magari anche a convivere con i propri figli a discapito della propria serenità. Quasi un instant film casuale.
In ogni caso un thriller esistenziale e surreale da vedere subito. Un film spietato (europeo, non a caso) che forse ha il proprio difetto proprio in questa visione della vita così terribile, angosciante e priva di gioia e libertà.
Forse un mancato filmissimo ma va bene così.

17 commenti:

  1. Ne avevo sentito parlare tempo fa, poi mi è passato di mente. Ma mi aveva incuriosito. Ora me lo hai fatto ritornare in mente come una canzone di Battisti perciò mi perdonerai se ho saltato gli spoiler, e sono arrivato alla fine per dire che stavolta farò i compiti e lo guarderò anch'io. Intanto grazie😀

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    1. ma che scherzi, secondo me senza prima vederlo manco dovevi legge prima dello spoiler, figurati ;)

      potrebbe piacerti

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  2. inquietudine e disagio è proprio quello che si prova.

    scrivi che "la lettura sci-fi alleggerisce la cosa", sei un ottimista, ti dico.

    https://markx7.blogspot.com/2020/12/vivarium-lorcan-finnegan.html

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    1. ;)

      no, ma forse mi sono spiegato male...

      La cosa degli alieni (sempre che sia così eh) lo rende sicuramente da un lato più inquietante, horror e teso. Ma da un altro punto di vista potrebbe alleggerire la nostra coscienza. Perchè è un film a livello esistenziale terribile e vedere che forse la causa non siamo noi ma "altri" ci rende la cosa meno pesante

      bella la metafora del buco nero

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  3. visto l'anno scorso, mi ha molto colpita in positivo ^_^

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  4. Angosciante è dir poco. Inquietante oltre ogni limite. Purtroppo fin troppo vivido e "realista" in quello che sta a metaforizzare.

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    1. sì, dici che è quasi una non metafora insomma, che racconta quasi realisticamente alcune vite

      sì sì, certo, ma resta un film profondamente esistenzialista e simbolico, anche se assolutamente troppo cupo e spietato (insomma, tante cose le azzecca ma arriva proprio agli estremi...)

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  5. Ciao

    Visto l'anno scorso e piaciuto, nel senso che "se un film fa pensare non può essere malvagio", e questo film non solo ti fa pensare durante la visione ma ti lascia un senso di disagio che accompagna anche la seguente giornata.

    Non vado a disquisire sul bello o brutto: credo l'obiettivo fosse fare pensare e questo film ci riesce alla grande

    Un film, secondo me, su alienazione (e non su un esperimento alieno) incomunicabilità e atavismi.

    Parla di come alla fine ogni persona, per quanto in coppia o in società tenda sempre ad affrontare i problemi in modo individuale, con una sua teoria e potenziale soluzione pur sempre però con un filo conduttore che riporta al suo genere (maschile o femminile che sia)

    Tutti siamo diversi ma alla fine reagiamo agli eventi critici della vita seguendo certi schemi

    Una sorta di auto preservazione atavica che distingue profondamente l'essere umano maschio dall'essere umano femmina.

    Per salvare "se stessi" e la propria visione individuale del mondo (in cui bene o male siamo costretti a vivere, alla stregua di gechi con i soliti 4 rami e la lampada ad infrarossi, il nostro vivario insomma) uomo e donna, dopo una prima fase di coesione, tenderanno sempre a vivere le situazioni della vita in modo totalmente diverso. E pur essendo insieme a viverle alienandosi gli uni dagli altri. Stando insieme fisicamente ma separati nell'animo.

    E se nelle questioni triviali questo può essere ignorato, non lo può essere più quando nella vita del geco maschio e della geco femmina si insinua l'alieno.....il draghetto di Komodo.....una giovane vita, sempre "rettile" ma già diverso da loro, che però vivrà nella loro stessa cornice di cristallo.
    é alieno rispetto a loro perchè ha altre necessità, un linguaggio diverso, non si sa cosa voglia, di cosa abbia bisogno e come garantirglielo ma sta a loro e non a nessun altro garantirglielo.

    E qui comincia la vera deriva maschio-femmina (che si era cercato di ignorare fino a quel momento) le teorie su come comportarsi coi figli, sul cosa sia giusto fare per loro.
    Leonessa e leone hanno funzioni e modi di approcciarsi ai figli totalmente diversi.
    L'istinto atavico della femmina le imporrà di sacrificarsi per la prole (anche se prole non voluta) mentre il maschio tenderà a vedere la prole (pur amandola, ma non necessariamente) come rivale ed elemento di disturbo dell'equilibrio in precedenza raggiunto.

