1.10.21

Recensione: "Titane"

 

Titane è un film sul corpo, sul corpo ferito, sul corpo violato, sul corpo modificato, sul corpo mostruoso, sul corpo mutilato, sul corpo mostrato.
Ma è anche un film sull'anima, l'anima ferita, l'anima violata, l'anima modificata, l'anima mostruosa, l'anima mutilata.
C'è una sola differenza rispetto al corpo, l'anima non viene mostrata perchè c'è una ragazza che fu una bambina mai amata e che dentro quel corpo, allora, sembra non possederne una.
Eppure in questo film dalla violenza quasi insostenibile, che porta ogni cosa alle sue più estreme conseguenze, che sembra raccontare di rapporti inumani tra persone inumane, ecco, eppure in questo film piano piano inizia a venir fuori qualcos'altro, inizia a venir fuori un rapporto bellissimo e impossibile tra due persone sole, pazze, malate, ma che possono ancora scoprire qualcosa di bello.
Ma Titane è soprattutto un film sul dolore, un dolore assoluto e senza pause.
Ma che forse, alla fine, troverà un suo senso, troverà un ultimo atto d'amore



"La nave è fulmine, torpedine, miccia
Scintillante bellezza, fosforo e fantasia
Molecole d'acciaio, pistone, rabbia
Guerra lampo e poesia"

C'è un pezzo bellissimo di De Gregori, si chiama "I muscoli del capitano". In tutti i cd che avevo era messa vicina a "Titanic", chissà se le due fossero volutamente legate.
Ieri mentre, quasi scioccato, vedevo Titane, ogni tanto mi veniva in mente questo passaggio del brano, (anche se già l'incipit basterebbe, "guarda i muscoli del capitano, pieni di nafta e di metano") passaggio dove in qualche modo ci son tante cose del film della Ducournau.
C'è il fulmine, la torpedine e la miccia del mezzo di trasporto, che richiama tanto una delle prime sequenze del film, c'è la scintillante bellezza che ricorda ancora le automobili dell'incipit, delle donne e di alcune sequenze del film, c'è la fantasia di un soggetto veramente assurdo, difficilmente concepibile, ci sono le molecole d'acciaio che richiamano tantissimo la placca di titanio della protagonista e, in generale, questo ibrido tra umano e macchina, e c'è la rabbia, la rabbia devastante che pervade il film e la protagonista e infine la poesia, quella poesia difficile da cogliere in un film che di poesia sembra non averne per nulla. Ed è per questo che, quando la percepisci, arriva più potente


Un padre sta guidando l'automobile. Dietro sua figlia non riesce a star ferma. Il padre alza il volume della radio per non sentirla. Lei scalcia forte. Ci sarà un incidente, terribile. Lei sopravvivrà ma con forti danni neurologici.
Sembra un incipit narrativo, quasi solo narrativo.
Eppure Titane è già tutto lì.
E' già tutto in questi due minuti, in questo gelo tra figlia e padre, in questo odio reciproco, in questa mancanza d'affetto talmente grande da esser quasi perfetta.
Non è un caso che la scena ne richiama un'altra identica di un altro horror capolavoro girato da una donna, Babadook.
Stessa scena.
Vediamo se la gente ora comincia a fare 1 + 1 e capire come quei bimbi non sono insopportabili, non sono mostri ma sono soltanto il frutto del non amore, del non affetto, che è devastante sempre, vero, ma mai come nei primi anni di vita.
Ed entrambi i film (mettiamoci dentro anche E ora parliamo di Kevin) raccontano di questa totale mancanza affettiva tra figli e genitori.
 Ripeto, sarà un caso se ha portato a scene identiche?

