30.11.10

Recensione: "Il Profeta"



Si torna al cinema che sa raccontare, che si prende i suoi tempi, che non affida alla fretta, all'obbligo del colpo di scena facile, al sensazionalismo. Il Profeta è un piccolo romanzo e sarà apprezzato al massimo da chi ama la lettura, il racconto, l'attesa delle cose.
E' se vogliamo un romanzo di formazione sui generis perchè racconta la "maturazione", il cambiamento radicale che attraverserà il protagonista, un sontuoso Tahar Rahim, capace di manifestare in maniera impressionante tutti gli stati d'animo possibili, dalla paura al coraggio, dalla diffidenza alla determinazione, dalla sottomissione alla leadership, dalla tenerezza alla ferocia. Radicale cambiamento come quello del protagonista di Cella 211 anche se là il tutto avviene in sole 24 ore, qua nell'arco di 6 anni.

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Malik è un giovane ragazzo analfabeta di origine maghrebina che finisce in carcere per l'accoltellamento di un poliziotto, carcere praticamente diviso in 2 fazioni, quella dei nazionalisti còrsi da un lato (come non richiamare i baschi di Cella 211) e gli arabi dall'altro. Il capo degli isolani (altra straordinaria interpretazione quella del danese Niels Arestrup) mette subito alla prova il giovane Malik col più difficile dei compiti, uccidere un detenuto arabo. Malik non ha scelta, o lo fa o sarà ucciso lui stesso. In una scena magistrale e terribile allo stesso tempo (che mi ricorda un pò quella di Niente da nascondere di Haneke benchè quella sia decisamente più improvvisa, meno preparata), Malik riesce nell'intento. Questo è il turning point del film sia perchè il primo passo di quella che sarà la scalata di Malik nel mondo criminale, sia perchè il fantasma dell'assassinato non abbandonerà più il giovane ragazzo ma diventerà paradossalmente la sua guida (a mio parere unico punto di debolezza del film).
Malik è sì analfabeta ma ragazzo intelligentissimo. Con un pò di istruzione ed esperienza diventerà ben presto molto più di un semplice tirapiedi ma un vero e proprio stratega, una mente criminale. Malik è furbo, all'apparenza serve tutti ma in realtà serve solo se stesso. Metaforicamente è come quel rottweiler protagonista della storia che un suo amico gli racconta durante il film, sta col suo padrone, ma appena questo si assenta un attimo diventa una belva feroce capace di qualsiasi cosa. Grazie anche ad una sceneggiatura perfetta, Malik riesce ad accaparrarsi il favore di tutti, còrsi, arabi, italiani e nordafricani mettendo gli uni contro gli altri. Diverrà Il Profeta, punto di riferimento per tanti. Emblematico a questo proposito l'ottimo finale con le automobili che gli si mettono in coda appena uscito dal carcere. 

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Lascia poco al lirismo o alla retorica questo film. La storia è cruda e credibile, i personaggi azzeccati, l'intreccio perfetto. Magnifica la scena dell'aereo in volo, concettualmente la cosa più lontana possibile dal carcere, la libertà contro la costrizione, il volare opposto alla reclusione, "essere" nell'aria in contrapposizione all'unica ora d'aria carceraria.
Non sappiamo com'era il Malik di prima del carcere e non sappiamo quello che sarebbe stato senza quel primo omicidio. Audiard ci racconta come l'uomo che si macchia di un peccato originale (anche se costretto come in questo caso) non riuscirà mai più a liberarsene e nel bene o nel male ne risulterà completamente cambiato.

10 commenti:

  1. Grande film! Aspetto il tuo commento!

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  2. Grandissimo film ragazzi. Più tardi vengo a trovarvi per vedere se l'avete commentato. A dopo.

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  3. Davvero ottimo film.
    Stilisticamente bellissimo, anche se, forse, di pancia e di cuore sceglierei più Cella 211.
    Ad ogni modo, gran cosa!

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  4. rivisto per la seconda volta,che dire.....


    immenso,


    questo li mette in fila tutti....

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    Risposte
    1. tutti non lo so

      ma tantissimi, migliaia, di sicuro...

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    2. di tale livello direi forse solo nel nome del padre(Daniel Day Lewis straordinario,l'insolito rapporto padre e figlio all'interno della stessa cella,la forte accusa alla giustizia britannica....)ma a livello di carcerario "puro" non ha rivali.

      Poi come non essere d'accordo ,in generale, sulla tua ultima frase....

      Raramente mi vedrai scrivere certe cose, ma qua siamo vicini al capolavoro(di genere sicuramente)

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    3. Oh, sarò banale ma per me il più grande carcerario di sempre rimane Le Ali della Libertà...

      tempo fa avevo fatto una lista con i migliori prison movie recenti, non so se l'hai vista

      mi hai fatto venire voglia di rivederlo ;)

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    4. rivedilo ,rivedilo....

      le ali della libertà,starred up, cella 211,bronson,hunger ,animal factory
      sono tutti grandi, dal 7 in su (io so stretto coi voti)

      quello che fa la differenza per me ne il profeta è la regia di Audiard e il modo in cui racconta questa storia di "formazione criminale" attraverso ritmi lenti che generalmente non si sposano con questa tipologia di film.


      Poi ognuno ha il suo preferito ed è bello cosi.


      Non sapevo di questa tua rubrica

      passo sicuramente ad "iscrivermi al club" dato che il tema mi garba assai ;)

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    5. Sì sì, assolutamente, io poi ho visto tanto di Audiard ed è un regista che mi piace moltissimo...

      no, più che rubrica è una delle tantissime play list che ho fatto (le trovi in "le mie classifiche" sotto al titolo del blog)

      e c'è qualcuno di quelli che nomini...

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