    E il bambino chi è? un alieno che suggerà le energie vitali ai genitori, accompagnandoli lentamente alla morte nel perseguimento del "suo" obiettivo vitale (che ai loro occhi è ignoto)

    Nell'eterno e "sempre uguale" ciclo della vita

    Perchè quel cielo è perfetto sulle prime per poi rivelarsi insopportabile? Perchè alla fine della fiera nella vita sono pochi i giorni che si distinguono per l'essere eccezionali e profondamente diversi, nel bene o nel male, rispetto al perenne ripetersi di eventi quotidiani.

    Per me non è un cielo alla Truman Show quanto alla Vanilla Sky (o all'originale spagnolo).
    Per alienarci dai dolori, dalle difficoltà, dall'ineluttabilità della vita ognuno si crea la sua "simulazione" del mondo, la sua gabbietta coi 4 rami e lampada ad infrarossi che seppur limitante è quello che abbiamo imparato a conoscere e anche se vorremmo poter scappare come Icaro verso il sole sappiamo che alla fine nella maggior parte dei casi torneremmo al punto di partenza, magari anche facendoci male nel percorso di caduta, e torneremmo a fare bene o male le stesse cose.

    In un eterno giorno-notte, primavera estate autunno inverno, nascita crescita riproduzione morte, 6 gradi di elaborazione del lutto (molto ben snocciolati dal film)

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    1. "Un film, secondo me, su alienazione (e non su un esperimento alieno) incomunicabilità e atavismi.

      Parla di come alla fine ogni persona, per quanto in coppia o in società tenda sempre ad affrontare i problemi in modo individuale, con una sua teoria e potenziale soluzione pur sempre però con un filo conduttore che riporta al suo genere (maschile o femminile che sia)"

      molto interessante. Se hai visto anche io, anche se come lettura secondaria, c'ho visto questa lettura, questo mostrare come si reagisce in modo diverso ed individuale alle cose (e quante volte capita tra l'altro nella vita? e quante volte non accettiamo che l'altro reagisca in una maniera diversa da noi o che noi non vogliamo? ecco, rispettare le reazioni altrui credo sia una cosa straordinaria, importantissima)

      il tuo discorso sul maschile e il femminile credo sia da intendersi, o almeno io voglio intenderlo, come "assoluto", non tanto come genere. Perchè un maschio può avere una componente femminile fortissima e viceversa

      molto interessante ikl tuo discorso sull'arrivo del figlio. Ed è così, sia per quello che dici, ovvero il venir fuori attitudini naturali ed ataviche diverse, sia il discorso che possiamo imparare ad essere genitori solo essendo genitori. per quanto puoi essere preparato quell'arrivo sarà sempre uno sconvolgimento dello status quo. E molto spesso quello sconvolgimento fa venire fuori il nostro vero io, la nostra natura, di solito nel bene, ma non è detto

      "E il bambino chi è? un alieno che suggerà le energie vitali ai genitori, accompagnandoli lentamente alla morte nel perseguimento del "suo" obiettivo vitale (che ai loro occhi è ignoto)"

      ecco, è sta parte che io ho definito spietata. Tu l'hai descritta perfettamente ma per quanto io abbia una mente sì romantica, ma anche cinica del mondo, non l'appoggio per niente. Un figlio non succhia la vita, un figlio dovrebbe dargli linfa, se senti o vedi che la sua presenza ti impoverisce e inaridisce invece che arricchirti e renderti più vivo allora forse non si è pronti ad essere genitori. E purtroppo di conseguenza lo stesso figlio ne risentirà, in un circolo vizioso che distruggerà le vite di entrambi

      No no, per me è identico a Truman, sia visivamente che concettualmente ;)

      ah, ok, il tuo riferimento a Vanilla Sky era più generale, e lo quoto. Ma vedi, in questo caso allora dovremmo leggere il film come uan cosa che loro, anche senza saperlo, hanno voluto. Credo invece che il film parli di come il mondo ci omologhi, non di come noi vogliamo omologarci al mondo. Quella coppia mi sembra sinceramente terrorizzata da quello che gli sta accadendo, non vedo un'attrazione/repulsione, una fuga da tutto quello che in realtà è la costruzione di qualcosa che volevano

      quella dei 6 gradi non m'ero accorto proprio...

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  6. Secondo me il film centra il suo obiettivo
    é da rivedere? a parer mio si, per poter cogliere tutte le sfaccettature di quanto sopra senza l'ansia ed attesa del twist, che in questo caso aggiunge poco o nulla al messaggio.

    Nel cinema dei nostri giorni purtroppo i Twist vengono utilizzati come la cannella nella cucina tirolese, anche a sproposito, in quanto molte volte non migliorano il gusto e addirittura rovinano l'esperienza in quanto distolgono il nostro "palato" di spettatori dai veri valori del film

    Cast ben assemblato, credibile
    Soprattutto il bambino-alieno.... tanto bravo quanto terrificante nel suo essere "incomprensibile"; come solo un figlio sa essere agli occhi dei genitori.