Passiamo a circa 20 anni dopo.
La giovane bimba è adesso una spogliarellista, bellissimo fisico, viso un pò così che la rende ancora più bella.
Nelle sue tempie quella placca di titanio. Nella sua mente quasi il nulla assoluto.
Alexia non ha mai ricevuto amore ed empatia, Alexia non può saper dare amore ed empatia.
E allora uccide, uccide tutte le volte che non riesce a capire quello che sta vivendo. Uccide senza pensare, come riflesso (in)condizionato.
Non è cattiveria, è il frutto di un'infanzia e di un incidente che, insieme, hanno creato un essere vivente che di umano non ha più nulla.
Spesso si parla di body horror ma pochi film possono essere considerati body horror come Titane.
Titane è un film sul corpo, sul corpo ferito, sul corpo violato, sul corpo modificato, sul corpo mostruoso, sul corpo mutilato, sul corpo mostrato.
Ma è anche un film sull'anima, l'anima ferita, l'anima violata, l'anima modificata, l'anima mostruosa, l'anima mutilata.
C'è una sola differenza rispetto al corpo, l'anima non viene mostrata.
Ma attraverso un percorso inumano di dolore anche lei, l'anima dico, piano piano, comincerà a venir fuori.
I primi 40 minuti del film sono quasi insostenibili a livello visivo, roba da distogliere lo sguardo più volte.
Prima c'è la scena dell'incidente, poi c'è il piano sequenza nel night club, davvero bello, prima suggestione refniana di un film che di Refn prende movimenti, luci e uso gratuito e devastante della violenza (anche l' "arma" che usa lei per uccidere richiama molto Solo Dio perdona).
Poi, dopo il primo terribile omicidio (quegli occhi bianchi di lui...), la prima scena che flirta col pacchiano e col trash del film, quella di sesso tra lei e la Cadillac.
Non sarà la prima in un film che ha dentro sfumature anche ironiche (il massacro nella casa dei giovani, per me rivedibile ma comunque benissimo girata) o grottesche.
E' che questo è un film talmente coraggioso che porta ogni sequenza al proprio limite, qualsiasi sia il mood di quella scena. La Doucournau non usa mai le mezze misure, lei ci fa sentire il dolore sulla pelle, la durezza di un lavandino, la puntura di un ago, la tiratura di un capezzolo. Non accenna mai qualcosa senza poi mostrarla, non suggerisce per poi non dire.
Titane mostra, Titane dice, sempre.
Ad un certo punto si arriva ad un tale parossismo di violenza che si grida basta allo schermo, che quasi si odia il film, che ci si sente quasi presi in giro da un tale festival del dolore che, veramente, si inizia a dubitare sulle intenzioni del film.
Ma poi Titane saprà mutare, saprà inserire la storia tra un non padre e una non figlia, tra due anime sole e disperate, tra due matti, tra due pazzi, tra due solitudini incapaci di non esser tali.
Il film non si fa mai retorico, anzi, il rapporto tra i due svela lati dell'opera ancora più morbosi e mostruosi, come lui (un immenso Vincent Lindon), un uomo che a costo di non esser solo riconosce come figlio quello che, lui lo sa, figlio suo non è (cristo, sta parte è identica a quel capolavoro de L'Impostore).


E ancora una volta, dopo quello di lei, abbiamo un altro corpo che ci disgusta, grosso, muscoloso, pieno di buchi ed ematomi.
Ma lei, Agathe Rousselle, lei è incredibile, un'attrice che ha il coraggio di affrontare una parte dove esteticamente, fisicamente e psicologicamente si viene maltrattati, vilipesi, distrutti.
Quel bellissimo corpo iniziale (e anche il suo viso) subiranno ferite, tagli, botte, modifiche tanto che Alexia diventerà un mostro, una creatura quasi non umana.
Ed è impossibile non richiamare la protagonista di quel grandissimo film che è Tous le dieux du ciel, film che (anche lui francese) somiglia a Titane per tanto altro, soprattutto per questo rapporto ambiguo, vampiresco, sporco ma indissolubile tra due persone, per questo fastidio che lo pervade, per questo schiaffo a chi vuol vedere solo cose e persone belle.
Due film mostruosi che raccontano mostri.
E la Ducournau infatti ci riempie di immagini mostruose e di persone brutte (penso anche alla madre del suicida) in un film che qualcuno chiamerebbe weird, che se lo chiama così sicuramente ha ragione, eppure a volte mi sembra che in quel termine serva a sminuire i film, a prender di loro solo il lato grottesco, strano e deforme, dimenticandosi del contenuto.
Ma, e finalmente ci sono arrivato, questo è un film che a me ha ricordato da morire Noè.
I balli di Climax, il sesso violento, quella sensazione inumana di alcune sue opere e, soprattutto, questo è il film che ho visto in vita mia a ricordare di più quel capolavoro che fu Seul contre tous.
Il rapporto tra i due di qua è similissimo al rapporto tra i due di là.
E' vero, nel primo si racconta una immorale, sporca eppure salvifica storia d'amore, mentre qui a livello di coppia non abbiamo niente (che bello quando Lindon la scansa mentre lei prova a far sesso, che bello). Ma siamo davanti alla stessa dinamica, a due persone devastate, due persone sole, due persone sporche, due persone malate che piano piano, insieme (anche qui abbiamo un padre e una figlia, anche se soltanto a livello narrativo), riescono a scoprire di possedere un cuore o, come dissi per il film di Noè, a riscoprirlo, se mai si ricordano di averne avuto uno.
Noè, Tous le dieux du ciel, Titane, francia francia francia per tre mondi che si toccano continuamente.
Eppure stamattina, dopo una notte di sogni inquieti, invece di ritrovarmi trasformato in scarafaggio mi sono svegliato con in testa quello che, forse, è l'ovvio, ovvero come questo film possa essere metafora se ce n'è una del dolore e, per essere ancora più corretti, del dolore del parto.
Alexia resterà incinta quasi subito, dopo il sesso con l'unico essere non vivente con il quale riesce ad avere un rapporto, un'automobile (con lei legata comunque indissolubilmente a loro attraverso quella placca di titanio).
E tutto il film, se vogliamo, è metafora del dolore del parto, di come spesso questo debba essere affrontato non solo attraverso sofferenze indicibili ma anche con una completa mancanza d'amore intorno a sè, da soli, di nascosto, coprendosi la pancia, trattenendo le urla per non svelarsi e per non impietosire.
E' un film dove tutto quello che una donna può subire viene fuori in maniera prepotente, senza censure, senza limiti, senza filtri (pensiamo anche alla scena del capezzolo e quelle, violentissime, vaginali).
Forse un grido d'accusa, forse un mostrare ad occhi che non vogliono vedere o perbenisti la realtà delle cose, il dolore, lo squallore, il disagio, le conseguenze, fisiche e psicologiche, di certe azioni che commettiamo.
Titane diventa così una specie di calvario, il calvario di una ragazza che già a 4 anni non aveva più alcuna speranza d'esser felice perchè ormai nessuno la felicità gliel'aveva insegnata o regalata.
Un film con tanto fuoco, con tanta violenza (penso all'omicidio con al sedia), con alcune sequenze al limite del ridicolo (ad esempio il ballo di lei nel finale sopra la camionetta, molto bello perchè richiama l'incipit del film ma davvero al limite a livello di sceneggiatura e serietà), con tanti corpi nudi, con una scena magistrale, quella della "mamma" di lei ("prenditi cura di lui, ti prego", brividi cazzo), con una sensazione di fastidio che più il tempo passa più viene sostituita da una di affetto ed empatia degli spettatori verso di lei e verso di lui.