    Mandi Mandi

    P.S. Quante coppie al giorno d'oggi per uscire dalla loro routine quotidiana, credendo di cementare il loro rapporto e dare una svolta positiva alla loro vita decidono di andare a vivere insieme e , più o meno inconsciamente, decidono di avere un figlio per poi essere sopraffatte dagli eventi?
    Critica "velata", alla odierna società delle convenzioni?

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    1. sono d'accordo, l'jo anche scritto, quel twist sorprende e rende Vivarium ancora più inquietante ma non aggiunge niente alla metafora, anzi, semmai la depotenzia e confonde con una lettura esogena, fuori da noi

      gli attori tutti grandi, specie i due "bambini"

      il tuo p.s è perfetto, niente da dire

      ma si può anche restare sopraffatti dagli eventi, ma c'è un rimedio a tutto, continuare sempre a volersi bene, continuare sempre a ricercare l'armonia, continuare sempre a pensare che l'affetto è più forte di qualsiasi convenzione, di qualsiasi crisi, di qualsiasi rottura

      e magari possiamo anche omologarci o, al contrario, vedere distrutti tutti i nostri rapporti

      ma sia nell'omologazione che nei distacchi l'umanità e l'affetto possono, per me, regalarci comunque uan vita felice

      grazie per lo stupendo commento, te sei superato ;)

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    2. e comunque il film ci ricorda che quando una coppia è forte, coesa e innamorata tutto quello che gli accade intorno è superabile. Se poi, come abbiamo detto, si va in direzioni opposte allora è la fine

      ma loro per metà film hanno dimostrato che l'amore era l'unica cura. O magari non l'amore, ma "l'altro". Non si può vivere senza l'altro

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    3. Ti ringrazio per il complimento :)

      Quando un film mi colpisce e mi da spunti per pensare, indipendentemente dal giudizio sulla Sua "bellezza" che è puramente un'opinione personale, tendo a elucubrare un pò troppo forse; da qui il commento fiume.
      Ma apprezzo molto Tu sia riuscito a leggerlo tutto arrivando in fondo senza farti sfiancare dalla sua lunghezza e forse qualche passaggio non del tutto chiaro ;) dura mettere per iscritto in maniera chiara alcuni concetti (cosa che invece Tu fai benissimo)

      Se mi concedi ancora un punto di cui mi sono dimenticato ma che mi ha colpito durante la visione: la scritta Help sul tetto.
      Significato ovvio: speranza di trovare un aiuto grazie al passaggio di aerei o droni
      Significato recondito: ricerca dell'aiuto divino nel momento della disperazione - del resto in molte culture c'è un detto tipo "In caso di terrore ci si affida a Dio"

      Riguardo ai figli che suggono energie e portano alla morte ovviamente non si tratta della mia opinione in quanto condivido con te che siano la gioia più grande della vita; ma è ciò che si evince dall'impostazione cinica e spietata data al film, figlia forse delle teorie genetiche di Richard Dawkins e del suo famoso "Gene egoista": l'organismo viene solo visto come veicolo che i suoi geni utilizzano per attraversare lo spazio-tempo e per propagarsi in esso. Tutto ciò che pensiamo di fare secondo libero arbitrio è invece una macchinazione ordita dal nostro genoma, tanto abile da farci credere che siamo noi a decidere ed essere alla console di comando. Una volta però trasmessi i geni al prossimo veicolo-organismo (il figlio) ed averlo reso efficiente (istruzione) i genitori non sono più necessari e possono essere "dismessi".

      A presto

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    4. Ma io adoro i commenti lunghi e così interessanti, sono la cosa che arricchisce più sto spazio

      la cosa che dici su Help la trovo geniale anche se penso che nemmeno gli autori l'abbiano pensata, semplicemente era una cosa quasi "ovvia" nella loro situazione. Penso che sei andato oltre l'intentio auctoris ;)

      cristo, la seconda parte del tuo commento è stupenda, ma quante ne sai?

      in ogni caso su questo argomento vorrei precisarmi meglio. Io non credo che i figli siano sempre la cosa più bella che possa capitare, anzi, il film racconta qualcosa di molto scomodo ma molto vero

      e ti dirò di più

      anche chi ama da morire i suoi figli deve accettare di "perdere" qualcosa, di fare fatica, di vedere energie spese. Ma, come fosse una fabbrica che trasforma le energie, se il rapporto genitore-figlio è virtuoso tutto quello che perdi e consumi ti torna in altra energia vitale meravigliosa

      credo anche i più grandi rapporti d'amore siano così, devi accettare di capire l'altro, di faticare, di soffrire, di perdere un pò di te. Perchè solo facendo questo per l'altro poi l'altro ti darà tutto quello che ti può dare.