C'è una scena importantissima.
Lei è un'assassina, efferata per giunta.
Ma un giorno si ritrova a fare un massaggio cardiaco ad una vecchietta.
Scena bellissima (macarena...) ma profondamente significativa perchè racconta di una ragazza abituata a dare la morte che si scopre anche capace di restituire la vita.
Che si scopre capace, magari, anche di darla la vita.
E allora, nel finale, un bimbo nascerà.
Ed è giusto che lei non ce la faccia perchè è maledettamente coerente col film, perchè tutto deve essere portato alle estreme conseguenze, perchè non c'è dolore se non c'è dolore massimo e non c'è rischio di morire se non c'è morte.
Ma il bambino nasce.
E non si sa come sia possibile ma quando quell'uomo cinge a sè quel corpicino, quel corpicino da "molecole d'acciaio", noi abbiamo una sensazione.
Che quel bimbo sia un atto d'amore.
Che in quella stanza si sia compiuto un miracolo.
Che quella madre abbia affrontato tutti i dolori dell'umanità per regalare quella nuova vita.
E che ci sia qualcuno pronto a proteggerla.
E' questo il miracolo di questo film a suo modo indimenticabile.
Che noi, malgrado tutto quello che abbiamo visto prima, in quella scena crediamo.
E' tutto sbagliato, è tutto fastidioso, è tutto apparentemente disumano.
Eppure, forse anche perdendo una lacrima, noi ci crediamo.

8

12 commenti:

  1. Bella recensione.
    Mi consola che hai nominato Tous le dieux du ciel …io ci ho pensato da quasi subito finché leggevo le tue parole.
    Poi hai messo pure Climax e Solo contro tutti …tutti film che mi son piaciuti molto , un po’ meno Seul..penso quindi potrebbe piacermi pure questo Titane.

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  2. Visto ieri sera. Molto duro e non concede davvero nulla allo spettatore. A livello di partecipazione ho sofferto per quel finale, con un lascito che per certi versi mi è sembrato ancora più tragico e sofferto se guardiamo o immaginiamo al suo futuro. Molto intensa la scena del salvataggio, ho apprezzato anche molto il pezzo con la festa tecno dei pompieri e l'esibizione sul tetto del mezzo. Disturbante e per questo penso, necessario come film. Sarei curioso di leggere il punto di vista di una donna su come è stata tratta tutta la materia.

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    1. Bellissimo commento che condivido in pieno (a parte la scena del ballo, a un cm dall'essere bellissima ma, secondo me, è andata troppo oltre quasi da diventar comica)

      beh, intanto la cosa più importante è che il punto di vista iniziale (regia) sia proprio di una donna ;)

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  3. Tanto ho amato i primi 40 minuti, tanto ho detestato tutto quello che è seguito. La Ducournau ha delle belle idee e l'occhio giusto, ma deve ancora imparare a gestirle bene.
    Noè prendeva la persona più abietta e faceva empatizzare con lei, qui invece si soprassiede al fatto che la tizia sia un'assassina, e con motivazioni troppo deboli, per me.
    Non so, sarà una questione di sensibilità, ma non ce l'ho fatta ad apprezzarlo - come avrei dovuto, forse, magari è un limite solo mio.

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    1. molto interessante questa tua critica

      legittima, intelligente, etica

      qui jack è tutta questione personale, se quel dolore di lei e quella mancanza sin da piccola d'amore e affetto ti entrano dentro tanto forte da farti "dimenticare" il resto (quegli omicidi che diventano a quel punto solo strumentali, da horror, non da leggere con umanità) oppure, come giustamente hai fatto te, riuscire a rimanere lucidi, freddi e dire che quello che lei fa è troppo più grave di quello che lei ha subito, o comunque è una cosa troppo importante per dimenticarla

      io, come detto, ho quasi "dimenticato"

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    2. Ma è proprio quello il punto. Se sul fan invadente potevo "capire" (che poi... la scena della macchina non può essere la metafora di uno stupro?) su dei tizi innocenti a caso no. Pertanto, tutto quello venuto dopo mi è sembrato artefatto e fuori tempo.

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    3. no, per me non è metafora di uno stupro, l'opposto

      lei, scusa il verbo, gode a far quella cosa, se doveva essere metafora di uno stupro è resa malissimo (anzi, direi all'opposto, la ricerca di un piacere contro la violenza subita per un piacere altrui)

      il tuo appunto resta validissimo comunque

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  4. visto stasera.

    in fondo, a suo modo, è un drammatico, estremo, film d'amore

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    1. quasi tutti i grandi film, in qualche modo, sono film sull'amore

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  5. Marco Macchini14 ottobre 2021 18:19

    Non sai quanto ci sono rimasto male, ma sto film davvero non è riuscito a darmi niente. Ero arrivato lanciatissimo: Raw è stata una delle più belle sorprese degli ultimi anni ed ero veramente fomentato, poi la prima mezz'ora non ha fatto altro che illudermi ancor di più. Quando il film cambia mi ha completamente perso. Non so a cosa sia dovuto, forse mi aspettavo altro, forse ho trovato veramente inutile la spruzzata cyberpunk (a tal proposito ho posizioni molto Morettiane, lo ammetto) ma non ho trovato né l'amore né tantomeno il senso di disturbo di cui molto si è parlato. Non so, forse la relazione tra i due l'avrei preferita diversa, magari giocata interamente sul grottesco, non per mandarla in vacca ma per avere un qualcosa di davvero particolare. Così come è stata gestita non mi è sembrata né carne né pesce. A differenza di molti non ho un'opinione estrema, non riesco proprio a considerarlo monnezza visto che ci sono un paio di scene che per un ignorante come me restano davvero esaltanti (gli omicidi in villa, le feste dei pompieri e l'incendio dove muore il ragazzo su tutte), però si, sono uscito dalla sala un po' deluso. Peccato. Però ho un motivo in più per riguardarmi Raw.
    Abbraccione Giusè!

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    1. Ciao Marco, che piacere vederti scrivere qua ;)

      Io credo non ci sia film recente che, più di Titante, mi ha fatto pensare che QUALSIASI, ma davvero qualsiasi giudizio venga dato (o io veda) ha assolutamente senso ;)

      Allora. Riguardo il cyberpunk la penso come te. Tanto che credo di essere l'unico pirla in Italia che ha recensito Titane senza praticamente mai parlare dell'aspetto uomo-macchina. E' quasi imbarazzante che qua sopra non ci sia quasi niente al riguardo. Ma un pò non mi sono fatto un'idea un pò credo che quella cosa non sia così importante, o almeno meno di altre

      Per me, l'ho scritto qua sopra e altrove, è un film d'amore, ma proprio perchè è un film dove si sente moltissimo la mancanza d'amore. Insomma, che la mancanza d'amore (per me) sua la base di tutto lo rende un film d'amore

      tra le scene che ami (forse non a caso) ci sono proprio le due più grottesche e ironiche ;)

      ci sta alla grande la tua delusione, ciao Marco!

      (ciao un cazzo, ora vengo su The Orphanage)

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