      L'amore è un rapporto di dare e ricevere, di fatica, di comprensione. In tutti quelli più belli perdi qualcosa ma solo perchè guadagni più di quanto hai perso

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  7. 1/2

    A me Vivarium è piaciuto davvero molto. L'ho visto diversi giorni fa, e in questo breve lasso di tempo ho avuto modo di digerirlo e farlo mio. Tutti i riferimenti cinematografici che hai citato sono perfetti, ne avevo colti solo alcuni (The Bothersome Man magnifico). Il tuo modo di parlare di cinema mi piace sempre un sacco.

    Io credo che il potenziale del film si dispieghi sul piano dell'analisi sociale e non su quello della lettura fantascientifica (oltremodo plausibile, ma a mio avviso semplicemente una metafora dentro la metafora – come i quadri della casa all’interno della casa).

    Ok, provo a dire come la penso.

    Il film, in chiave allegorica, racconta della dicotomia società-individuo. Parla di famiglia, di stare al mondo, portando all'estremo - dal punto di vista concettuale e della messa in scena - certi assunti antropologici che ci definiscono come specie (la socialità; il tempo di neotenia; l'educazione; l'altro significativo e l'altro da sé; la dualità natura/cultura, maschile/femminile e quella razionale/irrazionale; ecc.) e certi elementi che attraversano il "mondo" - organico, metafisico e poetico - e il processo di definizione identitario (l'imitazione; la ripetizione; l'astrazione; la finzione; l'assegnazione di significato; ecc.).

    La "società", un concetto spesso maltrattato e frainteso (come "natura", "tecnologia", "poesia", e altri), non è qualcosa di "esterno" all'individuo, anche se spesso viene intesa come un qualcosa quasi di tangibile, materiale, dotato di volontà ("ci impone", "ci obbliga") e immancabilmente con un'accezione negativa. Il discorso è lungo e complesso e non voglio fare papielli inutili. Direi che il rapporto tra società (che esiste in natura) e individuo (che in natura non esiste) è lo stesso che intercorre tra le mani di Escher: chi disegna chi? L'una determina l'altro e viceversa, nello stesso momento, che dura per sempre.

    Lo stesso per sempre a cui sono destinate/condannate le famiglie che vanno ad abitare a Yonder. E sembra proprio Escher l'architetto di questo micro mondo, che si erge verdeggiante (il colore di cui l’occhio umano coglie il maggior numero di sfumature) sotto un cielo che pare dipinto da Magritte. Ma questa non è una casa, così come quella non è una pipa (ma "facciamo finta di essere alberi", come dice Gemma a inizio film: e fare finta è l'unico modo che abbiamo, noi umani, di essere veri, autentici - parlo di quella finzione di cui hanno scritto Pessoa, Shakespeare e Pirandello, per esempio). E loro sono Lui e Lei, astratti, assoluti. Così come il loro amore che è l’Amore. Alla fine Tom dice, prima di morire tra le braccia della donna che ama, “io mi sento a casa anche adesso”. Secondo me è la frase più bella del film. La casa è l’amore, è il suo abbraccio. Casa è dove sto con lei.

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    1. 2/2

      C’è il rapporto genitori-figli. La madre (che esiste in natura), il padre (un’invenzione culturale) e il figlio: un triangolo dal sapore quasi trascendente, che in questo film si fa metafora di uno dei cambiamenti più catastrofici e radicali che ognuno di noi possa esperire: diventare genitore. Forse quel senso di “obbligo” di cui spesso si parla, a proposito del fare figli, è una semplice deriva di quell’imperativo biologico di prosecuzione della specie. E quindi dobbiamo “crescere il figlio per poter essere liberi”, parafrasando il messaggio presente sulla scatola che porta il figlio a Gemma e Tom. Ma sapiens è un animale strano. Sa di esistere, si pone domande, cerca alibi: in questo senso vedo l’accenno fantascientifico. Quello che accade è dettato da altro, non da me. Non è colpa mia. Tutti gli errori che ho commesso, le scelte sbagliate, le buche che scavo e che non portano da nessuna parte: non è colpa mia. Ecco, secondo me la lettura sci-fi potrebbe essere una metafora del fatto che noi umani abbiamo bisogno di raccontarci storie per scaricare la tensione dell’essere vivi.

      E tantissimo altro ancora. Ma ho già delirato abbastanza. Adoro questo genere di film, così aperti, ambigui, densi e suscettibili di interpretazioni e letture differenti. Film che ti lasciano addosso segni con cui inevitabilmente devi fare i conti.

      E Vivarium mi ha lasciato addosso una sensazione di inquietudine e angoscia, rabbia e malinconia, ma soprattutto un’irrefrenabile voglia di abbracciare la mia ragazza perché ho bisogno di sentirmi a casa.

      :)

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